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A margine delle scomuniche a don Minutella

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Nei giorni scorsi – come molti di voi sapranno – don Antonello Maria Minutella è stato ufficialmente scomunicato per il “delitto di eresia e per il delitto di scisma”, come previsto dalla Legge canonica.

Lo ha reso noto l’Arcidiocesi di Palermo negli scorsi giorni con uno scarno comunicato sul suo sito:

Si comunica che, in data 13 novembre 2018, è stato notificato a Don Alessandro Maria Minutella il Decreto del 15 agosto 2018 (Prot. N. 046/18) con cui l’Ecc.mo Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice dichiara le scomuniche latae sententiae, in cui lo stesso Sacerdote è incorso per il delitto di eresia e per il delitto di scisma, come previsto dalla Legge canonica (cfr. can.1364 §1 CIC), con tutte le conseguenze derivanti dallo stesso provvedimento”.

Il comunicato – a firma del Cancelliere arcivescovile don Antonio Talluto – definisce con nettezza l’oggetto della scomunica (“delitto di eresia e di scisma”), latae sententiae, formula giuridica del Codice di Diritto Canonico che consiste nella forma di irrogazione della pena non legata a una dichiarazione particolare, ma solo al fatto che si commetta lo specifico delitto per il quale il legislatore ha stabilito la pena.

Probabilmente i più avranno sentito parlare di don Minutella da alcuni servizi  andato in onda per “Le Iene” tempo fa’ oppure lo avranno “incontrato” navigando sui social, dove lui e molti suoi “seguaci” sono decisamente attivi.

Gli atti di scomunica sono molto rari nella Chiesa cattolica dei tempi moderni, proprio perchè si arriva ad un giudizio e ad un gesto estremo dopo aver tentato altre strade per giungere a riportare la persona interessata nell’ortodossia.

Si è scritto e detto di tutto su questa vicenda, in particolare da più parti – tutte interne al cosiddetto “mondo cattolico” – che trattasi di una punizione ritorsiva per essersi ripetutamente messo contro Papa Francesco. Come se la Chiesa di Cristo fosse una cupola mafiosa che esegue gli ordini del capo dei capi, Bergoglio.

In realtà la vicenda è più complessa ed esigerebbe non solo maggior conoscenza dei fatti, ma soprattutto una maggiore coscienza collettiva del vero senso e significato di termini come “scisma”, “eresia” e “scomunica”.

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Il rischio di sprofondare nel moralismo

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Finalmente qualcuno che ha il coraggio della verità! Merce rara oggigiorno, anche dentro la Chiesa. Lo fa il Prof. Massimo Borghesi con un articolo pubblicato su “Il Foglio”, dal titolo: “Il dossier Viganò indurrà la chiesa a sprofondare nel moralismo” (06 settembre 2018).

Ricattata, l’Istituzione ecclesiastica si clericalizzerà ancora di più. Il vero scandalo è che non si parla più di Cristo. “Tanto le considerazioni di Ferrara quanto quelle di mons. Negri, dimostrano, nella loro preoccupazione, come il documento Viganò, lungi dal favorire la pulizia nella Chiesa, rischi di giocare un ruolo deviante – conclude il suo ragionare il Prof. Boghesi -. Deviante non tanto per la condanna di quanti sono implicati nella pedofilia, un’azione che continuerà con sempre maggior vigore. Quanto per la prospettiva missionaria, di annuncio del Cristo risorto, di speranza cristiana per i popoli nel tempo del nichilismo.

Una Chiesa ripiegata su di sé, concentrata nel leccarsi le ferite, timorosa a causa dei suoi peccati di fronte al mondo, ricattata e costretta ad auto-giustificarsi, non ha più la semplicità di offrirsi al mondo nella consapevolezza di essere una povera sgualdrina che deve tutto a Dio e nulla a sé stessa. Il clericalismo, lungi dall’essere superato, ne uscirà rafforzato”.

Ne pubblichiamo il testo completo, convinti che possa aiutare davvero chi vuole la verità.

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La cultura del sospetto non è l’anticamera della verità

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Amesso e non concesso che la narrazione di Mons. Vigano corrisponda alla verità di come si sono svolti i fatti (per altro tutta da dimostrare), è a partire da questa prova provata che viene costruito il teorema: Papa Francesco è rimasto silente troppo a lungo semplicemente perchè lui è il mandante, lui è in realtà il capo dei capi, il tessitore occulto della cupola di pederasti, pedofili, omosessuali che vuole occupare il potere per sovvertire la Chiesa di Cristo. E’ Papa Francesco il dominus che protegge “le reti di omosessuali, ormai diffuse in molte diocesi, seminari, ordini religiosi, ecc.”.

Di questo si tratta, allora, alla fine dei conti? Questo si vuole – davvero – dimostrare? Si è convinti – davvero – che sia l’omosessualità il cancro e non forse la spia di una endemica malattia? Si è convinti – davvero – che Papa Francesco sia il capo dei capi della cupola mafiosa assoldata dal demonio per sovvertire la Chiesa di Cristo?

“Francesco ha ragione – a mio avviso – nell’accusare il clericalismo e non l’omosessualità, ovvero la malattia e non uno dei sintomi: il problema è che a questa diagnosi ideale deve far seguito una terapia compatibile con la ‘cartella clinica’ del paziente, cioè della Chiesa stessa. E questa cartella clinica dice di una diffusione endemica del male. Il grande pubblico, con tutti i luoghi comuni sulla corruzione ecclesiastica, neppure immagina il grado di marcio che pervade questa Danimarca; gli stessi ‘cattolici impegnati’, quelli che s’informano e cercano di farsi un’opinione sui fatti di Chiesa, mi sembrano avere una percezione sottodimensionata del problema. Il clericalismo che rende i chierici autoreferenziali e pronti a sfuggire a ogni controllo – dalla base e dai vertici, perché così funziona una cordata – è presente nella Chiesa come il sospetto di una malattia venerea in una dark room”.
(“Omosessualità e clericalismo: per Francesco e per la Chiesa è l’ora della verità”, di Giovanni Marcotullio, “Breviarium”, 26 agosto 2018).

E allora di questo parliamo. In una prossima seconda puntata.

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“Voi, famiglie, siete la speranza della Chiesa e del mondo!”

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“Lasciate che vi dica un’ultima cosa. Voi, famiglie, siete la speranza della Chiesa e del mondo! Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, ha creato l’umanità a sua immagine e somiglianza per farla partecipe del suo amore, perché fosse una famiglia di famiglie e godesse quella pace che Lui solo può dare. Con la vostra testimonianza al Vangelo, potete aiutare Dio a realizzare il suo sogno. Potete contribuire a far riavvicinare tutti i figli di Dio, perché crescano nell’unità e imparino cosa significa per il mondo intero vivere in pace come una grande famiglia”.

da: Papa Francesco, IX Incontro Mondiale delle famiglie, Festa delle famiglie al Croke Park Stadium (Dublino), 25 agosto 2018

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“Tutto ciò che sull’albero è fiorito vive di ciò che giace sotterrato”

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“Ecco quello che vorrei dirvi. Tra tutte le forme dell’umana fecondità, il matrimonio è unico. È un amore che dà origine a una nuova vita. Implica la mutua responsabilità nel trasmettere il dono divino della vita e offre un ambiente stabile nel quale la nuova vita può crescere e fiorire. Il matrimonio nella Chiesa, cioè il sacramento del matrimonio, partecipa in modo speciale al mistero dell’amore eterno di Dio. Quando un uomo e una donna cristiani si uniscono nel vincolo del matrimonio, la grazia di Dio li abilita a promettersi liberamente l’uno all’altro un amore esclusivo e duraturo. Così la loro unione diventa segno sacramentale – questo è importante: il sacramento del matrimonio – diventa segno sacramentale della nuova ed eterna alleanza tra il Signore e la sua sposa, la Chiesa. Gesù è sempre presente in mezzo a loro. Li sostiene nel corso della vita nel reciproco dono di sé, nella fedeltà e nell’unità indissolubile (cfr Gaudium et spes, 48). L’amore di Gesù per le coppie è una roccia, è un rifugio nei tempi di prova, ma soprattutto è fonte di crescita costante in un amore puro e per sempre. Fate scommesse forti, per tutta la vita. Rischiate! Perché il matrimonio è anche un rischio, ma è un rischio che vale la pena. Per tutta la vita, perché l’amore è così”.

Sappiamo che l’amore è il sogno di Dio per noi e per l’intera famiglia umana. Per favore, non dimenticatelo mai! Dio ha un sogno per noi e chiede a noi di farlo proprio. Non abbiate paura di quel sogno! Sognate in grande! Fatene tesoro e sognatelo insieme ogni giorno nuovamente. In questo modo sarete in grado di sostenervi a vicenda con speranza, con forza e col perdono nei momenti in cui il percorso si fa arduo, diventa difficile scorgere la via”.

“Così il vostro amore, che è dono di Dio, affonderà radici ancora più profonde. Nessuna famiglia può crescere se dimentica le proprie radici. I bambini non crescono nell’amore se non imparano a comunicare con i loro nonni. Dunque lasciate che il vostro amore affondi radici profonde! Non dimentichiamo che ‘tutto ciò che sull’albero è fiorito/vive di ciò che giace sotterrato’ (F.L. Bernárdez, sonetto Si para recobrar lo recobrado)”.

da: Papa Francesco, IX Incontro Mondiale delle famiglie, Visita alla Procattedrale di Santa Maria (Dublino), 25 agosto 2018

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