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Tornare ad essere uomini

Tornare ad essere uomini

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 08 marzo 2019

Non lasciamoci trascinare sul terreno di contese miopi ed ideologiche almeno oggi. Se un senso ci deve essere, il miglior “regalo” che possiamo fare alle donne per l’08 marzo e “farci un regalo”: torniamo ad essere uomini per davvero. Per essere mariti degni e padri nobili. Uomini nobili, dunque virili. Non conosco altro modello di uomo pienamente nobile e virile quale Youssef di Nazareth.

Il luogo comune è che san Giuseppe sia una figura scialba e sbiadita, da immaginetta olografica e basta. Una comparsa, un artificio retorico, perché qualcuno non pensasse che Gesù fosse semplicemente un figlio illegittimo. Sposo di una moglie non “sua”, dalla quale non può nemmeno avere un figlio “suo” che porti il suo cognome e continui il seme della stirpe. Giuseppe, padre putativo - quasi disincarnato - del Dio incarnato. Un uomo senza voce, senza autorità, senza personalità. Non è affatto così.

Youssef di Nazareth. Youssef ascolta il sogno: è disposto ad accogliere una voce non sua, a lasciarsi guidare. Il sogno è lo spazio di accoglienza del mistero. La parola “mistero” dice ancora qualcosa a noi uomini? Siamo capaci di lasciarlo, questo spazio, nella nostra vita? Giuseppe ci mostra come fare. È semplice e difficile nello stesso tempo, ma non impossibile. E lì sta tutta la differenza. Nel dire di a ciò che non abbiamo scelto. Come aveva fatto Maria. Un che si affida e nell’affidarsi trasforma la nostra vita in un’avventura che ci porta dove mai saremmo andati seguendo i nostri progetti. Che la rende unica, irripetibile. Indispensabile.

Matteo è - tra i quattro evangelisti - quello che ha un’attenzione particolare per i sogni di Youssef. Ce ne racconta quattro, che segnano il destino di Youssef e della sua famiglia e ci rivelano come è fatto davvero un uomo. Dopo ogni sogno un “risveglio”. Il risveglio è un’improvvisa presa di coscienza di una realtà che era già presente, ma della quale non si era ancora avuta l’esperienza. Questa coscienza, questo risveglio, è l’avvenimento più importante che possa capitare, e capita solo all’uomo. Tutti e quattro i sogni tolgono in qualche modo Giuseppe dal dubbio o dall’angoscia, ma nello stesso tempo gli aprono un cammino diverso da quello che lui aveva in mente

Il primo sogno è il sogno che fa vincere a Youssef il dubbio e la paura e che gli dona la forza ed il coraggio di intraprendere il cammino della vita.

“Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: ‘Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati’ (...). Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù” (Mt 1,18-25).

Youssef di Nazareth era un uomo di nobile stirpe, della dinastia di Davide, come ci dice il Vangelo. Ma la nobiltà per la quale ne facciamo memoria è un’altra: aver trasformato la nobiltà di sangue e di stirpe in una nobiltà di spirito. “Poiché era un uomo giusto” scrive l’evangelista.

La nobiltà di carne per Youssef sarebbe stata rimandare a casa Maria (“promessa sposa”), secondo quanto la legge mosaica gli imponeva. Che cosa avrebbe detto di lui la gente? Piccolo paese, dove tutti ci si conosce. Per quella morale non scritta pronta a giudicare tutto e tutti, Youssef non si sarebbe mai potuto staccare di dosso i risolini dietro l’angolo. Promesso sposo con una moglie incinta non per opera sua.

Youssef non sa darsene una ragione, non sa cosa fare. È combattuto tra l’adempimento della Legge e la difesa di Maria e della sua dignità. È un uomo “giusto”. Questo sogno è lo sciogliersi di un incubo che lo paralizzava e gli apre una strada nuova, assolutamente impensata: in Maria si compie ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele” (Mt 1,23).

La nobiltà di spirito gli ha consentito di accogliere Maria nella sua casa e nel suo cuore, come l’angelo gli aveva detto, ma per fare questo egli ha saputo andare oltre la propria giustizia, che pure era qualcosa di vero e di importante. Youssef si apre a un significato del tutto nuovo per il suo presente; trova il suo perché, pur senza conoscere il come.

E ci vuole coraggio e forza. Tanti uomini se ne sarebbero infischiati e avrebbero salutato per sempre quella donna incinta per “errore”. Forse avrebbero lasciato un po’ di denaro in cambio di silenzi amari e dolorosi e se ne sarebbero andati per sempre. Youssef custodisce e difende virilmente Maria, sua “promessa sposa”. Non si lascia trascinare da sentimento ed emozione. Surrogato dell’Amore, il “love is love” criterio di giudizio ultimo delle relazioni fugge dalla realtà e calpesta la dignità della persona, la dignità del corpo e del cuore. Fare sesso quando vuoi, come vuoi, con chi vuoi, questa è la declinazione corrente dell’amore.

Non c’è dignità in questo, uomini. Il giusto Youssef si apre a un orizzonte oltre i suoi pensieri e a un cammino oltre le sue forze, totalmente affidato alla parola: “Non temere”. Nei tormenti, negli incubi e nelle paure della vita, abbiamo bisogno di ascoltare, di credere in questa parola: non temere, non avere paura. Paura di noi stessi: non ce la faccio, non sono capace. Paura del nostro passato: ho già provato tante volte, so che sbaglio, non mi fido. Paura degli altri: cosa diranno, come giudicheranno quello che dico, quello che faccio? Paura del futuro: saprò resistere, saprò essere fedele, sarò all’altezza? come farò a mantenere mio figlio? La nostra povera umanità forse non sa e non può liberarsi da sola dalla paura, ma può tentare di restare in attento ascolto di una voce, quella che ascoltò Youssef e gli diede il coraggio di vivere la sua storia. Nell’ascolto la sua vita diventa un continuo atto di fede. Da uomo “giusto”. Youssef mette tutta la sua vita a difesa di sua moglie e di suo figlio: scommette sul futuro.

Il secondo sogno è quello in cui l’angelo comanda a Youssef di fuggire in Egitto per mettere in salvo il bambino dalla violenza omicida di Erode.

“Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: ‘Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo’. Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio”. (Mt. 2, 9-14).

Youssef si prende cura di suo figlio fin dal momento del concepimento. Dentro un percorso relazionale e anche educativo, vissuto con Maria e con Gesù, accogliendo l’una come sposa e l’altro come figlio. L’esperienza di pienezza che Youssef ha vissuto è quella che ha sperimentato nel tempo minuto, quotidiano. Non nella vita pubblica di Gesù, ma in quella nascosta. Youssef non fa l’esperienza di Gesù come uomo pubblico, come maestro o come profeta, ma come bambino, ragazzo e giovane uomo dentro una semplice quotidianità, altrettanto portatrice di salvezza quanto la sua vita pubblica.

Essere padre oggi non significa proteggere e aiutare il proprio figlio, ma incoraggiarlo alla vita, invitandolo a compiere il suo viaggio, fino a nascondersi, ma facendosi sempre trovare nel momento del bisogno. Oggi, invece, spesso ci si arrende di fronte allo stato delle cose, perché incapaci di essere guida, di restare guida davanti all’ineluttabile. Gesù ricorda a Youssef che una relazione iscritta dentro i limiti del tempo trova senso solo nello spazio dell’amore libero e infinito, che è spazio di eternità, là dove non ci sono né padri né figli, né sposati né celibi, ma solo fratelli e sorelle.

Youssef, il padre, non dice una parola. Anche lui, come Maria, non comprende del tutto in quel momento a quale lontano orizzonte vogliano portarlo le parole del figlio. Uno degli aspetti della crisi della paternità oggi sta nel fatto che il figlio qualche volta è ritenuto un diritto, e quindi, anche inconsapevolmente, diventa un possesso. In nessun caso, però, i figli possono essere ritenuti un possesso: la loro vita e la loro libertà sono totalmente indisponibili. Maria conservava tutto nel suo cuore; Giuseppe indicava la strada. Sull’assenza della figura del padre si è scritto e detto abbondantemente.

Pochi – però – hanno il coraggio di scrivere e di dire che cosa deve fare il padre. I figli quando sono piccoli imparano guardando, non ascoltando parole. Marito e moglie che ogni santo giorno discutono tra loro solamente su dove parcheggiare il proprio figlio in attesa dell’orario di rientro da lavoro che cosa lasciano? Marito e moglie che non sanno come arrivare alla fine del mese, senza lavoro e senza reti parentali, come possono investire sul futuro? Marito e moglie che vogliono avere tre o quattro figli con quale serenità possono affrontare la quotidianità senza uno stato che investa seriamente sul futuro e – dunque – sulla famiglia e sui figli? Il marito e padre Youssef non si arrende mai di fronte ad un futuro incerto e pericoloso.

È il sogno che, nel pericolo, nella minaccia di morte, apre una via di speranza. Ma a caro prezzo: c’è da andare in una terra straniera. È un sogno che chiede una cosa difficile, ma che toglie Youssef dal terrore che il bambino possa essere ucciso. Che cosa può significare per noi questo sogno? Che nella vita tutti siamo chiamati a confrontarci, anche a opporci, a difenderci da strutture di violenza e di morte, che sono a volte più forti di noi: è un dato da accettare. A volte l’unico modo per opporsi alle strutture di morte è custodire uno spazio di senso che sia in grado di crescere nel tempo.

Il terzo sogno di Youssef è la chiamata al ritorno in Israele, ma è strettamente legato al quarto sogno, che una volta ancora scompiglia i piani e le prospettive di Youssef.

“Morto Erode, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: ‘Alzati, prendi il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché io non te lo dico; perché Erode sta per cercare il bambino per farlo morire’. Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto. Là rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: ‘Dall’Egitto chiamai mio figlio’” (Mt 2, 13-15)

“’Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino’. Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzareth, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: ‘Sarà chiamato Nazareno’”. (Mt. 2, 19-22)

E’ morto Erode, ma il figlio Archelao non sembra avere migliori intenzioni. E Youssef ha di nuovo paura. Non può permettersi di interpretare quella morte come una vittoria, finalmente, la soluzione dei problemi, la fine della paura. Il piano è un altro: tornare, ma non dove avrebbe voluto tornare. Tornare là dove ci sono le condizioni giuste perché possano crescere la verità e la vita: Gesù cresceva in sapienza, in età e in grazia.

Il quarto sogno è un sogno che sconvolge, rassicura e chiama ad “abitare”, abitare a Nazaret da dove è partito. In questi ultimi due sogni è disegnata la nostra condizione di pellegrini, in cerca di verità e di casa, in cerca di pace e di speranza, in cerca di vita. Pellegrini non isolati, ma chiamati a costruire e ricostruire sempre una comunità di appartenenza, perché noi siamo prima di tutto comunità: la comunità è il legame inscindibile che abbiamo con gli altri; un legame che ha sempre bisogno di un luogo e di un tempo dedicati, ma che non è mai un luogo e un tempo separati.

Torniamo ad essere uomini per davvero. Per essere mariti degni e padri nobili. Uomini nobili, dunque virili. Come Youssef di Nazareth. Giuseppe, che trova il modo di sfuggire i pericoli, che insegna a Gesù il mestiere che conosce, che lo cerca quando si perde. Giuseppe, custode virile della vita. Vero marito e vero padre.

Uomo che non dimostra la propria virilità nell’affermazione di sé, ma nel custodire ciò che la vita gli ha consegnato. Nel trasmettere ciò che sa e nel lasciar andare, perché il figlio possa vivere la propria vita, portare a compimento la propria missione. Giuseppe, padre non padrone, ma custode. Che si prende cura con tenerezza, nell’intimità, perché il vero padre apre il cammino con la sua parola. A volte, con il suo silenzio pieno di amore.

Postilla. Liberamente (ma non troppo) ispirato dal meditare un libro che Johnny Dotti insieme a Mario Aldegani ha scritto, “Giuseppe siamo noi”, Ed. San Paolo, 2017.

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Libro-torta anticipa il disco-torta

LIBRO-TORTA ANTICIPA IL DISCO-TORTA

di Andreas Hofer

#LaCroce quotidiano, 06 marzo 2019

Giuseppe, dopo le “Lettere a una moglie” hai pensato bene di scrivere direttamente un libro “con” la moglie. Come è nata questa idea?

"Ovviamente è tutta colpa di Anita, insisteva da tempo che scrivessi qualcosa perché si capissero meglio il nostro progetto e le nostre canzoni. Le donne sanno essere molto insistenti...

Alla fine l’ho fregata, ho accettato, ma le ho detto che però doveva scrivere anche lei, non solo io. Il libro è stata un’ottima occasione per litigare meglio, non bastavano i litigi alla base delle canzoni.

Il discorso della torta, invece, è venuto fuori guardando le classifiche di libri su Amazon: era pieno di libri di cucina. E motivazionali.

Insomma, tutti a dare ricette, per cucinare e per vivere, ma quasi nessuno che usa l’Ingrediente principale...

Così abbiamo pensato di confezionare un libro-torta che non dà ricette ma racconta di come l’Ingrediente principale possa cambiare l’esistenza delle persone. L’Ingrediente principale che per noi è Dio".

Un ingrediente che ai Mienmiuaif piace unire a tante altre cose creative. Alla musica ad esempio. Non è che per caso avete altri progetti musicali in ballo?

"Il libro torta in effetti anticipa di qualche mese il disco torta, che avrà lo stesso titolo,Mienmiuaif Cake”, e la copertina con la grafica uguale ma a colori invertiti.

Una raccolta di canzoni scritte e pubblicate chitarra e voce sui social in questi anni, riarrangiate e registrate in studio, più alcuni inediti e una sorpresa insieme ai Reale, una super band di christian music con cui abbiamo molto legato.

Un disco torta con tanti ingredienti e gusti diversi, un progetto a cui stiamo lavorando da tempo perché sia professionale e ben fatto sotto tutti i punti di vista, per essere al livello delle altre produzioni di oggi, motivo per cui sta per partire una raccolta fondi che ci servirà per raccogliere le risorse utili a portare a termine il tutto nel migliore dei modi.

Ci servono tante preghiere e aiuti concreti per portare avanti il nostro progetto e riuscire a comunicare certi temi anche fuori dai nostri ambiti".

"Mienmiuaif Cake": ne scriviamo qui:

Mi ami anche di notte – Mienmiuaif (Mia moglie ed io)

Mi pare di capire che con questo secondo album ci saranno delle novità sul piano dello stile musicale. Potete darci qualche anticipazione?

"Ci siamo divertiti a spaziare attraverso diversi generi, sempre un po’ a modo nostro ovviamente, e con l’aiuto di Federico Lopez per gli arrangiamenti, con cui abbiamo registrato anche 'Quando saremo piccoli'.

In particolare ci sarà un pezzo di apertura dell’album funk hip hop, non senza ironia... e qualche incursione nei territori dell’elettronica".

Quali sono i vostri riferimenti, musicali e spirituali?

"Ascoltiamo e leggiamo un po’ di tutto, comunque ad Anita piace molto una cantante di nome Lianne La Havas, poi legge i libri di Maria Valtorta e segue un po’ di youtuber cristiane americane...

Io vado matto per Brother Isaiah (in particolare l’ultimo videoclip 'Struggler'), il filosofo Hadjadj, Chesterton, Guareschi, Ratzinger.

A entrambi piacciono i film di Cotelo e ovviamente i libri di Costanza Miriano. E tanto altro, grazie a Dio c’è tanta bellezza in giro, nonostante un contesto culturale generale non esaltante per un cristiano...

Poi santa Teresina, di cui parliamo parecchio nel libro, e siamo legati in maniera speciale a Medjugorje e alle Monache del Cuore Immacolato, monache benedettine con cui c’è una bella affinità spirituale".

Quando saremo piccoli – Mienmiuaif (Mia moglie ed io)

Travolgimi · Reale

Un altro ingrediente a cui non rinunciate mai è l’umorismo, un tratto che del resto accomuna tanti dei riferimenti dei Mienmiuaif. Un’altra scelta controcorrente, se pensiamo al panorama musicale di oggi.

"Sì, in particolare in una coppia, se non c’è una buona dose di umorismo, è dura...

Anita per esempio dopo le 22 disattiva la modalità humour e comunica con me solo letteralmente, sono i momenti più duri della giornata.

Lo humour ci sta anche nella musica, prendersi troppo sul serio è pericoloso.

Non siamo una band 'comica', però riteniamo che l’umorismo sia un ingrediente importante della nostra torta".

Attraverso la musica e i libri testimoniate la vostra fede agli altri. Ma voglio rovesciare la prospettiva e chiedervi cosa ha trasmesso a voi questa esperienza di apostolato attraverso l’espressione artistica.

"Ci ha trasmesso la bellezza ma anche la fatica, sia dell’apostolato che dell’espressione artistica.

A un certo punto, dopo un primo periodo in cui la cosa era nata quasi per scherzo, abbiamo dovuto decidere se proseguire o meno.

Hanno iniziato a chiamarci in giro per l’Italia e al divertimento iniziale si è aggiunta la fatica di un progetto che stava diventando più complicato.

Abbiamo deciso di proseguire, lasciando in parte i nostri lavori, e l’esperienza si è fatta gradualmente più intensa e difficile.

Però bella, viva.

Sia l’apostolato che l’espressione artistica richiedono sacrificio, anche un po’ di follia, ma riempiono la vita".

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Matrimonio, la ricetta impossibile

Matrimonio, la ricetta impossibile

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 06 marzo 2019

"Quanto più un’epoca è immersa nella notte del peccato e della lontananza da Dio,
tanto più c’è bisogno di anime unite a Dio.
E Dio non le lascia mancare.
Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti-santi"
Edith Stein, 'Nel castello dell'anima'

Alzi la mano chi sta vivendo - con profondo turbamento e strisciante pessimismo - quella che appare sempre più “un’epoca immersa nella notte del peccato e della lontananza da Dio”, che sembra travolgere anche la barca di Pietro?

Presente!, lo ammetto. Hai come la sensazione che il furbo e potente Berlicche stia come per vincere la partita e, gongolante, annunciare in pompa magna che Dio è morto e che se anche fosse vivo non c’entra nulla con la nostra vita: proprio gli uomini che si dicon di Dio, con i propri comportamenti scandalosi, sono lì a dimostrarlo.

Poi ti guardi intorno e nella complessa trama di relazioni interpersonali vedi quella “santità della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità”.

Solo duecento chilometri mi separano da due “fuori-classe della santità”, che - per me - hanno il volto di Anita Baldisserotto e Giuseppe Signorin, la marito-moglie band dal nome impronunciabile “Mienmiuaif”.

L’ultima uscita della collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, di Berica Editrice, dal titolo “Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare” è un breviario di santità nella quotidianità che apre il cuore.

Lo scrive anche Costanza Miriano nella prefazione:

“Dovevo dirlo per onestà, e adesso forse la mia prefazione potrebbe non suonarvi affidabilissima, però è l'amore che ci fa conoscere davvero, dice sant'Agostino, quindi anche se li amo posso dire qualcosa di credibile su questo libro. Ecco, io dico che è un prezioso condensato di estetica - cioè la teoria dell'arte -, filosofia, teologia, umorismo, e soprattutto fede. È una specie di mappa per collocarsi nel mondo, c'è dentro tutto, c'è il senso della sofferenza e Netflix e i gatti, i libri e la musica, la Panda e la cheesecake, c'è Alfie e un matrimonio salvato da un'aspirina, le pentole bruciate nascoste e la Messa con le vecchiette, ci sono tecniche di preghiera da combattimento e cotolette e Radio Maria e Radio Deejay, c'è uno che non parla inglese e quasi finisce per confessarsi da un sacerdote americano, e non porta i meggins perché guida la Panda, c'è una che ha una voce d'angelo e fa morire dal ridere e piange molto”.

Il duo di Arzignano si è messo a quattro mani a scrivere le note di una storia d’amore, la loro.

“La vita è una torta ma questo non è un libro che ti insegna a cucinare”, sgombrano il campo Anita e Giuseppe.

E allora, che cos’è?

“Noi vogliamo proporre qualcosa di nuovo e un libro che non ti insegna a cucinare è sicuramente qualcosa di nuovo – proseguono-. Siamo una marito-moglie band con un nome assurdo, una cantante dalla voce angelica e uno pseudo chitarrista che non ci capisce granché di musica ma è molto ostinato e da anni costringe la sua dolce metà a non uscire dal gruppo come John Frusciante. Poi abbiamo un blog, facciamo video, selfie, usiamo i social, suoniamo in giro, la parte maschile del duo sta pure meditando di aprire una scuola di ballo. Oggi tutti vogliono insegnarti a cucinare, ma nessuno usa l'Ingrediente principale. Noi non ti insegniamo a cucinare, ma ti facciamo assaggiare una torta con l'Ingrediente principale. Buon appetito”.

Non è un manuale e neppure un bigino da copiare per essere felici. E’ come una miniera di pepite d’oro da imitare nel rileggere le trame della nostra quotidianità alla luce della Presenza di Dio.

Basta prendere in mano l’indice dei sette capitoli del libro e te rendi conto subito:

  1. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ti racconta come lo pseudo chitarrista dei Mienmiuaif ha abbordato la cantante (Anita)” - pag. 11;
  2. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso affronta questioni estetiche mica da ridere (Giuseppe)” - pag. 45;
  3. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso parla di un sacco di cose a caso che però in qualche modo riguardano l’Ingrediente principale (Mienmiuaif + special guest)” - pag. 67;
  4. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ha un capitolo introspettivo e conclusivo che invece di essere alla fine è adesso (Mienmiuaif)” - pag. 91;
  5. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso è ripieno di cake news (InstaMienmiuaif)” - pag. 97;
  6. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ha una playlist di preghiere da paura come la barba hipster dello pseudo chitarrista (papi, santi, beati, autori sconosciuti, tutta gente in gamba comunque)” - pag. 107;
  7. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ha una ciliegina sulla torta in latino (Mienmiuaif)” - pag. 117.

“La gioia, che fu piccola appariscenza del pagano, è il gigantesco segreto del cristiano”, scriveva G.K. Chesterton nella parte finale di “Orthodoxy”, nel 1908.

Quello che mi colpisce di loro due è l’umorismo con il quale sanno vivere e che cosa c’è di più rassicurante che vedere che davvero si può vivere così?

A scanso di equivoci, l’umorismo cristiano non ha nulla a che spartire con quella comicità che si alimenta degli aspetti bizzarri della vita per divertire e divertirsi in un mondo senza speranza; e nemmeno si avvicina a quell’ironia sagace e sarcastica che prende tutto e tutti per il naso nell’illusione di sopravvivere così ad un destino cinico e baro.

L’umorismo cristiano è libero, ha in sé gli ingredienti per convertire il pessimismo in audacia, il disprezzo in pietà, l’insofferenza dei limiti in feconda accettazione. Questa benefica novità deriva dal fatto che, nell’ottica umoristica, l’esistenza e gli eventi ricevono senso e valore non in se stessi, ma in Dio che “sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere” (Salmi, 102, 14).

L’opposto dell’umorista è il corrucciato. Sprovvisto del senso del relativo, prende tutto sul serio, soprattutto se stesso. Dimentico della sostanziale debolezza umana, non sa compatire: il suo sorriso, quando c’è, è stentato; la sua presenza non suscita né fiducia né simpatia; parla di Dio come di un giudice e di un custode della legge più che di un padre. Quando un suo progetto fallisce o gli vengono meno gli amici, si lascia andare a un’amarezza che gli avvelena l’esistenza. Generalmente angosciato, è anche “pesante” perché carico dei propri punti di vista, dei propri umori, delle proprie disillusioni. Il cristiano che ha il sense of humour, invece, quando cozza contro la disillusione, comprende e sorride: comprende i suoi limiti e sorride del crollo delle sue illusioni. L’intelligenza del relativo lo sposta sul terreno dell’assoluto: può così collocarsi al suo giusto posto, in rapporto a un Altro immensamente più grande di lui, che lo avvolge con benevola Provvidenza.

“Mienmiuaif Cake” è attraversato da questo gusto per la vita.

Un assaggio?

Capitolo 3, pag.na 77: “Offri tutto: Gesù si prende anche la Coca Cola nel bicchiere sbagliato” (Capitolo scritto - escluso l’ultimo paragrafetto a sorpresa – dai Mienmiuaif insieme. Ma la penna rossa da maestrina ce l’aveva solo Anita).

“La scoperta delle scoperte – annotano il duo -. Perché quando le cose non vanno come vorremmo, quindi quasi sempre, ma in certi periodi proprio è un caos pazzesco, comunque possiamo offrire tutto a Dio. (…) Nulla va sprecato, se vissuto con Dio e per Dio. Tutto va in Cielo. Significa che se le cose vanno bene, si ringrazia, ma se le cose non vanno bene, si può ringraziare lo stesso perché si può offrire e Dio trasforma il male in bene. Se teniamo lo sguardo fisso in Alto, anche le cose di quaggiù, persino le peggiori, possono acquisire senso e valore. Noi offriamo tutto, sempre. Una giornata col mal di testa, a letto, che prima di incontrare Dio avremmo visto come sprecata, oggi assume un’altra forma. O come l'altra sera, in pizzeria, quando lo pseudo chitarrista ha versato la Coca Cola nel bicchiere sbagliato, il bicchiere con la candela. Era spenta, non si è nemmeno accorto, non fa parte della sua forma mentis un bicchiere di vetro con dentro una candela, ma la parte femminile del duo, quella arguta, ha visto tutto ed è riuscita a impedire in tempo che il marito mandasse giù pezzettini di cera corrosa da mezza lattina di Coca Cola. Anche cose così, offriamo tutto, Gesù si prende tutto. ‘Sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio’. Ai tempi di san Paolo non c’era la Coca Cola, ma quello che disse agli amici Corinzi, perché non dovrebbe valere anche oggi per le bibite gassate? (…). Offrire tutto per il Paradiso, ecco, questo dà sapore anche alle cose di quaggiù. Sembra un paradosso, ma è quello che abbiamo sperimentato entrambi. Noi cristiani non perdiamo mai, perché quando viviamo una sconfitta, la offriamo come Cristo in croce, e la trasformiamo. Non esiste fallimento vero, per noi, perché quando falliamo, umanamente parlando, possiamo sempre offrire il fallimento. È stupefacente”.

"Chi si consegna senza ritorno al Signore viene da Lui scelto come strumento per costruire il suo regno […] - scrive Edith Stein ne ‘Nel castello dell'anima’-. I testi ufficiali di storia tacciono di queste forze invisibili e incalcolabili. La fiducia del popolo credente e il giudizio della Chiesa, a lungo provato e attentamente ponderato, però le conosce. E il nostro tempo si vede sempre più costretto, quando tutto il resto viene a mancare, a sperare l’ultima salvezza da queste sorgenti nascoste". Quali sono queste sorgenti nascoste? Sono anime in cui "la consegna amorosa, illimitata, a Dio e il reciproco dono divino, l’unione totale e continua, è la massima elevazione del cuore per noi raggiungibile, il più alto grado di preghiera. Le anime che lo hanno raggiunto sono realmente il cuore della Chiesa: in esse vive l’amore sommosacerdotale di Gesù. Con Cristo nascoste in Dio, non possono che irraggiare l’amore divino, di cui sono ricolme, negli altri cuori e così collaborare alla perfezione di tutti all’unità di Dio, che era ed è il grande desiderio di Gesù".

Anita e Giuseppe sono fatti così e lo sanno trasmettere in tutto ciò che scrivono, producono e fabbricano.

E il fatto che in qualche modo impattino con la mia vita mi aiuta non poco ad imparare da loro l’umorismo di Dio che solo ti viene da una familiarità con Cristo.

La familiarità con Cristo da cui nasce l’evidenza della sua parola come unica che dia senso alla vita, come possiamo viverla oggi?

Io conosco un solo modo, il metodo di Cristo, quel metodo che - con fatica e anche dolore - ho imparato a vivere da Don Luigi Giussani:

"Il modo c’è: la compagnia che da Cristo è nata ha investito la storia: è la Chiesa, suo corpo, cioè modalità della sua presenza oggi. È perciò una familiarità quotidiana di impegno nel mistero della sua presenza entro il segno della Chiesa. Di qui può nascere l’evidenza razionale, pienamente ragionevole, che ci fa ripetere con certezza ciò che Lui, unico nella storia dell’umanità disse di sé: Io sono la via, la verità, la vita".

E la Chiesa ha il volto concreto di donne ed uomini che - come Anita e Giuseppe – appartengono a quella lunga schiera della “classe media della santità”.

E’ proprio vero: “Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti-santi”.

Dimenticavo: “Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare” è disponibile in formato cartaceo, ePub e Kindle su Amazon, nel sito di Berica Editrice e nelle principali librerie digitali.

Dimenticavo: “Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare” è disponibile in formato cartaceo, ePub e Kindle su Amazon, nel sito di Berica Editrice e nelle principali librerie digitali.

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I veri ribelli che hanno fatto la storia: i #santi

I veri ribelli che hanno fatto la storia: i #santi

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 04 dicembre 2018

“Underground vol. 1 – Santi Ribelli”: Berica Editrice, collana “UOMOVIVO”Questo primo volume, a cura di Giuseppe Signorin (curatore della collana UOMOVIVO e parte maschile della marito-moglie band Mienmiuaif), raccoglie testi di vario genere e lunghezza sulle vere personalità "underground" della storia: i santi.

Non è un manuale, non è una raccolta agiografica e nemmeno una “vita dei santi”.

Come posso spiegarti che cos’è davvero? 

Mi vengono in mente alcune frasi di Papa Francesco che – forse – mi vengono in soccorso.

La prima frase la prendo in prestito dalla “Gaudete et Exultate”.

"Non pensiamo solo ai santi già beatificati o canonizzati. Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo".

Aggiunge poi: “Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente; in questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno. La santità della porta accanto; la classe media della santità".

Che non significa affatto mediocrità. Il Papa lo mette bene in chiaro:

"Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali".

Questo volume assume questo stile: è un collage di materiale eterogeneo (biografie, saggi, riflessioni, racconti, sogni, prose poetiche, filosofiche). Ci sono santi diversi tra loro per età, provenienza, periodo storico, vocazione.

Alcuni sono canonizzati, altri semplici testimoni.

“Non i soliti scritti agiografici, ma una serie di ritratti, come se fossero degli scatti fotografici in cui ogni autore propone una sua personalissima angolatura”, scrive Giuseppe Signorin nell’introduzione.

La seconda frase che prendo in prestito è un passaggio dell’Udienza Generale del 29 ottobre 2013 che mi è rimasta particolarmente impressa nel cuore.

“La comunione tra le persone sante” – ha detto Papa Francesco in quell’occasione - è una delle verità tra le più consolanti della nostra fede, poiché ci ricorda che non siamo soli ma esiste una comunione di vita tra tutti coloro che appartengono a Cristo. Una comunione che nasce dalla fede, infatti, il termine ‘santi’ si riferisce a coloro che credono nel Signore Gesù e sono incorporati a Lui nella Chiesa mediante il Battesimo. Per questo i primi cristiani erano chiamati anche ‘i santi’”.

Poi aggiunge:

“In questa comunione – comunione che vuol dire ‘comune unione’, tutti uniti, comune unione – in questa comunione siamo una grande famiglia, tutti noi, dove tutti i componenti si aiutano e si sostengono fra loro”.

Non ci salviamo da soli. Abbiamo bisogno di una Presenza che si fa reale, concreta, ora, adesso, qui! Abbiamo bisogno di seguire il metodo che Cristo ha inventato: la Chiesa.

E la Chiesa ha il volto dei santi. 

Sono i “santi” oggi i veri "ribelli", quelli che vanno controcorrente. Come dice San Paolo: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12, 2).

Il volume della Berica Edizioni ha questa consistenza: i volti dei santi che generano volti nuovi, i volti degli autori di questo libro.

Il libro è fatto da più mani, è come costituito dalle mani di donne e uomini che per guardare avanti hanno bisogno di uno sguardo fisso indietro, fisso all’origine di tutto, Cristo.
Cristo che si fa luce potente nei volti dei santi. La stessa logica utilizzata per la scelta dei santi è stata adottata anche nella scelta degli autori: ci sono narratori, giornalisti, saggisti, professori, blogger, giovani alle prime armi con la scrittura.

“I santi parlano a tutti. Chiunque, se innamorato di un santo, ne può parlare. È questo rapporto vivo che il libro cerca di comunicare”, sottolinea Giuseppe Signorin.  E aggiunge: “Le storie dei santi non sono storie vuote, una serie di eventi da memorizzare, ma storie vive che agiscono nelle vite delle persone”.

Troverete così un elenco di autori davvero interessante:

Emanuele Fant, fra Iacopo Iadarola, Emiliano Fumaneri, Paola Belletti, Annalisa Teggi, Paolo Pugni, Gianluigi Veronesi & Lara Tampellini, Maria Rachele Ruiu, Pietro Antonicelli, Simona Amabene, Alessandra Alessandrini, Rachele Bruschi, Emanuele Basso, Edoardo Dantonia, Mirko Ruffoni, Giuseppe Signorin, Gloria Mosca.

Anche che vi scrive ha un “suo santo”, uno al quale deve letteralmente la vita. 

Questo “mio santo” scriveva nel 2002:

“La santità è affermazione dell’impossibilità che l’uomo ha, nella realtà, di compiere anche un solo gesto perfetto, come diceva Ibsen, l’incapacità che l’uomo ha a guardare un solo istante, nella sua vita, come perfetto. La santità non è quindi raggiungimento di una perfezione, ma coscienza vissuta di questa impossibilità di perfezione. Se c’è una cosa che non comprendiamo, moralmente parlando, è la parola ‘santità’. Ma un bacio dato al proprio figlio senza santità è turpe, è mentitore, o disperato!”.

Per questo la santità si sintetizzava per don Luigi Giussani in una sola parola, una domanda, pronunciata dagli uomini di ogni tempo e di ogni latitudine: ‘Vieni!’”.

Frequentare i santi salva davvero la vita. Sono certo – oggi – che la mia vita non sarebbe cambiata sette anni fa’, se non avessi incontrato don Luigi Giussani vent’anni prima.

Tardi ti ho amato, Signore. Ma questa è un’altra storia.

“Underground vol. 1 – Santi Ribelli” lo potete da lunedì 3 dicembre nello shop online di Berica Edizioni (bericaeditrice.it/shop/) e in tutte le principali piattaforme digitali.

Ve lo consiglio di cuore come libretto da meditare in questo periodo di Avvento che ci conduce a fare memoria della nascita di Gesù Cristo.

Una parte del ricavato della vendita di questo libro verrà destinata ad “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, fondazione di diritto pontificio nata nel 1947 per sostenere la Chiesa in tutto il mondo, con particolare attenzione laddove è perseguitata.

 

Il volume termina con una “Preghiera ai santi” che mi sembra riassuma davvero il senso di questo libro:

“O Dio, Padre buono e misericordioso, Ti ringraziamo perchè
in ogni tempo Tu rinnovi e vivifichi la Tua Chiesa, suscitando
nel suo seno i santi: attraverso di essi Tu fai risplendere
la varietà e la ricchezza dei doni del Tuo Spirito
di amore. Noi sappiamo che i santi, deboli e fragili come
noi, hanno capito il vero senso della vita, sono vissuti
nell’eroismo della fede, della speranza e della carità, hanno
imitato perfettamente il Figlio Tuo, ed ora, vicini a Gesù
nella gloria, sono nostri modelli e intercessori. Ti ringraziamo
perché hai voluto che continuasse tra noi e i santi la
comunione di vita nell’unità dello stesso Corpo mistico di
Cristo. Ti chiediamo, o Signore, la grazia e la forza di poter
seguire il cammino che essi ci hanno tracciato, affinché alla
fine della nostra esistenza terrena possiamo giungere con
loro al beatificante possesso della luce e della Tua gloria.
Amen”

Underground vol.1 - Santi ribelli
G. Signorin (a cura di)
Editore: Berica Editrice
Collana: Uomovivo
Data di Pubblicazione: Dicembre 2019
Pagine: 188
Formato brossura: 14,50 Euro
Formato Kindle: 7,00 Euro
Formato E-pub: 7,00 Euro