Posted in #Catholicon media politica

“Easter Worshippers”, adoratori della Pasqua

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“Easter Worshippers”. Letteralmente “adoratori della Pasqua”, come ci dice il Cambrige Dictionary, suggerendone l’utilizzo per indicare nella sostanza “fedeli che si recano in Chiesa per le celebrazioni pasquali”, insomma “cristiani”.

In realtà, a nessuno nel mondo anglosassone passarebbe per la testa di ricorrere ad un tale bizzarro ed ambiguo accostamento di termini: “Christians”, molto più semplice e chiaro.

Non staremmo qui a discettare di semantica, se non fosse per il bailamme che ha scatenato sui social la scelta di utilizzare tale locuzione  da parte di Barack Obama e Hillary Clinton – in due tweet a breve distanza temporale l’uno dall’altro – per commentare l’atroce strage di matrice islamista compiuta in Sri Lanka.

“Easterworshippers”adoratori della Pasqua, suona un po’ come “adoratori” di un culto primitivo, esotico, eccentrico, minoritario, come un insieme di persone da guardare con distacco misto a curiosità.

Perchè – dunque – l’ex presidente degli Stati Uniti, Obama, e la quasi presidente USA, Illary Clinton, hanno scelto proprio questa locuzione, in una occasione oltrettutto tragica e in un contesto temporale così importante per i cristiani quale è la Pasqua?

Non lasciamoci trascinare dalle spiegazioni (apparentemente) più semplici, perchè la realtà è più complessa della nostra esigenza di rendere tutto smart.


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Posted in #Catholicon cristianofobia

“World Watch List 2019”: è strage di cristiani nel mondo 

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Porte Aperte ha pubblicato la WORLD WATCH LIST 2019 (WWL – periodo di riferimento ricerche 1 novembre 2017 – 31 ottobre 2018), la nuova lista dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani al mondo.

Primo dato degno di nota: cresce ancora la persecuzione anti-cristiana nel mondo in termini assoluti, così come cresce il numero di paesi dove essa si verifica. Oggi salgono ad oltre 245 milioni i cristiani perseguitati, sostanzialmente 1 cristiano ogni 9 subisce una forma di persecuzione a causa della propria fede.

Sui 150 paesi monitorati:

  • 73 hanno mostrato un livello di persecuzione definibile alta, molto alta o estrema (punteggio superiore a 41), mentre l’anno scorso erano 58;
  • il numero di cristiani uccisi per ragioni legate alla fede sale da 3.066 dello scorso anno a 4.305 del 2018, con la Nigeria ancora terra di massacri per mano soprattutto degli allevatori islamici Fulani, oltre che dei terroristi Boko Haram. Si contano infatti 3.731 cristiani uccisi in questa nazione, con villaggi completamente abbandonati dai cristiani, che alimentano il fenomeno degli sfollati interni e dei profughi;
  • 11 le nazioni che rivelano una persecuzione definibile estrema.

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Posted in #AsiaBibi #Moments of life

Zarish Neno ci racconta il suo Pakistan da cristiana

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Zarish Neno (come Asia) non chiede ai cristiani d’Occidente una guerra santa contro gli infedeli.

Ci chiede di non dimenticare la nostra storia. Ci chiede di tornare a Cristo.

Ce lo chiede lei, minoranza delle minoranze in un Paese nel quale essere cristiani può portare a perdere la vita.

Ce lo chiede Asia Bibi, dopo 3.422 giorni di prigionia e dopo una sentenza “rivoluzionaria” che potrebbe innescare finalmente un processo di depenalizzazione del reato di blasfemia.

“Signore risorto, permetti a tua figlia Asia di risorgere con te. Spezza le mie catene, fa’ che il mio cuore sia libero e possa oltrepassare queste sbarre, e accompagna la mia anima perché sia vicina a chi mi è caro e rimanga sempre accanto a te.
Non abbandonarmi nel momento del bisogno, non privarmi della tua presenza. Tu che hai subito la tortura e la croce, allevia la mia sofferenza. Tienimi accanto a te, Signore Gesù.
Nel giorno della tua resurrezione, Gesù, voglio pregare per i miei nemici, per chi mi ha fatto del male. Prego per loro e ti supplico di perdonarli per il male che mi hanno inflitto.
Signore, ti chiedo di rimuovere ogni ostacolo perché possa ottenere la benedizione della libertà. Ti chiedo di proteggere me e la mia famiglia”.

[preghiera scritta da Asia Bibi, traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]


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Posted in #Actuality #AsiaBibi

Ashiq Masih implora:’Italia, aiutaci’

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“Faccio appello al Governo italiano affinché aiuti me e la mia famiglia ad uscire dal Pakistan”.

È il drammatico appello al telefono con Aiuto alla Chiesa che Soffre di Ashiq Masih, marito di Asia Bibi.

Mentre la donna resta ancora in carcere in attesa della registrazione della sentenza di assoluzione, la famiglia vive nella paura.

Le proteste dei fondamentalisti, che continuano a chiedere che Asia venga giustiziata, hanno costretto i familiari della donna a rimanere chiusi in casa in un luogo sicuro.

Nei giorni scorsi anche l’avvocato difensore di Asia, Saif ul-Malook è stato costretto ad andare all’estero.

“Siamo estremamente preoccupati perché la nostra vita in pericolo – dichiara l’uomo ad ACS – Non abbiamo neanche più da mangiare perché non possiamo uscire a comprarlo”.

Ashiq chiede dunque asilo al governo italiano e soprattutto un aiuto a lasciare il Paese.

Al contempo l’uomo invita i media e la comunità internazionale a mantenere alta l’attenzione sul caso di Asia.

“È stata proprio questa attenzione a tenerla in vita finora. E ringrazio in particolare Aiuto alla Chiesa che Soffre che, invitandoci al proprio evento del Colosseo rosso, ci ha offerto l’opportunità di parlare al mondo”.


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Posted in #Actuality #AsiaBibi

Essere cristiani in Pakistan: lo sguardo di Zarish Neno

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In queste settimane di apprensione per la sorte di Asia #Bibi, molti di noi hanno avuto l’opportunità di incontrare sul suo profilo facebook Zarish Neno, trentunenne attivista cattolica pakistana, che sta vivendo in prima persona questa difficile situazione nel suo paese.

Una ragazza che vive in una piccola comunità, operatrice in un centro educativo per bambini poveri a Faisalabad, il “Jeremiah Education Centre”.

Attraverso il suo sguardo, quanto sta accadendo in Pakistan ai cristiani acquista più realtà, perchè non rimane una notizia tra le tante, diventa carne.

Il suo sguardo di testimonianza a rischio della vita – come per tutte le donne e gli uomini cristiani del Pakistan – ci mette in discussione e ci aiuta (almeno, a me, moltissimo) a dare ogni giorno una risposta alla domanda: “Chi sto testimoniando nella mia vita?”.

Per questo motivo, mi piace allargare una finestra sul Pakistan, diffondendo i suoi post su facebook, le interviste che ha rilasciato (vedi i link sotto) …


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Posted in #Moments of life

Pakistan: vignette satiriche per offendere i cristiani

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In Pakistan ogni scusa è buona per attaccare i cristiani.

Nei giorni scorsi, centinaia di cristiani si sono ritrovati di fronte al club della stampa di Karachi, dove hanno dato vita ad una manifestazione portando striscioni con le scritte “Senza giustizia, non esiste pace” e “Qual è il nostro futuro in Pakistan?”.

La protesta era guidata da tre sacerdoti cattolici, in collaborazione della Commissione nazionale giustizia e pace (Ncjp). P. Saleh Diego, dell’arcidiocesi di Karachi, ha affermato: “Tutto questo deve finire. Essi non devono offendere i nostri sentimenti religiosi. Non ammettiamo che media online e carta stampata dissacrino i nostri simboli spirituali”.

Che cosa è successo?

L’Express Tribune (tra i maggiori quotidiani pakistani) ha pubblicato in data 26 ottobre 2018 una vignetta che nelle intenzioni voleva essere una satira per  il recente aumento della tariffa dell’elettricità, che rappresenta l’impennata dei prezzi dell’energia tanto da metter in croce i cittadini. Peccato che per rappresentare tale pensiero il quotidiano pakistano abbia pensato bene di pubblicare una caricatura di due uomini crocifissi sui pali della luce, a simboleggiare appunto l’aumento del costo della corrente (vedi foto n. 1).

La vignetta ha dato il via all’ennesima campagna denigratoria verso i cristiani, campagna che si inserisce in un quotidiano e capillare sistema sociale di attacco ai seguaci di Cristo. Nello stesso giorno, infatti, viene caricato un video sul canale YouTube di Geo Tv: si tratta del trailer dal titolo “Maria Bint-e-Abdullah” e mostra la conversione all’islam di una ragazza cristiana. Mettete insieme le due cose e potete capire le reazioni di cui stiamo scrivendo.

Il 28 ottobre, l’Express Tribune ha pubblicato delle scuse, spiegando che la pubblicazione non voleva offendere nessuno.

“L’Express Tribune si scusa con i suoi lettori per la vignetta politica pubblicato nell’edizione del giornale del 26 ottobre. Le immagini utilizzate hanno ferito profondamente la sensibilità dei nostri cittadini e quindi sono in conflitto con i forti standard editoriali e etici che abbiamo stabilito per noi stessi”, si legge.

È stato affermato che la direzione stava prendendo provvedimenti nei confronti di quelli ritenuti responsabili.

“Assicuriamo ai nostri lettori che il massimo impegno sarà intrapreso in futuro per garantire che tale materiale non si ritrovi più nelle edizioni online, di stampa e web. Siamo impegnati a sostenere i più alti standard di giornalismo responsabile, realizzando al contempo che i nostri lettori non si aspettano niente di meno da noi”.

Entrando in una posizione difensiva, l’Express Tribune ha sostenuto che: “Non c’era alcun intento di ferire la sensibilità di nessuna particolare comunità o gruppo. Qualsiasi rappresentazione così presunta è puramente casuale e involontaria. Siamo profondamente rammaricati”.

Ma a poco sono bastate.

P. Diego sottolinea: “La croce è nostro simbolo e identità. Solo Cristo ha il diritto di essere crocifisso. Il Tribune è nostro compagno nella lotta per l’uguaglianza dei diritti. Per questo non capiamo il motivo [della vignetta] e chiediamo alle autorità di prenderne nota. Il video promuove la conversione e lo fa con riferimenti indiretti. Le conversioni forzate sono già una grande questione”.

In un video messaggio pubblicato sui social media, Kamran Michael, ex ministro federale per i porti e le operazioni navali, ha annunciato che porterà la vicenda in Senato.

La Commissione per il dialogo interreligioso e l’ecumenismo (Ncide) della Conferenza episcopale pakistana, ha convocato una riunione d’emergenza a Lahore. Vi hanno partecipato anche 10 imam musulmani (v. foto 2), che si sono uniti alla Chiesa nella condanna dell’offesa subita dai cristiani.

Secondo p. Francis Nadeem, segretario esecutivo della Ncide, si tratta di “una cospirazione pianificata per danneggiare l’armonia interreligiosa tra musulmani e cristiani. Chiediamo al ministro dell’Informazione Fawad Chaudhry d’intervenire contro questi elementi che creano disturbo e assicurare che incidenti simili non accadono mai più”.

A nessun quotidiano o media o blog in Pakistan verrebbe -tuttavia – in mente di prendere come oggetto di una satira immagini o simboli islamici …


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Posted in #AsiaBibi #PadreMaccalli

In Niger continua l’olocausto dei cristiani

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In questo giorno di gioia per la liberazione di Asia #Bibi dopo 3.420 giorni di carcere per una falsa accusa di “blasfemia”, la mente e il cuore non possono non fare memoria di quanto sta accadendo in Nigeria ai cristiani.

Notizia lanciata dalle agenzie di stampa proprio ieri: cinque suore missionarie sono state rapite in Nigeria, nello Stato del Delta. Secondo l’agenzia vaticana Fides, il 25 ottobre alcuni uomini armati hanno intercettato il veicolo delle religiose che tornava da un funerale presso Agbor, 25 miglia a ovest di Issele-Uku.

I banditi hanno sparato alcuni colpi d’arma da fuoco per fermare la vettura delle suore e almeno due suore sono state raggiunte alle gambe dai proiettili. I banditi si sono quindi allontanati portando con loro cinque religiose.

Contattato dalla stampa locale un sacerdote della diocesi di Issele-Uku, ha dichiarato: “Pregate per il rilascio delle cinque suore catturate ad Agbor, e per le due altre sorelle che erano nello stesso veicolo che sono state colpite alle gambe”.

Il rapimento è solo l’ultimo di una serie di episodi che da tempo si verificano in Nigeria.

Un sacerdote della stessa diocesi delle suore rapite, quella di Issele-Uku, è stato rapito due volte. Dopo un primo sequestro nel 2017, padre Andrew Anah, parroco della chiesa del Sacro Cuore di Obomkpa, era stato infatti rapito per la seconda volta il 5 giugno scorso per poi essere rilasciato ai primi di luglio.

E poi c’è Padre Gigi #Maccalli: da 45 giorni rapito e del quale non ci sono ad oggi notizie certe.

Padre #Maccalli, classe 1961 ed originario della parrocchia di Madignano(CR), missionario della Società Missioni Africane(SMA), è stato rapito nella sua missione di Bomoanga, in Niger, nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2018. Al momento del rapimento con il sacerdote pare ci fosse un suo confratello indiano che però sarebbe riuscito a fuggire. A dare la notizia sarebbe stato un prete lodigiano, amico di Padre Maccalli, che opera nella stessa zona.

Secondo l’Agenzia Fides, da qualche mese la zona del Niger dove opera padre Gigi

“si trova in stato di urgenza a causa della presenza di terroristi provenienti dal Mali e il Burkina Faso. La Missione Cattolica dei Padri SMA si trova alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey. Il popolo Gourmancé è interamente dedito alla agricoltura e stimato in questa regione attorno a 30 mila abitanti.

La Missione è presente dagli anni ’90, e i villaggi visitati dai missionari sono più di 20, di cui 12 con piccole comunità cristiane, distanti dalla missione anche oltre 60 km.

La Chiesa cattolica in Niger sostiene fortemente che attraverso le opere sociali cresca il Regno di Dio ed è per questo che la Missione di Bomoanga ha un programma di impegno di Promozione Umana e di Sviluppo attraverso le sue cellule di base chiamate CSD (Comité de Solidarité et Developpement).

La povertà è strutturale, i problemi di salute e igiene sono enormi, l’analfabetismo diffuso e la carenza di acqua e di strutture scolastiche ingenti.

La mancanza di strade e di altre vie di comunicazione, anche telefoniche rendono la zona isolata e dimenticata”.

Nella diocesi di Niamey (una delle due del paese) ci sono 37 preti e 69 religiose, più qualche fratello e alcune laiche consacrate. Le parrocchie sono in città e in zona rurale.

La zona attualmente più aperta all’evangelizzazione è quella Gourmanché, al confine col Burkina Faso, la zone dove Padre Gigi è stato rapito. Esistono vari movimenti ecclesiali diocesani e parrocchiali per ragazzi, giovani e famiglie.

La presenza di cristiani cattolici nel Paese non arriva a 50 mila persone. La maggior parte di loro sono stranieri immigrati dal Togo, Benin, Burkina Faso, Nigeria. La particolarità della pastorale, almeno finora, è stata quella “della stuoia”, cioè di stare con la gente, accompagnandone il cammino senza mire proselitistiche. Vi sono parecchie opere sociali gestite dalla Chiesa: scuole, cliniche mediche, Caritas, che offrono una testimonianza di serietà ed apertura.

La Nigeria, ufficialmente Repubblica Federale della Nigeria, è il più popoloso del continente africano. Confina con il Benin ad ovest, il Ciad e il Camerun ad est, il Niger a nord; si affaccia sull’Oceano Atlantico nel Golfo di Guinea. Settimo Stato al mondo per popolazione, è formalmente una repubblica costituzionale di tipo federale che comprende 36 stati.

Dal punto di vista religioso la popolazione si divide in parti uguali tra cristiani e musulmani.

I dirigenti della Chiesa in Nigeria hanno affermato negli scorsi mesi che i cristiani stanno subendo un “genocidio puro” dato che, da gennaio 2018, almeno 6.000 persone (in maggioranza donne e bambini) sono state uccise dai jihadisti di Boko Haram e dai pastori islamici Fulani.

L’esecutivo del presidente musulmano Muhammadu Buhari è accusato da anni di non proteggere volontariamente i cristiani della fascia centrale della Nigeria per favorire i pastori fulani.

Secondo il National Christian Elders Forum, “il cristianesimo in Nigeria è vicino all’estinzione. Realisticamente parlando, possiamo dire che i cristiani rischiano di sparire nei prossimi 25 anni, da qui al 2048. Potremmo essere noi l’ultima generazione di cristiani del paese se non cambieranno le cose. Centinaia di persone vengono uccise ogni giorno, mentre la sharia cresce sempre di più”.

Molti vescovi cattolici hanno parlato negli ultimi mesi di un tentativo di “islamizzare la Middle Belt nigeriana”, mentre gli attacchi non sembrano diminuire.

E l’Unione Europea tace.

Tacciono gli Stati Uniti.

Tace la Russia.


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Posted in #Actuality #AsiaBibi

Asia #Bibi: finalmente libera!!

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Asia #Bibi è finalmente libera: 3.240 giorni di carcere ingiusto e ingiustificato.

Oggi 31 ottobre, alle 9,20 del mattino (le 5.20 in Italia), la Corte Suprema del Pakistan ha dichiarato innocente la donna cristiana arrestata nel 2009 e condannata a morte nel 2010 per presunta blasfemia, ordinandone il rilascio immediato.

Un fremito di commozione attraversa la sua famiglia (il marito Ashiq e cinque figli) e la comunità cristiana tutta, che ha atteso con ansia la sospirata fine di una vicenda durata quasi un decennio.

“Siamo felicissimi. Il Signore ha ascoltato le preghiere di Asia di tutti coloro che le sono stati vicini. Oggi è un giorno bellissimo, che ricorderemo per tutta la vita. La giustizia ha trionfato e una innocente è finalmente libera”, commenta a caldo a Vatican Insider Joseph Nadeem, l’uomo che in tutti questi anni ha garantito, grazie alla Renaissance Education Foundation che guida a Lahore, istruzione e ospitalità alla famiglia di Asia Bibi.

Ora che Asia Bibi è libera e il suo martirio è finito, e nella speranza che i giudici abbiano atteso un mese a comunicare il verdetto per dare il tempo di predisporre tutto per la sua fuga dal Pakistan, dove non può più restare visto che sulla sua testa pende ancora una taglia da 500 mila rupie (10 mila dollari), non si può dimenticare che il martirio è stato consapevolmente scelto da Asia Bibi.

Scrisse la donna in una lettera datata dicembre 2012:

“Un giudice, l’onorevole Naveed Iqbal, un giorno è entrato nel­la mia cella e, dopo avermi condannata a una morte orribile, mi ha of­ferto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all’islam.

Io l’ho ringraziato di cuore per la sua proposta, ma gli ho risposto con tutta one­stà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musul­mana.

‘Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto –.

Credo in Dio e nel suo grande amore.

Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui’”.

Il verdetto è stato accolto in una Islamabad in stato di massima allerta.


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