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Libro-torta anticipa il disco-torta

LIBRO-TORTA ANTICIPA IL DISCO-TORTA

di Andreas Hofer

#LaCroce quotidiano, 06 marzo 2019

Giuseppe, dopo le “Lettere a una moglie” hai pensato bene di scrivere direttamente un libro “con” la moglie. Come è nata questa idea?

"Ovviamente è tutta colpa di Anita, insisteva da tempo che scrivessi qualcosa perché si capissero meglio il nostro progetto e le nostre canzoni. Le donne sanno essere molto insistenti...

Alla fine l’ho fregata, ho accettato, ma le ho detto che però doveva scrivere anche lei, non solo io. Il libro è stata un’ottima occasione per litigare meglio, non bastavano i litigi alla base delle canzoni.

Il discorso della torta, invece, è venuto fuori guardando le classifiche di libri su Amazon: era pieno di libri di cucina. E motivazionali.

Insomma, tutti a dare ricette, per cucinare e per vivere, ma quasi nessuno che usa l’Ingrediente principale...

Così abbiamo pensato di confezionare un libro-torta che non dà ricette ma racconta di come l’Ingrediente principale possa cambiare l’esistenza delle persone. L’Ingrediente principale che per noi è Dio".

Un ingrediente che ai Mienmiuaif piace unire a tante altre cose creative. Alla musica ad esempio. Non è che per caso avete altri progetti musicali in ballo?

"Il libro torta in effetti anticipa di qualche mese il disco torta, che avrà lo stesso titolo,Mienmiuaif Cake”, e la copertina con la grafica uguale ma a colori invertiti.

Una raccolta di canzoni scritte e pubblicate chitarra e voce sui social in questi anni, riarrangiate e registrate in studio, più alcuni inediti e una sorpresa insieme ai Reale, una super band di christian music con cui abbiamo molto legato.

Un disco torta con tanti ingredienti e gusti diversi, un progetto a cui stiamo lavorando da tempo perché sia professionale e ben fatto sotto tutti i punti di vista, per essere al livello delle altre produzioni di oggi, motivo per cui sta per partire una raccolta fondi che ci servirà per raccogliere le risorse utili a portare a termine il tutto nel migliore dei modi.

Ci servono tante preghiere e aiuti concreti per portare avanti il nostro progetto e riuscire a comunicare certi temi anche fuori dai nostri ambiti".

"Mienmiuaif Cake": ne scriviamo qui:

Mi ami anche di notte – Mienmiuaif (Mia moglie ed io)

Mi pare di capire che con questo secondo album ci saranno delle novità sul piano dello stile musicale. Potete darci qualche anticipazione?

"Ci siamo divertiti a spaziare attraverso diversi generi, sempre un po’ a modo nostro ovviamente, e con l’aiuto di Federico Lopez per gli arrangiamenti, con cui abbiamo registrato anche 'Quando saremo piccoli'.

In particolare ci sarà un pezzo di apertura dell’album funk hip hop, non senza ironia... e qualche incursione nei territori dell’elettronica".

Quali sono i vostri riferimenti, musicali e spirituali?

"Ascoltiamo e leggiamo un po’ di tutto, comunque ad Anita piace molto una cantante di nome Lianne La Havas, poi legge i libri di Maria Valtorta e segue un po’ di youtuber cristiane americane...

Io vado matto per Brother Isaiah (in particolare l’ultimo videoclip 'Struggler'), il filosofo Hadjadj, Chesterton, Guareschi, Ratzinger.

A entrambi piacciono i film di Cotelo e ovviamente i libri di Costanza Miriano. E tanto altro, grazie a Dio c’è tanta bellezza in giro, nonostante un contesto culturale generale non esaltante per un cristiano...

Poi santa Teresina, di cui parliamo parecchio nel libro, e siamo legati in maniera speciale a Medjugorje e alle Monache del Cuore Immacolato, monache benedettine con cui c’è una bella affinità spirituale".

Quando saremo piccoli – Mienmiuaif (Mia moglie ed io)

Travolgimi · Reale

Un altro ingrediente a cui non rinunciate mai è l’umorismo, un tratto che del resto accomuna tanti dei riferimenti dei Mienmiuaif. Un’altra scelta controcorrente, se pensiamo al panorama musicale di oggi.

"Sì, in particolare in una coppia, se non c’è una buona dose di umorismo, è dura...

Anita per esempio dopo le 22 disattiva la modalità humour e comunica con me solo letteralmente, sono i momenti più duri della giornata.

Lo humour ci sta anche nella musica, prendersi troppo sul serio è pericoloso.

Non siamo una band 'comica', però riteniamo che l’umorismo sia un ingrediente importante della nostra torta".

Attraverso la musica e i libri testimoniate la vostra fede agli altri. Ma voglio rovesciare la prospettiva e chiedervi cosa ha trasmesso a voi questa esperienza di apostolato attraverso l’espressione artistica.

"Ci ha trasmesso la bellezza ma anche la fatica, sia dell’apostolato che dell’espressione artistica.

A un certo punto, dopo un primo periodo in cui la cosa era nata quasi per scherzo, abbiamo dovuto decidere se proseguire o meno.

Hanno iniziato a chiamarci in giro per l’Italia e al divertimento iniziale si è aggiunta la fatica di un progetto che stava diventando più complicato.

Abbiamo deciso di proseguire, lasciando in parte i nostri lavori, e l’esperienza si è fatta gradualmente più intensa e difficile.

Però bella, viva.

Sia l’apostolato che l’espressione artistica richiedono sacrificio, anche un po’ di follia, ma riempiono la vita".

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Matrimonio, la ricetta impossibile

Matrimonio, la ricetta impossibile

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 06 marzo 2019

"Quanto più un’epoca è immersa nella notte del peccato e della lontananza da Dio,
tanto più c’è bisogno di anime unite a Dio.
E Dio non le lascia mancare.
Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti-santi"
Edith Stein, 'Nel castello dell'anima'

Alzi la mano chi sta vivendo - con profondo turbamento e strisciante pessimismo - quella che appare sempre più “un’epoca immersa nella notte del peccato e della lontananza da Dio”, che sembra travolgere anche la barca di Pietro?

Presente!, lo ammetto. Hai come la sensazione che il furbo e potente Berlicche stia come per vincere la partita e, gongolante, annunciare in pompa magna che Dio è morto e che se anche fosse vivo non c’entra nulla con la nostra vita: proprio gli uomini che si dicon di Dio, con i propri comportamenti scandalosi, sono lì a dimostrarlo.

Poi ti guardi intorno e nella complessa trama di relazioni interpersonali vedi quella “santità della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità”.

Solo duecento chilometri mi separano da due “fuori-classe della santità”, che - per me - hanno il volto di Anita Baldisserotto e Giuseppe Signorin, la marito-moglie band dal nome impronunciabile “Mienmiuaif”.

L’ultima uscita della collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, di Berica Editrice, dal titolo “Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare” è un breviario di santità nella quotidianità che apre il cuore.

Lo scrive anche Costanza Miriano nella prefazione:

“Dovevo dirlo per onestà, e adesso forse la mia prefazione potrebbe non suonarvi affidabilissima, però è l'amore che ci fa conoscere davvero, dice sant'Agostino, quindi anche se li amo posso dire qualcosa di credibile su questo libro. Ecco, io dico che è un prezioso condensato di estetica - cioè la teoria dell'arte -, filosofia, teologia, umorismo, e soprattutto fede. È una specie di mappa per collocarsi nel mondo, c'è dentro tutto, c'è il senso della sofferenza e Netflix e i gatti, i libri e la musica, la Panda e la cheesecake, c'è Alfie e un matrimonio salvato da un'aspirina, le pentole bruciate nascoste e la Messa con le vecchiette, ci sono tecniche di preghiera da combattimento e cotolette e Radio Maria e Radio Deejay, c'è uno che non parla inglese e quasi finisce per confessarsi da un sacerdote americano, e non porta i meggins perché guida la Panda, c'è una che ha una voce d'angelo e fa morire dal ridere e piange molto”.

Il duo di Arzignano si è messo a quattro mani a scrivere le note di una storia d’amore, la loro.

“La vita è una torta ma questo non è un libro che ti insegna a cucinare”, sgombrano il campo Anita e Giuseppe.

E allora, che cos’è?

“Noi vogliamo proporre qualcosa di nuovo e un libro che non ti insegna a cucinare è sicuramente qualcosa di nuovo – proseguono-. Siamo una marito-moglie band con un nome assurdo, una cantante dalla voce angelica e uno pseudo chitarrista che non ci capisce granché di musica ma è molto ostinato e da anni costringe la sua dolce metà a non uscire dal gruppo come John Frusciante. Poi abbiamo un blog, facciamo video, selfie, usiamo i social, suoniamo in giro, la parte maschile del duo sta pure meditando di aprire una scuola di ballo. Oggi tutti vogliono insegnarti a cucinare, ma nessuno usa l'Ingrediente principale. Noi non ti insegniamo a cucinare, ma ti facciamo assaggiare una torta con l'Ingrediente principale. Buon appetito”.

Non è un manuale e neppure un bigino da copiare per essere felici. E’ come una miniera di pepite d’oro da imitare nel rileggere le trame della nostra quotidianità alla luce della Presenza di Dio.

Basta prendere in mano l’indice dei sette capitoli del libro e te rendi conto subito:

  1. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ti racconta come lo pseudo chitarrista dei Mienmiuaif ha abbordato la cantante (Anita)” - pag. 11;
  2. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso affronta questioni estetiche mica da ridere (Giuseppe)” - pag. 45;
  3. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso parla di un sacco di cose a caso che però in qualche modo riguardano l’Ingrediente principale (Mienmiuaif + special guest)” - pag. 67;
  4. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ha un capitolo introspettivo e conclusivo che invece di essere alla fine è adesso (Mienmiuaif)” - pag. 91;
  5. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso è ripieno di cake news (InstaMienmiuaif)” - pag. 97;
  6. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ha una playlist di preghiere da paura come la barba hipster dello pseudo chitarrista (papi, santi, beati, autori sconosciuti, tutta gente in gamba comunque)” - pag. 107;
  7. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ha una ciliegina sulla torta in latino (Mienmiuaif)” - pag. 117.

“La gioia, che fu piccola appariscenza del pagano, è il gigantesco segreto del cristiano”, scriveva G.K. Chesterton nella parte finale di “Orthodoxy”, nel 1908.

Quello che mi colpisce di loro due è l’umorismo con il quale sanno vivere e che cosa c’è di più rassicurante che vedere che davvero si può vivere così?

A scanso di equivoci, l’umorismo cristiano non ha nulla a che spartire con quella comicità che si alimenta degli aspetti bizzarri della vita per divertire e divertirsi in un mondo senza speranza; e nemmeno si avvicina a quell’ironia sagace e sarcastica che prende tutto e tutti per il naso nell’illusione di sopravvivere così ad un destino cinico e baro.

L’umorismo cristiano è libero, ha in sé gli ingredienti per convertire il pessimismo in audacia, il disprezzo in pietà, l’insofferenza dei limiti in feconda accettazione. Questa benefica novità deriva dal fatto che, nell’ottica umoristica, l’esistenza e gli eventi ricevono senso e valore non in se stessi, ma in Dio che “sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere” (Salmi, 102, 14).

L’opposto dell’umorista è il corrucciato. Sprovvisto del senso del relativo, prende tutto sul serio, soprattutto se stesso. Dimentico della sostanziale debolezza umana, non sa compatire: il suo sorriso, quando c’è, è stentato; la sua presenza non suscita né fiducia né simpatia; parla di Dio come di un giudice e di un custode della legge più che di un padre. Quando un suo progetto fallisce o gli vengono meno gli amici, si lascia andare a un’amarezza che gli avvelena l’esistenza. Generalmente angosciato, è anche “pesante” perché carico dei propri punti di vista, dei propri umori, delle proprie disillusioni. Il cristiano che ha il sense of humour, invece, quando cozza contro la disillusione, comprende e sorride: comprende i suoi limiti e sorride del crollo delle sue illusioni. L’intelligenza del relativo lo sposta sul terreno dell’assoluto: può così collocarsi al suo giusto posto, in rapporto a un Altro immensamente più grande di lui, che lo avvolge con benevola Provvidenza.

“Mienmiuaif Cake” è attraversato da questo gusto per la vita.

Un assaggio?

Capitolo 3, pag.na 77: “Offri tutto: Gesù si prende anche la Coca Cola nel bicchiere sbagliato” (Capitolo scritto - escluso l’ultimo paragrafetto a sorpresa – dai Mienmiuaif insieme. Ma la penna rossa da maestrina ce l’aveva solo Anita).

“La scoperta delle scoperte – annotano il duo -. Perché quando le cose non vanno come vorremmo, quindi quasi sempre, ma in certi periodi proprio è un caos pazzesco, comunque possiamo offrire tutto a Dio. (…) Nulla va sprecato, se vissuto con Dio e per Dio. Tutto va in Cielo. Significa che se le cose vanno bene, si ringrazia, ma se le cose non vanno bene, si può ringraziare lo stesso perché si può offrire e Dio trasforma il male in bene. Se teniamo lo sguardo fisso in Alto, anche le cose di quaggiù, persino le peggiori, possono acquisire senso e valore. Noi offriamo tutto, sempre. Una giornata col mal di testa, a letto, che prima di incontrare Dio avremmo visto come sprecata, oggi assume un’altra forma. O come l'altra sera, in pizzeria, quando lo pseudo chitarrista ha versato la Coca Cola nel bicchiere sbagliato, il bicchiere con la candela. Era spenta, non si è nemmeno accorto, non fa parte della sua forma mentis un bicchiere di vetro con dentro una candela, ma la parte femminile del duo, quella arguta, ha visto tutto ed è riuscita a impedire in tempo che il marito mandasse giù pezzettini di cera corrosa da mezza lattina di Coca Cola. Anche cose così, offriamo tutto, Gesù si prende tutto. ‘Sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio’. Ai tempi di san Paolo non c’era la Coca Cola, ma quello che disse agli amici Corinzi, perché non dovrebbe valere anche oggi per le bibite gassate? (…). Offrire tutto per il Paradiso, ecco, questo dà sapore anche alle cose di quaggiù. Sembra un paradosso, ma è quello che abbiamo sperimentato entrambi. Noi cristiani non perdiamo mai, perché quando viviamo una sconfitta, la offriamo come Cristo in croce, e la trasformiamo. Non esiste fallimento vero, per noi, perché quando falliamo, umanamente parlando, possiamo sempre offrire il fallimento. È stupefacente”.

"Chi si consegna senza ritorno al Signore viene da Lui scelto come strumento per costruire il suo regno […] - scrive Edith Stein ne ‘Nel castello dell'anima’-. I testi ufficiali di storia tacciono di queste forze invisibili e incalcolabili. La fiducia del popolo credente e il giudizio della Chiesa, a lungo provato e attentamente ponderato, però le conosce. E il nostro tempo si vede sempre più costretto, quando tutto il resto viene a mancare, a sperare l’ultima salvezza da queste sorgenti nascoste". Quali sono queste sorgenti nascoste? Sono anime in cui "la consegna amorosa, illimitata, a Dio e il reciproco dono divino, l’unione totale e continua, è la massima elevazione del cuore per noi raggiungibile, il più alto grado di preghiera. Le anime che lo hanno raggiunto sono realmente il cuore della Chiesa: in esse vive l’amore sommosacerdotale di Gesù. Con Cristo nascoste in Dio, non possono che irraggiare l’amore divino, di cui sono ricolme, negli altri cuori e così collaborare alla perfezione di tutti all’unità di Dio, che era ed è il grande desiderio di Gesù".

Anita e Giuseppe sono fatti così e lo sanno trasmettere in tutto ciò che scrivono, producono e fabbricano.

E il fatto che in qualche modo impattino con la mia vita mi aiuta non poco ad imparare da loro l’umorismo di Dio che solo ti viene da una familiarità con Cristo.

La familiarità con Cristo da cui nasce l’evidenza della sua parola come unica che dia senso alla vita, come possiamo viverla oggi?

Io conosco un solo modo, il metodo di Cristo, quel metodo che - con fatica e anche dolore - ho imparato a vivere da Don Luigi Giussani:

"Il modo c’è: la compagnia che da Cristo è nata ha investito la storia: è la Chiesa, suo corpo, cioè modalità della sua presenza oggi. È perciò una familiarità quotidiana di impegno nel mistero della sua presenza entro il segno della Chiesa. Di qui può nascere l’evidenza razionale, pienamente ragionevole, che ci fa ripetere con certezza ciò che Lui, unico nella storia dell’umanità disse di sé: Io sono la via, la verità, la vita".

E la Chiesa ha il volto concreto di donne ed uomini che - come Anita e Giuseppe – appartengono a quella lunga schiera della “classe media della santità”.

E’ proprio vero: “Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti-santi”.

Dimenticavo: “Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare” è disponibile in formato cartaceo, ePub e Kindle su Amazon, nel sito di Berica Editrice e nelle principali librerie digitali.

Dimenticavo: “Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare” è disponibile in formato cartaceo, ePub e Kindle su Amazon, nel sito di Berica Editrice e nelle principali librerie digitali.

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“Il mistero della donna” è un libro per tutti

“Il mistero della donna” è un libro per tutti

di Davide Vairani⌋ "La Croce" quotidiano ⌋ 08 settembre 2018

Già si è ironizzato sulla mole che dovrebbe avere un volume capace di disvelare “il mistero della donna”: a dire il vero il titolo originale del libro richiama “il sacerdozio del cuore” (titolo dell’ultimo capitolo), ma soprattutto quanti l’hanno letto trovano che un libro che restituisce la vocazione e l’identità della donna figlia, sposa e madre porti speranza e guarigione a tante donne… e mediante loro a tanti uomini. Questi ultimi possono accedere tramite le pagine di Jo Croissant, da oggi accessibili nelle librerie, a una prospettiva dalla quale forse non avevano ancora guardato le loro donne.

“Il mistero della donna”: il titolo del dodicesimo volume sfornato da “Berica Editrice” nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”. E varrebbe la pena acquistarlo solo per questo, in fiducia. Il duo “Mienmiuaif”, Giuseppe Signorin e Anita Baldiserotto, sono - per natura - marchio di garanzia per chi cerca letture capaci di segnare la propria vita. Se poi ci aggiungiamo che a suggerirne la pubblicazione è stata niente meno che Costanza Miriano (anche autrice della premessa al volume); che la cura della traduzione dal francese vede la sapiente mano di Giovanni Marcotullio e che c’è pure il prezioso tocco dietro le quinte di Emiliano Fumaneri (alias Andrea Hofer), insomma, si compra a scatola chiusa.

“È il libro più audace, rivoluzionario e coraggioso che abbia mai letto dopo il Vangelo”, afferma Costanza Miriano nella prefazione, felice - ora - di “potere ricominciare a lanciare giubbotti di salvataggio a tante donne che stanno per affogare”. Felice, perché l’originale “La Femme sacerdotale ou le sacerdoce du cœur”  di Jo Croissant (un membro della Comunità delle Beatitudini fin dalla fondazione), tradotto in Italia dall’editrice Ancora, è finito esaurito e nessuno ha più voluto ristamparlo. Il perché, resta un mistero, visto che questo testo - datato 1992 - ha da sprigionare un’urgenza forse ancora più attuale oggi.

L’urgenza di offrire risposte:

“Questo libro è nato da una constatazione che è divenuta un’evidenza e poi una domanda:le donne soffrono. Perché? – scrive Jo Croissant nell’introduzione - Sono stata portata a incontrarne tante, e non con un contatto superficiale in cui si dà all’altro l’immagine che si decide di rimandargli, ma attraverso scambi profondi, nella verità, nei quali non si ha paura di rivelarsi quali si è, nella propria vulnerabilità. Al di là dell’apparenza, spesso le ho trovate perdute, come disorientate, mentre coraggiosamente cercavano di far fronte a situazioni che le oltrepassavano senza più sapere come reagire, come collocarsi, come essere. In una parola, sono stata toccata dalla loro sofferenza e da quella che esse generavano nei loro pressi; toccata dal fatto che avevano perduto la loro identità, che non sapevano più collocarsi nel rapporto con l’uomo né quale potesse essere la loro missione”.

In questo mondo disorientato e alla ricerca di “senso” la risposta è tornare alle fonti: interrogare le Scritture per cercare di comprendere ciò che ci dice la Parola di Dio sul senso della vita, della sofferenza e della morte.

“E vi ho percepito tutta la grandezza del ruolo della donna e l’urgenza per l’umanità che essa ritrovi la propria identità e il proprio posto nel piano di Dio, perché l’uomo ritrovi la propria e perché insieme possano collaborare alla venuta del suo Regno”.

Ne è certa l’autrice del volume. La donna ha perduto il senso del dono di sé stessa, dell’oblazione, fondamenti della sua fecondità. È urgente la riscoperta della propria vocazione, perché ne va della sorte dell’intera umanità. Rinnegando la propria grazia e rifiutando la sofferenza e il sacrificio, la donna si condanna alla sterilità. Non è un testo di teologia e tanto meno un manuale di ricette della felicità. E’ piuttosto il cammino di una donna che alla luce della Parola di Dio è come se camminasse per tutte e con tutte le donne.

Leggendolo e meditandolo, avrete la sensazione di trovarvi di fronte ad un pensiero che rifugge dalle mode e dalla cultura di questo tempo.

Ha ragione Costanza Miriano:

“È il manifesto anti- femminista per eccellenza, però non è mai anti, perché l'autrice sa scorgere con dolcezza quali sono le trappole in cui le donne sono cadute negli ultimi decenni, e si china su queste sorelle ferite con amore. È il missile che punta con precisione atomica il centro del centro del male che ha colpito la fonte della vita nella nostra cultura”.

La donna di oggi non può ritrovare la felicità perduta se non ritrovando la grazia che è loro propria, accettando la sofferenza e il sacrificio. Invece di riconoscere che la sofferenza è inerente alla condizione umana, e in modo particolare a quella femminile, cerchiamo di fuggirla perché tutto in noi balza su all’idea di soffrire, ed è pure naturale. Tuttavia, anche se non amiamo soffrire, bisogna che ci arrendiamo all’evidenza che non si può scappare dalla sofferenza, e in tal caso conviene cercare di viverla nel modo più positivo. Se diamo le spalle alla croce, quella ci casca addosso e ci schiaccia, mentre se ci volgiamo ad essa per abbracciarla, è Gesù che abbracciamo e immediatamente ne cogliamo il frutto di gioia, superiamo all’istante il dolore per unirci a Cristo.

“È vero che la condizione della donna non è confortevole, che sia nel corpo, nella famiglia o nella società – afferma Jo Croissant -. Al contempo ella ha una sbalorditiva capacità di sostenere il dolore, e questo fa la sua forza. Tale capacità di soffrire è legata alla capacità di generare. La sua accoglienza della sofferenza, che è compassione, la unisce a tutte le sofferenze che può accogliere – e quindi offrire”.

Ciò che mediante il sacrificio muore in noi è quanto è chiamato a morire: lungi dal distruggerci, ciò fortifica e rinnova il nostro essere interiore. La donna forte non è quella che impone la propria legge e davanti alla quale gli uomini tremano, poiché in ultima analisi è dominata dalle sue passioni.

“È quella che, non avendo più uno sguardo su sé stessa, trova la sua felicità nel fare quella degli altri; è quella che, essendo distaccata dalle cose che passano e conoscendo in ciò stesso la vera libertà, è tutta protesa al regno di Dio per farci entrare tutti i suoi”.

Il modello cui tendere? Maria.

Nel cap. 3, “Il sì della donna”:

“È nell’oblazione che la donna diventa feconda. È per il sì di Maria che il Verbo si è fatto carne in lei, ma non soltanto il giorno dell’Annunciazione. Ci sono voluti tutti gli altri sì di ogni giorno a tutto quanto le era dato di vivere. Allo stesso modo, non basta dire sì il giorno del matrimonio o il giorno della consacrazione a Dio: c’è il sì di ogni giorno che rende nuovi nella grazia del matrimonio o in quella dei voti. È mediante un’adesione di tutto l’essere a Dio, attraverso ogni avvenimento nell’istante presente, che noi lo sposiamo e diveniamo feconde. L’unione della nostra umanità alla sua divinità porta frutti che restano per l’eternità”.“Sì, la donna è chiamata a una maternità che oltrepassa infinitamente la maternità carnale, e questa è una speranza inusitata per tutte quelle donne – sempre più numerose – che non possono avere bambini. L’anarchia totale in materia di sessualità ha prodotto molti danni fisiologici e psicologici in tutta una generazione di giovani donne e di ragazze, le quali hanno creduto che la liberazione della donna consistesse nel poter disporre del proprio corpo senza rischi e senza costrizioni di sorta. La loro apparente realizzazione nasconde il più delle volte una profonda tristezza, un’incapacità di amare, una fuga in avanti per non ritrovarsi più sole con loro stesse. Noi siamo tempio del Dio vivente, e non si profana la casa di Dio senza attentare a Dio stesso. Non si tocca mai il corpo senza scalfire l’anima. Non si può fare la qualunque col corpo senza che ciò abbia ripercussioni profonde sulla nostra anima”.

Si potrebbe pensare che “Il mistero della donna” sia un libro solo per le donne. Al contrario. Restituendo la vocazione e l’identità di donna, figlia, sposa e madre, si comprende che questo libro porta speranza e guarigione a tante donne e, mediante loro, a parecchi uomini.

In che senso? C’è un bellissimo capitolo che si intitola “Il sacerdozio del cuore” e che personalmente consiglio vivamente a tutti gli uomini di leggerlo insieme alle proprie fidanzate o mogli e alle mogli di o fidanzate di insistere con noi uomini, affinchè la lettura incroci gli sguardi di entrambi.

Accettando la trafittura dell’anima, la trafittura del cuore – si legge ad un certo punto -, la donna gioca il ruolo di agente rivelatore di fronte all’uomo, dal momento che cessa di accusarlo e di volerlo riformare. È così che i pensieri di molti saranno svelati. Il cuore puro è come uno specchio nel quale ci si può vedere nella luce senza sentirsi con- dannati, mentre l’accusa obbliga l’altro a giustificarsi e rende impossibile rimettersi in discussione. La tentazione della donna è quella di accusare l’uomo e di rifiutare la sofferenza inerente alla propria maternità. Una madre accusa forse suo figlio? Ecco, l’uomo le è dato anzitutto come figlio, poi come sposo, e la donna deve sempre avere verso di lui l’indulgenza di una madre, per elevarlo al dono più totale e disinteressato di sé stesso… e lasciarsi generare a propria volta dalla di lui paternità. All’origine la donna, cedendo al serpente, ha suscitato la diffidenza dell’uomo nei suoi confronti, per la quale s’è introdotta nel mondo la divisione. Per mezzo della sua specifica partecipazione al sacrificio, la donna ha il potere di ristabilire la fiducia e di guarire la ferita della divisione. È lei, adesso, a detenere la chiave della riconciliazione”.

Quanta rivoluzione in queste parole! E quanto stride il pensiero unico che ci vuole individui e non persone tutti tesi alla realizzazione dei falsi miti di progresso:

“Il capolavoro della Creazione tornerà ad essere realtà se la donna comprende di aver bisogno dell’uomo: se capisce che non può fare a meno di lui e che per ritrovare la propria identità deve volgersi a lui. Allora gli offrirà tutte le ricchezze del suo cuore amante e potrà ricevere tutto quanto egli ha da darle. Così conseguiranno insieme la loro piena realizzazione e la gioia alla quale Dio li chiama”.

Sarebbe urgente che un uomo possa scrivere un’opera analoga sulla vocazione dell’uomo, sposo e padre, icona e intendente di Dio in questo mondo. Anche l’identità dell’uomo è profondamente ferita nella nostra società occidentale.

Jo Croissant traccia alcune piste nella conclusione del suo libro:

“L’uomo impegna il proprio corpo nella lotta, talvolta deve versare il sangue per proteggere i suoi. La sua azione è visibile e attira gli encomi. La donna partecipa con altrettanta intensità, ma in una maniera nascosta: non si parla di lei, eppure è sempre al cuore delle azioni degli uomini. “È mediante l’offerta del proprio cuore – fino al dilaniamento e fino alla trafittura – che diventa ‘la donna sacerdotale’, colei che offre insieme le sofferenze del proprio cuore ma anche tutte le sofferenze del mondo – quelle che vengono dimenticate, quelle dei piccoli, degli indifesi, dei non-amati. In quest’offerta, la donna scopre e trasmette la gioia. La donna è compassionevole, soffre con quelli che soffrono e preferirebbe poter prendere il loro posto. Individua subito gli infelici: anche prima che l’uomo abbia avuto il tempo di riflettere su come venire in aiuto a quanti sono nella pena, la donna li ha già soccorsi. Attenta ai bisogni di ciascuno, desidera il bene di tutti e trova la propria gioia nel rendere gli altri felici”.

Come non pensare a Giuseppe?

“Fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa” (Matteo 1,24). Giuseppe chiamato a una missione: essere custode. Custode di Maria e di Gesù. Giuseppe, insegnava Papa Francesco già in quella sua omelia di inizio pontificato, è custode perché sa ascoltare, si sa lasciar guidare. “Sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge”.

La vocazione del custodire è una chiamata alla decisione, un passaggio all'atto, responsabile, amoroso, ma deciso perché fondato sulla fiducia, tanto che “quando l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce”. Giuseppe che traghetta Gesù senza che gli succeda nulla di male fino al momento della sua vita pubblica, Giuseppe che trova il modo di sfuggire i pericoli, che insegna a Gesù il mestiere che conosce, che lo cerca quando si perde. Giuseppe custode della vita. Vero marito e vero padre. Uomo che non dimostra la propria virilità nell’affermazione di sé, ma nel custodire ciò che la vita gli ha consegnato.

Ma questa è un’altra storia.

Leggi anche:

“Il mistero della donna” di Jo Croissant

È noto in Italia per essere il “libro feticcio” di Costanza Miriano, che difatti ha impreziosito questa nuova edizione con una sua prefazione. Il merito di aver promosso la riedizione si deve a Giuseppe Signorin, direttore della collana “Uomovivo” della casa editrice Berica. La traduzione è stata affidata a Giovanni Marcotullio, che si è valso dell’amichevole collaborazione di Emiliano Fumaneri.

Il saggio sarà nelle librerie a partire da sabato, festa della Natività di Maria: in anteprima su La Croce anticipiamo, per gentile concessione dell’editore, il testo integrale del settimo capitolo.

Clicca qui

Uscita ufficiale: 8 settembre, Natività di Maria, è già ordinabile su Amazon
“Il mistero della donna”
di Jo Croissant (Autore), Giovanni Marcotullio (Traduttore)
15,00 Euro
Berica editrice
collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”
Per ordinarlo direttamente: bericaeditrice.it/shop