Posted in #Catholicon cristianofobia

Uccisi per il nome di Gesù

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Se scandisco il nome di Thérèse Deshade Kapangala, vi dice qualcosa?

Probabilmente no, come lo è stato per me fino a prima di scorrere uno ad uno l’elenco dei missionari uccisi nell’anno 2018 redatto dall’Agenzia Fides.

Una ragazza di 24 anni che aveva deciso di iniziare la strada della vita religiosa nella Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia di Bergamo. Invece è morta il 21 gennaio 2018, crivellata dai proiettili sparati delle forze di polizia fuori dalla chiesa di San Francesco di Sales a Kintambo, un comune a Nord Est di Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo.


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Asia#Bibi: non vogliono farla uscire dal Pakistan

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Asia #Bibi non può lasciare il Pakistan a causa di una revisione pendente del suo processo in tribunale.

Il governo del premier Imran Khan continua a mostrare tutta la sua debolezza politica nel tenere fede ai negoziati condotti con i fondamentalisti islamici di Tehreek-i-Labbaik.

Scende in campo il ministro degli Esteri, Shah Mehmood Qureshi, per ribadire pubblicamente che Asia Bibi non si muoverà dal Pakistan fino a quando non sarà completata la fase di revisione del suo caso dinanzi al Tribunale.

“Lei è qui. Si sta valutando una petizione di revisione, quindi, come può uscire dal Pakistan?”, ha detto Qureshi parlando ai giornalisti mercoledì, secondo quanto riportato dal quotidiano “Dawn” “Aasia cannot leave Pakistan due to pending review: Qureshi”, 15 novembre 2018.

“Non c’è polemica, lei è qui”, ha ribadito Qureshi.

Qari Salam, il denunciante nel caso Asia, aveva presentato la petizione di revisione contro il giudizio della Corte Suprema pakistana.

Reema Omar, consigliere legale della Commissione internazionale dei giuristi, ha dichiarato: “Asia Bibi è una persona libera e, secondo la legge pakistana, la sua libertà di movimento non può essere limitata. La lettura da parte del Ministero degli Esteri di come una petizione di revisione influisce sul godimento dei diritti fondamentali è proibitiva e opprimente”.

Un certo numero di paesi ha chiesto l’asilo per l’asilo.

Il ministro degli esteri canadese Chrystia Freeland aveva parlato con il ministro Qureshi sulla questione all’inizio di questa settimana.

Il primo ministro canadese Justin Trudeau  – in un’intervista con AFP – ha dichiarato: “Stiamo discutendo con il governo pakistano”.

Ha inoltre affermato che “c’è un delicato contesto interno che rispettiamo ed è per questo che non voglio più dire nulla, ma ricorderò ai cittadini che il Canada è un paese accogliente”, suggerendo che l’asilo politico era stato offerto ad Asia.

Di tutt’altra opinione il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani:

“Ieri ho parlato con il premier pachistano e sono ottimista, mi ha garantito che Asia Bibi è libera ed è protetta e anche la sua famiglia, dunque mi reputo ottimista sul suo futuro”.

Conversando con i giornalisti oggi a Strasburgo, ha aggiunto: “Con il premier pachistano ho anche parlato del rispetto dei diritti dei credenti in tutto il mondo” e “che si devono rispettare tutte le religioni nel mondo interno. Lo si deve fare sia da noi, sia nei Paesi musulmani”.

In un’intervista al “Corriere della Sera” il presidente dell’Eurocamera ha precisato che sul caso Asia Bibi “si sta lavorando a tutti i livelli diplomatici per portarla in Europa, non appena si concluderà l’iter giudiziario”, precisando che “bisogna proteggere la vita sua e della sua famiglia, oggi ancora in pericolo”.

Secondo Tajani “dovrà essere un Paese sicuro, dove sia al riparo anche da eventuali estremisti religiosi”.

Quid est veritas?


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Posted in #Actuality #AsiaBibi

Ashiq Masih implora:’Italia, aiutaci’

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“Faccio appello al Governo italiano affinché aiuti me e la mia famiglia ad uscire dal Pakistan”.

È il drammatico appello al telefono con Aiuto alla Chiesa che Soffre di Ashiq Masih, marito di Asia Bibi.

Mentre la donna resta ancora in carcere in attesa della registrazione della sentenza di assoluzione, la famiglia vive nella paura.

Le proteste dei fondamentalisti, che continuano a chiedere che Asia venga giustiziata, hanno costretto i familiari della donna a rimanere chiusi in casa in un luogo sicuro.

Nei giorni scorsi anche l’avvocato difensore di Asia, Saif ul-Malook è stato costretto ad andare all’estero.

“Siamo estremamente preoccupati perché la nostra vita in pericolo – dichiara l’uomo ad ACS – Non abbiamo neanche più da mangiare perché non possiamo uscire a comprarlo”.

Ashiq chiede dunque asilo al governo italiano e soprattutto un aiuto a lasciare il Paese.

Al contempo l’uomo invita i media e la comunità internazionale a mantenere alta l’attenzione sul caso di Asia.

“È stata proprio questa attenzione a tenerla in vita finora. E ringrazio in particolare Aiuto alla Chiesa che Soffre che, invitandoci al proprio evento del Colosseo rosso, ci ha offerto l’opportunità di parlare al mondo”.


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Essere cristiani in Pakistan: lo sguardo di Zarish Neno

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In queste settimane di apprensione per la sorte di Asia #Bibi, molti di noi hanno avuto l’opportunità di incontrare sul suo profilo facebook Zarish Neno, trentunenne attivista cattolica pakistana, che sta vivendo in prima persona questa difficile situazione nel suo paese.

Una ragazza che vive in una piccola comunità, operatrice in un centro educativo per bambini poveri a Faisalabad, il “Jeremiah Education Centre”.

Attraverso il suo sguardo, quanto sta accadendo in Pakistan ai cristiani acquista più realtà, perchè non rimane una notizia tra le tante, diventa carne.

Il suo sguardo di testimonianza a rischio della vita – come per tutte le donne e gli uomini cristiani del Pakistan – ci mette in discussione e ci aiuta (almeno, a me, moltissimo) a dare ogni giorno una risposta alla domanda: “Chi sto testimoniando nella mia vita?”.

Per questo motivo, mi piace allargare una finestra sul Pakistan, diffondendo i suoi post su facebook, le interviste che ha rilasciato (vedi i link sotto) …


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Posted in #AsiaBibi #PadreMaccalli

In Niger continua l’olocausto dei cristiani

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In questo giorno di gioia per la liberazione di Asia #Bibi dopo 3.420 giorni di carcere per una falsa accusa di “blasfemia”, la mente e il cuore non possono non fare memoria di quanto sta accadendo in Nigeria ai cristiani.

Notizia lanciata dalle agenzie di stampa proprio ieri: cinque suore missionarie sono state rapite in Nigeria, nello Stato del Delta. Secondo l’agenzia vaticana Fides, il 25 ottobre alcuni uomini armati hanno intercettato il veicolo delle religiose che tornava da un funerale presso Agbor, 25 miglia a ovest di Issele-Uku.

I banditi hanno sparato alcuni colpi d’arma da fuoco per fermare la vettura delle suore e almeno due suore sono state raggiunte alle gambe dai proiettili. I banditi si sono quindi allontanati portando con loro cinque religiose.

Contattato dalla stampa locale un sacerdote della diocesi di Issele-Uku, ha dichiarato: “Pregate per il rilascio delle cinque suore catturate ad Agbor, e per le due altre sorelle che erano nello stesso veicolo che sono state colpite alle gambe”.

Il rapimento è solo l’ultimo di una serie di episodi che da tempo si verificano in Nigeria.

Un sacerdote della stessa diocesi delle suore rapite, quella di Issele-Uku, è stato rapito due volte. Dopo un primo sequestro nel 2017, padre Andrew Anah, parroco della chiesa del Sacro Cuore di Obomkpa, era stato infatti rapito per la seconda volta il 5 giugno scorso per poi essere rilasciato ai primi di luglio.

E poi c’è Padre Gigi #Maccalli: da 45 giorni rapito e del quale non ci sono ad oggi notizie certe.

Padre #Maccalli, classe 1961 ed originario della parrocchia di Madignano(CR), missionario della Società Missioni Africane(SMA), è stato rapito nella sua missione di Bomoanga, in Niger, nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2018. Al momento del rapimento con il sacerdote pare ci fosse un suo confratello indiano che però sarebbe riuscito a fuggire. A dare la notizia sarebbe stato un prete lodigiano, amico di Padre Maccalli, che opera nella stessa zona.

Secondo l’Agenzia Fides, da qualche mese la zona del Niger dove opera padre Gigi

“si trova in stato di urgenza a causa della presenza di terroristi provenienti dal Mali e il Burkina Faso. La Missione Cattolica dei Padri SMA si trova alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey. Il popolo Gourmancé è interamente dedito alla agricoltura e stimato in questa regione attorno a 30 mila abitanti.

La Missione è presente dagli anni ’90, e i villaggi visitati dai missionari sono più di 20, di cui 12 con piccole comunità cristiane, distanti dalla missione anche oltre 60 km.

La Chiesa cattolica in Niger sostiene fortemente che attraverso le opere sociali cresca il Regno di Dio ed è per questo che la Missione di Bomoanga ha un programma di impegno di Promozione Umana e di Sviluppo attraverso le sue cellule di base chiamate CSD (Comité de Solidarité et Developpement).

La povertà è strutturale, i problemi di salute e igiene sono enormi, l’analfabetismo diffuso e la carenza di acqua e di strutture scolastiche ingenti.

La mancanza di strade e di altre vie di comunicazione, anche telefoniche rendono la zona isolata e dimenticata”.

Nella diocesi di Niamey (una delle due del paese) ci sono 37 preti e 69 religiose, più qualche fratello e alcune laiche consacrate. Le parrocchie sono in città e in zona rurale.

La zona attualmente più aperta all’evangelizzazione è quella Gourmanché, al confine col Burkina Faso, la zone dove Padre Gigi è stato rapito. Esistono vari movimenti ecclesiali diocesani e parrocchiali per ragazzi, giovani e famiglie.

La presenza di cristiani cattolici nel Paese non arriva a 50 mila persone. La maggior parte di loro sono stranieri immigrati dal Togo, Benin, Burkina Faso, Nigeria. La particolarità della pastorale, almeno finora, è stata quella “della stuoia”, cioè di stare con la gente, accompagnandone il cammino senza mire proselitistiche. Vi sono parecchie opere sociali gestite dalla Chiesa: scuole, cliniche mediche, Caritas, che offrono una testimonianza di serietà ed apertura.

La Nigeria, ufficialmente Repubblica Federale della Nigeria, è il più popoloso del continente africano. Confina con il Benin ad ovest, il Ciad e il Camerun ad est, il Niger a nord; si affaccia sull’Oceano Atlantico nel Golfo di Guinea. Settimo Stato al mondo per popolazione, è formalmente una repubblica costituzionale di tipo federale che comprende 36 stati.

Dal punto di vista religioso la popolazione si divide in parti uguali tra cristiani e musulmani.

I dirigenti della Chiesa in Nigeria hanno affermato negli scorsi mesi che i cristiani stanno subendo un “genocidio puro” dato che, da gennaio 2018, almeno 6.000 persone (in maggioranza donne e bambini) sono state uccise dai jihadisti di Boko Haram e dai pastori islamici Fulani.

L’esecutivo del presidente musulmano Muhammadu Buhari è accusato da anni di non proteggere volontariamente i cristiani della fascia centrale della Nigeria per favorire i pastori fulani.

Secondo il National Christian Elders Forum, “il cristianesimo in Nigeria è vicino all’estinzione. Realisticamente parlando, possiamo dire che i cristiani rischiano di sparire nei prossimi 25 anni, da qui al 2048. Potremmo essere noi l’ultima generazione di cristiani del paese se non cambieranno le cose. Centinaia di persone vengono uccise ogni giorno, mentre la sharia cresce sempre di più”.

Molti vescovi cattolici hanno parlato negli ultimi mesi di un tentativo di “islamizzare la Middle Belt nigeriana”, mentre gli attacchi non sembrano diminuire.

E l’Unione Europea tace.

Tacciono gli Stati Uniti.

Tace la Russia.


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Asia #Bibi: finalmente libera!!

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Asia #Bibi è finalmente libera: 3.240 giorni di carcere ingiusto e ingiustificato.

Oggi 31 ottobre, alle 9,20 del mattino (le 5.20 in Italia), la Corte Suprema del Pakistan ha dichiarato innocente la donna cristiana arrestata nel 2009 e condannata a morte nel 2010 per presunta blasfemia, ordinandone il rilascio immediato.

Un fremito di commozione attraversa la sua famiglia (il marito Ashiq e cinque figli) e la comunità cristiana tutta, che ha atteso con ansia la sospirata fine di una vicenda durata quasi un decennio.

“Siamo felicissimi. Il Signore ha ascoltato le preghiere di Asia di tutti coloro che le sono stati vicini. Oggi è un giorno bellissimo, che ricorderemo per tutta la vita. La giustizia ha trionfato e una innocente è finalmente libera”, commenta a caldo a Vatican Insider Joseph Nadeem, l’uomo che in tutti questi anni ha garantito, grazie alla Renaissance Education Foundation che guida a Lahore, istruzione e ospitalità alla famiglia di Asia Bibi.

Ora che Asia Bibi è libera e il suo martirio è finito, e nella speranza che i giudici abbiano atteso un mese a comunicare il verdetto per dare il tempo di predisporre tutto per la sua fuga dal Pakistan, dove non può più restare visto che sulla sua testa pende ancora una taglia da 500 mila rupie (10 mila dollari), non si può dimenticare che il martirio è stato consapevolmente scelto da Asia Bibi.

Scrisse la donna in una lettera datata dicembre 2012:

“Un giudice, l’onorevole Naveed Iqbal, un giorno è entrato nel­la mia cella e, dopo avermi condannata a una morte orribile, mi ha of­ferto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all’islam.

Io l’ho ringraziato di cuore per la sua proposta, ma gli ho risposto con tutta one­stà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musul­mana.

‘Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto –.

Credo in Dio e nel suo grande amore.

Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui’”.

Il verdetto è stato accolto in una Islamabad in stato di massima allerta.


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“Chi salverà Asia #BIbi?” Certo non i laiconi di casa nostra

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“Chi salverà Asia #Bibi?”. Non certamente i laicisti di casa nostra.

Confesso di avere avuto un briciolo di felice sorpresa nel leggere in bella vista sul “Corriere della Sera” questo titolo: “Asia Bibi e la vita appesa a un filo nel Paese dove il peccato è reato”“Finalmente se ne parla! – ho pensato tra me. Ma più ne leggevo il contenuto e più la sorpresa speranzosa se ne è andata così come è venuta.

Il pezzo – a firma Luigi Manconi – non fa che confermarmi quanto sia sempre più diffusa una sorta di “cristianofobia”, soprattutto tra i laici più laicisti dei sanculotti francesi.

Strana sorte per i cristiani nel mondo contemporaneo. Da una parte perseguitati e martirizzati a causa della fede in Cristo – come nemmeno ai tempi delle prime comunità -, soprattutto nei Paesi a maggioranza islamica; dall’altra, nel Vecchio Continente che si imbarazza a riconoscere la proprie radici nel giudaismo e nel cristianesimo, non vengono ne difesi ne tanto meno tutelati. Tutelati nel senso laico delle garanzie civili di libertà di religione e di professione.

“Quella di Asia Bibi è molto più di una semplice vicenda giudiziaria. E ciò non solo per la gravità del possibile esito, ma anche per la violenza dello scontro contenuto e deformato in questo caso. Com’è stato possibile che il contrasto tra alcune donne, in un campo nella provincia più remota di un paese lontano, sia diventato il simbolo e il centro stesso di un conflitto a livello mondiale, che ha coinvolto opinioni pubbliche e governi, papa Bergoglio e diplomazie internazionali? (…)

Infine, in questa vicenda atrocemente paradigmatica, il tema del peccato e del reato (meglio: del peccato trasformato in reato) è rappresentato dalla blasfemia. Fattispecie tanto sottile da rischiare l’evanescenza. Eppure da tale vischiosa labilità può derivare la durezza materiale e corposa di una sequenza di esecuzioni capitali: come se un’antica e cruenta disputa teologica continuasse nei secoli a sanguinare. A paradossale conferma di ciò, e sottraendoci tuttavia a qualsiasi suggestione di indebite assimilazioni e di artificiose affinità, si può notare che in tutt’altra parte del mondo e in tutt’altra cultura la richiesta di perseguire la blasfemia e la ‘diffamazione di Dio’ trova i suoi sostenitori. Come quei gruppi del tradizionalismo cattolico che, nel 2012, si appellarono al magistero di Benedetto XVI”.

Non so francamente a quali “gruppi del tradizionalismo cattolico” si riferisca Manconi e tanto meno a quale diatriba faccia riferimento. Resta il fatto – caro Manconi – che aldilà delle posizioni individuali di questo o quel cattolico, il cattolicesimo sa bene distinguere “peccato” da “reato”, o meglio ancora, a nessun cattolico verrebbe in mente di invocare uno stato teocratico nel quale la legge di Dio diventi la legge degli uomini. Il cristianesimo è altra roba, Manconi, fattene una ragione.

E te lo dico preoccupato due volte, dato che dal 2 febbraio 2018 sei coordinatore dell’UNAR, l’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni istituito all’interno del Dipartimento per le pari opportunità.

Passione per i perseguitati. Tutti, tranne che per i cristiani come Asia #Bibi.


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Posted in #AsiaBibi #Moments of life

Un milione di bambini recita il Rosario anche per Asia #Bibi

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Oggi, 18 ottobre, Aiuto alla Chiesa che Soffre invita, come ogni anno dal 2005, i bambini di tutto il mondo a recitare il rosario per la pace e l’unità.

Quest’anno, tuttavia, la Fondazione pontificia decide di estendere l’intenzione di preghiera anche in favore di Asia #Bibi, la donna cattolica condannata a morte per blasfemia, la cui vita è tuttora in pericolo giacché la Corte Suprema del Pakistan non ha reso noto se sarà o meno assolta.

Nei giorni scorsi il marito di Asia, Ashiq, e la figlia minore Eisham sono stati ospiti di Acs nel Regno Unito, dove la ragazza ha lanciato un accorato appello:

“Vi prego, pregate per mia madre! Ora ha bisogno di tutte le vostre preghiere”.

La Fondazione pontificia non ha potuto, né voluto, rimanere insensibile ad un simile appello, peraltro rivolto proprio alla comunità dei benefattori di Acs da una ragazza di 19 anni che da quasi 10 anni non vede sua madre.

Informata dell’iniziativa, la famiglia di Asia ha espresso la propria gratitudine e assicurato che si unirà in preghiera.

“Un milione di bambini recita il rosario per la pace e l’unità” – che coinvolge ogni anno bambini in 80 Paesi al mondo – estenderà le proprie preghiere ad una martire cristiana dei nostri giorni come Asia Bibi, che pur di non rinnegare la propria fede cristiana – come le è più volte stato chiesto – ha preferito rimanere in carcere a rischio della vita.

Già la scorsa domenica Acs ha lanciato attraverso i suoi profili social la campagna #UnaPreghieraPerAsia chiedendo ai cattolici italiani di pregare per Asia Bibi durante la messa domenicale.

Oggi rinnova questo appello a tutti i bambini, ma anche a tutti gli adulti, nella convinzione che le nostre preghiere possano aiutare Asia a tornare finalmente libera.


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