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E l’Europa “consegna” Asia #Bibi ai fondamentalisti

Corte dei Diritti Umani di Strasburgo: va bene utilizzare Gesù e Maria ad uso pubblicitario, mentre è vietato criticare Maometto.

Ha ragione Giulio Meotti quando su “Il Foglio” commenta:

“In pratica, i giudici di Strasburgo hanno incorporato le norme sulla ‘blasfemia’ in vigore nell’islam, la stessa accusa per cui Asia Bibi è in carcere e gli islamisti vorrebbero spedirla al patibolo (anche Asia era stata accusata da alcune donne di aver ‘offeso Maometto’). La stessa Corte europea dei diritti dell’uomo aveva difeso l’uso dei simboli religiosi cristiani nelle pubblicità e aveva condannato la Lituania perché aveva multato un’azienda che si era servita di Gesù e Maria per vendere vestiti. In quella sentenza di Strasburgo si legge che la Corte ritiene che ‘la libertà di espressione costituisce uno dei fondamenti essenziali di una società democratica’. Essa, inoltre, ‘si estende a idee che scioccano, offendono o disturbano'”.

Per la Corte dei diritti umani farsi beffe dei simboli cristiani è parte di una sana vita democratica, mentre i simboli dell’islam sono intoccabili.

Pare che vada bene così, dato che ad oggi non si registrano prese di posizione significative ne da parte dei maitre a penser  ne da parte delle istituzioni e nemmeno da parte di esponenti della Chiesa cattolica.

A confronto, la querelle della pubblicità dei jeans con l’immagine di Gesù e Maria appare una bagatella.

Capisco il politically correct, la prudenza e la geo-politica.

Ma a tutto c’è un limite.

Questa volta, non si può stare in silenzio e non gridare la verità.

Stride il fatto che con la mano destra ci si stracci le vesti per la sorte di Asia #Bibi e con la sinistra si faccia come lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia per non vedere la realtà.

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Ejus dulcis Praesentia

“Lo Spirito che ha fatto le cose, che fa le cose, da cui tutto fluisce, da cui tutto è fiorito, lo Spirito che ha germinato la fisionomia della Madonna, questo Spirito ci renda più facilmente discepoli del Verbo che ha cambiato di fatto la storia dell’umanità e che, attraverso la nostra adesione, attraverso le forme con cui noi guardiamo, udiamo, sentiamo, tocchiamo le cose, usiamo le cose, la muta”

Luigi Giussani

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“E’ buono non fare il male, ma è male non fare il bene”: il linguaggio di Papa Francesco

70mila ragazzi italiani, evitando Ibiza e Mikonos, sono andati a Roma per incontrare Papa Francesco. Ho seguito l’“evento” da casa, ho visto le immagini, letto i testi, guardato i tanti post su facebook, cercato di guardare i loro occhi.

La “narrazione del sogno” utilizzata dal Papa nel dialogo con quei giovani ha suscitato critiche e perplessità da più parti: il Papa esalta i “sogni”, esalta dunque l’auto-determinazione del sè, il mito di una società gnostica, relativizzata e nichilista?

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La trascuratezza dell'”Io”: le religioni “fai da te”

Sincretismo creativo, come in fondo c’è sempre sempre stato nella storia dell’uomo -? Credo si tratti di qualcosa effettivamente di nuovo, da questo punto di vista, di più profondo.
“Sono persone che costruiscono i propri convincimenti dopo aver letto un libro, aver visto un film o ascoltato una conferenza – spiega ancora Introvigne -. Il fenomeno può essere considerato una mutazione del New Age degli anni Novanta, l’esito di un approccio relativizzante al fatto religioso. ‘Sento di avere un rapporto con Dio, magari a Natale mi capita di andare a messa, ma mi interesso di forme di spiritualità orientale, ammiro il Dalai Lama o Sai Baba, m’incuriosisce la filosofia Zen e magari credo nella reincarnazione'”.

“Questo fenomeno rappresenta una novità, perché si tratta di una religiosità che non diventa cultura, non si trasforma in scelte fondamentali di vita, ma resta un’adesione del tutto personale, privata, intima. Senza forme organizzate e strutturate”.

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O è un Fatto, oppure non è niente

Il dubbio. La tentazione del dubbio. La fede è essenzialmente un prodotto della riflessione oppure un cercare di penetrare nelle profondità del mio essere? Anche, certamente. Ma, senza l’ascolto mediante il quale Dio dal di fuori, a partire da una storia da Lui stesso creata, mi interpella, la fede si riduce. Perché io possa credere, ho bisogno di testimoni che hanno incontrato Dio e me lo rendono accessibile.

“La speranza induce a esplorare il mondo alla ricerca di una piccola, minuscola crepa che potrebbero aver lasciato rapporti e legami; una fessura – sia pur sottilissima – che aiuti a ordinare e centrare il mondo indefinito perché l’inatteso desiderato dovrà infine uscirne fuori come felicità definitiva. La speranza porta alla disperazione, se la convinzione non fa trovare nessuna fessura, nessuna possibilità di essere felice”

(Anna Arendt)

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