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Libro-torta anticipa il disco-torta

LIBRO-TORTA ANTICIPA IL DISCO-TORTA

di Andreas Hofer

#LaCroce quotidiano, 06 marzo 2019

Giuseppe, dopo le “Lettere a una moglie” hai pensato bene di scrivere direttamente un libro “con” la moglie. Come è nata questa idea?

"Ovviamente è tutta colpa di Anita, insisteva da tempo che scrivessi qualcosa perché si capissero meglio il nostro progetto e le nostre canzoni. Le donne sanno essere molto insistenti...

Alla fine l’ho fregata, ho accettato, ma le ho detto che però doveva scrivere anche lei, non solo io. Il libro è stata un’ottima occasione per litigare meglio, non bastavano i litigi alla base delle canzoni.

Il discorso della torta, invece, è venuto fuori guardando le classifiche di libri su Amazon: era pieno di libri di cucina. E motivazionali.

Insomma, tutti a dare ricette, per cucinare e per vivere, ma quasi nessuno che usa l’Ingrediente principale...

Così abbiamo pensato di confezionare un libro-torta che non dà ricette ma racconta di come l’Ingrediente principale possa cambiare l’esistenza delle persone. L’Ingrediente principale che per noi è Dio".

Un ingrediente che ai Mienmiuaif piace unire a tante altre cose creative. Alla musica ad esempio. Non è che per caso avete altri progetti musicali in ballo?

"Il libro torta in effetti anticipa di qualche mese il disco torta, che avrà lo stesso titolo,Mienmiuaif Cake”, e la copertina con la grafica uguale ma a colori invertiti.

Una raccolta di canzoni scritte e pubblicate chitarra e voce sui social in questi anni, riarrangiate e registrate in studio, più alcuni inediti e una sorpresa insieme ai Reale, una super band di christian music con cui abbiamo molto legato.

Un disco torta con tanti ingredienti e gusti diversi, un progetto a cui stiamo lavorando da tempo perché sia professionale e ben fatto sotto tutti i punti di vista, per essere al livello delle altre produzioni di oggi, motivo per cui sta per partire una raccolta fondi che ci servirà per raccogliere le risorse utili a portare a termine il tutto nel migliore dei modi.

Ci servono tante preghiere e aiuti concreti per portare avanti il nostro progetto e riuscire a comunicare certi temi anche fuori dai nostri ambiti".

"Mienmiuaif Cake": ne scriviamo qui:

Mi ami anche di notte – Mienmiuaif (Mia moglie ed io)

Mi pare di capire che con questo secondo album ci saranno delle novità sul piano dello stile musicale. Potete darci qualche anticipazione?

"Ci siamo divertiti a spaziare attraverso diversi generi, sempre un po’ a modo nostro ovviamente, e con l’aiuto di Federico Lopez per gli arrangiamenti, con cui abbiamo registrato anche 'Quando saremo piccoli'.

In particolare ci sarà un pezzo di apertura dell’album funk hip hop, non senza ironia... e qualche incursione nei territori dell’elettronica".

Quali sono i vostri riferimenti, musicali e spirituali?

"Ascoltiamo e leggiamo un po’ di tutto, comunque ad Anita piace molto una cantante di nome Lianne La Havas, poi legge i libri di Maria Valtorta e segue un po’ di youtuber cristiane americane...

Io vado matto per Brother Isaiah (in particolare l’ultimo videoclip 'Struggler'), il filosofo Hadjadj, Chesterton, Guareschi, Ratzinger.

A entrambi piacciono i film di Cotelo e ovviamente i libri di Costanza Miriano. E tanto altro, grazie a Dio c’è tanta bellezza in giro, nonostante un contesto culturale generale non esaltante per un cristiano...

Poi santa Teresina, di cui parliamo parecchio nel libro, e siamo legati in maniera speciale a Medjugorje e alle Monache del Cuore Immacolato, monache benedettine con cui c’è una bella affinità spirituale".

Quando saremo piccoli – Mienmiuaif (Mia moglie ed io)

Travolgimi · Reale

Un altro ingrediente a cui non rinunciate mai è l’umorismo, un tratto che del resto accomuna tanti dei riferimenti dei Mienmiuaif. Un’altra scelta controcorrente, se pensiamo al panorama musicale di oggi.

"Sì, in particolare in una coppia, se non c’è una buona dose di umorismo, è dura...

Anita per esempio dopo le 22 disattiva la modalità humour e comunica con me solo letteralmente, sono i momenti più duri della giornata.

Lo humour ci sta anche nella musica, prendersi troppo sul serio è pericoloso.

Non siamo una band 'comica', però riteniamo che l’umorismo sia un ingrediente importante della nostra torta".

Attraverso la musica e i libri testimoniate la vostra fede agli altri. Ma voglio rovesciare la prospettiva e chiedervi cosa ha trasmesso a voi questa esperienza di apostolato attraverso l’espressione artistica.

"Ci ha trasmesso la bellezza ma anche la fatica, sia dell’apostolato che dell’espressione artistica.

A un certo punto, dopo un primo periodo in cui la cosa era nata quasi per scherzo, abbiamo dovuto decidere se proseguire o meno.

Hanno iniziato a chiamarci in giro per l’Italia e al divertimento iniziale si è aggiunta la fatica di un progetto che stava diventando più complicato.

Abbiamo deciso di proseguire, lasciando in parte i nostri lavori, e l’esperienza si è fatta gradualmente più intensa e difficile.

Però bella, viva.

Sia l’apostolato che l’espressione artistica richiedono sacrificio, anche un po’ di follia, ma riempiono la vita".

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Matrimonio, la ricetta impossibile

Matrimonio, la ricetta impossibile

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 06 marzo 2019

"Quanto più un’epoca è immersa nella notte del peccato e della lontananza da Dio,
tanto più c’è bisogno di anime unite a Dio.
E Dio non le lascia mancare.
Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti-santi"
Edith Stein, 'Nel castello dell'anima'

Alzi la mano chi sta vivendo - con profondo turbamento e strisciante pessimismo - quella che appare sempre più “un’epoca immersa nella notte del peccato e della lontananza da Dio”, che sembra travolgere anche la barca di Pietro?

Presente!, lo ammetto. Hai come la sensazione che il furbo e potente Berlicche stia come per vincere la partita e, gongolante, annunciare in pompa magna che Dio è morto e che se anche fosse vivo non c’entra nulla con la nostra vita: proprio gli uomini che si dicon di Dio, con i propri comportamenti scandalosi, sono lì a dimostrarlo.

Poi ti guardi intorno e nella complessa trama di relazioni interpersonali vedi quella “santità della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità”.

Solo duecento chilometri mi separano da due “fuori-classe della santità”, che - per me - hanno il volto di Anita Baldisserotto e Giuseppe Signorin, la marito-moglie band dal nome impronunciabile “Mienmiuaif”.

L’ultima uscita della collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, di Berica Editrice, dal titolo “Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare” è un breviario di santità nella quotidianità che apre il cuore.

Lo scrive anche Costanza Miriano nella prefazione:

“Dovevo dirlo per onestà, e adesso forse la mia prefazione potrebbe non suonarvi affidabilissima, però è l'amore che ci fa conoscere davvero, dice sant'Agostino, quindi anche se li amo posso dire qualcosa di credibile su questo libro. Ecco, io dico che è un prezioso condensato di estetica - cioè la teoria dell'arte -, filosofia, teologia, umorismo, e soprattutto fede. È una specie di mappa per collocarsi nel mondo, c'è dentro tutto, c'è il senso della sofferenza e Netflix e i gatti, i libri e la musica, la Panda e la cheesecake, c'è Alfie e un matrimonio salvato da un'aspirina, le pentole bruciate nascoste e la Messa con le vecchiette, ci sono tecniche di preghiera da combattimento e cotolette e Radio Maria e Radio Deejay, c'è uno che non parla inglese e quasi finisce per confessarsi da un sacerdote americano, e non porta i meggins perché guida la Panda, c'è una che ha una voce d'angelo e fa morire dal ridere e piange molto”.

Il duo di Arzignano si è messo a quattro mani a scrivere le note di una storia d’amore, la loro.

“La vita è una torta ma questo non è un libro che ti insegna a cucinare”, sgombrano il campo Anita e Giuseppe.

E allora, che cos’è?

“Noi vogliamo proporre qualcosa di nuovo e un libro che non ti insegna a cucinare è sicuramente qualcosa di nuovo – proseguono-. Siamo una marito-moglie band con un nome assurdo, una cantante dalla voce angelica e uno pseudo chitarrista che non ci capisce granché di musica ma è molto ostinato e da anni costringe la sua dolce metà a non uscire dal gruppo come John Frusciante. Poi abbiamo un blog, facciamo video, selfie, usiamo i social, suoniamo in giro, la parte maschile del duo sta pure meditando di aprire una scuola di ballo. Oggi tutti vogliono insegnarti a cucinare, ma nessuno usa l'Ingrediente principale. Noi non ti insegniamo a cucinare, ma ti facciamo assaggiare una torta con l'Ingrediente principale. Buon appetito”.

Non è un manuale e neppure un bigino da copiare per essere felici. E’ come una miniera di pepite d’oro da imitare nel rileggere le trame della nostra quotidianità alla luce della Presenza di Dio.

Basta prendere in mano l’indice dei sette capitoli del libro e te rendi conto subito:

  1. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ti racconta come lo pseudo chitarrista dei Mienmiuaif ha abbordato la cantante (Anita)” - pag. 11;
  2. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso affronta questioni estetiche mica da ridere (Giuseppe)” - pag. 45;
  3. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso parla di un sacco di cose a caso che però in qualche modo riguardano l’Ingrediente principale (Mienmiuaif + special guest)” - pag. 67;
  4. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ha un capitolo introspettivo e conclusivo che invece di essere alla fine è adesso (Mienmiuaif)” - pag. 91;
  5. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso è ripieno di cake news (InstaMienmiuaif)” - pag. 97;
  6. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ha una playlist di preghiere da paura come la barba hipster dello pseudo chitarrista (papi, santi, beati, autori sconosciuti, tutta gente in gamba comunque)” - pag. 107;
  7. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ha una ciliegina sulla torta in latino (Mienmiuaif)” - pag. 117.

“La gioia, che fu piccola appariscenza del pagano, è il gigantesco segreto del cristiano”, scriveva G.K. Chesterton nella parte finale di “Orthodoxy”, nel 1908.

Quello che mi colpisce di loro due è l’umorismo con il quale sanno vivere e che cosa c’è di più rassicurante che vedere che davvero si può vivere così?

A scanso di equivoci, l’umorismo cristiano non ha nulla a che spartire con quella comicità che si alimenta degli aspetti bizzarri della vita per divertire e divertirsi in un mondo senza speranza; e nemmeno si avvicina a quell’ironia sagace e sarcastica che prende tutto e tutti per il naso nell’illusione di sopravvivere così ad un destino cinico e baro.

L’umorismo cristiano è libero, ha in sé gli ingredienti per convertire il pessimismo in audacia, il disprezzo in pietà, l’insofferenza dei limiti in feconda accettazione. Questa benefica novità deriva dal fatto che, nell’ottica umoristica, l’esistenza e gli eventi ricevono senso e valore non in se stessi, ma in Dio che “sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere” (Salmi, 102, 14).

L’opposto dell’umorista è il corrucciato. Sprovvisto del senso del relativo, prende tutto sul serio, soprattutto se stesso. Dimentico della sostanziale debolezza umana, non sa compatire: il suo sorriso, quando c’è, è stentato; la sua presenza non suscita né fiducia né simpatia; parla di Dio come di un giudice e di un custode della legge più che di un padre. Quando un suo progetto fallisce o gli vengono meno gli amici, si lascia andare a un’amarezza che gli avvelena l’esistenza. Generalmente angosciato, è anche “pesante” perché carico dei propri punti di vista, dei propri umori, delle proprie disillusioni. Il cristiano che ha il sense of humour, invece, quando cozza contro la disillusione, comprende e sorride: comprende i suoi limiti e sorride del crollo delle sue illusioni. L’intelligenza del relativo lo sposta sul terreno dell’assoluto: può così collocarsi al suo giusto posto, in rapporto a un Altro immensamente più grande di lui, che lo avvolge con benevola Provvidenza.

“Mienmiuaif Cake” è attraversato da questo gusto per la vita.

Un assaggio?

Capitolo 3, pag.na 77: “Offri tutto: Gesù si prende anche la Coca Cola nel bicchiere sbagliato” (Capitolo scritto - escluso l’ultimo paragrafetto a sorpresa – dai Mienmiuaif insieme. Ma la penna rossa da maestrina ce l’aveva solo Anita).

“La scoperta delle scoperte – annotano il duo -. Perché quando le cose non vanno come vorremmo, quindi quasi sempre, ma in certi periodi proprio è un caos pazzesco, comunque possiamo offrire tutto a Dio. (…) Nulla va sprecato, se vissuto con Dio e per Dio. Tutto va in Cielo. Significa che se le cose vanno bene, si ringrazia, ma se le cose non vanno bene, si può ringraziare lo stesso perché si può offrire e Dio trasforma il male in bene. Se teniamo lo sguardo fisso in Alto, anche le cose di quaggiù, persino le peggiori, possono acquisire senso e valore. Noi offriamo tutto, sempre. Una giornata col mal di testa, a letto, che prima di incontrare Dio avremmo visto come sprecata, oggi assume un’altra forma. O come l'altra sera, in pizzeria, quando lo pseudo chitarrista ha versato la Coca Cola nel bicchiere sbagliato, il bicchiere con la candela. Era spenta, non si è nemmeno accorto, non fa parte della sua forma mentis un bicchiere di vetro con dentro una candela, ma la parte femminile del duo, quella arguta, ha visto tutto ed è riuscita a impedire in tempo che il marito mandasse giù pezzettini di cera corrosa da mezza lattina di Coca Cola. Anche cose così, offriamo tutto, Gesù si prende tutto. ‘Sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio’. Ai tempi di san Paolo non c’era la Coca Cola, ma quello che disse agli amici Corinzi, perché non dovrebbe valere anche oggi per le bibite gassate? (…). Offrire tutto per il Paradiso, ecco, questo dà sapore anche alle cose di quaggiù. Sembra un paradosso, ma è quello che abbiamo sperimentato entrambi. Noi cristiani non perdiamo mai, perché quando viviamo una sconfitta, la offriamo come Cristo in croce, e la trasformiamo. Non esiste fallimento vero, per noi, perché quando falliamo, umanamente parlando, possiamo sempre offrire il fallimento. È stupefacente”.

"Chi si consegna senza ritorno al Signore viene da Lui scelto come strumento per costruire il suo regno […] - scrive Edith Stein ne ‘Nel castello dell'anima’-. I testi ufficiali di storia tacciono di queste forze invisibili e incalcolabili. La fiducia del popolo credente e il giudizio della Chiesa, a lungo provato e attentamente ponderato, però le conosce. E il nostro tempo si vede sempre più costretto, quando tutto il resto viene a mancare, a sperare l’ultima salvezza da queste sorgenti nascoste". Quali sono queste sorgenti nascoste? Sono anime in cui "la consegna amorosa, illimitata, a Dio e il reciproco dono divino, l’unione totale e continua, è la massima elevazione del cuore per noi raggiungibile, il più alto grado di preghiera. Le anime che lo hanno raggiunto sono realmente il cuore della Chiesa: in esse vive l’amore sommosacerdotale di Gesù. Con Cristo nascoste in Dio, non possono che irraggiare l’amore divino, di cui sono ricolme, negli altri cuori e così collaborare alla perfezione di tutti all’unità di Dio, che era ed è il grande desiderio di Gesù".

Anita e Giuseppe sono fatti così e lo sanno trasmettere in tutto ciò che scrivono, producono e fabbricano.

E il fatto che in qualche modo impattino con la mia vita mi aiuta non poco ad imparare da loro l’umorismo di Dio che solo ti viene da una familiarità con Cristo.

La familiarità con Cristo da cui nasce l’evidenza della sua parola come unica che dia senso alla vita, come possiamo viverla oggi?

Io conosco un solo modo, il metodo di Cristo, quel metodo che - con fatica e anche dolore - ho imparato a vivere da Don Luigi Giussani:

"Il modo c’è: la compagnia che da Cristo è nata ha investito la storia: è la Chiesa, suo corpo, cioè modalità della sua presenza oggi. È perciò una familiarità quotidiana di impegno nel mistero della sua presenza entro il segno della Chiesa. Di qui può nascere l’evidenza razionale, pienamente ragionevole, che ci fa ripetere con certezza ciò che Lui, unico nella storia dell’umanità disse di sé: Io sono la via, la verità, la vita".

E la Chiesa ha il volto concreto di donne ed uomini che - come Anita e Giuseppe – appartengono a quella lunga schiera della “classe media della santità”.

E’ proprio vero: “Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti-santi”.

Dimenticavo: “Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare” è disponibile in formato cartaceo, ePub e Kindle su Amazon, nel sito di Berica Editrice e nelle principali librerie digitali.

Dimenticavo: “Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare” è disponibile in formato cartaceo, ePub e Kindle su Amazon, nel sito di Berica Editrice e nelle principali librerie digitali.

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I veri ribelli che hanno fatto la storia: i #santi

I veri ribelli che hanno fatto la storia: i #santi

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 04 dicembre 2018

“Underground vol. 1 – Santi Ribelli”: Berica Editrice, collana “UOMOVIVO”Questo primo volume, a cura di Giuseppe Signorin (curatore della collana UOMOVIVO e parte maschile della marito-moglie band Mienmiuaif), raccoglie testi di vario genere e lunghezza sulle vere personalità "underground" della storia: i santi.

Non è un manuale, non è una raccolta agiografica e nemmeno una “vita dei santi”.

Come posso spiegarti che cos’è davvero? 

Mi vengono in mente alcune frasi di Papa Francesco che – forse – mi vengono in soccorso.

La prima frase la prendo in prestito dalla “Gaudete et Exultate”.

"Non pensiamo solo ai santi già beatificati o canonizzati. Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo".

Aggiunge poi: “Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente; in questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno. La santità della porta accanto; la classe media della santità".

Che non significa affatto mediocrità. Il Papa lo mette bene in chiaro:

"Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali".

Questo volume assume questo stile: è un collage di materiale eterogeneo (biografie, saggi, riflessioni, racconti, sogni, prose poetiche, filosofiche). Ci sono santi diversi tra loro per età, provenienza, periodo storico, vocazione.

Alcuni sono canonizzati, altri semplici testimoni.

“Non i soliti scritti agiografici, ma una serie di ritratti, come se fossero degli scatti fotografici in cui ogni autore propone una sua personalissima angolatura”, scrive Giuseppe Signorin nell’introduzione.

La seconda frase che prendo in prestito è un passaggio dell’Udienza Generale del 29 ottobre 2013 che mi è rimasta particolarmente impressa nel cuore.

“La comunione tra le persone sante” – ha detto Papa Francesco in quell’occasione - è una delle verità tra le più consolanti della nostra fede, poiché ci ricorda che non siamo soli ma esiste una comunione di vita tra tutti coloro che appartengono a Cristo. Una comunione che nasce dalla fede, infatti, il termine ‘santi’ si riferisce a coloro che credono nel Signore Gesù e sono incorporati a Lui nella Chiesa mediante il Battesimo. Per questo i primi cristiani erano chiamati anche ‘i santi’”.

Poi aggiunge:

“In questa comunione – comunione che vuol dire ‘comune unione’, tutti uniti, comune unione – in questa comunione siamo una grande famiglia, tutti noi, dove tutti i componenti si aiutano e si sostengono fra loro”.

Non ci salviamo da soli. Abbiamo bisogno di una Presenza che si fa reale, concreta, ora, adesso, qui! Abbiamo bisogno di seguire il metodo che Cristo ha inventato: la Chiesa.

E la Chiesa ha il volto dei santi. 

Sono i “santi” oggi i veri "ribelli", quelli che vanno controcorrente. Come dice San Paolo: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12, 2).

Il volume della Berica Edizioni ha questa consistenza: i volti dei santi che generano volti nuovi, i volti degli autori di questo libro.

Il libro è fatto da più mani, è come costituito dalle mani di donne e uomini che per guardare avanti hanno bisogno di uno sguardo fisso indietro, fisso all’origine di tutto, Cristo.
Cristo che si fa luce potente nei volti dei santi. La stessa logica utilizzata per la scelta dei santi è stata adottata anche nella scelta degli autori: ci sono narratori, giornalisti, saggisti, professori, blogger, giovani alle prime armi con la scrittura.

“I santi parlano a tutti. Chiunque, se innamorato di un santo, ne può parlare. È questo rapporto vivo che il libro cerca di comunicare”, sottolinea Giuseppe Signorin.  E aggiunge: “Le storie dei santi non sono storie vuote, una serie di eventi da memorizzare, ma storie vive che agiscono nelle vite delle persone”.

Troverete così un elenco di autori davvero interessante:

Emanuele Fant, fra Iacopo Iadarola, Emiliano Fumaneri, Paola Belletti, Annalisa Teggi, Paolo Pugni, Gianluigi Veronesi & Lara Tampellini, Maria Rachele Ruiu, Pietro Antonicelli, Simona Amabene, Alessandra Alessandrini, Rachele Bruschi, Emanuele Basso, Edoardo Dantonia, Mirko Ruffoni, Giuseppe Signorin, Gloria Mosca.

Anche che vi scrive ha un “suo santo”, uno al quale deve letteralmente la vita. 

Questo “mio santo” scriveva nel 2002:

“La santità è affermazione dell’impossibilità che l’uomo ha, nella realtà, di compiere anche un solo gesto perfetto, come diceva Ibsen, l’incapacità che l’uomo ha a guardare un solo istante, nella sua vita, come perfetto. La santità non è quindi raggiungimento di una perfezione, ma coscienza vissuta di questa impossibilità di perfezione. Se c’è una cosa che non comprendiamo, moralmente parlando, è la parola ‘santità’. Ma un bacio dato al proprio figlio senza santità è turpe, è mentitore, o disperato!”.

Per questo la santità si sintetizzava per don Luigi Giussani in una sola parola, una domanda, pronunciata dagli uomini di ogni tempo e di ogni latitudine: ‘Vieni!’”.

Frequentare i santi salva davvero la vita. Sono certo – oggi – che la mia vita non sarebbe cambiata sette anni fa’, se non avessi incontrato don Luigi Giussani vent’anni prima.

Tardi ti ho amato, Signore. Ma questa è un’altra storia.

“Underground vol. 1 – Santi Ribelli” lo potete da lunedì 3 dicembre nello shop online di Berica Edizioni (bericaeditrice.it/shop/) e in tutte le principali piattaforme digitali.

Ve lo consiglio di cuore come libretto da meditare in questo periodo di Avvento che ci conduce a fare memoria della nascita di Gesù Cristo.

Una parte del ricavato della vendita di questo libro verrà destinata ad “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, fondazione di diritto pontificio nata nel 1947 per sostenere la Chiesa in tutto il mondo, con particolare attenzione laddove è perseguitata.

 

Il volume termina con una “Preghiera ai santi” che mi sembra riassuma davvero il senso di questo libro:

“O Dio, Padre buono e misericordioso, Ti ringraziamo perchè
in ogni tempo Tu rinnovi e vivifichi la Tua Chiesa, suscitando
nel suo seno i santi: attraverso di essi Tu fai risplendere
la varietà e la ricchezza dei doni del Tuo Spirito
di amore. Noi sappiamo che i santi, deboli e fragili come
noi, hanno capito il vero senso della vita, sono vissuti
nell’eroismo della fede, della speranza e della carità, hanno
imitato perfettamente il Figlio Tuo, ed ora, vicini a Gesù
nella gloria, sono nostri modelli e intercessori. Ti ringraziamo
perché hai voluto che continuasse tra noi e i santi la
comunione di vita nell’unità dello stesso Corpo mistico di
Cristo. Ti chiediamo, o Signore, la grazia e la forza di poter
seguire il cammino che essi ci hanno tracciato, affinché alla
fine della nostra esistenza terrena possiamo giungere con
loro al beatificante possesso della luce e della Tua gloria.
Amen”

Underground vol.1 - Santi ribelli
G. Signorin (a cura di)
Editore: Berica Editrice
Collana: Uomovivo
Data di Pubblicazione: Dicembre 2019
Pagine: 188
Formato brossura: 14,50 Euro
Formato Kindle: 7,00 Euro
Formato E-pub: 7,00 Euro

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“Il Piccolo Principe” in chiave femminista: “La Princesa”

"Il Piccolo Principe" in chiave femminista: "La Princesa"

di Davide Vairani

"L'essenziale è invisibile agli occhi".

Chi non riconosce l'autore di questa frase?

Il protagonista de "Il piccolo principe", l'opera fondamentale di Antoine de Saint-Exupéry con la quale bambini, adolescenti e adulti hanno appreso il valore dell'amicizia e con la quale il suo autore ha dato un messaggio di pace ad un mondo contorto dalle guerre.

E - proprio per questo motivo - una casa editrice spagnola, "Espejos Literarios", ha deciso di farne una "traduzione di genere": "La Principesa".

"Linguaggio inclusivo" e "parità di genere" hanno preso d'assalto uno dei classici della letteratura mondiale che ha incantato milioni di lettori, scritto nel 1945, tradotto in più di 250 lingue e considerata uno dei dieci libri più letti nella storia della letteratura del XX secolo: ora ha il suo clone femminista, dal titolo "La Principesa".

Il clone può essere acquistato su Amazon (per ora solo in lingua spagnola) e si presenta come "un adattamento de 'Il Piccolo Principe'" e mantiene la firma del suo autore.

L'operazione è promossa dal progetto spagnolo "Espejos Literarios", che "si propone di rimodellare i capolavori della letteratura per dare un senso al loro carattere universale".

L'idea di una "traduzione di genere" de "Il Piccolo Principe" viene ad una casa editrice argentina, la "Ethos", progetto che viene subito rilanciato con questo obiettivo:

"Fedele al messaggio veicolato dall'autore, 'La Principesa' è più di una semplice traduzione di genere: è un riscritto attraverso un nuovo universo di personaggi che rispetta l'essenza del lavoro originale, perché per Saint Exupery 'l'essenziale è invisibile agli occhi'", sostengono gli ideatori de "Espejos Literarios".

Espejos Literarios: "¿Qué es Espejos Literarios?"

"È questo il tipo di libri, perpetuatori di stereotipi, che vogliamo che le nostre figlie leggano? E, d'altra parte, vogliamo veramente abbandonare le grandi opere letterarie? La risposta a queste domande ci ha portato a cercare una soluzione di compromesso e sono nati così gli 'Espejos Literarios'" - si legge sul loro sito web.

Una coppia di donne, Julia Bucci e Malena Gagliesi si sono occupate del processo di riadattamento dell'opera.

Mentre Bucci è la responsabile della "traduzione", la Gagliesi ha ridisegnato ogni sequenza del testo, cambiando totalmente le illustrazioni originarie fatte proprio da Antoine de Santin Exupery.

In "La Principesa" troviamo così una aviatrice come protagonista nella sua riscoperta di amore e di amicizia attraverso il suo amico dai capelli viola, in viaggio verso pianeti "in cui i mestieri vengono eseguite allo stesso modo da uomini e donne e dove gli animali ricevono un trattamento più amichevole rispetto al lavoro originale".

Quindi, in questa versione femminista, il serpente non mangia l'elefante, ma inghiotte un vulcano. E l'equità di genere viene applicata alla lettera: la storia mantiene "una parità del 60% e del 40% nei personaggi femminili e maschili".

Secondo gli autori, nei libri rivisti e corretti in questa maniera, le "persone appartenenti a gruppi tradizionalmente discriminati possono vedere la loro realtà riflessa senza dover rinunciare ai gioielli letterari, possono identificarsi più facilmente con i personaggi principali per vivere le loro avventure e delusioni e, in breve, costruiscono una visione del mondo più ampia e più inclusiva di quella che troviamo attualmente nelle nostre società".

Anche la rosa che ha affascinato "Il piccolo principe" scompare ne "La Principesa": il suo contrappunto maschile diventa un garofano di spine, qualcosa di eccezionale.

Che tristezza. Altro che furia iconoclasta!

L'iconoclasmo (dal greco εἰκών - eikòn, "immagine" e κλάω - kláō,"rompo") fu un movimento di carattere religioso sviluppatosi nell'impero bizantino intorno alla prima metà del secolo VIII.

La base dottrinale di questo movimento fu l'affermazione che la venerazione delle icone spesso sfociasse in una forma di idolatria, detta "iconodulia".

Questa convinzione provocò non solo un duro confronto dottrinario, ma anche la distruzione materiale di un gran numero di rappresentazioni religiose, compresi i capolavori artistici.

Qui c'è qualcosa di più.

La sola idea di voler sottoporre a censura tutti i libri della storia della letteratura mondiale, in nome di un curioso concetto di "parità di genere" e "linguaggio inclusivo", per riscriverli dalla A alla Z, è inquietante e perverso.

Come se si potesse tirare una riga alla Storia, alla Letteratura, alle Arti e Scienze, alla Religione e riscrivere tutto d'accapo.

Una furia etico-moralista per la quale tutto debba essere scritto, detto, fatto e pensato nel nome del dio egualitario. Un dio dove tutti devono essere neutri, per non discriminare nessuno, eliminando ogni differenza. Un mondo fatto solo di esseri uguali tra loro, identici in tutto e per tutto; fatto di esseri disegnati a piacimento, dove i colori, le emozioni, le sensazioni devono avere il sapore dettato dall' omologazione del Potere di turno.

Un mondo nel quale i libri sono riscritti e rivisti da una censura omologatrice.

"La Princesa" è uno di questi libri di questo mondo nel quale le differenze devono sparire per non discriminare.