Sarco e la morte euforica

E se potessimo avere qualcosa di più della mera dignità ad attenderci nel nostro ultimo giorno di vita su questo pianeta?

E se avessimo il coraggio di immaginare che il nostro ultimo giorno potrebbe anche essere uno dei più eccitanti mai vissuti prima?

Dato che si vive e si muore una sola volta, perché non avere il meglio? L’ultimo giorno sulla Terra è – in fondo – speciale, difficilmente ci potrà capitare una seconda volta.

Nell’adagio popolare la “buona morte” è quella che non puoi programmare e che ti prende senza che te lo aspetti, pochi minuti di sofferenza per un attacco cardiaco che metta fine alla vita. Senza farmaci, senza supporti medici, senza implicazioni etiche di sorta.

L’inghippo è che non dipende da te, non te la puoi programmare.

E – in ogni caso – cosa ci sarebbe di eccitante? Scartata.

Ci pensa Sarco.

Eutanasia: Binetti&C. e la resa dei moderati

Dalle colonne de “Sussidiario.net” , Paola Binetti aveva annunciato una “iniziativa coraggiosa: riappropriarci della nostra responsabilità di senatori per discutere nell’Aula di Palazzo Madama una mozione di contrasto all’eutanasia.

Non vogliamo lasciare alla Corte Costituzionale il compito di sostituirsi ad un Parlamento troppo timido e impaurito per prendere le sue decisioni”.

Aldilà di belle parole, soltanto una mozione.

In nove mesi di tempo a disposizione, solo di questo è stata capace l’opposizione?

Una mozione che non ha alcuna speranza di essere discussa e ancora meno di essere approvata dal Senato e meno di zero di essere condivisa dal Governo prima del 24 settembre 2019.

“Fatti i cazzi tuoi e non i miei”

Il problema è che noi cattolici per primi abbiamo in qualche modo accettato le regole del gioco imposte dal campo avverso: abbiamo scelto noi di pòrci nell’agone del dibattito pubblico con lo spirito dell’Armageddon, a suon di postulati, dogmi e princìpi troppo frequentemente branditi come sciabole, come se la partita in gioco fosse la tutela di una società cristiana (che in ogni caso non esiste più) e non anzitutto l’umano.

Anzichè accettare le sfide che la modernità impone e giocare la partita sul suo terreno, abbiamo di fatto scelto la strada contraria, quella del muro contro muro, della retroguardia, nell’illusione di una possibile restaurazione dell’Ancien Régime, contribuendo a far passare il messaggio per il quale difendere la “dignità della persona” e la “sacralità della vita” siano valori soltanto cattolici.

L’etica del “fatti i cazzi tuoi e non i miei” alla Vittorio Feltri sul tema del suicidio assistito sarà rozza e priva di nobili princìpi, ma la realtà è che Feltri ha il coraggio di dire pubblicamente e senza vergogna ciò che – temo – pensa la gran parte degli italiani.

E anche di tanti cattolici, sotto sotto. In modo meno diretto, forse, ma la sostanza non cambia.

Eutanasia: la politica decide di non decidere

Di quei drammatici giorni nei quali si consumava la vita terrena di Eluana Englaro ci siamo come dimenticati tutto?

Dieci anni dopo ci siamo arresi, come rassegnati ed impotenti di fronte ai grani del lungo rosario di vite impossibili, che portano nomi e cognomi scolpiti nella mente e nel cuore di tutti, da Fabiano Antoniani, Dj Fabo, fino a Vincent Lambert?

Non verrà discusso alcun testo di legge sul suicidio assistito ed eutanasia.

La notizia è stata data al termine della conferenza dei capigruppo di Montecitorio: il presidente della Camera, il pentastellato Roberto Fico, ha preso atto della mancanza di un’intesa attorno ad un testo comune nel comitato ristretto, nel corso dei lavori delle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera.

Tradotto: il Parlamento rinuncia a legiferare sul tema, facendo scadere il termine del 24 settembre indicato dalla Corte costituzionale al Parlamento.

Il male è peggiore di quanto non appaia

Stiamo vivendo non tanto un’epoca di cambiamenti, ma un cambio di epoca e – dunque – un cambio di cultura.

Il diritto alla vita sbiadisce fino a scomparire letteralmente negli ordinamenti giuridici nazionali ed internazionali, per lasciare il posto al principio di autodeterminazione individuale che come corollario si porta irrimediabilmente con sè il diritto a morire.

Dell’“eccezione italiana” di cui parlava Giovanni Paolo II non resta che un pallido ricordo del passato.

Riassumiamo: il 24 settembre è alle porte; il governo non pare intenzionato a portare in Parlamento un testo di legge da discutere ed approvare; i tempi tecnici per l’iter di presentazione, approvazione e pubblicazione di un possibile testo di legge in materia sono scaduti: siamo condannati alla follia?

Eppure, una terza via esiste. Impervia, impopolare al punto da apparire persino impolitica: staccate la spina. Staccate la spina a questo governo e a questa maggioranza parlamentare.

E allora, per il bene dell’Italia, Salvini abbia il coraggio di rompere e mandare il governo per aria, mostri per la prima volta che non trattasi di parole al vento la difesa della vita dalla nascita alla morte naturale di cui si erge a paladino e lo dimostri con i fatti.

CNB: vietato dare l’idea della prevalenza di un orientamento sull’altro

Il testo “Riflessioni bioetiche sul suicidio medicalmente assistito” del CNB è complesso, come complessa e delicata la questio del fine vita, in cui si intrecciano questioni etiche e giuridiche.

Tanto che il Comitato ritiene necessario spiegare, in una lunga premessa, che “qualunque possa essere la valutazione morale della liceità o illiceità del suicidio assistito, va considerato che discorso morale e discorso giuridico non devono né necessariamente coincidere né essere radicalmente separati”.

E che quindi le scelte del legislatore “devono andare a bilanciare i diversi valori in gioco, al fine di poter rappresentare le diverse istanze provenienti dalla società”.

Eppure sta passando sui media un messaggio completamente distorto: per quale motivo?

Proprio perchè il tema è delicato e divisivo, la comunicazione risulta fondamentale per veicolare un messaggio.

Non ha fatto un bel servizio alla verità il Presidente del Comitato Nazionale di Bioetica, Lorenzo D’Avack, che nelle dichiarazioni sul tema rilasciate all’agenzia stampa “Adnkronos” in tarda mattinata di oggi si è  presentato, in pratica, come favorevole al suicidio assistito.

Le dichiarazioni – seppur dando conto delle differenti posizioni all’interno del CNB – lasciano prevalere nella comunicazione mediatica soprattutto le riflessioni favorevoli alla differenziazione tra eutanasia e suicidio assistito proponendosi addirittura come “riferimento” per la Corte Costituzionale.

Lancio di agenzia che subito è stato ripreso da tutti i quotidiani italiani, più interessati – questi ultimi – a tastare la pancia dei lettori che a fornire informazioni corrette e fedeli alla verità.

Ingenuità?

CNB su suicidio ed eutanasia: cui prodest?

Il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) ha licenziato un documento: “Riflessioni bioetiche sul suicidio medicalmente assistito”, approvato nel corso della Plenaria del 18 luglio 2019.

Il Comitato si pone l’obiettivo di affrontare il tema dell’aiuto al suicidio a seguito dell’ordinanza n. 207/2018 della Corte Costituzionale, la quale è intervenuta sulla questione, sollevata dalla Corte di Assise di Milano (ordinanza 14 febbraio 2018), in merito al caso di Marco Cappato e alla sospetta illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale.

Ho la sensazione (e spero vivamente di venire smentito) che mai come oggi la politica stia abdicando alle proprie responsabilità su un tema delicato come il fine vita e che – paradossalmente – preferisca consegnare alla Corte Costituzionale la responsabilità di decidere.

Il che – se così accadesse davvero – sarebbe non solo un abominio senza precedenti sul piano della suddivisione dei poteri in una repubblica civile e democratica e liberale, ma sancirebbe ufficialmente ciò che nei fatti da troppo tempo stiamo assistendo: una dittatura pericolosamente creativa della magistratura.

“In realtà, su questo argomento, l’alternativa è chiara, ed è fuorviante leggerla con categorie religiose e secondo il solito schema laici e cattolici” – aggiunge tra le sue riflessioni il Prof. Pessina – : nell’essere a favore o contrari al suicidio assistito, sia sul piano etico, sia su quello giuridico, la differenza è data dal diverso peso che si vuole attribuire al valore morale e costituzionale della tutela della vita umana e al valore morale e costituzionale della tutela dell’autonomia personale.

Questo è il nodo, che di fatto risponde all’alternativa tra un modello politico-culturale di stampo solidaristico e comunitario e un modello politico-culturale di stampo liberistico e individualistico”.

Vincent #Lambert e le droit à la vie

Metto le mani avanti, per avvisare i miei dieci lettori: questo è l’ennesimo, palloso, articolo attorno all’affaire Lambert, sappiatelo.

Voltate pure pagina ed andate oltre, non mi offendo.

Non sono ossessionato da Vincent, seppure non possa nascondere l’evidenza, e cioè di ritrovarmi ancora oggi in una sorta di fase da “rielaborazione del lutto” per la vile uccisione legalizzata del mio amico fragile, Vincent, ed, in fondo, anche di una parte di me.

Non è di questa dimensione personale del caso Lambert che voglio parlarvi (argomento che preferisco serbare per le prossime sedute dal mio psico-terapeuta).

Il fatto è che il tempo scorre inesorabile e si porta con se pensieri tristi  e stati d’animo angosciosi e, se questo è un bene per la sanità mentale di ciascuno di noi, al contempo si rischia di disperdere  l’eredità che ci viene consegnata direttamente da quel corpo esanime, salvo ricominciare d’accapo e poi ancora e ancora dopo a ribollire di giusta rabbia ed impotenza per le vittime innocenti che la cronaca ci porta a conoscere.

Se non vogliamo rimanere come prigionieri di reazioni meramente sentimentali ed emozionali, occorre che proviamo a fare un passo in avanti  e comprendere la vera posta in gioco, quella che prima o dopo nella vita ci interpellerà uno ad una, in Italia, in Francia e in ogni latitudine del Vecchio Continente: il diritto alla vita.