Posted in #PadreMaccalli cristianofobia

270 giorni senza Padre#Maccalli

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“Cerchiamo la risposta leggendo i segni che abbiamo davanti: la sua foto è collocata, a Genova, nella cappella della comunità, sull’altare africano e lo ritrae mentre alza il calice, in una Eucaristia concelebrata a questo altare una dozzina di anni fa con suo fratello, padre Walter. Immagine fissata proprio in mezzo al gruppo scolpito dell’Ultima Cena”.

Lo racconta all’Agenzia Fides padre Lorenzo Rapetti, archivista provinciale della società per le Missioni Africane (SMA), confratello di padre Gigi Maccalli rapito in Niger il 18 settembre 2018.

270 giorni senza Padre Gigi #Maccalli.

“Il 18 giugno saranno nove mesi dal quel tragico giorno. Padre Gigi è sempre nei miei pensieri come in quelli di tante persone che gli sono vicine, che lo conoscono, apprezzano la sua scelta missionaria, il suo desiderio di stare e aiutare i più poveri, quelli del Niger, tra i paesi più poveri del mondo”.


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206 giorni senza Padre Gigi #Maccalli

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“Le ultime notizie risalgono a più di sei mesi fa, cioè quando p. Pier Luigi è stato rapito. Da allora non abbiamo nessuna notizia di lui. L’ultima volta che l’ho contattato è stato tramite un messaggio Whatsapp, il 15 settembre 2019, in cui p. Pier Luigi mi informava del suo rientro a Bomoanga e della festa programmata per la domenica seguente, per dare il saluto a una suora della parrocchia che si sarebbe trasferita in un’altra missione”.

A parlare è padre Walter Maccalli, fratello del missionario padre Gigi Maccalli, originario della diocesi di Crema e missionario della Società missioni africane (Sma).

In una intervista ad “Aiuto alla Chiesa che soffre“, racconta di sè e di suo fratello, entrambi missionari.

Alla domanda: “Abbiamo avuto l’impressione che in Italia si sia parlato meno del rapimento di suo fratello, rispetto ad altri casi. Lei è di questa opinione? Avete sentito vicina la comunità Italiana?”, così risponde P. Walter:

“Non mi sembra che ci sia stata meno attenzione per il caso di mio fratello p. Pier Luigi. L’opinione pubblica si è fatta sentire subito dopo il suo rapimento. Anche la Farnesina si è mossa subito, e si è impegnata per stabilire contatti con i rapitori, ma purtroppo senza alcun esito positivo fino ad oggi. Anche i mass-media, hanno dato il loro sostegno. A volte il silenzio stampa è buono, per non intralciare i contatti e non creare pericoli alla vita della persona rapita.

Però devo dire che, dopo circa un mese dal suo rapimento, sono partito per la mia missione in Liberia, e dunque non sono più tanto informato su come i mezzi di comunicazione sociale stanno sostenendo e sensibilizzato il caso.

Il mio istituto missionario, la S.M.A., con le sue comunità di Genova, Padova e Roma, la diocesi di Crema e il suo centro missionario, e altre diocesi, non si stancano di tenere viva l’attenzione e di ricordarsi di p. Pier Luigi con veglie di preghiera e marce di solidarietà. In modo particolare vorrei ringraziare la comunità parrocchiale di Madignano, nostro paese nativo, che ogni giorno propone ai fedeli la recita del santo rosario per la liberazione di p. Pier Luigi.

Bella anche la solidarietà e la preghiera dei cristiani della diocesi di Niamey in Niger, che hanno pregato insieme alla comunità musulmana per sua liberazione.

Approfitto dunque per ringraziare tutte queste comunità, italiane e estere, che continuano nel loro impegno di preghiera, e chiedono a Dio con perseveranza la liberazione di p. Gigi e degli altri ostaggi. E grazie anche alla vostra organizzazione, sempre vicina ai cristiani che soffrono e che sono perseguitati a causa della fede. Che Dio vi benedica tutti”.


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Come grido di sabbia. Padre Pierluigi Maccalli rapito da sei mesi

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Proprio questa domenica, 17 marzo, sono sei mesi esatti dal rapimento di padre Pierluigi.

Un’eternità presa in ostaggio da sconosciuti che una notte di settembre l’hanno portato via.

Non sospettavano minimamente la portata del gesto che hanno compiuto: che Pierluigi Maccalli, missionario, diventasse testimone nel silenzio della sabbia del Sahel che lo custodisce come solo lei sa fare.

Tracce di Vangelo mai come adesso intessute di assenze crocifisse.

Un esodo di sabbia, come di sabbia sono le parole che accompagnano la traversata del deserto.

Una Quaresima prigioniera e dunque dal sapore di terra promessa, che solo da lontano si può scorgere.

Come in uno specchio che riflette l’immagine di una sconfitta che porta il sospetto, nascosto, di resurrezione. Sei mesi di vuoto che squarcia le apparenze che assediano la nostra vita odierna.

Niamey, 17 marzo 2019

Padre Mauro Armanino
“Avvenire”, sabato 16 marzo 2019


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Liberate Padre #Maccalli

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Liberate Padre Gigi Maccalli


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“Padre Gigi #Maccalli è vivo!”

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“Padre Gigi #Maccali è vivo”: lo afferma il Il Vescovo della diocesi di Niamey, Mons. Djalwana Laurent Lompo.

E’ quanto riferisce, in una nota pervenuta all’Agenzia Fides, p. Désiré Salako, di nazionalità beninese, Superiore del Distretto della Società per le Missioni Africane (SMA) di Benin-Niger, territorio di cui fa parte la missione di padre Pier Luigi Maccali.

Qualcosa si muove nella vicenda di padre Pierluigi Maccalli, 57 anni, di Madignano, nel cremasco, sequestrato rapito nella sua missione da otto ribelli, appartenenti a una tribù di pastori fulani lo scorso 17 settembre.

Da allora non era arrivata nessuna notizia, mentre oggi un timido ottimismo si fa strada.

«La situazione a Bomoanga sta diventando pericolosa – continuano dalla Sma – perché le bande di ribelli e banditi si stano moltiplicando e la gente non può vivere tranquilla. Può darsi che tutto questo porti i banditi a considerare l’opportunità di liberare il padre».

P. Désiré Salako è colui che per primo ha avuto la notizia del rapimento di p. Gigi il 17 settembre scorso, e da allora, come suo amico e confratello, e come suo superiore SMA, segue giorno dopo giorno l’evoluzione di questa vicenda, tenendo i contatti con le autorità del Niger a nome della SMA.

La settimana scorsa p. Désiré Salako è giunto in visita alla casa provinciale a Genova, e ha voluto incontrare i familiari di p. Gigi a Madignano, in provincia di Cremona.

“La prima preoccupazione delle autorità del Niger, ma anche dell’ambasciata italiana a Niamey, è l’incolumità di p. Gigi, e ogni azione che verrà intrapresa non metterà in pericolo la sua vita” continua padre Salako.

“È desiderio di tutti che questa vicenda si concluda in modo pacifico, senza inutili violenze. Per questo, ha detto p. Desiré, è necessario avere pazienza. Il tempo che passa, l’apparente silenzio, la mancanza di notizie, non devono essere interpretati come segno di inattività. Al contrario, è il clima più fruttuoso perché le parti in causa possono entrare in contatto con discrezione e fiducia reciproca”.


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