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Il triplete de La7 sull’utero in affitto

Non erano bastate – evidentemente – due interviste a Nichi Vendola: l’emittente “La7” fa il triplete, con lo show di Monica Cirinnà a stretto giro di boa.

Occorre aprire, anzi spalancare, la finestra di Overton, affinchè ciò che era impensabile solo fino a qualche decennio si tramuti in normalità di pensiero comune.

Non si tratta di complottismo: non esiste una regia unica e occulta che tiri i fili dietro le quinte. Non siamo in un film di fantascienza e nemmeno in un romanzo distopico (anche se le atmosfere anguste ci sono tutte).

Se così fosse, per paradosso potremmo nutrire la speranza di tornare ad essere umani: se il nemico fosse un unico Grande Fratello, scoperchiato l’inganno, sarebbe molto più semplice abbatterlo e sostituirlo con una Grande Regia del Bene.

Ci troviamo – al contrario – in una sorta di “guerra mondiale a pezzi” condotta sul piano antropologico ed etico, nella quale i meccanismi comunicativi giocano un ruolo decisivo.

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Equilibrio?

Lei si chiama Alessia per l’anagrafe. Da oggi, è autorizzata a chiamarsi Alessio: ha 17 anni e può diventare un maschio.

A stabilirlo, il Tribunale di Genova che si è pronunciato favorevolmente sul ricorso presentato dai genitori di una 15enne (che nel frattempo è cresciuta di altri 2 anni) con “disforia di genere”. Parere positivo al cambio di sesso anche dalle perizie di uno psichiatra e di un endocrinologo che seguono Alessia dai 14 anni.

Come da loro scritto nelle carte processuali, “presenta una disforia di genere, non secondaria a condizioni di disturbo psicopatologico. L’identificazione con il sesso maschile è evidente e non appare legata a qualche presunto vantaggio culturale derivante dall’eventuale riattribuzione… Non sono emersi aspetti psicopatologici significativi o tali da controindicare l’inizio del trattamento ormonale. Durante gli incontri ha dimostrato coerenza alla decisione, evidenziando consapevolezza sulle conseguenze legali, ma soprattutto affettive e relazionali”.

Alessia potrà sottoporsi a un’operazione per la rimozione dell’utero, che andrà ad aggiungersi alla rimozione dei seni, già effettuata nel gennaio del 2017 in un ospedale di Barcellona.

Equilibrio. Non so se la decisione del tribunale vada nella direzione di garantire quell’equilibrio psico-fisico che Alessia non ha mai vissuto. Quando si entra nelle singole storie, occorre sempre rispetto. E dunque non me la sento di giudicare.

So solamente che la cosa più amorevole che si possa fare per i bambini che affrontano la disforia di genere è quella di rassicurarli che loro sono nati nel corpo giusto.

E poi aiutarli. Non l’aiuto che somministra farmaci e raccomanda la chirurgia, ma quello che identifica il disagio psicologico di fondo e cerca di sanarlo. Sarò pazzo e sicuramente contro-corrente, ma non si nasce “X”.

Alessia ha 17 anni e ora è legalmente autorizzata a rimuovere il proprio utero.

Non c’è modo di tornare indietro, poi.

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Gender neutral language per il Parlamento UE

Per promuovere l’uguaglianza di genere (“gender equality”) è necessario l’utilizzo di un linguaggio “non-sexist and gender inclusive”.

Il Parlamento dell’Unione europea prosegue la linea inaugurata nel 2008 per imporre un “Gender neutral language in the European Parliament”: è il titolo delle nuove linee guida approvate negli scorsi giorni, in occasione del decimo anniversario dei primi indirizzi in materia dell’UE.

Il meccanismo purtroppo lo conosciamo bene: occorre manipolare il linguaggio comune, distorcerne grammatica e significato, per giungere alla creazione di una neo-lingua.

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In bocca al lupo, Mentana

In bocca al lupo, Mentana di Davide Vairani La nascita di un nuovo giornale è sempre da accogliere con entusiastica approvazione ed è quasi una…

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Triptorelina e ideologia gender

“Si confonde globalmente l’architettonica complessità della sessualità che per ciascun essere umano è totalizzante, rispondente a quanto può esprimere dell’invisibile che incarna (a dimostrazione di ciò si vedano i numerosi casi in letteratura di scontentezza fallimentare provata dal paziente a seguito degli interventi di riassegnazione del sesso gonadico, condotti per ripristinare uno status agevole e armonico, che non riesci a decretarsi a causa del forte contrasto con quello psichico).

Occorre domandarsi, allora, se questo contatto socio-culturale predominante con la sessualità, il medesimo che va cavalcando retoriche politiche sull’uguaglianza fondata anzitutto nell’emarginazione della diversità, abbracci un pieno senso di libertà o, viceversa, agisca con fare dispotico sul corpo poiché letto come scisso dalla persona e, perciò, manipolabile?”

Giulia Bovassi

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