Tagged: #2minutiXpregare

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Un caffè in #compagnia: 16 gennaio 2019

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Quanti di noi vorrebbero stare al posto della suocera di Simone: non solo Gesù si reca nella sua casa, ma la prende per mano e la guarisce dalla sua febbre.

Gesù ci prende per mano quando siamo deboli e ci fa risollevare come il più amorevole degli infermieri.

In questa immagine Egli si mostra amico, confidente, compagno fidato, tanto che quando si allontana tutti cominciano a cercarlo, come se la sua presenza ormai fosse indispensabile.

Tuttavia, nonostante la frenesia di quei giorni, tutta la gente e la sofferenza incontrata, Gesù non si dimentica del Padre e della preghiera anche a costo di alzarsi anche quando ancora tutti dormono.

La pretesa del cristianesimo sta tutta qui: noi siamo come la suocera di Simone. Cristo Risorto è qui, ora, adesso! Non è una metafora, una immagine simbolica, ma Presenza.

Se così non fosse, il cristianesimo non aggiungerebbe nulla alla mia vita.

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Un caffè in #compagnia: 15 gennaio 2019

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L’insegnamento di Gesù non solo è vero, ma è la Verità; s’identifica cioè con perfezione della sua stessa persona umano-divina.

Se ne accorgono in qualche modo gli ascoltatori, i quali rimangono stupiti del suo insegnamento, che viene dato appunto con autorità.

Non possono non notare la differenza con quello degli scribi e dei farisei, dai quali lo stesso Gesù mette in guardia i suoi seguaci, affermando: «Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno».

Se ne accorge anche un indemoniato, un povero uomo invasato da uno spirito immondo, che grida il suo sdegno contro Gesù, ma che non può fare a meno di dichiararne la divinità. Il Signore non accetta quella testimonianza, non vuole che si creda in lui per un’affermazione di satana, definito il menzognero; la fede autentica non può e non deve sgorgare dal demonio anche se, suo malgrado, è costretto talvolta a dire la verità su Cristo.

Impone quindi il silenzio al demonio e lo scaccia da quell’uomo.

Egli chiederà ai suoi: «anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre».

Quindi è dall’essere del Cristo che emana l’autorità e la verità: egli è Dio e per la volontà del Padre si è incarnato e quello che dice e fa tutto è orientato all’adempimento della sua volontà santissima: «le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza».

Noi diamo autorità a Cristo quando il nostro ascolto è docile e accogliamo il seme della sua parola in un terreno buono e fecondo.

La nostra testimonianza diventa efficace quando viviamo in coerenza di quella parola.

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Un caffè in #compagnia: 14 gennaio 2019

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Inizia oggi il cosiddetto tempo ‘ordinario’ prima della Quaresima. L’aggettivo ‘ordinario’ potrebbe indurci in errore se gli attribuiamo il significato di dimesso, non importante, usuale.

La liturgia cattolica non consente mai una simile interpretazione, perché il tempo ha sempre una sua sacralità ed una primaria importanza, ci consente infatti di immergerci in Dio e realizzare in noi il suo progetto di amore e di santificazione.

Ci viene in soccorso a proposito anche il Vangelo di oggi: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”.

Gesù passa sul lago di Galilea e chiama Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni. Matteo nel sul Vangelo è sempre molto essenziale e non si sofferma sui dettagli.

Ma ciò che mi colpisce sempre è il fatto che nessuno di loro abbia nulla da obiettare e da chiedere: non ci pensano su due volte e lo seguono.

Perchè?

Perchè intuiscono che senza quell’uomo che avevano da poco visto la domanda di senso resta inesausta: la natura dell’uomo è in rapporto con qualcosa di infinito e non c’è niente da fare.

Nessuna filosofia, nessuna ricetta etica, nulla può soddisfare pienamente quella domanda se non in un incontro.

San Paolo, scrivendo ai cristiani di Salonicco, dà  “la più bella definizione di critica. In nessun filosofo nella storia della filosofia l’ho trovata più bella di questa, dice: ‘Vagliate ogni cosa, trattenete il valore, ciò che è vero, ciò che val la pena’.

Ma quale è il criterio per discriminare e per trattenere? Dove l’ho pescato il criterio? O lo peschi nella tua natura, oppure sei vittima del potere altrui.

“Il delitto più grande nella traiettoria educativa della gioventù per noi che abbiamo la responsabilità, a mio avviso, è quello di non aiutare a far passare la fede il cui contenuto è stato dato dal papà, dalla mamma, dai preti, dalle suore, una volta dalle maestre (che adesso insegnano l’inverso).

Ma occorre far passare questa tradizione attraverso quello che in greco è indicato con una parola che a noi sembra scettica mentre è una parola bellissima: crisi.

Crisi è una parola italiana che deriva dal greco, che vuol dire ‘vagliare’, vagliare per capire il valore”.

Che questo sia per tutti noi il tempo della crisi, il tempo che ci aiuti ad essere più liberi di seguire Cristo.

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Un caffè in #compagnia: 11 gennaio 2019

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Nostalgia di Dio … Chi non l’ha già provata?!

Sembra che, a un certo momento della vita, ci allontaniamo tutti da colui che è la sorgente dell’amore.

Chi ha vinto il mondo? San Giovanni apostolo nella sua prima lettera non aveva dubbi nel rispondere: chi crede che Gesù è il Figlio di Dio.

La vita di Gesù si riassume in questi due poli: il battesimo e la morte, strettamente legati fra di loro. Il battesimo nel vangelo è prefigurazione della morte di Gesù. C’è un battesimo con cui Gesù può essere battezzato: la morte non è che un battesimo per il Signore.

Battesimo e morte dicono il mistero della presenza di Dio in mezzo agli uomini con una presenza di donazione e di salvezza. In altri termini: “colui che è venuto con acqua e con sangue” è colui che è venuto col battesimo e con la morte, colui che è venuto con il dono della sua vita.

“Non con acqua soltanto, ma con acqua e sangue”: questa insistenza è contro quegli eretici che negavano la realtà della morte e della passione del Signore.

Gesù è veramente morto, la Passione si conclude in una morte reale, quindi è dono reale del suo amore; ed è lo Spirito che rende testimonianza, perché “lo Spirito è la verità” (5, 6).

Tradotto: se volete capire il mistero della vita e della morte di Gesù, lo potete capire con lo Spirito. Altrimenti Gesù è semplicemente uno dei tanti condannati a morte che sono stati crocifissi nella storia di Palestina.

“Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi” (v. 8).

Non si parla più dell’acqua e del sangue con cui è venuto Gesù Cristo, ma di quell’acqua e sangue che rimangono adesso, cioè l’acqua del battesimo e il sangue dell’Eucaristia, i sacramenti fondamentali della fede.

Quello che Gesù ha vissuto: il battesimo e la morte, non sono solo fatti del passato, ma sono realtà presenti nei sacramenti della Chiesa. Nei sacramenti della Chiesa la vita di Gesù è attua le, la morte di Gesù è attuale. Quando si celebra l’Eucaristia, la morte del Signore è attuale, è oggi, per me, per la nostra vita.

Naturalmente però, anche qui, l’acqua e il sangue, il battesimo e l’Eucaristia hanno la loro efficacia insieme con lo Spirito, altrimenti l’acqua rimane solo “rimozione di sporcizia del corpo”, diceva s. Pietro (1 Pt 3, 21), e l’Eucaristia resta solo un po’ di pane mangiato e di vino bevuto: niente più di questo.

Se il pane che noi mangiamo è il corpo di Cristo, il mangiare quel pane non è semplicemente un fatto di bocca e di stomaco, ma è un fatto di fede, quindi un fatto di Spirito. Allora l’Eucaristia diventa testimonianza di Cristo nel momento in cui va insieme con la fede ed è vissuta nella fede: lo Spirito, l’acqua e il sangue.

Per Giovanni, dunque, la fede che abbiamo nel Signore non è legata solo a fatti del passato, ma è legata all’esperienza attuale della Chiesa e dei sacramenti; adesso, oggi, lo Spirito, l’acqua e il sangue rendono testimonianza. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è maggiore: e Dio l’ha data al suo Figlio.

Chi ha vinto il mondo?

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Un caffè in #compagnia: 10 gennaio 2019

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Nostalgia di Dio … Chi non l’ha già provata?!

Sembra che, a un certo momento della vita, ci allontaniamo tutti da colui che è la sorgente dell’amore.

E, come il pellegrino assetato in mezzo al torrido deserto, sentiamo nostalgia della fonte d’acqua viva che sazia la nostra vera sete.

Sentir nostalgia di Dio può essere la spinta iniziale che ti farà tornare a lui.

Il Vangelo di oggi ci ricorda che Gesù agisce e parla “con la potenza dello Spirito Santo”.

La sua fama si diffonde ovunque: molti cominciano a pensare che sia proprio Lui il Messia, molti credono che sia il Maestro, colui che insegna con autorità.

Con questa potenza e con questo alone di consensi, Gesù a Nàzaret, entra nella sinagoga, nel cuore stesso dell’ebraismo, per impartire una solenne lezione su come leggere con vera sapienza la scrittura sacra e le profezie in modo particolare.

Il rotolo del libro, che viene porto a Gesù, recita questo passo di Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore”.

Gesù non esita ad applicare a sé le parole del profeta. “Oggi si è adempiuta questa scrittura, che voi avete udito con i vostri orecchi”.

Già nel Battesimo di Gesù nelle acque del Giordano si era udita una voce dal cielo che proclamava Gesù Figlio di Dio: lo stesso Giovanni Battista aveva visto discendere su di Lui lo Spirito santo sotto forma di colomba.

Gesù quindi aveva tutte le ragioni per dire lo Spirito del Signore e su di me, aveva ragione e definirsi il consacrato del Signore, già stava annunziando ai poveri la buona Novella, aveva già iniziato ad operare i suoi prodigi, aveva già annunziato l’avvento del Regno di Dio.

Il misterioso legame tra il Vecchio e il Nuovo Testamento si snoda e si svela nella realtà del Cristo.

Quanto promesso si adempie in pienezza, ciò che era profezia, ora è realtà.

Una realtà ancora vivida ed operante nel Cristo vivo tra noi e in noi, viventi in Lui.

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