NATALE 2019. IL VOLANTONE DI CL

Quest'anno l'immagine è L'Adorazione dei pastori di Caravaggio, conservata nel Museo regionale di Messina.

È accompagnata da un brano di Alessandro Manzoni e uno di don Giussani.

Appena introdotto l’innominato, Federigo gli andò incontro, con un volto premuroso e sereno, e con le

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Presepe: Admirabile signum

di Davide Vairani

Nella Lettera apostolica Admirabile signum, Papa Francesco si concentra sul significato e sul valore del presepe.

“Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia”, così l'incipit del testo firmato questa domenica a Greccio.

Praesepium, cioè mangiatoia, l'origine

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Péguye i “Partiti di Dio”

di Gianni Valente

Da quando per Grazia sono diventato un "convertito" al cristianesimo ho imparato ad amare particolarmente Charles Péguy.

Vorrei proporvi un articolo particolarmente attuale del pensiero del poeta e saggista francese scritto da Gianni Valente e pubblicato recentemente sull'Osservatore Romano.

Già dal titolo - "Péguy

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399 giorni senza padre #Gigi: senza perdere la speranza

di Davide Vairani

Una pista ci sarebbe e ben precisa. Se parlare di trattativa potrebbe essere fuorviante, perlomeno una pista ci sarebbe e ben precisa.

La Farnesina sta lavorando nel massimo riserbo al caso del sequestro di padre Pierluigi #Maccalli, il missionario 58enne originario

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Dalla parte della vita

di Davide Vairani

Una “Dichiarazione congiunta delle religioni monoteiste abramitiche sulle problematiche del fine vita” sottoscritta in Vaticano il cui testo ha l’obiettivo di “presentare la posizione delle religioni monoteistiche abramitiche rispetto ai valori e alle prassi rilevanti per i malati in fase terminale, a beneficio dei pazienti, dei familiari, degli operatori sanitari e dei responsabili politici aderenti a una di queste religioni”.

Le religioni monoteiste abramitiche si oppongono “ad ogni forma di eutanasia”, così come “al suicidio medicalmente assistito”, perché sono azioni “completamente in contraddizione con il valore della vita umana” e di conseguenza “sbagliate dal punto di vista sia morale sia religioso e dovrebbero essere vietate senza eccezioni”.

La società deve assicurarsi “che il desiderio del paziente di non essere un onere dal punto di vista finanziario, non lo induca a scegliere la morte piuttosto che voler ricevere la cura ed il supporto che potrebbero consentirgli di vivere il tempo che gli resta nel conforto e nella tranquillità”.

Le questioni attinenti alla durata ed il significato della vita umana non dovrebbero essere dominio del personale sanitario,
la cui responsabilità consiste nel fornire le cure migliori e la massima assistenza al malato.
Ci opponiamo ad ogni forma di eutanasia – che è un atto diretto deliberato e intenzionale di prendere la vita –
cosi come al suicidio medicalmente assistito che è un diretto, deliberato ed intenzionale supporto al suicidarsi,
in quanto sono atti completamente in contraddizione con il valore della vita umana e perciò di conseguenza sono azioni sbagliate dal punto di vista sia morale sia religioso e dovrebbero essere vietate senza eccezioni.

Le religioni monoteiste abramitiche si oppongono “ad ogni forma di eutanasia”, così come “al suicidio medicalmente assistito”, perché sono azioni “completamente in contraddizione con il valore della vita umana” e di conseguenza “sbagliate dal punto di vista sia morale sia religioso e dovrebbero essere vietate senza eccezioni”.

La società deve assicurarsi “che il desiderio del paziente di non essere un onere dal punto di vista finanziario, non lo induca a scegliere la morte piuttosto che voler ricevere la cura ed il supporto che potrebbero consentirgli di vivere il tempo che gli resta nel conforto e nella tranquillità”.

Sono alcuni dei passaggi della “Dichiarazione congiunta delle religioni monoteiste abramitiche sulle problematiche del fine vita” sottoscritta in Vaticano.

Il testo ha l’obiettivo di “presentare la posizione delle religioni monoteistiche abramitiche rispetto ai valori e alle prassi rilevanti per i malati in fase terminale, a beneficio dei pazienti, dei familiari, degli operatori sanitari e dei responsabili politici aderenti a una di queste religioni”.

Ma anche di “migliorare la capacità degli operatori sanitari” nel comprendere, aiutare e confortare “il credente e la sua famiglia nel momento del fine-vita”, nonché “promuovere comprensione reciproca e sinergie tra i differenti approcci tra le tradizioni religiose monoteistiche e l’etica laica in merito alle convinzioni, ai valori, alle prassi rilevanti per il paziente in fase terminale”.

La Dichiarazione sottolinea quindi che “la maggior parte delle decisioni sul paziente in fase terminale non sono di natura medico-scientifica”, ma piuttosto “sociali, etiche, religiose legali e culturali”.

E i principi e le prassi delle religioni monoteistiche abramitiche “non sono sempre in linea con gli attuali valori e prassi umanistiche laiche”.

Si definisce il paziente in fase terminale come “una persona affetta da male incurabile e irreversibile", in una fase in cui la morte giungerà probabilmente "nell’arco di pochi mesi, malgrado il miglior sforzo diagnostico e terapeutico”.

Un paragrafo è dedicato all’assistenza a chi sta per morire “quando non è più possibile alcun trattamento” che rappresenta “un modo di aver cura del dono divino della vita” ed “è segno della responsabilità umana e etica” nei confronti di chi è in fin di vita. E’ necessario un approccio olistico che “richiede compassione, empatia e professionalità da parte di ogni persona coinvolta nell’assistenza” al paziente, “particolarmente di quanti hanno la responsabilità del suo benessere psico-sociologico ed emotivo”.

Si chiarisce quindi che “gli interventi sanitari tramite trattamenti medici e tecnologici sono giustificati solo nei termini del possibile aiuto che essi possono apportare”. Per questo il loro impiego va valutato “per verificare se i trattamenti a sostegno o prolungamento della vita effettivamente raggiungono l’obiettivo e quando invece hanno raggiunto i loro limiti”. Quindi “quando la morte è imminente malgrado i mezzi usati”, è giustificato “prendere la decisione di rifiutare alcuni trattamenti medici che altro non farebbero se non prolungare una vita precaria, gravosa, sofferente”.

Ma anche quando il continuare a cercare di scongiurare la morte sembra ormai “irragionevolmente difficile e oneroso”, è necessario “comunque fare quanto possibile per offrire sollievo, alleviare efficacemente il dolore, dare compagnia e assistenza emotiva e spirituale al paziente e alla sua famiglia in preparazione alla morte”.

Medici e società, prosegue la Dichiarazione, dovrebbero rispettare “l’autentico e indipendente desiderio di un paziente morente che voglia prolungare e preservare la propria vita anche se per un breve periodo di tempo”, utilizzando terapie appropriate. E questo implica “la continuazione del supporto respiratorio, nutrizione e idratazione artificiali, chemioterapia o radioterapia, somministrazione di antibiotici, farmaci per la pressione”. La volontà del paziente può essere espressa in “tempo reale”, oppure tramite direttive anticipate o da un parente prossimo. Nei casi di pazienti praticanti o se i parenti più stretti sono osservanti, “il personale religioso andrebbe consultato”.

Insomma, si legge nel documento, “le questioni attinenti alla durata ed il significato della vita umana non dovrebbero essere dominio del personale sanitario”, che ha la responsabilità di “fornire le cure migliori e la massima assistenza al malato”.

Le religioni monoteiste abramitiche, si oppongono quindi “ad ogni forma di eutanasia, che è un atto diretto deliberato e intenzionale di prendere la vita, cosi come al suicidio medicalmente assistito che è un diretto, deliberato ed intenzionale supporto al suicidarsi” perché atti completamente in contraddizione “con il valore della vita umana” e perciò “azioni sbagliate dal punto di vista sia morale sia religioso e dovrebbero essere vietate senza eccezioni”.