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Padre #Maccalli: in mezzo alle politiche migratorie internazionali

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“Vi confesso che la sorte di padre Pierluigi Maccalli è stato un tema affrontato nei colloqui col presidente nigerino Issoufou.

Mi sono raccomandato perché sia prestata la massima attenzione a raccogliere elementi perché abbiamo sempre la speranza di restituire ai suoi cari padre Maccalli.

Confidiamo di poter avere quanto prima notizie confortanti e che siano utili anche a intervenire.

Ho le rassicurazioni di Issoufou che farà tutto il possibile per dare soddisfazione a questa legittima istanza”.

Frasi che tengono accesa la speranza, quelle pronunciate direttamente dal premier Giuseppe Conte di ritorno dalla visita a Niamey e pubblicate dal quotidiano locale “La Provincia di Cremona”?

Padre Gigi – come viene da tutti affettuosamente chiamato –  è stato rapito in Niger il 17 settembre scorso, da un gruppo di uomini armati in sella a motociclette, nella sua missione di Bomoanga, al confine con il Burkina Faso.

La vita del missionario di origini cremonesi si gioca all’interno dello scacchiere internazionale della politica.

In gioco c’è il prossimo futuro di una Unione Europea sempre più opaca.

In mezzo il complesso ed enorme tema delle migrazioni.

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“Padre Gigi #Maccalli è vivo!”

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“Padre Gigi #Maccali è vivo”: lo afferma il Il Vescovo della diocesi di Niamey, Mons. Djalwana Laurent Lompo.

E’ quanto riferisce, in una nota pervenuta all’Agenzia Fides, p. Désiré Salako, di nazionalità beninese, Superiore del Distretto della Società per le Missioni Africane (SMA) di Benin-Niger, territorio di cui fa parte la missione di padre Pier Luigi Maccali.

Qualcosa si muove nella vicenda di padre Pierluigi Maccalli, 57 anni, di Madignano, nel cremasco, sequestrato rapito nella sua missione da otto ribelli, appartenenti a una tribù di pastori fulani lo scorso 17 settembre.

Da allora non era arrivata nessuna notizia, mentre oggi un timido ottimismo si fa strada.

«La situazione a Bomoanga sta diventando pericolosa – continuano dalla Sma – perché le bande di ribelli e banditi si stano moltiplicando e la gente non può vivere tranquilla. Può darsi che tutto questo porti i banditi a considerare l’opportunità di liberare il padre».

P. Désiré Salako è colui che per primo ha avuto la notizia del rapimento di p. Gigi il 17 settembre scorso, e da allora, come suo amico e confratello, e come suo superiore SMA, segue giorno dopo giorno l’evoluzione di questa vicenda, tenendo i contatti con le autorità del Niger a nome della SMA.

La settimana scorsa p. Désiré Salako è giunto in visita alla casa provinciale a Genova, e ha voluto incontrare i familiari di p. Gigi a Madignano, in provincia di Cremona.

“La prima preoccupazione delle autorità del Niger, ma anche dell’ambasciata italiana a Niamey, è l’incolumità di p. Gigi, e ogni azione che verrà intrapresa non metterà in pericolo la sua vita” continua padre Salako.

“È desiderio di tutti che questa vicenda si concluda in modo pacifico, senza inutili violenze. Per questo, ha detto p. Desiré, è necessario avere pazienza. Il tempo che passa, l’apparente silenzio, la mancanza di notizie, non devono essere interpretati come segno di inattività. Al contrario, è il clima più fruttuoso perché le parti in causa possono entrare in contatto con discrezione e fiducia reciproca”.

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In Niger continua l’olocausto dei cristiani

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In questo giorno di gioia per la liberazione di Asia #Bibi dopo 3.420 giorni di carcere per una falsa accusa di “blasfemia”, la mente e il cuore non possono non fare memoria di quanto sta accadendo in Nigeria ai cristiani.

Notizia lanciata dalle agenzie di stampa proprio ieri: cinque suore missionarie sono state rapite in Nigeria, nello Stato del Delta. Secondo l’agenzia vaticana Fides, il 25 ottobre alcuni uomini armati hanno intercettato il veicolo delle religiose che tornava da un funerale presso Agbor, 25 miglia a ovest di Issele-Uku.

I banditi hanno sparato alcuni colpi d’arma da fuoco per fermare la vettura delle suore e almeno due suore sono state raggiunte alle gambe dai proiettili. I banditi si sono quindi allontanati portando con loro cinque religiose.

Contattato dalla stampa locale un sacerdote della diocesi di Issele-Uku, ha dichiarato: “Pregate per il rilascio delle cinque suore catturate ad Agbor, e per le due altre sorelle che erano nello stesso veicolo che sono state colpite alle gambe”.

Il rapimento è solo l’ultimo di una serie di episodi che da tempo si verificano in Nigeria.

Un sacerdote della stessa diocesi delle suore rapite, quella di Issele-Uku, è stato rapito due volte. Dopo un primo sequestro nel 2017, padre Andrew Anah, parroco della chiesa del Sacro Cuore di Obomkpa, era stato infatti rapito per la seconda volta il 5 giugno scorso per poi essere rilasciato ai primi di luglio.

E poi c’è Padre Gigi #Maccalli: da 45 giorni rapito e del quale non ci sono ad oggi notizie certe.

Padre #Maccalli, classe 1961 ed originario della parrocchia di Madignano(CR), missionario della Società Missioni Africane(SMA), è stato rapito nella sua missione di Bomoanga, in Niger, nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2018. Al momento del rapimento con il sacerdote pare ci fosse un suo confratello indiano che però sarebbe riuscito a fuggire. A dare la notizia sarebbe stato un prete lodigiano, amico di Padre Maccalli, che opera nella stessa zona.

Secondo l’Agenzia Fides, da qualche mese la zona del Niger dove opera padre Gigi

“si trova in stato di urgenza a causa della presenza di terroristi provenienti dal Mali e il Burkina Faso. La Missione Cattolica dei Padri SMA si trova alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey. Il popolo Gourmancé è interamente dedito alla agricoltura e stimato in questa regione attorno a 30 mila abitanti.

La Missione è presente dagli anni ’90, e i villaggi visitati dai missionari sono più di 20, di cui 12 con piccole comunità cristiane, distanti dalla missione anche oltre 60 km.

La Chiesa cattolica in Niger sostiene fortemente che attraverso le opere sociali cresca il Regno di Dio ed è per questo che la Missione di Bomoanga ha un programma di impegno di Promozione Umana e di Sviluppo attraverso le sue cellule di base chiamate CSD (Comité de Solidarité et Developpement).

La povertà è strutturale, i problemi di salute e igiene sono enormi, l’analfabetismo diffuso e la carenza di acqua e di strutture scolastiche ingenti.

La mancanza di strade e di altre vie di comunicazione, anche telefoniche rendono la zona isolata e dimenticata”.

Nella diocesi di Niamey (una delle due del paese) ci sono 37 preti e 69 religiose, più qualche fratello e alcune laiche consacrate. Le parrocchie sono in città e in zona rurale.

La zona attualmente più aperta all’evangelizzazione è quella Gourmanché, al confine col Burkina Faso, la zone dove Padre Gigi è stato rapito. Esistono vari movimenti ecclesiali diocesani e parrocchiali per ragazzi, giovani e famiglie.

La presenza di cristiani cattolici nel Paese non arriva a 50 mila persone. La maggior parte di loro sono stranieri immigrati dal Togo, Benin, Burkina Faso, Nigeria. La particolarità della pastorale, almeno finora, è stata quella “della stuoia”, cioè di stare con la gente, accompagnandone il cammino senza mire proselitistiche. Vi sono parecchie opere sociali gestite dalla Chiesa: scuole, cliniche mediche, Caritas, che offrono una testimonianza di serietà ed apertura.

La Nigeria, ufficialmente Repubblica Federale della Nigeria, è il più popoloso del continente africano. Confina con il Benin ad ovest, il Ciad e il Camerun ad est, il Niger a nord; si affaccia sull’Oceano Atlantico nel Golfo di Guinea. Settimo Stato al mondo per popolazione, è formalmente una repubblica costituzionale di tipo federale che comprende 36 stati.

Dal punto di vista religioso la popolazione si divide in parti uguali tra cristiani e musulmani.

I dirigenti della Chiesa in Nigeria hanno affermato negli scorsi mesi che i cristiani stanno subendo un “genocidio puro” dato che, da gennaio 2018, almeno 6.000 persone (in maggioranza donne e bambini) sono state uccise dai jihadisti di Boko Haram e dai pastori islamici Fulani.

L’esecutivo del presidente musulmano Muhammadu Buhari è accusato da anni di non proteggere volontariamente i cristiani della fascia centrale della Nigeria per favorire i pastori fulani.

Secondo il National Christian Elders Forum, “il cristianesimo in Nigeria è vicino all’estinzione. Realisticamente parlando, possiamo dire che i cristiani rischiano di sparire nei prossimi 25 anni, da qui al 2048. Potremmo essere noi l’ultima generazione di cristiani del paese se non cambieranno le cose. Centinaia di persone vengono uccise ogni giorno, mentre la sharia cresce sempre di più”.

Molti vescovi cattolici hanno parlato negli ultimi mesi di un tentativo di “islamizzare la Middle Belt nigeriana”, mentre gli attacchi non sembrano diminuire.

E l’Unione Europea tace.

Tacciono gli Stati Uniti.

Tace la Russia.

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La croce di sabbia nel Sahel

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Si sta spegnendo, nel caldo, questa giornata missionaria nel Niger.

La prima e l’unica di Pierluigi Maccalli, portato via dalla sabbia oltre un mese fa e da mani, piedi e moto, ignare del mese missionario che si avvia con pazienza al termine.

La prima passata in schiavitù e l’unica per il senso della missione che da questo giorno sgorga come uno dei pozzi che ha fatto scavare nei villaggi che conosceva a menadito.

La missione è una croce di sabbia. È quella croce che Pierluigi sta scavando dal 17 di settembre scorso, di giorno e soprattutto la sera.

Il sole, stanco del viaggio e del calore parte per riposare e lascia alla luna il compito di attraversare la notte. Scava con le mani e soprattutto col la mente che vorrebbe trovarsi lontano, libera, per attraversare i sentieri e le piste in attesa di una buona notizia.

Invece è già sera, in questa stagione alle 19 è già buio e domani continua la settimana nell’attesa che cambi qualcosa o qualcuno.

Non ricorda bene, forse, le date e lo scorrere del tempo.

Lui la veglia missionaria l’ha vissuta coi custodi della sua prigionia, senza parole e senza altri testimoni.

Lui solo, una veglia accanto alla croce che, nel frattempo, si fa più profonda col passare del vento. E poi, ignaro, la giornata missionaria.

Oggi, d’improvviso il ricordo e la certezza. Tutto quanto fatto e vissuto giusto una manciata di sabbia.

Solo adesso, dal 17 settembre, è cominciata l’unica e la prima missione di Pierluigi. Scavando ogni giorno nella sabbia, una croce che si fa profonda e che assomiglia sempre più ad un solco.

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