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Protesi per afferrare Cristo: Quaresima 2019

Protesi per afferrare Cristo: Quaresima 2019

"L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio" (Rm 8, 19)

Cari fratelli e sorelle,

ogni anno, mediante la Madre Chiesa, Dio «dona ai suoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché […] attingano ai misteri della redenzione la pienezza della vita nuova in Cristo» (Prefazio di Quaresima 1).

In questo modo possiamo camminare, di Pasqua in Pasqua, verso il compimento di quella salvezza che già abbiamo ricevuto grazie al mistero pasquale di Cristo: «nella speranza infatti siamo stati salvati» (Rm 8,24).

Questo mistero di salvezza, già operante in noi durante la vita terrena, è un processo dinamico che include anche la storia e tutto il creato.

San Paolo arriva a dire: «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19).

In tale prospettiva vorrei offrire qualche spunto di riflessione, che accompagni il nostro cammino di conversione nella prossima Quaresima.

1. La redenzione del creato

La celebrazione del Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, culmine dell’anno liturgico, ci chiama ogni volta a vivere un itinerario di preparazione, consapevoli che il nostro diventare conformi a Cristo (cfr Rm 8,29) è un dono inestimabile della misericordia di Dio.

Se l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si lascia guidare dallo Spirito Santo (cfr Rm 8,14) e sa riconoscere e mettere in pratica la legge di Dio, cominciando da quella inscritta nel suo cuore e nella natura, egli fa del bene anche al creato, cooperando alla sua redenzione.

Per questo il creato – dice san Paolo – ha come un desiderio intensissimo che si manifestino i figli di Dio, che cioè quanti godono della grazia del mistero pasquale di Gesù ne vivano pienamente i frutti, destinati a raggiungere la loro compiuta maturazione nella redenzione dello stesso corpo umano.

Quando la carità di Cristo trasfigura la vita dei santi – spirito, anima e corpo –, questi danno lode a Dio e, con la preghiera, la contemplazione, l’arte coinvolgono in questo anche le creature, come dimostra mirabilmente il “Cantico di frate sole” di San Francesco d’Assisi (cfr Enc. Laudato si’, 87).

Ma in questo mondo l’armonia generata dalla redenzione è ancora e sempre minacciata dalla forza negativa del peccato e della morte.

2. La forza distruttiva del peccato

Infatti, quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature – ma anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento.

L’intemperanza prende allora il sopravvento, conducendo a uno stile di vita che vìola i limiti che la nostra condizione umana e la natura ci chiedono di rispettare, seguendo quei desideri incontrollati che nel libro della Sapienza vengono attribuiti agli empi, ovvero a coloro che non hanno Dio come punto di riferimento delle loro azioni, né una speranza per il futuro (cfr 2,1-11).

Se non siamo protesi continuamente verso la Pasqua, verso l’orizzonte della Risurrezione, è chiaro che la logica del tutto e subito, dell’avere sempre di più finisce per imporsi.

La causa di ogni male, lo sappiamo, è il peccato, che fin dal suo apparire in mezzo agli uomini ha interrotto la comunione con Dio, con gli altri e con il creato, al quale siamo legati anzitutto attraverso il nostro corpo.

Rompendosi la comunione con Dio, si è venuto ad incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambiente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si è trasformato in un deserto (cfr Gen 3,17-18).

Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri.

Quando viene abbandonata la legge di Dio, la legge dell’amore, finisce per affermarsi la legge del più forte sul più debole.

Il peccato che abita nel cuore dell’uomo (cfr Mc 7,20-23) – e si manifesta come avidità, brama per uno smodato benessere, disinteresse per il bene degli altri e spesso anche per il proprio – porta allo sfruttamento del creato, persone e ambiente, secondo quella cupidigia insaziabile che ritiene ogni desiderio un diritto e che prima o poi finirà per distruggere anche chi ne è dominato.

3. La forza risanatrice del pentimento e del perdono

Per questo, il creato ha la necessità impellente che si rivelino i figli di Dio, coloro che sono diventati “nuova creazione”: «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2 Cor 5,17).

Infatti, con la loro manifestazione anche il creato stesso può “fare pasqua”: aprirsi ai cieli nuovi e alla terra nuova (cfr Ap 21,1). E il cammino verso la Pasqua ci chiama proprio a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono, per poter vivere tutta la ricchezza della grazia del mistero pasquale.

Questa “impazienza”, questa attesa del creato troverà compimento quando si manifesteranno i figli di Dio, cioè quando i cristiani e tutti gli uomini entreranno decisamente in questo “travaglio” che è la conversione. Tutta la creazione è chiamata, insieme a noi, a uscire «dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21).

La Quaresima è segno sacramentale di questa conversione.

Essa chiama i cristiani a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina.

Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore.

Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia.

Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità.

Cari fratelli e sorelle, la “quaresima” del Figlio di Dio è stata un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini (cfr Mc 1,12-13; Is 51,3).

La nostra Quaresima sia un ripercorrere lo stesso cammino, per portare la speranza di Cristo anche alla creazione, che «sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21).

Non lasciamo trascorrere invano questo tempo favorevole!

Chiediamo a Dio di aiutarci a mettere in atto un cammino di vera conversione.

Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi dei fratelli e delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i nostri beni spirituali e materiali. Così, accogliendo nel concreto della nostra vita la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, attireremo anche sul creato la sua forza trasformatrice.

Dal Vaticano, 4 ottobre 2018,
Festa di San Francesco d’Assisi

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“World Watch List 2019”: è strage di cristiani nel mondo 

"World Watch List 2019": è strage di cristiani nel mondo

di Davide Vairani

Porte Aperte ha pubblicato la WORLD WATCH LIST 2019 (WWL - periodo di riferimento ricerche 1 novembre 2017 – 31 ottobre 2018), la nuova lista dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani al mondo.

Primo dato degno di nota: cresce ancora la persecuzione anti-cristiana nel mondo in termini assoluti, così come cresce il numero di paesi dove essa si verifica.

Oggi salgono ad oltre 245 milioni i cristiani perseguitati, sostanzialmente 1 cristiano ogni 9 subisce una forma di persecuzione a causa della propria fede.

Sui 150 paesi monitorati:

  • 73 hanno mostrato un livello di persecuzione definibile alta, molto alta o estrema (punteggio superiore a 41), mentre l’anno scorso erano 58;
  • il numero di cristiani uccisi per ragioni legate alla fede sale da 3.066 dello scorso anno a 4.305 del 2018, con la Nigeria ancora terra di massacri per mano soprattutto degli allevatori islamici Fulani, oltre che dei terroristi Boko Haram. Si contano infatti 3.731 cristiani uccisi in questa nazione, con villaggi completamente abbandonati dai cristiani, che alimentano il fenomeno degli sfollati interni e dei profughi;
  • 11 le nazioni che rivelano una persecuzione definibile estrema.

Al primo posto troviamo ancora la Corea del Nord, la quale, nonostante lo scongelamento delle relazioni seguito al vertice Trump-Kim Jong-un, non offre segnali di miglioramento: si stimano ancora tra i 50 e i 70 mila cristiani detenuti nei campi di lavoro di questo paese per motivi legati alla loro fede.

Anche Afghanistan (2°) e Somalia (3°) totalizzano un punteggio superiore ai 90, ma ovviamente per ragioni diverse rispetto alla Corea del Nord, connesse ad una società islamica radicalizzata e all’instabilità endemica di questi paesi.

La Libia (4°), stato diviso e fragile, peggiora leggermente: il blocco ulteriore dei flussi migratori attraverso il Mediterraneo comporta che molti cristiani in fuga dai disordini e dalle persecuzioni dell’Africa sub-sahariana rimangano bloccati in questo paese, rendendoli ancora più vulnerabili a pressioni o violenze.

La cronaca in Pakistan (5°) - vedasi il caso di Asia Bibi e i seguenti disordini - ha dimostrato ancora una volta il motivo per cui questa nazione si trovi ai vertici della WWList, con aggressioni, ingiusti incarceramenti, sentenze di pena di morte per blasfemia ed almeno 28 assassini documentati di cristiani.

A proposito di incarceramenti, registriamo 3.150 cristiani arrestati, condannati e detenuti senza processo, poco meno del doppio del 2017. Sono 1.847 le chiese (ed edifici cristiani direttamente collegati ad esse) attaccati nello stesso periodo.

Continua l’involuzione della situazione in Asia, dove includendo il Medio Oriente addirittura 1 cristiano ogni 3 è definibile perseguitato.

Ad accelerare questo processo è il peggioramento della situazione in Cina, risalita al 27° e al primo posto per incarceramenti di cristiani, e in India, la quale dall’ascesa al potere del Primo Ministro Modi è stata scenario di un costante aggravamento della condizione dei cristiani, fino ad entrare nella top 10 della WWL 2019.

Anche in tutto il vicino Nord Africa peggiora la condizione dei cristiani: oltre alla Libia, allarmano le chiusure di chiese in Algeria (22°), gli episodi di violenza in Egitto (16°), il malcontento generale in Tunisia (37°) e la ricomparsa del Marocco (35° - era uscito dalla WWList nel 2014).

Rimangono preoccupanti le situazioni in Medio Oriente (in particolare in Siria 11°), nella Penisola Araba (soprattutto nello Yemen 8°) e nel Corno d’Africa, dove l’accordo Etiopia-Eritrea per ora non ha migliorato la condizione dei cristiani in Eritrea (7°).

Non passa di certo inosservata la ricomparsa della Federazione Russa (41°), per motivi collegati a leggi sulla libertà religiosa sempre più restrittive e certamente agli attacchi di chiese avvenuti in Dagestan e Cecenia.

L’oppressione islamica continua ad essere la fonte principale di persecuzione dei cristiani, ma l’ascesa del nazionalismo religioso, con le 2 connotazioni induista in India e buddista in stati come il Myanmar, si presenta come prorompente fonte di discriminazione anti-cristiana (e di altre minoranze).

La recrudescenza dell’opposizione comunista/post-comunista in nazioni come Cina e Vietnam conclude il quadro delle maggiori fonti di persecuzione, anche se degni di nota rimangono Messico (39°) e Colombia (47°), nazioni cristiane dove l’intolleranza arriva soprattutto quando i leader delle chiese sfidano la corruzione e i cartelli della droga, e nelle aree rurali per ragioni connesse all’antagonismo tribale.

Sin dal 1983 esiste la base italiana di Open Doors/Porte Aperte impegnata in mobilitare la Chiesa italiana al sostegno dei perseguitati e a informare sulla loro condizione.

Partita da un gruppo di volontari, capeggiati dal missionario olandese Cornelio, vide la pubblicazione del numero zero della rivista di Porte Aperte già dal 1981. Presto la rivista divenne uno strumento essenziale per pregare per i perseguitati, per conoscere la loro situazione e per scrivere loro lettere di incoraggiamento. Era la fase pionieristica di questa agenzia missionaria, che vedeva anche alcuni credenti italiani viaggiare oltre la Cortina di Ferro per portare Bibbie ai perseguitati del regime comunista.

La visione di equipaggiare la Chiesa affinché potesse essere luce nei luoghi oscuri del pianeta non è mai cambiata nei decenni.

Mentre Open Doors International cresceva e allargava i suoi orizzonti impegnandosi in paesi dove esplodeva la persecuzione (come mondo islamico, Africa, ecc.), anche la base italiana allargava la rete di sostenitori in Italia, conferendo sempre più credibilità all’opera di questa missione.

Con la World Watch List, poi, sono iniziati i contatti anche con i media, e dopo anni di paziente opera, finalmente oggi anche in Italia si parla di persecuzione dei cristiani.

Porte Aperte/Open Doors in Italia oggi ha una rete ampia di volontari impegnati nella causa dei perseguitati, così come un team interno impegnato full-time nell’opera missionaria.

Word Watch List 2019: Top5

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“Mary Most Powerful Woman in the World”

"Mary Most Powerful Woman in the World”

di Davide Vairani

Chi è la donna più potente nel mondo?

La rivista "Forbes" tra le 100 donne più potenti ed influenti del 2018 inserisce ai primi posti i nomi di: Angela Merkel, la premier britannica Theresa May, seguita dal numero uno del Fondo monetario, Christine Lagarde; al quarto posto la Ceo di General Motors, Mary Barra, al quinto Abigail Johnson, amministratore delegato del gigante della finanza Usa Fidelity, a sua volta seguita da Melinda Gates, moglie di Bill Gates e copresidente della Bill e Melinda Gates Foundation.

Vi sorprenderà sapere che c'è una donna molto più potente: "Mary Most Powerful Woman in the World”, 'Maria, la donna più potente nel mondo'.

A sostenerlo è la rivista scientifica - e di solito laicista - "National Geographic" ad incoronare la Madonna come la donna più potente del mondo nell'edizione dicembre 2015 con la seguente motivazione:

"Come la Vergine Maria è diventata la donna più potente del mondo: Maria parla a malapena nel Nuovo Testamento, ma la sua immagine e la sua eredità sono state trovate e celebrate in tutto il mondo".

E' la stessa rivista che nel gennaio 2017 se ne uscì con un numero dalla duplice copertina (una destinata agli abbonati dell'edizione internazionale e un'altra per la versione italiana, che ricalcava quella diffusa anche nelle edicole americane) con in primo piano Avery Jackson, una ragazza transgender di nove anni e un reportage sul tema "Gender. La rivoluzione", nel quale si sosteneva l'urgenza di superare gli stereotipi di genere e di andare incontro alle esigenze sempre più quantitativamente crescenti di bambini e bambini con problemi di disforia di genere, permettendo loro il cambio di sesso in modo più rapido e senza troppi formalismi burocratici.

La cosa che colpisce è il fatto che non si è trattato di un articolo di qualche pagina e nemmeno di una operazione di denigrazione o svilimento del culto mariano.

Al contrario. La società che gestisce il National Geographic - che solo con l'edizione cartacea raggiunge 6,5 milioni di persone in tutto il mondo - ne ha costruito un lungo reportage dal quale ha costruito un documentario televisivo, "The Cult Of May", trasmesso più volte e fruibile tramite cellulare e pc attraverso i social e youtube.

Non solo. Da tutto il minuzioso e lungo lavoro, ne è uscita una mappa online che raccoglie le apparizioni della Madonna: "500 Years of Virgin Mary Sightings in One Map".

Un'opera che sorprende e colpisce per la grafica chiara ed accattivanti, ma soprattutto per la cura delle centinaia di informazioni e di dettagli che vengono offerti.

Un lavoro che per cura dei contenuti e dei dettagli può essere paragonabile solamente ad un altro sito, ancora più completo: MiracleHunter.com, che distingue tra quelli approvati e quelli negati dalla Chiesa, gestito dal curatore Micheal O’Neill, che si muove tra social, editoria, radio e televisione.

Basta cliccare sulla mappa ed accedere a tutte le categorie di informazioni. Basta seguire la legenda. Con il simbolo delle croci, ad esempio, si individuano le apparizioni di fronte a fedeli che poi sono diventati santi.

Sono i casi storici più noti come quello della visita della Madonna di Guadalupe a Città del Messico. Con i punti gialli invece si elencano le storie di apparizioni non riconosciute ufficialmente.

Poi ci sono i puntini rossi che fissano su carta le apparizioni riconosciute dalla Chiesa: se sono piccoli l’approvazione è arrivata localmente dai vescovi mentre se sono grandi il lasciapassare è stato vidimato direttamente dal Vaticano. Poi ci sono quelli, più recenti, che attendono ancora un giudizio definitivo e sono visibili perché colorati di blu.

Ammetto le mie profonde lacune in materia (mea culpa).

Mi colpisce leggere - ad esempio - che la prima apparizione di Maria di cui si abbia notizia sia datata 40 dC.: San Giacomo il Maggiore vide la Vergine Maria mentre era nella predicazione sulle rive del fiume Ebro a Saragozza, in Spagna.

Non solo.

Alcuni studiosi stimano il numero totale di segnalazioni di apparizioni nel corso della storia a circa 2.500 (500 circa delle quali nel solo XX° secolo).

Secondo il Dizionario delle Apparizioni della Vergine Maria, nel corso della storia 308 apparizioni sono attribuite a Santi o Beati, anche se non tutte ufficialmente riconosciute dalle autorità della Chiesa (o almeno dagli ordini e dalle congregazioni di cui hanno fondato o appartenevano). Addirittura sono ben 7 i Papi che nel corso della storia hanno assistito ad apparizioni mariane.

Perchè ne scriviamo solo ora, a distanza di tre anni?

Mi colpisce il silenziatore dei media e delle fonti di informazioni. Non ero a conoscenza (e devo dire che di siti italiani e stranieri ne consulto parecchi ogni giorno).

L'altro motivo è dettato dalla rivista che ha deciso di produrre un lavoro simile. Mai mi sarei aspettato un prodotto simile dal "National Geographic".

Il che mi conferma il fatto che - ed è la terza motivazione - che la realtà è davvero molto più complessa di ciò che le nostre schematizzazioni semplicistiche vorrebbero fosse (e in fondo manichee, i buoni di qua e i cattivi di là, tutto bianco o nero). Occorre sempre entrarci dentro e sporcarsi le mani prima di emettere un giudizio.

Indagando sul web, mi ha compito un altro aspetto di questo progetto.

Il "National" ha affidato la cura dell'intero progetto ad una noto scrittore e giornalista americano, Maureen Orth, con il supporto fotografico di una giovane fotografa di successo come Diana Markosian.

Entrambi si sono ritrovati cambiati più entravano in profondità di questo percorso di lavoro.

Orth ha viaggiato per diversi mesi in Bosnia ed Erzegovina, in Egitto, in Francia, in Messico, in Portogallo e in Ruanda. Ha letto numerosi libri, si è preparata e intervistato centinaia di persone.

Nonostante fosse cattolico, da questo viaggio nel culto mariano ne è rimasto colpito.

"Poi intervisti le persone e cominci a capire che questa è una relazione madre-figlio,non importa quanti anni hai, non importa se sei un uomo o una donna, non importa da quale paese ti trovi".

"Papa Francesco - ha aggiunto - quando una volta gli hanno chiesto cosa intendesse per lui Maria, ha risposto: 'Lei è la mia Mamma'; ed è proprio così per tantissime persone, anche non cattoliche (come per i musulmani) e neppure religiose".

"Come simbolo universale dell'amore materno, oltre che della sofferenza e del sacrificio - ha dichiarato in una intervista al "National Catholic Reporter" -, Maria è spesso la pietra di paragone del nostro desiderio di significato, un collegamento più accessibile al soprannaturale. Il suo manto offre sicurezza e protezione".

Sono le storie vissute che ha visto ad averla colpita:

"Da Guadalupe in Messico, a Lourdes in Francia, a Fatima in Portogallo, a Knock in Irlanda e a Medjugorje in Bosnia-Erzegovina, milioni di pellegrini si radunano nei luoghi dove i veggenti hanno riferito di aver visto apparizioni della Beata Vergine.

Sono stato nei primi due siti.

È impressionante vedere la semplice fede del popolo messicano mentre strisciano in ginocchio attraverso la piazza di pietra verso la Basilica di La Senora de Guadalupe.

L'immagine della vergine lasciata sulla tilda, o mantello, di un contadino messicano, Juan Diego (canonizzato nel 2002), è una delle immagini femminili più riprodotte di sempre. È l'unica immagine che sia mai stata lasciata da Maria stessa.

Secondo gli storici dell'arte, l'immagine sarebbe riconoscibile agli indiani aztechi. Contiene una combinazione di iconografia cattolica e azteca.

Per me, ciò che è più miracoloso della continua esistenza dell'immagine stessa senza deterioramento è l'effetto che ha avuto sulla popolazione nativa che l'ha vista per la prima volta.

Nel 1531, i frati francescani che accompagnarono i conquistatori che sconfissero Montezuma non furono in grado di cambiare la cultura degli aztechi che praticavano i sacrifici umani.

Ma dopo che Juan Diego portò le sue rose al vescovo di Guadalupe e lui e la popolazione nativa videro l'immagine che lasciò sulla tilda, ci fu una conversione di massa.

Questo è stato il miracolo importante".

Mentre viaggiava per il mondo insieme ad Orth, la fotografa Diana Markosian - di origine armena e cresciuta con una educazione cristiana - si rende conto di non essersi mai posta davvero fino in fondo le sue "domande sulla propria fede", come ha dichiarato in una intervista a "Life News".

"Sono cresciuta in una famiglia che credeva in Maria, ma non sapevo concretamente che cosa provare", ha detto.

"Immagino di non aver necessariamente capito la mia relazione con Maria.

Ho trascorso la maggior parte del tempo viaggiando in tutti questi posti con la frustrazione di vedere concretamente quello che non riuscivo a vivere dentro di me, di non sentire un legame con Maria", ha aggiunto.

La svolta arrivò quando fotografò una madre e il suo bambino che faceva il bagno nelle sacre cascate di Saut d'Eau ad Haiti.

"Quella donna ha incarnato Maria. Ha rappresentato ciò che Maria intendeva.

E quello per me è stato abbastanza per trovare un legame intimo con Maria", ha sottolineato.

"Era più di una foto".

Quella scena la ispirò a tornare alla sua chiesa.

"Sapevo che dovevo tornare alla chiesa dove cantava mia nonna e dove ero stata battezzata", ha detto.

Maria: la donna più potente nel mondo.

Fonti:

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Sul passatempo di manomettere le parole del Papa

Sul passatempo di manomettere le parole del Papa
di Davide Vairani, #LaCroce quotidiano, 08 gennaio 2018

Negli ultimi giorni del 2018, Papa Francesco ha fatto tre affermazioni che hanno suscitato più di un fiorire di mal di pancia: dapprima ha detto che Maria non è nata santa ma lo è diventata - perché santi non si nasce ma si diventa -; poi che il cristianesimo è rivoluzionario ed infine ha affermato che è meglio essere atei piuttosto che andare in Chiesa e poi comportarsi male.

Copia e incolla dai titoloni di giornale, sia chiaro. Così come le hanno riportate effettivamente non possono che condurre in una direzione: vi sarebbero indizi sufficienti per dubitare dell'eterodossia del Vicario di Pietro.

In un colpo solo, Papa Francesco smonta il cuore del cattolicesimo: via tutta la traditio mariologica (abrogate le “quattro parole” su Maria, la Theotókos, “Madre di Dio”; la Kecharitoméne, “colmata (da Dio) di grazia”; la Aeipárthenos, “sempre vergine” e la Kóimesis, la dormitio, assunta direttamente in cielo); via la Resurrezione di Cristo e la Salvezza eterna, perchè se Gesù è venuto per far rivoluzione, allora davvero ha vinto la modernità con il suo "Dio è morto", la progressiva ateizzazione della società dall'illuminismo ad oggi, il suo razionalismo, nichilismo e relativismo, con il conseguente "suicidio della rivoluzione" di delnociana memoria. La fede, così, diventa un’etichetta inutile, della quale alla fine sbarazzarsi o tenerne qualche valore, non la lampada per illuminare il reale e ciò che da sotto, spesso nascostamente, lo muove.

Qualcuno potrebbe obiettarmi una dialettica interpretativa esagerata e caricaturale, in fondo basata su titoli di giornale che - si sa - hanno indubbiamente il dono della sintesi ma peccano per mancanza di esaustività. Qualcun altro potrebbe - inoltre - obiettarmi la mancanza di un corretto metodo interpretativo: il metodo per giudicare è dettato sempre dall'oggetto, non da ciò che - pregiudizialmente - voglio che l'oggetto da indagare mi rimandi.

Che cosa ha - dunque - affermato davvero Papa Francesco?

L'occasione è data dalla catechesi sul "Padre Nostro" che Papa Francesco enuncia nella prima udienza del 2019.

"Beati i poveri, i miti, i misericordiosi, le persone umili di cuore…"- sottolinea il Papa, evidenziando il fatto che Matteo nel suo vangelo collochi il Padre Nostro nel contesto del discorso della montagna, delle Beatitudini. Qui sta la rivoluzione del Vangelo: "Questa è la rivoluzione del Vangelo. Dove c’è il Vangelo, c’è rivoluzione". Perchè usa il termine "rivoluzione"? Lo spiega subito dopo: "Il Vangelo non lascia quieto, ci spinge: è rivoluzionario. Tutte le persone capaci di amore, gli operatori di pace che fino ad allora erano finiti ai margini della storia, sono invece i costruttori del Regno di Dio. È come se Gesù dicesse: avanti voi che portate nel cuore il mistero di un Dio che ha rivelato la sua onnipotenza nell’amore e nel perdono!".

Il Vangelo impone da sè una rivoluzione nella storia, porta una cosa nuova:

"La Legge non deve essere abolita ma ha bisogno di una nuova interpretazione, che la riconduca al suo senso originario. Se una persona ha il cuore buono, predisposto all’amore, allora comprende che ogni parola di Dio deve essere incarnata fino alle sue ultime conseguenze. L’amore non ha confini: si può amare il proprio coniuge, il proprio amico e perfino il proprio nemico con una prospettiva del tutto nuova". La rivoluzione è Cristo incarnato. In Lui, nel Figlio di Dio che si è fatto carne, tutto acquista una consistenza ed un sapore nuovo. "Ecco il grande segreto che sta alla base di tutto il discorso della montagna: siate figli del Padre vostro che è nei cieli".

Ma è il passaggio successivo - a mio parere - il cuore dell'intervento di Papa Francesco:

"Apparentemente questi capitoli del Vangelo di Matteo sembrano essere un discorso morale, sembrano evocare un’etica così esigente da apparire impraticabile, e invece scopriamo che sono soprattutto un discorso teologico. Il cristiano non è uno che si impegna ad essere più buono degli altri: sa di essere peccatore come tutti. Il cristiano semplicemente è l’uomo che sosta davanti al nuovo Roveto Ardente, alla rivelazione di un Dio che non porta l’enigma di un nome impronunciabile, ma che chiede ai suoi figli di invocarlo con il nome di 'Padre', di lasciarsi rinnovare dalla sua potenza e di riflettere un raggio della sua bontà per questo mondo così assetato di bene, così in attesa di belle notizie".

Cristo non è venuto per un'etica, ma per rivoluzionare la nostra vita integralmente, in tutte le dimensioni che essa (la vita) esige di essere vissuta: nella famiglia, nella società, in politica, nel lavoro, a scuola.
Cosa altro può significare la frase che il Papa utilizza ("ogni parola di Dio deve essere incarnata fino alle sue ultime conseguenze") se non il fatto che "il cuore della nostra proposta è [...] l’annuncio di un avvenimento accaduto, che sorprende gli uomini allo stesso modo in cui, duemila anni fa, l’annuncio degli angeli a Betlemme sorprese dei poveri pastori. Un avvenimento che accade, prima di ogni considerazione sull’uomo religioso o non religioso" (don Giussani, in "Un avvenimento di vita, cioè una storia", Edit-Il Sabato, Roma-Milano 1993, p. 38)?

Le parole che usa Papa Francesco evocano in me - con prepotente urgenza di attualità - quanto don Luigi Giussani ha detto e fatto a partire dal '68.

Da qui provo a prendere il largo nel cercare di comprendere il senso delle parole del Papa.

"C’è un unico vero delitto - scriveva nel 1985 in 'Dio ha bisogno degli uomini' -, la dimenticanza del Dio che ha avuto bisogno di noi, che ha bisogno di noi. 'Sento che la mia nave – dice un buon poeta spagnolo, Juan Ramòn Jiménez – ha urtato là sul fondo in qualcosa di grande'. La nostra nave che sta navigando per l’Oceano della vita ha urtato là, sul fondo, in qualcosa di grande: Dio presente. E nulla accade. Nulla, quiete, onde. Tutto come prima, tutto è già accaduto e siamo già tranquilli nel diverso, ci siamo già rassegnati? Io auguro a me e a voi di non stare mai tranquilli, mai più tranquilli".

"Il Vangelo non lascia quieto, ci spinge: è rivoluzionario", ci ha ricordato Papa Francesco nei testi che stiamo provando a comprendere. Usa quasi gli stessi termini.

In una delle ultime interviste rilasciate poco prima di morire, don Giussani così rispondeva a Renato Farina sul perchè "questo hic et nunc, il qui ed ora (dell'avvenimento di Cristo), non è avvertito?" ("Parlare al sangue che bolle. Un don Giussani maestoso e tremendo", di Renato Farina, "Tempi", 17 gennaio 2016):

"Si tramanda un discorso corretto e pulito, alcune regole su come essere cristiani e uomini. Ma senza amore, senza il riconoscimento del Mistero vivificante, il singolo si spegne e muore – risponde Giussani -. La nostra speranza, la salvezza di Cristo non può essere qualcosa che abbiamo letto e sappiamo ripetere bene. Un discorso più o meno edificante o moralistico, ecco, a questo viene ridotto spesso l’annuncio. Bisognerebbe ribollire… Invece il mondo lo si lascia naufragare senza pastore… Non si comprende questo: ciò che risulta utile davvero è quanto investe il popolo e per cui il popolo è esaltato. Cioè l’unità come visibile segno di questo Mistero-Carità. Questo Mistero ha investito ed investe hic et nunc (qui, ora!) un popolo che talvolta non ha neanche più i suoi capi che se ne accorgono… Altrimenti essi accorrerebbero irruenti a mostrare e dimostrare la salvezza di Cristo".

La rivoluzione di Cristo non è di natura etica: "invece scopriamo che (i versetti di Marco) sono soprattutto un discorso teologico", dice Papa Francesco. Hanno cioè a che fare con il Destino che è Presenza già qui e ora. E che per essere Presenza attrattiva (cioè incidente) abbisogna necessariamente che i cattolici si sveglino dal torpore nel quale sono da troppi decenni immersi.

Occorre una rivoluzione.

Quando si usa il termine "rivoluzione" anche noi cattolici cadiamo nelle trappole della modernità che continuiamo a non voler sfidare realmente. Pensiamo ad esempio alla rivoluzione del '68, cioè ad una fase storica che ha potentemente coinvolto anche il nostro Paese nella quale l'imperativo era quello di distruggere tutto ciò che fino al giorno prima era stato costruito nel nome dell'idea di libertà dell'uomo da ogni retaggio e sovrastrutture che per secoli lo hanno soffocato (in primis Dio, Chiesa e famiglia).

Troppi - tuttavia - si dimenticano che il '68 visse anche un'altra – questa , autentica - rivoluzione.

"Un’urgenza di autenticità del vivere dettata da un’irrequietezza": nel giudizio di don Luigi Giussani è questa l'origine della rivoluzione sessantottina. Ed è proprio perchè capace di intuirne quell’urgenza che vi si nascondeva - dietro ai disastri che poi fece nel tessuto sociale - che Giussani prese sul serio la sfida.

In che modo? La tradizione della Chiesa - che fino a quel momento era stata pur in mezzo a molte lacune fonte di vita e di sostegno spirituale e morale - appariva ai giovani il retaggio di un passato oppressivo da superare. Occorreva un nuovo inizio, non un inizio nuovo. Lì iniziava la storia di quella che poi fu "Comunione e Liberazione", una vera e propria rivoluzione cristiana nel mondo contemporaneo.

Non si trattava di rinserrare le fila, nè di fare una contro-rivoluzione orizzontale, chiudendosi in una cittadella (come auspicavano settori del tradizionalismo cattolico), né tanto meno di assecondare il vento del potere – coperto dall’ideologia del “contro-potere” – come accadeva per i pseudo progressisti, ma di ricominciare secondo una dinamica che ricordava, per analogia, quella degli inizi del cristianesimo.

L'intuizione di don Giussani fu quella di capire che "non è più il discorso sulla tradizione, non è più la storia che fonda o che può fondare un richiamo e una adesione al fatto cristiano". Se all’inizio aveva detto ai "suoi" ragazzi "siamo nati in una tradizione cristiana, dunque dobbiamo innanzitutto impegnarci con essa", ora questa posizione non reggeva nel suo valore esistenziale.

"Infatti è un tempo, il nostro, che ha perso, che non ha più, che non ha assolutamente il senso della storia". Per questo, aggiungeva, "quello che, adesso, mi pare, possa costituire – unicamente – motivo d’adesione, è l’incontro con un annuncio, è il cristianesimo come annuncio, non come teoria. Un annuncio, cioè un certo tipo di presenza, una certa presenza carica di messaggio". L’incontro, nell’ora della fine della cristianità, costituiva il ritorno alla prospettiva del cristianesimo delle origini, quello dove la fede si comunicava per testimonianza, per l'”attrattiva Gesù”, e non per il peso glorioso di una tradizione (i virgolettati sono tratti da "Vita di don Giussani", di Alberto Savorana, ed. Rizzoli).

Per questo, affermerà nel 1976, "è venuto il tempo della persona".

La scelta della via antropologica centrata su Gesù Cristo. Sarà il contributo fondamentale del pontificato wojtyliano, così sintetizzato dal successore: "L’uomo è la via della Chiesa, e Cristo è la via dell’uomo".

Questa posizione sfidava la modernità a partire da essa, cioè a partire dalle esigenze che muoveva, con una teologia dell'avvenimento capace da una parte di smontarne pezzo per pezzo le contraddizioni filosofico-culturali e sociali e dall'altra di offrire una proposta attrattiva e persuasiva capace di ridisegnare una presenza incidente ed incisiva dei cattolici nella cultura, nel pensiero, nella politica e nella scuola.

Ora, come non riconoscerne gli stessi tratti distintivi oggi? Come non avvertire - oggi - l'urgenza di andare oltre un "cristianesimo anonimo", archiviando anzitutto categorie auto-interpretative quali progressisti-tradizionalisti, attivisti-spiritualisti, cattolici di destra e cattolici di sinistra?

Se quanto ho scritto fin qui ha una parvenza di verità, allora davvero meglio essere atei piuttosto che andare in Chiesa e poi comportarsi male. Questa frase - che ha così scandalizzato teologi ed intellettuali cattolici - non per caso è lo sviluppo del medesimo testo di Papa Francesco sul quale stiamo ragionando.

"Ecco dunque come Gesù introduce l’insegnamento della preghiera del 'Padre nostro'- dice il Papa -. Lo fa prendendo le distanze da due gruppi del suo tempo. Anzitutto gli ipocriti: 'Non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente' (Mt 6,5). C’è gente che è capace di tessere preghiere atee, senza Dio e lo fanno per essere ammirati dagli uomini. E quante volte noi vediamo lo scandalo di quelle persone che vanno in chiesa e stanno lì tutta la giornata o vanno tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente. Questo è uno scandalo! Meglio non andare in chiesa: vivi così, come fossi ateo. Ma se tu vai in chiesa, vivi come figlio, come fratello e dà una vera testimonianza, non una contro-testimonianza. La preghiera cristiana, invece, non ha altro testimone credibile che la propria coscienza, dove si intreccia intensissimo un continuo dialogo con il Padre: 'Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto' (Mt 6,6)".

Poi Gesù prende le distanze dalla preghiera dei pagani: 'Non sprecate parole […]: essi credono di venire ascoltati a forza di parole' (Mt 6,7). Qui forse Gesù allude a quella 'captatio benevolentiae' che era la necessaria premessa di tante preghiere antiche: la divinità doveva essere in qualche modo ammansita da una lunga serie di lodi, anche di preghiere. Pensiamo a quella scena del Monte Carmelo, quando il profeta Elia sfidò i sacerdoti di Baal. Loro gridavano, ballavano, chiedevano tante cose perché il loro dio li ascoltasse. E invece Elia, stava zitto e il Signore si rivelò a Elia. I pagani pensano che parlando, parlando, parlando, parlando si prega. E anche io penso a tanti cristiani che credono che pregare è – scusatemi – 'parlare a Dio come un pappagallo'. No! Pregare si fa dal cuore, da dentro. Tu invece – dice Gesù –, quando preghi, rivolgiti a Dio come un figlio a suo padre, il quale sa di quali cose ha bisogno prima ancora che gliele chieda (cfr Mt 6,8). Potrebbe essere anche una preghiera silenziosa, il 'Padre nostro': basta in fondo mettersi sotto lo sguardo di Dio, ricordarsi del suo amore di Padre, e questo è sufficiente per essere esauditi".

Per inciso: non è per caso che più volte Papa Francesco sia intervenuto sui rischi devastanti di un ritorno al pelagianesimo ed allo gnosticismo in certi ambienti cattolici. Qui sarebbe troppo lungo approfondire, ma teniamo presente anche questa cifra del pensiero del Papa.

Ma non ha forse ragione? Non descrive quell’ipocrisia di sta sempre con la ragione e mai con il torto? Non descrive – cioè – il peccato che tutti (a partire da me) commettiamo di essere ipocriti, sepolcri imbiancati?

E’ il senso del peccato al quale ci vuole richiamare Papa Francesco, quel senso del peccato, quella fragilità che ci strugge e che tuttavia non ci annienta perché certi della Misericordia di Dio, quello stesso Dio che in Cristo ci ha liberato dal giogo della morte. L’ipocrita è colui che sceglie di esserlo, esercitando tutta la propria volontà, ragione e libertà.

Abbiamo - come cattolici - un immenso patrimonio dal quale riattingere che sarebbe davvero una bestemmia non volerlo fare, non osare un di più. Aldilà dei gusti e delle sensibilità di ciascuno, penso al filosofo Augusto Del Noce, allo scrittore Eugenio Corti e al patrimonio del popolarismo sturziano (per restare sul terreno socio-culturale e politico).

A patto che ci liberiamo una volta per tutte da categorie interpretative incapaci di misurarsi con e nella modernità.

"La crisi del marxismo è irreversibile, il liberalismo che sembra trionfare prendendone il posto è anch’esso in decomposizione - diceva cinquant’anni fa’ Augusto Del Noce, secondo quanto riportato da Vittorio Messori in 'Pensare la storia. Una lettura cattolica dell’avventura umana', Paoline, 1992 -: e, alla pari del marxismo, lo è non perché sia fallito, ma proprio perché si è realizzato, capovolgendosi. E’ in crisi anche la Chiesa cattolica, ma non perché non sia più credibile o sia ormai impraticabile il suo messaggio, ma perché ci si è allontanati da esso. Basterebbe rifare chiarezza, rimettersi sui giusti binari per offrire a un mondo disperato la prospettiva di salvezza cui ha bisogno. Mio dovere è indurre i credenti alla riflessione, alla comprensione che la buona volontà non solo non basta, ma può essere dannosa se indirizzata verso percorsi sbagliati. Madre dell’eresia non è solo la superbia ma, secondo l’insegnamento dei padri, anche l’ignoranza: molti uomini di Chiesa ignorano letteralmente quale sia la prospettiva cattolica, assumendo schemi e punti di riferimento non cattolici, anzi talvolta non cristiani, senza neppure averne consapevolezza".

Per lui essere filosofo (e filosofo della politica, disciplina che aveva insegnato prima all’Università di Trieste, poi in quella di Roma) significava andare alle radici, non fermarsi alla superficie dei problemi quotidiani ma sondarne le cause profonde, individuare la deriva delle idee le quali, nella lunga durata, partendo da certi presupposti, portano inevitabilmente a certe conseguenze.

"Proprio questo, secondo lui, mancava ai credenti d’oggi - racconta Messori -. Mi disse: 'Sempre il pensiero cattolico ha elaborato una sua teologia della storia. Ma, forse, gli ultimi che vi di dedicarono furono i grandi pensatori controrivoluzionari dell’Ottocento, posti di fronte alla sfida della modernità. Oggi sono rarissimi i cattolici che si preoccupano di leggere davvero il proprio tempo partendo dalla fede e dalla Tradizione come da postulati essenziali. La crisi del mondo cattolico deriva dal distacco tra la prospettiva di fede (spesso ormai sconosciuta) e l’azione politica, sociale, culturale (che è necessariamente allo sbando). Messi davanti ai problemi della nostra epoca, i cattolici ne recepiscono i quadri interpretativi da altre culture, senza scendere ai fondamenti ultimi".

Sto divagando? Sto andando oltre il testo di Papa Francesco – e me ne rendo conto -, ma penso che debba essere proprio questo il nostro compito: sviluppare, procedere, senza mai oscurare il porto da cui siamo salpati nel nostro ragionare.

"L’uomo – ricorda Eugenio Corti citando l’insuperabile capolavoro di teologia della storia di Sant’Agostino -, vive nella storia il dramma causato dal peccato originale, che lo spinge verso l’edificazione di una città terrena incapace di trovare il proprio equilibrio nel riconoscimento dei diritti di Dio, in quanto, egoisticamente sbilanciata verso l’esaltazione dell’autonomia dell'uomo da Dio". È questa costante, continua tensione tra queste due forze, che si fronteggiano nel corso del tempo e della storia. E questa tensione continua, che si sposta ora verso l’uno, ora verso l’altro polo, è quella che determina le grandi mutazioni storiche, le grandi epoche, la nascita e la morte delle civiltà umane (in "Civiltà cristiana e dissoluzioni rivoluzionarie", di Claudio Forti per "Libertà e Persona, 24 giugno 2018).

"Possiamo dire - aggiunge Corti - che il processo di distacco dell’uomo da Dio, che si manifesta con inusitata chiarezza soprattutto a partire dal XV secolo, e che prosegue con caratterizzazioni differenti fino ai nostri giorni, può essere definito, secondo alcune autorevoli scuole di pensiero, come rivoluzione, intendendo con questo termine il rovesciamento dell’ordine naturale creato da dio, e del disegno salvifico, anche storico e temporale, perseguito dal Signore Gesù in riparazione del peccato. In questo senso, noi parleremo e parliamo di rivoluzione. E a ben vedere, queste radici del processo rivoluzionario che si dipana nel corso della storia, non possono essere individuate solo a partire dalla metà del secondo millennio cristiano".

Come non ribollire di fronte ad una società che sta perdendo del tutto il senso della dignità della persona, che sacrifica vite fragili, sofferenti e "fallate" sull'altare dell'auto-determinismo individuale, aprendo dighe ad eutanasia, suicidio assistito, utero in affitto e ad ogni sorta di manipolazione genetica al punto da non possedere più alcun barlume di parole come "communitas" e "societas", che vive sempre più di rancorose rabbie senza più sogni, se non quelli disperati di costruire cittadelle fortificate nelle quali non ci può abitare nessun altro se non chi dico e voglio io?

Come non ribollire di fronte alla sistematica distruzione della famiglia e della scommessa sul futuro possibile di una società e di un Paese senza più figli, cieco al punto da non comprendere che senza investire su famiglia e figli non si investe sul futuro?

E di fronte a queste provocazioni, noi cattolici stiamo a perderci per dividerci nel fare le pulci pregiudiziali alle virgole e contro-virgole di ciò che dice e scrive Papa Francesco? Ma davvero potete pensare che il Papa sia contrario ai dogmi mariani (era questa la terza affermazione dalla quale siamo partiti nel nostro ragionare)? Ma di cosa si sta ragionando?

Papa Francesco ai dipendenti della Santa Sede e del Vaticano in occasione degli auguri natalizi (21 dicembre 2018):

"Mi è venuta in mente quella espressione dello scrittore francese Léon Bloy: 'Non c’è che una tristezza, […] quella di non essere santi' (La donna povera, Reggio Emilia 1978, p. 375; cfr Esort. ap. Gaudete et exsultate, 34) - dice il Papa -. Dunque, il contrario della tristezza, cioè la gioia, è legata all’essere santi. Anche la gioia del Natale. Essere buoni, almeno avere il desiderio di essere buoni. Guardiamo il presepe. Chi è felice, nel presepe? Questo mi piacerebbe chiederlo a voi bambini, che amate osservare le statuine… e magari anche muoverle un po’, spostarle, facendo arrabbiare il papà, che le ha sistemate con tanta cura! 

Allora, chi è felice nel presepe? La Madonna e San Giuseppe sono pieni di gioia: guardano il Bambino Gesù e sono felici perché, dopo mille preoccupazioni, hanno accolto questo Regalo di Dio, con tanta fede e tanto amore. Sono 'straripanti' di santità e quindi di gioia.

E voi mi direte: per forza! Sono la Madonna e San Giuseppe! Sì, ma non pensiamo che per loro sia stato facile: santi non si nasce, si diventa, e questo vale anche per loro. [...]

Il mio augurio è questo: essere santi, per essere felici. Ma non santi da immaginetta, no, no. Santi normali. Santi e sante in carne e ossa, col nostro carattere, i nostri difetti, anche i nostri peccati – chiediamo perdono e andiamo avanti –, ma pronti a lasciarci 'contagiare' dalla presenza di Gesù in mezzo a noi, pronti ad accorrere a Lui, come i pastori, per vedere questo Avvenimento, questo Segno incredibile che Dio ci ha dato.

Cosa dicevano gli angeli? 'Ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo' (Lc 2,10). Andremo a vederlo? O saremo presi da altre cose?".

Insisto: è davvero ambiguo, incomprensibile, eretico, ciò che vuole intendere il Papa con quel suo "santi non si nasce, si diventa e questo vale anche per loro (San Giuseppe la Madonna ndr.)"? Stà scientemente costruendo un linguaggio nuovo e dunque una nuova dottrina, come qualche illustre teologo ha scritto?

Non spreco molte parole su questo. Mi rifaccio solamente (ancora una volta) ad un uomo innamorato di Cristo e della Madonna come don Giussani. Consiglio a tutti di leggere, pregare e meditare un librettino: "Il Santo Rosario", ed. San Paolo, 2003. Un libretto che contiene le riflessioni di Giussani ai misteri del Santo Rosario (già stati pubblicati nel maggio 2001 in "Litterae Communionis-Tracce" con il titolo “Il Santo Rosario”).

"La Madonna sentiva che la creatura che aveva in seno sarebbe dovuta, un giorno, morire - e questo ogni madre, cercando di non pensarlo, lo sente -, ma non che sarebbe risorto - è la meditazione al primo mistero doloroso del Rosario -. Questo è l'avvenimento che unicamente è paragonabile al mistero dell'inizio; come si è formato il seme dentro il suo seno, così, raggiunta la maturità del tempo, sarebbe risorto; quell'uomo sarebbe risorto. Ma lei non lo sapeva. 'Avvenga di me secondo la tua parola' sulla bocca della Madonna è lo stesso che: 'Signore, sia fatta la tua volontà' sulla bocca di Cristo. La corrispondenza tra l'Angelus e la Croce è nel fatto che tutti e due dicono: 'Avvenga di me secondo la tua parola'. è il gesto dell'obbedienza nella sua essenzialità pura. La sua essenzialità pura fa strappare da qualche cosa che Dio chiede, per passare attraverso una croce e una resurrezione da cui scaturisce una fecondità senza limite, una fecondità col limite del disegno di Dio. La fecondità scaturisce dalla verginità. Non si può concepire la verginità che così".

A meno di tacciare anche don Giussani per eretico, la santità di Maria non ha nulla a che fare con la pre-determinazione.

"Santità: 'Vieni, perché mi manca'. Mi manca: mi manchi e mi manca. La santità è tale proprio perché è Mistero. È la misteriosità di Dio che nella parola 'santità' si enuncia, si declina: in qualsiasi momento è considerabile. Santità vuol dire abbandono a una Presenza che ci supera in tutti i sensi e che non è neanche legata alle possibilità che il Mistero ci dà di rispondere a quelle sollecitazioni a cui ci tende"

(da "Appunti da una conversazione di Luigi Giussani con un gruppo di Memores Domini", 21 aprile 2002).

La tota pulchra, la piena di grazia, concepita senza peccato originale, Maria, è tale in quel "sì" che ha cambiato il mondo. In quel "sì", scelto e voluto da una donna quale corripondenza al proprio Destino, sta tutto il Mistero di un Dio che ci ama a tal punto da sacrificare Suo Figlio per i nostri peccati. "Verbum caro factum est", lo abbiamo pronunciato solo qualche giorno fa': il Mistero del Dio bambino che si incarna. Dio ci ama a tal punto da "fermarsi" di fronte alla nostra libertà anche di rifiutarlo.

Questo vale per ciascuno di noi ed è valso anche per Maria (perchè Maria non è stata un robot oppure un ologramma).

“Immaginate, al contrario, uno che resiste… Questo è il cristiano, nella storia questo è il cristiano, e se non è così non è cristiano…. Resistenti bisogna essere.

Come resistenti? Resistenti, resistenza…rivoluzione: è un rivoluzionario, e un rivoluzionario deve essere combattivo.
Qual è l’unica risposta all’omologazione? Fare la rivoluzione.

Non è un concetto mio, è un concetto di Gesù, è la prima parola detta da Gesù: ‘Cambiate mentalità’, cambiate modo di giudicare, di vedere, di sentire, di gustare, di amare, di fare le cose. (…)

Cosa vuol dire, dunque, essere contrari alla omologazione generale?

Se sei contrario alla omologazione generale non potrai essere riconosciuto, non potranno lodarti, i giornali non parleranno di te, a meno di far scandalo contro di te, le televisioni non riprenderanno la tua faccia (…).

Se sei così, tutto il mondo sarà contro di te, eppure capirai che lo scopo della vita e il gusto della vita starà proprio nel continuamente gridare al mondo, incominciando da chi ti è vicino di banco, quello che il tuo cuore e i cuori di tutti desiderano dalla loro origine (…).

Non puoi non essere perseguitata, amica mia, non puoi non essere odiata.

Ma è nel dolore di questa persecuzione che tu coverai il seme luminoso e caldo della messe finale, del significato ultimo del mondo, che un giorno tutti – tutti! – riconosceranno, tutti dovranno riconoscere e diranno: ‘Aveva ragione, aveva ragione!’. Al di fuori di questo scopo non c’è più né affezione, né amicizia”

(in Don Luigi Giussani, "Realtà e giovinezza. La sfida", Ed. Rizzoli, riedito nel 2018).

Levàntate, pueblo, levàntate!

Fonti: