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Vincent Lambert, prospettive e rischi

In Francia il caso del 42enne tetraplegico fa esplodere con virulenza le tensioni accumulate fra quanti intendevano strumentalizzarne l’epilogo per legiferare in materia di eutanasia e quanti difendono l’integrità della vita.

I video diffusi dalla madre sono stati attaccati, screditati, diffamati.

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“Ne pleure pas, #Vincent”

La settima sentenza di morte per Vincent Lambert riguarda ciascuno di noi. Hanno parlato, hanno parlato tutti. Medici, giudici, legislatori, ministri, media.

Parlavano tutti, anche quando non sapevano cosa stavano dicendo, anche quando disinformavano, anche quando non erano a proprio agio con la verità.

Vincent non è un mostro, Vincent non è un vegetale, Vincent non è alla “fine della vita”.

Vincent è vivo. Vincent, handicappato, rimane comunque, e forse ancor più a causa della sua debolezza e della sua miseria, uno di noi.

Spetta a noi, in ultima analisi, dire se accettiamo o meno l’inenarrabile tradimento di tutti i nostri valori e della nostra intera civiltà.

Domani sarà troppo tardi. Non solo per Vincent, ma per ciascuno di noi, perché questa scelta fatale è una di quelle dalle quali indietro non si torna.

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Ultimi giorni per salvare #Vincent prima che scorrano i titoli di coda

Se si scorrono i titoli dei media francesi con qualsiasi motore di ricerca troverete ai primi posti titoli come questi: “Vincent Lambert, symbole du débat sur la fin de vie”; Vincent si trova in “situation d’obstination déraisonnable”; “arrêt des traitements”, sospensione dei trattamenti; “en état végétatif irréversible”, in stato vegetativo irreversibile, e anche – parole testuali del Ministro della Solidarietà e della Sanità francese -: “Vincent Lambert n’est pas en situation de handicap”, Vincent Lambert non è disabile.

E’ la verità?

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Lambert: respinto ennesimo ricorso

La Francia sputa in faccia a Vincent Lambert fino alla fine: mercoledì 15 maggio il tribunale amministrativo di Parigi ha respinto per l’ennesima volta un ricorso d’urgenza presentato dagli avvocati dei genitori di Vincent.

Dopo aver formalmente chiesto l’intervento del Difensore dei diritti francese, hanno di nuovo tentato la via giuridica del ricorso d’urgenza, in attesa che la Francia risponda alla richiesta presentata dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CIDPH).

Hanno invocato nelle motivazioni “l’ingerenza grave e manifestamente illegittima del diritto del rispetto della vita e del diritto ad ottenere un ricorso effettivo, diritti che costituiscono libertà fondamentali”. Il giudice delle misure provvisorie ha rigettato la loro richiesta: “la corte ha valutato di ritenere il diritto a un rimedio effettivo fuori luogo, dal momento che il Comitato dei diritti degli handicappati, che non è un’autorità nazionale, non costituisce una giurisdizione”, secondo una dichiarazione della corte virgolettata riportata dal quotidiano online “Sud Ouest”.

“Dobbiamo mantenere la speranza fino alla fine e spiegare a tutti che Vincent non è alla fine della sua vita, è disabile!”, non smette di denunciare Viviane Lambert.

E chiama a raccolta i francesi domenica 19 maggio per un presidio davanti all’ingresso dell’Ospedale di Rèims: “Nulla è perso, il Comitato delle Nazioni Unite dei disabili ha chiesto alla Francia per continuare ad idratare e nutrire Vincent, la Francia deve rispettare la convenzione che ha firmato, deve farlo per Vincent, ma anche per tutte le altre persone disabili come Vincent”.

Scenderanno in campo i francesi a difesa della vita?

In queste ultime settimane nelle quali l’affaire Lambert ha subito una durissima accelerazione verso l’impietosa fine della sua vita si ha come una sensazione di resa.

Sia sui social che nel dibattito mediatico francese si contano su di una mano le pubbliche prese di posizioni a difesa di Lambert.

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Siamo pronti a batterci

“Nous allons nous battre”, siamo pronti a batterci. Una lettera, con una data e un indirizzo: domenica 19 maggio, Rue de Sébastopol 48, Rèims.

“Questa domenica sarò alle 15.00 davanti all’ingresso dell’ Hôpital Sébastopol di Rèims”.

Viviane Lambert non smette di combattere per suo figlio Vincent: “In Francia, nel 2019, nessuno dovrebbe morire di fame e sete”, scrive sul sito del Comitato “Je soutien Vincent”, disposta ad “implorarli di continuare a idratare e nutrire Vincent”.

Cinque giorni. Restano 120 ore di vita per Vincent: il Centre Hospitalier Universitaire di Reims ha deciso di rendere esecutivo il protocollo di sospensione dei trattamenti “a decorrere nella settimana del 20 maggio 2019”, il giorno e l’orario preciso non vengono diffusi per ragioni di ordine pubblico.

Se la decisione venisse davvero eseguita, Vincent morirebbe in pochi giorni, circondato probabilmente da un gran numero di forze dell’ordine e “in spregio alle misure cautelari ordinate dall’Onu il 3 maggio scorso a favore di una persona disabile, vulnerabile e indifesa, da anni rinchiusa a chiave in un braccio della morte”, sottolineano gli avvocati dei genitori di Vincent.

“Dobbiamo mantenere la speranza fino alla fine e spiegare a tutti che Vincent non è in condizioni di fine vita, è disabile!”, continua la madre di Lambert.

Viviane e Pierre Lambert, i genitori di Vincent, insieme ai loro avvocati, Jean Paillot e Jérôme Triomphe, si aggrappano al Comitato per i diritti delle persone con disabilità (CRPD) dell’Onu che ha invitato la Francia a sospendere ogni decisione di interrompere i trattamenti, al fine di esaminare l’appelle presentato.

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