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Più di 500 imam schierati contro il fanatismo: fanno il tifo per Asia #Bibi

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Quando meno te lo aspetti, i miracoli accadono. Lo scrivo con una certa prudenza, ma mi piace pensare che sia il frutto misterioso del dolore silenzioso ed orante di Asia Bibi. Per Grazia. Più di 500 predicatori islamici pakistani hanno firmato la “Dichiarazione di Islamabad” contro il terrorismo islamico, le violenze compiute in nome della religione e le “fatwa” (editti) emanate in maniera indiscriminata dagli ulema radicali.

La dichiarazione è stata siglata domenica nella capitale del Pakistan, nel corso della “Seerat-e-Rehmat-ul-Alameen (SAW) Conference”, riunita sotto l’egida del Consiglio pakistano degli ulema (Puc).

La notizia – appena rilanciata in Italia da “AsiaNews”“rappresenta una svolta storica per la repubblica islamica del Pakistan, segnata di continuo da attentati contro le minoranze: non solo cristiani, ma anche membri di sette considerate ‘infedeli’, come gli ahmadi e gli sciiti”.

Ne è convinto anche Saif ul-Malook, l’avvocato musulmano che ha difeso Asia Bibi e che è stato costretto ad abbandonare il Pakistan direzione Olanda per evitare di essere ammazzato nel clima infuocato del post-sentenza della Corte pakistana che ha giudicato Asia innocente.

“Certamente le cose stanno cambiando in Pakistan” – ha dichiarato proprio oggi in lungo articolo pubblicato sul “DailyTimes” nel quale ripercorre le tappe della vicenda Bibi.

Sempre da Malook, apprendiamo che Asia Bibi sta bene e “ha trascorso il Natale in una cella sicura a Islamabad”.

Il governo del primo ministro Imran Khan – ha poi aggiunto – sembra determinato a garantire la sicurezza di Asia e di suo marito, Ashiq Masih, e delle due figlie, finché un altro Paese non accetterà di accoglierli. Il Canada è la loro destinazione più probabile”.

Se questo non è un miracolo …


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Asia#Bibi: non vogliono farla uscire dal Pakistan

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Asia #Bibi non può lasciare il Pakistan a causa di una revisione pendente del suo processo in tribunale.

Il governo del premier Imran Khan continua a mostrare tutta la sua debolezza politica nel tenere fede ai negoziati condotti con i fondamentalisti islamici di Tehreek-i-Labbaik.

Scende in campo il ministro degli Esteri, Shah Mehmood Qureshi, per ribadire pubblicamente che Asia Bibi non si muoverà dal Pakistan fino a quando non sarà completata la fase di revisione del suo caso dinanzi al Tribunale.

“Lei è qui. Si sta valutando una petizione di revisione, quindi, come può uscire dal Pakistan?”, ha detto Qureshi parlando ai giornalisti mercoledì, secondo quanto riportato dal quotidiano “Dawn” “Aasia cannot leave Pakistan due to pending review: Qureshi”, 15 novembre 2018.

“Non c’è polemica, lei è qui”, ha ribadito Qureshi.

Qari Salam, il denunciante nel caso Asia, aveva presentato la petizione di revisione contro il giudizio della Corte Suprema pakistana.

Reema Omar, consigliere legale della Commissione internazionale dei giuristi, ha dichiarato: “Asia Bibi è una persona libera e, secondo la legge pakistana, la sua libertà di movimento non può essere limitata. La lettura da parte del Ministero degli Esteri di come una petizione di revisione influisce sul godimento dei diritti fondamentali è proibitiva e opprimente”.

Un certo numero di paesi ha chiesto l’asilo per l’asilo.

Il ministro degli esteri canadese Chrystia Freeland aveva parlato con il ministro Qureshi sulla questione all’inizio di questa settimana.

Il primo ministro canadese Justin Trudeau  – in un’intervista con AFP – ha dichiarato: “Stiamo discutendo con il governo pakistano”.

Ha inoltre affermato che “c’è un delicato contesto interno che rispettiamo ed è per questo che non voglio più dire nulla, ma ricorderò ai cittadini che il Canada è un paese accogliente”, suggerendo che l’asilo politico era stato offerto ad Asia.

Di tutt’altra opinione il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani:

“Ieri ho parlato con il premier pachistano e sono ottimista, mi ha garantito che Asia Bibi è libera ed è protetta e anche la sua famiglia, dunque mi reputo ottimista sul suo futuro”.

Conversando con i giornalisti oggi a Strasburgo, ha aggiunto: “Con il premier pachistano ho anche parlato del rispetto dei diritti dei credenti in tutto il mondo” e “che si devono rispettare tutte le religioni nel mondo interno. Lo si deve fare sia da noi, sia nei Paesi musulmani”.

In un’intervista al “Corriere della Sera” il presidente dell’Eurocamera ha precisato che sul caso Asia Bibi “si sta lavorando a tutti i livelli diplomatici per portarla in Europa, non appena si concluderà l’iter giudiziario”, precisando che “bisogna proteggere la vita sua e della sua famiglia, oggi ancora in pericolo”.

Secondo Tajani “dovrà essere un Paese sicuro, dove sia al riparo anche da eventuali estremisti religiosi”.

Quid est veritas?


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Zarish Neno ci racconta il suo Pakistan da cristiana

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Zarish Neno (come Asia) non chiede ai cristiani d’Occidente una guerra santa contro gli infedeli.

Ci chiede di non dimenticare la nostra storia. Ci chiede di tornare a Cristo.

Ce lo chiede lei, minoranza delle minoranze in un Paese nel quale essere cristiani può portare a perdere la vita.

Ce lo chiede Asia Bibi, dopo 3.422 giorni di prigionia e dopo una sentenza “rivoluzionaria” che potrebbe innescare finalmente un processo di depenalizzazione del reato di blasfemia.

“Signore risorto, permetti a tua figlia Asia di risorgere con te. Spezza le mie catene, fa’ che il mio cuore sia libero e possa oltrepassare queste sbarre, e accompagna la mia anima perché sia vicina a chi mi è caro e rimanga sempre accanto a te.
Non abbandonarmi nel momento del bisogno, non privarmi della tua presenza. Tu che hai subito la tortura e la croce, allevia la mia sofferenza. Tienimi accanto a te, Signore Gesù.
Nel giorno della tua resurrezione, Gesù, voglio pregare per i miei nemici, per chi mi ha fatto del male. Prego per loro e ti supplico di perdonarli per il male che mi hanno inflitto.
Signore, ti chiedo di rimuovere ogni ostacolo perché possa ottenere la benedizione della libertà. Ti chiedo di proteggere me e la mia famiglia”.

[preghiera scritta da Asia Bibi, traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]


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Ashiq Masih implora:’Italia, aiutaci’

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“Faccio appello al Governo italiano affinché aiuti me e la mia famiglia ad uscire dal Pakistan”.

È il drammatico appello al telefono con Aiuto alla Chiesa che Soffre di Ashiq Masih, marito di Asia Bibi.

Mentre la donna resta ancora in carcere in attesa della registrazione della sentenza di assoluzione, la famiglia vive nella paura.

Le proteste dei fondamentalisti, che continuano a chiedere che Asia venga giustiziata, hanno costretto i familiari della donna a rimanere chiusi in casa in un luogo sicuro.

Nei giorni scorsi anche l’avvocato difensore di Asia, Saif ul-Malook è stato costretto ad andare all’estero.

“Siamo estremamente preoccupati perché la nostra vita in pericolo – dichiara l’uomo ad ACS – Non abbiamo neanche più da mangiare perché non possiamo uscire a comprarlo”.

Ashiq chiede dunque asilo al governo italiano e soprattutto un aiuto a lasciare il Paese.

Al contempo l’uomo invita i media e la comunità internazionale a mantenere alta l’attenzione sul caso di Asia.

“È stata proprio questa attenzione a tenerla in vita finora. E ringrazio in particolare Aiuto alla Chiesa che Soffre che, invitandoci al proprio evento del Colosseo rosso, ci ha offerto l’opportunità di parlare al mondo”.


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Essere cristiani in Pakistan: lo sguardo di Zarish Neno

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In queste settimane di apprensione per la sorte di Asia #Bibi, molti di noi hanno avuto l’opportunità di incontrare sul suo profilo facebook Zarish Neno, trentunenne attivista cattolica pakistana, che sta vivendo in prima persona questa difficile situazione nel suo paese.

Una ragazza che vive in una piccola comunità, operatrice in un centro educativo per bambini poveri a Faisalabad, il “Jeremiah Education Centre”.

Attraverso il suo sguardo, quanto sta accadendo in Pakistan ai cristiani acquista più realtà, perchè non rimane una notizia tra le tante, diventa carne.

Il suo sguardo di testimonianza a rischio della vita – come per tutte le donne e gli uomini cristiani del Pakistan – ci mette in discussione e ci aiuta (almeno, a me, moltissimo) a dare ogni giorno una risposta alla domanda: “Chi sto testimoniando nella mia vita?”.

Per questo motivo, mi piace allargare una finestra sul Pakistan, diffondendo i suoi post su facebook, le interviste che ha rilasciato (vedi i link sotto) …


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Pakistan: vignette satiriche per offendere i cristiani

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In Pakistan ogni scusa è buona per attaccare i cristiani.

Nei giorni scorsi, centinaia di cristiani si sono ritrovati di fronte al club della stampa di Karachi, dove hanno dato vita ad una manifestazione portando striscioni con le scritte “Senza giustizia, non esiste pace” e “Qual è il nostro futuro in Pakistan?”.

La protesta era guidata da tre sacerdoti cattolici, in collaborazione della Commissione nazionale giustizia e pace (Ncjp). P. Saleh Diego, dell’arcidiocesi di Karachi, ha affermato: “Tutto questo deve finire. Essi non devono offendere i nostri sentimenti religiosi. Non ammettiamo che media online e carta stampata dissacrino i nostri simboli spirituali”.

Che cosa è successo?

L’Express Tribune (tra i maggiori quotidiani pakistani) ha pubblicato in data 26 ottobre 2018 una vignetta che nelle intenzioni voleva essere una satira per  il recente aumento della tariffa dell’elettricità, che rappresenta l’impennata dei prezzi dell’energia tanto da metter in croce i cittadini. Peccato che per rappresentare tale pensiero il quotidiano pakistano abbia pensato bene di pubblicare una caricatura di due uomini crocifissi sui pali della luce, a simboleggiare appunto l’aumento del costo della corrente (vedi foto n. 1).

La vignetta ha dato il via all’ennesima campagna denigratoria verso i cristiani, campagna che si inserisce in un quotidiano e capillare sistema sociale di attacco ai seguaci di Cristo. Nello stesso giorno, infatti, viene caricato un video sul canale YouTube di Geo Tv: si tratta del trailer dal titolo “Maria Bint-e-Abdullah” e mostra la conversione all’islam di una ragazza cristiana. Mettete insieme le due cose e potete capire le reazioni di cui stiamo scrivendo.

Il 28 ottobre, l’Express Tribune ha pubblicato delle scuse, spiegando che la pubblicazione non voleva offendere nessuno.

“L’Express Tribune si scusa con i suoi lettori per la vignetta politica pubblicato nell’edizione del giornale del 26 ottobre. Le immagini utilizzate hanno ferito profondamente la sensibilità dei nostri cittadini e quindi sono in conflitto con i forti standard editoriali e etici che abbiamo stabilito per noi stessi”, si legge.

È stato affermato che la direzione stava prendendo provvedimenti nei confronti di quelli ritenuti responsabili.

“Assicuriamo ai nostri lettori che il massimo impegno sarà intrapreso in futuro per garantire che tale materiale non si ritrovi più nelle edizioni online, di stampa e web. Siamo impegnati a sostenere i più alti standard di giornalismo responsabile, realizzando al contempo che i nostri lettori non si aspettano niente di meno da noi”.

Entrando in una posizione difensiva, l’Express Tribune ha sostenuto che: “Non c’era alcun intento di ferire la sensibilità di nessuna particolare comunità o gruppo. Qualsiasi rappresentazione così presunta è puramente casuale e involontaria. Siamo profondamente rammaricati”.

Ma a poco sono bastate.

P. Diego sottolinea: “La croce è nostro simbolo e identità. Solo Cristo ha il diritto di essere crocifisso. Il Tribune è nostro compagno nella lotta per l’uguaglianza dei diritti. Per questo non capiamo il motivo [della vignetta] e chiediamo alle autorità di prenderne nota. Il video promuove la conversione e lo fa con riferimenti indiretti. Le conversioni forzate sono già una grande questione”.

In un video messaggio pubblicato sui social media, Kamran Michael, ex ministro federale per i porti e le operazioni navali, ha annunciato che porterà la vicenda in Senato.

La Commissione per il dialogo interreligioso e l’ecumenismo (Ncide) della Conferenza episcopale pakistana, ha convocato una riunione d’emergenza a Lahore. Vi hanno partecipato anche 10 imam musulmani (v. foto 2), che si sono uniti alla Chiesa nella condanna dell’offesa subita dai cristiani.

Secondo p. Francis Nadeem, segretario esecutivo della Ncide, si tratta di “una cospirazione pianificata per danneggiare l’armonia interreligiosa tra musulmani e cristiani. Chiediamo al ministro dell’Informazione Fawad Chaudhry d’intervenire contro questi elementi che creano disturbo e assicurare che incidenti simili non accadono mai più”.

A nessun quotidiano o media o blog in Pakistan verrebbe -tuttavia – in mente di prendere come oggetto di una satira immagini o simboli islamici …


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Attivisti per i diritti umani chiedono: liberate Asia #Bibi

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Attivisti per i diritti umani chiedono: liberate Asia #Bibi

di Davide Vairani

Gli attivisti per i diritti umani di diverse nazioni asiatiche chiedono il rilascio di Asia #Bibi e la fine dell’intolleranza religiosa in Pakistan.

L’appello è stato lanciato durante la prima conferenza dedicata alla memoria di Asma Jahangir, grande pioniera dei diritti umani nel Paese deceduta lo scorso febbraio.

Intitolato “Giustizia, chiave per l’emancipazione”, l’evento ha riunito personalità da Pakistan, India e Sri Lanka a Lahore.

Farooq Salheria, docente presso l’Università Beaconhouse di Lahore, spiega:

“Appare oramai ovvio che l’accusa non è riuscita a provare le accuse di blasfemia mosse contro Asia Bibi. E l’ultima udienza di questo processo, iniziato nel 2009, fa ben sperare per un rilascio. Ma allo stesso tempo i fatti dimostrano che i giudici hanno paura delle reazioni del mondo islamista”.

Khadim Hussain Rizvi, leader del movimento estremista musulmano Tehrik-e-Labaik, ha promesso infatti una “fine orribile” ai giudici che oseranno liberare la Bibi: “L’uso della religione per dividere la popolazione – sottolinea ancora Salheria – ha radici profonde nella nostra società. Il partito TLP, sostenuto da questi radicali, ha presentato il maggior numero di candidati alle elezioni generali di luglio e ora usano la forza per imporre il loro volere”.

In teoria, il verdetto sulla liberazione della donna cristiana è stato emesso lo scorso 8 ottobre.

Tuttavia esso è “riservato”, e i giudici hanno imposto ai giornalisti di non parlarne per timore di scatenare rivolte in tutto il Pakistan.

Il mondo, ha detto una volta Albert Einstein, piu’ che dalle persone che fanno il male e’ minacciato da quelle che lo tollerano.

Qualcosa, per contrastare questa “tolleranza”, si puo’ (e si deve) fare.

Questo “qualcosa” e’ levare la propria voce di dissenso ogni volta che si può; non stancarsi di farlo.

Perchè “qualcosa” si può (e si deve) sempre cercare di fare.

In questo caso, “qualcosa” e’, anche, “incidere” nella nostra memoria i nomi dei perseguitati per le loro opinioni e i loro credo; operare perche’ non se ne smarrisca il ricordo.

Perchè l’indifferenza è la migliore alleata degli oppressori e dei fanatici intolleranti di sempre; la perdita di memoria, l’impedire la “conoscenza”, la loro piu’ fraterna amica.

Asia #Bibi e’ in carcere da anni, in Pakistan; la sua “colpa” e’ quella di essere cristiana. Per questa “colpa” rischia di essere uccisa.


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