MicroBio

Sono nato il sedici maggio 1971 a Soresina di Cremona, nel cuore della bassa dalla parte lombarda, a 20 km. dal Grande Fiume, ad un tiro di schioppo da Giovannino Guareschi e da quel piccolo mondo di don Camillo e Peppone del quale si respirava l’aria.

“Ecco il paese, ecco il piccolo mondo di un mondo piccolo piantato in qualche parte dell’Italia del Nord.

Là in quella fetta di terra grassa e piatta che sta tra il fiume e il monte, fra il Po e l’Appennino.

Nebbia densa e gelata l’opprime d’inverno, d’estate un sole spietato picchia martellate furibonde sui cervelli della gente e qui tutto si esaspera.

Qui le passioni politiche esplodono violente e la lotta è dura ma gli uomini rimangono sempre uomini e qui accadono cose che non possono accadere da nessun’altra parte”. 

Sono nato al caldo e mi hanno chiamato Davide, non so per quali ragioni.

Il cognome Vairani mi è stato dato da un uomo semplice e a suo modo dolce, Mario, insegnante elementare.

A mia madre, Anna, il grazie per avermi messo al mondo e per non avermi mai fatto mancare nulla.

Non scrivo per riempire un vuoto ma per vuotare un pieno che è dentro di me e preme. Una specie di confessione, prima ad uno spazio bianco, poi ad occhi che di squincio mi leggeranno.

Peccatore da sempre, cristiano cattolico, apostolico e romano per Grazia di un giorno di sette anni fa’. Accadde l’imprevisto, quello da sempre – invano – cercato, l’abbraccio misericordioso del Padre sul ciglio di via Brescia n. 48, davanti alla chiesa del Convento di S. Giuseppe dei Frati minori cappuccini di Cremona.

Se oggi sono qui, lo devo a Don Luigi Giussani e a quanto – per lui – ha provocato il fondo della mia esistenza come un tarlo, fino a trovarmi – troppi anni più tardi – a tentare di mendicare perchè Lui sia sempre una Presenza qui, ora, adesso!

Le mie due badanti – mia moglie Maria e mia figlia Camilla –  sono il dono più grande che il Signore mi abbia concesso.

Il resto è sabbia che si solleva al vento ogni volta che ci si cammina sopra.

Le notti invernali nella mia bassa hanno ancora il profumo delle mele sull’armadio.

[Ostinata Esperienza]: perchè?

Don Giussani spiegava ai ragazzi delle scuole medie superiori e agli studenti universitari il mistero dell’Incarnazione: una grande “X” in alto, quattro frecce che salgono, una che scende dalla X e si interseca con una freccia orizzontale.

La semiotica è intuitiva, Giussani la spiegava così in un testo poi pubblicato sotto il titolo All’origine della pretesa cristiana: Volume secondo del PerCorso:

“Il pretendere una rivelazione riassume la situazione dello spirito umano nel concepire e realizzare il rapporto col divino secondo un’alternativa che questo schema esprime.

La linea orizzontale rappresenta la traiettoria della storia umana sopra la quale incombe la presenza di una X: destino, fato, quid ultimo, mistero, ‘Dio’.

L’umanità, in qualunque momento della sua traiettoria storica, teoricamente o praticamente ha cercato di capire il rapporto che intercorreva tra la propria realtà contingente, il proprio punto effimero e il senso ultimo di esso; ha cercato di immaginare e vivere il nesso tra il proprio effimero e l’eterno.

Supponiamo ora che l’enigma della X, l’enigmatica presenza che incombe oltre l’orizzonte, senza della quale la ragione non potrebbe essere ragione, poiché essa è affermazione di significato ultimo, penetrasse nel tessuto della storia, entrasse nel flusso del tempo e dello spazio, e con forza espressiva inimmaginabile si incarnasse in un ‘Fatto’ tra noi.

Ma che significa ‘incarnarsi’, in questa ipotesi?

Significa supporre che quella X misteriosa sia diventata un fenomeno, un fatto normale rilevabile nella traiettoria storica e agente su di essa.

Questa supposizione corrisponderebbe alla esigenza della rivelazione.

La possibilità che il mistero che fa le cose arrivi a implicarsi nella traiettoria storica, coinvolgendosi direttamente e personalmente con l’uomo, sarebbe irrazionale escluderla: abbiamo già visto come per natura nostra non possiamo prescrivere confini al mistero.

Perciò, data la possibilità del fatto e la razionalità dell’ipotesi, che ci resta da fare di fronte a essa?

L’unica cosa da fare è domandarsi: è accaduto o no?“.