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“E’ buono non fare il male, ma è male non fare il bene”: il linguaggio di Papa Francesco

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70mila ragazzi italiani, evitando Ibiza e Mikonos, sono andati a Roma per incontrare Papa Francesco. Ho seguito l’“evento” da casa, ho visto le immagini, letto i testi, guardato i tanti post su facebook, cercato di guardare i loro occhi.

La “narrazione del sogno” utilizzata dal Papa nel dialogo con quei giovani ha suscitato critiche e perplessità da più parti: il Papa esalta i “sogni”, esalta dunque l’auto-determinazione del sè, il mito di una società gnostica, relativizzata e nichilista?

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Emergenza educativa

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Ci troviamo di fronte a una popolazione giovanile e non, che pensa e agisce sotto l’effetto di una sostanza stupefacente che modifica la relazione, le emozioni, le attese, i sentimenti. Spesso siamo di fronte a una persona ‘rifatta psicologicamente’ che può illuderti, deluderti, aggredirti improvvisamente, compromettere i risultati familiari, aziendali, lavorativi, professionali ottenuti attraverso il tempo, i sacrifici. Incappi in una persona a cui hai affidato le tue cure mediche, la tua difesa legale, i tuoi risparmi, ma soprattutto la tua fiducia che ti tradisce, ti manda in rovina. L’uso di questa sostanza eccitante che compromette l’equilibrio ti mette in condizione di non sapere con chi passi la serata e scambi alcune effusioni affettive. Non solo. Imbocchi l’autostrada per recarti al mare o in montagna con la tua famiglia e rimani travolto in un incidente da un imbecille che ha fatto il ‘pieno’ di cocaina prima di partire. Se per questo tossico qualcuno finisce al cimitero invece che in una stazione balneare, c’è poco da tollerare, da banalizzare il problema.

Abbiamo forse smesso di far pensare i nostri ragazzi e giovani sul bene della loro salute, sul senso del vivere?

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