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Nichi Vendola: mente sapendo di mentire

Nichi Vendola: mente sapendo di mentire

di Davide Vairani

Nichi Vendola, giacca e cravatta, non brandisce cartelli e non incita con slogan, parla con pacatezza.

Sotto i riflettori degli studi di La7, rilascia due interviste, a breve distanza l'una dall'altra e tra loro collegate: da Corrado Formigli - una ventina di minuti - per “Piazza Pulita”, puntata del 28 marzo 2019: da Myrta Merlino, poco più di sei minuti, "Aria che Tira", puntata del 03 aprile 2019.

Le date non sono scelte a caso. Il 28 marzo si stava per girare il ciak di “quell’adunanza di spettri, pomposi come i restauratori dell’ancien regime del Congresso di Vienna del 1815” – come affettuosamente definito il Congresso mondiale delle famiglie di Verona da Michele Santoro.

Da un punto di vista mediatico, Vendola buca molto di più delle contro-manifestazioni veronesi del "love is love" pensiero.

Le piazze non hanno l'obiettivo di convincere qualche dubbioso, ma di confermare una identità per chi i dubbi non se li pone. Sia per chi vi partecipa che per chi le osserva da spettatore non rappresentano altro che occupare uno spazio pubblico, sul piano fisico e culturale. Un po' come per i cani - mi si perdoni il paragone - che per affermare il proprio dominio territoriale urinano attorno al perimetro che ritengono di loro proprietà.

Nichi Vendola - giacca e cravatta - non ha ospiti a fargli da contro altare e la sua narrazione di fronte a giornalisti più o meno compiacenti si fa persuasiva. E - dunque - per questo più efficace.

"Utero in affitto è un’espressione molto violenta".

E spiega: "Il mio compagno ed io non abbiamo affittato un utero, abbiamo costruito una relazione con due donne e una di loro ha portato nel proprio grembo Tobia. Le nostre famiglie sono intrecciate e andremo a trovarle presto in California".

Rafforza il concetto dalla Merlino: "La mia famiglia è molto tradizionale. Perché siamo una minaccia?".

"Famiglia è una parola che va declinata al plurale - spiega da Formigli - . Ci sono moltissime famiglie, la Famiglia con la maiuscola, con tutta la sua retorica e il suo mito, è un’invenzione. Ogni famiglia è una storia a parte. Ciò che conta è la qualità dell’investimento di amore, la capacità di crescere, proteggere, accudire, un bambino, di non considerarlo un oggetto".

"Salvini interpreta la parte di un radicalismo di destra, che ha come obiettivo polemico i gay, le donne, i diritti di libertà, cioè l’autodeterminazione degli individui. Salvini, per motivi di investimento culturale, costruisce questo tipo di campagna. Accanto a lui ci sono persone che ci credono come Lorenzo Fontana, devoto di quel clericalismo che immagina un Dio servo della Chiesa, e non il contrario".

"Il ministro Fontana dice che non esistono le famiglie arcobaleno - riprende Vendola da Formigli -. La mia famiglia esiste. Tobia è un bambino sereno e da qualche mese sono padre anche legalmente.

Io mi alzo ogni mattina e faccio colazione con mio figlio, lo accompagno a scuola e lo vado a prendere. Giriamo per le strade, siamo accolti in generale con affetto. Siamo una famiglia e mio figlio è sereno.

Da qualche mese sono anche suo padre legalmente, c’è stata un’istruttoria durata quasi un anno. Sono venuti gli assistenti sociali, dovevano interrogare me e Ed per farci avere la custodia legale. Alla fine si sono anche scusati con noi. Dicono che entrano in famiglie a prima vista 'tradizionali' ma che girano intorno alla violenza, al degrado. Questo perché la famiglia tradizionale è una menzogna, una bugia".

Ad "Aria che tira", Vendola riprende la questio utero in affitto. Parla di "donatrice" di ovulo. Nessun  riferimento alla salute delle due donne che per condurre l'impresa sono state bombardate di ormoni. Rifiuta l'espressione "violenta" utero in affitto: quelle donne vogliono bene a Tobia.

Alla domanda di Myrta Merlino: "Ma perché l'hanno fatto?" la risposta non è "perché avevano bisogno di soldi", ma "perché Britney e Charlene avevano un desiderio di dono".

La "donatrice era curiosissima di fare questa esperienza",  mentre la gestante è una che "ama partorire, è un genio del partorire" (giuro, ha detto proprio così!).

L'esponente di "Sinistra Italiana" aggiunge anche: "Avrei adottato, se la legge lo consentisse ai genitori omosessuali".

E infine l'attacco al Congresso della famiglia di Verona: "A Verona sarà il raduno dei bulli di tutto il mondo, e la presenza più grave è il ministro dell’Istruzione. Nelle scuole va contrastato il fenomeno del bullismo, e il bullismo omofobico è una questione seria.

Tra le principali cause di suicidio tra gli adolescenti c’è la paura dello stigma legato alla diversità. Bullismo e omofobia nella scuola sono un problema serio, e siccome questo sarà un raduno di bulli da tutto il mondo, perché sono dei bulli quelli che andranno a Verona a parlare di famiglia tradizionale.

Verranno personalità nei cui Paesi vige il carcere, la tortura, in cui si teorizza la legittimità della pena di morte per i gay.

Credo sia molto grave. Credo che il Governo, in questo caso, stia raccontando di un occidente che vuole liberarsi di quello che aveva promesso, della democrazia liberale, sulla difesa e sulla tutela intransigente della libertà di ognuno. Il rischio è proprio quello di arretrare".

La storia della relazione tra Vendola ed Ed Testa è diventata cosa pubblica per scelta dello stesso Nichi Vendola. Ha deciso lui di rendere mediatico ogni passaggio ed ogni scelta, momenti di tenerezza con il piccolo Tobia, foto ed immagini curate e scelte per mostrare una famiglia, una famiglia come tante, una famiglia con un figlio che come tante vive, soffre e gioisce e che come tante altre chiede solamente di essere rispettata.

Nichi sceglie "Vanity Fair" e "Chi" per annunciarne i momenti decisivi, cioè quotidiani e settimanali popolari e di gossip, per poi approfondire dal vivo con apparizioni mirate in studi televisivi.

E' noto ai più - dunque - che Vendola e il suo compagno si siano rivolti all’Agenzia "Extraordinary Conceptions" di Sacramento in California per affittare un utero.

E' noto che l'atto di nascita del piccolo Tobia (il cui padre biologico è solo ed esclusivamente Ed Testa) sia stato compilato all'anagrafe californiana, dove "la legge consente di scrivere quello che vuoi" (parole testuali di Vendola in una intervista a "Vanity Fair").

"In questo modo - spiegava Vendola a "Vanity Fair" - Tobia è più tutelato e non solo perché Ed è canadese e italiano e dunque assicura a Tobia altri due passaporti". Il cognome? "È Testa e non Vendola".

E' noto che il tribunale dei minori di Roma nel 2018 abbia accettato l’istanza di stepchild adoption presentata da Nichi Vendola nei confronti del figlio biologico del compagno Ed e che Tobia sia stato ufficialmente riconosciuto dall’anagrafe capitolina con il cognome "Testa Vendola", come rivelato dallo stesso Vendola in un’intervista rilasciata al settimanale "Chi".

“Tobia è sempre stato mio figlio, ma il tribunale di Roma mi ha riconosciuto l’adottabilità e quindi da ora in poi porterà anche il mio cognome. Per me e il mio compagno è innanzitutto una grande gioia. Poi, certo, è anche una battaglia vinta. Le polemiche sono state frutto di ignoranza, di superficialità, di volgarità. Viviamo nell’epoca degli odiatori seriali. Che cosa diremo a Tobia quando sarà grande? In realtà lui conosce sia la donna che ci ha donato l’ovulo sia la donna che lo ha portato in grembo. Ci scambiamo foto, video e telefonate. Mio figlio saprà tutta la verità su come è venuto al mondo“, dichiarava Vendola in quell'intervista.

Se siete giunti fino a qui, significa che avete letto ciò che ho scritto sinora e che potete rivedere e riascoltare direttamente dalle parole di Nichi Vendola nelle due interviste che ho citato: non ho inventato, truccato o modificato nulla.

Vendola racconta un mucchio di menzogne sapendo benissimo di mentire.

Personalmente, non mi importa un fico secco del fatto che Vendola sia gay, che abbia un compagno, che vivano sereni e felici la loro relazione. Così come non mi importa replicare in merito ai suoi personali giudizi su Salvini, Fontana, il Congresso di Verona: libero di pensare ciò che crede. Ma a tutto c'è un limite e in queste due interviste Vendola vi è andato molto oltre, anche se in pochissimi lo hanno sottolineato (questo è ciò che preoccupa).

Se non fosse stato per due donne attente e coraggiose, probabilmente non me ne sarei reso conto neppure io.

Monica Ricci Sargentini, giornalista del "Corriere della Sera" e Marina Terragni, giornalista e scrittrice, che subito hanno notato la scelta di Formigli di non fare a Vendola l'unica vera domanda che da giornalista avrebbe dovuto fargli, quanto meno sul piano deontologico: "quanto vi è costata la pratica dell'utero in affitto?".

"L’intervista a Nichi Vendola andata in onda su La7 giovedì 28 marzo ha veicolato ancora una volta l’idea che l’utero in affitto possa essere una pratica gratuita e solidale, una bella storia di amore relazionale" - scrivono in una petizione dal titolo "Piazza Pulita dica la verità sull'utero in affitto" lanciata online con il supporto della rete "Stop Surrogacy Now" -. Eppure è noto che Vendola e il suo compagno per avere Tobia si sono rivolti all’agenzia Extraordinary Conceptions di Sacramento dove i prezzi variano tra i 130mila e i 160mila dollari.

E’ anche un fatto che le madri surrogate firmano dei contratti in cui abdicano al diritto di decidere del proprio corpo e non possono mai cambiare idea. Viene del tutto omesso che nel mondo milioni di donne e femministe si battono per la messa al bando della maternità surrogata e che la Gpa è permessa solo 18 paesi su 206.

Chiediamo, dunque, a Piazza Pulita di fare chiarezza con una puntata che dia voce anche alle voci contrarie, madri surrogate pentite comprese".

Firmato:

  • Jennifer Lahl, Stop Surrogacy Now USA
    Monica Ricci Sargentini,Rete Italiana contro l’utero in affitto
    Marina Terragni, RUA (Resistenza all’utero in affitto)

Ovviamente, non solo Formigli non fornisce alcuna risposta, ma risponde a distanza (senza citarle) con un articolo a sua firma apparso su "Elle" in data 04 aprile 2019 dal titolo:"Tobia figlio dell'amore".

Non so se sia più menzognera e vigliacca l'intervista di Vendola o questa "replica" di Formigli.

"Raramente mi è capitato di ricevere reazioni più forti che dopo aver intervistato Nichi Vendola sulla sua paternità, giovedì scorso a Piazzapulita - scrive Formigli -. Si era alla vigilia del Congresso internazionale sulla famiglia di Verona e Nichi, assente da molto tempo dalla scena politica, ha accettato il mio invito per raccontare la sua vicenda personale. Sposato con Ed, è diventato padre attraverso la gestazione per altri: una donna ha donato l’ovulo da fecondare, un’altra ha tenuto il feto in grembo. Così è nato Tobia, con due mamme (americane) e due papà, all’incrocio fra natura, tecnologia e desiderio".

"Vendola ha spiegato di aver accettato la gestazione per altri a patto che le due donne continuassero a vedere il bambino. Tobia, appena sarà un po’ cresciuto, conoscerà tutto di loro.

Ho chiesto a Nichi cosa pensasse dell’espressione 'utero in affitto', mi ha risposto che lui e suo marito non hanno affittato un utero ma costruito una relazione con due donne con le quali si scambiano foto, videochiamate e presto anche visite.

Che cosa pensa, ho insistito, del fatto che molti, anche nella sinistra laica alla quale lui appartiene, sono contrari alla gestazione per altri (Gpa) per il suo spirito mercantile, per il fatto di prevedere uno scambio di denaro?

La sua risposta è una domanda: 'Perché si parla dello scambio di soldi nelle Gpa e non nelle adozioni internazionali quando si acquistano bambini dalle famiglie dei Paesi più poveri?'.

La ragione per Nichi è semplice: perché nelle Gpa sono coinvolti quei gay che si vuole ancora discriminare".

Una balla così non si può dire.

Se fossi una associazione che si occupa di adozioni internazionali o una famiglia che dopo lunghe trafile burocratiche e spendendo di tasca propria decine di migliaia di euro giunge finalmente ad adottare un bambino non avrei alcuna remora a denunciare Nichi Vendola per diffamazione.

Non è accettabile, no, paragonare l'utero in affitto con l'adozione internazionale: è un insulto oltre che una volgare menzogna che non merita neppure di sprecare una sillaba per spiegarne le differenze sostanziali.

"Per quest’intervista, vi dicevo all’inizio, ho ricevuto reazioni forti - prosegue Formigli -. C’è chi applaude la paternità conquistata, chi si scandalizza e avrebbe voluto ascoltare posizioni diverse. Ci sta. A me resta, nella settimana che ha visto marciare a Verona dietro il simulacro della famiglia tradizionale una destra nostalgica ('Dio, Patria e Famiglia!', scandiva Giorgia Meloni dal palco), la sensazione che Vendola abbia conosciuto con Tobia la felicità senza recar danno ad altri. Dando alla luce con due donne un bambino che non sarebbe altrimenti nato. Il dibattito resta aperto. E l’Italia, con i suoi giornali e le sue tv, un Paese ancora libero di ospitare opinioni diverse".

Il settimanale "Oggi" ricostruiva dettaglio - in un articolo del 2016 - i passaggi, i costi e le procedure legali per avere un figlio da madre surrogata nell’agenzia californiana "Extraordinary Conceptions" a cui si sono rivolti l’ex governatore della Puglia Nichi Vendola e il suo compagno Eddy Testa.

Partendo dall’iscrizione al sito, l’articolo descrive e illustra i cataloghi on line delle 2.090 ragazze donatrici di ovuli e delle 280 portatrici del feto, radiografate in ogni minimo dettaglio fisico ed esistenziale, attraverso dati anagrafici, tratti e caratteristiche fisiche, approfondimenti su storia familiare e condizioni di salute, interviste su studi, impiego, abitudini, religione, interessi, passioni ed eventuali vizi, per finire con un album fotografico dall’infanzia all’età adulta.

Partendo da un preventivo di 140 mila dollari per un parto singolo, "Oggi" scompone il costo di un figlio da madre surrogata in tutte le voci più importanti.

Come hanno fatto Nichi Vendola e il compagno, gli aspiranti genitori devono aprire un conto fiduciario presso un istituto finanziario americano, per sostenere via via i costi della creazione dell’embrione e del suo impianto nell’utero della madre surrogata, i compensi alla donatrice e alla portatrice, le spese legali e il rilascio del passaporto americano per il neonato.

Per la fase iniziale di espianto dell’ovulo, donazione del seme dell’aspirante genitore e creazione dell’embrione si spendono circa 25 mila dollari, suddivisi tra diritti di agenzia (6.250), spese legali (1.750), assicurazioni mediche, spese di viaggio e compenso della donatrice, in media sui 10 mila dollari.

Il conto si fa più salato nella fase di impianto dell’embrione, gestazione e parto.

Prima occorrono 5.000 dollari per gli esami clinici più 1.500 per i test di idoneità psicologica della portatrice e degli aspiranti genitori.  Poi si passa a 25 mila dollari per diritti d’agenzia, indennità mediche e consultazioni psicologiche. Terza fase: 35 mila dollari di compenso che sarà versato alla portatrice in 10 rate mensili.

L’ultimo esborso, di 40 mila dollari, serve metà per le spese mediche e pratiche legali di costituzione del legame parentale e metà a titolo di indennizzo della madre surrogata per eventuali assenze dal lavoro, premi assicurativi, rimborsi, spese di baby sitter e di guardaroba pre-maman.

Le cifre sono frutto di una stima e possono variare anche a seconda dello stato di residenza della madre surrogata.

“Le eresie consistono sempre nell'indebita concentrazione su di una singola verità, o mezza verità. È pertanto giusto insistere sulla onniscienza di Dio, ma è un'eresia insistervi, come fece Calvino a scapito dell'Amore divino; è giusto desiderare una vita semplice, ma è un'eresia desiderarla a costo di rinnegare la benevolenza e le buone maniere”, scriveva Gilbert Keith Chesterton in "La Nonna del Drago ed altre serissime storie - L'Uomo Comune".

L'eresia per G.K. è  una verità che trascura le altre verità, e perciò non è mai una verità "intera", completa, quindi alla fine è una "mezza verità", cioè non è la verità.

"La verità intera è in genere alleata della virtù, una mezza verità è sempre alleata di un vizio", aggiunge in "Illustrated London News" del 1910.

In altre parole, la verità "vera", cioè quella intera e comprensiva del tutto, va a braccetto con la virtù, mentre la mezza verità genera solo vizi, cioè fonti ulteriori di peccato.

E infatti "la menzogna non è mai tanto falsa come quando si avvicina molto alla verità. È quando la pugnalata sfiora il nervo delle verità che la coscienza cristiana urla di dolore", come scrive in "San Tommaso d'Aquino".

Per Chesterton,  la dottrina e la virtù non possono che andare a braccetto, altrimenti la virtù non può fiorire. La virtù fuori della verità è impossibile.

Che ci sia amore ed affetto tra Vendola e il suo compagno, che ci sia affetto ed amore verso il piccolo Tobia, che esistano quelle che lui definisce "famiglie arcobaleno" sono verità, nel senso che corrispondono al vero della sfera dei fatti, dei sentimenti e delle emozioni. Che non esista la famiglia come concetto, ma esistono le famiglie è altra verità. Che ci siano tante famiglie nelle quali si consumano violenze ed orrori è altro elemento di verità.

Spacciare l'utero in affitto per una relazione di dono, spacciare come normale comprare un bambino come è normale una adozione internazionale sono entrambe delle bestemmie. Spacciare una relazione di coppia dello stesso sesso con al proprio interno un bambino figlio biologico senza una madre o un padre per famiglia è una menzogna.

"Sono nato in un tempo in bianco e nero, in cui avevo paura di essere l’unico al mondo. In cui scoprivo la frase che Oscar Wilde aveva usato per descrivere la propria omosessualità: 'l’amore che non osa pronunciare il proprio nome' - dice Vendola in un passaggio dell'intervista a Formigli -. Poi proprio 50 anni fa, in una via di New York, in un bar che si chiamava Stonewall, l’ennesima aggressione della polizia scatenò una battaglia da parte della comunità LGBT.

Dice il poeta Allen Ginsberg, che non si sa chi vinse e chi perse, ma sa che rimase ucciso lo sguardo ferito dei gay.

Da quel momento ogni gay nel mondo imparò a rifiutare il vittimismo, e nacque l’espressione Pride, Orgoglio, cioè volersi nominare, io non mi posso vergognare dell’amore che ho, e voglio nominarlo.

A quel tempi quelli come me erano una minaccia perché non potevano fare figli, ora invece sono una minaccia perché un figlio l’ho fatto.

È ironico vero? I guardiani della morale, che sono poi tutti sepolcri imbiancati, non cambiano mai".

Non esiste il diritto ad avere un figlio: esiste il diritto del bambino ad avere un papà ed una mamma che lo hanno generato per un atto d'amore.

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Per guardare alla #famiglia oltre le tifoserie

Per guardare alla #famiglia oltre le tifoserie

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 26 marzo 2019

"La famiglia non è una squadra di calcio, è una realtà fondamentale che, anche partendo da sensibilità diverse, deve vederci uniti".

Si respira aria fetida come da guerra civile in questi giorni di avvicinamento al XIII° Congresso Mondiale delle Famiglie (WCF XIII) che si terrà a Verona (29-31 marzo 2019).

E la cosa non mi piace affatto.

Si sta pericolosamente andando ben oltre un clima da tifoserie avverse ed opposte: "la famiglia non è una squadra di calcio, è una realtà fondamentale che, anche partendo da sensibilità diverse, deve vederci uniti", ammonisce il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, in una recente intervista a "Il Giornale" ("La Cei va all'attacco: 'Per un cattolico è immorale ​vedere nei migranti un nemico'", di Sergio Rame, "Il Giornale", 20 marzo 2019).

"Il vero problema, come mi sembra evidente anche nel caso dell’appuntamento di Verona - aggiunge -, è che trasformiamo la famiglia in un’occasione di scontro e non di incontro. Da una parte chi la usa per legittimare le discriminazioni e le divisioni, dall’altra chi la considera ormai superata e retrograda… Ma in mezzo ci sono le famiglie vere, quelle che chiedono risposte, quelle che non arrivano alla fine del mese, le giovani coppie che vorrebbero mettere al mondo un figlio, quanti ancora sono costretti ad andare all’estero per trovare lavoro. Ecco, noi dovremmo dare risposte concrete a loro, andando oltre le rigide enunciazioni di principio o le provocazioni sterili". 

Le osservazioni del cardinal Bassetti vanno dritte al punto e non riguardano (solo o tanto) i larghi segmenti della nostra società che considera la famiglia "ormai superata e retrograda", ma sono riferite principalmente al variegato quanto frammentato arcipelago del mondo pro-life: si rischia di restare prigionieri di "rigide enunciazioni di principio".

Fatemelo dire - perchè ce l'ho qui sul gozzo e non riesco a non tirarlo fuori - : ancora una volta si rischia di buttare a mare un'opportunità.

E aggiungo: avete tutti ragione eppure state sbagliando tutti.

Lo dico al "perimetro cattolico": lo dico a Massimo Gandolfini, a Gianfranco Amato, a Filippo Savarese e lo dico anche a Mario Adinolfi.

Avete tutti ragione, perchè mai come oggi la famiglia è sotto attacco sistematico in ogni parte del mondo e mai come oggi in Italia come nel Vecchio Continente sta prevalendo una cultura individualista e miope che tutto proclama tranne pensare al futuro, preferendo innestare la quinta sul tema dei diritti e libertà individuali a scapito dell'unico vero investimento sul futuro di una società, cioè i figli.

Ma state sbagliando tutti.

A Verona ci saranno due eventi: una tre giorni congressuale con a tema la famiglia e una marcia per la vita.

E allora una volta per tutte ci si decida a chiamare le cose per il nome che devono avere. E per favore, per pietà, lasciate stare i Family Day e smettetela - tutti quanti - di affannarvi ad intestarvi il titolo di eredi o continuatori di quel popolo.

Ai Family Day proprio voi, proprio i fantastici moschettieri,  tutti uniti ed insieme, contro tutto e tutti, avete chiamato a raccolta le famiglie contro il ddl Cirinnà, contro un'iniziativa legislativa che avrebbe modificato geneticamente non solo il nostro sistema giuridico ma anche e soprattutto l'ethos di un Paese.

Sappiamo come finì la storia. Così come sappiamo che la diaspora che vi ha visto l'uno contro l'altro armati ancora non si è placata e lo si sta vedendo proprio in questi giorni di veti incrociati.

Il Comitato Nazionale Difendiamo i Nostri Figli ha sempre rivendicato una opzione culturale, pre-politica e non partitica. E fu proprio su questo punto che fin dalla nascita del Popolo della Famiglia si giocarono scontri e lanci di stracci reciproci. I moschettieri dei Family Day presero strade diverse senza mai cercare fino in fondo di fare prevalere il molto che li univa. E chiunque cercasse allora di farvi capire i madornali errori che stavate compiendo veniva sistematicamente zittito, reo di non schierarsi apertamente per una parte o per l'altra (e il sottoscritto ne sa bene qualche cosa).

Che ne è rimasta di quell'opzione culturale? Poco o nulla.

Fare politica non coincide con fare un partito, ma fingere di non volere fare un partito e poi tirare una volata senza precedenti a tre partiti italiani che in materia di politiche famigliari stanno a zero tituli significa non volere vedere cosa (non) sta accadendo.

Le famiglie hanno bisogno di risposte ed azioni concrete e non di chiacchiere da campagna elettorale.

Su questo piano non si può che dare pienamente ragione a Mario Adinolfi quando sostiene numeri e dati alla mano che con la Lega oggi al Governo non solo non si vede nulla sulla famiglia, ma si registrano pesanti silenzi se non addirittura consensi su eutanasia, utero in affitto ed un generale su tutti i temi etici ed antropologici (è dall'agosto 2018 che stiamo ancora attendendo dal Ministro dell'Interno la famosa risposta dell'Avvocatura dello Stato in merito all'iscrizione all'anagrafe di bimbi avuti da coppie dello stesso sesso all'estero).

È davvero urgente e doveroso aiutare, curare e sostenere, in ogni modo possibile, la famiglia, introducendo politiche strutturali e di lungo periodo. Nel concreto, significa lasciarsi interrogare da temi quali l’inverno demografico, la difficoltà di accesso al lavoro, la discriminazione fiscale.

Le famiglie non chiedono elemosina, ma un Paese che creda in loro. Lo si fa anche evitando di dimenticare le donne e la possibilità per loro di riuscire a conciliare il lavoro con la scelta di una famiglia e l’educazione dei figli.

Compito della società civile, del Terzo Settore, dell'associazionismo e di tutti i corpi intermedi è quello di fare pressione ai politici, ai partiti, a tutti coloro che hanno responsabilità istituzionali anzitutto di governo.

E allora, a Verona, che cosa ci sarà in quei tre giorni? A questo punto - onestamente - fatico a comprenderlo. Un congresso mondiale con a tema la famiglia, congresso promosso e sostenuto da una lobby internazionale, che affronti concretamente proposte ed azioni trans-nazionali, che concluda con un documento di istanze con le quali misurarsi con i governi su scala nazionale ed internazionale, una tre giorni culturale, pre-politica, oppure altro?

Bene che a Verona ci vadano ministri e segretari di partito italiani, perchè ascoltino, facciano eventualmente contro-proposte e si prendano impegni da mantenere. E allora un po' di onestà: perchè il totale silenziatore sull'unica proposta di iniziativa popolare nella storia della Repubblica italiana sul tema della famiglia, come il Reddito di Maternità del Popolo della Famiglia?

La tre giorni congressuale si concluderà con una Marcia per la Vita.

Ci sarò a Verona.

Ci sarò quando saliranno osannanti sul palco i ministri leghisti e gli esponenti politici di Forza Italia, Fratelli d'Italia e della Lega e ascolterò con attenzione che cosa si inventeranno per dimostrare ai presenti che loro la famiglia la stanno realmente sostenendo.

Ci sarò alla Marcia, perchè ho a cuore la famiglia al punto che non mi faccio fregare da interessi di bottega o da distinguo che - per quanto giusti e corretti - non faranno che alimentare ancora di più divisioni ed acredini tutte interne al perimetro del cosiddetto arcipelago pro-life.


#EDITORIALINO |
IL PDF NON VA A VERONA
di HASHTAG

#LaCroce quotidiano, 23 marzo 2019

Il Congresso delle Famiglie di Verona, per dichiarazione esplicita di Gandolfini, è un incontro tra persone che si sentono “graniticamente” rappresentate dalla Lega (e dal partito satellite di Fratelli d’Italia) e a loro intendono portare i loro voti alle europee.

Per questo dal palco sfileranno Salvini, Fontana, Bussetti, Zaia, Sboarina più la paraleghista Meloni.

La nostra valutazione come Popolo della Famiglia è che Verona dovrebbe pesantemente contestare quei ministri anziché offrire una platea plaudente e l’endorsement esplicito di voto alle europee, che immiserisce i temi pro-life consegnandoli alle insegne leghiste.

Che è sempre la Lega della prostituzione statalizzata, la Lega che fa da relatore alla legge sull’eutanasia, la Lega della contraccezione gratuita in Lombardia, la Lega che promuove la Ru486, la Lega che cambia la legge sul seppellimento dei bambini abortiti e li trasforma in rifiuti ospedalieri ma fa seppellire al cimitero cani e gatti. La Lega che ha lasciato che la triptorelina diventasse farmaco liberamente prescrivibile e pure gratuito, la Lega che vuole i patti prematrimoniali. La Lega che in legge di bilancio non ha messo un euro per la famiglia o per una lotta seria alla denatalità.

Salvini a Verona prometterà. La Meloni dal palco copierà la proposta sul reddito di maternità su cui noi raccogliamo da mesi le firme.

Ma saranno chiacchiere al vento per raccattare voti. Ad oggi, zero provvedimenti di legge per la famiglia. Eppure hanno tutte le leve del potere in mano.

A Verona tutta la platea dovrebbe alzarsi e fischiarli. Invece applaudiranno le chiacchiere inutili e prometteranno i voti, schiacciando le istanze pro-life su una posizione ideologica e partitica di estrema destra, così facendo isolandole.

Un colossale cumulo di errori. Privo di vantaggi, se non individuali per qualcuno.

Questa è la nostra valutazione e per questo il PdF non partecipa al Congresso di Verona.


"Un congresso che va difeso, non sostenuto"

di Gabriele Marconi

#LaCroce quotidiano, 23 marzo 2019

"Nell’ultima settimana il World Congress of Families di Verona ha ricevuto una mole smodata di contestazioni, innervate anche da resoconti trasversali da parte della stampa mainstrem e liberal che, affidandosi ad 'inchieste' di testate meno quotate e radicali, ha rilanciato come certi elementi privi di riscontro ai danni di alcuni dei relatori".

(...)

"Tra le voci che anno denunciato la follia dell’assalto spicca quella, appassionata, di Costanza Miriano, che nel suo blog ha gridato 'La famiglia non è di destra!'. Rimproverando al mondo della politica la nulla attenzione finora dimostrata al tema della famiglia e la solerzia con cui la sinistra si è mossa per contrastare quella che potrebbe essere una significativa messa a tema della questione di fronte all’abissale crisi demografica, Miriano s’interroga – in via perlopiù retorica – su come la dialettica delle ultime settimane ha trasformato la battaglia in una prerogativa di destra.

Nei suoi 'quanto sarebbe bello se…' a Verona si dessero appuntamento gli esponenti di tutte le grandi realtà aggregative italiane, l’autrice e giornalista non include solo il neo-eletto segretario del PD Nicola Zingaretti (invocando una tregua politica sulla famiglia), ma si rivolge anche alla CEI, memore di come il Family Day sia stato abbandonato alla stesse stregua. Miriano coglie una questione essenziale: la famiglia è un costituente così fondamentale della società che non può essere reclamata da nessun colore politico. Nessuna forza dovrebbe perciò respingerla, men che mai in un modo così radicale come stanno facendo PD, M5S e gli ex-LeU, adducendo una dialettica autoreferenziale di conflitto contro chi si pone il proposito di riportarla al centro del dibattito pubblico.

Per lo stesso motivo, essa non può e non deve essere consegnata a nessun fronte politico.

È esattamente questo il limite del WFC, impossibile da trascurare.

La reazione oppositiva che sta subendo il Congresso echeggia senza dubbio quelle che subirono le Sentinelle in Piedi e i Family Day nel 'quinquiennio della resistenza' (2013-2018) del mondo pro-family italiano: ha la loro stessa matrice, si sviluppa nella stessa dinamica e attraverso lo stesso stile.

La stessa prevaricazione, lo stesso rifiuto di misurarsi pubblicamente in una disputa, la stessa aspirazione di squalificare a priori l’avversario, di interdirgli qualsiasi facoltà di esprimersi. La stessa repulsione viscerale, animata da una furia post-ideologica.

Probabilmente gli stessi mandanti. Poiché subisce la stessa ingiustizia, essa va senza dubbio difesa, allo stesso modo.

Ma tale reazione non ha lo stesso destinatario, o meglio ha un destinatario definito in tutt'altro modo, perciò non ha lo stesso valore.

Non è stata una scelta degli antagonisti quella di connotare politicamente il Congresso. Si registra naturalmente (non v’è motivo di dubitarne) che gli organizzatori abbiano invitato gli esponenti delle istituzioni a prescindere dalla loro appartenenza partitica (Di Maio, nella fattispecie, secondo le più recenti dichiarazioni, è stato invitato), ma il Congresso non ha assunto una dimensione eminentemente politica per sottrazione, per antitesi subita.

Essa è stata chiarita oltre ogni dubbio nelle ultime settimane di avvicinamento alla manifestazione per bocca di Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli (già rinominato associazione “Family Day”) al convegno di Fratelli d’Italia a Firenze, proclamando il partito come 'graniticamente coerente' sui 'temi fondamentali di vita, famiglia e libertà educativa' (16 marzo) secondo le istanze presentate dal Family Day.

Terminava assicurando, in vista e a nome del Congresso 'l’impegno morale, come imperativo categorico, di dire ovunque, in tutti i collegi, per le prossime Elezioni Europee di sostenere gli uomini e le donne di Giorgia Meloni. […] Ci ricorderemo di chi ha sposato convintamente i nostri principi nel segreto della cabina non faremo mancare il nostro voto'.

Due giorni dopo un suo Comunicato, citato negli stessi termini in una conferenza di presentazione del Congresso alla stampa, allargava il conferimento a tutte le forze di centrodestra: 'confermiamo il nostro pieno appoggio ai partiti (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) che fino ad oggi ci hanno sostenuto nella battaglia a favore dei principi non negoziabili e ringraziamo in particolare i ministri Salvini, Fontana e Bussetti che con coraggio hanno accettato di sfidare la macchina del fango e delle menzogne, manifestando anche dentro il governo, l’impegno a sostenere la ‘bellezza’ della famiglia naturale'.

Sono dichiarazioni che non hanno riscontro nella storia parlamentare recente di queste sigle, di nessuna di esse.

Nelle tre leggi che hanno costituito i punti nodali della deriva antropologica della passata legislatura - Divorzio Breve, Unioni Civili, Biotestamento – nessuna delle 3 forze parlamentari tra Camera e Senato ha dato in maggioranza voto contrario (nemmeno Fratelli d’Italia).

Né nella presente, durante i 9 mesi e ½ di governo gialloverde la situazione è mutata.

Il Congresso si svolge proprio mentre in Parlamento sono approdate le leggi sulla regolamentazione dell’eutanasia e della prostituzione, della prima sono co-relatori un deputato grillino e uno leghista (Roberto Turri che ha dichiarato di come alla Lega interessi una 'soluzione condivisa'), della seconda, pallino del vice-premier Salvini, l’esclusiva è del Carroccio, alla seduta del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio è stato approvato inoltre un disegno di legge per introdurre gli accordi prematrimoniali nel codice civile, di cui il ministro Fontana è un promotore.

Né l’operato del ministro Bussetti, lodato dalle associazioni organizzatrici per la sua circolare 'anti-gender', si è dimostrato difensivo della libertà educativa quando ad inizio gennaio ha estromesso la riforma del costo standard dalla Legge di Bilancio, non volendo concedere quelli che lui reputa privilegi per le paritarie.

Per tacere degli innumerevoli effetti tragici dell’inazione governativa, dalle trascrizioni ed iscrizioni 'omogenitoriali', passando per la proliferazione dei cannabis-shop, fino alla triptorelina o delle delibere di Regione Lombardia e Veneto (patrocinante l’evento), dove reggono le amministrazioni di centrodestra a trazione leghista.

Qual è il sostegno alla battaglia a favore dei principi non negoziabili di cui parla Gandolfini?

È forse possibile sostenere le associazioni che combattono suddetta battaglia operando nelle istituzioni in senso del tutto contrario?

Sono dichiarazioni palesemente mendaci.

Ma la menzogna è purtroppo il meno preoccupante degli aspetti di queste dichiarazioni: 'impegno morale, imperativo categorico, pieno appoggio' non sono locuzioni che manifestano un’interlocuzione con i partiti interessati né istituzionale né indipendente. Esprimono invece un chiaro indirizzo politico e una scadenza, le Elezioni Europee, con il tono trionfale tipico che fa seguito ad un contratto appena controfirmato. Gli antagonisti possono ignorarle in parte o del tutto (è sicuramente così), ma sono dichiarazioni che assegnano al Congresso una valenza politica, partitica e una finalità elettorale. Quella stessa valenza che s’intuisce ad una valutazione superficiale, come l’opinione di vari editoriali, è stata purtroppo confermata: a Verona comincia la campagna elettorale di Salvini e dei suoi gruppi oramai satelliti (probabilmente la lista di Meloni-Toti).

Così si è avviata la corsa al consenso di sinistra e pentastellati in senso reattivo al Congresso, in risposta alla connotazione politica di centrodestra dell’evento.

Il che ha determinato un primo, sensibile effetto deteriore per cui non è possibile sovrapporre il bersagliamento che subirono Sentinelle in Piedi e Family Day a quello che sta subendo il Congresso. Quest’ultimo è osteggiato anche e soprattutto perché sede di un’enclave salviniana, un territorio di conquista per il centrodestra, già consegnatosi.

Chi bisognerebbe avvisare che la famiglia non è di destra?

Altri organizzatori assicurano – Filippo Savarese soprattutto – che agli interlocutori politici non verranno risparmiati rimproveri anche severi per le iniziative di cui si stanno rendendo protagonisti.

Ben vengano, ma quand’anche dai palchi venissero espresse queste riserve, a quale effetto possono puntare, in un contesto che è già stato presentato, inquadrato, indirizzato ad una dimensione politica, partitica ed elettorale?

Suoneranno come un monito irrefutabile, o assolveranno semmai al compito di salvaguardare la posizione degli organizzatori, in un gioco delle parti con esito win-win?

Mario Adinolfi è stato lapidario, affermando che solo la contestazione è un atteggiamento consequenziale all’operato dei ministri.

Non è un mistero che la linea politica del Popolo della Famiglia abbia scontentato diversi negli ambienti pro-family (non tornerò sui motivi per i quali è così facile esprimere biasimo verso chi l’assume, avendone già scritto in questa sede). Ma la congiuntura in cui si svolge il Congresso è tale da sorprendere per la facilità con cui vengono marginalizzati i pregiudizi sugli interlocutori.

La concentrazione delle iniziative legislative (e non) di governo e maggioranza degli ultimi 50 giorni - esattamente durante la marcia di avvicinamento al Congresso - pareggia sostanzialmente l’intera legislatura Letta-Renzi-Gentiloni in materia di principi non negoziabili; e la inoltra nella deriva, da Biotestamento ad Eutanasia, da Divorzio Breve a Patti Prematrimoniali.

Se oggi non è un problema avere Matteo Salvini sul palco mentre il suo partito preme in quella direzione, qual era il problema con Matteo Renzi?

Perché, se il Congresso della Famiglie vive del medesimo afflato del Family Day, il Family Day per Renzi non aveva che parole di contestazione? Gli organizzatori avrebbero accolto Matteo Renzi sul palco, prima di sentirgli dire che dei milioni in piazza non poteva fregargliene di meno, finché aveva i numeri in Parlamento?

Stefano Fontana su 'La Nuova Bussola Quotidiana' individua bene il criterio di preferenza a priori, evidenziando che cambia la configurazione dei partiti, in questo caso 'più fluida o addirittura contenente alcuni elementi di accettabilità'.

Tuttavia, alla prova parlamentare, governativa ed amministrativa questi elementi sono decaduti, mentre è emersa un’equivalenza nella prassi, dove hanno già prevalso le 'correnti radicali'. Il confronto aperto è stato già trasformato, con le dichiarazioni della vigilia, in 'un appiattimento… nella forma dell’endorsement, su uno o l’altro partito'. Il rischio d’identificazione da cui Fontana mette in guardia è stato già concretizzato. Un rischio più grave ancora è il suo corollario. La repulsione e la violenza subita dal Congresso, quest’enorme risorsa nel dare testimonianza di quanto il normale, il naturale e l’ovvio siano diventati intollerabili all’egemonia culturale e mediatica che lo avversa, diventa un capitale altrui e un capitale immediatamente investibile senza la mediazione da parte degli organizzatori.

La polarizzazione politica del Congresso riverbera immediatamente sui politici presenti e le forze che guidano il favore popolare guadagnato dalla persecuzione. L’onda che si abbatte sul Congresso può essere cavalcata solo da quei politici che hanno già una sfera d’influenza costituita.

Il consenso conseguente non è un consenso di cui gli organizzatori hanno la forza di disporre (se non in minima parte, quella che fa riferimento regolarmente al mondo pro-family organizzato), eventualmente dirottandolo poi su altri, nel caso si verificassero a titolo definitivo i tradimenti nelle istituzioni. Una volta che gli interlocutori si siano assicurati la collocazione e il titolo di Defensores Familiæ, nella percezione pubblica non rimarrà il ruolo autoritativo di chi l’ha conferito, eccedendo di molto la loro portata ordinaria; perciò questi ultimi non potranno revocarlo.

I danni di una simile conclusione possono essere molto più pesanti delle ingiurie subite dagli organizzatori.

Il Congresso va difeso (e a spada tratta) dalle ignobili offensive che subisce da ogni parte. Ma per la sua polarità politica non può essere sostenuto, se non accettando il rischio di calamitare sui partiti presenti una mole di consenso poi incontrollabile, inattaccabile dalla successiva azione istituzionale in violazione dei principi non negoziabili.

La partecipazione al Congresso si delinea come un’approvazione a scatola chiusa, una ratifica più che una scommessa, sui rappresentanti presenti e il loro operato attuale".

Nell’aderire all’evento, fosse anche soltanto la Marcia conclusiva, non si può esprimere una riserva, non si può lanciare un messaggio diverso da quello che Massimo Gandolfini ha voluto fissare come presupposto. Certo, si può far mancare il proprio voto il 26 maggio, ma quanti altri saranno convogliati, di quanti altri in balia dell’informazione selettiva che li raggiunge, convinti dalla eco del Congresso, senza che sia possibile intercettarli dopo?

C’è una grave responsabilità nel marciare al ritmo della propria sola intenzione, mentre chi detta il tempo ha già previsto un’altra parata. Una responsabilità che nessuno degli organizzatori si può prendere, che nessuno avrà la capacità di gestire. Ci si ritroverà vittime e cooperatori di una versione appena più fine del raggiro del rosario sventolato. Passare al #SalviniCiRicorderemo,dopo, servirà a poco.


"Bonino, Cirinnà e Boldrini stiano serene. A Verona smentiremo le loro menzogne e mostreremo la bellezza della famiglia"

Associazione Family Day – CDNF, 18 marzo 2019

“Potete stare serene, Emma Bonino, Monica Cirinnà, Laura Boldrini e compagne varie: la vostra macchina del fango contro il Congresso di Verona verrà smentita dai fatti.

In particolare il mondo italiano presente al congresso non dirà proprio nulla che sia contrario alla nostra Costituzione: la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio (art.29), il diritto di educazione spetta a papà e mamma (art.30), la donna deve essere messa in condizione di poter liberamente scegliere il progetto della sua vita, fra famiglia e lavoro fuori casa (art.37).

Dunque, garanzie di sostegno anche economico perché questa libera scelta si concretizzi, trovando conciliazione fra accudimento della famiglia e mondo del lavoro.

E si concretizzi anche l’articolo 31 della Costituzione, certamente il più negletto dal ’48 ad oggi: il sostegno alle famiglie numerose, vero antidoto alla devastante denatalità che ammorba il nostro Belpaese”, così Massimo Gandolfini risponde agli attacchi provenienti da alcuni ambienti di sinistra e del femminismo più radicale.

“Sono completamente false, pretestuose e prive di ogni fondamento le affermazioni che vorrebbero il Congresso una sorta di palcoscenico per imposizioni ideologiche contro la donna, ridotta in schiavitù da uomini brutti, sporchi e cattivi.

‘State serene’ il popolo del Family Day ama le famiglie, le donne e i bimbi e sa benissimo che senza il genio femminile la società non sta in piedi.

Molte sono infatti le nostre militanti che, oltre ad accudire numerosi figli, ogni mattina si alzano per svolgere la loro professione, dando il meglio di loro stesse sia a casa sia nell’ambiente di lavoro.

Per questa ragione confermiamo il nostro pieno appoggio ai partiti (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) che fino ad oggi ci hanno sostenuto nella battaglia a favore dei principi non negoziabili e ringraziamo in particolare i ministri Salvini, Fontana e Bussetti che con coraggio hanno accettato di sfidare la macchina del fango e delle menzogne, manifestando anche dentro il governo, l’impegno a sostenere la ‘bellezza’ della famiglia naturale”.

“Certamente non sosterremo mai quei partiti che chiedono l’applicazione della 194 solo nell’ottica del diritto d’aborto e negano l’aiuto alla madre in difficoltà, che sostengono il diritto di suicidio, anche negando l’obiezione di coscienza, che omologano famiglia naturale e unioni civili, che violano il diritto dei bimbi di avere mamma e papà, con pratiche di ingegneria sociale come l’utero in affitto e le adozioni omogenitoriali, e cercano di mettere mano addirittura sullo sviluppo della pubertà maschile/femminile, che invocano il diritto di droga libera e l’educazione di stato ‘gender’.

A Verona saremo tanti, ordinati, sereni, con tantissime famiglie e bimbi, senza insulti verso chiunque, senza slogan maleducati e ignobili, senza bestemmie, che offendono prima e soprattutto proprio chi li proferisce” conclude Gandolfini.

XIII Congresso Mondiale delle Famiglie (WCF XIII)

"Il Congresso Mondiale delle Famiglie, che si terrà a Verona a partire dal 29 Marzo e che culminerà nella Marcia di Domenica 31, sarà la manifestazione di popolo pro family e pro life più importante tenutasi nel nostro paese, dal Family Day del 30 gennaio 2016.

La classe politica che tradì le ragioni delle centinaia di migliaia di famiglie del Circo Massimo ha perso il potere politico, pur conservando il controllo dei giornali, delle televisioni, della scuola, dell’Università e della magistratura.

E’ innegabile, però, che dopo le ultime elezioni dell’anno scorso la scena politica italiana è completamente cambiata. Ed è in questo che risiede la differenza tra le due manifestazioni pro-family. Il Congresso di Verona è la naturale prosecuzione dei Family Day di Piazza San Giovanni e del Circo Massimo.

Solo che a Verona, ad appoggiare le istanze delle famiglie italiane, ci saranno anche il Ministro degli Interni, quello della Famiglia e quello della Pubblica Istruzione, oltre a tante personalità politiche che hanno sempre dimostrato particolare sensibilità su questi temi. Uno scenario impensabile solo fino all’anno scorso.

E’ un cambiamento storico, che incute timore ai nemici della famiglia, della vita e della libertà di educazione.

(...)

In realtà, il Congresso delle Famiglie, così come i due precedenti Family Day, vuole riportare la famiglia italiana, vera spina dorsale del nostro Paese, al centro di ogni azione politica anche attraverso un’azione culturale capace di riaffermare la tutela giuridica della vita nascente, dei diritti dei bambini che devono avere la precedenza sui desideri degli adulti, della bellezza del matrimonio e che abbia a cuore la salute e la dignità della donna.

In sintesi, tornare a rispettare e mettere in pratica il dettato della Carta Costituzionale, tradito dal sistema di potere e culturale che ha governato l’Italia negli ultimi quarant’anni, che all’articolo 31 impone alla Repubblica di agevolare “con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose” e proteggere “protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”.

A Verona verrà rappresentato un modello culturale che ha una visione del bene dell’uomo e del modello di società da costruire agli antipodi rispetto alla cultura della morte che tanti disastri ha prodotto in Europa e in Italia negli ultimi quarant’anni.

La vera novità, che rappresenta il vero cambiamento, è che mai come in questo momento storico si sono create le condizioni politiche per invertire la tendenza e ribaltare il piano inclinato che ci stava portando lentamente, ma inesorabilmente all’auto-distruzione.

Per tutti questi motivi sarà di fondamentale importanza esserci.

Chi ha a cuore la Famiglia e la Vita sarà a Verona".

A cura di Giuseppe Focone

Dal sito: "Voce Controcorrente"

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Il matrimonio non va più indebolito

Il matrimonio non va più indebolito

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 12 marzo 2019

Per Matteo Salvini il diritto di famiglia "va riformato". Il ministro degli Interni lo ha dichiarato rispondendo a una domanda sul ddl Pillon durante una conferenza stampa in Senato, insieme alla ministro Giulia Bongiorno e al sottosegretario Molteni nella giornata dell’8 marzo.

Concordo.

E’ proprio il senatore leghista “papà” del disegno di legge, Simone Pillon, a postare sulla sua pagina ufficiale di facebook la dichiarazione completa di Salvini:

“Il diritto di famiglia va riformato nell’interesse delle donne, degli uomini e dei bambini, così com’è oggi non funziona. Troppi uomini furbi non pagano gli alimenti nascondendo le loro proprietà, ma troppe donne utilizzano i minori con scopo ricattatorio: va riequilibrata la situazione a favore del minore usato come merce di scambio. Il ddl Pillon è un punto di partenza non di arrivo, si può migliorare, ma la parità di ex mogli ed ex mariti, e dei nonni che perdono i nipoti, è un punto su cui bisogna lavorare: troppo spesso i bimbi sono usati per le beghe degli adulti e questo mi fa imbestialire”.

Così Salvini. E Pillon condivide: “Grazie Matteo. Realista, come sempre. Ieri abbiamo finito le audizioni. Da oggi si lavora sul testo unificato. #ripresavaloriale”.

Concordo - in linea di massima - anche su queste ulteriori affermazioni.

Detto questo, verba volant et scripta manent.

E allora cambia tutto.

Sugli spartiti made in Lega sta scritta una musica che suona tutt’altra canzone.

Il Consiglio dei Ministri n. 48 del 28 febbraio 2019, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha approvato dieci disegni di legge di delega per le semplificazioni, i riassetti normativi e le codificazioni di settore.

I testi approvati, alcuni dei quali sono collegati alla legge di bilancio per il 2019, fanno seguito e superano - ampliandone la portata - il disegno di legge in materia di semplificazione approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri n. 32 del 12 dicembre 2018.

Uno dei ddl reca la delega “per la revisione del codice civile”. All’art. 1 comma 1 lett. b) esso indica come oggetto di delega:

“consentire la stipulazione tra i nubendi, tra i coniugi, tra le parti di una programmata o attuata unione civile, di accordi intesi a regolare tra loro, nel rispetto delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell’ordine pubblico e del buon costume, i rapporti personali e quelli patrimoniali, anche in previsione dell’eventuale crisi del rapporto, nonché a stabilire i criteri per l’indirizzo della vita familiare e l’educazione dei figli”.

Si tratta né più e né meno dei cosiddetti “accordi prematrimoniali”.

Mettiamo insieme il testo del ddl n. 735 - “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità” e il testo di quest’ultimo ddl appena citato e la domanda sorge spontanea: quale concetto di famiglia ha – realmente - in testa la Lega di Salvini?

A parte il metodo - inaccettabile - con il quale l’iniziativa dell’attuale Governo sintetizza in poche battute una materia delicata e dirompente come quella del diritto matrimoniale espropriando Camera e Senato di ogni possibile approfondimento.

A sostenerlo è il Centro Studi Livatino che in una nota uscita ieri sul proprio sito web “manifesta sconcerto per la scelta del Governo, in linea con l’intento dissolutorio dell’istituto familiare, perseguito nella precedente Legislatura con le leggi sul divorzio breve, sul divorzio facile, e sulle unioni civili”.

E aggiunge: “gli accordi prematrimoniali riducono il matrimonio a un contratto come tanti altri che, come per la somministrazione di un servizio, disciplina le modalità di conclusione prima ancora di iniziare, in un’ottica di privatizzazione mercantile che penalizza la parte più debole”.

Di accordi prematrimoniali se ne era infatti discusso durante il governo Renzi con la proposta di n. 2669 depositata dagli on. Alessia Morani (PD) e Luca D’Alessandro (FI).

Peccato che – come sottolinea sempre il Centro Studi Livatino – ci siano due differenze non marginali:

  1. “quella, nella sua inaccettabilità, per lo meno si sottoponeva al confronto parlamentare, tant’è che poi non è stata approvata, mentre l’iniziativa dell’attuale Governo sintetizza in poche battute una materia delicata e dirompente, espropriando Camera e Senato di ogni approfondimento;
  2. in quella gli ‘accordi prematrimoniali’ erano volti unicamente ‘a disciplinare i rapporti dipendenti dall’eventuale separazione personale e dall’eventuale scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio’, mentre la delega attuale riguarda, oltre ai rapporti personali e patrimoniali in previsione della crisi del rapporto, anche ‘i criteri per l’indirizzo della vita familiare e l’educazione dei figli’”.

Sul ddl Pillon è come sparare sulla croce rossa. Saranno pure finite le audizioni in commissione, ma se il testo è stato stroncato e bocciato da parte del Consiglio nazionale forense, da numerosi magistrati, dall’Unione nazionale delle Camere Civili, dal Forum delle Associazioni Familiari, dallo stesso Centro Studi Livatino, dall’AIAF (Associazione Italiana Avvocati per la Famiglia e per i Minori) e – non da ultimo - dall’Associazione “Maison Antigone”, ci sarà pure motivo di seria riflessione sul fatto che trattasi di un testo totalmente da riscrivere.

A tal proposito, consiglio a tutti la lettura del dossier di 240 pagine presentato dall’Associazione “Maison Antigone” in audizione alla II Commissione Giustizia del Senato il 15 gennaio scorso che smonta pezzo dopo pezzo tutta l’impalcatura sul quale è basato il ddl Pillon, a partire dal concetto di bigenitorialità, mostrando i disastri provocati in quei Paesi nel quale si è assunto tale principio a modello (qui allegato).

Tra i numerosi contributi tecnici allegati al dossier, ve ne sono molti a firma del presidente dell’Associazione, l’Avv. Michela Nacca (Avv. della Rota Romana e dello Stato Città del Vaticano).

A margine, vi è anche un testo a firma di Assuntina Morresi, membro del Comitato nazionale di Bioetica, che sostiene:

“Questo ddl sposa un modello familiare di tipo svedese, quello secondo cui ogni componente della famiglia è un individuo autonomo che non deve dipendere dagli altri e che ha dei diritti da far valere verso gli altri. Mentre gli obiettivi del ddl sono in sé condivisibili, non è accettabile il suo tentativo di imporre il modello antropologico individualista che è poi quello che domina i nostri tempi”.

E aggiunge:

“Lo Stato non può entrare nelle modalità di svolgimento dei rapporti tra le persone. Non può essere lo Stato a dirmi, perché possa funzionare una relazione tra padre e figlio, quali sono i tempi, quali le modalità. Questo è uno Stato autoritario, uno Stato etico, ed è la pericolosità più grande del Ddl Pillon”. “I proponenti della riforma- aggiunge Morresi- parlano dei diritti relazionali, cioè del fatto che la legge può entrare nella modalità dei rapporti tra genitori e figli, sia nell’organizzazione delle tempistiche, sia negli articoli 17 e 18, quando viene previsto l’allontanamento del bambino dal genitore voluto per metterlo in una struttura dove viene rieducato alla bigenitorialità”. Un aspetto “molto pesante”, precisa la professoressa, perché vuol dire “che è lo Stato a stabilire quali sono le modalità di rapporto tra genitori e figli”.

Vorrei capire in quale provvedimento, in quale proposta di legge, in quale testo presentato dalla Lega vi si ritrovino tracce della #ripresavaloriale della quale è così convinto il Sen. Pillon.

Su famiglia, matrimonio e investimento sui figli non se ne vede neppure l’ombra.

Al contrario. Ciò che ne esce è l’idea del matrimonio visto in funzione dell’autorealizzazione dei coniugi e non in funzione della responsabilità reciproca e verso i figli.

Viene de facto riproposta la logica che regola la rivoluzione antropologica in atto nella nostra società, i vissuti umani vengono messi in discussione in base ai propri interessi, alle proprie emozioni, sentimenti, (rapporto uomo donna, procreazione staccata dalla vera maternità e paternità, la dignità e i diritti dei bambini), il desiderio coincide con la pretesa, il voler bene con il possesso, il diritto all’autodeterminazione viene a valere più della vita, la misericordia sembra negare la giustizia.

Ci aggiungiamo altre due cosucce?

Primo. Tutti zitti quando il Comitato Nazionale di Bioetica ha dato il via libera all’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) all’utilizzo della triptorelina per bambini che hanno problemi di disforia di genere (con l’unico voto contrario di Assuntina Morresi), salvo ora stracciarsi le vesti e promettere interrogazioni parlamentari urgenti perché dal 25 aprile - data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale - il medicinale in oggetto è diventato totalmente mutuabile per l’utilizzo in tali situazioni. Ricordo che i componenti del CNB sono di nomina del Presidente del Consiglio.

Secondo. Sono otto mesi che stiamo attendendo dal Ministro dell’Interno Salvini “un parere all’avvocatura di Stato” in merito alla trascrizione all’anagrafe comunale di bambini acquistati all’estero con la pratica dell’utero in affitto.

Era infatti il 09 agosto 2018 quando Riccardo Cascioli domandava: “A suo tempo, il ministro Alfano ingaggiò un braccio di ferro con i Comuni per la trascrizione dei matrimoni gay. Finora da lei non è arrivata alcuna risposta”. E così rispondeva Salvini: “Ci stiamo lavorando, ho chiesto un parere all’avvocatura di Stato, ho dato indicazione ai prefetti di ricorrere. La mia posizione è fermamente contraria (...) E’ certo che farò tutto quello che è possibile al ministro dell’Interno e che comunque è previsto dalla Costituzione. Utero in affitto e orrori simili assolutamente no”.

(in “Salvini: con noi al governo sarà difesa la famiglia”, “La Nuova Bussola Quotidiana”, 09 agosto 2018)

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Perché il reddito di #maternità

Perché il reddito di #maternità

di Davide Vairani 

"La Croce" quotidiano, 25 settembre 2018

"Una statistica diffusa da Ocse, dedicata alle differenze di genere nella quantità di tempo libero disponibile nel corso di una giornata, è una buona occasione per ricordare una caratteristica del nostro paese della quale si discorre pochissimo: la condizione delle nostre donne che lavorano in casa, curando le attività domestiche e i familiari.

Ossia un’attività di lavoro a tempo pienissimo, sabato e domenica inclusi, che le impegna decine di ore a settimana e per la quale non esiste alcuna retribuzione. Manca persino una qualsiasi forma di riconoscimento sociale".

E' l'incipit di un interessante articolo del giornalista socio-economico ed esperto di comunicazione Maurizio Sgroj pubblicato nei giorni scorsi su "Il Sole 24Ore", il quotidiano di Confindustria.

Le analisi dei dati proposte servono a Sgroj per arrivare ad una proposta concreta:

"Invece di proporre improbabili redditi di cittadinanza ad aspiranti lavoratori - conclude Sgroj -, sarebbe mille volte più giusto fornire una qualche forma di reddito a chi lavora già. Almeno a quelle donne che non ne hanno alcuno. Sarebbe anche un valido sostegno alle famiglie. Sempre l’Istat, nell’ultima ricognizione dedicata proprio alle casalinghe, fornisce alcune informazioni che ci aiutano a dimensionare il fenomeno. Nel 2016, anno della rilevazione, erano presenti 7 milioni e 338 milioni casalinghe in Italia. La gran parte anziane ultra 65enni (40,9%). Quelle fino a 34 anni erano l’8,5%. Quindi parliamo di circa 620 mila donne. La gran parte delle casalinghe vive al Centro-Sud (63,8%)".

Non solo:

"Il 42,1% di queste donne vive in coppie con figli. Quindi circa si può stimare che circa 3 milioni di donne, malgrado si occupino anche dei figli e del marito non ricevano alcun reddito, a differenza di quanto accade a gran parte alle casalinghe ultra 65enni che hanno di solito una qualche forma di previdenza. Le casalinghe “giovani” se vogliono una pensione una volta anziane devono versare i contributi di tasca propria, pure se non è molto chiaro da dove dovrebbero prendere i soldi".

Pertanto, Sgroj arriva ad una proposta:

"Si potrebbe cominciare fornendo un reddito almeno alle casalinghe che operano all’interno di un nucleo familiare con figli minori. Ciò non soltanto non soltanto per dar dignità al lavoro che queste donne svolgono, ma anche per fornir loro un valido contributo economico, visto che la gran parte di queste donne vive in condizioni di povertà e circa il 10% in povertà assoluta. Servirebbe anche a sostenere le famiglie e insieme favorire la natalità, che è un altro dei grandi problemi del nostro paese. Soprattutto sarebbe un giusto riconoscimento dell’importanza che hanno queste donne nella nostra società. Un ultimo dato lo illustra compiutamente: il 71% delle ore di lavoro gratuito svolto in Italia nell’anno 2014 (oltre 50 miliardi) è stato svolto da donne per attività domestiche".  Si tratta, spiega Istat, di “un valore superiore al numero di ore di lavoro retribuito prodotto dal complesso della popolazione”. Le casalinghe da sole hanno regalato all’Italia 20 miliardi di ore di lavoro.

Sgroj non fa che proporre lo stesso identico strumento già prefigurato dal bigotto vetero-clerico-fascista "Popolo della Famiglia" di Mario Adinolfi: il "reddito di maternità".

Cos’è il reddito di maternità?

Lo scriveva Mario Adinolfi su "La Croce" quotidiano del 17 marzo 2017:

"Si tratta di una indennità di 1.000 euro al mese che la donna che intende dedicarsi alla crescita dei figli in via esclusiva può percepire se vive in un nucleo familiare dal reddito inferiore ai 60mila euro annui. L’indennità è vitalizia se la donna si dedica alla crescita dei figli in termini esclusivi, si perde ovviamente se la donna sceglie il lavoro esterno alla famiglia".

Obiettivo?

"La finalità del reddito di maternità è evidentemente quella di consegnare alla donna finalmente una piena libertà di scelta: se essere madre lavoratrice o essere esclusivamente madre, senza essere piegata al ricatto di dover contemperare attività faticosissime. Chi vuole realizzarsi nel lavoro oltre che nella maternità potrà ovviamente continuare a farlo, ma chi deve scegliere lavori massacranti e sottopagati solo per necessità potrà essere liberata da questo peso con conseguenze pienamente positive per tutta la società e per l’economia complessiva del Paese".

La proposta di Adinolfi è scritta nel programma elettorale del Popolo della Famiglia presentatosi alle ultime elezioni nazionali, dunque non una boutade.

E' interessante constatare che non trattasi di una balzana proposta, frutto di una visione superata della famiglia, della donna e della società, ma di uno strumento che potrebbe rivelarsi molto utile.

Non si tratta di un "risarcimento danni" alla donna che si prende sulle spalle il fardello più pesante per permettere al marito di scegliere la propria vita. E non si tratta nemmeno di svilire il ruolo e la funzione della mamma nell'economia della famiglia e nella relazione marito-moglie.

Al contrario.

In base al rapporto IstatMadri sole con figli minori” pubblicato il 19 aprile 2018, risulta che nel 2015-16 sono quasi 900 mila, precisamente 893 mila, le madri single, che rappresentano l’86,4% dei nuclei mono-genitore. Il numero è raddoppiato rispetto al 1983, quando si contavano 402 mila madri single. Molto più contenuto il numero dei padri soli: 141 mila nel 2015-2016 contro i 66 mila del 1983. Di queste madri single del 2016, il 57,6% è separata o divorziata, il 34,6% è nubile e il 7,9% è vedova. In totale, nel 2015-2016, sono un milione e 215 mila i bambini fino a 17 anni che vivono solo con la madre, pari al 12,1% dei minori. Una quota che è molto cresciuta rispetto al 1995-1996, quando si attestava al 5,3% (per un totale di 558 mila bambini). Se non proprio la metà, il 42% di queste madri vive oggi con i propri figli in condizioni a rischio di povertà o di esclusione sociale, e nel Mezzogiorno questa percentuale tocca il 58%, cioè quasi sei madri single su dieci.

Il rischio di povertà - in realtà - riguarda una fascia ancora più ampia di donne. Sempre nello stesso rapporto Istat, fra le madri in coppia il 29,3% è a rischio povertà o esclusione sociale. Sperimenta cioè almeno una delle seguenti condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale e/o bassa intensità di lavoro.

Il "reddito di maternità" - o comunque uno strumento anche differente che assuma questa filosofia di fondo - ha a che fare con la dignità della donna che è anche mamma. A che fare con l'idea di società e di futuro che vogliamo come Paese.

Rimettere al centro la famiglia, investire sui figli e dunque sul futuro. Togliendoci anche una certa visione edulcorata della famiglia, che non si nasconde certo le fatiche e anche le ferite. L'affermare la centralità della famiglia fatta da un uomo, una donna e dei figli significa metterla nelle migliori condizioni possibili per vivere dignitosamente.

L'Istat ci informa che “il modello di divisione del lavoro più tradizionale è quello male breadwinner, che assegna all’uomo il compito di provvedere al reddito e alla donna quello di curare la casa e la famiglia”. Questa modalità “è ancora oggi adottata dal 32,3% delle coppie con la donna in età attiva”.

Il che, oltre a spiegare il basso tasso di partecipazione delle donne italiane al mercato del lavoro, denota la persistenza dello stereotipo secondo il quale l’uomo deve lavorare e la donna stare a casa. Una convinzione condivisa“dal 54,1% degli uomini e dal 46,6% delle donne”.

Paradossalmente “l’analisi dei carichi di lavoro totale fa emergere l’efficienza del modello male breadwinner: allo stato attuale, infatti, è l’unico che porti a una sostanziale parità nei carichi di lavoro totale, pari a circa 7h 20’ al giorno per entrambi i partner”.

Con una differenza sostanziale però: la donna non viene pagata. Se poi lavora, “paga” il reddito con un aumento notevole del lavoro complessivo, dovendosi far carico anche di buona parte di quello casalingo. Conclude l'Istat che “il vantaggio di vivere in famiglia è percepibile soltanto per gli uomini, che beneficiano della condivisione del lavoro familiare con un guadagno netto in termini di carichi di lavoro complessivo, mentre per le donne, soprattutto se occupate, la vita di coppia comporta un aggravio di lavoro”.

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