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Verona: mozione “contro l’aborto”?

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Titoloni ad effetto: il Consiglio comunale di Verona approva a maggioranza, 21 voti, la mozione “contro l’aborto”, cioè contro la legge 194/1978.

Ed è subito bufera. Il “caso” Verona diventa un “caso nazionale”.

Guai anche solo a nominare il totem dell’autodeterminazione della donna, la legge del “corpo è mio e me lo gestisco come voglio”. E poi doppia tragedia: tra quei 21 che hanno approvato la mozione di Alberto Zelger, della Lega Nord, c’è anche quello di Carla Padovani, capogruppo del Pd.

La mozione 434 impegna – davvero –  il Comune di Verona “contro l’aborto”? Falso.

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Perché il reddito di #maternità

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“Si potrebbe cominciare fornendo un reddito almeno alle casalinghe che operano all’interno di un nucleo familiare con figli minori. Ciò non soltanto non soltanto per dar dignità al lavoro che queste donne svolgono, ma anche per fornir loro un valido contributo economico, visto che la gran parte di queste donne vive in condizioni di povertà e circa il 10% in povertà assoluta. Servirebbe anche a sostenere le famiglie e insieme favorire la natalità, che è un altro dei grandi problemi del nostro paese. Soprattutto sarebbe un giusto riconoscimento dell’importanza che hanno queste donne nella nostra società. Un ultimo dato lo illustra compiutamente: il 71% delle ore di lavoro gratuito svolto in Italia nell’anno 2014 (oltre 50 miliardi) è stato svolto da donne per attività domestiche”. Si tratta, spiega Istat, di “un valore superiore al numero di ore di lavoro retribuito prodotto dal complesso della popolazione”. Le casalinghe da sole hanno regalato all’Italia 20 miliardi di ore di lavoro.

Sgroj non fa che proporre lo stesso identico strumento già prefigurato dal bigotto vetero-clerico-fascista “Popolo della Famiglia” di Mario Adinolfi: il “reddito di maternità”.

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Fate l’amore e non fate figli!

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Un’immagine ha in se stessa una funzione evocativa e simbolica di forte impatto, non soltanto di natura emotiva. Ci sono immagini e fotografie che per un insieme di fattori assumono un valore che va oltre, diventano dei veri e propri simboli di un pensiero, una idea, una cultura.

Una nota ditta ha voluto usare una immagine ben precisa per pubblicizzare dei profilattici. Una fotografia che vede in primo piano una donna con alla sua destra e alla sua sinistra due bambini piccoli. La composizione che ne esce non è frutto del caso. Mi richiama alcune immagini della Madonna del Botticelli oppure di certi trittici del duecento fiorentino e senese a sfondo religioso. La donna di questa immagine è triste ed è come sporcata da schizzi di colore che provengono dalle mani dei due bambini, mi verrebbe da dire come violentata, se non fosse per la delicatezza dei loro visi.

E’ chiaro e tremendamente potente il messaggio: “love is love”. Fate l’amore, ma – per carità – non fate figli. I figli sono una iattura. Costano un sacco di soldi, ti obbligano a cambiare completamente i tuoi programmi di vita, condizionano ogni tua scelta e – soprattutto – care donne non fate figli se avete una occupazione: scordatevi aspirazioni di carriera!

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“Il mistero della donna”

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“Il mistero della donna”

È noto in Italia per essere il “libro feticcio” di Costanza Miriano, che difatti ha impreziosito questa nuova edizione con una sua prefazione. Il merito di aver promosso la riedizione si deve a Giuseppe Signorin, direttore della collana “Uomovivo” della casa editrice Berica. La traduzione è stata affidata a Giovanni Marcotullio, che si è valso dell’amichevole collaborazione di Emiliano Fumaneri.

Il saggio sarà nelle librerie a partire da sabato, festa della Natività di Maria: in anteprima su La Croce anticipiamo, per gentile concessione dell’editore, il testo integrale del settimo capitolo.

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“Il mistero della donna” è un libro per tutti

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“Il mistero della donna”: il titolo del dodicesimo volume sfornato da “Berica Editrice” nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”. E varrebbe la pena acquistarlo solo per questo, in fiducia. 

“È il libro più audace, rivoluzionario e coraggioso che abbia mai letto dopo il Vangelo”, afferma Costanza Miriano nella prefazione, felice – ora – di “potere ricominciare a lanciare giubbotti di salvataggio a tante donne che stanno per affogare”. Felice, perché l’originale “La Femme sacerdotale ou le sacerdoce du cœur” di Jo Croissant (un membro della Comunità delle Beatitudini fin dalla fondazione), tradotto in Italia da Ancora Edizoni, è finito esaurito e nessuno ha più voluto ristamparlo.

Il perché, resta un mistero, visto che questo testo – datato 1992 – ha da sprigionare un’urgenza forse ancora più attuale oggi.

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