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Genitorialità non è un diritto assoluto

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La Corte costituzionale della nostra Repubblica si è posta in sorprendente antagonismo rispetto alla giurisprudenza dominante in Europa.

La questione è stata sollevata dai tribunali di Pordenone e di Bolzano, in merito alla vicenda di due donne che volevano ricorrere, anche per loro particolari patologie mediche, alla fecondazione assistita. Le motivazioni saranno pubblicate più avanti.

Il supremo interesse del minore o è davvero supremo (sopra e prima di tutto) oppure non è. Tertium non datur.

Anteporre ad esso (presunte o vere) libertà discriminate di un adulto significa legare un minore ad altri interessi, desideri e frustrazioni che – per quanto esistano –  mai e poi mai devono legittimare forme subdole di schiavitù.

Difendere e tutelare in questo modo il supremo interesse del minore implica permimetrare con cura certi divieti.

E’ la stessa cosa del divieto assoluto di uccidere intenzionalmente.

La dignità di ciascuna persona non può essere incarnata da un (presunto) diritto a scegliere la propria morte.

In tal senso, il principio della indisponibilità ontologica della vita non si configura come contrario al principio liberale, né a quello sociale, ma anzi, ad essi funzionale, nella misura in cui protegge da possibili coercizioni, errori, malintesi e abusi, oltre che dalla indirect social pressure, salvaguardando così proprio la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà.

Sotto questo profilo si tratta di una tesi condivisibile anche in una prospettiva moderatamente neutralista e persino utilitarista, in quanto una norma che impedisce la disponibilità della vita umana non risulta un’irragionevole restrizione della libertà.


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Per guardare alla #famiglia oltre le tifoserie

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“La famiglia non è una squadra di calcio, è una realtà fondamentale che, anche partendo da sensibilità diverse, deve vederci uniti”.

Si respira aria fetida come da guerra civile in questi giorni di avvicinamento al XIII° Congresso Mondiale delle Famiglie (WCF XIII) che si terrà a Verona (29-31 marzo 2019).

E la cosa non mi piace affatto. Si sta pericolosamente andando ben oltre un clima da tifoserie avverse ed opposte: “la famiglia non è una squadra di calcio, è una realtà fondamentale che, anche partendo da sensibilità diverse, deve vederci uniti”, ammonisce il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, in una recente intervista a “Il Giornale” (“La Cei va all’attacco: ‘Per un cattolico è immorale ​vedere nei migranti un nemico'”, di Sergio Rame, “Il Giornale”, 20 marzo 2019).

“Il vero problema, come mi sembra evidente anche nel caso dell’appuntamento di Verona – aggiunge -, è che trasformiamo la famiglia in un’occasione di scontro e non di incontro. Da una parte chi la usa per legittimare le discriminazioni e le divisioni, dall’altra chi la considera ormai superata e retrograda… Ma in mezzo ci sono le famiglie vere, quelle che chiedono risposte, quelle che non arrivano alla fine del mese, le giovani coppie che vorrebbero mettere al mondo un figlio, quanti ancora sono costretti ad andare all’estero per trovare lavoro. Ecco, noi dovremmo dare risposte concrete a loro, andando oltre le rigide enunciazioni di principio o le provocazioni sterili”. 

Le osservazioni del cardinal Bassetti vanno dritte al punto e non riguardano (solo o tanto) i larghi segmenti della nostra società che considera la famiglia “ormai superata e retrograda”, ma sono riferite principalmente al variegato quanto frammentato arcipelago del mondo pro-life: si rischia di restare prigionieri di “rigide enunciazioni di principio”.

Fatemelo dire – perchè ce l’ho qui sul gozzo e non riesco a non tirarlo fuori – : ancora una volta si rischia di buttare a mare un’opportunità.

E aggiungo: avete tutti ragione eppure state sbagliando tutti.

Lo dico al “perimetro cattolico”: lo dico a Massimo Gandolfini, a Gianfranco Amato, a Filippo Savarese e lo dico anche a Mario Adinolfi.


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Festa del papà o festa al papà?

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Oramai siamo a quella che io chiamo “uomofobia” o fobia del solo genere maschile in quanto uomo e in quanto padre.

La campagna che da anni i mass media, enti istituzionali e associazioni ci propongono è appunto quella del dogma che vuole tutti gli uomini/padri come esseri violenti, genitori inadeguati, primordiali e poco intelligenti.

E all’opposto tutte le donne/madri come esseri non violente, vittime, evoluti e molto intelligenti.

Un’antropologia sociale ed ideologica 2.0 inquietante che si pone talmente in violazione dei sacri principi costituzionali (articoli 2, 3, 29, 30 Cost., giusto per citare i principali) da non meritare neppure ulteriori dissertazioni.


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Il matrimonio non va più indebolito

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E ora saltano fuori dal cilindro gli accordi prematrimoniali.

Politicamente inutili, socialmente dannosi, giuridicamente problematici. Un istituto propagandistico da indossare in salotto.

Mettiamo tutto insieme: che idea di famiglia ha – realmente – la Lega?

Vorrei capire in quale provvedimento, in quale proposta di legge, in quale testo presentato dalla Lega vi si ritrovino tracce della #ripresavaloriale della quale è così convinto il Sen. Pillon.

Su famiglia, matrimonio e investimento sui figli non se ne vede neppure l’ombra.


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Posted in #vita famiglia identità paternità

Tornare ad essere uomini

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Non lasciamoci trascinare sul terreno di contese miopi ed ideologiche almeno oggi. Se un senso ci deve essere, il miglior “regalo” che possiamo fare alle donne per l’08 marzo e “farci un regalo”: torniamo ad essere uomini per davvero. Per essere mariti degni e padri nobili. Uomini nobili, dunque virili. Non conosco altro modello di uomo pienamente nobile e virile quale Youssef di Nazareth.

Giuseppe, che trova il modo di sfuggire i pericoli, che insegna a Gesù il mestiere che conosce, che lo cerca quando si perde. Giuseppe, custode virile della vita. Vero marito e vero padre.

Uomo che non dimostra la propria virilità nell’affermazione di sé, ma nel custodire ciò che la vita gli ha consegnato. Nel trasmettere ciò che sa e nel lasciar andare, perché il figlio possa vivere la propria vita, portare a compimento la propria missione. Giuseppe, padre non padrone, ma custode. Che si prende cura con tenerezza, nell’intimità, perché il vero padre apre il cammino con la sua parola. A volte, con il suo silenzio pieno di amore.


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Le reazioni irose alla mamma di 11

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L’avete vista tutti la “mamma record”, Claudia Guffanti, undici figli. Sorriso al settimo cielo con in braccio Giuditta, 3 chili e 100 grammi, nata alle 22.04 di mercoledì 27 febbraio in quel di Valle Intelvi, nel comasco. Lei 38 anni, casalinga e mamma a tempo pieno, lui, Diego Pianarosa, il marito, 41 anni, consulente informatico. La piccola è la quarta bimba della coppia, gli altri 10 figli hanno dai 2 ai 16 anni.

“Accogliamo la vita come un dono, non facciamo calcoli e non ci siamo prefissati un numero di figli — dichiara Claudia —. Non è stato un peso per me rinunciare al lavoro”. “È un impegno – prosegue -, perché non è facile la vita di tutti i giorni con una famiglia così numerosa, ma non mi è mai pesato dedicarmi a tempo pieno ai miei figli, nella gioia e nel dolore. Non è sempre tutto rose e fiori. I momenti difficili ci sono, ma si affrontano in coppia e si superano ed è sempre una gioia ritrovarci uniti”.

Ma è sull’affermazione “non ci fermiamo qui” che parte il trionfo di insulti sui social. Dai più sarcastici -che ruotano attorno ai conigli – per passare a quelli più penosi– “di sicuro sono neocatecumenali, quelli che tanto ci pensa Dio e non pensano a che razza di futuro li mandano” – fino ad arrivare al top: quelli che fanno riferimento alla chiusura delle tube per la giovane mamma & varianti sul tema, fino al “questi scopano e fanno figli a nastro, tanto li paghiamo noi”.

Dato che non pare trattarsi di famiglia con patologie psichiatriche acclarate – almeno a quanto si legge sui media –, assodato come elemento oggettivo il declino demografico cui ci stiamo infilando da anni, non restano che tre possibili “spiegazioni” di cotanto ringhioso risentimento: invidia; cristianofobia; inconscio malthusianesimo.

Sarà una sorta di malcelata invidia (ma molto malcelata!) per una famiglia normale che riesce a campare dignitosamente pur spendendo 11 anni di vita per fare figli e tutta la vita a crescerli, educarli e magari a mantenerli perché il lavoro per i giovani in Italia è un miraggio? Può essere, ma non mi convince del tutto.

Sarà la dilagante cristianofobia che si mischia all’anti-clericalismo ogni qualvolta che in Italia si avvistano creature umane inneggiare alla vita sempre e comunque? Può essere, ma non mi convince del tutto.

Inconscio malthusianesimo. Non vorrei dar troppa importanza ai social e a commenti semplicemente idioti, ma ho la sensazione di non andar troppo fuori dalle righe nel tirar fuori Malthus e le sue teorie demografiche, seppur in salsa 2.0.


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#Paternità nel pensiero liquido, anzi gassoso e molecolare

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“Mi hanno educato per vivere in bilico
Hai mai sentito del pensiero liquido?

Io te lo amplifico voglio innovare, oso pensare a un pensiero, pensiero gassoso molecolare
E tra le molecole zero legame basta guardare il tessuto sociale
Ora capisci perché stiamo fissi a giocare agli artisti e a fotografare
Ci vogliamo affermare, ma sbattiamo nel muro”

Anastasio, “Correre”, Festival di Sanremo 2019


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18 obiezioni al #RDM e relative risposte

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18 obiezioni sulla proposta”Reddito di Famiglia” e altrettante obiezioni nel merito. L’Italia che venera il Reddito di Cittadinanza è pure quella che attacca il Reddito di Maternità: sono proposte antitetiche.

Il Reddito di Maternità (RdM) è una proposta politica del Popolo della Famiglia contenuta nel programma presentato per le elezioni del 4 marzo 2018, deliberata poi con la formula del disegno di legge di iniziativa popolare nel documento politico conclusivo della festa nazionale de La Croce di Camaldoli del 23 settembre 2018 e ratificata dall’assemblea nazionale del PdF del 17 ottobre 2018.

La proposta di legge è stata presentata presso la Corte suprema di Cassazione a Roma il 9 novembre 2018 e pubblicata sulla numero 262 della serie generale della Gazzetta Ufficiale del 10 novembre 2018.

Per essere presentata alle Camere la legge deve essere sottoscritta da almeno cinquantamila cittadini con firma autenticata su moduli vidimati. La vidimazione dei moduli è in corso e consentirà di partire con la raccolta firme in tutta Italia il 28 novembre 2018 per concludersi il 9 aprile 2019, data in cui il Popolo della Famiglia consegnerà anche le centocinquantamila firme per la presentazione delle sue liste alle elezioni europee del 26 maggio 2019.


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