Tagged: #famiglia

Perché il reddito di #maternità

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“Si potrebbe cominciare fornendo un reddito almeno alle casalinghe che operano all’interno di un nucleo familiare con figli minori. Ciò non soltanto non soltanto per dar dignità al lavoro che queste donne svolgono, ma anche per fornir loro un valido contributo economico, visto che la gran parte di queste donne vive in condizioni di povertà e circa il 10% in povertà assoluta. Servirebbe anche a sostenere le famiglie e insieme favorire la natalità, che è un altro dei grandi problemi del nostro paese. Soprattutto sarebbe un giusto riconoscimento dell’importanza che hanno queste donne nella nostra società. Un ultimo dato lo illustra compiutamente: il 71% delle ore di lavoro gratuito svolto in Italia nell’anno 2014 (oltre 50 miliardi) è stato svolto da donne per attività domestiche”. Si tratta, spiega Istat, di “un valore superiore al numero di ore di lavoro retribuito prodotto dal complesso della popolazione”. Le casalinghe da sole hanno regalato all’Italia 20 miliardi di ore di lavoro.

Sgroj non fa che proporre lo stesso identico strumento già prefigurato dal bigotto vetero-clerico-fascista “Popolo della Famiglia” di Mario Adinolfi: il “reddito di maternità”.

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Fate l’amore e non fate figli!

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Un’immagine ha in se stessa una funzione evocativa e simbolica di forte impatto, non soltanto di natura emotiva. Ci sono immagini e fotografie che per un insieme di fattori assumono un valore che va oltre, diventano dei veri e propri simboli di un pensiero, una idea, una cultura.

Una nota ditta ha voluto usare una immagine ben precisa per pubblicizzare dei profilattici. Una fotografia che vede in primo piano una donna con alla sua destra e alla sua sinistra due bambini piccoli. La composizione che ne esce non è frutto del caso. Mi richiama alcune immagini della Madonna del Botticelli oppure di certi trittici del duecento fiorentino e senese a sfondo religioso. La donna di questa immagine è triste ed è come sporcata da schizzi di colore che provengono dalle mani dei due bambini, mi verrebbe da dire come violentata, se non fosse per la delicatezza dei loro visi.

E’ chiaro e tremendamente potente il messaggio: “love is love”. Fate l’amore, ma – per carità – non fate figli. I figli sono una iattura. Costano un sacco di soldi, ti obbligano a cambiare completamente i tuoi programmi di vita, condizionano ogni tua scelta e – soprattutto – care donne non fate figli se avete una occupazione: scordatevi aspirazioni di carriera!

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“Voi, famiglie, siete la speranza della Chiesa e del mondo!”

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“Lasciate che vi dica un’ultima cosa. Voi, famiglie, siete la speranza della Chiesa e del mondo! Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, ha creato l’umanità a sua immagine e somiglianza per farla partecipe del suo amore, perché fosse una famiglia di famiglie e godesse quella pace che Lui solo può dare. Con la vostra testimonianza al Vangelo, potete aiutare Dio a realizzare il suo sogno. Potete contribuire a far riavvicinare tutti i figli di Dio, perché crescano nell’unità e imparino cosa significa per il mondo intero vivere in pace come una grande famiglia”.

da: Papa Francesco, IX Incontro Mondiale delle famiglie, Festa delle famiglie al Croke Park Stadium (Dublino), 25 agosto 2018

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“Tutto ciò che sull’albero è fiorito vive di ciò che giace sotterrato”

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“Ecco quello che vorrei dirvi. Tra tutte le forme dell’umana fecondità, il matrimonio è unico. È un amore che dà origine a una nuova vita. Implica la mutua responsabilità nel trasmettere il dono divino della vita e offre un ambiente stabile nel quale la nuova vita può crescere e fiorire. Il matrimonio nella Chiesa, cioè il sacramento del matrimonio, partecipa in modo speciale al mistero dell’amore eterno di Dio. Quando un uomo e una donna cristiani si uniscono nel vincolo del matrimonio, la grazia di Dio li abilita a promettersi liberamente l’uno all’altro un amore esclusivo e duraturo. Così la loro unione diventa segno sacramentale – questo è importante: il sacramento del matrimonio – diventa segno sacramentale della nuova ed eterna alleanza tra il Signore e la sua sposa, la Chiesa. Gesù è sempre presente in mezzo a loro. Li sostiene nel corso della vita nel reciproco dono di sé, nella fedeltà e nell’unità indissolubile (cfr Gaudium et spes, 48). L’amore di Gesù per le coppie è una roccia, è un rifugio nei tempi di prova, ma soprattutto è fonte di crescita costante in un amore puro e per sempre. Fate scommesse forti, per tutta la vita. Rischiate! Perché il matrimonio è anche un rischio, ma è un rischio che vale la pena. Per tutta la vita, perché l’amore è così”.

Sappiamo che l’amore è il sogno di Dio per noi e per l’intera famiglia umana. Per favore, non dimenticatelo mai! Dio ha un sogno per noi e chiede a noi di farlo proprio. Non abbiate paura di quel sogno! Sognate in grande! Fatene tesoro e sognatelo insieme ogni giorno nuovamente. In questo modo sarete in grado di sostenervi a vicenda con speranza, con forza e col perdono nei momenti in cui il percorso si fa arduo, diventa difficile scorgere la via”.

“Così il vostro amore, che è dono di Dio, affonderà radici ancora più profonde. Nessuna famiglia può crescere se dimentica le proprie radici. I bambini non crescono nell’amore se non imparano a comunicare con i loro nonni. Dunque lasciate che il vostro amore affondi radici profonde! Non dimentichiamo che ‘tutto ciò che sull’albero è fiorito/vive di ciò che giace sotterrato’ (F.L. Bernárdez, sonetto Si para recobrar lo recobrado)”.

da: Papa Francesco, IX Incontro Mondiale delle famiglie, Visita alla Procattedrale di Santa Maria (Dublino), 25 agosto 2018

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Padre James Martin e World Meeting of Families

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Per esprimere un giudizio leale ed onesto è necessario andare alla fonte. Per questo motivo, ho cercato online il testo della relazione tenuta da Padre James Martin al World Meeting of Families a Dublino il 23 agosto 2018.

Nelle posizioni di Padre Martin ci sono molti elementi giusti. Il problema – a mio giudizio – è che questi elementi corretti finiscono per rischiare di essere ideologici e – dunque – errati e contro-producenti.

Ha perfettamente ragione Giovanni Marcotullio nel recensire il libro di Padre Martin dalle colonne de “La Croce” quotidiano:

“Perché parla di ‘gay’ come se questo termine non avesse la connotazione di pride che invece ha, salvo poi supporre implicitamente che la condizione di omosessualità venga vissuta come chiede il Catechismo (ossia in ogni caso senza alcun ‘orgoglio’)? Perché parla di ‘comunità LGBT’? Quali sono le note che la definiscono come tale? Come si struttura? Da cosa è riconoscibile? Ho degli amici di Courage che sottoscriverebbero il giudizio di Hocquenghem, in merito: lei dissente? Se sì, perché? Se no, di nuovo, perché parla di ‘comunità LGBT’? Posto che esista una qualche forma di omofobia, negli ambienti ecclesiastici (Pasolini diceva che da nessuna parte ce n’era così poca come nella Chiesa, e anche Vendola l’ha ripetuto più volte, ma vabbe’…), non pensa che questa possa essere collegata alle cordate omosessualiste che il Santo Padre non ha esitato a chiamare con lo specifico nome di ‘lobbies’?”.

La questione è tuttavia importante e – per questo – non me la sento di entrare nel dettaglio di possibili critiche ed osservazioni negative.

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