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Continua la lotta per #Vincent

Continua la lotta per #Vincent

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 16 marzo 2019

Il sito web del Comitato “Je soutiens Vincent Lambert” sembra un bollettino di guerra con tutti i dispacci che arrivano dal fronte.

L’ultimo aggiornamento in ordine cronologico ha appena due giorni:

“il Consiglio di Stato esaminerà venerdì 29 marzo 2019 alle ore 9.30 la validità della procedura d’arresto delle cure a Vincent Lambert (cioè lasciarlo morire di fame e sete – ndr) decisa dall’Ospedale universitario di Reims e convalidata dal tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne lo scorso gennaio.

Lo scopo di questo ricorso presentato dai genitori di Vincent è quello di sospendere la decisione collegiale assunta il 09 aprile 2018 dai medici dell’Ospedale di Reims dove è ricoverato Vincent. Il Comitato di supporto rimane mobilitato e vi terrà aggiornati”.

Fine delle trasmissioni.

Si apre l’ennesima pagina di guerra per Vincent Lambert, paziente tetraplegico di 42 anni, in stato di coscienza minima da 10 anni, che una parte della famiglia vorrebbe vedere morire di fame e di sete e che l’altra (principalmente i suoi genitori) vorrebbe semplicemente vederlo in una struttura specializzata ed attrezzata a prendersi cura di lui.

Il tribunale dovrà decidere sulla base di una nuova perizia medica, realizzata da tre esperti a fine 2018, secondo la quale Lambert "è in stato vegetativo cronico irreversibile e non può accedere ad alcun stato di coscienza". La perizia attesta anche che, però, non c’è alcun accanimento terapeutico e continuare a nutrirlo non si configura come "un trattamento irragionevole o un’ostinazione irragionevole". I genitori di Lambert hanno chiesto che la perizia venga rifatta e condotta in un ambiente neutro da esperti indipendenti.

Da dodici mesi Vincent non riceve alcuna attenzione medica: se ne sta immobile sul letto d’ospedale in attesa che in qualche modo finisca la guerra fatta di carte giudiziarie, perizie mediche, attenzioni mediatiche e tattiche ideologicamente orientate.

Dodici mesi per tornare indietro al 2014, quando i genitori di Vincent fecero il primo ricorso al Consiglio di Stato dopo la terza decisione medica collegiale, sempre da parte dell’Ospedale di Reims, sempre dallo stesso direttore di reparto, il Dr. Sanchez.

Sette dispacci dal fronte di guerra ci aiutano a ricordare che cosa è accaduto in questi ultimi dodici mesi.

Giovedì 22 novembre 2018. “I tre medici esperti - nominati dal tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne - riconoscono che Vincent Lambert non si trova in una situazione di irragionevole ostinazione (obstination déraisonnable). Questa valutazione è un punto di svolta. Gli esperti dicono che la nutrizione e l’idratazione artificiali cui è sottoposto Vincent Lambert non si configura, in senso medico, come ostinazione irragionevole. Questa dichiarazione è coerente con ciò che sosteniamo dall’aprile 2013 e mette in discussione l'intero processo in corso. Gli esperti arrivano a dire che Vincent Lambert può essere curato in un centro specializzato, come ne esistono ovunque in Francia, cosa che chiediamo dal 2013. Questo corrobora l'opinione di molti medici che si erano espressi in tale direzione pubblicamente e su una testata giornalistica importante (L'appel de 70 médecins : ‘Il est manifeste que Vincent Lambert n'est pas en fin de vie’”, “Le Figaro”, 18 aprile 2018). Vincent non ha le caratteristiche di una persona che sta soffrendo e che si trova in situazione di fine vita”.

Leggi anche: "'State introducendo un’eutanasia ipocrita'. Il duro 'J’Accuse' dei 70 medici che difendono Vincent Lambert", di Giovanni Marcotullio, "Aleteia"

Lunedì 26 novembre 2018.’Sarà una condanna a morte di una persona disabile, totalmente vulnerabile, mentre gli esperti dicono che non si configura un'ostinazione medica irragionevole?’. Il professor Xavier Ducrocq, neurologo e consulente medico dei genitori di Vincent Lambert, decrittografa su “Gènéthique” le conclusioni del rapporto di valutazione sullo stato clinico di Vincent Lambert”.

Martedì 11 dicembre 2018. “L'udienza presso il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne prevista per il giorno 19 dicembre è stata posticipata a ‘data da destinarsi’, grazie agli avvocati dei genitori di Vincent. Essi chiedono il rinvio del caso a un altro tribunale per ‘legittimo sospetto’ di imparzialità. Questa è una notizia positiva per il futuro di Vincent”.

Martedì 15 gennaio 2019. “La Corte d'Appello amministrativa di Nancy dirà questo mercoledì 16 gennaio se decide di affidare ad un'altra giurisdizione la procedura riguardante Vincent Lambert!”.

Mercoledì 16 gennaio 2019. “La Corte d'Appello amministrativa di Nancy non ha ritenuto che il tribunale di Châlons-en-Champagne dovesse essere privata dell’‘affaire Vincent Lambert’. Gli avvocati dei suoi genitori faranno appello al Consiglio di Stato. Ciò che si continua a chiedere anche per il 2019 è il trasferimento di Vincent in una struttura specializzata per le persone si trovano nelle sue condizioni di semi-coscienza. Nota bene: a dispetto del ricorso presentato dinanzi al Consiglio di Stato e in violazione del diritto stesso a ricorrere, il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne ha fissato con urgenza un'udienza per lunedì 21 gennaio alle 14:30. E dire che gli avvocati dei genitori di Vincent avevano contestato proprio l’imparzialità dei giudici, imparzialità che dovrebbe essere il fondamento di un processo!”.

Lunedì 21 gennaio 2019. “L'udienza si è appena conclusa presso il Tribunale amministrativo di Châlons en Champagne. La decisione dei giudici sarà conosciuta in 10 giorni”.

Giovedì 31 gennaio 2019. “Il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne ha convalidato la decisione di causare la morte di Vincent Lambert attraverso l’arresto delle cure di base, cioè privandolo di cibo ed idratazione. Il tribunale ha respinto il parere di 55 medici specialisti che ogni giorno si prendono cura di persone nelle stesse condizioni di Vincent e che hanno scritto una nota che abbiamo presentato il giorno stesso dell’udienza. Questi medici hanno spiegato che la valutazione fatta in un solo giorno dagli esperti è contraria al protocollo medico e che gli esiti di tale valutazione così condotta non può avere alcuna affidabilità scientifica. Naturalmente, gli avvocati faranno ricorso al Consiglio di Stato e questo sospenderà temporaneamente la procedura di arresto delle cure”.

L’ultima udienza presso il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne è stata definita “ai confini della legge e dell’etica” da La Croix e “surreale” da Jean Paillot, uno degli avvocati dei genitori di Lambert. "Stiamo iniziando ad essere logorati da questa storia senza fine. Ma nostro figlio sta resistendo e noi resisteremo fino alla fine”, così aveva reagito Viviane Lambert, la madre di Vincent.

Il 20 gennaio 2019 cinquantacinque medici specialisti nella cura delle persone in stato vegetativo o semi-relazionale hanno inviato una lettera ai giudici del tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne che vale la pena riprendere in mano.

“Signore e signori del Tribunale,
siamo tutti specialisti nella cura di persone in uno stato di coscienza alterata, sia che si trovino in uno stato di risveglio non responsivo (chiamato anche stato vegetativo cronico o EVC) o in uno stato semi-relazionale (EPR). La fluttuazione del loro stato di coscienza (secondo i momenti, le stimolazioni, gli operatori) è una delle caratteristiche specifiche di questi pazienti.

I nostri colleghi Xavier Ducrocq, Edwige Richer e Catherine Kieffer, che hanno preso parte alla perizia di Vincent Lambert, ci hanno spiegato la metodologia adottata per effettuare la valutazione clinica sullo stato di coscienza del sig. Lambert: Vincent Lambert è stato valutato in una sola serata dalle ore 20:30 alle 21:30 e successivamente in una mattinata per sole 1 ora e 30 minuti, alla presenza di 7 persone, per lui, totalmente sconosciute. Queste valutazioni comportamentali non sono state reiterate in seguito.

Gli esperti forensi hanno concluso così che la diagnosi medica confermasse uno stato vegetativo permanente (état végétatif permanent). Dicono anche che il signor Vincent Lambert - che riceve solamente nutrizione con una sondina e viene idratato artificialmente - non può costituire un'ostinazione irragionevole e sostengono il trasferimento del paziente presso un’altra unità medica specialistica.

Se non possiamo che concordare su questi ultimi due punti, contestiamo tuttavia il protocollo di valutazione utilizzato e - di conseguenza - gli esiti prodotti. Data la natura fluttuante di questi pazienti, la valutazione deve essere ripetuta in diversi momenti della giornata e per diversi giorni, come raccomandato dal professor Steven Laureys del Coma Science Group di Liegi: il CRS-R deve essere applicato al paziente come minimo 5 volte in 10 giorni per i risultati da considerare affidabili (‘Evaluations comportementales chez les patients en état de conscience altérée‘– Wolff et coll – EMPR 2018 – pag. 54).

Una buona valutazione richiede anche condizioni favorevoli: un ambiente stimolante ed accogliente che permetta al paziente di potere entrare a suo modo in relazione con chi lo osserva; inoltre deve essere condotta da un team multidisciplinare appositamente formato all'osservazione, devono essere presenti i familiari del paziente, in modo da facilitarne la relazione fiduciosa. In ogni caso, la regola fondamentale che deve essere sempre tenuta presente è il fatto che un'assenza di manifestazione di coscienza in un dato momento non significa l'assenza di coscienza.

Le risultanze derivanti da rilevazioni morfologiche (radiografie, ecografie, etc.) non possono in nessun caso, da sole, essere sufficiente per verificare la presenza o meno di uno stato di coscienza. La valutazione comportamentale clinica - nelle condizioni sopra esposte - rimane fondamentale. Essa può essere completata dalla diagnostica per immagini.

È in forza di tutte queste considerazioni che, ogni giorno, nelle nostre unità mediche, in conformità alla circolare 228 del 3 maggio 2002, noi ci prendiamo cura in questo modo delle persone in stato di coscienza minima e di quelle in stato di veglia non responsiva.

Dal momento che il signor Vincent Lambert non è in coma, né esposto a un rischio vitale, né in fin di vita, questa circolare relativa ai diritti dei pazienti deve essere rispettata.

Poiché il signor Vincent Lambert non è in coma, non è esposto a un rischio vitale e non è alla fine della sua vita, è coperto da questa circolare sui diritti dei pazienti. Il signor Vincent Lambert non è stato valutato secondo le migliori pratiche mediche.

Questo è tanto più inquietante dal momento che ciò che si applicherà a lui potrebbe, di conseguenza, riguardare anche tutti coloro che condividono la sua stessa situazione. Coscienti del carattere eccezionale di questo processo, ci sembra necessario in coscienza avvertirvi.

Vi preghiamo di accogliere questa nota, signore e signori giudici del tribunale, come l’espressione della nostra più alta considerazione per la vostra responsabilità e il vostro gravoso compito in queste circostanze”.

Se anche solo il 10% di quanto viene qui affermato corrispondesse al vero, perché continuare in questa ostinata ed irragionevole volontà di condannare a morte per fame e sete Vincent Lambert?

Il Comitato "JE SOUTIENS VINCENT" ha lanciato una petizione online: "Sauver Vincent, tout simplement", salvare Vincent, semplicemente questo.

Più di 111 mila persone hanno firmato.

Un piccolo gesto di vicinanza e sostegno a chi si batte per la vita.

Basta poco: firma anche tu!

Posted in #Gender&company #VincentLambert

“Dove un uomo soffre ci vorrebbe un uomo” che ama

"Dove un uomo soffre, ci vorrebbe un uomo" che ama

di Davide Vairani
#LaCroce
quotidiano, 12 Febbraio 2018

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8).

Questa frase dell’evangelista Matteo - scelta per la XXVII Giornata Mondiale del Malato celebrata ieri - mi ha ribaltato dentro.

Mi ha fatto incazzare.

Come si fa? Sofferenza e dolore lancinanti che spezzano in due non si possono associare a “gratuità”.

Dobbiamo essere grati per il dolore ricevuto, maledetto, soprattutto il dolore innocente che grida vendetta al cospetto di Dio?

Nella mia testa continuavo a vedere un fotogramma, l’immagine di Vincent #Lambert, come in un film scritto male dove il finale è già chiaro prima ancora che inizi.

Il mio cuore chiuso a pugno, perché non si può fare morire scientemente di fame e di sete una persona che è fragile, gravemente disabile, non si può.

Non si può stare fermi, occorre alzarsi in piedi ogni volta che la vita viene minacciata e calpestata!

“Caro Vincent,

permettimi di chiamarti con il tuo nome.

Ho sentito tanto parlare di te in questi ultimi cinque anni solamente con la locuzione: "l'affare di Vincent Lambert".

Una dozzina di procedimenti giudiziari, dal Tribunale amministrativo al Consiglio di Stato, attraverso la Corte europea dei diritti dell'uomo ... e non è finita.

Innumerevoli decisioni mediche, procedure collegiali, opinioni di esperti. Consigli di famiglia, tentativi di conciliazione ... Migliaia di articoli di stampa, interviste, posizioni pubbliche, dai più noti ai più anonimi ... Petizioni, lettere pubbliche, appelli al Presidente della Repubblica, libri ...

Il 31 gennaio il Tribunale di Chalon ha nuovamente confermato l’arrêt des soins, la cessazione delle “cure”.

Ed ecco tutti prendere la penna o il microfono per esprimere la propria opinione, troppo spesso piena di passione o rabbia.

Un frastuono, che ti fa venir voglia di tacere quando conosci bene tutto il dolore che questo parlare genera all’interno della tua famiglia.

C’è uno che tace e - per una evidente ragione - sei tu, caro Vincent, che continui sorprendentemente la tua strada.

Più di dieci anni fa, un incidente ti ha immerso in questo stato di estrema dipendenza, senza alcun altro trattamento o supporto meccanico che una piccola sonda che ti idrata e ti nutre.

Queste “cure” (idratazione ed alimentazione) sono state interrotte per diciassette giorni nell’intervallo temporale tra due decisioni medico-giuridiche tra loro contrarie ...

Diciassette giorni senza bere e mangiare, e tu sei ancora lì, giorno dopo giorno, ora dopo ora, silenzioso, ma lì, lontano da questo borbottio che sembra come attraversarti da una parte all’altra.

Questa perseveranza del tuo corpo parla!

‘Il linguaggio del corpo’, il tuo grande corpo malato urla e ci dice: ‘Si può sussurrare o si può parlare ad alta voce, in ogni caso, ciò che decide questo è il linguaggio del corpo’.

Ed è vero.

Il tuo corpo, Vincent, decide e parla.

Parla ad alta voce!

Tanto che ci interroga: cos'è l'uomo, la sua dignità?

Cosa significa ‘esserci’, che cosa vuol dire che che siamo esseri in relazione con? Qual è il significato della dipendenza?

E tante altre domande, che toccano il mistero insondabile della persona.

Grazie, Vincent, per averci portato su questi terreni, che toccano ciascuno di noi nel modo più intimo.

Scusa per la violenza che ti stiamo facendo.

Senza dubbio il tuo corpo ci parla anche delle nostre ferite, delle nostre paure, delle nostre ansie che a volte ci abitano e che tu ci tiri fuori involontariamente.

È davvero molto difficile fare i conti con la nostra estrema vulnerabilità ed entrare in questo mistero dell'umano, dell’uomo e della donna così fragili, così dipendenti.

Il tuo corpo silenzioso ci invita a non cercare una risposta solo dalla nostra ragione, così povera nell’affrontare da sola queste domande profonde.

Il tuo corpo ci invita – soprattutto - alla contemplazione.

Contemplare questa estrema vulnerabilità del nostro essere, per riconciliarci con questa parte fragile che fa parte di ciascuno di noi dentro al profondo del nostro essere. Il tuo corpo ci permette di riscoprire questa umanità che è comune a noi, a prescindere dalle nostre capacità e dalle nostre abilità. E il tuo corpo ci permette anche di rallegrarci, perché tutti noi - così diversi - troviamo il significato ultimo delle nostre vite nella nostra capacità di prenderci cura gli uni degli altri.

Grazie, Vincent”

 

Firmato:

Philippe de Lachapelle,

Direttore dell'OCH (Office chrétien des personnes handicapées), Fondazione di pubblica utilità

(in “Lettre à Vincent Lambert”, di Philippe de Lachapelle , “La Croix”, 11 febbraio 2019).

Signore, perdona il mio cuore indurito.

Perdonami anche tu, Vincent, perché non ho compreso nulla.

Non ho compreso che per alzarmi davvero in piedi ho bisogno di inginocchiarmi fino a farmi scarnificare la pelle.

Perdonami Vincent, perché il mio alzarmi in piedi ringhioso contro le ingiustizie ha perso di vista il “perché”, o meglio il “per Chi”: il tuo corpo martoriato e silente, il tuo martirio verso un possibile destino di morte per fame e sete o mostra “un di più di senso” per il quale vale davvero la pena vivere, amare e soffrire anche un solo minuto oppure ci mostra il baratro del nulla nel quale finisce quel desiderio di infinita felicità che tutti ci portiamo nel cuore.

Veniamo al mondo non perché ci siamo fabbricati da soli, ma perché qui su questa terra siamo al primo tempo di una partita che dura all’infinito.

È la Presenza del Signore che chiama, che conferisce il dono, che sostiene nel servizio, a rendere possibile e duraturo un impegno delicato e paziente, senza cercare ricompense e gratificazioni.

Non combattiamo per un mondo migliore, ma perché abbiamo intravisto il Mistero che ci precede all’origine dell’esistenza.

Perdonaci, Vincent, perché anche noi cristiani imbevuti di nichilismo e relativismo rischiamo di ridurre il tuo corpo al perimetrare della sola scienza, unico dio del mondo, che determina ciò che è vita e morte con il metodo razionale.

Tutto grida “più in là”.

Ma noi siamo come sordi alla ragionevolezza delle evidenze quotidiane.

Clicca qui per firmare:

Posted in #Moments of life #VincentLambert

#Alimentare Vincent Lambert è “irragionevole”

#Alimentare Vincent Lambert è "irragionevole"

di Lucia Scozzoli

#LaCroce quotidiano, 01 Febraio 2019

Il caso Vincent Lambert si è arricchito di un nuovo tragico capitolo: il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne (Marne) ha confermato oggi (31/01/19) “l’irragionevole ostinazione” con cui Vincent Lambert è mantenuto da dieci anni in stato vegetativo, aprendo la strada alla procedura che prevede la sospensione delle cure e soprattutto di alimentazione e idratazione.

La corte dice di conoscere quale sarebbe il desiderio di Vincent: “non essere tenuto in vita nel caso in cui si trovi nello stato in cui è da dieci anni”, nonostante il precedente tentativo di terminarlo sia fallito, per l’irragionevole ostinazione di Vincent a voler vivere anche così.

I genitori di Vincent hanno già dichiarato di voler ricorrere al consiglio di stato.

Nel frattempo, mentre la giustizia francese si arrovella tra cavilli burocratici, conflitti di competenze, perizie e controperizie, la gente comune legge la notizia e sospira: “a questo punto sarebbe meglio l’eutanasia”.

Già, perché il punto chiave è proprio questo: chi ha letto la minuziosa descrizione del supplizio di Eluana Englaro, mentre moriva disidratata nel 2009, davanti a meticolosi assistenti che annotavano i crepi sulle labbra secche, il battito accelerato per il sangue fattosi più denso, l’affanno inesprimibile provocato dall’arsura, pensa subito a quel che significa morire di fame e sete, imprigionato, come il conte Ugolino, nella galera del proprio corpo immobile, davanti all’imperturbabile durezza di chi lascia morire. E allora viene da invocare il colpo di pistola pietoso, che termina il supplizio della tortura per il condannato a morte.

Ma in questo quadro desolante, il nemico non è la malattia, come vorrebbe far credere la agiografica narrazione dell’eutanasia come fine delle sofferenze: qui il nemico è il medico che taglia il filo, è il parente che chiede la morte.

Quale sofferenza sta patendo Vincent davvero? Se è in stato vegetativo, certo non si cura delle questioni di principio che tanto accalorano noi, come la libertà di movimento, la capacità di esprimersi, la possibilità di costruirsi un futuro produttivo. E se in lui è rimasto un barlume di coscienza, com’è cheè ancora vivo? Lo sappiamo bene tutti come sia facile lasciarsi morire, come una prostrazione psichica sia più che sufficiente per minare un fisico sano, tanto più un tetraplegico allettato da dieci anni.
Sta verosimilmente soffrendo assai di più la moglie di Vincent, che ha sposato un uomo forte ed ora è la consorte di un vegetale, che forse costa denari di cure, senz’altro costa tanto cuore, con quel suo esserci ancora e non esserci più contemporaneamente. Non si può voltare pagina, non si può archiviare il ricordo di un amore nell’empireo della perfezione, finché quello sguardo che non ti guarda continua a trattenere nel presente una storia già tutta passata.
Accantonata la speranza di una ripresa, seppur marginale, cosa resta dunque al capezzale di chi è vivo ancora, ma non è più con noi? Cos’è un uomo che non si relaziona più col mondo e che verosimilmente non ha più uno stato di autocoscienza? E lo stesso quesito vale per chi non ha perduto, bensì non ha mai avuto, come un bambino nato gravemente handicappato.
In definitiva, cos’è un essere umano senza relazione possibile con nessun mezzo?
In effetti la domanda non è retorica, la risposta è molteplice e trova se stessa nell’etica di ciascuno, nel significato che diamo all’esistenza nel suo complesso.
In una visione meccanicistica, in cui l’uomo è solo carne, ossa e sangue e l’intelligenza è solo una acuta accensione di sinapsi ed un groviglio di impulsi elettrici, un tribunale qualunque può decidere, a suo insindacabile giudizio, quando una vita conviene alla collettività e quando no. Ma in una simile prospettiva, andrebbero terminati molti altri, oltre Vincent, che hanno danni molto minori. Il metro di valutazione sarebbe l’utilità futura residua dell’individuo in previsione di una guarigione. Dunque via i vecchi, via i malati non curabili, via i soggetti irrecuperabili.
Ci siamo molto vicino: in fondo, nel nostro cuore, un po’ lo crediamo tutti che, se non siamo utili a qualcuno, allora che ci stiamo a fare. Basta un po’ di pubblicità mirata e un velo di edulcorazione della pratica, ed ecco che l’eutanasia diventa più di un diritto. Diventa un gesto di altruismo verso i familiari e un atto di carità verso se stessi.

Avendo poi ucciso tutte le autorità morali e spirituali superiori che potrebbero dare valore al nostro essere senza troppa riflessione, come Dio, ciascuno si ritrova solo nel mondo, costretto a darsi un senso giorno per giorno, anche attraverso i marosi di storie avverse e dolorose. Perché vivere diventa un interrogativo non retorico, dalla risposta non banale, non ovvia.

Già il porsi la domanda è sintomo di uno squarcio sociale e psicologico grave, figlio del nostro tempo edonista
che osanna la perfezione e rigetta il limite e che pubblicizza deodoranti con lo slogan “perché io valgo”.

Vincent non vale più nulla per il mondo.

Solo la Chiesa, con lo sguardo di Dio, continua a non mettere in dubbio il valore intrinseco dell’essere umano. Non c’è rimasto nessun altro sulla faccia della terra, nemmeno i cattolici, che in fondo sono già perfettamente rassegnati all’inevitabile e che non hanno il coraggio di una resistenza né culturale né materiale, tanto da aver teorizzato in serenità il fatto che una simile resistenza nemmeno serva.

In bilico tra lo spiritualismo di chi affida alla preghiera ogni azione e il sentimentalismo di chi ritiene l’argomento troppo personale per farne oggetto di dibattito pubblico, il cristiano un po’ ammira la madre di Vincent, che continua ad opporsi e si fa pietra d’inciampo di questo processo violento di legalizzazione dell’omicidio del più debole, un po’ la compatisce, la poveretta, che si è incaponita a difendere il figlio vegetale.

E più d’uno si augura che Vincent muoia presto, prima di dover subire la tortura dell’inedia.

Magari con l’aiutino di un’iniezione pietosa. Non sappiamo più cosa vale una vita.

Vincent non vale più nulla per il mondo.

Solo la Chiesa, con lo sguardo di Dio, continua a non mettere in dubbio il valore intrinseco dell’essere umano. Non c’è rimasto nessun altro sulla faccia della terra, nemmeno i cattolici, che in fondo sono già perfettamente rassegnati all’inevitabile e che non hanno il coraggio di una resistenza né culturale néb materiale, tanto da aver teorizzato in serenità il fatto che una simile resistenza nemmeno serva.

In bilico tra lo spiritualismo di chi affida alla preghiera ogni azione e il sentimentalismo di chi ritiene l’argomento troppo personale per farne oggetto di dibattito pubblico, il cristiano un po’ ammira la madre di Vincent, che continua ad opporsi e si fa pietra d’inciampo di questo processo violento di legalizzazione dell’omicidio del più debole, un po’ la compatisce, la poveretta, che si è incaponita a difendere il figlio vegetale.

E più d’uno si augura che Vincent muoia presto, prima di dover subire la tortura dell’inedia.

Magari con l’aiutino di un’iniezione pietosa.

Non sappiamo più cosa vale una vita.

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Vincent #Lambert deve morire

Vincent #Lambert deve morire 

di Davide Vairani

"Au mépris du recours annoncé devant le Conseil d’Etat et au mépris du droit au recours effectif, le Tribunal Administratif a fixé en urgence une audience lundi 21 janvier à 14h30 et alors que c’est sa partialité qui est mise en cause!"

Lo annunciano gli amici di Vincent #Lambert via web e social dalle pagine del comitato "Je soutien Vincent" e la notizia viene subito rilanciata dai quotidiani francesi

Cronaca degli ultimi sviluppi di una interminabile vicenda fatta di rimpalli giudiziari sulla pelle di una persona che da dieci anni è prigioneria del suo letto d'ospedale in attesa di un verdetto.

La lunga battaglia giudiziaria attorno alle sorti terrene di Lambert si sarebbe dovuta conludere il 19 dicembre scorso.

Il Tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne aveva calendarizzato per quella data il dibattimento finale.

Il testo della valutazione medica è stato consegnato ai giudici dai tre esperti nomininati: l'obiettivo della Corte era quello di avere in mano elementi medici sufficienti a stabilire l'appropriatezza o meno della decisione dell'Ospedale di Reims - dove è ricoverato Vincent da otto anni - di sospendere le cure, dunque di farlo morire.

Ma questa udienza non si è mai tenuta: i genitori di Vincent hanno recusato i giudici e chiesto di potere trasferire il dibattimento presso un'altra Corte, quella di Nancy.

Gli avvocati dei genitori di Lambert non si fidano dei giudici di Châlons-en-Champagne: "atteggiamento pregiudizievole", hanno motivato nella recusazione.

La notizia di oggi è il respingimento della richiesta da parte della la Corte d'appello amministrativa di Nancy: il dibattimento si deve tenere presso la Corte nel quale il procedimento è stato incardinato.

Le reazioni: gli avvocati dei genitori sono intenzionati ad appellarsi al Consiglio di Stato francese; il Tribunale di Châlons-en-Champagne ha contesualmente fissato un'udenzia urgente prevista per lunedì 21 gennaio nel primo pomeriggio (ore 14,30).

Questa la cronaca degli ultimi sviluppi attorno all'affaire Lambert.

Nel frattempo, fuori dalle aule dei tribunali, c'è un uomo di 42 anni, tetraplegico e cerebroleso da dieci, che giace letteralmente sopra un lettino d'ospedale. Non riceve alcuna cura, stimolo, riabilitazione fisica: nulla di nulla. Solo gli interventi essenziali riceve: idratazione ed alimentazione attraverso una sondina che permette alle sostanze nutritive di entrare nel suo corpo. Non parla. Non si muove e nessuno lo muove.

Tutta la cronaca degli ultimi anni di vita di Vincent è ostinatamente e diabolicamente irragionevole.

Ciò che appare disumano - oltre ogni umana comprensione -  è l'incapacità nell'assumere una decisione.

La vicenda di Vincent - in fondo - non mostra altro che il fallimento di un sistema di fronte alla vita di una persona.

Se il '900 è stato il troppo della politica e degli apparati statali che hanno portato ai totalitarismi etici, oggi assistiamo - al contrario - ad un niente della politca ed alla scomparsa di un barlume di idea di societas.

In quest'ottica, l'affaire Vincent è emblematico.

La Francia si è dotata di un proprio sistema normativo sul fine-vita, ha un sistema di apparati legislativi e giudiziari assolutamente in grado di esercitare le proprie funzioni, un sistema sociale, socio-sanitario e sanitario non certo da Terzo Mondo.

Eppure non si assume nè la responsabilità di decidere se Vincent debba vivere oppure morire.

Di fronte alle controversie intra-familiari, di fronte ad opposti e contradditori pareri clinici e medici, lo stato francese non è in grado nemmeno di stabilire se Vincent sia vivo oppure no.

Non è neppure in grado di garantire le cure più appropriate per una persona nelle condizioni in cui si trova Lambert e come lui almeno 1.500 altre persone sparse per gli ospedali francesi: in "état de conscience minimale" o in "état pauci-relationnel".

I temi cosidetti "etici" (come il fine-vita) non possono essere appaltati al giudizio esclusivo della scienza e dei tribunali, perchè in questo modo si abica alla funzione propria della politica e dello stato, cioè quella di occuparsi del "bene comune".

Nello scontro di interessi di parte di cui è fatto l'umano vivere di una comunità, è la politica a doversi assumere la responsabilità di giungere ad una mediazione, a metterli insieme dentro una visione comune di società.

Se la politica abdica a tale funzione, è il patto sociale di un Paese a sfrangersi fino al punto da mettere in seria discussione le modalità con le quali si è scelto e definito di gestire la res publica. Senza autorità riconusciuta e riconoscibile, una società è destinata all'anarchia del soddisfacimento degli interessi individuali, ciascuno a scapito dell'altro e così via. E qui arriviamo al cuore della questione: in che cosa si dispiega il "bene comune"?

In altri termini (perchè sarebbe lungo addentrarsi in una risposta a tale domanda), ciò che la vicenda di Vincent mostra con evidenza è che senza un'opzione positiva sulla vita ci si infrange contro le senzazioni e gli umori contingenti.

Senza una opzione a favore della vita, la politica non è in grado di regolare il "bene comune".

Che cosa significa in sè essere in una condizione di coscienza minimale, se non il fatto che nonostante l'irreversibilità di un danno cerebrale al fondo non puoi non riconoscere che la vita c'è, per quanto imprendibile ed inscatolabile dalle terminolgie mediche.

Quando una persona sopravvive a un coma, dal punto di vista clinico prima si evolverà in uno stato  vegetativo. In questo caso, il paziente apre gli occhi e si muove. Ma tutti questi movimenti sono considerati riflessi dai neurologi. Tuttavia, tra questi pazienti, alcuni si evolveranno verso lo stato di coscienza minima (o semi-relazionale), che non consente di stabilire una comunicazione. D'altra parte, oggi sappiamo che questi pazienti a volte hanno momenti di coscienza. Cioè, possono seguire un movimento, o anche rispondere in modo affidabile ad un comando (ad esempio, stringermi la mano). Qui, quindi, la medicina parla di uno stato minimo di coscienza. A causa di questa non comunicazione - direbbe la medicina - è molto difficile prendere una decisione sul loro fine vita.

Gli esperti nominatii dal Tribunale hanno conlcuso che  Vincent Lambert non è - in senso medico - in una condizione di "ostinazione irragionevole", cioè di accanimento terapeutico.

Questa dichiarazione è coerente con ciò che i genitori di Vincent chiedono da aprile 2013 e cioè che Vincent Lambert possa essere curato in un centro specializzato.

Una strada che non è mai voluta nemmeno prendere in considerazione: per quale ragione? Per quale motivo non provare un percorso riabilitivo e di cure, se non perchè è stato deciso da anni che non valeva la pena? In base a quali valutazioni se non per una assenza di opzione per la vita?

"C'è il desiderio di assimilare la situazione di questa persona gravemente disabile - ma stabile nella sua disabilità - ad una situazione di fine vita - ha recentemente dichiarato il Professor Xavier Ducrocq, capo del dipartimento di neurologia dell'Ospedale di Metz-Thionville, nonchè  consulente medico dei genitori di Vincent fin dal 2013 - . Mentre questo non è affatto il caso. Che Vincent Lambert abbia vissuto per 10 anni in uno stato di coscienza alterata è un dato sufficiente per dimostrare che non si trova  alla fine della sua vita. Che non ci sia una realistica speranza di miglioramento, nonostante i lavori di ricerca per progredire nella conoscenza di questi pazienti, non sarebbe un dato sufficiente per parlare di fine vita. Questo è il destino comune di tutte le situazioni di disabilità: para e quadriplegia, autismo, disabilità motorie cerebrali, sordità, cecità ...".

Vincent deve morire, perchè non vale la pena farlo vivere.