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Ultimi giorni per salvare #Vincent prima che scorrano i titoli di coda

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Se si scorrono i titoli dei media francesi con qualsiasi motore di ricerca troverete ai primi posti titoli come questi: “Vincent Lambert, symbole du débat sur la fin de vie”; Vincent si trova in “situation d’obstination déraisonnable”; “arrêt des traitements”, sospensione dei trattamenti; “en état végétatif irréversible”, in stato vegetativo irreversibile, e anche – parole testuali del Ministro della Solidarietà e della Sanità francese -: “Vincent Lambert n’est pas en situation de handicap”, Vincent Lambert non è disabile.

E’ la verità?


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Lambert: respinto ennesimo ricorso

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La Francia sputa in faccia a Vincent Lambert fino alla fine: mercoledì 15 maggio il tribunale amministrativo di Parigi ha respinto per l’ennesima volta un ricorso d’urgenza presentato dagli avvocati dei genitori di Vincent.

Dopo aver formalmente chiesto l’intervento del Difensore dei diritti francese, hanno di nuovo tentato la via giuridica del ricorso d’urgenza, in attesa che la Francia risponda alla richiesta presentata dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CIDPH).

Hanno invocato nelle motivazioni “l’ingerenza grave e manifestamente illegittima del diritto del rispetto della vita e del diritto ad ottenere un ricorso effettivo, diritti che costituiscono libertà fondamentali”. Il giudice delle misure provvisorie ha rigettato la loro richiesta: “la corte ha valutato di ritenere il diritto a un rimedio effettivo fuori luogo, dal momento che il Comitato dei diritti degli handicappati, che non è un’autorità nazionale, non costituisce una giurisdizione”, secondo una dichiarazione della corte virgolettata riportata dal quotidiano online “Sud Ouest”.

“Dobbiamo mantenere la speranza fino alla fine e spiegare a tutti che Vincent non è alla fine della sua vita, è disabile!”, non smette di denunciare Viviane Lambert.

E chiama a raccolta i francesi domenica 19 maggio per un presidio davanti all’ingresso dell’Ospedale di Rèims: “Nulla è perso, il Comitato delle Nazioni Unite dei disabili ha chiesto alla Francia per continuare ad idratare e nutrire Vincent, la Francia deve rispettare la convenzione che ha firmato, deve farlo per Vincent, ma anche per tutte le altre persone disabili come Vincent”.

Scenderanno in campo i francesi a difesa della vita?

In queste ultime settimane nelle quali l’affaire Lambert ha subito una durissima accelerazione verso l’impietosa fine della sua vita si ha come una sensazione di resa.

Sia sui social che nel dibattito mediatico francese si contano su di una mano le pubbliche prese di posizioni a difesa di Lambert.


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Siamo pronti a batterci

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“Nous allons nous battre”, siamo pronti a batterci. Una lettera, con una data e un indirizzo: domenica 19 maggio, Rue de Sébastopol 48, Rèims.

“Questa domenica sarò alle 15.00 davanti all’ingresso dell’ Hôpital Sébastopol di Rèims”.

Viviane Lambert non smette di combattere per suo figlio Vincent: “In Francia, nel 2019, nessuno dovrebbe morire di fame e sete”, scrive sul sito del Comitato “Je soutien Vincent”, disposta ad “implorarli di continuare a idratare e nutrire Vincent”.

Cinque giorni. Restano 120 ore di vita per Vincent: il Centre Hospitalier Universitaire di Reims ha deciso di rendere esecutivo il protocollo di sospensione dei trattamenti “a decorrere nella settimana del 20 maggio 2019”, il giorno e l’orario preciso non vengono diffusi per ragioni di ordine pubblico.

Se la decisione venisse davvero eseguita, Vincent morirebbe in pochi giorni, circondato probabilmente da un gran numero di forze dell’ordine e “in spregio alle misure cautelari ordinate dall’Onu il 3 maggio scorso a favore di una persona disabile, vulnerabile e indifesa, da anni rinchiusa a chiave in un braccio della morte”, sottolineano gli avvocati dei genitori di Vincent.

“Dobbiamo mantenere la speranza fino alla fine e spiegare a tutti che Vincent non è in condizioni di fine vita, è disabile!”, continua la madre di Lambert.

Viviane e Pierre Lambert, i genitori di Vincent, insieme ai loro avvocati, Jean Paillot e Jérôme Triomphe, si aggrappano al Comitato per i diritti delle persone con disabilità (CRPD) dell’Onu che ha invitato la Francia a sospendere ogni decisione di interrompere i trattamenti, al fine di esaminare l’appelle presentato.


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Appello al Papa per #Vincent

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Tutto è ormai deciso: è giunta l’ora di morire per Vincent Lambert.

Unica voce in direzione ostinata e contraria è quella della Chiesa di Francia. Eric de Moulins-Beaufort, Arcivescovo di Reims e prossimo Presidente della Conferenza Episcopale francese, esce con un comunicato, insieme a Bruno Feillet, vescovo ausiliare di Reims.

“La morte di Lambert è stata dunque definitivamente ed ultimativamente avviata, indipendente dai ricorsi intentati dai suoi genitori” – si legge sul sito della Diocesi di Rèims -. Molti sono preoccupati per la conclusione che così viene data a quello che è stato ‘l’affaire Lambert’.

“Una società deve saper confidare nella professione medica e rispettare una decisione collegiale di medici che mettono in gioco la propria responsabilità professionale ed umana; i medici, da parte loro, devono accettare di prendere in considerazione le opinioni dei parenti e alimentare le loro decisioni con una riflessione etica sulla responsabilità degli esseri umani l’uno verso l’altro.

Gli specialisti sembrano essere d’accordo, tuttavia, che Vincent Lambert, pur nella sua condizione di totale dipendenza a seguito del suo incidente, non sia alla fine della vita. Pur rispettando profondamente l’impegno dell’équipe dell’ospedale universitario di Reims, lascia sorpresi che il signor Lambert non sia stato trasferito in un’unità specializzata nel supporto di pazienti in stato vegetativo o pauci-relazionale”.

“Appartiene alla condizione dell’uomo e alla sua grandezza il dover morire un giorno. È bene ricordarlo in un momento in cui alcune persone rivendicano il diritto di morire quando e come vogliono, mentre i profeti del transumanesimo annunciano la fine della morte.

Ma fa parte dell’onore di una società umana non lasciare che uno dei suoi membri muoia di fame o di sete e fare tutto il possibile per assicurargli le cure appropriate.

Permettersi di rinunciare perché una tale presa in carico ha un costo e perché sarebbe inutile lasciar vivere la persona umana interessata rovinerebbe lo sforzo della nostra civiltà. La grandezza dell’umanità consiste nel considerare come inalienabile e inviolabile la dignità dei suoi membri, specialmente i più fragili.

Preghiamo ancora e invitiamo a pregare affinché la nostra società francese non si incammini sulla via dell’eutanasia.

Rendiamo grazie a Dio per coloro che sono testimoni quotidiani della grandezza di ogni essere umano che conduce alla fine della sua vita”.


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Per #Lambert è braccio di ferro

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“È questo concetto di dignità universale ed egualitario che ha fondato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani nel 1948 e i testi successivi, quando dichiarano la dignità ‘intrinseca’ per ogni essere umano e proibiscono la discriminazione sulla base di disabilità o stato di salute. Qualificare la dignità intrinseca significa che è posseduta dall’uomo perché è umano e non dalla decisione di un giudice. Ciò vale anche per il ‘diritto alla vita’, che è l’unico diritto descritto come ‘inerente alla persona umana’  dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (articolo 6)”.

“Nel 1949, Rene Cassin, padre della Dichiarazione Universale, aveva firmato una dichiarazione dell’Accademia delle scienze morali e politiche che rigettava ‘formalmente tutti i metodi che avevano lo scopo di causare la morte di soggetti considerati mostruosi, deformi, deficienti o incurabili’, mentre ‘l’eutanasia e, in generale, tutti i metodi che hanno l’effetto di provocare una morte’ morbida e silenziosa ‘per compassione nel moribondo, devono essere respinti’, altrimenti al medico e alla medicina si ‘concede una sorta di sovranità sulla vita e sulla morte’ (14 novembre 1949)”.

Possiamo sperare che la Francia e l’Europa possano davvero  vedere Vincent Lambert come una persona disabile, con i suoi diritti e bisogni particolari, e non più come un peso morto?


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Per #Vincent un sussulto europeo

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Parigi. La città che sull’altare di Liberté, Égalité e Fraternité non ha esitato a sacrificare ogni disobbedienza con il terrore e la ghigliottina e a compiere con la Rivoluzione francese uno dei genocidi più taciuti della Storia, il genocidio dei vandeani.

Parigi. La città che – oggi – si vergogna delle sue radici cristiane, ma che piange di fronte alla sua Cattedrale in fiamme.

Parigi che non si indigna di fronte ad un suo cittadino – gravemente disabile – condannato a morte per fame e sete, perché giudicato dalla scienza e dalla legge non più degno di vivere.

Parigi che non sa più riconoscere l’evidenza di ciò che ha davanti agli occhi e che – al contrario – mostra i muscoli della sua grandèur di fronte ad un sussulto di vita da parte dell’Europa.


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#Lambert ci riguarda tutti

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La vicenda di Vincent Lambert non è un caso isolato, non è una situazione particolare.

La vicenda di Vincent Lambert ci riguarda da vicino.

La vicenda di Vincent Lambert ci mostra nella sua cruda realtà quali siano gli scenari medico-giuridici nel momento stesso nel quale – in Francia così come in Italia – si sacrifica una persona gravemente disabile (e non alla fine della sua vita) sull’altare di un vuoto diritto di auto-affermazione individuale.

“Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge.
Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale pena”.
Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, art. 2, comma 1


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Utero in affitto, dalla CEDU un’operazione mirata

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Il parere emesso dalla Corte europea dei diritti umani (Cedu) in data 10 aprile 2019 – per quanto formalmente di natura consultiva – ha il sapore di una operazione mirata a costringere gli Stati membri – nei quali giuridicamente la pratica dell’utero in affitto è vietata ed è un reato – a legittimarla.

Un’operazione squisitamente politica, che non compete affatto alla Corte di Strasburgo.

Operazione molto pericolosa, perchè capace di innescare effetti a catena in molti stati europei laddove potenti lobby e partiti politici spingono per legittimare una pratica abominevole quale l’utero in affitto.


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