Franco #Zeffirelli: un uomo grande

E’ morto all’età di 96 anni il grande regista italiano Franco Zeffirelli.

Scenografo e sceneggiatore, attore, regista, di film, prosa e lirica, Zeffirelli ha rappresentato un pezzo di storia del mondo dello spettacolo e della cultura per il nostro Paese e in ambito internazionale.

Un genio, senza dubbio. Un uomo grande, soprattutto, con un senso religioso che lo ha portato nella fede dei semplici, autenticamente commossa dal provare sulla propria pelle quella carezza del Nazareno.

Cosa altro sono il suo Gesù e il suo San Francesco, se non la più alta espressione di questo?

Nello scorrere su internet, mi sono imbattuto in un suo scritto del 2002 che mi ha commosso profondamente e che – forse – pennella ottimamente chi è il maestro Zeffirelli.

Noa Pothoven & Vincent Lambert

Fondamentalmente, l’impossibile epilogo di questo dramma che è la storia di Vincent Lambert – così come il tragico epilogo della giovane Noa Pothoven – attesta la paura nel fare i conti con la vulnerabilità delle nostre vite.

Di fronte al dolore e alla sofferenza, il nostro cervello ha la necessità di fuggire altrove, dopo avere sperimentato i fallimenti uno dopo l’altro dei nostri tentativi esorcizzanti.

Il problema è che non siamo fatti per fuggire e il nostro cervello non funziona per sottrazione.

Manipolare il cervello per cancellare l’angoscia di un trauma? Impossibile.

Solo la nostra tendenza alla semplificazione ad ogni costo può pensare sia possibile.

La verità è che se vogliamo continuare a restare umani dobbiamo fare rientrare la morte nella vita, come è naturale che sia. Non c’è scienza, non ci sono terapie così efficaci da esorcizzarci la morte e la pretesa prometeica di vivere come se Dio non esistesse.

La vulnerabilità è inscritta nel dna di ciascuno di noi nel momento stesso nel quale veniamo messi al mondo. La promessa di vita non è esente dalla minaccia che l’esistenza stessa venga colpita da traumi interni ed esterni a noi.

Il rimedio non sta nel tentativo di semplificare la vita per accorciare la durata del tempo con il quale dolore e sofferenza ci spaccano in due al punto di essere tentati di farla finita.

Il rimedio sta nell’accogliere la vulnerabilità nel volto dell’altro.

Perchè [OSTINATA] [ESPERIENZA]?

All’interrogativo probabilmente dovrei aggiungere un avverbio di tempo: “oggi”.

La risposta non ce l’avrei in ogni caso, così servirebbe a poco tornare indietro con la mente e tornare al primo giorno nel quale questo Blog è nato.

La realtà è che probabilmente un “perchè” che sappia di obiettivi ambiziosi ed altisonanti cui tendere non esiste.

Molto più banalmente, ho bisogno di mettere nero su bianco quello che sono oggi.

Ma anche su questa affermazione, non si fraintenda.

Sono uno che scrive ciò che pensa, prova e crede e nient’altro che non sia ricompreso nel rigorso perimetro lessicale del significato di questi verbi.

E’ nell’esperienza di ogni giornata che si affaccia che provo a camminare, senza la pretesa  di avere apoditticamente in tasca la verità, almeno di quella dei fatti.

Il grande inganno

Ha urgenza di parlare James Clifford Shupe.

Ha urgenza di esporsi pubblicamente, perchè chi abbia voglia di ascoltarlo comprenda come agisce il “grande inganno”.

Il grande inganno del suo viaggio nel transgenderismo verso il non-binario e, infine, il ritorno al maschile. Con i pesanti strascichi che questo dannato viaggio gli ha appiccicato addosso.

Troverete in queste righe parole piene di dolore, ma sono le parole che James ha voluto consegnare in due articoli al “Daily Signal” dell’Heritage Foundation.

Prometto di esserti fedele sempre

Nel giorno del matrimonio non hai messo bene a fuoco la promessa che ti stai assumendo e – forse – è proprio una certa dose di sana incoscienza che ci permette di pronunciare quel “sì”.

E’ quando cominci a camminare insieme che ne scopri la libertà. Puoi decidere di rimangiarti tutto e chiudere la porta. Puoi rassegnarti a vivere tutti i giorni della tua vita con una persona che non riesci più a sopportare. Puoi scoprire con stupore e gioia che si può vivere così come hai promesso quel giorno.

Karl Von Schwarz, 85 anni, e sua moglie Donna, 82, hanno il cuore giovane come allora, quando nel 1956 decidono di sposarsi. Si conoscono da sempre, fidanzati alle superiori, da quel giorno del fatidico “sì” si sono trasferiti a Youngstown, nell’Ohio, dove hanno vissuto sempre fianco a fianco, senza spararsi neppure per una giornata.

Per mostrare la #bellezza prenatale

Il miracolo della vita che genera vita. I nove mesi in cui un bambino cresce all’interno di sua madre sono speciali.

Come ogni persona ha le sue impronte digitali – uniche ed irripetibili – le ecografie sono un po’ come le tue impronte digitali – uniche ed irripetibili, Camilla: ogni gravidanza, feto e bambino, sono del tutto unici.

Sarebbero da incorniciare, perché dove vai a trovare un quadro così reale e vero? L’idea non sarebbe affatto male.

Navigando in web, mi sono imbattuto in una storia che di questo ne ha fatto il proprio lavoro.

Ed è una storia che vale davvero la pena raccontare. Laura Steerman ha 54 anni ed è oggi un’artista di Dublino, dove vive e lavora come illustratrice.

Ma è anche diventata un’amante nella pratica di una forma d’arte molto particolare: convertire le ecografie uterine in quadri colorati.