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Dammi ancora la mano

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Vola, Camilla, mia piccola e dolce Camilla. Vola “dove io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare …”

“Ma come vorrei avere i tuoi occhi, spalancati sul mondo come carte assorbenti
e le tue risate pulite e piene, quasi senza rimorsi o pentimenti,
ma come vorrei avere da guardare ancora tutto come i libri da sfogliare
e avere ancora tutto, o quasi tutto, da provare…

dammi ancora la mano, anche se quello stringerla è solo un pretesto
per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato o mi ha mai chiesto;
vola, vola tu, dove io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare
e dove è ancora tutto, o quasi tutto…
vola, vola tu, dove io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare
e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare …”

Francesco Guccini, “Signora Bovary”, 1987

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Come vuoi morire?

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“Quando sarebbe arrivato il momento, non sarebbe stato meglio per il mio paziente morire improvvisamente, piuttosto che lottare dolorosamente invano per respirare, mentre l’insufficienza cardiaca riempie piano piano i suoi polmoni di liquido?”

Tema difficile da affrontare con il mio paziente – come avrebbe voluto morire -, in parte perché la sua morte non era imminente. Ma con l’avvento di tecnologie come i defibrillatori impiantabili, questo è un argomento con cui medici e pazienti dovranno sempre più cimentarsi: non l’inevitabilità della morte, ma il modo in cui morire.

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Ejus dulcis Praesentia

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“Lo Spirito che ha fatto le cose, che fa le cose, da cui tutto fluisce, da cui tutto è fiorito, lo Spirito che ha germinato la fisionomia della Madonna, questo Spirito ci renda più facilmente discepoli del Verbo che ha cambiato di fatto la storia dell’umanità e che, attraverso la nostra adesione, attraverso le forme con cui noi guardiamo, udiamo, sentiamo, tocchiamo le cose, usiamo le cose, la muta”

Luigi Giussani

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Quel giorno 369 tutto è tornato come è sempre stato

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“Io non ci sto. Il male è un concetto di finzione che abbiamo inventato per affrontare la complessità degli altri umani che hanno valori, convinzioni e prospettive diverse dalla nostra. In linea di massima, gli esseri umani sono gentili. A volte si muovono per puri interessi personale, altre volte sono come miopi, ma alla fine sono tutti gentili. Generosi, meravigliosi e gentili. Nessuna maggiore rivelazione è venuta dal nostro viaggio di questo”, ha scritto Austin qualche giorno prima di quel giorno 369.

Quel giorno 369 nel quale Jay Austin e Lauren Geoghegan non sono riusciti ad andare oltre il sogno, oltre uno sguardo non realista sulla natura umana, con quella baldanza che hanno i ragazzi nella convinzione che si possa essere buoni e colmare la nostra fragilità, incapacità, nonostante tutto attorno a noi ci mostri il contrario.

Quel giorno 369 tutto è tornato come è sempre stato. La pretesa di poter creare un mondo perfetto qui su questa Terra si è scontrato con la nuda realtà: la dimenticanza del peccato originale che intacca ciascuno di noi.

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La trascuratezza dell'”Io”: le religioni “fai da te”

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Sincretismo creativo, come in fondo c’è sempre sempre stato nella storia dell’uomo -? Credo si tratti di qualcosa effettivamente di nuovo, da questo punto di vista, di più profondo.
“Sono persone che costruiscono i propri convincimenti dopo aver letto un libro, aver visto un film o ascoltato una conferenza – spiega ancora Introvigne -. Il fenomeno può essere considerato una mutazione del New Age degli anni Novanta, l’esito di un approccio relativizzante al fatto religioso. ‘Sento di avere un rapporto con Dio, magari a Natale mi capita di andare a messa, ma mi interesso di forme di spiritualità orientale, ammiro il Dalai Lama o Sai Baba, m’incuriosisce la filosofia Zen e magari credo nella reincarnazione'”.

“Questo fenomeno rappresenta una novità, perché si tratta di una religiosità che non diventa cultura, non si trasforma in scelte fondamentali di vita, ma resta un’adesione del tutto personale, privata, intima. Senza forme organizzate e strutturate”.

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