“Fatti i cazzi tuoi e non i miei”

Il problema è che noi cattolici per primi abbiamo in qualche modo accettato le regole del gioco imposte dal campo avverso: abbiamo scelto noi di pòrci nell’agone del dibattito pubblico con lo spirito dell’Armageddon, a suon di postulati, dogmi e princìpi troppo frequentemente branditi come sciabole, come se la partita in gioco fosse la tutela di una società cristiana (che in ogni caso non esiste più) e non anzitutto l’umano.

Anzichè accettare le sfide che la modernità impone e giocare la partita sul suo terreno, abbiamo di fatto scelto la strada contraria, quella del muro contro muro, della retroguardia, nell’illusione di una possibile restaurazione dell’Ancien Régime, contribuendo a far passare il messaggio per il quale difendere la “dignità della persona” e la “sacralità della vita” siano valori soltanto cattolici.

L’etica del “fatti i cazzi tuoi e non i miei” alla Vittorio Feltri sul tema del suicidio assistito sarà rozza e priva di nobili princìpi, ma la realtà è che Feltri ha il coraggio di dire pubblicamente e senza vergogna ciò che – temo – pensa la gran parte degli italiani.

E anche di tanti cattolici, sotto sotto. In modo meno diretto, forse, ma la sostanza non cambia.

Eutanasia: la politica decide di non decidere

Di quei drammatici giorni nei quali si consumava la vita terrena di Eluana Englaro ci siamo come dimenticati tutto?

Dieci anni dopo ci siamo arresi, come rassegnati ed impotenti di fronte ai grani del lungo rosario di vite impossibili, che portano nomi e cognomi scolpiti nella mente e nel cuore di tutti, da Fabiano Antoniani, Dj Fabo, fino a Vincent Lambert?

Non verrà discusso alcun testo di legge sul suicidio assistito ed eutanasia.

La notizia è stata data al termine della conferenza dei capigruppo di Montecitorio: il presidente della Camera, il pentastellato Roberto Fico, ha preso atto della mancanza di un’intesa attorno ad un testo comune nel comitato ristretto, nel corso dei lavori delle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera.

Tradotto: il Parlamento rinuncia a legiferare sul tema, facendo scadere il termine del 24 settembre indicato dalla Corte costituzionale al Parlamento.

CNB su suicidio ed eutanasia: cui prodest?

Il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) ha licenziato un documento: “Riflessioni bioetiche sul suicidio medicalmente assistito”, approvato nel corso della Plenaria del 18 luglio 2019.

Il Comitato si pone l’obiettivo di affrontare il tema dell’aiuto al suicidio a seguito dell’ordinanza n. 207/2018 della Corte Costituzionale, la quale è intervenuta sulla questione, sollevata dalla Corte di Assise di Milano (ordinanza 14 febbraio 2018), in merito al caso di Marco Cappato e alla sospetta illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale.

Ho la sensazione (e spero vivamente di venire smentito) che mai come oggi la politica stia abdicando alle proprie responsabilità su un tema delicato come il fine vita e che – paradossalmente – preferisca consegnare alla Corte Costituzionale la responsabilità di decidere.

Il che – se così accadesse davvero – sarebbe non solo un abominio senza precedenti sul piano della suddivisione dei poteri in una repubblica civile e democratica e liberale, ma sancirebbe ufficialmente ciò che nei fatti da troppo tempo stiamo assistendo: una dittatura pericolosamente creativa della magistratura.

“In realtà, su questo argomento, l’alternativa è chiara, ed è fuorviante leggerla con categorie religiose e secondo il solito schema laici e cattolici” – aggiunge tra le sue riflessioni il Prof. Pessina – : nell’essere a favore o contrari al suicidio assistito, sia sul piano etico, sia su quello giuridico, la differenza è data dal diverso peso che si vuole attribuire al valore morale e costituzionale della tutela della vita umana e al valore morale e costituzionale della tutela dell’autonomia personale.

Questo è il nodo, che di fatto risponde all’alternativa tra un modello politico-culturale di stampo solidaristico e comunitario e un modello politico-culturale di stampo liberistico e individualistico”.

Sul tema della sepoltura dei feti

In Italia, i “prodotti abortivi” vengono smaltiti come rifiuti speciali ospedalieri e avviati alla termodistruzione: niente sepoltura.

Unica eccezione – fino a ieri – la Lombardia, nella quale tutti i prodotti del concepimento (anche quelli di età inferiore alle 20 settimane) venivano avviati all’interramento, indipendentemente dalla settimana di gestazione o dal fatto che la madre lo richiedesse o meno. Normativa abbattuta in Consiglio Regionale da una proposta di legge di riordino in materia funeraria, fortemente voluta dal consigliere Simona Tironi (Forza Italia). In Regione Lazio, il consigliere Colosimo di Fratelli d’Italia presenta una proposta di legge per introdurre esattamente ciò che in Lombardia hanno deciso di abolire.