Tagged: #cattolici

0

#Francesco si prepara a tornare dal Sultano

Condividi

Il prossimo viaggio apostolico di Papa Francesco in terra marocchina, il 30 e 31 marzo prossimi, su invito del Re Mohammed VI e dei vescovi del Paese non sarà uno dei tanti.

Papa Francesco incontrerà anche il capo dei musulmani del Marocco: 800 anni dopo l’incontro di Francesco d’Assisi con il sultano al-Malik al-Kāmil a Damietta, a pochi chilometri di distanza dal Cairo. Settembre 1219.

Croce e Mezzaluna. Ieri come oggi. La guerra santa, invasioni e scorribande, scontri violenti. Il leone di Venezia con la spada in mano alla conquista dell’Asia; i velieri saraceni all’assalto dei cani infedeli occidentali.

Cambiano i nomi e i contesti, eppure sembra che la storia ci abbia come condannato ad un eterno scontro, i cui esiti sono sempre appesi ad un filo.

Nel 1219, la guerra divampava tra i crociati e l’Islam. Due secoli prima, il sepolcro di Cristo era stato ridotto in macerie dalle truppe del sultano. Sulla piana egiziana di Damietta, nel delta del Nilo, le due armate si stavano fronteggiando. La vittoria dei crociati e la conquista di Damietta durò il soffio di due anni.

Sappiamo come è finita la storia delle crociate. Così come ben sappiamo che la guerra e lo scontro non siano mai cessati. Oggi è in atto la stessa guerra, condotta con armi e modi totalmente differenti: si chiama demografia. Non ci sarà bisogno di armi e conquiste di terre. Basterà attendere che il tempo passi e ci conduca per mano in un’Europa guidata dai figli dei figli dei popoli islamici.

Se così è, che ci va a fare quell’uomo vestito di bianco in bocca agli infedeli?

Condividi
0

Sul passatempo di manomettere le parole del Papa

Condividi

Negli ultimi giorni del 2018, Papa Francesco ha fatto tre affermazioni che hanno suscitato più di un fiorire di mal di pancia: dapprima ha detto che Maria non è nata santa ma lo è diventata – perché santi non si nasce ma si diventa -; poi che il cristianesimo è rivoluzionario ed infine ha affermato che è meglio essere atei piuttosto che andare in Chiesa e poi comportarsi male.

Copia e incolla dai titoloni di giornale, sia chiaro. Così come le hanno riportate effettivamente non possono che condurre in una direzione: vi sarebbero indizi sufficienti per dubitare dell’eterodossia del Vicario di Pietro. In un colpo solo, Papa Francesco smonta il cuore del cattolicesimo: via tutta la traditio mariologica (abrogate le “quattro parole” su Maria, la Theotókos, “Madre di Dio”; la Kecharitoméne, “colmata (da Dio) di grazia”; la Aeipárthenos, “sempre vergine” e la Kóimesis, la dormitio, assunta direttamente in cielo); via la Resurrezione di Cristo e la Salvezza eterna, perchè se Gesù è venuto per far rivoluzione, allora davvero ha vinto la modernità con il suo “Dio è morto”, la progressiva ateizzazione della società dall’illuminismo ad oggi, il suo razionalismo, nichilismo e relativismo, con il conseguente “suicidio della rivoluzione” di delnociana memoria. La fede, così, diventa un’etichetta inutile, della quale alla fine sbarazzarsi o tenerne qualche valore, non la lampada per illuminare il reale e ciò che da sotto, spesso nascostamente, lo muove.

Che cosa ha – dunque – affermato davvero Papa Francesco?

Condividi
0

“Siamo qui a seppellire #Staino, non a celebrarlo”

Condividi

Sergio Staino ha interrotto il suo “Jeus” con il quotidiano della Cei, “Avvenire”.

La stiscia “satitica” che da un anno accompagna l’edizione domenicale di “Avvenire” ha deposto le armi. Deo Gratias! Il “tafazzismo” in salsa cattolica ha così un alfiere in meno.

E un “martire” in più. Un “martire” bruciato sull’altare dei catto-integralisti, tutto broncio e formalità, incapaci di un sorriso e pronti a tacciare qualsiasi “novità” di “blasfemia”.

Non l’ha presa bene il direttore di “Avvenire”, Marco Tarquinio. Non ha preso bene le diffuse e trasversali critiche di molti lettori alla sua scelta di ospitare vignette a firma Sergio Staino sul quotidiano dei Vescovi italiani.

Oggi il “saluto” di Staino alla fu collaborazione artistica nella rubrica ‘Il direttore risponde’.

Veda, direttore, non la faccia fuori dal vaso e sappia prendere per buono ogni tanto ciò che le può apparire come un piccolo fallimento personale.

Capita a tutti di sbagliare nelle proprie scelte, no? Basterebbe semplicemente questo. Dire: “ho sbagliato”.

Ma – mi creda – non ne faccia un “martire”. Non faccia di Staino e del suo “Jesus” bocciato dai lettori un “martire” sacrificato sull’altare dello stereotipo del “cattolico che non sorride mai e si prende troppo sul serio”.

La invito a riprendersi in mano una ad una tutte le strisce pubblicate su “Avvenire” in questo anno di collaborazione con Staino. Con serenità. Scoprirà – forse – una cosa banale: non facevano nè “pensare e sorridere in modo dolce o amaro sulla vita, sulle ingiustizie, sul prezzo dell’amore per la verità, sulle scelte dei potenti” e – al contrario di ciò che lei sostiene – apparivano talvolta “sberleffo”.

“Sberleffo” non ai potenti, ma agli stessi cattolici. Quasi una presa in giro. Tutto qui.

E dato che non passa giorno che un quotidiano sì e un altro sì non perdano occasione per ironizzare e denigrare (anche con vignette satiriche) la visione del mondo dei cattolici su aborto, eutanasia e famiglia (tanto per fare un esempio), anche il “fuoco amico” no, grazie.

I cristiani oggi non sono capaci di ironia ed umorismo?

Mah. Dipende da cosa si intende per ironia ed umorismo.

C’è umorismo ed umorismo.

Condividi
0

Sgreccia: “Necessaria una campagna internazionale per l’abolizione dell’#aborto”

Condividi

Cardinale Elio Sgreccia, Presidente Emerito della Pontificia Accademia per la Vita.

“Condivido pienamente quanto ha detto. Non possiamo mai dimenticare che la soppressione di un embrione è già un omicidio. La vita umana, infatti, comincia dal momento della fecondazione. Da quell’ istante si assume la dignità di essere umano e dunque persona e allora che si venga fatti fuori da embrione, a dieci anni, o cinquanta non cambia niente, è sempre un oltraggio alla vita e alla sua sacralità, un omicidio”.

Il Papa ha invocato il no alla scelta abortiva anche nel caso di bambini malformati o con gravi disabilità accertate…

“La malformazione non deve incidere sul rispetto alla vita. Anzi, in questi casi, che pur sono dolorosi, la vita ha bisogno di maggior sostegno e misericordia. Chi invece frettolosamente incoraggia ad abortire non rende un buon servizio. La donna e la famiglia, invece, dovrebbero essere sorrette in questi momenti e sostenute a non compiere tali scelte. In caso contrario, ricadiamo nella strage degli innocenti o quella infausta di regimi del passato”.

Sottoscrive dunque, le parole del Papa?

“Le condivido pienamente e le approvo. In un certo senso, la vera notizia è che queste affermazioni, scontate e chiare in ottica cattolica, siano diventate la notizia del giorno su alcuni media”.

Condividi
0

Miseria dell’#identitarismo di destra e di sinistra

Condividi

Non passa giorno senza che qualche cattolico impegnato in una causa per la famiglia e la vita si produca nella consueta tirata contro le “ambizioni personali” (sempre quelle degli altri, mai le proprie) presentando se stesso, naturalmente, nelle vesti di disinteressato servitore della “causa” – per servire la quale magari è il primo a ricevere un salario…

Tanta malcelata ipocrisia discende, a ben vedere, da un formidabile malinteso: la confusione tra amore cristiano e altruismo.

Secondo questa falsa immagine, l’amore coincide col farsi “altro” nel senso di un radicale annullamento di sé e di ogni desiderio e bisogno individuali.

L’amore, si dice, è gratuità totale. È radicale oblio di sé, supremo disinteresse. È devozione assoluta alla buona causa. Una versione cristiana dell’imperativo morale di Kant.

Nulla di più falso. Solo Dio può amare in maniera così pura.

Noi creature invece non facciamo forse anche il nostro “interesse” quando ricerchiamo il vero bene?

Condividi