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Appello al Papa per #Vincent

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Tutto è ormai deciso: è giunta l’ora di morire per Vincent Lambert.

Unica voce in direzione ostinata e contraria è quella della Chiesa di Francia. Eric de Moulins-Beaufort, Arcivescovo di Reims e prossimo Presidente della Conferenza Episcopale francese, esce con un comunicato, insieme a Bruno Feillet, vescovo ausiliare di Reims.

“La morte di Lambert è stata dunque definitivamente ed ultimativamente avviata, indipendente dai ricorsi intentati dai suoi genitori” – si legge sul sito della Diocesi di Rèims -. Molti sono preoccupati per la conclusione che così viene data a quello che è stato ‘l’affaire Lambert’.

“Una società deve saper confidare nella professione medica e rispettare una decisione collegiale di medici che mettono in gioco la propria responsabilità professionale ed umana; i medici, da parte loro, devono accettare di prendere in considerazione le opinioni dei parenti e alimentare le loro decisioni con una riflessione etica sulla responsabilità degli esseri umani l’uno verso l’altro.

Gli specialisti sembrano essere d’accordo, tuttavia, che Vincent Lambert, pur nella sua condizione di totale dipendenza a seguito del suo incidente, non sia alla fine della vita. Pur rispettando profondamente l’impegno dell’équipe dell’ospedale universitario di Reims, lascia sorpresi che il signor Lambert non sia stato trasferito in un’unità specializzata nel supporto di pazienti in stato vegetativo o pauci-relazionale”.

“Appartiene alla condizione dell’uomo e alla sua grandezza il dover morire un giorno. È bene ricordarlo in un momento in cui alcune persone rivendicano il diritto di morire quando e come vogliono, mentre i profeti del transumanesimo annunciano la fine della morte.

Ma fa parte dell’onore di una società umana non lasciare che uno dei suoi membri muoia di fame o di sete e fare tutto il possibile per assicurargli le cure appropriate.

Permettersi di rinunciare perché una tale presa in carico ha un costo e perché sarebbe inutile lasciar vivere la persona umana interessata rovinerebbe lo sforzo della nostra civiltà. La grandezza dell’umanità consiste nel considerare come inalienabile e inviolabile la dignità dei suoi membri, specialmente i più fragili.

Preghiamo ancora e invitiamo a pregare affinché la nostra società francese non si incammini sulla via dell’eutanasia.

Rendiamo grazie a Dio per coloro che sono testimoni quotidiani della grandezza di ogni essere umano che conduce alla fine della sua vita”.


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Per #Lambert è braccio di ferro

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“È questo concetto di dignità universale ed egualitario che ha fondato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani nel 1948 e i testi successivi, quando dichiarano la dignità ‘intrinseca’ per ogni essere umano e proibiscono la discriminazione sulla base di disabilità o stato di salute. Qualificare la dignità intrinseca significa che è posseduta dall’uomo perché è umano e non dalla decisione di un giudice. Ciò vale anche per il ‘diritto alla vita’, che è l’unico diritto descritto come ‘inerente alla persona umana’  dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (articolo 6)”.

“Nel 1949, Rene Cassin, padre della Dichiarazione Universale, aveva firmato una dichiarazione dell’Accademia delle scienze morali e politiche che rigettava ‘formalmente tutti i metodi che avevano lo scopo di causare la morte di soggetti considerati mostruosi, deformi, deficienti o incurabili’, mentre ‘l’eutanasia e, in generale, tutti i metodi che hanno l’effetto di provocare una morte’ morbida e silenziosa ‘per compassione nel moribondo, devono essere respinti’, altrimenti al medico e alla medicina si ‘concede una sorta di sovranità sulla vita e sulla morte’ (14 novembre 1949)”.

Possiamo sperare che la Francia e l’Europa possano davvero  vedere Vincent Lambert come una persona disabile, con i suoi diritti e bisogni particolari, e non più come un peso morto?


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Per #Vincent un sussulto europeo

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Parigi. La città che sull’altare di Liberté, Égalité e Fraternité non ha esitato a sacrificare ogni disobbedienza con il terrore e la ghigliottina e a compiere con la Rivoluzione francese uno dei genocidi più taciuti della Storia, il genocidio dei vandeani.

Parigi. La città che – oggi – si vergogna delle sue radici cristiane, ma che piange di fronte alla sua Cattedrale in fiamme.

Parigi che non si indigna di fronte ad un suo cittadino – gravemente disabile – condannato a morte per fame e sete, perché giudicato dalla scienza e dalla legge non più degno di vivere.

Parigi che non sa più riconoscere l’evidenza di ciò che ha davanti agli occhi e che – al contrario – mostra i muscoli della sua grandèur di fronte ad un sussulto di vita da parte dell’Europa.


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#Lambert ci riguarda tutti

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La vicenda di Vincent Lambert non è un caso isolato, non è una situazione particolare.

La vicenda di Vincent Lambert ci riguarda da vicino.

La vicenda di Vincent Lambert ci mostra nella sua cruda realtà quali siano gli scenari medico-giuridici nel momento stesso nel quale – in Francia così come in Italia – si sacrifica una persona gravemente disabile (e non alla fine della sua vita) sull’altare di un vuoto diritto di auto-affermazione individuale.

“Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge.
Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale pena”.
Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, art. 2, comma 1


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CEDU: nessuna pietà per #Vincent

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Il 30 aprile 2019 la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) respinge la richiesta dei genitori di Vincent #Lambert.

“La Corte europea dei diritti dell’uomo ha appena rigettato la richiesta di provvedimenti provvisori presentata dai genitori di Vincent Lambert – si legge sul sito del Comitato “Je soutien Vincent” , sulla base del fatto che una decisione in merito è già stata emessa dalla medesima Corte in data 5 giugno 2015, nonostante la natura delle rimostranze oggi siano radicalmente differenti”.

La questione è politica e l’unica speranza per Vincent si gioca sullo scacchiere internazionale.

Ci sarà qualche stato che avrà il coraggio di battere i pugni sui tavoli della politica europea, prima che l’eutanasia di persone disabili diventi di fatto legalizzata in Francia?


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Il destino interrotto di Vincent

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“Questa decisione del Consiglio di Stato riguardo al destino di Vincent Lambert è un atto che comporta gravi conseguenze. Segnala l’inizio dell’eliminazione dei più deboli, dei più fragili, degli stessi che non sono in grado di esprimersi, di esprimere la propria volontà. Le considerazioni finanziarie degli ospedali moltiplicheranno necessariamente questo tipo di procedura”.


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Il Consiglio di Stato ha deciso: eutanasia per Vincent Lambert

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Il Consiglio di Stato francese ha deciso: eutanasia per Vincent Lambert. Inutili i giri di parole: “questo è il peggior risultato possibile per Vincent, per i suoi genitori, i fratelli e le sorelle che lo sostengono, per i suoi amici e per i 110.000 sostenitori del Comitato, ma anche per le migliaia di pazienti che vivono in Francia nelle stesse condizioni di minima coscienza relazionale di Vincent”, si legge nel comunicato del Comitato “Je soutien Vincent”.


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#Vincent: tra vita e morte

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Tra pochi giorni, il Consiglio di Stato francese dovrà esprimere il proprio parere, o meglio, la sua decisione circa la procedura di arresto dei trattamenti vitali di Vincent Lambert decisa dall’Ospedale di Châlons-en-Champagne e confermata dal tribunale amministrativo della stessa città.

L’udienza (la prima) si è svolta venerdì 29 marzo 2019 e i giudici amministrativi supremi si sono concessi tre settimane per esprimere il loro giudizio.

Giudizio che può spaziare dall’accettazione della cessazione delle cure (e quindi condannare a morte di Vincent Lambert) alla raccomandazione di trasferire Vincent Lambert in un istituto specializzato che abbia l’esperienza e la competenza per prendersi cura del suo stato semi-relazionale (coscienza minima), stato nel quale vivono circa 1.700 persone in Francia.

Aspettando la morte.


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