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206 giorni senza Padre Gigi #Maccalli

“Le ultime notizie risalgono a più di sei mesi fa, cioè quando p. Pier Luigi è stato rapito. Da allora non abbiamo nessuna notizia di lui. L’ultima volta che l’ho contattato è stato tramite un messaggio Whatsapp, il 15 settembre 2019, in cui p. Pier Luigi mi informava del suo rientro a Bomoanga e della festa programmata per la domenica seguente, per dare il saluto a una suora della parrocchia che si sarebbe trasferita in un’altra missione”.

A parlare è padre Walter Maccalli, fratello del missionario padre Gigi Maccalli, originario della diocesi di Crema e missionario della Società missioni africane (Sma).

In una intervista ad “Aiuto alla Chiesa che soffre“, racconta di sè e di suo fratello, entrambi missionari.

Alla domanda: “Abbiamo avuto l’impressione che in Italia si sia parlato meno del rapimento di suo fratello, rispetto ad altri casi. Lei è di questa opinione? Avete sentito vicina la comunità Italiana?”, così risponde P. Walter:

“Non mi sembra che ci sia stata meno attenzione per il caso di mio fratello p. Pier Luigi. L’opinione pubblica si è fatta sentire subito dopo il suo rapimento. Anche la Farnesina si è mossa subito, e si è impegnata per stabilire contatti con i rapitori, ma purtroppo senza alcun esito positivo fino ad oggi. Anche i mass-media, hanno dato il loro sostegno. A volte il silenzio stampa è buono, per non intralciare i contatti e non creare pericoli alla vita della persona rapita.

Però devo dire che, dopo circa un mese dal suo rapimento, sono partito per la mia missione in Liberia, e dunque non sono più tanto informato su come i mezzi di comunicazione sociale stanno sostenendo e sensibilizzato il caso.

Il mio istituto missionario, la S.M.A., con le sue comunità di Genova, Padova e Roma, la diocesi di Crema e il suo centro missionario, e altre diocesi, non si stancano di tenere viva l’attenzione e di ricordarsi di p. Pier Luigi con veglie di preghiera e marce di solidarietà. In modo particolare vorrei ringraziare la comunità parrocchiale di Madignano, nostro paese nativo, che ogni giorno propone ai fedeli la recita del santo rosario per la liberazione di p. Pier Luigi.

Bella anche la solidarietà e la preghiera dei cristiani della diocesi di Niamey in Niger, che hanno pregato insieme alla comunità musulmana per sua liberazione.

Approfitto dunque per ringraziare tutte queste comunità, italiane e estere, che continuano nel loro impegno di preghiera, e chiedono a Dio con perseveranza la liberazione di p. Gigi e degli altri ostaggi. E grazie anche alla vostra organizzazione, sempre vicina ai cristiani che soffrono e che sono perseguitati a causa della fede. Che Dio vi benedica tutti”.

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Come grido di sabbia. Padre Pierluigi Maccalli rapito da sei mesi

Proprio questa domenica, 17 marzo, sono sei mesi esatti dal rapimento di padre Pierluigi.

Un’eternità presa in ostaggio da sconosciuti che una notte di settembre l’hanno portato via.

Non sospettavano minimamente la portata del gesto che hanno compiuto: che Pierluigi Maccalli, missionario, diventasse testimone nel silenzio della sabbia del Sahel che lo custodisce come solo lei sa fare.

Tracce di Vangelo mai come adesso intessute di assenze crocifisse.

Un esodo di sabbia, come di sabbia sono le parole che accompagnano la traversata del deserto.

Una Quaresima prigioniera e dunque dal sapore di terra promessa, che solo da lontano si può scorgere.

Come in uno specchio che riflette l’immagine di una sconfitta che porta il sospetto, nascosto, di resurrezione. Sei mesi di vuoto che squarcia le apparenze che assediano la nostra vita odierna.

Niamey, 17 marzo 2019

Padre Mauro Armanino
“Avvenire”, sabato 16 marzo 2019

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Liberate Padre #Maccalli

Padre Gigi #Maccalli è stato rapito in Niger il 17 settembre 2018 . Dopo più di 5 mesi, un silenzio assordante avvolge la sua situazione….

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Le sorprese di Dio

Le sorprese di Dio

di Padre Gigi #Maccalli

Padre Gigi Maccalli scriveva agli amici, un anno fa.

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In Niger continua l’olocausto dei cristiani

In questo giorno di gioia per la liberazione di Asia #Bibi dopo 3.420 giorni di carcere per una falsa accusa di “blasfemia”, la mente e il cuore non possono non fare memoria di quanto sta accadendo in Nigeria ai cristiani.

Notizia lanciata dalle agenzie di stampa proprio ieri: cinque suore missionarie sono state rapite in Nigeria, nello Stato del Delta. Secondo l’agenzia vaticana Fides, il 25 ottobre alcuni uomini armati hanno intercettato il veicolo delle religiose che tornava da un funerale presso Agbor, 25 miglia a ovest di Issele-Uku.

I banditi hanno sparato alcuni colpi d’arma da fuoco per fermare la vettura delle suore e almeno due suore sono state raggiunte alle gambe dai proiettili. I banditi si sono quindi allontanati portando con loro cinque religiose.

Contattato dalla stampa locale un sacerdote della diocesi di Issele-Uku, ha dichiarato: “Pregate per il rilascio delle cinque suore catturate ad Agbor, e per le due altre sorelle che erano nello stesso veicolo che sono state colpite alle gambe”.

Il rapimento è solo l’ultimo di una serie di episodi che da tempo si verificano in Nigeria.

Un sacerdote della stessa diocesi delle suore rapite, quella di Issele-Uku, è stato rapito due volte. Dopo un primo sequestro nel 2017, padre Andrew Anah, parroco della chiesa del Sacro Cuore di Obomkpa, era stato infatti rapito per la seconda volta il 5 giugno scorso per poi essere rilasciato ai primi di luglio.

E poi c’è Padre Gigi #Maccalli: da 45 giorni rapito e del quale non ci sono ad oggi notizie certe.

Padre #Maccalli, classe 1961 ed originario della parrocchia di Madignano(CR), missionario della Società Missioni Africane(SMA), è stato rapito nella sua missione di Bomoanga, in Niger, nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2018. Al momento del rapimento con il sacerdote pare ci fosse un suo confratello indiano che però sarebbe riuscito a fuggire. A dare la notizia sarebbe stato un prete lodigiano, amico di Padre Maccalli, che opera nella stessa zona.

Secondo l’Agenzia Fides, da qualche mese la zona del Niger dove opera padre Gigi

“si trova in stato di urgenza a causa della presenza di terroristi provenienti dal Mali e il Burkina Faso. La Missione Cattolica dei Padri SMA si trova alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey. Il popolo Gourmancé è interamente dedito alla agricoltura e stimato in questa regione attorno a 30 mila abitanti.

La Missione è presente dagli anni ’90, e i villaggi visitati dai missionari sono più di 20, di cui 12 con piccole comunità cristiane, distanti dalla missione anche oltre 60 km.

La Chiesa cattolica in Niger sostiene fortemente che attraverso le opere sociali cresca il Regno di Dio ed è per questo che la Missione di Bomoanga ha un programma di impegno di Promozione Umana e di Sviluppo attraverso le sue cellule di base chiamate CSD (Comité de Solidarité et Developpement).

La povertà è strutturale, i problemi di salute e igiene sono enormi, l’analfabetismo diffuso e la carenza di acqua e di strutture scolastiche ingenti.

La mancanza di strade e di altre vie di comunicazione, anche telefoniche rendono la zona isolata e dimenticata”.

Nella diocesi di Niamey (una delle due del paese) ci sono 37 preti e 69 religiose, più qualche fratello e alcune laiche consacrate. Le parrocchie sono in città e in zona rurale.

La zona attualmente più aperta all’evangelizzazione è quella Gourmanché, al confine col Burkina Faso, la zone dove Padre Gigi è stato rapito. Esistono vari movimenti ecclesiali diocesani e parrocchiali per ragazzi, giovani e famiglie.

La presenza di cristiani cattolici nel Paese non arriva a 50 mila persone. La maggior parte di loro sono stranieri immigrati dal Togo, Benin, Burkina Faso, Nigeria. La particolarità della pastorale, almeno finora, è stata quella “della stuoia”, cioè di stare con la gente, accompagnandone il cammino senza mire proselitistiche. Vi sono parecchie opere sociali gestite dalla Chiesa: scuole, cliniche mediche, Caritas, che offrono una testimonianza di serietà ed apertura.

La Nigeria, ufficialmente Repubblica Federale della Nigeria, è il più popoloso del continente africano. Confina con il Benin ad ovest, il Ciad e il Camerun ad est, il Niger a nord; si affaccia sull’Oceano Atlantico nel Golfo di Guinea. Settimo Stato al mondo per popolazione, è formalmente una repubblica costituzionale di tipo federale che comprende 36 stati.

Dal punto di vista religioso la popolazione si divide in parti uguali tra cristiani e musulmani.

I dirigenti della Chiesa in Nigeria hanno affermato negli scorsi mesi che i cristiani stanno subendo un “genocidio puro” dato che, da gennaio 2018, almeno 6.000 persone (in maggioranza donne e bambini) sono state uccise dai jihadisti di Boko Haram e dai pastori islamici Fulani.

L’esecutivo del presidente musulmano Muhammadu Buhari è accusato da anni di non proteggere volontariamente i cristiani della fascia centrale della Nigeria per favorire i pastori fulani.

Secondo il National Christian Elders Forum, “il cristianesimo in Nigeria è vicino all’estinzione. Realisticamente parlando, possiamo dire che i cristiani rischiano di sparire nei prossimi 25 anni, da qui al 2048. Potremmo essere noi l’ultima generazione di cristiani del paese se non cambieranno le cose. Centinaia di persone vengono uccise ogni giorno, mentre la sharia cresce sempre di più”.

Molti vescovi cattolici hanno parlato negli ultimi mesi di un tentativo di “islamizzare la Middle Belt nigeriana”, mentre gli attacchi non sembrano diminuire.

E l’Unione Europea tace.

Tacciono gli Stati Uniti.

Tace la Russia.

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