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Liberarsi dal “veleno del cristianismo”

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Liberarsi finalmente dal "veleno del cristianismo" di Maurras

di Emiliano Fumaneri

#LaCroce quotidiano, 15 giugno 2019

Anche in Italia sono tornate di moda, dopo la non breve parentesi dell’ateismo devoto, le tesi del “cristianismo”1, l’ideologia diffusa in quei circoli politico-intellettuali che pretendono di difendere i “valori cristiani” e la “civiltà cristiana” senza però credere nella divinità di Gesù Cristo.

Meglio difendere i valori cristiani che combatterli!

È la risposta stereotipata dei cattolici sedotti dal cristianismo. Non discuto la loro buona fede. Ma non posso non ricordare loro che una forma di negazione pratica di Dio può ben coesistere con le glorificazioni esteriori e l’esaltazione degli elementi decorativi del sacro.

Maritain parla di una forma di ateismo che riconosce l’esistenza di Dio ma che lo trasforma in un idolo. Si accetta la forma, si svuota la sostanza. Dio così diventa l’ornamento della nazione, l’espressione della cultura di un popolo da usare contro altri popoli2.

Il cristianismo non è che un regresso alla teologia politica degli imperi pagani come quello di Roma. Secondo questa visione gli dèi (a cui non di rado gli stessi romani non credevano) erano garanzia del successo politico di Roma.

S. Agostino criticò aspramente questa “teologia politica”3.

La stessa critica è stata ripresa ai nostri tempi da Joseph Ratzinger:

"In Roma – e generalmente in ogni polis terrena – la città consiste innanzi tutto in una comunità di uomini che è una per la comunione in un determinato amore. Da questo amore essa si crea il suo dio. Dapprima esiste la civitas e poi essa si dà la propria religione. Primario quindi qui è l’amore e solo esso si costruisce poi la sua fede; primaria è la situazione e questa poi si crea il proprio oggetto. Oppure ci si può esprimere così: vera e propria divinità originaria, la madre di Dio è la civitas, cioè un unione di uomini e questi uomini fondano poi religione e dèi"4.

Per Sant’Agostino e per Ratzinger gli dèi di Roma rispecchiano Roma stessa, celebrano la sua gloria, la sua potenza. Quello della teologia politica di Roma è un amore terreno che genera una civitas mundi e i suoi dèi. Non è affatto l’amore di Dio (che genera invece la civitas Dei). E guardare al cristianesimo con questo spirito mondano equivale a sfigurarlo.

L’ideologia cristianista trova in Francia, a cavallo tra Otto e Novecento, uno dei suoi principali interpreti: Charles Maurras (1868 – 1952), forse il più celebre esponente dell’Action française.

Per Maurras il mondo pagano rappresenta il vertice della civiltà umana. Il politeismo antico, nella sua concezione, ha il merito di conservare intatto il senso della gerarchia. Il monoteismo, al contrario, trasmette il veleno della decomposizione.

Come il suo maestro Auguste Comte, Maurras individua nel monoteismo un pericolo mortale per la civiltà: predicando un intimo legame tra il divino e l’io individuale il monoteismo favorisce la tendenza del singolo ad assolutizzarsi. In questo modo all’interesse comunitario si sostituisce un individualismo anarchico che esalta sì l’uomo, ma così facendo lo isola profondamente dal resto dell’umanità.

Maurras mostra invece di apprezzare il cattolicesimo nella sua veste istituzionale.

Gli aggrada la Chiesa come organismo sociale. Egli perciò dà risalto alla capacità dell’istituzione ecclesiale di disciplinare l’anarchia monoteista.

"Il merito e l’onore del cattolicesimo", afferma, consiste nell’aver saputo "organizzare l’idea di Dio" purgandola dal "veleno" monoteistico5.

Poco alla volta, nel linguaggio maurrassiano il termine cattolico diventa sinonimo di tutto ciò che evoca l’ordine, l’organizzazione, la gerarchia, mentre cristiano giunge a coincidere col disordine, con la disorganizzazione e l’anarchia.

Giusto all’opposto di Simone Weil, Maurras esalta all’eccesso l’aspetto romano della religione cattolica: il cattolicesimo senza Cristo; Chiesa sì, Cristo no.

Nella prefazione di uno dei suoi primi libri, Le Chemin du Paradis (1895), Maurras condensa l’essenziale del suo pensiero su Cristo.

Il libro si apre con una prefazione divenuta celebre in cui il futuro leader dell’Action française dichiara il proprio debito sul piano filosofico nei confronti del paganesimo, in particolar modo verso Lucrezio.

Il pensiero maurrassiano si articola a partire da un epicureismo della giusta misura in tutto, nel piacere come nell’amicizia o nel governo di sé. Questa saggezza epicurea ricusa ogni eccesso, sia esso romantico, nordico o barbaro. Ma soprattutto rigetta il cristianesimo per la sua componente più squisitamente semitica.

Sorvoliamo qui sul marcionismo implicito che avrebbe prodotto effetti nefasti in Europa negli anni a venire. Resta il fatto innegabile che in Marraus l’elogio del cattolicesimo come baluardo della gerarchia e della tradizione fa da contrappeso alla denuncia del carattere sovversivo delle Scritture.

Di questo dualismo si trova traccia nella parte finale della prefazione:

"Degli intelligenti destini hanno fatto sì che i popoli civilizzati del sud dell’Europa non abbiano punto conosciuto queste turbolente scritture orientali se non troncate, rimaneggiate, trasposte dalla Chiesa nella meraviglia del Messale e dell’intero Breviario: è stato uno degli onori filosofici della Chiesa, unito al fatto di aver accompagnato al Magnificat una musica che ne attenuasse il veleno"6.

L’errore capitale del cattolicesimo senza Cristo di Maurras – la confusione tra religione, cultura e civiltà – è stato diagnosticato dal suo grande avversario: Jacques Maritain.

Il pensiero maurrassiano esalta Roma e le sue virtù civico-politiche. Ma il romanesimo di Maurras è ambiguo, dice Maritain. La mano che tende in difesa della Chiesa produce una sottile, ma non meno pericolosa, corruzione.

Ma lasciamo la parola a Maritain:

“Questo romanesimo vuole onorare la Chiesa, la Chiesa non vuole essere onorata senza Gesù Cristo. Il mistero che la rende in un certo qual modo il prolungamento e l’universo dell’Incarnazione, tutto ciò che è propria della sua essenza si trova.

Nel momento in cui viene ammirata senza credere in Dio né alla Chiesa, essa si presenta soltanto come il custode tutelare della civiltà, della civiltà come viene concepita da questo romanesimo: debitrice non verso Cristo, ma verso Minerva. […] La sua realtà centrale viene ricercata a livello del mondo della cultura, mentre questa si trova nell’ordine del mondo soprannaturale; anche rendendo omaggio alla sua universalità ci si inganna una volta ancora a suo riguardo: si crede «essenzialmente latina» l’«autorità» da cui essa dipende, si ritiene questa universalità come il risultato di uno sviluppo storico superiore, mentre essa discende da Dio, indipendente di per sé da ogni condizione culturale particolare.

Questa Chiesa, che non si riesce a vedere, si vorrà difenderla, difenderla nella maniera che si giudica buona.

E quando essa mostrerà che le sue vie non sono quelle in cui la si immaginava impegnata, e che orgogliosamente sono state indicate come le sole vie della civiltà, si pretenderà di restare fedeli, meglio di lei e contro di lei – alla testa di alcuni dei suoi figli rivoltatisi, e opponendo al suo Capo visibile una frenesia allo stato puro – alla sua missione storica e al suo spirito essenziale.

Vediamo oggi esplodere contro la Chiesa stessa – o meglio, contro lo spettro che ci si è costruiti a partire da essa e che in apparenza si continua ad onorare – un furore a lungo trattenuto contro il Vangelo di Gesù Cristo"7.

Nel Breve racconto dell’Anticristo, dato alle stampe nel 1899, pochi anni dopo le righe maurrassiane sul «veleno» del Magnificat, Vladimir Soloviev incastona in una cornice apocalittica la natura corruttrice – addirittura anticristica! – del cattolicesimo decristianizzato.

Per sincerarsene non serve che leggere la professione di fede posta da Soloviev sulla bocca dello starets Giovanni in risposta alla protezione offerta dall’Imperatore, cioè l’Anticristo sotto mentite spoglie, che si prodiga in mille piaggerie promettendo ai cristiani di realizzare quanto hanno di più caro – al prezzo però di svuotare la loro fede della sua stessa essenza:

“Grande sovrano!

Quello che abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso.

Lui stesso e tutto ciò che viene da Lui, poiché noi sappiamo che in Lui dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità.

Da te, o sovrano, noi siamo pronti a ricevere ogni bene, ma soltanto se nella tua mano generosa noi possiamo riconoscere la santa mano di Cristo.

E alla tua domanda che puoi tu fare per noi, eccoti la nostra precisa risposta:

confessa, qui ora davanti a noi, Gesù Cristo Figlio di Dio che si è incarnato, che è resuscitato e che verrà di nuovo;

confessalo e noi ti accoglieremo con amore, come il vero precursore del suo secondo glorioso avvento"8.

Il seguito è noto: l’Imperatore, sollecitato dallo starets a confessare la divinità di Cristo, rimane silenzioso, «però il suo volto, rabbuiato e col pallore della morte, era divenuto convulso, mentre i suoi occhi sprizzano scintille».

Quando lo starets riconosce in lui il Filius Perditionis, niente più trattiene il furore contro il Vangelo di Gesù Cristo: l’Anticristo lo folgora rivelando così la propria natura.

Maneggiare con attenzione, dunque, il cattolicesimo senza Cristo.


1 Il conio del termine si deve a Rémi Brague (Cfr. Cristiani e “cristianisti”, «30Giorni», n. 10, 2004). Ma a onor del vero già Igino Giordani – nel libello La rivolta cattolica (1925) – aveva operato una distinzione tra «cattolici» e «atei cattolicisti» ironizzando sulla posa solo apparentemente filocattolica dei secondi.

2 Jacques Maritain, Umanesimo integrale, Borla, Torino 1962, pp. 295-296.

3Cfr. Massimo Borghesi, Critica della teologia politica, Marietti, Genova-Milano 2013, pp. 19- 20.

4 Joseph Ratzinger, Popolo e casa di Dio in Sant’Agostino, Jaca Book, Milano 1971, p. 278.

5 Charles Maurras, Trois idées politiques, H. Champion, Paris 1898, nota II, «Les dèistes», ora in Oeuvres capitales, t. II, Essais politiques, Flammarion, Paris 1954, p. 89; cit. in Jacques Prévotat, Les catholiques et l’Action française, Fayard, Paris 2001, p. 31.

6 https://maurras.net/2012/07/12/preface-du-venin/. L’ultimo passaggio, dopo «Breviario» fino a «veleno» sarà soppresso nella riedizione del libro nel 1921 per non irritare i cattolici che simpatizzavano per l’Action française.

7 Jacques Maritain, Clairvoyance de Rome (1929), in Jacques Maritain, Raïssa Maritain, Oeuvres completes (1924-1929), vol. III, Éditions Saint-Paul, Paris 1984, pp. 1091-1092.

8 Vladimir Soloviev, Breve racconto dell’Anticristo, Marietti, Genova 1996, p. 190

Il tempo estivo è anche un’occasione per leggere e approfondire la conoscenza.

Il Vangelo paragona il Regno di Dio ad un tesoro: qual è il tesoro prezioso?

Così risponde Soloviev:

"Con accento di tristezza, l’imperatore si rivolse a loro dicendo:

'Che cosa posso fare ancora per voi? Strani uomini! Che volete da me? Io non lo so.

Ditemelo dunque voi stessi, o cristiani abbandonati dalla maggioranza dei vostri fratelli e capi, condannati dal sentimento popolare; che cosa avete di più caro nel cristianesimo?'.

Allora simile a un cero candido si alzò in piedi lo starets Giovanni e rispose con dolcezza:

'Grande sovrano! Quello che noi abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso.

Lui Stesso e tutto ciò che viene da Lui, giacché noi sappiamo che in Lui dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità.

Da te, o sovrano, noi siamo pronti a ricevere ogni bene, ma soltanto se nella tua mano generosa noi possiamo riconoscere la santa mano di Cristo'.

Proponiamo la lettura de “Il racconto dell’anticristo” di Vladimir S. Soloviev che potete scaricare  in PDF cliccando qui.

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Posted in #Ecclesia #Identità

La questione del gender nell’ambito educativo

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"GENDER, UN DOCUMENTO DECISIVO"

#EDITORIALINO | di HASHTAG

La Congregazione per l’Educazione Cattolica ha diffuso ieri il documento “Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione”.

Al testo hanno collaborato esperti di pedagogia, filosofia, diritto e didattica, secondo quanto riferito dal prefetto firmatario della pubblicazione, il cardinale Giuseppe Versaldi.

Il testo parte dalle parole di Papa Francesco contro ogni “colonizzazione ideologica”, riaffermando la radice metafisica della differenza sessuale: «Uomo e donna sono le due modalità in cui si esprime e realizza la realtà ontologica della persona umana».

L’uomo e la donna, si legge nel documento, riconoscono «il significato della sessualità e della genitalità in quell’intrinseca intenzionalità relazionale e comunicativa che attraversa la loro corporeità e li rimanda l’un verso l’altra mutuamente».

Il testo stigmatizza le opzioni più radicali del gender-fluid e spiega che compito della famiglia è educare il bambino a riconoscere il valore e la bellezza della differenza sessuale, così
come la scuola deve aiutare gli alunni a sviluppare «un senso critico davanti a una invasione di proposte, davanti alla pornografia senza controllo e al sovraccarico di stimoli che possono mutilare la sessualità».

Il documento, molto snello e leggibile, segna un punto di definizione precisa del dibattito in corso, evidenziando quale deve essere la proposta di "un’educazione cristiana radicata nella fede".

#LaCroce quotidiano, Martedì 11 giugno 2019

L’obiettivo del documento “Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione” è di sostenere quanti sono impegnati nell’educazione delle nuove generazioni ad affrontare “con metodo” le questioni oggi più dibattute sulla sessualità umana, alla luce del più ampio orizzonte dell’educazione all’amore.

In particolare è diretto alle comunità educative delle scuole cattoliche e a quanti, animati da una visione cristiana, operano nelle altre scuole, a genitori, alunni, personale ma anche a vescovi, a sacerdoti e religiosi, a movimenti ecclesiali e associazioni di fedeli.

La Congregazione per l’Educazione Cattolica, che ha preparato il testo, parla di “un’emergenza educativa”, in particolare sui temi dell’affettività e della sessualità davanti alla sfida che emerge da “varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata gender", che nega la reciprocità e le differenze tra uomo e donna, “considerate come semplici effetti di un condizionamento storico-culturale”. L’identità verrebbe, quindi, consegnata ad “un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo”.

Si parla di “disorientamento antropologico” che caratterizza il clima culturale del nostro tempo, contribuendo anche a destrutturare la famiglia. Un’ideologia che, tra l’altro, “induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina”, si evidenzia citando Amoris laetitia.

Questo il contesto in cui si colloca il Documento che vuole promuovere, appunto, una “metodologia articolata nei tre atteggiamenti dell’ascoltare, del ragionare e del proporre”.

Un testo che si ispira al documento “Orientamenti educativi sull’amore umano. Lineamenti di educazione sessuale” del 1983 ed è anche arricchito da citazioni di Papa Francesco, Benedetto XVI, San Giovanni Paolo II, ma anche del Concilio Vaticano II, della Congregazione per la Dottrina della Fede e di altri documenti.

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Alimentazione e idratazione

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Alimentazione e idratazione artificiale: la Santa Sede

Il Prof. Adriano Pessina* commenta la Nota congiunta della Pontificia Accademia per la Vita e del Dicastero per i Laici in relazione al caso Lambert.

Il nodo centrale  - per quanto concerne l'affaire Lambert -  riguarda il tema dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale.

Non basta definire “chi” abbia il potere di decidere - i genitori, i medici, i famigliari, i giudici - se non ci lasciamo interrogare su quali debbano essere i motivi da prendere in considerazione da chiunque abbia il diritto di decidere.

La Nota riprende il pronunciamento del 1 agosto del 2007 della Congregazione per la Dottrina per la fede dal titolo “Risposte a quesiti della Conferenza episcopale statunitense circa l’alimentazione e l’idratazione artificiali”.

Quel pronunciamento avveniva a due anni dalla morte di Terry Schiavo, che aveva coinvolto l’opinione pubblica mondiale, e che ha molte analogie con la vicenda giuridica attuale.

Due sono i criteri messi in atto dal pronunciamento del 2007 e ripresi dall’attuale Nota.

Il primo è di natura clinica e si può riassumere in questi termini: laddove l’alimentazione e l’idratazione risultano efficaci, possono essere assimilati dal corpo del paziente e non gli provocano danni, non ci sono ragioni mediche per sospenderle.

Da questo punto di vista - si può aggiungere - non è rilevante definire l’alimentazione e l’idratazione, attuate anche per vie artificiali, dei 'trattamenti medici', delle  'terapie' o dei 'mezzi ordinari': il fulcro dell’argomentazione riguarda la proporzionalità e l’efficacia del mezzo rispetto al fine, che è, in questo caso, quello di garantire la vita della persona umana.

Risulta evidente che l’alimentazione e l’idratazione artificiali non modificano, infatti, la situazione generale della persona, che resta in stato vegetativo, o di minima coscienza.

Il secondo criterio, espresso dalla Congregazione riguarda un argomento che possiamo definire di stampo etico e intende rispondere a questa domanda:

laddove, con una presumibile certezza, i medici ritenessero irreversibile la perdita della coscienza della persona in stato vegetativo, è legittimo interrompere alimentazione e idratazione artificiali?

La risposta è negativa perché, si afferma, questa condizione non toglie la dignità fondamentale della persona umana, alla quale sono sempre dovute tutte quelle cure che risultano ordinarie e proporzionate alla sua condizione fisica.

Questa impostazione ha, dal punto di vista filosofico, un grande rilievo perché, al di là dell’autorevolezza della fonte, mette in campo argomenti che non richiedono alcuna pre-comprensione religiosa.

Il riferimento non è al concetto di 'sacralità' della vita, ma a quello di dignità della persona umana e quindi si pone nel contesto di una categoria particolarmente cara all’etica cosiddetta 'laica' del Novecento.

L’attuale Nota introduce due ulteriori elementi di riflessione: il rischio che prevalgano il criterio della cosiddetta qualità della vita - che è solitamente pensato in termini di soggettiva valutazione del valore dell’esistenza - e quello, politico - sociale, legato alla “cultura dello scarto”.

In una società della prestazione, dove il valore dell’umano è posto nell’efficienza, risulta difficile apprezzare, valorizzare e tutelare coloro che, per malattia, età, condizioni sociali rischiano di essere considerati un “peso”, un “fardello” ma, anche, un monito profetico nei confronti dei sani.

In questo momento storico, la drammatica vicenda umana di Vincent Lambert, ci richiama non soltanto a un supplemento di riflessione, ad una passione umana attenta, ma anche alla concreta traduzione del riferimento ai valori e ai principi etici in concrete politiche di sostegno, economico, culturale e sociale di coloro che, famigliari, amici, operatori sanitari e medici, si prodigano nel garantire un’assistenza che sia sempre all’altezza dell’intrinseco valore della persona umana, specialmente in tutte le condizioni in cui rischia di essere abbandonata alla sua fragilità.

Nella circolarità virtuosa tra il prendersi cura degli ammalati e di chi li cura, si gioca anche una nuova prospettiva culturale, capace di farsi carico delle più estreme e anche misteriose condizioni di radicale disabilità, come quelle delle persone in stato vegetativo o di minima coscienza.

I tempi lunghi della malattia hanno bisogno di essere riqualificati e riabilitati presso un’opinione pubblica spesso frettolosa nelle sue valutazioni e nelle sue conclusioni.

Le questioni giuridiche non debbono mai farci dimenticare che in ogni scelta che avalliamo o che biasimiamo ne va anche della comprensione della nostra personale umanità.

LA NOTA VATICANA

Dichiarazione congiunta del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e la Pontificia Accademia per la Vita sul caso del Sig. Vincent Lambert

Nel condividere pienamente quanto affermato dall’Arcivescovo di Reims, S.E. Mons. Éric de Moulins-Beaufort, e dal Vescovo Ausiliare, S.E. Mons. Bruno Feillet,

in relazione alla triste vicenda del Sig. Vincent Lambert,

desideriamo ribadire la grave violazione della dignità della persona, che l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione comportano.

Lo “stato vegetativo”, infatti, è stato patologico certamente gravoso,

che tuttavia non compromette in alcun modo la dignità delle persone che si trovano in questa condizione,

né i loro diritti fondamentali alla vita e alla cura, intesa come continuità dell’assistenza umana di base.

L’alimentazione e lidratazione costituiscono una forma di cura essenziale sempre proporzionata al mantenimento in vita:

alimentare un ammalato non costituisce mai una forma di irragionevole ostinazione terapeutica,

finché l’organismo della persona è in grado di assorbire nutrizione e idratazione,

a meno che non provochi sofferenze intollerabili o risulti dannosa per il paziente.

La sospensione di tali cure rappresenta, piuttosto, una forma di abbandono del malato,

fondata su un giudizio impietoso sulla sua qualità della vita,

espressione di una cultura dello scarto che seleziona le persone più fragili e indifese,

senza riconoscerne l’unicità e l’immenso valore.

La continuità dell’assistenza è un dovere ineludibile.

Auspichiamo, dunque, che possano essere trovate al più presto soluzioni efficaci per tutelare la vita del Sig. Lambert.

A tale fine, assicuriamo la preghiera del Santo Padre e di tutta la Chiesa.

Kevin Card. Farrell
Prefetto Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita

Vincenzo mons. Paglia
Presidente Pontificia Accademia per la Vita

* Ordinario di Filosofia morale, docente di Bioetica

Università Cattolica del Sacro Cuore

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L’affaire #Lambert e la macchina del fango

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Affaire Lambert: dopo le #Europee riparte in Francia la macchina del fango

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 01 Giugno 2019

Jérôme Triomphe e Jean Paillot, i due avvocati di sempre. Viviane, 73 anni, e Pierre, 90 anni, i genitori di Vincent Lambert, che da dieci anni si battono perché il loro figlio possa continuare a vivere.

Li abbiamo lasciati la notte di lunedì 20 maggio 2019 con una immagine di gioia e tripudio.

Circondati dai sostenitori della vita per Vincent agli Champs-Elysees, a Parigi, li abbiamo visti lottare per tutta la giornata nel tentativo di bloccare il protocollo di sospensione dei trattamenti avviato dall’Ospedale di Reims nella stessa mattinata di quella giornata.

Li abbiamo lasciati - poi - improvvisamente trionfanti, poco prima della mezzanotte: i due avvocati lanciati per aria dalla folla, come si fa con i campioni di calcio che hanno appena conquistato la Coppa del Mondo.

Jérôme Triomphe e Jean Paillot non nascondono la loro soddisfazione in mezzo a grida di gioia.

"On à gagnè, abbiamo vinto! La Corte d’Appello di Parigi ha appena accolto il nostro ricorso: questo significa che le misure provvisorie saranno applicate. La Francia deve rispettare la decisione del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità! La nutrizione e l'idratazione di Vincent saranno ripristinate senza indugio”, dichiara ai numerosi giornalisti Jérôme Triomphe.

“È una vittoria straordinaria (...). Questa è solo la prima delle vittorie. C’est la remontada!", ha aggiunto Jean Paillot.

La Corte d’Appello di Parigi "ordina allo Stato francese (...) di adottare tutte le misure per far rispettare le misure provvisorie richieste dal Comitato internazionale sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite il 3 maggio 2019 che chiedono il mantenimento di cibo e idratazione”.

Una decisione provvisoria di sei mesi, il tempo massimo previsto da protocollo internazionale per consentire al comitato di Strasburgo di acquisire tutta la documentazione e studiare il caso Lambert prima di decidere in quale modo procedere.

Questo l'incredibile momento nel quale Jérôme Triomphe, avvocato dei genitori #VincentLambert, apprende che Vincent è salvo: "On a gagnè!"

Vincent Lambert: la Corte d'appello di Parigi ordina la ripresa dei trattamenti per #Vincentlambert

Li abbiamo lasciati così, tirando tutti noi un sospiro di sollievo, come se fosse stata vinta la lunga battaglia per la vita di Vincent Lambert.

L’Ospedale di Reims ha eseguito la decisione del tribunale, ha sospeso la procedura di sedazione profonda e continuativa e - oggi - Vincent Lambert ritorna ad essere prigioniero di una struttura sanitaria, che da sei anni non gli fornisce alcuna fisioterapia e si rifiuta persino di lasciarlo uscire nel cortile accompagnato dai suoi genitori.

Sono passati soltanto dieci giorni da quel lunedì, eppure non sono permesse tregue: il tink tank mediatico sta sferrando un attacco concentrico, con una sequenza di fuoco inquietante e preoccupante.

Il bersaglio è la fede e la religiosità, sia dei genitori di Vincent che dei loro due avvocati, per mostrare ai francesi quanto il "cattolicesimo" sia sostanzialmente incompatibile con i valori di una società moderna, civile ed avanzata.

L'Observatoire de la Christianophobie di Parigi non esita ad utilizzare il termine “cristianofobia” in un articolo pubblicato online dal titolo:

“Les défenseurs de Vincent Lambert victimes de christianophobie”.

Lo sostiene Tribune Vivien Hoch, dottore in filosofia, che ha seguito da vicino l’affaire Vincent Lambert:

“Dietro al ‘caso’ Vincent Lambert si vuole colpire in maniera surrettizia – anche se sempre meno nascosta, per la verità - un altro obiettivo: squalificare e denigrare i princìpi cattolici in materia di tutela della vita, ricordati ancora una volta da Papa Francesco il 20 maggio: ‘Pregate per coloro che vivono in una grave condizione di disabilità. Proteggere ogni giorno la vita, dono di Dio, dall'inizio alla fine naturale. Non cedere alla cultura dello scarto’".

Ciò che colpisce è il metodo virulento e di bassa lega che viene utilizzato dalla gran parte dei media, con la complicità di politici, lobby, gruppi ed associazioni per la difesa del diritto a scegliere la propria morte.

Il teorema che cercano di dimostrare con fatti, dichiarazioni ed immagini è - al fondo - semplice:

  • chi si oppone alla decisione medico-giuridica di sospendere i trattamenti per Vincent Lambert è contro la ragione, la medicina e il sistema di leggi francesi;
  • chi si oppone è solo ed esclusivamente un gruppo di fanatici integralisti cattolici che utilizza la propria personale fede quale unica giustificazione per la difesa ad oltranza della vita anche quando vi è un palese accanimento terapeutico;
  • un gruppo di fondamentalisti contro l'aborto, contro il matrimonio gay e contro la "dolce morte"; 
  • un gruppo di tradizionalisti cattolici molto pericoloso per i suoi  stretti collegamenti con le frange politiche di estrema destra più eversiste;
  • un gruppo di fanatici con una rete di finanziamenti economici e di strette relazioni con le frange più oltranziste del cattolicesimo francese.

Il bersaglio principale sono i genitori di Lambert, appunto quella parte della famiglia che rifiuta l'eutanasia ed è costantemente presentata dai media come "cattolico tradizionalista", "ultra-cattolica" o anche "integralista cattolico".

"Siamo in un chiaro caso di cristianofobia - sottolinea Tribune Vivien Hoch - : la pratica religiosa di una persona è portata in evidenza pubblicamente allo scopo di puntare il dito e denigrarla".

In primo luogo, la madre di Vincent Lambert, Viviane.

Fin dall'inizio del caso, Viviane è stata presentata dai media come "vicino a circoli fondamentalisti cattolici", sotto "l'influenza dei gruppi religiosi fondamentalisti".

Si prenda - tra i tanti - "France 3": insinuazioni sempre sottili e pesanti.

In "Les cinq choses qu'il faut savoir sur Viviane et Pierre Lambert, opposés à l'arrêt des traitements de leur fils" del 25 maggio 2019, la giornalista Florence Morel così dipinge Viviane proprio il giorno nel quale l'Ospedale di Reims ha avviato le procedure di sospensione dei trattamenti per Vincent:

"Occhiali rossi e neri di tartaruga, così Viviane Lambert studia e prepara le sue apparizioni ai media.

Di fronte alla massa di giornalisti riuniti davanti all'entrata di servizio del CHU Sevastopol a Reims, abbassa la finestra della sua auto, sostenendo di non voler essere filmata.

'Sono mostri, sono nazisti', dice, piangendo, descrivendo medici e personale ospedaliero. Fa una piccola pausa a quel punto, per assicurarsi che i giornalisti l'abbiano potuta sentire bene.

La sera di lunedì 20 maggio torna con due monaci, assicurandosi per bene che le venissero poste molte domande dai media, domande alle quali ha risposto senza fornire molti dettagli: 'Sono amici della famiglia che conoscono Vincent e i suoi fratelli sin da piccoli'. I monaci all'ingresso dell'ospedale Sevastopol di Reims non hanno risposto a alcuna domanda".

L'incipit dell'articolo è solo la premessa per un lungo elenco di informazioni da buco della serratura malignamente infarcite di insinuazioni.

Chi sono quei due monaci?

"Lei e suo marito frequentano la Chiesa di Notre-Dame de France a Reims, sebbene Viviane Lambert sostenga che le sue convinzioni religiose non interferiscano nella lotta che sta conducendo per suo figlio - si prosegue nell'articolo -. La parrocchia appartiene alla Fraternità Sacerdotale di San Pio X, scomunicata dalla Chiesa nel 1975 (Papa Benedetto XVI eleverà le scomuniche che hanno pesato su quattro vescovi della confraternita nel 2009)".

Poi vengono riprese alcune dichiarazioni rilasciate nel febbraio 2018 da Marie-Geneviève Lambert, una selle sorellastre di Vincent:"Hanno un'ideologia molto forte - riferendosi a Viviane e Pierre -. Sono sostenuti da un gruppuscolo che cerca di influenzare in ogni modo la politica".

Suo figlio, Francois Lambert, nipote di Vincent e oggi avvocato della moglie, Rachel, tutore legale del marito che si batte perchè venga riconosciuto l'accanimento terapeutico nei confronti di Vincent, dichiarava nello stesso periodo: "È un cattolicesimo sviato dai genitori di Vincent, che non è più riconosciuto dal Vaticano".

Che cosa c'entrano queste considerazioni sulla vita personale dei genitori di Lambert ? Perché sono diffusi al pubblico conditi da un certo godimento da parte dei media?

È chiaro che - costantemente mescolato con altri termini come "fondamentalismo", "setta", "ideologico" - , la religione cattolica è maneggiata come una parolaccia, infame e diffamatoria.

Serve a screditare le persone stesse e - dunque - a deligittimare la tesi che sostengono, cioè che Vincent è gravemente disabile, ma non è in fine vita.

Se si avesse la pazienza di consultare online tutte le testate giornalistiche e i principali network televisivi francesi, ci si accorgerebbe che la maggior parte degli approfondimenti, dei (presunti) scoop e dei dibattiti attorno all'affaire Lambert riportano in calce "AFP", Agencie France Presse, la potente agenzia di stampa nazionale.

Il quotidiano online "Ouest-France" esce con due articoli "avec AFP" il 21 e il 22 maggio 2019:

Sparano la notizia: "I genitori di Vincent Lambert, contrari alla fine delle cure del figlio, sono sostenuti economicamente dalla Fondazione Lejeune con circa '100.000 euro annuali'".

Ecco svelato il mistero, ecco dove sono riusciti a trovare i soldi per pagare dieci anni di battaglie legali: una potente lobby integralista cattolica dai dubbi contorni.

Stiamo parlando - per essere chiari - della fondazione nata a Parigi un anno dopo la morte di Jérôme-Lejeune, nel 1995, creata per continuare il suo lavoro promuovendo sia la ricerca medica sulle malattie dell'intelligenza di origine genetica che l'accoglienza e la cura delle persone, specialmente di quelle colpite da Trisomia 21 o altre anomalie genetiche, fondazione che è stata riconosciuta dallo stato francese di pubblica utilità.

Lejeune, genetista, eccezionale uomo di scienza, credente dalla fede cristallina, medico marito e padre (di cinque figli), uomo di grandi virtù umane, intellettuale coinvolgente e persuasivo, proclamato Servo di Dio - la cui causa di beatificazione è in fase di conclusione - fu il primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita (sebbene per soli due mesi, dal febbraio 1994 al 3 aprile, quando morì), nominato da Giovanni Paolo II. Grande scienziato, che con le sue scoperte ha permesso di decifrare il mistero di una malattia della quale si ignorava l’origine genetica come la Trisomia 21.

"Dall'inizio della vicenda di Vincent Lambert - si legge nei due articoli -, la Fondazione Jérôme Lejeune ha pagato quasi tutte le spese legali dei genitori di Vincent".

Trattasi - secondo la giornalista - non di supposizioni, ma delle dichiarazioni pubbliche di Jean-Marie Le Mené, che della Fondazione ne è il Presidente.

Lo avrebbe dichiarato in una intervista il giorno nel quale l'Ospedale di Reims ha iniziato la sospensione dei trattamenti, ribellandosi contro "l'uccisione di Vincent Lambert".

Jean-Marie Le Mené - per essere chiari - è un magistrato, consigliere principale presso la Corte dei conti dal 2008 ed è Presidente della Fondazione Jérôme-Lejeune dal 1996. E non vi è traccia di una dichiarazione simile.

Si gioca sporco, al punto da virgolettare una dichiarazione inesistente: è sufficiente avere la pazienza di cliccare i link che il quotidiano francese appone online quali pistole fumanti, per scoprire che trattasi di lanci di agenzia non confermati dallo stesso Le Mené. Quale agenzia? "AFP".

Ma nel tritatutto mediatico non se ne accorge nessuno e intanto il sasso è stato lanciato. Attenzione ai dettagli. Anche ammesso che ci siano o ci siano stati dei sostegni economici da parte della fondazione, non sarebbe certamente un reato.

L'obiettivo è un altro e cioè quello di insinuare nei francesi il sospetto che un ente così potente anche sul piano economico potrebbe sostenere frange estremiste di matrice eversista e terroristica, in un miscuglio identitario di religione, politica ed azione civile.

Non solo. Attenzione, cittadini francesi: in gioco ci sono i diritti civili e i fondamentali per i quali la Francia ha fatto la Rivoluzione, nel nome dei veri princìpi di libertà, uguaglianza e fratellanza. Francesi, non fatevi ingannare ed impietosire da questo gruppo di fanatici fondamentalisti cattolici.

Quale la colpa?

La mission della Fondazione Lejeune: la difesa della vita e della dignità delle persone disabili, che devono essere rispettate dal concepimento fino alla morte naturale, dunque, "contraria all'aborto e all'eutanasia".

"Une personnalité et une fondation controversées", l'affondo finale dei due articoli che stiamo scorrendo, nel quale si infama vergognosamente lo scienziato e genetista Lejeune, prima ancora del Lejeune credente e religioso praticante.

"Diverse controversie sono state recentemente associate al nome del professor Lejeune - si legge - . Una di queste riguarda la scoperta dell'origine genetica della Trisomia 21.

Lejeune viene criticato per aver sminuito il ruolo svolto dalla dottoressa Marthe Gautier nella ricerca. Il 31 gennaio 2014 una conferenza di Martha Gautier sul tema - all'epoca 88enne - è stata impedita 'dalla presenza di ufficiali giudiziari incaricati dalla Fondazione Jérôme Lejeune', ha scritto Le Monde.

'Nel 1958, nel laboratorio del professor Turpin, il dottor Jerome Lejeune, assistito da Martha Gautier, scoprì la causa del mongolismo', viene - tuttavia - specificato sul sito della fondazione.

Nel 1997, Papa Giovanni Paolo II è venuto a pregare sulla tomba del Professor Lejeune a margine della Giornata mondiale della gioventù in Francia, perché i due uomini si conoscevano bene.

Una visita privata e sotto sorveglianza, perchè le posizioni anti-aborto di Lejeune suscitavano forti reazioni, come riportano alcuni programmi televisivi dell'epoca.

A Quéven, in Bretagna, una strada intitolata a Jerome-Lejeune ha scatenato dibattiti e polemiche nel 2016.

Nel 2017, in una tribune su 'Le Monde', 146 scienziati, tra accademici e professori del Collegio de France, hanno denunciato le posizioni adottate dalla fondazione contro la ricerca sugli embrioni e contro l'aborto.

Il testo era intitolato: 'Noi, medici e ricercatori, mettiamo in guardia contro la Fondazione Jérôme-Lejeune'. Volevano denunciare l'azione della Fondazione, in particolare i procedimenti legali avviati contro le autorizzazioni alla ricerca sugli embrioni e hanno chiesto alle autorità pubbliche di riconsiderare il riconoscimento dell'utilità pubblica ad essa attribuita".

Non ho la competenza per verificare l'attendibilità o meno di quanto viene riportato ed onestamente poco mi cala di farlo. Ciò che mi premeva era mostrare con quale precisione e meticolosità i media francesi colpiscono i loro obiettivi dichiarati, infischiandosene altamente della deontologia professionale.

E i due avvocati che da dieci anni difendono i genitori di Vincent? Ce n'è anche per loro.

"Le Parisien" ha dedicato loro un lungo articolo uscito il 21 maggio 2019: "Civitas et 'remontada': qui sont les avocats des parents de Vincent Lambert?"

Altro che giornalismo fazioso, qui si supera ogni immaginazione.

"Jérôme Triomphe e Jean Paillot - che hanno esultato lunedì sera a Parigi - combattono perchè Vincent Lambert sia mantenuto in vita", si legge.

Ma perchè lo fanno? Che cosa ci viene tenuto nascosto? Chi sono questi due avvocati?

"Entrambi sono noti per la loro vicinanza ai circoli cattolici tradizionalisti - si inizia -.Le immagini dei due avvocati che esultano lunedì come durante una notte della vittoria della Coppa del Mondo, l'annuncio della ripresa delle cure di Vincent Lambert, sono state sul web e sui canali di notizie. Va detto che la scena - una folla in delirio intorno ai difensori dei genitori dell'ex infermiere tetraplegico, Jerome Triumph e Jean Paillot, dopo una decisione del tribunale a loro favorevole, con le parole pronunciate da uno dei loro ('è una grande vittoria, è una remontada') ha qualcosa di sorprendentemente inquietante".

"Per comprendere queste immagini, dobbiamo ovviamente tracciare l'affaire Vincent Lambert, ma dobbiamo anche considerare il profilo di questi due uomini, vicini ai circoli cattolici tradizionalisti, che difendono dal maggio 2013 i genitori di Vincent Lambert e due dei suoi fratelli".

Chi sono? Degno di un dossier del KGB o dell'Ovra, eccovi svelato l'identikit di due pericolosi estremisti

Jérôme Triomphe viene definito il "politico" dei due.

"Ben noto in alcuni gruppi tradizionalisti, nel 2011, ha difeso con successo un brigadiere capo della brigata anti-crimine (Bac) di Amiens, accusato di aver gridato 'Sieg Heil' e di aver fatto violente osservazioni antisemite e razziste.

È stato ancora lui a difendere Anne-Sophie Leclère, ex candidata del Front National nel 2013, processata per aver paragonato Christiane Taubira, allora ministro della Giustizia, ad una scimmia.

Secondo 'France Info', l'avvocato avrebbe anche difeso la rivista di estrema destra 'Rivarol'.

Ma Jérôme Triomphe è noto soprattutto per avere contribuito nel difendere gli attivisti della 'Manif Pour Tous" nella loro lotta contro il matrimonio gay.

Difende anche 'Civitas', un'organizzazione fondamentalista che ha ricevuto minacce di bombardamento.

L'avvocato è anche molto vicino ad 'Alliance générale contre le racisme et pour le respect de l’identité française et chrétienne' (Agrif), un'organizzazione di estrema destra, di cui è ospite regolare nelle loro conferenze.

Nel 2013, uno dei suoi interventi era intitolato: 'Di fronte alla persecuzione del totalitarismo socialista e della repressione poliziesca la lotta di Agrif per le libertà'.

Jean Paillot è invece il "tecnico".

"Specializzato in diritto sanitario, Jean Paillot ha sempre evitato di mostrare pubblicamente le proprie opinioni.

Le sue interviste sono solitamente molto tecniche e basate sulla legge.

Ma indoviniamo le sue inclinazioni sfogliando tra i media che l'avvocato ha l'abitudine di frequentare.

Nel 2009, Jean Paillot era nello studio di una web-TV, ospite del programma 'Ze Mag', 'lo spazio tv nel quale gli ospiti possono parlare apertamente della propria esperienza con Dio'.

Paillot interviene su un tema molto amato dagli ambienti tradizionalisti cattolici: 'omosessualità e genitorialità'. Durante questa trasmissione, l'avvocato porta una prospettiva legale al dibattito insieme a Béatrice Bourges, che diventerà quattro anni dopo il fondatore di Printemps français, un gruppo di opposizione al matrimonio per tutti.

Più avanti, troveremo l'avvocato in una conferenza pubblica discutere con calma e saggezza contro la maternità surrogata (GPA).

Ma sembra che sia il dibattito sul fine vita e in particolare la legge Leonetti ad attirare particolarmente l'attenzione dell'avvocato negli ultimi anni.

In un articolo pubblicato con la sua firma da un magazine di notizie di matrice cattolica, Jean Paillot prende posizione sull'affaire Bonnemaison, dal nome del medico che è stato assolto per aver accorciato la vite di sette pazienti terminali. L'assoluzione di questo dottore equivaleva a un 'riconoscimento sociale della licenza di uccidere', ha scritto questo professore di diritto sanitario in un centro di insegnamento universitario collegato alla Fondazione Jerome-Lejeune, un organismo di ricerca sulla Trisomia 21, apertamente anti-aborto e anti-eutanasia".

Libertè, Egalitè, Fraternitè: viva la Francia, patria dei Lumi.

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Chiesa di Francia a testuggine: salvare #Vincent

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Chiesa di Francia a testuggine: salvare #Vincent

di Davide Vairani

La Chiesa di Francia non si tira indietro e scende in campo apertamente a difesa delle persone più fragili e vulnerabili della società: schierata come a testuggine per salvare la vita di Vincent Lambert.

"La nostra società francese non si impegni sulla via dell’eutanasia", ha denunciato nei giorni scorsi l’Arcivescovo di Reims, mons. Éric de Moulins-Beaufort (da poco eletto anche presidente della Conferenza episcopale francese) insieme al vescovo ausiliare mons. Bruno Feillet, a proposito dell’affaire Vincent Lambert.

Il compito della società è di non "lasciare che uno dei suoi membri muoia di fame e di sete, facendo di tutto allo stesso tempo per garantire cure adeguate fino alla fine", ha dichiarato in un comunicato stampa il 13 maggio scorso.

Come riporta "La Croix", pochi giorni dopo, è Mons. Javier Malle, Vescovo di Gap e Embrun, ad intervenire pubblicamente sul caso di Vincent Lambert in un articolo pubblicato giovedi, 16 maggio sul sito della sua diocesi,

Altri vescovi hanno anche espresso le loro convinzioni su questo paziente ricoverato in uno stato vegetativo presso l'Ospedale universitario di Reims e la cui cura dovrebbe essere interrotta il 20 maggio, con decisione medica.

"Il signor Vincent Lambert mette in discussione la coscienza di tutti noi", scrive Mons. Javier Malle.

"Non possiamo giungere a decisioni affrettate", avverte: rispondendo alla domanda in merito alla nutrizione e idratazione quali inesorabilità terapeuticche, sottolinea che Vincent Lambert "non è alla fine della vita".

Anche il vescovo di Gap e Embrun ha puntato il dito sul perchè Lambert non sia stato trasferito "in una strttura specializzata capace di accoglierlo, come nel caso di centinaia di altre persone disabili, delle quali il nostro Paese ne fa giustamente un vanto ".

"Dobbiamo concordare che sia la giustizia, attraverso dei giudici, a decidere chi ha il diritto di vivere e chi il dovere di morire? Chi è degno di vivere e chi no?", aggiunge il Vescovo Xavier Malle.

"È triste notare che Vincent Lambert venga strumentalizzato, in particolare da parte dei promotori dell'eutanasia".

Infine, invita a seguire la "linea di accompagnamento per le persone con disabilità, cure palliative per le persone alla fine della vita, quindi l'accettazione della morte che deve avvenire come un fatto naturale".

Su twitter - e con un tono più virulento -, Marc Aillet, Vescovo di Bayonne, mostra tutta la propria indignazione:

"Nessuno ha il diritto di causare la morte di altri, né il potere medico né il potere giudiziario.

La pena di morte è stata abolita. Sarà necessario chiedere a Emmanuel Macron la grazia presidenziale per Vincent Lambert?".

Il vescovo Raymond Centène, Vescovo di Vannes, ha invitato a pregare per Vincent Lambert.

In un messaggio, pubblicato il 16 maggio per le veglie per la vita, dice che "il nostro fratello Vincent è oggi il volto di tutti coloro che, come lui, in Francia e nel mondo, si trovano in una situazione chiamata vegetativa o pauci-relazionale".

Secondo lui, non deve essere "il primo di loro a essere bandito dal vivere".

Scende in campo anche il Gruppo di bioetica della Conferenza Episcopale francese con un documento intitolato "Une ambition: la protection des plus fragiles", pubblicato il 18 maggio sul sito web della CEF.

"Perché questa fretta di portarlo a morire?", scrive Mons. Pierre d’Ornellas, Arcivescovo di Rennes e responsabile del Gruppo di Bioetica della CEF, deplorando il fatto che il governo voglia ignorare l'opinione del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CIDPH) che raccomanda che la decisione di interrompere il trattamento venga temporaneamente sospesa.

Nel documento viene messa in discussione la base giuridica ed etica alla base di questa decisione.

"Perché lo Stato francese, che ripone come elemento d'onore la promozione dei diritti umani, vuole eludere il rispetto di questa Convenzione nel caso di Vincent Lambert? Perché questa fretta di portarlo a morire? - si legge  -. Possiamo pensare che la decisione presa dalla Francia riguardi esclusivamente Vincent Lambert, perché la sua situazione è unica e complessa.

Ma chi garantirà che tutte le persone che condividono una disabilità simile alla sua saranno effettivamente protette dallo Stato che, pur firmando ufficialmente la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, oggi intende non rispettarla?

La credibilità dello stato dipende dal rispetto della parola data.

Sembra quindi saggio e necessario attendere la risposta nel merito da parte del Comitato delle Nazioni Unite".

Sul piano etico, il Gruppo sostiene che "in effetti, alcuni interrogativi nel merito rimandono come sospesi e senza una risposta:

  • Perché il signor Vincent Lambert non è stato trasferito in un'unità di cura specializzata adattata alle sue condizioni?
  • Porta con sè una sofferenza continua che non può essere placata?
  • Non ha il diritto ad essere nutrito e idratato per via artificiale, dato che queste sono le cure di base delle quali ogni essere umano ha diritto?
  • In quali casi eccezionali la sua attuale idratazione e nutrizione corrispondono a un'ostinazione irragionevole?
  • Inoltre, come facciamo a sapere con sufficiente certezza la volontà di Vincent Lambert in un contesto familiare in cui vi è un profondo disaccordo?"

Interrogativi che necessitano una risposta per il bene di una convivenza umana, interrogativi che non riguardano solo un caso isolato e complesso come quello di Lambert, ma di migliaia di altre persone che vivono nelle medesime condizioni di estrema dipendenza e che oggi sono seriamente minacciate di essere considerate vite non più degne di essere vissuti.

Interrogativi le cui risposte non possono essere lasciate in mano ai giudici e ai medici:

"Insieme, possiamo essere più capaci di affrontare queste grandi domande più di quanto potremmo immaginare rispetto alla nostra personale fretta ed ansia di eluderle come per nasconderle".

"Une ambition : la protection des plus fragiles"

Vincent Lambert, nella sua immensa fragilità, ci richiama tutti a rispettare l'etica e lo stato di diritto.

Prendiamoci il tempo per pensare.

1. Iniziamo con lo stato di diritto.

Vincent Lambert ha il diritto ad una protezione adeguata, proprio come qualsiasi persona disabile. Ogni persona disabile, non importa quanto fragile, ha gli stessi diritti di qualunque altra persona.

La Francia lo sa bene, perché ha ratificato la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità. Il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CIDPH) è stato chiamato ad intervenire in merito alla situazione di Vincent Lambert e ha risposto che il ricorso presentato è ammissibile.

Il Comitato ha chiesto che i trattamenti vitali per Vincent Lambert siano mantenuti il tempo necessario per valutare la situazione e addivenire ad una decisione nel merito.

Il Governo francese ha espresso il suo parere al Comitato, affermando che la richiesta di mantenimento delle cure non è opzione fattbile, perché 'priverebbe il paziente del diritto a non non subire un accanimento terapeutico' (subir d’obstination déraisonnable).

A seguito di tale rifiuto, il CIDPH ha sollecitato di nuovo il governo francese affinche nutrizione ed idratazione per Vincent Lambert 'non vengano sospesi durante la fase di valutazione del suo dossier' (ne soient pas suspendues pendant le traitement de son dossier).

Perché non aspettare la risposta sostanziale del Comitato delle Nazioni Unite?

Il signor Vincent Lambert è un cittadino che, come tale, ha il diritto che vengano rispettate le regole democratiche regole, il cui minimo da garantire è la coerenza con le convenzioni e i trattati internazionali sottoscritti e ratificati.

Perché lo Stato francese, che ripone come elemento d'onore la promozione dei diritti umani, vuole eludere il rispetto di questa Convenzione nel caso di Vincent Lambert?

Perché questa fretta di portarlo a morire?

Possiamo pensare che la decisione presa dalla Francia riguardi esclusivamente Vincent Lambert, perché la sua situazione è unica e complessa.

Ma chi garantirà che tutte le persone che condividono una disabilità simile alla sua saranno effettivamente protette dallo Stato che, pur firmando ufficialmente la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, oggi intende non rispettarla?

La credibilità dello stato dipende dal rispetto della parola data.

Sembra quindi saggio e necessario attendere la risposta nel merito da parte del Comitato delle Nazioni Unite.

2. Veniamo all'etica.

La protezione delle persone più fragili sarà sempre il segno e la misura dell'umanità di una società. Questa protezione richiede il miglior supporto possibile e le cure più appropriata per ogni situazione di fragilità. Questa protezione richiede la solidarietà attiva di un'intera società e un'ambizione internazionale.

Per legge, la nostra società ha affidato ai medici la missione di prendersi cura della salute fisica e mentale di ogni persona fragile.

La legge francese fornisce loro un quadro generale ed un sistema atto a fare in modo che queste cure siano erogate nel miglior modo possibile, evitando ogni situazione di ostinazione irragionevole.

Per i medici che si prendono cura del signor Vincent Lambert, lo stato francese ha stabilito che non hanno infranto la legge.

Tuttavia, lo stato non si è pronunciato in merito alla dimensione etica di una tale decisione: interrompere l'idratazione e l'alimentazione artificiale e attuare una sedazione continua e profonda fino alla morte. Fortunatamente, né lo stato né i giudici hanno il potere di pronunciarsi su questo piano!

Rimane la questione etica propriamente detta.

Si può presumere che i medici, circondati dallo staff infermieristico e dalla famiglia,  abbiano pensato attentamente e che abbiano preso la loro decisione secondo la legge etica del rispetto della vita e della preoccupazione per la persona vulnerabile nel caso di Vincent Lambert, come previsto dall'articolo 16 del codice civile.

Tuttavia, dal momento che questa decisione ha un impatto che va ben oltre lo spazio limitato di un ufficio e una stanza d'ospedale, sarebbe cosa buona e giusta tutti noi potessimo capire le ragioni della decisione dei medici, in modo da poterli sostenere fino in fondo nella loro delicata ed indispensabile missione.

In effetti, alcuni interrogativi nel merito rimandono come sospesi e senza una risposta:

  • Perché il signor Vincent Lambert non è stato trasferito in un'unità di cura specializzata adattata alle sue condizioni?
  • Porta con sè una sofferenza continua che non può essere placata?
  • Non ha il diritto ad essere nutrito e idratato per via artificiale, dato che queste sono le cure di base delle quali ogni essere umano ha diritto?
  • In quali casi eccezionali la sua attuale idratazione e nutrizione corrispondono a un'ostinazione irragionevole?
  • Inoltre, come facciamo a sapere con sufficiente certezza la volontà di Vincent Lambert in un contesto familiare in cui vi è un profondo disaccordo?

Da un punto di vista etico, sarebbe bene se la coscienza dei cittadini non fosse disorientata né dalla decisione inspiegabile che suggerisce che il Signor Vincent Lambert sia stato condotto a morire, sia dal non rispetto della parola che lo Stato ha dato con la firma della Convenzione internazionale.

Il Difensore dei diritti ha stabilito che lo Stato potrebbe derogare alla richiesta del Comitato delle Nazioni Unite "giustificando circostanze eccezionali" e "che non è in grado di risolvere questo possibile conflitto di giurisdizione" tra la Corte europea di giustizia Diritti umani (CEDU) e il Comitato internazionale sui diritti delle persone con disabilità (CIDPH).

Pertanto, non è urgente trovare una giusta via etica?

In questo modo, si potrebbe risolverebbe il conflitto di leggi internazionali su una questione essenziale del nostro vivere comune, al fine di contribuire a rinsaldare le nostre comunità già troppo disgregate e frammentate.

In modo del tutto evidente, la decisione presa riguardo al signor Vincent Lambert ha una portata molto più ampia rispetto alla risoluzione di un semplice dilemma medico.

Rispettare i diritti delle persone più vulnerabili e più deboli - nostri fratelli e nell'umanità -, accompagnare e prendersi cura di ciascuno secondo la propria condizione di vita richiederà sempre più coraggio.

Le domande esistenziali e dolorose sollevate da tali situazioni sono davvero pesanti da portarsi addosso.

Questo coraggio è vissuto ogni giorno da molte famiglie verso i loro cari e dallo staff infermieristico nei confronti dei pazienti, nonché nell'accompagnamento come nel processo decisionale.

Insieme, sosteniamo questo coraggio vissuto nella discrezione e osiamo affrontare queste pesanti domande che ci provocano ad essere sempre più umani. Insieme, possiamo essere più capaci di affrontare queste grandi domande più di quanto potremmo immaginare rispetto alla nostra personale fretta ed ansia di eluderle come per nasconderle.

Pensando alla sofferenza vissuta da ciascuno di coloro che si trovano ad occuparsi del signor Vincent Lambert, preghiamo per tutti coloro che sono direttamente implicati nelle decisioni che lo riguardano e prima di tutto per lo stesso Vincent Lambert.

Mons. Pierre d'Ornellas,
Arcivescovo di Rennes,
Responsabile del Gruppo di Bioetica della Conferenza dei Vescovi di Francia

Vescovo Pierre-Antoine Bozo
vescovo di Limoges

Mons. Olivier de Germay
vescovo di Ajaccio

Hervé Gosselin
vescovo di Angoulême

Vescovo Vincent Jordy
vescovo di Saint-Claude

Rev.mo Matthieu Rougé
vescovo di Nanterre

Padre Brice de Malherbe
Collège des Bernardins a Parigi

Padre Bruno Saintôt
Centro Sèvres a Parigi

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Appello al Papa per #Vincent

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Appello al Papa per #Vincent

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 14 maggio 2019

Venerdì sono iniziate le operazioni finali: all'ospedale di Rèims le misure per accedere alla stanza di Vincent Lambert sono state rafforzate.

Il Dr. Sanchez, capo dell'unità per i pazienti colpiti da ictus, ha informato la sua famiglia "che l'interruzione dei trattamenti e la sedazione profonda decise dalla procedura medica collegiale del 9 aprile 2018 saranno avviate durante la settimana del 20 maggio".

Sulla porta vetrata dell'ingresso al reparto un autoadesivo: “Sécurité renforcée, risque attentat”. Vicino un cartello: "misure di sicurezza attuate per un periodo indefinito".

"Per ragioni di sicurezza e segretezza medica - afferma un portavoce dell'ospedale - non comunicheremo la data esatta" della cessazione dei trattamenti, si legge su France.Info.

Quattro volte - in undici anni - i medici di Rèims hanno avviato e poi congelato il protocollo di fine vita, come un singhiozzo tra un ricorso giudiziario e l'altro, sentenze e decisioni dei tribunali francesi di ogni ordine e grado, due decisioni del Consiglio di Stato francese, altrettante della Corte di Strasburgo.

"Tutti i ricorsi legali sono giunti alla medesima conclusione e tutti gli organi giurisdizionali, sia nazionali che europei, hanno confermato il fatto che l'équipe medica responsabile sia nel pieno diritto di sospendere i trattamenti" di Vincent Lambert: ipse dixit il ministro della salute francese domenica scorsa.

Non passa nemmeno una settimana e l'ospedale di Rèims accende la luce verde per l'esecuzione di Vincent Lambert.

Del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità (CRPD), della sua Convenzione internazionale e del suo Protocollo opzionale approvati e ratificati e delle sue misure precauzionali emesse per bloccare l'uccisione di Lambert e fare luce sulle presunte violazioni dei suoi diritti, un elegante "me ne frego": "Non siamo legalmente vincolati da questo comitato, ma ovviamente prendiamo in considerazione ciò che l'ONU dice e noi risponderemo", parola di ministro.

"Tutto è pronto per la fine", scrive Eric Favereau su "Liberation".

Attendono soltanto il giorno e l'ora, "i profeti del transumanesimo" che "annunciano la fine della morte", come li ha definiti l'Arcivescovo di Reims, Eric de Moulins-Beaufort, Presidente della Conferenza episcopale francese dal prossimo 1° luglio, in un comunicato pubblicato nelle prime ore della mattinata di lunedì 13 maggio.

Vincent Lambert per loro doveva essere già morto sei anni fa, senza tutta questa disumana ed ignobile farsa giudiziaria.

"Sarà in grado di morire senza molto rumore, senza spettacolo e nell'intimità? Questa è l'intera questione prossimo futura", scrive sempre Eric Favereau. Mentre "i suoi genitori continuano la loro lotta, mossi da una fede incrollabile", prosegue.

Questi cattolici tradizionalisti, strane e curiose persone, che si ostinano a volere riconoscere l'evidenza delle foglie verdi d'estate, che osano ripetere all'infinito quanto scritto dagli esperti nominati dal tribunale di Châlons-en-Champagne: "non c'è un'emergenza medica da giustificare la sospensione della nutrizione ed idratazione per Vincent"; nonostante le sue condizioni cliniche siano "irreversibili", non si "riscontra ostinazione irragionevole"; "se questa situazione crea problemi all'ospedale di Rèims, si valuta senza alcuna complicazione l'eventuale trasferimento del Sig. Vincent Lambert in una delle tante strutture specializzate del Paese".

Strane e curiose persone questi cattolici medievali che chiedono giustizia e invocano il rispetto dei trattati internazionali: "Stiamo preparando una serie di ulteriori ricorsi, perché questa decisione è in deliberata violazione degli impegni internazionali della Francia, è una negazione del diritto internazionale. Ricorreremo nuovamente al difensore dei diritti delle persone disabili incaricato dalla stessa Francia, Jacques Toubon, e al Presidente della Repubblica", dichiara a "Le Figaro" Jérôme Triomphe, uno degli avvocati dei genitori di Lambert.

Tutto è ormai deciso: è giunta l'ora di morire per Vincent Lambert.

Unica voce in direzione ostinata e contraria è quella della Chiesa di Francia. Eric de Moulins-Beaufort, Arcivescovo di Reims e prossimo Presidente della Conferenza Episcopale francese, esce con un comunicato, insieme a Bruno Feillet, vescovo ausiliare di Reims.

"La morte di Lambert è stata dunque definitivamente ed ultimativamente avviata, indipendente dai ricorsi intentati dai suoi genitori" - si legge sul sito della Diocesi di Rèims -.

Molti sono preoccupati per la conclusione che così viene data a quello che è stato 'l’affaire Lambert'.

Come arcivescovo di Rèims e come vescovo ausiliare di Reims, preghiamo anzitutto per il signor Vincent Lambert, per sua moglie, per sua figlia, i suoi genitori, i suoi fratelli e sorelle e per tutti i suoi amici. Preghiamo anche per i medici e gli infermieri dell'ospedale universitario di Reims che, per anni, si sono presi cura di lui. Preghiamo anche per coloro che hanno avuto e ancora hanno l'ònere di decidere del suo destino. Ringraziamo i membri della cappellania che lo hanno visitato il più regolarmente possibile.

La situazione medica e umana di Vincent Lambert è singolarmente complessa. Definire la presa in carico più appropriata nel suo caso non è facile.

Qualsiasi giudizio in merito è delicato.

Ciò che è accaduto attorno al Sig. Lambert è unico e non dovrebbe essere utilizzato come caso esemplare per altre situazioni come la sua.

Di fronte a tali situazioni, nessuna decisione umana può essere certa di essere perfetta o tanto meno di essere la migliore".

Non ci gira attorno e così prosegue: "Una società deve saper confidare nella professione medica e rispettare una decisione collegiale di medici che mettono in gioco la propria responsabilità professionale ed umana; i medici, da parte loro, devono accettare di prendere in considerazione le opinioni dei parenti e alimentare le loro decisioni con una riflessione etica sulla responsabilità degli esseri umani l'uno verso l'altro.

Gli specialisti sembrano essere d'accordo, tuttavia, che Vincent Lambert, pur nella sua condizione di totale dipendenza a seguito del suo incidente, non sia alla fine della vita.

Pur rispettando profondamente l'impegno dell'équipe dell'ospedale universitario di Reims, lascia sorpresi che il signor Lambert non sia stato trasferito in un'unità specializzata nel supporto di pazienti in stato vegetativo o pauci-relazionale".

"Appartiene alla condizione dell'uomo e alla sua grandezza il dover morire un giorno. È bene ricordarlo in un momento in cui alcune persone rivendicano il diritto di morire quando e come vogliono, mentre i profeti del transumanesimo annunciano la fine della morte. Ma fa parte dell'onore di una società umana non lasciare che uno dei suoi membri muoia di fame o di sete e fare tutto il possibile per assicurargli le cure appropriate. Permettersi di rinunciare perché una tale presa in carico ha un costo e perché sarebbe inutile lasciar vivere la persona umana interessata rovinerebbe lo sforzo della nostra civiltà serait ruiner l’effort de notre civilisation, contribuirebbbe a rovinare lo sforzo della nostra civiltà".

La grandezza dell'umanità consiste nel considerare come inalienabile e inviolabile la dignità dei suoi membri, specialmente i più fragili. Le nostre comunità si sono bene organizzate in modo che le persone in situazioni 'vegetative' o pauci-relazionali siano accompagnate fino alla fine in strutture ospedaliere con personale competente.

Le loro famiglie e i loro amici hanno anche la vocation, il compito di accompagnare le persone in una situazione del genere. La fiducia reciproca tra queste diverse persone è il fondamento necessario per un buon accompagnamento.

Molti sperimentano che questo accompagnamento, pur essendo difficile, contribuisce a renderli più umani. Il dovere della società è di aiutarli.

Preghiamo ancora e ti invitiamo a pregare affinché la nostra società francese non si incammini sulla via dell'eutanasia. Rendiamo grazie a Dio per coloro che sono testimoni quotidiani della grandezza di ogni essere umano che conduce alla fine della sua vita".

L'Arcivescovo di Rèims fa appello all'honeur di una civiltà, alla ragionevolezza del diritto per Vincent Lambert di non essere ucciso di fame e sete.

Ne mostra le evidenze di un diritto ostinatamente e misteriosamente negato: perchè non gli vengono fornite tutte le cure necessarie ed appropriate in relazione alla sua situazione? Perchè non lo si vuole trasferire in una delle tante unità specializzate nella presa in carico di pazienti EVC-EPR, che gli propongano un progetto di vita di qualità, con inclusione dei suoi prossimi?

La Chiesa di Francia, la stessa che nel marzo 2018 - in pieno dibattito pubblico sul fine vita in vista della riforma della legislazione francese sul tema - uscì con un documento firmato e sottoscritto da tutti i 118 Vescovi dal titolo: "Fin de vie: oui à l’urgence de la fraternité!". Un appello all'uso della ragione senza ideologie ed ipocrisie, a difesa dell'umano.

"Molti chiedono un cambio di legge attraverso la legalizzazione dell'assistenza medica al suicidio e all'eutanasia. Di fronte a questa affermazione, affermiamo la nostra opposizione etica per sei ragioni".

Ne voglio riprendere una sola: "I fautori del suicidio assistito e dell'eutanasia invocano 'la scelta sovrana del paziente, il suo desiderio di controllare il suo destino'. Affermano che 'l'esercizio di questo diritto non toglie nulla a nessuno'. È il tipo stesso di libertà personale che non trabocca della libertà degli altri. Ma che cos'è una libertà che, in nome di un'illusoria autonomia sovrana, bloccherebbe la persona vulnerabile nella solitudine della sua decisione? L'esperienza mostra che la libertà è sempre una libertà in relazione, attraverso la quale si forma il dialogo, in modo che il caregiver ne tragga beneficio.

Le nostre scelte personali - che ci piaccia o no - hanno una dimensione collettiva. Le ferite del singolo corpo sono ferite del corpo sociale. Se alcune persone fanno la scelta disperata del suicidio, la società ha il dovere, anzitutto, di impedire questo gesto traumatico. Questa scelta non deve entrare nella vita sociale attraverso la cooperazione legale al gesto suicida".

Vincent Lambert non ha deciso di morire, non ha lasciato nulla di scritto, non ha nominato una persona di fiducia, insomma, non ha prodotto alcuna dichiarazione anticipata.

Come non tenere conto del fatto che Lambert - come sottolineato da 70 medici su "Le Figaro"- "è sopravvissuto nel 2013 a trentuno giorni senza alimentazione e con un’idratazione ridotta al minimo, mentre per la nostra unanime esperienza questo fatto è incomprensibile con una volontà di morte?".

"Quando non vogliono più vivere, questi pazienti muoiono in pochi giorni, a volte in poche ore. Questa sopravvivenza per trentuno giorni testimonia al contrario un’incontestabile pulsione di vita che avrebbe dovuto fondare da cinque anni a questa parte una nuova presa in carico imperniata su un progetto di vita e che non si riduca a cure da balia".

La voce della Chiesa: unica voce a difesa della ragione e - dunque - dell'umano.

"Santità,
perdoni l’impudenza con la quale vengo a disturbarla.

Non sono nessuno: sono solamente un peccatore da sempre, che ha avuto la Grazia di incontrare Cristo sette anni fa.

Ma non le scrivo per me. Le scrivo per implorare dal profondo del cuore una sua parola, un suo gesto per la vita di Vincent Lambert.

Lei conosce bene la lunga e triste storia di questo 43enne, ex infermiere francese, tetraplegico dal 2008 a causa di un incidente stradale, per il quale è stata annunciata in questi giorni l’attuazione della sospensione dei trattamenti.

Vincent è ricoverato presso l’Ospedale universitario di Reims: non è un vegetale, non è attaccato ad alcuna macchina per respirare, si addormenta la sera e si sveglia al mattino da solo.

Non parla, non comunica, non scrive, ma reagisce agli stimoli delle persone che gli vogliono bene.

Venerdì, il Dr. Sanchez ha dato il via alle operazioni preliminari. C’è anche una data fissata e decisa: la settimana prossima, quella che inizia con il 20 di maggio 2019.

La quarta procedura medica collegiale decisa dall’ospedale di Reims in questi dieci lunghi anni di battaglie legali tra componenti della famiglia di Lambert, divisi tra chi ne chiede la 'dolce morte' e chi – come i suoi genitori, Viviane e Pierre - , che chiedono di fare di tutto prima di decretarne l’ostinazione irragionevole, l’accanimento terapeutico.

Lo uccideranno, lasciandolo morire di fame e sete, perché questo significa sospendere i trattamenti per Vincent Lambert.

Santità,

la supplico con tutto il cuore, faccia di nuovo sentire la Sua voce, lei, che ammonì il mondo facendo di tutto per salvare la vita del piccolo Alfie Evans e disse:

'Attiro l'attenzione di nuovo su Vincent Lambert e al piccolo Alfie Evans: vorrei ribadire e confermare che l'unico padrone della vita dall'inizio alla fine naturale è Dio. Il nostro dovere è fare di tutto per custodire la vita'.

La legge dell’uomo ha deciso che per Vincent Lambert non ci sia più nulla da fare. I tribunali di ogni ordine e grado francesi e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).

Venerdì scorso – tuttavia – si è aperto uno spiraglio di vita: il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità (CRPD) ha chiesto al governo francese di adottare tutte le misure necessarie per evitare l’attuazione della recente decisione del Consiglio di Stato che chiede che Lambert sia privato di cibo e fluidi e profondamente sedato fino alla morte.

Una misura precauzionale per evitare danni irreparabili alle vittime della presunta violazione, conformemente ai termini del trattato con cui la Francia ha accettato di sottoporsi alla giurisdizione del Comitato (Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, articolo 4).

Con la ratifica di questo trattato, il governo francese si è impegnato, conformemente alle norme del diritto internazionale, a rispettare in buona fede questa procedura e il suo esito.

Nonostante questo, il ministro della salute francese, Agnès Buzyn, dal canale di notizie BFM-TV ha dichiarato che il governo francese non si piega.

'Non siamo legalmente vincolati da questo comitato, ma ovviamente prendiamo in considerazione ciò che l'ONU dice e noi risponderemo', ha dichiarato.

La lunga e lenta marcia verso l’eutanasia di questo cittadino francese gravemente disabile ha il potere di piegare scienza, medicina, legislazione, convenzioni e trattati internazionali, sottoscritti e ratificati.

Santità,

i genitori di Lambert chiedono soltanto che il loro figlio venga curato per ciò che lui è, cosa che da sei anni non avviene presso l’ospedale di Reims.

Non è l’amore per il proprio figlio che li sta rendendo ciechi di fronte al limite umano: lo sanno benissimo che Vincent è gravemente disabile, che non recupererà mai la vita che aveva prima.

Ma vedono con i loro occhi ogni giorno che Vincent Lambert non è un vegetale, ma una persona in condizione di semi-coscienza che ha bisogno di cure appropriate e che non è alla fine della sua vita terrena.

I pazienti con coscienza compromessa hanno sequenze motorie e intellettuali secondarie al danno cerebrale acquisito durante un incidente o un ictus. Le loro condizioni possono rimanere stabili, senza pesanti interventi medici, per molti anni.

Sono quindi disabili, nel senso medico e legale. Non stanno né morendo né si trovano alla fine della loro vita durante tutti questi anni.

La menzogna è negare l’evidenza.

Santità,

la supplico dal profondo del cuore: alzi la sua voce, come sempre ha fatto ogni volta che la vita viene minacciata, oltraggiata. Soprattutto la vita di chi non ha voce, di Vincent e di tutte le persone gravemente disabili come lui, che rischiano una eutanasia legalizzata, perché non ritenuti più degni di vivere.

Mi perdoni per la sfrontatezza con la quale mi rivolgo a lei.

Sono niente, non rappresento nessuno: l'affezione che ho per il successore di Pietro, l'amore per la Chiesa di Cristo della quale indegnamente faccio parte per Grazia mi spingono a rivolgermi a lei come un figlio si rivolge al papà.

Che il Signore la benedica sempre, Santità, e che ci doni guide affezionate alla nostra Madre Chiesa come lo è lei, certi che essa, la Chiesa, è il metodo che Cristo stesso ha voluto per IncontrarLo: compagnia di Dio all'uomo.

Con stima e deferenza"

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Posted in #Ecclesia #VincentLambert

Alla Via Crucis: vegliare per Vincent #Lambert

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"Nei momenti di tristezza, nella sofferenza della malattia, nell’angoscia della persecuzione e nel dolore del lutto, ognuno cerca una parola di consolazione.
Sentiamo forte il bisogno che qualcuno ci stia vicino e provi compassione per noi.
Sperimentiamo che cosa significhi essere disorientati, confusi, colpiti nel profondo come mai avevamo pensato.
Ci guardiamo intorno incerti, per vedere se troviamo qualcuno che possa realmente capire il nostro dolore.
La mente si riempie di domande, ma le risposte non arrivano.
La ragione da sola non è capace di fare luce nell’intimo, di cogliere il dolore che proviamo e fornire la risposta che attendiamo.
In questi momenti, abbiamo più bisogno delle ragioni del cuore, le uniche in grado di farci comprendere il mistero che circonda la nostra solitudine.
Quanta tristezza ci capita di scorgere su tanti volti che incontriamo.
Quante lacrime vengono versate ad ogni istante nel mondo; una diversa dall’altra; e insieme formano come un oceano di desolazione, che invoca pietà, compassione, consolazione.
Ci sono occhi che spesso rimangono fissi sul tramonto e stentano a vedere l’alba di un giorno nuovo.
Abbiamo bisogno di misericordia, della consolazione che viene dal Signore.
Tutti ne abbiamo bisogno; è la nostra povertà ma anche la nostra grandezza: invocare la consolazione di Dio che con la sua tenerezza viene ad asciugare le lacrime sul nostro volto.

Nel momento dello smarrimento, della commozione e del pianto, emerge nel cuore di Cristo la preghiera al Padre.
La preghiera è la vera medicina per la nostra sofferenza.

Anche noi, nella preghiera, possiamo sentire la presenza di Dio accanto a noi.
La tenerezza del suo sguardo ci consola, la forza della sua parola ci sostiene, infondendo speranza.
Gesù, presso la tomba di Lazzaro, pregò dicendo: 'Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto' (Gv 11,41-42).
Abbiamo bisogno di questa certezza: il Padre ci ascolta e viene in nostro aiuto.
L’amore di Dio effuso nei nostri cuori permette di dire che quando si ama, niente e nessuno potrà mai strapparci dalle persone che abbiamo amato.
Lo ricorda con parole di grande consolazione l’apostolo Paolo: 'Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? [...] Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore' (Rm 8,35.37-39).

La forza dell’amore trasforma la sofferenza nella certezza della vittoria di Cristo e della nostra vittoria con Lui, e nella speranza che un giorno saremo di nuovo insieme e contempleremo per sempre il volto della Trinità Santissima, eterna sorgente della vita e dell’amore.

Vicino ad ogni croce c’è sempre la Madre di Gesù.
Con il suo manto lei asciuga le nostre lacrime.
Con la sua mano ci fa rialzare e ci accompagna nel cammino della speranza"

Papa Francesco
Vegli di Preghiera "Per asciugare le lacrime"
5 maggio 2016

Continuiamo - vi prego - a vegliare e pregare insieme per la sorte di Vincent #Lambert:

UN'ORA DI GUARDIA: SALVATE #VINCENT

Andiamo avanti fino al 21 aprile 2019, impegniamoci a pregare per 60 minuti, da soli o in compagnia, in Chiesa o in qualsiasi altro luogo.

In compagnia di Maria, di San Giuseppe e dei Santi, grazie all’intercessione dei quali ogni cosa ci può essere accordata da Dio se è secondo la Sua Volontà e per il Bene del suo popolo.

Non ci sono limiti nella modalità se non l’impegno ad offrire una preghiera per salvare la vita di Vincent #Lambert

Prenota la tua Ora di Guardia, insieme alle 80 persone che anche anche in questa giornata stanno vegliando e pregando.

Clicca per accedere alla pagina completa:

I STAZIONE - Gesù condannato a morte

"Pilato lo diede nelle loro mani perché fosse crocifisso; presero dunque Gesù e lo condussero via" (Gv 19,16).

Il calvario di Vincent #Lambert dura da dieci anni.

Vittima di un incidente stradale nel 2008, l'ex infermiere francese - oggi 42enne - è tetraplegico e in stato di semi-coscienza, ricoverato presso l’Ospedale universitario Sébastopol di Reims.

Non può parlare e non può muoversi, ma non si trova alla fine della sua vita: è gravemente disabile, ma non è dipendente da alcun macchinario artificiale.

Il suo destino terreno è appeso al giudizio della magistratura amministrativa francese: dal 2013 Vincent si trova al centro di una complessa battaglia giudiziaria tra i genitori (che chiedono che possa continuare a vivere) e la moglie (che ne pretende invece la morte di stenti).

Diversi tribunali, fino alla Corte europea dei diritti dell'uomo nel 2015, hanno deciso convalidare le quattro procedure mediche collegiali che in questi anni hanno decretato la sospensione delle "cure" vitali", perchè lasciarlo vivere sarebbe - per medici e tribunali - "un'ostinazione irragionevole".

Fermare le "cure" - nel caso di Vincent - significherebbe cessare la nutrizione tramite un sondino e l'idratazione artificiale, cioè lasciarlo morire di fame e di sete.

Come è possibile definire "cure mediche" mangiare e bere?

Questo venerdì mattina, in due ore di udienza, il Consiglio di Stato francese ha deciso di darsi 30 giorni massimo di tempo per decidere se accogliere o meno il ricorso presentato dai genitori di Vincent a seguito della decisione della Corte Amministrativa di Chalons di convalidare la quarta procedura di arresto delle "cure" decisa dal dott. Sanchez in data 09 aprile 2018.

Ci sono molti modi di condannare a morte una persona: decidere di non scegliere è una crudele e lenta agonia.

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II STAZIONE - Gesù caricato della croce

"Ed egli, portando su di sé la croce, uscì verso il luogo detto Cranio, in ebraico Golgota" (Gv 19,17).

"Tu cammini con noi nel deserto". Solo in Francia, almeno altre 1.500 persone si trovano oggi nella stessa condizione clinica di Vincent Lambert.

Dovremmo iniziare a eliminarli? Guadagnare letti negli ospedali per i malati un po'più produttivi, più efficienti nella società, più promettenti per il loro stato futuro?

È verso una società così verso cui ci stiamo incamminando?

Certamente, a piccoli passi; certamente, in modo sommesso, sotto la copertura di una spaventosa legalità, sotto copertura di eufemismi per non parlare di eugenetica.

La legge Claeys-Leonetti francese si applica - in linea di principio - solo alle persone alla fine della loro vita e non dovrebbe applicarsi a Vincent e a quanti come lui che - pur in condizione di grave disabilità - sono vivi, esistono.

Vincent ha già dimostrato di vivere: ha già vissuto dieci anni e potrebbe viverne molti altri, se potesse continuare a nutrirsi e idratarsi.

"Tu cammini con noi nel deserto". Questa parola è vera. Il Signore non toglie il deserto che è la nostra vita, ma in questo deserto parla e questa parola è pane che ci sazia, roccia su cui costruire. Questo è il dolore della Sua Croce: Cristo è venuto a camminare con noi e noi Ti lasciamo solo. Che gli occhi nostri e il nostro cuore si commuovano nella memoria di questa Tua Presenza sacrificata, di questo Tuo camminare nel deserto.

Volontariamente Egli abbracciò la Croce. Questa volontà di sacrificio, chi tra noi l'ha resa abituale?

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III STAZIONE - Gesù cade la prima volta

"Guardai attorno e nessuno che mi aiutasse; attesi ansioso e nessuno che mi sostenesse" (Is 63,5).

“Caro Vincent, permettimi di chiamarti con il tuo nome.
Ho sentito tanto parlare di te in questi ultimi cinque anni solamente con la locuzione: 'l'affaire Vincent Lambert'.
Il 31 gennaio 2019 il Tribunale di Chalon ha nuovamente confermato l’arrêt des soins, la cessazione delle 'cure'. Ed ecco tutti prendere la penna o il microfono per esprimere la propria opinione, troppo spesso piena di passione o rabbia. Un frastuono, che ti fa venir voglia di tacere quando conosci bene tutto il dolore che questo parlare genera all’interno della tua famiglia.

C’è uno che tace e - per una evidente ragione - sei tu, caro Vincent, che continui sorprendentemente la tua strada. Più di dieci anni fa, un incidente ti ha immerso in questo stato di estrema dipendenza, senza alcun altro trattamento o supporto meccanico che una piccola sonda che ti idrata e ti nutre. Queste 'cure' (idratazione ed alimentazione) sono state interrotte per diciassette giorni nell’intervallo temporale tra due decisioni medico-giuridiche tra loro contrarie  ...

Diciassette giorni senza bere e mangiare, e tu sei ancora lì, giorno dopo giorno, ora dopo ora, silenzioso, ma lì, lontano da questo borbottio che sembra come attraversarti da una parte all’altra. Questa perseveranza del tuo corpo parla!
‘Il linguaggio del corpo’, il tuo grande corpo malato urla e ci dice: ‘Si può sussurrare o si può parlare ad alta voce, in ogni caso, ciò che decide questo è il linguaggio del corpo’.

Ed è vero. Il tuo corpo, Vincent, decide e parla. Parla ad alta voce! Tanto che ci interroga: cos'è l'uomo, la sua dignità? Cosa significa ‘esserci’, che cosa vuol dire che che siamo esseri in relazione con? Qual è il significato della dipendenza? E tante altre domande, che toccano il mistero insondabile della persona.

Grazie, Vincent, per averci portato su questi terreni, che toccano ciascuno di noi nel modo più intimo.

Scusa per la violenza che ti stiamo facendo. Senza dubbio il tuo corpo ci parla anche delle nostre ferite, delle nostre paure, delle nostre ansie che a volte ci abitano e che tu ci tiri fuori involontariamente.

È davvero molto difficile fare i conti con la nostra estrema vulnerabilità ed entrare in questo mistero dell'umano, dell’uomo e della donna così fragili, così dipendenti.

Il tuo corpo silenzioso ci invita a non cercare una risposta solo dalla nostra ragione, così povera nell’affrontare da sola queste domande profonde.

Il tuo corpo ci invita – soprattutto - alla contemplazione.

Contemplare questa estrema vulnerabilità del nostro essere, per riconciliarci con questa parte fragile che fa parte di ciascuno di noi dentro al profondo del nostro essere.

Il tuo corpo ci permette di riscoprire questa umanità che è comune a noi, a prescindere dalle nostre capacità e dalle nostre abilità.

E il tuo corpo ci permette anche di rallegrarci, perché tutti noi - così diversi - troviamo il significato ultimo delle nostre vite nella nostra capacità di prenderci cura gli uni degli altri.

Grazie, Vincent”.

Firmato:

Philippe de Lachapelle,
Direttore dell'OCH (Office chrétien des personnes handicapées)

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IV STAZIONE - Gesù incontra sua madre

"Gesù vide la Madre lì presente" (GV 19,26).

Maria era lì sotto la croce di Suo Figlio. Non c'era quasi nessuno, ma Lei era lì, in silenzio.

Viviane Lambert è lì sempre accanto a sui figlio Vincent. Non se ne sta in silenzio, urla l'innocenza di suo figlio.

Nel giugno 2018 ha scritto una seconda lettera al presidente Macron – dopo che l’appello precedente accompagnato da una petizione con più di 100.000 firme è stato ignorato – evidenziando come oggi in Francia la vita di un animale possa valere più di quella di un uomo.

"Vincent è handicappato, ma è vivo. Vive costretto nella sua camera d’ospedale, senza cure adatte alla sua condizione: non viene mai alzato, non fa sedute di fisioterapia, non viene rieducato alla deglutizione. Ora che la legge sull’agricoltura è in discussione all’Assemblea nazionale, si è parlato molto di salute degli animali, di trattamento degli animali nei mattatoi e del divieto di tenere i conigli in gabbia. Non ho potuto fare a meno di pensare a mio figlio, che è meno protetto di tanti animali".

Una madre non può lasciare solo il proprio figlio, quel figlio cresciuto nel suo utero e dal suo utero proiettato nel mondo.

Maria, Tu che hai abbracciato fino all'ultimo Tuo Figlio, intercedi perchè Viviane possa un giorno restare silente e muta davanti agli occhi di suo figlio.

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V STAZIONE - Il cireneo aiuta Gesù a portare la croce

"Or mentre lo conducevano al patibolo, presero un certo Simone di Cirene e gli posero addosso la Croce" (Lc 23,26).

C'è un fatto grosso come una montagna, che viene prima, e la tua strada ci deve passare: Dio ci ha amati per primo.

Nessuno di noi può strappare dalla trama della sua esistenza questo fatto: sei stato chiamato.

Dio ci ha scelti, siamo proprietà particolare di Dio, la nostra vita Gli appartiene.

"La loro vulnerabilità ci interpella ed esige da noi l'espressione di obblighi morali e considerazioni politiche, perchè il filo della loro esistenza è dovuta al rispetto e alla solidarietà che la loro testimonianza impone da se stessa.

La verità insospettata di una vita oltre le nostre rappresentazioni concettuali e persino di quanto possa sembrare umanamente concepibile e accettabile è emersa ai confini della pratiche di cura: queste persone ci costringono considerazione e una compassione basata riflessione più esigente"

Prof. Emmanuel Hirsch, "ÉTAT VÉGÉTATIF CHRONIQUE, ÉTATS PAUCI-RELATIONNELS", 2018.

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VI STAZIONE - La Veronica asciuga il volto di Gesù

"In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno dei più piccoli, l'avete fatta a me" (Mt 25,40).

Il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne ha condannato Vincent Lambert a morire di fame e di sete.

La decisione è altamente controversa, dal momento che il tribunale aveva fatto realizzare a fine 2018 una nuova perizia medica sullo stato di salute di Lambert, che non è attaccato ad alcuna macchina per vivere.

La perizia ha concluso da una parte che "Lambert è in stato vegetativo cronico irreversibile e non può accedere ad alcun stato di coscienza", dall’altra che non c’è alcun accanimento terapeutico e continuare a nutrirlo non si configura come "trattamento irragionevole od ostinazione irragionevole".

"C'è il desiderio di assimilare la situazione di questa persona gravemente disabile - ma stabile nella sua disabilità - ad una situazione di fine vita", ha recentemente dichiarato il Professor Xavier Ducrocq, capo del dipartimento di neurologia dell'Ospedale di Metz-Thionville, nonchè consulente medico dei genitori di Vincent fin dal 2013 -. "Mentre questo non è affatto il caso. Che Vincent Lambert abbia vissuto per 10 anni in uno stato di coscienza alterata è un dato sufficiente per dimostrare che non si trova alla fine della sua vita.  Che non ci sia una realistica speranza di miglioramento, nonostante i lavori di ricerca per progredire nella conoscenza di questi pazienti, non sarebbe un dato sufficiente per parlare di fine vita.  Questo è il destino comune di tutte le situazioni di disabilità: para e quadriplegia, autismo, disabilità motorie cerebrali, sordità, cecità ...".

Vincent deve morire, perchè non vale la pena farlo vivere.

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VII STAZIONE - Gesù cade la seconda volta

"Consegnò la sua vita alla morte, e fu annoverato tra i malfattori" (Is 52,12).

Con la presenza di Cristo, con il cuore di Cristo, la nostra vita personale spacca gli orizzonti e si apre all'Infinito, un Infinito che, come la luce del sole, penetra fin nei tuguri e nei luoghi oscuri, tutto rendendo nuovo.

Dobbiamo collaborare a ciò per cui Cristo è morto.

"Vocazione" vuol dire essere chiamati particolarmente a questo, a rendere inevitabile per noi questo: partecipare a quell'azione per cui Cristo è morto per redimere, per salvare gli uomini.

Non potremo andare per strada e guardare le facce degli altri se non sentendo uno struggimento, uno struggente desiderio di salvarli. è dentro questo struggimento che si salva se stessi.

Non so se a Vincent Lambert verrà concesso di vivere oppure se la sua vita verrà troncata per il giudizio criminale di medici e tribunali.

So solamente che ogni dolore ingiusto, ogni crimine perpetrato in nome di leggi approvate dagli uomini, ogni lacrima versata acquistano un significato solo dentro l'economia misteriosa di Cristo.

“Affido alla vostra preghiera le persone, come Vincent Lambert, in Francia, il piccolo Alfie Evans, in Inghilterra, e altre in diversi Paesi, che vivono, a volte da lungo tempo, in stato di grave infermità, assistite medicalmente per i bisogni primari.  Sono situazioni delicate, molto dolorose e complesse.  Preghiamo perché ogni malato sia sempre rispettato nella sua dignità e curato in modo adatto alla sua condizione, con l’apporto concorde dei familiari, dei medici e degli altri operatori sanitari, con grande rispetto per la vita”.

Papa Francesco, al termine della preghiera del Regina Coeli, 15 aprile 2018

“Attiro l’attenzione di nuovo su Vincent Lambert e sul piccolo Alfie Evans, e vorrei ribadire e fortemente confermare che l’unico padrone della vita, dall’inizio alla fine naturale, è Dio! E il nostro dovere, il nostro dovere è fare di tutto per custodire la vita.  Pensiamo in silenzio e preghiamo perché sia rispettata la vita di tutte le persone e specialmente di questi due fratelli nostri.  Preghiamo in silenzio”.

Papa Francesco, al termine dell'udienza generale, prima di incontrare il papà di Alfie Evans, 18 aprile 2018

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VIII STAZIONE - Gesù incontra le donne di Gerusalemme

"Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli" (Lc 23,28).

Lo sguardo a Cristo non si può portare se non nella coscienza di essere peccatori.
Che si è peccatori non è un giudizio se non emerge quando guardiamo la faccia di Colui che abbiamo contristato.
Le nostre giornate sono dominate invece dalla distrazione, così il cuore rimane arido e in quello che facciamo siamo pieni di pretesa.

Non siamo noi a salvare il mondo, non siamo noi che possiamo salvare Vincent da un destino che appare sempre di più cinico e baro.
A noi il cuore pieno di speranza, perchè siamo nati e non moriremo mai più.

Dal documento firmato da 70 medici e paramedici specializzati nel settore delle cure palliative e dell’assistenza terminale a sostegno di Vincent Lambert.

"La nostra esperienza ci porta anche ad interrogarci sul fatto che una medesima équipe di cura garantisce contemporaneamente cure a pazienti in fin di vita e a pazienti cerebro lesi: vi sono, qui e lì, due logiche antinomiche che non possono coabitare.

Su queste basi:

Noi denunciamo le condizioni di vita imposte al signor Vincent Lambert: allettamento permanente, assenza di momenti in carrozzella adeguata, assenza di uscite, reclusione a chiave nella sua stanza, assenza di programma rieducativo di manutenzione, assenza di rieducazione della deglutizione, limitazione delle visite, tutte misure che si oppongono al mantenimento di una vita sociale e affettiva, primordiale per queste persone. Tali condizioni, tanto incomprensibili quanto inammissibili, assomigliano a un’incarcerazione prolungata, indegna del suo stato, della sua persona, dei suoi prossimi. Esse ci appaiono contrarie ad ogni etica e deontologia mediche.

Non riusciamo a comprendere che in nessun momento di questa terribile storia e davanti a una decisione tanto grave sia stato sollecitato il parere di una squadra esperta. Grave perché non ha altra finalità se non quella di provocare la morte di un uomo che non è in fin di vita e il cui stato di handicap pare stabilizzato, e ciò perfino con una procedura collegiale. Né l’équipe medica che ha in carico il signor Vincent Lambert, all’inizio di questa situazione, né le diverse istanze di Giustizia – quali si vogliano, per quante ne siano state sollecitate – hanno fatto una simile considerazione, che pure è di buonsenso e comune, tra colleghi.

Auspichiamo che il signor Vincent Lambert, il quale non è in fin di vita, benefici di una presa in carico conforme allo spirito della circolare del 3 maggio 2002. Per questo, egli dev’essere trasferito in un’unità dinamica dedicata ai pazienti EVC-EPR, che gli proponga un progetto di vita di qualità con inclusione dei suoi prossimi.

Laddove sentiamo dire “accanimento terapeutico”, noi non vediamo che abbandono terapeutico e maltrattamento di persona vulnerabile; e chiediamo la ripresa delle cure fisiche e relazionali.

Laddove sentiamo dire “volontà del paziente”, apprendiamo che il nostro collega che ha preso tale drammatica decisione non formula altro che ipotesi.

Laddove sentiamo dire “staccare la spina”, noi non vediamo alcun filo, alcuna macchina da disconnettere all’infuori della flebo della nutrizione enterica per via di gastrostomia, che in simili pazienti costituisce una cura di base. Però vediamo capacità di deglutizione volontaria e domandiamo che venga intrapresa una rieducazione appropriata.

Laddove sentiamo dire “sospensione dei trattamenti” noi non vediamo che deliberata provocazione della morte, un’eutanasia che non dice il proprio nome; e chiediamo invece un vero progetto di vita: ripresa della cinesiterapia dopo trattamento delle atrofie ai tendini che si sono necessariamente venute a trovare, in più di quattro anni di sospensione di tali cure, giro in carrozzina, uscita all’aria aperta.

Laddove sentiamo “procedura collegiale” noi non vediamo che una posa partigiana, ideologica, disconnessa dalla realtà di una situazione di handicap severa, stabile, che giustifica cure e trattamenti adatti in vista del benessere della persona; e noi chiediamo che il signor Vincent Lambert sia alfine trasferito in un’unità EVC-EPR che pratichi cure attive e globali nel quadro di un progetto di vita e non di morte annunciata e programmata".

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IX STAZIONE - Gesù cade la terza volta

"Quasi esanime a terra mi ha ridotto; già mi vanno accerchiando i cani in frotta" (Sal 22,17).

Il 20 gennaio 2019 cinquantacinque medici specialisti nella cura delle persone in stato vegetativo o semi-relazionale hanno inviato una lettera ai giudici del tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne che vale la pena riprendere in mano.

“Signore e signori del Tribunale, siamo tutti specialisti nella cura di persone in uno stato di coscienza alterata, sia che si trovino in uno stato di risveglio non responsivo (chiamato anche stato vegetativo cronico o EVC) o in uno stato semi-relazionale (EPR).
La fluttuazione del loro stato di coscienza (secondo i momenti, le stimolazioni, gli operatori) è una delle caratteristiche specifiche di questi pazienti.
I nostri colleghi Xavier Ducrocq, Edwige Richer e Catherine Kieffer, che hanno preso parte alla perizia di Vincent Lambert, ci hanno spiegato la metodologia adottata per effettuare la valutazione clinica sullo stato di coscienza del sig. Lambert: Vincent Lambert è stato valutato in una sola serata dalle ore 20:30 alle 21:30 e successivamente in una mattinata per sole 1 ora e 30 minuti, alla presenza di 7 persone, per lui, totalmente sconosciute.
Queste valutazioni comportamentali non sono state reiterate in seguito. Gli esperti forensi hanno concluso così che la diagnosi medica confermasse uno stato vegetativo permanente (état végétatif permanent). Dicono anche che il signor Vincent Lambert - che riceve solamente nutrizione con una sondina e viene idratato artificialmente - non può costituire un'ostinazione irragionevole e sostengono il trasferimento del paziente presso un’altra unità medica specialistica.

Se non possiamo che concordare su questi ultimi due punti, contestiamo tuttavia il protocollo di valutazione utilizzato e - di conseguenza - gli esiti prodotti.
Data la natura fluttuante di questi pazienti, la valutazione deve essere ripetuta in diversi momenti della giornata e per diversi giorni, come raccomandato dal professor Steven Laureys del Coma Science Group di Liegi: il CRS-R deve essere applicato al paziente come minimo 5 volte in 10 giorni per i risultati da considerare affidabili (‘Evaluations comportementales chez les patients en état de conscience altérée‘– Wolff et coll – EMPR 2018 – pag. 54). Una buona valutazione richiede anche condizioni favorevoli: un ambiente stimolante ed accogliente che permetta al paziente di potere entrare a suo modo in relazione con chi lo osserva; inoltre deve essere condotta da un team multidisciplinare appositamente formato all'osservazione, devono essere presenti i familiari del paziente, in modo da facilitarne la relazione fiduciosa.
In ogni caso, la regola fondamentale che deve essere sempre tenuta presente è il fatto che un'assenza di manifestazione di coscienza in un dato momento non significa l'assenza di coscienza. Le risultanze derivanti da rilevazioni morfologiche (radiografie, ecografie, etc.) non possono in nessun caso, da sole, essere sufficiente per verificare la presenza o meno di uno stato di coscienza. La valutazione comportamentale clinica - nelle condizioni sopra esposte - rimane fondamentale. Essa può essere completata dalla diagnostica per immagini.

È in forza di tutte queste considerazioni che, ogni giorno, nelle nostre unità mediche, in conformità alla circolare 228 del 3 maggio 2002, noi ci prendiamo cura in questo modo delle persone in stato di coscienza minima e di quelle in stato di veglia non responsiva. Dal momento che il signor Vincent Lambert non è in coma, né esposto a un rischio vitale, né in fin di vita, questa circolare relativa ai diritti dei pazienti deve essere rispettata. Poiché il signor Vincent Lambert non è in coma, non è esposto a un rischio vitale e non è alla fine della sua vita, è coperto da questa circolare sui diritti dei pazienti.

Il signor Vincent Lambert non è stato valutato secondo le migliori pratiche mediche. Questo è tanto più inquietante dal momento che ciò che si applicherà a lui potrebbe, di conseguenza, riguardare anche tutti coloro che condividono la sua stessa situazione. Coscienti del carattere eccezionale di questo processo, ci sembra necessario in coscienza avvertirvi.

Vi preghiamo di accogliere questa nota, signore e signori giudici del tribunale, come l’espressione della nostra più alta considerazione per la vostra responsabilità e il vostro gravoso compito in queste circostanze”.

Se anche solo il 10% di quanto viene qui affermato corrispondesse al vero, perché continuare in questa ostinata ed irragionevole volontà di condannare a morte per fame e sete Vincent Lambert?

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X STAZIONE - Gesù è spogliato delle vesti

Divisero le sue vesti, tirarono a sorte la sua veste per sapere a chi di loro dovesse toccare" (Mt 15,24).

Dobbiamo accettare di rinnegare l'immediatezza con cui le cose ci si presentano o ci sollecitano, aderire alla via di Dio misteriosa che ci invita a seguire la sua parola, a seguire la sua rivelazione, il modo con cui Lui stesso è venuto a salvarci, per liberarci. E' andato in croce per liberarci dal fascino del nulla, per liberarci dal fascino delle apparenze, dell'effimero.

XI STAZIONE - Gesù è inchiodato alla croce

"Fu crocifisso insieme ai malfattori, uno alla sua destra e uno alla sua sinistra" (Lc 23,33).

Cristo in croce è il peccato condannato dal Padre. La croce di Cristo è l'esplosione della coscienza del male. Noi entriamo in rapporto con Cristo per la coscienza che abbiamo del peccato. Qui si attua la caduta senza fine in noi: nell'assenza della coscienza del peccato e nella coscienza falsa del peccato; perché il rimorso, lo scetticismo non sono coscienza del peccato. Chi ha coscienza del proprio peccato ha anche la coscienza della liberazione.

XII STAZIONE - Gesù muore in croce

"Quando Gesù ebbe preso l'aceto esclamò: Tutto è compiuto! Poi, chinato il capo, rese lo spirito" (Gv 19,30).

Non possiamo dimenticare a quale prezzo siamo stati salvati, ogni giorno. Il sacrificio non è un'obiezione, neanche la sconfitta umana è un'obiezione, ma è la radice della Resurrezione, è la possibilità di una vita vera.

L'avvenimento che riaccade qui ed ora, se è innanzitutto un fatto - un fatto che non si può ridurre a nulla, che non si può censurare, che non si può più cancellare -, se è innanzitutto un fatto, è un fatto per te, che ti interessa supremamente. è un fatto per te!

Per te, per me, per me! "Per te" è la voce che si sprigiona dal cuore del Crocifisso. "Per me" è l'eco che ne soffre il cuore mio, la coscienza mia.

Tutto cadrebbe nella morte senza questa voce, senza questa Presenza.

XIII STAZIONE - Gesù deposto dalla croce

"E Giuseppe d'Arimatea prese io corpo e lo avvolse in un bianco lenzuolo" (Mt 27,59).

Tutto il mondo giudica castigo il dolore, giudica l'uomo raggiunto dal dolore, costretto alla rinuncia, al sacrificio come percosso da Dio e umiliato, ma Maria no.

Come era chiaro al suo cuore, crocifisso con quello di Cristo, che il castigo che ci dà salvezza, che esalta la vita si era abbattuto su di Lui e per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome.

Fac ut ardeat cor meum in amando Christum Deum ut sibi complaceam.

Ecco la grande legge morale. Qui insorge la vera legge morale che è la scaturigine della morale: piacere al Mistero, piacere a quell'uomo crocifisso, piacere al mistero di Dio che si è reso uomo e fu crocifisso per me, e risorse perché io fossi liberato.

XIV STAZIONE - Gesù è posto nel sepolcro

"Giuseppe lo mise in un sepolcro scavato nella pietra, dove nessuno ancora era stato messo" (Lc 23,53).

La soglia della verità del sacrificio sta nella domanda: "Dio, affrettati in mio soccorso".

Il muoversi della pietra sulla tomba delle nostre azioni vuote incomincia qui.

La Resurrezione incomincia da questo aspetto di infinita impotenza nostra che è la mendicanza, da questo supremo riconoscimento che Dio solo è potente, e di suprema gratitudine perché Egli, che ha iniziato la nostra esistenza, vuol portarla a compimento.

Niente c'è di più espressivo della comunicabilità universale, cattolica, ecumenica, di un cuore reso nuovo dal "sì" a Cristo, da quella speranza in Lui per cui ognuno di noi quotidianamente riprende la ricerca, il desiderio, la domanda, il sacrificio della purità.

Sempre vivendo una pace nella mortificazione continuamente ravvivata.

Meditazioni tratte da: Luigi Giussani, "Egli solo è: Via Crucis", San Paolo, 2005

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Posted in #Ecclesia #VincentLambert

Vegliare e pregare uniti: salvate Vincent #Lambert

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Vegliare e pregare uniti: salvate Vincent #Lambert

di Davide Vairani

Domani - venerdì 29 marzo 2019 - il Consiglio di Stato francese inizia la prima udienza in merito al ricorso contro la decisione di lasciare morire di sete e di fame Vincent #Lambert

Come sapete, i genitori di Vincent hanno presentato una richiesta urgente davanti al giudice del Consiglio di Stato per cercare di sospendere la decisione collegiale del CHU di Reims, adottata il 9 aprile 2018 e convalidata alla fine di gennaio dal Tribunale amministrativo (TA) a Châlons-en-Champagne (Marna).

Vincent Lambert "al momento non ha particolari sofferenze", afferma Jean Paillot, uno degli avvocati dei genitori all’AFP. Loro "vogliono che il loro figlio - che è una persona disabile e non in condizione di fine vita - sia curato e trattato adeguatamente, cosa che sin’ora non è mai accaduta”.

Continuiamo - vi prego - a vegliare e pregare insieme: "UN'ORA DI GUARDIA: SALVATE #VINCENT"

Dal 25 marzo al 07 aprile 2019, impegnamoci a pregare per 60 minuti, da soli o in compagnia, in Chiesa o in qualsiasi altro luogo.

In compagnia di Maria, di San Giuseppe e dei Santi, grazie all’intercessione dei quali ogni cosa ci può essere accordata da Dio se è secondo la Sua Volontà e per il Bene del suo popolo.

Non ci sono limiti nella modalità se non l’impegno ad offrire una preghiera per salvare la vita di Vincent #Lambert

“I santi non si fanno a pennello, ma a scalpello: sul Tabor si abbozzano, e sul Calvario si perfezionano”
Teresa Maria della Croce

Non so predire il futuro.

Non so che cosa ne sarà della vita terrena di Vincent.

Perchè - allora - pregare insieme per lui? A che cosa serve, visto che non possiamo fare nulla per salvare la sua vita?

Non so rispondere al "perchè pregare per Vicent", se non per l'affermazione della beata Teresa Maria della Croce.

Seguire Cristo fino alla fine, costi quel che costi.

Sul Calvario e sulla Croce, come Lui.

Il calvario che stanno vivendo Vincent e i suoi genitori condividiamolo un pezzetto insieme ed offriamolo a Dio.

Prenota la tua Ora di Guardia, insieme alle 70 persone che anche anche in questa giornata stanno vegliando e pregando.

Clicca qui per accedere alla pagina completa:

QUI IL LINK

Per eventuali disguidi non esitate a contattarmi: communitylacroce@gmail.com

Come funziona?

Sull'apposita pagina web trovate un calendario con un form da compilare per prenotare data ed orario della vostra Ora di Guardia.

Prenotare la tua Ora di Guardia è semplice: compila il form con i dati obbligatori (nome, indirizzo e-mail, casella di controllo); con il mouse o il dito - se usi il dispositivo mobile - punta i giorni sul calendario (dal 25 marzo al 07 aprile) e vedrai che la casella da te indicata si colorerà di bluette.

Puoi effettuare una scelta multipla: è sufficiente che punti sul calendario altre caselle giornate.

Una volta selezionati i giorni, completa il form fleggando l'orario nel quale desideri effettuare la tua Ora di Guardia nella casella apposita a scorrimento.

Clicca invio una volta terminata l'operazione.

La tua prenotazione risulterà effettuata: il sistema la classificherà "in sospeso", per consentire di verificarne la correttezza.

La tua prenotazione diventerà effettiva quando riceverai una email in automatico da communitylacroce@gmail.com con la dicitura: "La tua prenotazione è stata approvata".

Non ci sono limiti nella modalità, se non l’impegno a pregare per salvare la vita di Vincent #Lambert.

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