Posted in #vita identità

“Feto durante il travaglio è persona”: e prima, allora?

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Il feto inizia a essere considerato persona dall’“inizio del travaglio”, e non già dal successivo momento del “distacco dall’utero materno”.

Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza 27539/2019, depositata giovedì sera, sostanzialmente confermando l’orientamento inaugurato nel 2008.

Una decisione storica, un ulteriore tassello nella direzione del riconoscimento giuridico dell’embrione come persona.

Nel contesto attuale “di totale ampliamento della tutela dei diritti della persona e della nozione di soggetto meritevole di tutela, che dal nascituro e al concepito si è poi estesa fino all’embrione”, il feto, “benchè ancora nell’utero”, deve essere considerato un “uomo” durante il travaglio della gestante, nel momento cioè della “transizione dalla vita uterina a quella extrauterina”.

Se giuridicamente il feto viene riconosciuto “uomo” durante la fase del travaglio, che cosa era prima se non ancora un “uomo”?


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Utero in affitto in salsa rossa

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Deve essersene accorto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, del passo falso, al punto da intervenire (maldestramente) per calmare le acque agitate di tante donne tesserate CGIL che non hanno taciuto la propria contrarietà.

“La Cgil non promuove né appoggia alcuna legge di sostegno o di regolamentazione della maternità surrogata. Simili decisioni, infatti, possono essere assunte solo dal nostro direttivo e ciò non è mai avvenuto”.

Insomma, il classico cerchio bottismo per non ammettere che il suo rosso Ufficio Nuovi Diritti ha fatto una cazzata.

Glielo spiega Landini alle donne tesserate CGIL che devono sostenere l’insostenibile anche per il più trinariciuto difensore del diritto all’autodeterminazione della donna?


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Genitorialità non è un diritto assoluto

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La Corte costituzionale della nostra Repubblica si è posta in sorprendente antagonismo rispetto alla giurisprudenza dominante in Europa.

La questione è stata sollevata dai tribunali di Pordenone e di Bolzano, in merito alla vicenda di due donne che volevano ricorrere, anche per loro particolari patologie mediche, alla fecondazione assistita. Le motivazioni saranno pubblicate più avanti.

Il supremo interesse del minore o è davvero supremo (sopra e prima di tutto) oppure non è. Tertium non datur.

Anteporre ad esso (presunte o vere) libertà discriminate di un adulto significa legare un minore ad altri interessi, desideri e frustrazioni che – per quanto esistano –  mai e poi mai devono legittimare forme subdole di schiavitù.

Difendere e tutelare in questo modo il supremo interesse del minore implica permimetrare con cura certi divieti.

E’ la stessa cosa del divieto assoluto di uccidere intenzionalmente.

La dignità di ciascuna persona non può essere incarnata da un (presunto) diritto a scegliere la propria morte.

In tal senso, il principio della indisponibilità ontologica della vita non si configura come contrario al principio liberale, né a quello sociale, ma anzi, ad essi funzionale, nella misura in cui protegge da possibili coercizioni, errori, malintesi e abusi, oltre che dalla indirect social pressure, salvaguardando così proprio la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà.

Sotto questo profilo si tratta di una tesi condivisibile anche in una prospettiva moderatamente neutralista e persino utilitarista, in quanto una norma che impedisce la disponibilità della vita umana non risulta un’irragionevole restrizione della libertà.


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#Zingaretti, il Pd e l’utero in affitto

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Ricordate Nanni Moretti in Aprile, quando supplicava D’Alema di dire “qualcosa di sinistra”?

Fabbriche che chiudono, ecatombi di lavoratori, periferie degradate. Ma per “le sinistre” italiane la priorità è battersi per l’autodeterminazione di ogni essere umano in ogni settore della vita pubblica.

Affermazione che – fuori dai denti e per non prestare i fianchi ad alcuna confusione sul significato dei termini – si traduce stringi stringi nella battaglia per rivendicare i (presunti) diritti individuali (presunti) violati e calpestati delle comunità LGBTQIA+.

Perché sempre lì alla fine gira che ti rigira si torna. Lo aveva fatto Renzi nel Pd 2.0 con le unioni civili, lo rilancia Zingaretti nel nuovo PD “de sinistra”.


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La questione del gender nell’ambito educativo

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La Congregazione per l’Educazione Cattolica ha diffuso ieri il documento “Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione”.

Il testo parte dalle parole di Papa Francesco contro ogni “colonizzazione ideologica”, riaffermando la radice metafisica della differenza sessuale: «Uomo e donna sono le due modalità in cui si esprime e realizza la realtà ontologica della persona umana».

L’uomo e la donna, si legge nel documento, riconoscono «il significato della sessualità e della genitalità in quell’intrinseca intenzionalità relazionale e comunicativa che attraversa la loro corporeità e li rimanda l’un verso l’altra mutuamente».

Il testo stigmatizza le opzioni più radicali del gender-fluid e spiega che compito della famiglia è educare il bambino a riconoscere il valore e la bellezza della differenza sessuale, così come la scuola deve aiutare gli alunni a sviluppare «un senso critico davanti a una invasione di proposte, davanti alla pornografia senza controllo e al sovraccarico di stimoli che possono mutilare la sessualità».

#LaCroce quotidiano, Martedì 11 giugno 2019


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Il grande inganno

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Ha urgenza di parlare James Clifford Shupe.

Ha urgenza di esporsi pubblicamente, perchè chi abbia voglia di ascoltarlo comprenda come agisce il “grande inganno”.

Il grande inganno del suo viaggio nel transgenderismo verso il non-binario e, infine, il ritorno al maschile. Con i pesanti strascichi che questo dannato viaggio gli ha appiccicato addosso.

Troverete in queste righe parole piene di dolore, ma sono le parole che James ha voluto consegnare in due articoli al “Daily Signal” dell’Heritage Foundation.


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Festa del papà o festa al papà?

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Oramai siamo a quella che io chiamo “uomofobia” o fobia del solo genere maschile in quanto uomo e in quanto padre.

La campagna che da anni i mass media, enti istituzionali e associazioni ci propongono è appunto quella del dogma che vuole tutti gli uomini/padri come esseri violenti, genitori inadeguati, primordiali e poco intelligenti.

E all’opposto tutte le donne/madri come esseri non violente, vittime, evoluti e molto intelligenti.

Un’antropologia sociale ed ideologica 2.0 inquietante che si pone talmente in violazione dei sacri principi costituzionali (articoli 2, 3, 29, 30 Cost., giusto per citare i principali) da non meritare neppure ulteriori dissertazioni.


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Padri offesi nelle libreria “de sinistra”

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Entro in libreria per curiosare e un cartello promozionale posto in bella vista all’ingresso mi annuncia uno sconto del 15% su una selezione di libri, valido sia in libreria che online fino al 19 marzo. Non so resistere alla passione per i libri e mentre butto gli occhi sullo spazio promozione ne comprendo la ragione: la “Festa del Papà”!

Perfetto, ho la scusa giusta per comprarmi un libro, sono o non sono un papà? Poi mi viene di spostare lo sguardo sulla destra del cartello promozionale a sfondo tutto verde.

Si vede il disegno stile cartoon di un bimbo sulle spalle del proprio papà, un individuo barbuto: in alto la scritta “Festa del Papà” e più in basso un suo pensiero (del bambino): “Io comunque preferisco la mamma”.

Un messaggio sgradevole e stupido, oltre che offensivo e denigratorio nei confronti di tutti i papà. Non si comprende quale beneficio possa portare all’azienda una campagna di questo genere.

Evidentemente tante persone hanno provato lo stesso sentimento di indignazione se sul sito ufficiale della casa editrice è stata sostituita la pubblicità incriminata con un immagine di un ragazzo che legge un libro e sopra la scritta: “Il mio papà è un SUPER EROE-LETTORE”. Resta però la precedente pubblicità in tutti i 122 punti vendita italiani.

Banale errore di marketing o c’è dell’altro?


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