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Il grande inganno

Il grande inganno

di Davide Vairani

“Quattro anni fa, ho scritto sulle pagine del ‘The New York Times’ circa la mia decisione di vivere come una donna.
Ho scritto che avevo voluto scegliere di vivere ‘autenticamente, come la donna che sono sempre stata’ e che avevo ‘efficacemente scambiato il mio privilegio di maschio bianco per diventare una delle minoranze più odiate d'America, i 'transgender'.
Tre anni fa, ho deciso che non sarei mai più stato né maschio né femmina ma non-binario.
E ho fatto notizia, dopo che un giudice dell'Oregon ha accettato di identificarmi come terzo sesso, nè maschio e nè femmina.
Ora, voglio vivere di nuovo come l'uomo che sono.
(...)
Sono uno dei fortunati. Nonostante abbia partecipato al transgenderismo medico per sei anni, il mio corpo è ancora intatto.
La maggior parte delle persone che desistono dalle identità transgender, dopo i cambiamenti di genere non possono dire lo stesso.
Ma questo non vuol dire che ne sia uscito indenne.
La mia psiche è eternamente sfregiata e ho una serie di problemi di salute dal grande esperimento medico”.

Ha urgenza di parlare James Clifford Shupe. Ha urgenza di esporsi pubblicamente, perchè chi abbia voglia di ascoltarlo comprenda come agisce il "grande inganno".

Il grande inganno del suo viaggio nel transgenderismo verso il non-binario e, infine, il ritorno al maschile.

Con i pesanti strascichi che questo dannato viaggio gli ha appiccicato addosso.

Shupe, classe 1963, cresciuto nel Maryland meridionale, si sposa con Sandy nel 1987, insieme hanno una figlia. Ha servito l'esercito degli Stati Uniti per 18 anni, ricevendo un certo numero di decorazioni militari e si è ritirato nel 2000 con la qualifica di sergente di prima classe.

Troverete in queste righe parole piene di dolore, ma sono le parole che James ha voluto consegnare in due articoli al “Daily Signal” dell'Heritage Foundation.

26 Maggio 2015. James Clifford Shupe cambia il proprio nome e diventa Jamie Shupe, la "donna" che voleva essere a tutti i costi.

La sua storia di trasformazione finisce sul "The Times" e in breve tempo la notizia diventa virale: James Clifford - ora Jamie - viene acclamato come una rock star dal mondo lgtb e transgeder americano.

"Dopo enorme dolore emotivo, ricerca interiore e ispirazione dalle donne militari che ci sono arrivate prima di me, ho iniziato il mio viaggio nel 2013, all'età di 49 anni - scriveva solo quattro anni fa -.

Dovevo decidere se avrei iniziato a vivere autenticamente come la donna che sono sempre stato o restare in silenzio e rimanere sepolto come il maschio che non sono per i miei familiari.

Mentre mi sono liberato dalla miseria della disforia di genere, ho scambiato quel sollievo per l'abuso e l'ira di un pubblico spesso spietato, che sta solo cominciando a capire la mia situazione.

Ho effettivamente scambiato il mio privilegio di maschio bianco per diventare una delle minoranze più odiate d'America.

I documenti della mia illustre carriera militare non riflettono più il mio nome.

Ora mi chiamo Jamie e vivo in un mondo dove politici e gruppi religiosi radicali e conservatori attaccano abitualmente la mia stessa esistenza con una legislazione che mi nega i diritti umani fondamentali.

Sono una donna transgender. I miei diritti civili sono fragili.

Vivo nella paura quotidiana in un paese che rivendica la leadership mondiale.  E i miei fratelli e sorelle trans sono costretti a servire la loro nazione in silenzio".

Il 10 giugno 2016 a Portland, nell'Oregon, Jamie Shupe è diventata la prima persona negli Stati Uniti ad essere legalmente riconosciuta come "non binario": né uomo e né donna.

Il 1° novembre 2016, Jamie Shupe è diventata la prima persona nella storia di Washington a ricevere un documento ufficiale con un sesso diverso da quello maschile o femminile: all’anagrafe segnato con una X, 'sesso sconosciuto', dopo che un giudice dell’Oregon ha stabilito che esiste il ‘terzo sesso’, né uomo e né donna.

15 Marzo 2019. James Clifford Shupe - oggi - racconta pubblicamente gli accadimenti della sua vita in quesgli anni, con lo sguardo amaro di chi ha compreso solo dopo il meccanismo infernale del grande inganno.

Lo racconta con dovizia di particolari e su ciascuno si sofferma a sottolinearne la devastazione che ha provocato nel suo animo e nel suo corpo.

“Dopo aver convinto me stesso che ero una donna, durante una grave crisi di salute mentale, ho incontrato un infermiere professionista, all'inizio del 2013, e le ho chiesto una prescrizione ormonale - scrive sul “Daily Signal” -.

‘Se non mi dai la droga, li comprerò da internet’, ho minacciato. Anche se non mi aveva mai incontrato prima, l'infermiera ha telefonato subito per ottenere una prescrizione medica di 2 mg. di estrogeni per via orale e 200 mg. di Spironolattone".

Lo Spironolattone viene impiegato per combattere produzioni eccessive dell'ormone aldosterone, bassi livelli di potassio, scompenso cardiaco ed edema associato a diverse condizioni, per esempio malattie epatiche o renali. Inoltre, viene somministrato da solo o in concomitanza con altri medicinali nel trattamento della pressione alta e, associato ad altri farmaci, in quello della pubertà precoce e della miastenia gravis. Infine, può essere utile in alcuni casi di irsutismo – ndr.

"L'infermiera ha ignorato che io ho un disturbo cronico da stress post-traumatico, dopo aver prestato servizio militare per quasi 18 anni. Tutti i miei dottori oggi sono d'accordo su questo. Altri ritengono che io abbia un disturbo bipolare e, probabilmente, un disturbo di personalità borderline. 

Avrei dovuto essere fermato, ma l'attivismo transgender - fuori controllo - aveva reso l'infermiera troppo spaventata per dirmi di no. Avevo imparato come diventare una donna dai documenti medici online nel sito web del Department of Veterans Affairs hospital.

Dopo aver iniziato a consumare cross-sex hormones, ho iniziato la terapia presso una clinica di genere a Pittsburgh, in modo che potessi convincere le persone a farmi certificare gli interventi chirurgici per diventare transgender di cui allora pensavo di avere bisogno per essere me stesso.

Tutto quello che dovevo fare era passare nel corpo il mio carburante ormonale per potere ottenere che il mio pene si trasformasse in una vagina.

Così sarei diventato uguale a qualsiasi altra donna.

Questa è la fantasia che la comunità transgender mi ha venduto.

È la bugia che ho comprato e alla quale ho creduto.

Solo una terapeuta ha cercato di impedirmi di infilarmi in questo buco nero.

Quando l'ha fatto, non solo l'hanno licenziata, ma anche denunciata.

'È un guardiano', ha detto la comunità trans".

Di fronte ad una persona con evidenti problemi multi-fattoriali, nessun medico ha voluto guardare James per ciò che era in quel momento.

Diagnosi pre-confezionata: disforia di genere.

La cura per lui pre-confezionata: diventa a tutti gli effetti la femmina che è in te.

Trasformare il suo corpo sessualmente maschile in un corpo "femminile".

Il grande inganno non lascia spazio ad altre ipotesi di diagnosi.

Il grande inganno è diventato un totem che non permette alcuna critica.

Chi osa dissentire viene eliminato, come è accaduto a quella terapeuta di cui ci ha narrato James: licenziata e poi denunciata.

"La mia storia del trauma assomiglia a un passaggio lungo l'Autostrada della Morte durante la prima guerra del Golfo".

L'autostrada della morte è il soprannome dato ad una superstrada che porta dalla capitale del Kuwait, Kuwait City, verso l'Iraq in direzione di Bassora. Durante la Guerra del Golfo, nella notte tra il 26 e il 27 febbraio 1991 le unità dell'esercito regolare iracheno in ritirata lungo la via di comunicazione furono attaccate e completamente distrutte dagli aerei statunitensi.

Il suo nome ufficiale è Autostrada 80: parte da Kuwait City e giunge fino alle città di confine di Abdali (in Kuwait) e Safwan (in Iraq), proseguendo poi per Bàssora. La strada venne riasfaltata alla fine degli anni novanta e fu utilizzata nelle prime fasi dell'invasione statunitense dell'Iraq nel 2003 dalle forze statunitensi ed inglesi .

"Da bambino, sono stato abusato sessualmente da un parente maschio. I miei genitori mi hanno picchiato duramente: non volevano in casa una femminuccia. A questo punto, sono stato esposto a così tanta violenza che non so come spiegare il fatto che io sia ancora vivo. Né so come elaborare mentalmente alcune delle cose che ho visto e vissuto".

" I ciarlatani della comunità medica - prosegue - mi hanno nascosto nel bagno delle donne con le mogli e le figlie della gente. 'La tua identità di genere è di sesso femminile', hanno detto questi presunti professionisti. Gli stigmatismi professionali contro la 'terapia di conversione' avevano reso impossibile per il terapeuta mettere in discussione le mie motivazioni per voler cambiare il mio sesso".

"Traumi, ipersessualità dovuti a abusi sessuali infantili e autoginefilia dovrebbero essere bandiere rosse per coloro che sono coinvolti nelle arti mediche della psicologia, della psichiatria e della medicina fisica, eppure nessuno, tranne che per l'unico terapeuta di Pittsburgh, ha mai cercato di impedirmi di cambiare il mio sesso.

Mi hanno semplicemente aiutato a farmi del male.

La sinistra liberale continua a spingere la sua agenda radicale contro i valori americani.

La buona notizia è che c'è una soluzione".

"Transgender è un aggettivo. Non è un nome. Non esiste davvero. Tutta questa faccenda dell'identità di genere è una frode. È una finzione legale.

E le persone devono iniziare a rendersene conto. Potrebbe essere una grande moda in questo momento, ma le persone stanno facendo cambiamenti ai loro corpi che non puoi tornare indietro. Sono così incredibilmente fortunato che l'ho fatto in età avanzata.

Non ho perso il lavoro a causa di ciò. Non so come, ma non ho perso il mio matrimonio a causa di ciò. Ho una figlia, di cui sono molto grato.

"Le persone stanno semplicemente distruggendo le loro vite, credendo che queste transizioni di genere siano reali.

E poi finiscono per avere dei brutti anni da adulti, quando tutto crolla.

Nel gennaio 2019, incapace di far avanzare la frode per un altro singolo giorno, reclamai il mio sesso di nascita maschile.

Il peso della menzogna sulla mia coscienza era più pesante del valore della fama che avevo guadagnato partecipando a questa elaborata truffa.

Due false identità di genere non potevano nascondere la verità della mia realtà biologica.

Non esiste un terzo sesso o un terzo sesso. 

Ho fatto la mia parte nel portare avanti questa grande illusione.

Non sono la vittima qui.

Mia moglie, mia figlia e i contribuenti americani sono ... sono le vere vittime".

Leggi anche:

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Utero in affitto, dalla CEDU un’operazione mirata

Utero in affitto, dalla CEDU un’operazione mirata

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 12 aprile 2019

Il parere emesso dalla Corte europea dei diritti umani (Cedu) in data 10 aprile 2019 - per quanto formalmente di natura consultiva - ha il sapore di una operazione mirata a costringere gli Stati membri - nei quali giuridicamente la pratica dell'utero in affitto è vietata ed è un reato - a legittimarla.

Un'operazione squisitamente politica, che non compete affatto alla Corte di Strasburgo.

Operazione molto pericolosa, perchè capace di innescare effetti a catena in molti stati europei laddove potenti lobby e partiti politici spingono per legittimare una pratica abominevole quale l'utero in affitto.

Sollecitati dalla Corte di cassazione francese sul nodo specifico della trascrizione anagrafica della "madre intenzionale" non biologica, i giudici europei hanno sostenuto l’obbligo per gli Stati di un riconoscimento con soluzioni rapide di questo legame filiale, sia pure non necessariamente attraverso trascrizioni pedisseque fra registri di stato civile.

Una posizione che rischia ancor più di legittimare nei fatti la pratica dell'utero in affitto anche laddove è vietata, come in Francia e in Italia.

Francia che - è bene sottolinearlo - si accinge a modificare la lesgislazione nazionale sulla bioetica dopo due anni di dibattiti, confronti, procedure e sentenze degli organi giurisdizionali competenti, sia di natura consultiva che deliberativa.

Ho letto diverse ricostruzioni giornalistiche di questo parere della Corte di Strasburgo, spesso discordanti tra loro: motivo per il quale me lo sono scaricato e tradotto in italiano.

Anzitutto, occorre brevemente riepilogare i principali antefatti, perchè difficilmente si può comprendere il senso di questo intervento a gamba tesa della CEDU.

Tutto parte dalla scelta di una coppia francese, Sylvie et Dominique Mennesson, eterosessuale e regolarmente sposata (questo per la cronaca dei fatti), coppia che nel 2000 fa ricorso alla pratica dell'utero in affitto in California (dove è legale) per avere dei figli.

Sylvie Mennesson, a causa di una malformazione congenita, non può avere figli. Così, nel 1998, la coppia decide di "faire appel à une mère porteuse" negli Stati Uniti.

Dagli spermatozoi di Dominique e dagli gli ovociti "donati" da un amica della coppia francese, dall'utero di questa "mère porteuse" nascono due gemelle, Fiorella e Valentina, oggi maggiorenni.

Dall'altra parte dell'Atlantico, la legge riconosce i loro genitori senza problemi: Dominique è il "padre biologico" e Sylvie è la "madre legale".

I problemi della famiglia iniziano quando la coppia vuole trascrivere i certificati di nascita sui registri dello stato civile francese. La pratica dell'utero in affitto è vietata in Francia e pertanto il consolato di Los Angeles si rifiuta di produrre i certificati di nascita e di registrare le due ragazze sul libretto di famiglia.

I Mennesson tornano in Francia con le due gemelle, grazie ai passaporti americani di Fiorella e Valentina.

Nonostante i procedimenti contro la coppia a causa del motivo di "mediazione a fini di gestazione per conto di altri", l'accusa ha ordinato nel 2002 la trascrizione dei certificati di nascita degli Stati Uniti. Ma meno di un anno dopo, il 16 maggio 2003, il tribunale di Créteil ha archiviato l'accusa, sostenendo che era lui che aveva autorizzato la trascrizione degli atti, prima di cambiare idea. Una decisione confermata due anni dopo dalla Corte d'appello di Parigi, che afferma che "la mancata trascrizione dei certificati di nascita avrebbe conseguenze contrarie all'interesse superiore dei bambini". Il caso sembra chiuso.

Ma la Corte di cassazione francese annulla la sentenza della Corte d'appello, tornando al punto di partenza: i certificati di nascita non possono essere trascritti sul libretto di famiglia. Il giudice rileva che l'argomento del "supremo interesse del minore" non può essere evocato per "validare un processo condotto a posteriori", illegale in Francia.

La coppia Mennesson si appella in Cassazione. Invano. La Corte respinge il loro appello, rilevando che il certificato di nascita delle gemelle è basato su "disposizioni che colpiscono principi essenziali della legge francese".

E a questo punto, andiamo a leggere il parere della Corte di Strasburgo del 10 aprile 2019.

La CEDU riepiloga due importanti passaggi giudiziari:

"In Mennesson v. Francia (n. 65192/11) del 26 giugno 2014, due bambine nate in California tremite GPA e i 'genitori intenzionali' si lamentavano di non poter ottenere in Francia il riconoscimento di filiazione stabilito legalmente negli Stati Uniti.

La Corte aveva concluso che non vi era stata violazione del diritto dei richiedenti al rispetto della loro vita familiare, ma che vi era stata una violazione del diritto dei bambini al rispetto della sua vita privata.

Nella sua richiesta di parere consultivo, la Corte di Cassazione ha indicato che la sua giurisprudenza si era evoluta in seguito alla sentenza Mennesson.

La trascrizione del certificato di nascita di un bambino nato da GPA praticata all'estero è ora possibile, a condizione che questo atto designi il 'padre intenzionale' come il padre del bambino quando esso è il 'padre biologico'. La trascrizione rimane impossibile per quanto riguarda la maternità intenzionale.

Il 16 febbraio 2018, il tribunale civile (di Nantes - ndr) ha accolto la richiesta di riesame del ricorso in cassazione presentato contro la sentenza della Corte d'appello di Parigi del 18 marzo 2010 che aveva annullato la trascrizione sui registri dello stato civile francese dei certificati di nascita americani dei bambini dei Mennesson".

Che cosa chiede - allora - la Corte di Cassazione francese alla CEDU?

"La Corte di cassazione indirizza alla Corte le seguenti domande:

"1. Rifiutandosi di trascrivere nei registri di stato civile il certificato di nascita di un bambino nato all'estero a seguito di maternità surrogata - nel quale viene designata come sua 'madre legale' la 'madre intenzionale' -, nonostante il fatto che la trascrizione dell'atto è stato ammesso in quanto il 'padre intenzionale' corrisponde al padre biologico del bambino, lo Stato va oltre il margine di discrezionalità a sua disposizione, ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali? A tal proposito, è necessario effettuare delle distinzioni in relazione al fatto che il bambino sia stato concepito o meno con i gameti della 'madre intenzionale'?"

"2. In caso di risposta positiva a una delle due domande precedenti, la possibilità per la 'madre intenzionale' di adottare il figlio del coniuge che ne è padre biologico – quale metodo per riconoscerne la genitorialità -, soddisfa i requisiti dell'articolo 8 della Convenzione?".

Leggiamo le risposte della Corte di Strasburgo alle due precise domande poste dalla Corte di Cassazione francese.

"Sul primo punto

La Corte fa riferimento al principio essenziale secondo cui, ogni volta che è in gioco la situazione di un minore, debba prevalere l'interesse superiore del minore.

Rileva che la mancanza di riconoscimento di una relazione genitore-figlio (lien de filiation) tra un bambino nato attraverso GPA praticata all’estero e la 'madre intenzionale' abbia conseguenze negative su molti aspetti del diritto del bambino al rispetto della sua vita privata (sur plusieurs aspects du droit de l’enfant au respect de la vie privée).

E’ consapevole del fatto che, nel contesto di una GPA, il miglior interesse del minore non si limiti al rispetto di questi aspetti del suo diritto alla sua vita privata. Comprende altri elementi fondamentali, (qui ne plaident pas nécessairement en faveur de la reconnaissance d’un lien de filiation avec la mère d’intention) che non giocano necessariamente in favore del riconoscimento di una relazione di filiatione con la madre intenzionale, come la protezione contro il rischio di abusi con la GPA e l'opportunità di conoscere le proprie origini".

In considerazione delle conseguenze negative per il diritto alla vita privata del minore e del fatto che l'interesse superiore del minore include anche il riconoscimento giuridico delle persone che hanno la responsabilità di prendersi cura del bambino, di garantirne il soddifacimento dei bisogni e del benessere personale e l'opportunità di vivere e crescere all’interno di in un ambiente stabile, la Corte ritiene che l'impossibilità generale e assoluta di ottenere il riconoscimento del legame tra un bambino nato Un GPA all’estero e la 'madre intenzionale' non sia conciliabile con il miglior interesse del bambino, il che richiede almeno la valutazione caso per caso, di ciascuna situazione nelle circostanze particolari e specifiche che le caratterizzano".

E poi aggiunge:

"Per quanto riguarda il 'caso' Mennesson, la Corte ha ricordato che l'estensione del margine di discrezionalità disponibile per gli Stati varia a seconda delle circostanze. Quindi, specialmente quando – come su questo tema -, non c'è un consenso unanime negli Stati membri del Consiglio d'Europa, e quando il caso solleva delicate questioni morali o etiche, il margine di discrezionalità è ampio. Tuttavia, la Corte ha ricordato che quando - come nella fattispecie in cui si tratta del legame di genitorialità - è in gioco un aspetto particolarmente importante dell'identità di un individuo, il margine lasciato allo Stato è di solito più ristretto.

La Corte ha concluso pertanto che il margine di discrezionalità disponibile per lo Stato debba essere mitigato. Tenuto conto delle esigenze dell'interesse superiore del minore e della riduzione del margine di discrezionalità, la Corte è del parere che, in una situazione come quella per la quale la Corte di Cassazione ha sollevato i propri interrogativi, il diritto al rispetto della vita privata di un bambino nato all'estero con maternità surrogata richieda che la legge nazionale offra la possibilità di riconoscere un rapporto di filiazione tra questo bambino e la madre intenzionale, madre intenzionale che è stata designata nel certificato di nascita legalmente stabilito all'estero come '"madre legale'".

Fermiamoci un attimo su questa prima risposta della CEDU.

Ambigua e in parte contradditoria. In Francia, il riconoscimento nei registri di stato civile dei bambini nati con la pratica dell'utero in affitto all'estero e dei relativi legami filiali resta "il simbolo della frontiera sfumata fra il divieto formale della pratica e l’accettazione indiretta sempre più estesa della stessa surrogata", scrive correttamente il gioanlista Daniele Zappalà su "Avvenire" (si veda: "Utero in affitto, la sentenza ambigua della Corte europea dei diritti umani", "Avvenire", 10 aprile 2019).Infatti, come avete potuto notare, la trascrizione dei bambini allo stato civile si è parzialmente diffusa nella scia di una sentenza europea della stessa Cedu nel 2014, proprio sul caso Mennesson. Lo ammette la stessa Corte di Cassazione francese. "Ma per quanto riguarda le madri - aggiunge Zappalà -, i fori transalpini hanno difeso il principio della 'realtà del parto', ribadito nel 2017 dalla Corte di cassazione, dunque il divieto di trascrivere nei registri la 'madre intenzionale', al di là delle diciture negli atti di nascita stranieri". Faccio inoltre notare due ulteriori aspetti. La CEDU sta affermando che di fatto la pratica dell'utero in affitto sia una sorta di "male minore" se serve perchè un bambino possa avere riconosciuti legalmente padre e madre anche se non sono i genitori biologici. Pazienza se con l' utero in affitto si vadano a ledere "altri elementi fondamentali" - come la stessa CEDU ammette -, quali il "rischio di abusi con la GPA e l'opportunità di conoscere le proprie origini". Il secondo elemento è una domanda (retorica, si intende): se la pratica dell'utero in affitto fosse davvero condannata dall'Unione Europea (come lo è in tantissimi stati membri), per quale motivo dovrebbe essere prevalente un ordinamento giuridico di uno stato estero nel quale essa è legalizzata rispetto all'ordinamento comunitario?

Andiamo avanti e leggiamo le risposte della CEDU alla seconda domanda posta dalla Corte di Cassazione francese.

"Sul secondo punto

È nell'interesse del bambino nato da un GPA praticata all'estero, concepito con i gameti di un terzo donatore, che la durata dell'incertezza in cui il bambino si trova in relazione alla situazione di genitorialità con la 'madre intenzionale' sia la più breve possibile. Tuttavia, non si può da qui dedurne che gli Stati membri siano obbligati a optare per la trascrizione dei certificati di nascita legalmente stabiliti all'estero.

La Corte osserva che non esiste un consenso europeo su questa questione e osserva altresì che l'identità dell'individuo è meno direttamente in gioco quando si tratta dei mezzi da utilizzare per riconoscere la filiazione.

Ritiene pertanto che la scelta dei mezzi per consentire il riconoscimento del vincolo figlio-genitore rientri nel margine di discrezionalità degli Stati membri (le choix des moyens pour permettre la reconnaissance du lien enfants-parents d’intention tombe dans la marge d’appréciation des Etats).

La Corte ritiene inoltre che l'articolo 8 della Convenzione non imponga un obbligo generale agli Stati di riconoscere ab initio un rapporto di filiazione tra il bambino e la madre intenzionale.

Ciò di cui il bambino ha bisogno è che il legame, legalmente stabilito all'estero, possa essere riconosciuto al più tardi quando si è concretizzato.

Non spetta alla Corte, ma alle autorità nazionali valutare, alla luce delle particolari circostanze dei singoli casi, se e quando tale connessione si sia materializzata.

Non si può dedurre dal miglior interesse del bambino che il riconoscimento del rapporto genitore-figlio tra il bambino e la 'madre intenzionale' richieda agli Stati membri di trascrivere il certificato di nascita straniero che designa la madre intenzionale come madre legale.

Altre vie possono essere percorse per rispettare appieno il supremo interesse del minore, compresa l'adozione che, per quanto riguarda il riconoscimento di questo legame, 'produit des effets de même nature que la transcription de l’acte de naissance étranger', produce effetti della stessa natura quali quelli che produrrebbero la trascrizione del certificato di nascita straniero".

È importante, tuttavia, che le modalità previste dalla legislazione nazionale garantiscano l'efficacia e la rapidità della loro attuazione, nel rispetto dell'interesse superiore del minore".

Questa seconda risposta è un capolavoro di abilità politica. In un colpo solo, la Corte di Strasburgo stabilisce che non sia affatto necessario effettuare delle distinzioni in relazione al fatto che il bambino sia stato concepito o meno con i gameti della 'madre intenzionale' nell'intimare agli Stati membri di stabilire un legame di filiazione, con adozione o con qualsiasi altro mezzo, fondandosi unicamente sul fatto compiuto di una surrogata all’estero. Questa posizione ambigua ostacola la realizzazione del divieto di qualsiasi surrogata e fornisce l'escamotage a qualsiasi coppia che ne abbia fruito: basta che la coppia si presententi davanti all'ufficio anagrafico di qualsiasi comune francese con in mano questo parere e lo mette di fronte al fatto compiuto. Che succede a quel punto? Semplice: la coppia diventa a tutti gli effetti padre e madre legali e legittimi sul certificato anagrafico di famiglia dei bimbi nati con la pratica dell'utero in affitto. Non ci vuole un esperto di giurisprudenza internazionale per capirlo. Lo spiega benissimo "Le Monde" nel riportare l'esultanza di vittoria da parte della famiglia Mennesson. "Questo parere della CEDU riconosce che l'interesse superiore del minore deve essere applicato per primo e che il giudice deve assicurarsi che i mezzi per stabilire una doppia filiazione siano efficaci e rapidi", dichiara Dominique Mennesson.

"Nel caso della coppia Mennesson, la battaglia legale sarà ora quello di stabilire un'affiliazione materna, non con l'adozione - che sarebbe completamente grottesca per loro - ma attraverso il possesso di uno status che è stato loro riconosciuto [2018] dall'Alta Corte di Nantes, cioè essere a tutti gli affetti padre e madre", dichiara Patrice Spinosi, avvocato della coppia (si veda "GPA: la CEDH impose l’obligation de reconnaître une filiation avec la mère d’intention", di Solène Cordier, "Le Monde", 10 aprile 2019).

Che cosa chiede - allora - la Corte di Cassazione francese alla CEDU?

"La Corte di cassazione indirizza alla Corte le seguenti domande:

"1. Rifiutandosi di trascrivere nei registri di stato civile il certificato di nascita di un bambino nato all'estero a seguito di maternità surrogata - nel quale viene designata come sua 'madre legale' la 'madre intenzionale' -, nonostante il fatto che la trascrizione dell'atto è stato ammesso in quanto il 'padre intenzionale' corrisponde al padre biologico del bambino, lo Stato va oltre il margine di discrezionalità a sua disposizione, ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali? A tal proposito, è necessario effettuare delle distinzioni in relazione al fatto che il bambino sia stato concepito o meno con i gameti della 'madre intenzionale'?"

"2. In caso di risposta positiva a una delle due domande precedenti, la possibilità per la 'madre intenzionale' di adottare il figlio del coniuge che ne è padre biologico – quale metodo per riconoscerne la genitorialità -, soddisfa i requisiti dell'articolo 8 della Convenzione?".

Leggiamo le risposte della Corte di Strasburgo alle due precise domande poste dalla Corte di Cassazione francese.

"Sul primo punto

"La Corte fa riferimento al principio essenziale secondo cui, ogni volta che è in gioco la situazione di un minore, debba prevalere l'interesse superiore del minore.

Rileva che la mancanza di riconoscimento di una relazione genitore-figlio (lien de filiation) tra un bambino nato attraverso GPA praticata all’estero e la 'madre intenzionale' abbia conseguenze negative su molti aspetti del diritto del bambino al rispetto della sua vita privata (sur plusieurs aspects du droit de l’enfant au respect de la vie privée).

E’ consapevole del fatto che, nel contesto di una GPA, il miglior interesse del minore non si limiti al rispetto di questi aspetti del suo diritto alla sua vita privata.

Comprende altri elementi fondamentali, (qui ne plaident pas nécessairement en faveur de la reconnaissance d’un lien de filiation avec la mère d’intention) che non giocano necessariamente in favore del riconoscimento di una relazione di filiatione con la madre intenzionale, come la protezione contro il rischio di abusi con la GPA e l'opportunità di conoscere le proprie origini".

"In considerazione delle conseguenze negative per il diritto alla vita privata del minore e del fatto che l'interesse superiore del minore include anche il riconoscimento giuridico delle persone che hanno la responsabilità di prendersi cura del bambino, di garantirne il soddifacimento dei bisogni e del benessere personale e l'opportunità di vivere e crescere all’interno di in un ambiente stabile, la Corte ritiene che l'impossibilità generale e assoluta di ottenere il riconoscimento del legame tra un bambino nato Un GPA all’estero e la 'madre intenzionale' non sia conciliabile con il miglior interesse del bambino, il che richiede almeno la valutazione caso per caso, di ciascuna situazione nelle circostanze particolari e specifiche che le caratterizzano".

E poi aggiunge:

"Per quanto riguarda il 'caso' Mennesson, la Corte ha ricordato che l'estensione del margine di discrezionalità disponibile per gli Stati varia a seconda delle circostanze.

Quindi, specialmente quando – come su questo tema -, non c'è un consenso unanime negli Stati membri del Consiglio d'Europa, e quando il caso solleva delicate questioni morali o etiche, il margine di discrezionalità è ampio. Tuttavia, la Corte ha ricordato che quando - come nella fattispecie in cui si tratta del legame di genitorialità - è in gioco un aspetto particolarmente importante dell'identità di un individuo, il margine lasciato allo Stato è di solito più ristretto.

La Corte ha concluso pertanto che il margine di discrezionalità disponibile per lo Stato debba essere mitigato.

Tenuto conto delle esigenze dell'interesse superiore del minore e della riduzione del margine di discrezionalità, la Corte è del parere che, in una situazione come quella per la quale la Corte di Cassazione ha sollevato i propri interrogativi, il diritto al rispetto della vita privata di un bambino nato all'estero con maternità surrogata richieda che la legge nazionale offra la possibilità di riconoscere un rapporto di filiazione tra questo bambino e la madre intenzionale, madre intenzionale che è stata designata nel certificato di nascita legalmente stabilito all'estero come 'madre legale'".

Fermiamoci un attimo su questa prima risposta della CEDU.

Ambigua e in parte contradditoria.

In Francia, il riconoscimento nei registri di stato civile dei bambini nati con la pratica dell'utero in affitto all'estero e dei relativi legami filiali resta "il simbolo della frontiera sfumata fra il divieto formale della pratica e l’accettazione indiretta sempre più estesa della stessa surrogata", scrive correttamente il giornalista Daniele Zappalà su "Avvenire" (si veda: "Utero in affitto, la sentenza ambigua della Corte europea dei diritti umani", "Avvenire", 10 aprile 2019).

Infatti, come avete potuto notare, la trascrizione dei bambini allo stato civile si è parzialmente diffusa nella scia di una sentenza europea della stessa Cedu nel 2014, proprio sul caso Mennesson.

Lo ammette la stessa Corte di Cassazione francese.

"Ma per quanto riguarda le madri - aggiunge Zappalà -, i fori transalpini hanno difeso il principio della 'realtà del parto', ribadito nel 2017 dalla Corte di cassazione, dunque il divieto di trascrivere nei registri la 'madre intenzionale', al di là delle diciture negli atti di nascita stranieri".

Faccio inoltre notare due ulteriori aspetti.

La CEDU sta affermando che di fatto la pratica dell'utero in affitto sia una sorta di "male minore", se serve perchè un bambino possa avere riconosciuti legalmente padre e madre anche se non sono i genitori biologici.

Pazienza se con l' utero in affitto si vadano a ledere "altri elementi fondamentali" - come la stessa CEDU ammette -, quali il "rischio di abusi con la GPA e l'opportunità di conoscere le proprie origini".

Il secondo elemento è una domanda (retorica, si intende): se la pratica dell'utero in affitto fosse davvero condannata dall'Unione Europea (come lo è in tantissimi stati membri), per quale motivo dovrebbe essere prevalente un ordinamento giuridico di uno stato estero nel quale essa è legalizzata rispetto all'ordinamento comunitario?

Andiamo avanti e leggiamo le risposte della CEDU alla seconda domanda posta dalla Corte di Cassazione francese.

"Sul secondo punto

"È nell'interesse del bambino nato da un GPA praticata all'estero, concepito con i gameti di un terzo donatore, che la durata dell'incertezza in cui il bambino si trova in relazione alla situazione di genitorialità con la 'madre intenzionale' sia la più breve possibile.

Tuttavia, non si può da qui dedurne che gli Stati membri siano obbligati a optare per la trascrizione dei certificati di nascita legalmente stabiliti all'estero.

La Corte osserva che non esiste un consenso europeo su questa questione e osserva altresì che l'identità dell'individuo è meno direttamente in gioco quando si tratta dei mezzi da utilizzare per riconoscere la filiazione.

Ritiene pertanto che la scelta dei mezzi per consentire il riconoscimento del vincolo figlio-genitore rientri nel margine di discrezionalità degli Stati membri (le choix des moyens pour permettre la reconnaissance du lien enfants-parents d’intention tombe dans la marge d’appréciation des Etats).

La Corte ritiene inoltre che l'articolo 8 della Convenzione non imponga un obbligo generale agli Stati di riconoscere ab initio un rapporto di filiazione tra il bambino e la madre intenzionale.

Ciò di cui il bambino ha bisogno è che il legame, legalmente stabilito all'estero, possa essere riconosciuto al più tardi quando si è concretizzato.

Non spetta alla Corte, ma alle autorità nazionali valutare, alla luce delle particolari circostanze dei singoli casi, se e quando tale connessione si sia materializzata.

Non si può dedurre dal miglior interesse del bambino che il riconoscimento del rapporto genitore-figlio tra il bambino e la 'madre intenzionale' richieda agli Stati membri di trascrivere il certificato di nascita straniero che designa la madre intenzionale come madre legale.

Altre vie possono essere percorse per rispettare appieno il supremo interesse del minore, compresa l'adozione che, per quanto riguarda il riconoscimento di questo legame, 'produit des effets de même nature que la transcription de l’acte de naissance étranger', produce effetti della stessa natura quali quelli che produrrebbero la trascrizione del certificato di nascita straniero.

È importante, tuttavia, che le modalità previste dalla legislazione nazionale garantiscano l'efficacia e la rapidità della loro attuazione, nel rispetto dell'interesse superiore del minore".

Questa seconda risposta è un capolavoro di abilità politica.

In un colpo solo, la Corte di Strasburgo stabilisce che non sia affatto necessario effettuare delle distinzioni in relazione al fatto che il bambino sia stato concepito o meno con i gameti della 'madre intenzionale' nell'intimare agli Stati membri di stabilire un legame di filiazione, con adozione o con qualsiasi altro mezzo, fondandosi unicamente sul fatto compiuto di una surrogata all’estero.

Questa posizione ambigua ostacola la realizzazione del divieto di qualsiasi surrogata e fornisce l'escamotage a qualsiasi coppia che ne abbia fruito: basta che la coppia si presententi davanti all'ufficio anagrafico di qualsiasi comune francese con in mano questo parere e lo mette di fronte al fatto compiuto.

Che succede a quel punto?

Semplice: la coppia diventa a tutti gli effetti padre e madre legali e legittimi sul certificato anagrafico di famiglia dei bimbi nati con la pratica dell'utero in affitto.

Non ci vuole un esperto di giurisprudenza internazionale per capirlo.

Lo spiega benissimo "Le Monde" nel riportare l'esultanza di vittoria da parte della famiglia Mennesson.

"Questo parere della CEDU riconosce che l'interesse superiore del minore deve essere applicato per primo e che il giudice deve assicurarsi che i mezzi per stabilire una doppia filiazione siano efficaci e rapidi", dichiara Dominique Mennesson.

"Nel caso della coppia Mennesson, la battaglia legale sarà ora quello di stabilire un'affiliazione materna, non con l'adozione - che sarebbe completamente grottesca per loro - ma attraverso il possesso di uno status che è stato loro riconosciuto [2018] dall'Alta Corte di Nantes, cioè essere a tutti gli affetti padre e madre", dichiara Patrice Spinosi, avvocato della coppia (si veda "GPA: la CEDH impose l’obligation de reconnaître une filiation avec la mère d’intention", di Solène Cordier, "Le Monde", 10 aprile 2019).

L'escamotage fornito dalla CEDU è quello di continuare a giocare su ricorsi giuridici sia a livello di stato membro che ricorrendo di nuovo alla CEDU.

Mi si permetta un'ultimo interrogativo (sempre retorico).

Premessa.

L'adozione rende a tutti gli effetti padre e madre legali la coppia che - risultata idonea, secondo le modalità stabilite da ogni stato membro dell'UE - giunga al termine di un lunghissimo iter burocratico di azione di un minore. Diventano padre e madre, indipendentemente dallo status biologico del legame genitoriale.

Mi spiegate - dunque - come si può chiudere gli occhi e sostenere che il ricorso ad altre vie, come l'adozione, possa essere equiparabile al ricorso alla pratica dell'utero in affitto?

Perchè questo sostiene la CEDU:

"Altre vie possono essere percorse per rispettare appieno il supremo interesse del minore, compresa l'adozione che, per quanto riguarda il riconoscimento di questo legame, 'produit des effets de même nature que la transcription de l’acte de naissance étranger', produce effetti della stessa natura quali quelli che produrrebbero la trascrizione del certificato di nascita straniero".

Allora ha pienamente ragione Nichi Vendola nello spottone sull'utero in affitto fornitogli da "La7" in due recenti interviste Tv, una a "Piazza Pulita" di Formigli e una a "L'Aria che tira" di Myrta Merlino.

In un articolo a firma dello stesso Formigli apparso su "Elle" in data 04 aprile 2019 dal titolo "Tobia figlio dell'amore", testuali parole:

"Raramente mi è capitato di ricevere reazioni più forti che dopo aver intervistato Nichi Vendola sulla sua paternità, giovedì scorso a Piazzapulita - scrive Formigli -.

Si era alla vigilia del Congresso internazionale sulla famiglia di Verona e Nichi, assente da molto tempo dalla scena politica, ha accettato il mio invito per raccontare la sua vicenda personale.

Sposato con Ed, è diventato padre attraverso la gestazione per altri: una donna ha donato l’ovulo da fecondare, un’altra ha tenuto il feto in grembo.

Così è nato Tobia, con due mamme (americane) e due papà, all’incrocio fra natura, tecnologia e desiderio".

"Vendola ha spiegato di aver accettato la gestazione per altri a patto che le due donne continuassero a vedere il bambino. Tobia, appena sarà un po’ cresciuto, conoscerà tutto di loro.

Ho chiesto a Nichi cosa pensasse dell’espressione 'utero in affitto', mi ha risposto che lui e suo marito non hanno affittato un utero ma costruito una relazione con due donne con le quali si scambiano foto, videochiamate e presto anche visite.

Che cosa pensa, ho insistito, del fatto che molti, anche nella sinistra laica alla quale lui appartiene, sono contrari alla gestazione per altri (Gpa) per il suo spirito mercantile, per il fatto di prevedere uno scambio di denaro?

La sua risposta è una domanda: 'Perché si parla dello scambio di soldi nelle Gpa e non nelle adozioni internazionali quando si acquistano bambini dalle famiglie dei Paesi più poveri?'.

La ragione per Nichi è semplice: perché nelle Gpa sono coinvolti quei gay che si vuole ancora discriminare".

Se fossi una associazione che si occupa di adozioni internazionali o una famiglia che dopo lunghe trafile burocratiche e spendendo di tasca propria decine di migliaia di euro giunge finalmente ad adottare un bambino, non avrei alcuna remora a denunciare Nichi Vendola per diffamazione.

Non è accettabile, no, paragonare l'utero in affitto con l'adozione internazionale: è un insulto, oltre che una volgare menzogna.

E' la stessa ratio utilizzata dalla CEDU.

Chiunque abbia anche una semplice infarinatura di che cosa sia una adozione (nazionale od internazionale, non sposta la questio), sa benissimo che trattasi - questa sì- di un atto d'amore e di un dono nei confronti di minori che non hanno i propri genitori.

Che c'azzecca l'utero in affitto con l'adozione?

C'azzecca, se si vuole a tutti i costi sdoganare la pratica dell'utero in affitto come una pratica tutto sommato accettabile.

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Il triplete de La7 sull’utero in affitto

Il triplete de "La7" sull'utero in affitto

di Davide Vairani

Non erano bastate - evidentemente - due interviste a Nichi Vendola: l'emittente "La7" fa il triplete, con lo show di Monica Cirinnà a stretto giro di boa.

Occorre aprire, anzi spalancare, la finestra di Overton, affinchè ciò che era impensabile solo fino a qualche decennio si tramuti in normalità di pensiero comune.

Non si tratta di complottismo: non esiste una regia unica e occulta che tiri i fili dietro le quinte. Non siamo in un film di fantascienza e nemmeno in un romanzo distopico (anche se le atmosfere anguste ci sono tutte).

Se così fosse, per paradosso potremmo nutrire la speranza di tornare ad essere umani: se il nemico fosse un unico Grande Fratello, scoperchiato l'inganno, sarebbe molto più semplice abbatterlo e sostituirlo con una Grande Regia del Bene.

Ci troviamo - al contrario - in una sorta di "guerra mondiale a pezzi" condotta sul piano antropologico ed etico, nella quale i meccanismi comunicativi giocano un ruolo decisivo.

Perchè funzioni a pieno regime, la finestra di Overton deve agire contestualmente su due piani: il registro dei messaggi espliciti (contenuti agiti in forma di slogan e senza contraddittorio) e il registro dei messaggi indiretti.

Se i primi, i messaggi espliciti, sono sostanzialmente facili da cogliere, il registro dei messaggi indiretti contiene una pluralità di input meno evidenti e purtuttavia molto efficaci.

Il triplete dell'emittente "La7" provate a leggerlo tenendo a mente questi due rigistri comunicativi e vedete che cosa ne esce.

Non vi ho convinto? Facciamo un esercizio insieme, se vi va.

Nichi Vendola, giacca e cravatta, non brandisce cartelli e non incita con slogan, parla con pacatezza. Sotto i riflettori degli studi di La7, rilascia due interviste, a breve distanza l'una dall'altra: da Corrado Formigli - una ventina di minuti - per “Piazza Pulita”, puntata del 28 marzo 2019, e da Myrta Merlino, poco più di sei minuti, "Aria che Tira", puntata del 03 aprile 2019.

Sul registro dei messaggi indiretti annotatevi questi elementi, per ora: uomo, omosessuale, di sinistra, cattolico ("Sono sempre stato cattolico e omosessuale, non l’ho mai nascosto. E dichiararsi non è pettegolezzo. E’ carne, fatica, sangue, dolore, emarginazione, offese, violenza. Sono sempre stato anche cattolico e comunista, come la mia famiglia. Ed è stato forse più facile dire la mia omosessualità ai preti che al partito", in "Io, gay e cattolico: più facile dirlo ai preti che al partito", "Corriere della Sera", 16 aprile 2010).

Vendola in una sola settimana parla in video ad una pluralità di target: in prima serata e poco prima dell'ora di pranzo. Un Vendola che - senza contraddittorio - offre una narrazione che tocca fondamentalmente le corde delle emozioni e dei sentimenti, orientata a portare il telespettatore più ad immedesimarsi con lui che a riflettere sulle implicazioni etiche ed antropologiche degli slogan vendoliani.

Vendola viene a spiegare che la pratica dell'utero in affitto è un atto gratuito d'amore; che non si può parlare di mercificazione del corpo della donna se le si offre un "rimborso" per avere prestato il proprio utero per fare felice una coppia omosessuale, dato che tale pratica non sarebbe dissimile da quelle coppie che ricorrono all'adozione internazionale per la quale (adozione) sborsano fior di soldi; che non esiste la famiglia, ma ogni relazione ha diritto ad avere un figlio, perchè dove c'è amore c'è famiglia, ergo, esistono mille forme di famiglia tutte tra loro eguali con eguali diritti.

Chi non vede la realtà secondo la narrazione vendoliana è di estrema destra, razzista ed omofobo (non a caso Vendola se la prende con Salvini, il ministro della pubblica istruzione e il ministro della famiglia, tutti leghisti).

Vendola parla ai cattolici ed alla sinistra, indicando ad entrambi la retta via da seguire. Insomma, ai primi ricorda il "chi sono io per giudicare", ai secondi (la sinistra) ricorda che le battaglie di uguaglianza e libertà stanno solo a sinistra. Chiaro il messaggio?

E qui entra in scena Monica Cirinnà.

Siamo sempre a "La7", ma questa volta si cambia strategia comunicativa. La Cirinnà è ospite nel programma "Coffee break": ore 9.40 di mattina, 05 aprile 2019. Un format televisivo diverso, in una fascia oraria nella quale occorrono più voci e informazioni smart.

Il contraddittorio - infatti - c'è: Luigi Amicone, Diego Fusaro e Alessandro Rosina.

Si entra sul tema "utero in affitto", sulla scia delle affermazioni di Vendola, del Congresso mondiale della famiglie e delle notizie di cronaca.

Attenzione al registro dei messaggi indiretti.

Lo scrive bene la giornalista e scrittrice Marina Terragni: "quindi, un esponente della destra cattolica e un filosofo molto contestato e addirittura caricaturizzato per le sue posizioni. Come a dire: chi è contro l’utero in affitto o è di destra o è un intellettuale eccentrico. Essere pro invece è di sinistra ed è la giusta posizione, l’opinione mainstream (si astiene invece dall’entrare sul tema il quarto invitato, il sociologo Alessandro Rosina)".

Aggiungo io altri elementi: Luigi Amicone è un noto cattolico; la Cirinnà è donna, di sinistra e - soprattutto - colei che più di ogni altra persona ha lavorato per promuovere, sostenere e fare approvare la legge sulle unioni civili, legge contro la quale si sono organizzati i Family Day degli ultra conservatori cattolici silenziati persino dai loro Vescovi.

Chiaro il messaggio?

Dopo la messa in onda di un servizio su una coppia di uomini trapanesi che lamentano di non essere stati iscritti all’anagrafe come entrambi padri dei loro gemelli nati da surrogata (anzi: “da fecondazione assistita”, ammorbidisce la cronista), la Cirinnà lamenta che a causa del tradimento dei pentastellati la sua legge sulle unioni civili manca dell’emendamento sulla possibilità di adozione del figlio del partner.

"Ma Cirinnà sa bene che le coppie di uomini alle anagrafi non richiedono affatto di poter accedere ad adozione del figlio del partner (cosa che peraltro i Tribunali dei Minori hanno già concessa a svariate coppie di uomini, compresa quella di Vendola e Ed Testa), ma la semplice e immediata trascrizione come entrambi padri, senza che nemmeno si accerti chi sia (e se vi sia) il padre biologico, fatto importantissimo - annota Marina Terragni -: in Ucraina alcune cliniche per l’utero in affitto sono state chiuse per aver utilizzato seme di terzi non identificati, quindi per aver messo in commercio bambini nati da ignoti".

Il conduttore difende la surrogata: "ma non diciamo sempre che in questo paese si fanno pochi figli?", come se il ricorso alla pratica dell'utero in affitto potesse costituire una soluzione al collasso demografico.

“Il punto è dare soluzione ai problemi di quei bambini che sono già nati, che non possono pagare il modo in cui sono nati”, risponde la Cirinnà.

"Certo - scrive sempre Marina Terragni -. Ma tolto il fatto che l’utero in affitto è reato in Italia come praticamente in tutto il mondo (sia il conduttore sia Cirinnà omettono di dirlo: è solo Luigi Amicone a ricordarlo), paesi europei decisamente gay friendly come Francia, Spagna e Svezia iscrivono alle anagrafi solo il padre biologico, rinviando il suo compagno alla possibilità di adottare. E’ esattamente la situazione della coppia trapanese, che a quanto pare da noi è scandalosa, mentre in quei paesi è la norma serenamente accettata".

Continua la Cirinnà: “Il 98% delle coppie che vanno all’estero a fare Gpa sono coppie eterosessuali, solo lo 0.2% è costituito da coppie omosessuali”.

E qui arriva il colpo finale: “Se mettessimo mano alla legge 40 e aprissimo a questa tecnica per fare in modo che anche le coppie sterili con un desiderio di genitorialità possano arrivare a ottenerla con l’aiuto della medicina, sarebbe una bella cosa”.

La narrazione della Cirinnà - esattamente come quella di Vendola - parla al livello emozionale dei telespettatori, portandoli ad immedesimarsi in quelle povere coppie eterosessuali sterili che con la fecondazione eterologa cercano solamente di ottenere ciò che la natura non ha concesso loro, cioè avere un figlio.

Proprio qui si posiziona il registro dei messaggi non espliciti: povere coppie omosessuali, alle quali - pur amandosi tanto - la natura non ha concesso loro la possibilità di avere un figlio!

Ecco - dunque - che la pratica dell'utero in affitto si trasforma in una tecnica di fecondazione assistita. E allora diventi cosa buona e giusta cestinare la legge 40, aprire la fecondazione assistita a tutti e a tutte: se c'è l'amore ...

Chiaro il messaggio?

Poco importa se si mente sapendo di mentire.

"Altra balla - riporto sempre il pensiero di Marina Terragni -: secondo il coordinamento Lgbt di Milano le Gpa realizzate da coppie di uomini sono il 30% del totale. Una percentuale che va poi interpretata: se è vero che i gay sono il 2% della popolazione (4% tra gay e lesbiche), il 30% delle Gpa è in capo a questo 2%, mentre il restante 70% di Gpa si spalma sul 96% della popolazione, quella eterosessuale. E’ evidente quindi che l’utero in affitto interessa molto di più i gay che gli etero, e del resto sono unicamente i gay a farne oggetto di campagna politica".

Marina Terragni proviene da storie e culture differenti dalle mie, molto probabilmente su altri temi di natura etica ci troveremmo su posizioni contrarie.

Sull'abominevole pratica dell'utero in affitto la pensiamo allo stesso modo.

Quando nel 2014 Mario Adinolfi scrisse il famigerato libretto rosso "Voglio la Mamma", sosteneva le stesse posizioni.

Fu massacrato di insulti, a partire dal vasto mondo femminista dal quale proviene la stessa Terragni.

Quello stesso variegato mondo femminista che - oggi - sembra mettere in minoranza la Terragni.

"Figli dei gay, centomila in Italia": vi ricordate i titoli di giornale?

"Federico, Joshua e Sara sono bambini come gli altri. Socievoli, sereni, bravi a scuola, pieni di amici, a volte capricciosi, a volte ubbidienti. Ma diverso è il loro certificato anagrafico perché per la legge italiana, a differenza di quanto avviene in molti altri Paesi europei, questi tre minori hanno un solo genitore, la loro mamma biologica. L’altra madre, quella che li ha cresciuti dalla nascita insieme alla sua compagna, non figura da nessuna parte. Loro fanno finta di niente. Quando portano a casa la pagella pretendono che la firmino tutti e due i genitori. E se finiscono in ospedale vogliono averli al fianco entrambi. Ma la verità è che sono 'figli di un dio minore', cittadini di serie B, costretti a vivere con la metà delle tutele dei loro coetanei. È il destino che il nostro Paese riserva ai piccoli nati nelle famiglie omosessuali, una possibilità non contemplata dalla nostra legislazione.

In Italia si calcola che siano centomila i minori con almeno un genitore gay.

Ci sono quelli nati da unioni eterosessuali, poi sfociate in un divorzio, ma molti, sempre di più, sono invece vissuti sin dall’inizio in una casa con due mamme e due papà.

Secondo la ricerca Modi.di, condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni ha prole. Se si considerano tutte le fasce d’età sono genitori un gay o una lesbica ogni 20.

E, dato ancor più significativo, il 49% delle coppie omosessuali vorrebbe avere bambini".

C'è qualcosa che non mi torna in questa narrazione.

"E i figli? I famosi centomila o duecentomila figli di famiglie omogenitoriali? Ops, anche qui l'Istat è costretta a certificare la verità.

Delle 7.591 coppie omosessuali che si sono dichiarate come coppia stabile che vive sotto lo stesso tetto, una su 14 si occupa di uno o più minori figli di uno dei partner. Bambini e ragazzi trovati a vivere le 7.591 coppie sono in tutto 529.

E i centomila? E i duecentomila? Puf. Spariti nel nulla.  Tra l'altro la stragrande maggioranza di questi 529 bambini o ragazzi sono figli di un normalissimo rapporto tra un uomo ed una donna, hanno anche anagraficamente una madre e un padre, che successivamente ha 'scoperto la propria omosessualità'.

I figli di coppia omogenitoriale, cioè nati da autoinseminazione o fecondazione eterologa in vitro nel caso di coppia lesbica o da procedura di utero in affitto nel caso di coppia gay, sono in Italia qualche decina.

Grazie a Dio. Perché queste pratiche in Italia sono illegali. E illegali devono restare, per la tutela dei soggetti più deboli: i bambini, appunto.

Matrimonio omosessuale e conseguente tutela della omogenitorialità non sono esigenze popolari, non è in corso alcuna 'emergenza dei diritti'.

Sono rivendicazioni antipopolari di un club estremamente ristretto che su questa piattaforma prova a costruire un sistema di potere e denaro (esistono già dieci agenzie intermediarie specializzate che si fanno pagare cifre enormi per attivare le procedure di utero in affitto) da utilizzare a proprio esclusivo beneficio".

da: Mario Adinolfi, "Voglio la mamma 2015 - la notte in cui tutte le vacche sono nere", 2014.

"Figli dei gay, centomila in Italia" è il titolo di un articolo del "Corriere della Sera" del 05 maggio 2008.

La firma è quella di Monica Ricci Sargentini. Un ottimo giornalista, femminista, una delle poche voci chiare e nette che - oggi - si battono contro la pratica dell'utero in affitto.

Sbaglierò, ma sono convinto che - aldilà del conteggio numerico - Monica Ricci Sargentini sia totalmente d'accordo con le affermazioni di Mario Adinolfi che ho appena riportato.

Non esiste il diritto ad avere un figlio: esiste il diritto di un bambino ad avere un papà ed una mamma.

Chi vuole raccontarvi una storia differente mente sapendo di mentire.

La Costituzione italiana dedica alla famiglia e al matrimonio gli articoli 29, 30 e 31, le cui disposizioni sono tra loro connesse.

L’art. 29 può essere paragonato a una trave sorretta da quattro colonne, anzitutto dal principio di solidarietà e da quello personalista dell’art. 2, in cui si afferma che la Repubblica "riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità"; poi dal principio di uguaglianza (ex art. 3 Cost.) e di autonomia riconosciute dall’art. 5.

Degli enti intermedi, la famiglia è l’"ente intermedio base" perché costituisce una sorta di presupposto pre-politico in cui si traduce una visione antropologica di carattere relazionale, in cui la persona è colta nel suo naturale sviluppo crescendo negli affetti e nelle relazioni solidali.

Rispetto alla famiglia "cellula dello Stato" concepita dal fascismo, la famiglia nella Costituzione è pensata come luogo della relazione e della formazione alla vita politica e sociale del Paese.

La famiglia come "società naturale" fondata sul matrimonio si basa sul pensiero giusnaturalista. Il senso del dibattito alla Costituente e l’intenzionalità morale che mosse i costituenti riportano al centro due categorie, quelle di persona e di reciprocità.

La prima rimanda alla responsabilità di realizzarsi mediante il dono di sé, la seconda invece richiama a un elemento antropologico biblico, in cui l’essere umano non può esistere solo, ma soltanto in relazione a un’altra persona.

L’articolo 29 della Costituzione rimanda al concetto personalista della reciprocità che non si limita all’'essere con' ma è soprattutto un 'essere per', sia nell’ambito privato che sociale.

Per la Costituzione non può esistere famiglia se questa non è fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Nella misura in cui questa formazione sociale è produttiva di trame di relazioni interpersonali, da cui derivano diritti e doveri per il divenire della persona e per il bene della società, si richiede un atto formale e solenne per la sua costituzione con il quale coloro che intendono costituire una famiglia si assumono coram omnibus i diritti e i doveri che conseguono alla scelta assunta.

Con buona pace della Cirinnà, questa è la Costituzione italiana, tant'è vero che le unioni civili non fanno riferimento all'art. 29, ma agli art.li 2 e 3 riguardo alle formazioni sociali.

Se si vuole il matrimonio omosessuale, se si vuole che ogni relazione umana sia famiglia (nei diritti e nei doveri), si abbia il coraggio di modificare la Costituzione italiana nei suoi principi cardine.

Ma non ci si faccia scudo di (presunti) diritti negati a bambini "figli" di coppie dello stesso sesso per legittimare l'uso dell'utero in affitto e della fecondazione artificiale per tutti.


Monica Cirinnà (PD): 'Se mettessimo mano alla legge 40 e aprissimo alla procreazione assistita, semplificandola, sarebbe meglio'.


Luigi Amicone (giornalista): 'Si chiama maternità surrogata, utero in affitto che qui in Italia è considerata barbarie, una frode alla legge'.


Monica Cirinnà (PD) vs Luigi Amicone: 'Un conto è parlare di famiglia tradizionale, un altro è parlare di famiglia naturale. Naturale vuol dire precostituita alla forma Stato. Ogni famiglia ha pari dignità'.

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Nichi Vendola: mente sapendo di mentire

Nichi Vendola: mente sapendo di mentire

di Davide Vairani

Nichi Vendola, giacca e cravatta, non brandisce cartelli e non incita con slogan, parla con pacatezza.

Sotto i riflettori degli studi di La7, rilascia due interviste, a breve distanza l'una dall'altra e tra loro collegate: da Corrado Formigli - una ventina di minuti - per “Piazza Pulita”, puntata del 28 marzo 2019: da Myrta Merlino, poco più di sei minuti, "Aria che Tira", puntata del 03 aprile 2019.

Le date non sono scelte a caso. Il 28 marzo si stava per girare il ciak di “quell’adunanza di spettri, pomposi come i restauratori dell’ancien regime del Congresso di Vienna del 1815” – come affettuosamente definito il Congresso mondiale delle famiglie di Verona da Michele Santoro.

Da un punto di vista mediatico, Vendola buca molto di più delle contro-manifestazioni veronesi del "love is love" pensiero.

Le piazze non hanno l'obiettivo di convincere qualche dubbioso, ma di confermare una identità per chi i dubbi non se li pone. Sia per chi vi partecipa che per chi le osserva da spettatore non rappresentano altro che occupare uno spazio pubblico, sul piano fisico e culturale. Un po' come per i cani - mi si perdoni il paragone - che per affermare il proprio dominio territoriale urinano attorno al perimetro che ritengono di loro proprietà.

Nichi Vendola - giacca e cravatta - non ha ospiti a fargli da contro altare e la sua narrazione di fronte a giornalisti più o meno compiacenti si fa persuasiva. E - dunque - per questo più efficace.

"Utero in affitto è un’espressione molto violenta".

E spiega: "Il mio compagno ed io non abbiamo affittato un utero, abbiamo costruito una relazione con due donne e una di loro ha portato nel proprio grembo Tobia. Le nostre famiglie sono intrecciate e andremo a trovarle presto in California".

Rafforza il concetto dalla Merlino: "La mia famiglia è molto tradizionale. Perché siamo una minaccia?".

"Famiglia è una parola che va declinata al plurale - spiega da Formigli - . Ci sono moltissime famiglie, la Famiglia con la maiuscola, con tutta la sua retorica e il suo mito, è un’invenzione. Ogni famiglia è una storia a parte. Ciò che conta è la qualità dell’investimento di amore, la capacità di crescere, proteggere, accudire, un bambino, di non considerarlo un oggetto".

"Salvini interpreta la parte di un radicalismo di destra, che ha come obiettivo polemico i gay, le donne, i diritti di libertà, cioè l’autodeterminazione degli individui. Salvini, per motivi di investimento culturale, costruisce questo tipo di campagna. Accanto a lui ci sono persone che ci credono come Lorenzo Fontana, devoto di quel clericalismo che immagina un Dio servo della Chiesa, e non il contrario".

"Il ministro Fontana dice che non esistono le famiglie arcobaleno - riprende Vendola da Formigli -. La mia famiglia esiste. Tobia è un bambino sereno e da qualche mese sono padre anche legalmente.

Io mi alzo ogni mattina e faccio colazione con mio figlio, lo accompagno a scuola e lo vado a prendere. Giriamo per le strade, siamo accolti in generale con affetto. Siamo una famiglia e mio figlio è sereno.

Da qualche mese sono anche suo padre legalmente, c’è stata un’istruttoria durata quasi un anno. Sono venuti gli assistenti sociali, dovevano interrogare me e Ed per farci avere la custodia legale. Alla fine si sono anche scusati con noi. Dicono che entrano in famiglie a prima vista 'tradizionali' ma che girano intorno alla violenza, al degrado. Questo perché la famiglia tradizionale è una menzogna, una bugia".

Ad "Aria che tira", Vendola riprende la questio utero in affitto. Parla di "donatrice" di ovulo. Nessun  riferimento alla salute delle due donne che per condurre l'impresa sono state bombardate di ormoni. Rifiuta l'espressione "violenta" utero in affitto: quelle donne vogliono bene a Tobia.

Alla domanda di Myrta Merlino: "Ma perché l'hanno fatto?" la risposta non è "perché avevano bisogno di soldi", ma "perché Britney e Charlene avevano un desiderio di dono".

La "donatrice era curiosissima di fare questa esperienza",  mentre la gestante è una che "ama partorire, è un genio del partorire" (giuro, ha detto proprio così!).

L'esponente di "Sinistra Italiana" aggiunge anche: "Avrei adottato, se la legge lo consentisse ai genitori omosessuali".

E infine l'attacco al Congresso della famiglia di Verona: "A Verona sarà il raduno dei bulli di tutto il mondo, e la presenza più grave è il ministro dell’Istruzione. Nelle scuole va contrastato il fenomeno del bullismo, e il bullismo omofobico è una questione seria.

Tra le principali cause di suicidio tra gli adolescenti c’è la paura dello stigma legato alla diversità. Bullismo e omofobia nella scuola sono un problema serio, e siccome questo sarà un raduno di bulli da tutto il mondo, perché sono dei bulli quelli che andranno a Verona a parlare di famiglia tradizionale.

Verranno personalità nei cui Paesi vige il carcere, la tortura, in cui si teorizza la legittimità della pena di morte per i gay.

Credo sia molto grave. Credo che il Governo, in questo caso, stia raccontando di un occidente che vuole liberarsi di quello che aveva promesso, della democrazia liberale, sulla difesa e sulla tutela intransigente della libertà di ognuno. Il rischio è proprio quello di arretrare".

La storia della relazione tra Vendola ed Ed Testa è diventata cosa pubblica per scelta dello stesso Nichi Vendola. Ha deciso lui di rendere mediatico ogni passaggio ed ogni scelta, momenti di tenerezza con il piccolo Tobia, foto ed immagini curate e scelte per mostrare una famiglia, una famiglia come tante, una famiglia con un figlio che come tante vive, soffre e gioisce e che come tante altre chiede solamente di essere rispettata.

Nichi sceglie "Vanity Fair" e "Chi" per annunciarne i momenti decisivi, cioè quotidiani e settimanali popolari e di gossip, per poi approfondire dal vivo con apparizioni mirate in studi televisivi.

E' noto ai più - dunque - che Vendola e il suo compagno si siano rivolti all’Agenzia "Extraordinary Conceptions" di Sacramento in California per affittare un utero.

E' noto che l'atto di nascita del piccolo Tobia (il cui padre biologico è solo ed esclusivamente Ed Testa) sia stato compilato all'anagrafe californiana, dove "la legge consente di scrivere quello che vuoi" (parole testuali di Vendola in una intervista a "Vanity Fair").

"In questo modo - spiegava Vendola a "Vanity Fair" - Tobia è più tutelato e non solo perché Ed è canadese e italiano e dunque assicura a Tobia altri due passaporti". Il cognome? "È Testa e non Vendola".

E' noto che il tribunale dei minori di Roma nel 2018 abbia accettato l’istanza di stepchild adoption presentata da Nichi Vendola nei confronti del figlio biologico del compagno Ed e che Tobia sia stato ufficialmente riconosciuto dall’anagrafe capitolina con il cognome "Testa Vendola", come rivelato dallo stesso Vendola in un’intervista rilasciata al settimanale "Chi".

“Tobia è sempre stato mio figlio, ma il tribunale di Roma mi ha riconosciuto l’adottabilità e quindi da ora in poi porterà anche il mio cognome. Per me e il mio compagno è innanzitutto una grande gioia. Poi, certo, è anche una battaglia vinta. Le polemiche sono state frutto di ignoranza, di superficialità, di volgarità. Viviamo nell’epoca degli odiatori seriali. Che cosa diremo a Tobia quando sarà grande? In realtà lui conosce sia la donna che ci ha donato l’ovulo sia la donna che lo ha portato in grembo. Ci scambiamo foto, video e telefonate. Mio figlio saprà tutta la verità su come è venuto al mondo“, dichiarava Vendola in quell'intervista.

Se siete giunti fino a qui, significa che avete letto ciò che ho scritto sinora e che potete rivedere e riascoltare direttamente dalle parole di Nichi Vendola nelle due interviste che ho citato: non ho inventato, truccato o modificato nulla.

Vendola racconta un mucchio di menzogne sapendo benissimo di mentire.

Personalmente, non mi importa un fico secco del fatto che Vendola sia gay, che abbia un compagno, che vivano sereni e felici la loro relazione. Così come non mi importa replicare in merito ai suoi personali giudizi su Salvini, Fontana, il Congresso di Verona: libero di pensare ciò che crede. Ma a tutto c'è un limite e in queste due interviste Vendola vi è andato molto oltre, anche se in pochissimi lo hanno sottolineato (questo è ciò che preoccupa).

Se non fosse stato per due donne attente e coraggiose, probabilmente non me ne sarei reso conto neppure io.

Monica Ricci Sargentini, giornalista del "Corriere della Sera" e Marina Terragni, giornalista e scrittrice, che subito hanno notato la scelta di Formigli di non fare a Vendola l'unica vera domanda che da giornalista avrebbe dovuto fargli, quanto meno sul piano deontologico: "quanto vi è costata la pratica dell'utero in affitto?".

"L’intervista a Nichi Vendola andata in onda su La7 giovedì 28 marzo ha veicolato ancora una volta l’idea che l’utero in affitto possa essere una pratica gratuita e solidale, una bella storia di amore relazionale" - scrivono in una petizione dal titolo "Piazza Pulita dica la verità sull'utero in affitto" lanciata online con il supporto della rete "Stop Surrogacy Now" -. Eppure è noto che Vendola e il suo compagno per avere Tobia si sono rivolti all’agenzia Extraordinary Conceptions di Sacramento dove i prezzi variano tra i 130mila e i 160mila dollari.

E’ anche un fatto che le madri surrogate firmano dei contratti in cui abdicano al diritto di decidere del proprio corpo e non possono mai cambiare idea. Viene del tutto omesso che nel mondo milioni di donne e femministe si battono per la messa al bando della maternità surrogata e che la Gpa è permessa solo 18 paesi su 206.

Chiediamo, dunque, a Piazza Pulita di fare chiarezza con una puntata che dia voce anche alle voci contrarie, madri surrogate pentite comprese".

Firmato:

  • Jennifer Lahl, Stop Surrogacy Now USA
    Monica Ricci Sargentini,Rete Italiana contro l’utero in affitto
    Marina Terragni, RUA (Resistenza all’utero in affitto)

Ovviamente, non solo Formigli non fornisce alcuna risposta, ma risponde a distanza (senza citarle) con un articolo a sua firma apparso su "Elle" in data 04 aprile 2019 dal titolo:"Tobia figlio dell'amore".

Non so se sia più menzognera e vigliacca l'intervista di Vendola o questa "replica" di Formigli.

"Raramente mi è capitato di ricevere reazioni più forti che dopo aver intervistato Nichi Vendola sulla sua paternità, giovedì scorso a Piazzapulita - scrive Formigli -. Si era alla vigilia del Congresso internazionale sulla famiglia di Verona e Nichi, assente da molto tempo dalla scena politica, ha accettato il mio invito per raccontare la sua vicenda personale. Sposato con Ed, è diventato padre attraverso la gestazione per altri: una donna ha donato l’ovulo da fecondare, un’altra ha tenuto il feto in grembo. Così è nato Tobia, con due mamme (americane) e due papà, all’incrocio fra natura, tecnologia e desiderio".

"Vendola ha spiegato di aver accettato la gestazione per altri a patto che le due donne continuassero a vedere il bambino. Tobia, appena sarà un po’ cresciuto, conoscerà tutto di loro.

Ho chiesto a Nichi cosa pensasse dell’espressione 'utero in affitto', mi ha risposto che lui e suo marito non hanno affittato un utero ma costruito una relazione con due donne con le quali si scambiano foto, videochiamate e presto anche visite.

Che cosa pensa, ho insistito, del fatto che molti, anche nella sinistra laica alla quale lui appartiene, sono contrari alla gestazione per altri (Gpa) per il suo spirito mercantile, per il fatto di prevedere uno scambio di denaro?

La sua risposta è una domanda: 'Perché si parla dello scambio di soldi nelle Gpa e non nelle adozioni internazionali quando si acquistano bambini dalle famiglie dei Paesi più poveri?'.

La ragione per Nichi è semplice: perché nelle Gpa sono coinvolti quei gay che si vuole ancora discriminare".

Una balla così non si può dire.

Se fossi una associazione che si occupa di adozioni internazionali o una famiglia che dopo lunghe trafile burocratiche e spendendo di tasca propria decine di migliaia di euro giunge finalmente ad adottare un bambino non avrei alcuna remora a denunciare Nichi Vendola per diffamazione.

Non è accettabile, no, paragonare l'utero in affitto con l'adozione internazionale: è un insulto oltre che una volgare menzogna che non merita neppure di sprecare una sillaba per spiegarne le differenze sostanziali.

"Per quest’intervista, vi dicevo all’inizio, ho ricevuto reazioni forti - prosegue Formigli -. C’è chi applaude la paternità conquistata, chi si scandalizza e avrebbe voluto ascoltare posizioni diverse. Ci sta. A me resta, nella settimana che ha visto marciare a Verona dietro il simulacro della famiglia tradizionale una destra nostalgica ('Dio, Patria e Famiglia!', scandiva Giorgia Meloni dal palco), la sensazione che Vendola abbia conosciuto con Tobia la felicità senza recar danno ad altri. Dando alla luce con due donne un bambino che non sarebbe altrimenti nato. Il dibattito resta aperto. E l’Italia, con i suoi giornali e le sue tv, un Paese ancora libero di ospitare opinioni diverse".

Il settimanale "Oggi" ricostruiva dettaglio - in un articolo del 2016 - i passaggi, i costi e le procedure legali per avere un figlio da madre surrogata nell’agenzia californiana "Extraordinary Conceptions" a cui si sono rivolti l’ex governatore della Puglia Nichi Vendola e il suo compagno Eddy Testa.

Partendo dall’iscrizione al sito, l’articolo descrive e illustra i cataloghi on line delle 2.090 ragazze donatrici di ovuli e delle 280 portatrici del feto, radiografate in ogni minimo dettaglio fisico ed esistenziale, attraverso dati anagrafici, tratti e caratteristiche fisiche, approfondimenti su storia familiare e condizioni di salute, interviste su studi, impiego, abitudini, religione, interessi, passioni ed eventuali vizi, per finire con un album fotografico dall’infanzia all’età adulta.

Partendo da un preventivo di 140 mila dollari per un parto singolo, "Oggi" scompone il costo di un figlio da madre surrogata in tutte le voci più importanti.

Come hanno fatto Nichi Vendola e il compagno, gli aspiranti genitori devono aprire un conto fiduciario presso un istituto finanziario americano, per sostenere via via i costi della creazione dell’embrione e del suo impianto nell’utero della madre surrogata, i compensi alla donatrice e alla portatrice, le spese legali e il rilascio del passaporto americano per il neonato.

Per la fase iniziale di espianto dell’ovulo, donazione del seme dell’aspirante genitore e creazione dell’embrione si spendono circa 25 mila dollari, suddivisi tra diritti di agenzia (6.250), spese legali (1.750), assicurazioni mediche, spese di viaggio e compenso della donatrice, in media sui 10 mila dollari.

Il conto si fa più salato nella fase di impianto dell’embrione, gestazione e parto.

Prima occorrono 5.000 dollari per gli esami clinici più 1.500 per i test di idoneità psicologica della portatrice e degli aspiranti genitori.  Poi si passa a 25 mila dollari per diritti d’agenzia, indennità mediche e consultazioni psicologiche. Terza fase: 35 mila dollari di compenso che sarà versato alla portatrice in 10 rate mensili.

L’ultimo esborso, di 40 mila dollari, serve metà per le spese mediche e pratiche legali di costituzione del legame parentale e metà a titolo di indennizzo della madre surrogata per eventuali assenze dal lavoro, premi assicurativi, rimborsi, spese di baby sitter e di guardaroba pre-maman.

Le cifre sono frutto di una stima e possono variare anche a seconda dello stato di residenza della madre surrogata.

“Le eresie consistono sempre nell'indebita concentrazione su di una singola verità, o mezza verità. È pertanto giusto insistere sulla onniscienza di Dio, ma è un'eresia insistervi, come fece Calvino a scapito dell'Amore divino; è giusto desiderare una vita semplice, ma è un'eresia desiderarla a costo di rinnegare la benevolenza e le buone maniere”, scriveva Gilbert Keith Chesterton in "La Nonna del Drago ed altre serissime storie - L'Uomo Comune".

L'eresia per G.K. è  una verità che trascura le altre verità, e perciò non è mai una verità "intera", completa, quindi alla fine è una "mezza verità", cioè non è la verità.

"La verità intera è in genere alleata della virtù, una mezza verità è sempre alleata di un vizio", aggiunge in "Illustrated London News" del 1910.

In altre parole, la verità "vera", cioè quella intera e comprensiva del tutto, va a braccetto con la virtù, mentre la mezza verità genera solo vizi, cioè fonti ulteriori di peccato.

E infatti "la menzogna non è mai tanto falsa come quando si avvicina molto alla verità. È quando la pugnalata sfiora il nervo delle verità che la coscienza cristiana urla di dolore", come scrive in "San Tommaso d'Aquino".

Per Chesterton,  la dottrina e la virtù non possono che andare a braccetto, altrimenti la virtù non può fiorire. La virtù fuori della verità è impossibile.

Che ci sia amore ed affetto tra Vendola e il suo compagno, che ci sia affetto ed amore verso il piccolo Tobia, che esistano quelle che lui definisce "famiglie arcobaleno" sono verità, nel senso che corrispondono al vero della sfera dei fatti, dei sentimenti e delle emozioni. Che non esista la famiglia come concetto, ma esistono le famiglie è altra verità. Che ci siano tante famiglie nelle quali si consumano violenze ed orrori è altro elemento di verità.

Spacciare l'utero in affitto per una relazione di dono, spacciare come normale comprare un bambino come è normale una adozione internazionale sono entrambe delle bestemmie. Spacciare una relazione di coppia dello stesso sesso con al proprio interno un bambino figlio biologico senza una madre o un padre per famiglia è una menzogna.

"Sono nato in un tempo in bianco e nero, in cui avevo paura di essere l’unico al mondo. In cui scoprivo la frase che Oscar Wilde aveva usato per descrivere la propria omosessualità: 'l’amore che non osa pronunciare il proprio nome' - dice Vendola in un passaggio dell'intervista a Formigli -. Poi proprio 50 anni fa, in una via di New York, in un bar che si chiamava Stonewall, l’ennesima aggressione della polizia scatenò una battaglia da parte della comunità LGBT.

Dice il poeta Allen Ginsberg, che non si sa chi vinse e chi perse, ma sa che rimase ucciso lo sguardo ferito dei gay.

Da quel momento ogni gay nel mondo imparò a rifiutare il vittimismo, e nacque l’espressione Pride, Orgoglio, cioè volersi nominare, io non mi posso vergognare dell’amore che ho, e voglio nominarlo.

A quel tempi quelli come me erano una minaccia perché non potevano fare figli, ora invece sono una minaccia perché un figlio l’ho fatto.

È ironico vero? I guardiani della morale, che sono poi tutti sepolcri imbiancati, non cambiano mai".

Non esiste il diritto ad avere un figlio: esiste il diritto del bambino ad avere un papà ed una mamma che lo hanno generato per un atto d'amore.