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Liberarsi dal “veleno del cristianismo”

Anche in Italia sono tornate di moda, dopo la non breve parentesi dell’ateismo devoto, le tesi del “cristianismo”, l’ideologia diffusa in quei circoli politico-intellettuali che pretendono di difendere i “valori cristiani” e la “civiltà cristiana” senza però credere nella divinità di Gesù Cristo.

Meglio difendere i valori cristiani che combatterli! È la risposta stereotipata dei cattolici sedotti dal cristianismo.

Non discuto la loro buona fede. Ma non posso non ricordare loro che una forma di negazione pratica di Dio può ben coesistere con le glorificazioni esteriori e l’esaltazione degli elementi decorativi del sacro. Maritain parla di una forma di ateismo che riconosce l’esistenza di Dio ma che lo trasforma in un idolo. Si accetta la forma, si svuota la sostanza. Dio così diventa l’ornamento della nazione, l’espressione della cultura di un popolo da usare contro altri popoli.

Il cristianismo non è che un regresso alla teologia politica degli imperi pagani come quello di Roma. 

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“Si apre un’estate di riflessione anche per noi de #LaCroce”

Con questo numero del 15 giugno 2019, #LaCroce quotidiano si concede un periodo di riposo per procedere a un opportuno ripensamento della propria formula, tale da rilanciare la mission editoriale e andare incontro, dall’inizio del prossimo anno sociale, a un pubblico auspicabilmente sempre maggiore.

L’organizzazione del Popolo della Famiglia si farà, parallelamente, tramite il radicamento territoriale.

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#Zingaretti, il Pd e l’utero in affitto

Ricordate Nanni Moretti in Aprile, quando supplicava D’Alema di dire “qualcosa di sinistra”?

Fabbriche che chiudono, ecatombi di lavoratori, periferie degradate. Ma per “le sinistre” italiane la priorità è battersi per l’autodeterminazione di ogni essere umano in ogni settore della vita pubblica.

Affermazione che – fuori dai denti e per non prestare i fianchi ad alcuna confusione sul significato dei termini – si traduce stringi stringi nella battaglia per rivendicare i (presunti) diritti individuali (presunti) violati e calpestati delle comunità LGBTQIA+.

Perché sempre lì alla fine gira che ti rigira si torna. Lo aveva fatto Renzi nel Pd 2.0 con le unioni civili, lo rilancia Zingaretti nel nuovo PD “de sinistra”.

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Noa Pothoven & Vincent Lambert

Fondamentalmente, l’impossibile epilogo di questo dramma che è la storia di Vincent Lambert – così come il tragico epilogo della giovane Noa Pothoven – attesta la paura nel fare i conti con la vulnerabilità delle nostre vite.

Di fronte al dolore e alla sofferenza, il nostro cervello ha la necessità di fuggire altrove, dopo avere sperimentato i fallimenti uno dopo l’altro dei nostri tentativi esorcizzanti.

Il problema è che non siamo fatti per fuggire e il nostro cervello non funziona per sottrazione.

Manipolare il cervello per cancellare l’angoscia di un trauma? Impossibile.

Solo la nostra tendenza alla semplificazione ad ogni costo può pensare sia possibile.

La verità è che se vogliamo continuare a restare umani dobbiamo fare rientrare la morte nella vita, come è naturale che sia. Non c’è scienza, non ci sono terapie così efficaci da esorcizzarci la morte e la pretesa prometeica di vivere come se Dio non esistesse.

La vulnerabilità è inscritta nel dna di ciascuno di noi nel momento stesso nel quale veniamo messi al mondo. La promessa di vita non è esente dalla minaccia che l’esistenza stessa venga colpita da traumi interni ed esterni a noi.

Il rimedio non sta nel tentativo di semplificare la vita per accorciare la durata del tempo con il quale dolore e sofferenza ci spaccano in due al punto di essere tentati di farla finita.

Il rimedio sta nell’accogliere la vulnerabilità nel volto dell’altro.

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L’affaire #Lambert e il piano inclinato

Il progetto di legge sulla bioetica dovrebbe essere presentato ufficialmente il prossimo 26 luglio, data dell’ultimo incontro di gabinetto del governo francese dell’anno scolastico. Il progetto di legge sarebbe stato calendarizzato congiuntamente dal Ministro della giustizia e dal Ministro della salute francesi, secondo quanto riportato dal quotidiano “La Croix”.

Il caso Lambert viene utilizzato in Francia come cavallo di Troia per dimostrare che la legge attuale debba essere cambiata proprio nel nome della dignità della persona e della qualità della sua vita.

Vincent Lambert è il simbolo di una palese ingiustizia, non per il fatto che un uomo gravemente disabile venga condannato a morire di fame e sete, ma per il motivo che nulla di scritto esista in merito alle sue reali volontà di scelta.

Il fatto che sia disabile, cerebroleso, depresso o realmente in fine vita oppure trattasi di una persona che per mille motivi sia giunto alla conclusione ponderata che non valga più la pena vivere non appare elemento sostanziale e dirimente.

Il fattore essenziale è il diritto alla libertà di scelta palesemente violato.

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Vincent Lambert, prospettive e rischi

In Francia il caso del 42enne tetraplegico fa esplodere con virulenza le tensioni accumulate fra quanti intendevano strumentalizzarne l’epilogo per legiferare in materia di eutanasia e quanti difendono l’integrità della vita.

I video diffusi dalla madre sono stati attaccati, screditati, diffamati.

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“Ne pleure pas, #Vincent”

La settima sentenza di morte per Vincent Lambert riguarda ciascuno di noi. Hanno parlato, hanno parlato tutti. Medici, giudici, legislatori, ministri, media.

Parlavano tutti, anche quando non sapevano cosa stavano dicendo, anche quando disinformavano, anche quando non erano a proprio agio con la verità.

Vincent non è un mostro, Vincent non è un vegetale, Vincent non è alla “fine della vita”.

Vincent è vivo. Vincent, handicappato, rimane comunque, e forse ancor più a causa della sua debolezza e della sua miseria, uno di noi.

Spetta a noi, in ultima analisi, dire se accettiamo o meno l’inenarrabile tradimento di tutti i nostri valori e della nostra intera civiltà.

Domani sarà troppo tardi. Non solo per Vincent, ma per ciascuno di noi, perché questa scelta fatale è una di quelle dalle quali indietro non si torna.

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Chiesa di Francia a testuggine: salvare #Vincent

La Chiesa di Francia non si tira indietro e scende in campo apertamente a difesa delle persone più fragili e vulnerabili della società: schierata come a testuggine per salvare la vita di Vincent Lambert.

Oltre al Presidente della Conferenza Episcopale francese, numerosi Vescovi non hanno esitato ad esporre pubblicamente le proprie valutazioni.

Scende in campo anche il Gruppo di bioetica della Conferenza Episcopale francese con un documento intitolato “Une ambition: la protection des plus fragiles”, pubblicato il 18 maggio sul sito web della CEF.

“Perché questa fretta di portarlo a morire?”, scrive Mons. Pierre d’Ornellas, Arcivescovo di Rennes e responsabile del Gruppo di Bioetica della CEF, deplorando il fatto che il governo voglia ignorare l’opinione del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CIDPH) che raccomanda che la decisione di interrompere il trattamento venga temporaneamente sospesa.

Nel documento viene messa in discussione la base giuridica ed etica alla base di questa decisione.

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