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18 obiezioni al #RDM e relative risposte

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18 obiezioni al #RDM e relative risposte

di Fabrio Torriero, #LaCroce quotidiano, 15 gennaio 2018

1) Fate tornare le donne in casa
La cultura laicista mira a rappresentare i cattolici come i negatori della libertà.

Qui si aggiunge alla libertà di lavorare fuori casa, la libertà di lavorare dentro casa, dedicandosi ai figli

2) È un regresso sociale e culturale

RISPOSTA. Chi stabilisce il progresso? Perché si ritiene la donna incapace di scegliere? Mi meraviglia che l’obiezione venga mossa dai media ufficiali, dalla cultura ufficiale, dalle femministe o dai progressisti. Avete pregiudizi sulle donne? Fatele scegliere.A voi cosa cambia?

3) Siete contrari all’emancipazione della donna

RISPOSTA. Emancipazione è scegliere, avere questa libertà

4) Il lavoro fuori casa è dignitoso, quello in casa è arcaico

RISPOSTA. Fatelo dire e scegliere alle donne. È meglio pulire le scale, rispondere al call center, fare le segretarie o far crescere sereni i figli con la propria mamma?

5) Costa troppo

RISPOSTA. Tenendo presente che il tasso di natalità in Italia, secondo le statistiche è sceso a 1,2 figli all’anno, la manovra costerà solo 3 miliardi.

Ben pochi rispetto ai 12 del reddito di cittadinanza.

6) Solo donne italiane?

RISPOSTA. Certo, donne italiane e italianizzate. Anche per dare ordine all’integrazione. Un criterio andava adottato. Seguendo regole sicure.

Come si fa a rintracciare e certificare le donne-madri clandestine o profughe? Lo ius soli non è entrato in vigore. Il reddito di maternità dovrebbero averlo nei loro paesi di origine.

7) Perché otto anni. Dura troppo, dura poco?

RISPOSTA. Dura il giusto. Far crescere i piccoli vuol dire anche accompagnarli alla scolarizzazione e dare una prospettiva vera specialmente alle giovani coppie.

Oggi purtroppo nessun lavoro è eterno, stabile. La flessibilità da noi sinonimo di precarietà. E vale per tutti.

8) E poi?

RISPOSTA. Non è un provvedimento assistenziale per sempre. Chi ha oggi certezza di un lavoro che duri sempre?

Noi puntiamo con questa proposta, lo ripetiamo, alle giovani coppie che non possono permettersi di mettere al mondo i figli

9) Perché mamme e non anche i papà?

RISPOSTA. Non è il reddito di matrimonio, ma di maternità. Al centro ci sono le donne-mamme.

I mariti non c’entrano e al massimo devono essere contenti. Donne che diventano mamme, anche le single, ragazze madri

10) È un provvedimento poco cristiano, visto che i cristiani mettono al centro la famiglia

RISPOSTA. No. Parte dalla realtà vera, non dalla nostra lente particolare di credenti che rischia di diventare ideologica. La società italiana è fatta di single, di coppie, di convivenze, di matrimoni.

Dare impulso e sostegno alla maternità significa, da una parte contribuire a bloccare la denatalità italiana, dall’altra, a stimolare la voglia e il desiderio di famiglia, nella certezza che i matrimoni, venendo meno l’obiezione economica alla sua costruzione, verranno.

La nostra è un’iniziativa pedagogica che aiuta e crea effetti virtuosi per la nuova famiglia e rafforza quella già costituita.

11) Favorisce il lavoro nero

RISPOSTA. Saranno le leggi a impedire il malcostume. Chi usufruisce del reddito di maternità, non deve fare altri lavori.

12) Con questa proposta create di fatto un lavoro di serie a e un lavoro di serie b

RISPOSTA. Innanzitutto il lavoro non è una condanna, ma deve tornare ad essere una scelta.

Secondo, da parecchio tempo sia l’uomo che la donna molto spesso sono tutti e due schiavi e ingranaggi di un sistema economico che li obbliga a lavorare con stipendi bassi per mantenere la famiglia.

Non ci sono lavori di serie a e serie b, tutti hanno uguale dignità.

13) La denatalità si combatte con aiuti alle famiglie, sgravi fiscali, deducibilità, quoziente famigliare…
RISPOSTA. La denatalità si combatte facendo figli. Gli sgravi, le una-tantum decontestualizzate, tipo gli 80 euro renziani, non risolvono, peggiorano i problemi.
Semmai si va in vacanza o si compra il cell al figlio. Non è l’economia che deve salvare la natalità, ma il reddito di natalità che fa ripartire l’economia. Più figli significa “rimettere in circolo” lavoro e consumi. Ci vogliono provvedimenti non emergenziali, ma strutturali. Il quoziente, nostra proposta, è un altro tema, importante, ma riguarda la famiglia nel suo insieme e già costituita. Noi per scelta qui, guardiamo alle mamme. Ripetiamo, non è un reddito di matrimonio.

14) Se si fanno più figli nell’arco degli otto anni, il calcolo come avviene, si scala?

RISPOSTA. No, riparte sempre dall’ultimo figlio

15) Se si fanno più figli l’ammontare del reddito (mille euro netti al mese) aumenta?

RISPOSTA. Sempre 1000 euro al mese

16) Se una donna lavora, e ha una buona occupazione, per prendere il reddito di maternità, deve licenziarsi, o può mettersi in aspettativa, per poi tornare al lavoro?

RISPOSTA. No, se una donna lavora e ha un buon lavoro, deve comunque licenziarsi per ottenere il reddito di maternità.

Aspettativa, permessi e reintegrazione nel lavoro dopo il parto, attengono ai diritti che già ci sono previsti dalla legge.

Col reddito di maternità si entra in un altro ambito giuridico ed esistenziale. È una scelta di vita “per la vita”.

17) Il reddito di maternità vale solo per le donne povere?

RISPOSTA. No. Non è l’equivalente familiare del reddito di maternità.

La dottrina sociale della Chiesa è contraria alla lotta di classe. E certo pauperismo cattolico è sbagliato.

Anche le donne più abbienti possono e devono fare figli. Certo, per loro non gioca la scusa circa la mancanza di risorse per non farli.

18) Il reddito di maternità fa titolo a livello contributivo per la pensione?

RISPOSTA. No. È fuori contribuzione. Ma ci ripromettiamo una volta approvato di emanare dei decreti attuativi per ipotizzare eventualmente una contribuzione figurativa.

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Asia #Bibi: portiamola al sicuro in Italia

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Asia #Bibi: portiamola al sicuro in Italia

di Davide Vairani

Asia #Bibi è finalmente libera: 3.240 giorni di carcere ingiusto e ingiustificato.

Ma ora in Pakistan si rischia un'ondata di violenze fomentate dall'odio fondamentalista islamico. E' necessario che le istituzioni internazionali facciano sentire il loro ruolo: portare Asia in un luogo sicuro.

L'Italia si è sempre mossa con grande solidarietà e generosità. Come per Alfie #Evans, la politica italiana tutta - senza distinzioni - si adoperi perchè Asia #Bibi possa venire in Italia.

Il Popolo della Famiglia ha lanciato proprio in questi minuti un appello: “Accogliamo Asia #Bibi a Roma”.

"La madre cristiana liberata dopo quasi 10 anni in Pakistan rischia la vita - si legge in un comunicato stampa - . Il Popolo della Famiglia di Roma, che si è mobilitato negli scorsi mesi per la liberazione di Asia Bibi, la madre cristiana di cinque figli condannata a morte in Pakistan per blasfemia, invia un appello alla amministrazione locale: “Chiediamo al sindaco di offrire immediatamente accoglienza a Asia Bibi e alla sua famiglia, simbolo dei cristiani perseguitati. La nostra comunità faccia arrivare subito il sostegno a questa donna coraggiosa, che ora dopo quasi dieci anni di carcere rischia la vita perché scarcerata”.

Mario Adinolfi, presidente nazionale del Popolo della Famiglia, ha dichiarato: 'La notizia giunta questa mattina della liberazione di Asia Bibi ci ha riempiti gioia. Ora però paradossalmente questa donna cristiana così coraggiosa che non ha voluto abiurare la sua fede e ha pagato con 3.420 giorni di ingiusta carcerazione, rischia la vita ancora di più.

Il Popolo della Famiglia chiede al governo italiano e in particolare al ministro degli Esteri Moavero di farsi parte attiva per accogliere immediatamente nel nostro paese Asia, il marito e i loro cinque figli.

In Pakistan il clima è pesantissimo dopo la scarcerazione di Asia Bibi, le ambasciate straniere sono presidiate dall’esercito.

L’Italia mandi un messaggio chiaro al fondamentalismo islamico attraverso l’abbraccio a una madre cristiana eroica come Asia Bibi'".

Il Consiglio regionale lombardo si è esposto in questi giorni e ha fatto una promessa chiara: "Qualora la decisione finale dei giudici pakistani dovesse accogliere le richieste dei fondamentalisti islamici, e condannare a morte Asia Bibi, sul Pakistan resterà una macchia indelebile difficile da cancellare e che non potrà non avere inevitabili ripercussioni a livello internazionale. Se Asia invece verrà liberata, dovrà comunque lasciare il Pakistan insieme ai suoi familiari per evitare le inevitabili ritorsioni dei fondamentalisti islamici: in tal caso –conclude Fermi- la nostra istituzione regionale è pronta a fare tutto ciò che sarà necessario per accoglierla e garantirle ospitalità sul territorio lombardo".

Il documento promosso dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale e condiviso dai Presidenti dei Gruppi consiliari stigmatizza infine il silenzio dei Paesi occidentali su questa vicenda, lamentando la necessità che i Governi nazionali e l’Unione Europea prendano una posizione chiara e forte a sostegno di Asia #Bibi, condannando al tempo stesso le azioni violente di repressione del dissenso politico e religioso ancora in vigore in molti Paesi stranieri. Parole che aspettavamo, affermate dal presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi e condivise all’unanimità da tutte le forze politiche.

Un’eccezione è un altro italiano, Antonio Tajani, presidente dell’Assemblea all’Europarlamento, che ha dichiarato sempre negli scorsi giorni: "Noi dobbiamo affermare che Asia Bibi è in prigione in Pakistan solo perché è cristiana. La condanna di Asia Bibi va contro i diritti umani e noi vogliamo difendere ovunque i diritti umani".

E' arrivata l'ora di passare dalle parole ai fatti.

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Noi, sempre #popolari e mai populisti

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Noi, sempre #popolari e mai populisti

di Fabio Torriero

"La Croce" quotidiano, 26 settembre 2018

La nascita del Ppi ha segnato storicamente il passaggio dallo stato liberale, come unica forma possibile istituzionale, ad un’altra idea possibile di Stato, non unicamente risorgimentale.

Così Fabio Torriero ha dedicato il proprio intervento nella festa di Camaldoli per evidenziare agli uditori le ragioni di portato politico per cui è impossibile che il PdF si accodi sul carro del vincitore (attuale)

In tempi di populismo arrembante, inteso come fenomeno politico e mediatico, credo che un’analisi dei suoi valori e della sua comunicazione, sia importante per farsi un’idea precisa e non sbagliare. Un lavoro utile per decifrare il reale che stiamo vivendo e per operare scelte vere sul piano politico, non dettate dall’emotività, dalla pancia e dall’irrazionalità.

Un antifurto per non essere attirati, ad esempio, dalle “sirene antropologiche” della Lega, che in verità sono soltanto la parodia degli stessi principii. Un modo per svuotarli e bruciarli e favorire, al contrario, paradossalmente il laicismo.

Dire, affermare, annunciare, l’importanza della famiglia naturale, esaltare il primato della vita, non vuol dire crederci veramente, o compiere atti politicamente e giuridicamente rilevanti in tal senso. Su questo aspettiamo e giudicheremo, infatti, il governo Conte e il ministro Fontana.

Il riferimento alla Lega e ai partiti populisti (dall’estrema destra italiana ed europea) non è puramente casuale.
Nessuna analogia, similitudine, vicinanza, ci può essere tra chi si richiama alla tradizione e all’identità del popolarismo, e chi invece, aderisce, sceglie o vota questi partiti.

Una diversità sostanziale, sia per quanto riguarda la trattazione e attualizzazione della storia dei cattolici in politica (dal Partito popolare di don Sturzo, fino alla Dc), sia se ci si orienta verso le nuove dinamiche e prospettive elettorali: dal Family Day al Popolo della Famiglia.

Ciò che segue è un accostamento, un parallelo scientifico tra i valori e la comunicazione del popolarismo, e i valori e la comunicazione del populismo vecchio e nuovo. Ovviamente, un rapporto semplificato per parole-chiave.

1) POLITICA DEGLI ANNUNCI vs POLITICA DEI FATTI
Il populismo considera la politica come “mero annuncio”, come vellicazione della pancia, eccitazione degli umori popolari dal basso.

Per gli studiosi, i politici e i leader populisti “sono gli annunci che creano i fatti e fanno opinione e da qui la loro rappresentazione politica”. E ne consegue che la “percezione finisce per surrogare la verità, sostituire la realtà”. Non è questo il segreto del successo della Lega, dei 5 Stelle e di molti soggetti politici europei, dai pirati al Fn francese, dagli indipendentisti inglesi, ai tedeschi, svedesi o austriaci?

In Italia non è un dato scontato che la paura dell’immigrazione, l’odio e la rabbia verso la Ue, pur basandosi su numeri indiscutibili, è assolutamente dilatato dalla comunicazione?

Il popolarismo concepisce, invece, la politica come complessità, come mediazione, come sintesi tra idee e interessi, non come semplificazione. Elevare il popolo a rango di sovrano assoluto e assolutista, e servirlo, sono due cose diametralmente opposte.

2) INDIVIDUALISMO DI MASSA vs BENE COMUNE
L’uso dei social media, la comunicazione diretta sulla rete, comune a Lega e 5Stelle, e a tanti movimenti europei, è figlia ed effetto al tempo stesso, dell’individualismo di massa, di quella società “delle pulsioni dell’io”, che inesorabilmente porta ad uccidere la relazione, la comunità, la polis, il bene comune. Ossia, la visione cristiana della società.

Quello della Lega è un “individualismo territoriale, è un egoismo economico, esprime chiusura”; quello dei grillini è la “mera continuazione individualista della lotta di classe”, come noto, basata sull’invidia sociale. Una lotta di classe individualista e non collettiva, che secondo le categorie marxiane, era raggruppata in classi ideologiche ed economiche, classi soggettuali (proletari contro borghesi). Sul piano valoriale, quello dei 5Stelle, è nichilismo, giustizialismo giacobino. È Robespierre. La concezione umanitaria e moralizzatrice grillina è “un cristianesimo senza Cristo”, laddove la giustizia e la moralità sono idoli. Due individualismi, quello della Lega e dei grillini, che minano dall’interno i presupposti solidali della società politica.

Il popolarismo è per la polis, la solidarietà, la coesione sociale, l’interclassismo, la collaborazione tra le classi (basti attualizzare il pensiero, gli studi e gli scritti di pensatori, teologi, intellettuali, sacerdoti e politici come Gioacchino Ventura, Vincenzo Gioberti, Antonio Rosmini e Luigi Sturzo). La cultura cattolica ha partorito il corporativismo cristiano, l’economia sociale di mercato, l’economia della felicità, la partecipazione agli utili, l’azionariato operaio etc.

La nascita del Ppi ha segnato storicamente il passaggio dallo Stato liberale, come unica forma possibile istituzionale, ad un’altra idea possibile di Stato, non unicamente risorgimentale. Ha significato l’abbandono del “neo-guelfismo”, che partendo dal “non expedit, si è tradotto gradualmente nel rifiuto della società, nel rifiuto del concetto di partecipazione attiva dei credenti, e quindi, alla delega agli altri partiti, come possibili interlocutori dei valori cristiani (basti ricordare il patto Gentiloni 1913, la sottoscrizione da parte dei cattolici, ex Opera dei Congressi, di un’intesa programmatica, basata su alcuni punti sensibili alla dottrina cattolica, in cambio del voto alle liste liberali e giolittiane dell’area ministeriale).

Neo-guelfismo che ha disegnato a lungo l’identikit del cattolico, protagonista virtuoso di un civismo municipale, di un alto senso della società, ma di uno scarso senso dello Stato e di un scarsa cultura di governo (in parte attenuata dall’esperienza della Dc). Vulnus che permane in certi cattolici di oggi, avulsi da ogni idea di testimonianza pubblica del bene comune, nel nome e nel segno di un individualismo mistico e di un privatismo magico e incomunicante.

Il Ppi invece, agì allo scoperto, pubblicamente, nella direzione di un “federalismo solidale”, anima vera della società, prima forma di presenza popolare e di rappresentanza democratica dal basso. Col Partito popolare dal 1919 in poi, si è sancito ufficialmente, da una parte, il protagonismo politico dei cattolici, dall’altro, il primato dello Stato laico e dell’aconfessionalità. E inoltre una proposta originale nel quadro delle riforme costituzionali: il federalismo regionale, con le Regioni intese come enti identitari ed enti economico-imprenditoriali (CONGRESSO PPI VENEZIA 1921).

3) PAURA vs AMORE
La comunicazione e la costruzione politica del populismo, va ribadito, si basano sulla paura: paura dell’immigrato, del diverso, del delinquente, dell’altro. È un’idea egoistica e chiusa dell’identità. La comunicazione e la costruzione politica del popolarismo si basano sull’amore, sul dialogo, sul confronto.

4) IDENTITA’, LIBERTA’, POLITICA vs SOCIETA’ PULSIONI
Per il populismo l’identità è vista come primato, chiusura, mera appartenenza. Il valore della libertà sta dentro le pulsioni dell’io. Lo abbiamo già detto nel precedente raffronto: è individualismo di massa; la politica diventa affermazione, conquista, vittoria ideale, non dono, scambio, amore.

Per il popolarismo l’identità è la relazione, non l’auto-percezione, come l’uomo si percepisce, come si definisce, cosa vuole e desidera (qui il populismo ha gli stessi dogmi del gender); l’identità per il popolarismo è amore per la propria vita, per la propria terra, per il proprio lavoro, per la propria storia, cultura; è la suprema forma della dignità umana, a immagine di Dio. La politica, per il popolarismo, lo hanno ribadito durante i pontificati tutti i papi, da papa Paolo VI a papa Francesco, è la suprema forma di carità e servizio, appartenenza a una comunità di destino. È lo svolgimento di una missione, l’obbedienza alla realtà, la fedeltà ad una promessa.

5) AMICO vs NEMICO
La comunicazione populista è basata sullo schema morale “amico-nemico”. Il nemico compatta, unisce, fa essere. Il popolarismo non ha nemici, solo avversari, fratelli che hanno idee diverse. Non storti da raddrizzare, ma dritti che semmai si sono storti. Lo schema semmai, è bene-male, falso-vero sulla base del Vangelo.

6) DEMOCRAZIA DIRETTA vs DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA
Secondo le categorie della scienza politica, il populismo si rivolge direttamente al popolo e semplifica il linguaggio politico. Il populismo si orienta sempre verso la democrazia diretta, il presidenzialismo, l’autoritarismo e il nazionalismo.

Il popolarismo rispetta le forme mediatrici della democrazia, i corpi intermedi, che poi è la democrazia parlamentare. Sul piano istituzionale, è da sempre per il federalismo, le autonomie dei popoli, l’europeismo. Il Patriottismo è il riferimento alla terra dei padri, amore per la propria identità, nazionalismo è la pretesa che un’identità sia superiore a quelle degli altri.

7) SCHEMA POLITICO vs SCHEMA MORALE
Il populismo ha introdotto nella politica lo “schema morale”: la casta, il ceto politico, la classe politica sono il male, mentre il popolo è bene. Da qui le battaglie contro il centralismo romano (Lega) o contro i corrotti, gli sprechi (5Stelle).

Il popolarismo considera le persone, non le categorie ideologiche; persone che sbagliano e persone che fanno bene.

E il potere non è intrinsecamente corrotto o male, ma un servizio alla cittadinanza, la proiezione pubblica dei talenti individuali, la rappresentanza degli interessi popolari

Parole e concetti chiari per decodificare un dna che non ha nulla a che spartire con la nostra tradizione e identità.

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Pidieffini a Camaldoli: quale futuro?

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Pidieffini a Camaldoli: quale futuro?

di Davide Vairani

"Popolo della Famiglia" impegnato in una due giorni per rinserrare i ranghi e preparare il percorso vero i prossimi appuntamenti elettorali.

Il 22 e 23 Settembre 2018 la formazione di Adinolfi si è ritrovata a Camaldoli per la Terza Festa de "La Croce" quotidiano.

“Siete in un luogo particolare, straordinariamente ricco di storia spirituale e sociale - scrive ai partecipanti Mons. Zuppi, Arcivescovo di Bologna -. Non si tratta di tornare al passato, ma di trarre ispirazione e motivazioni per affrontare le sfide di oggi.

Allora era un tempo di grande incertezza dove tutto poteva accadere, sulle macerie della guerra. A Camaldoli alcuni cristiani si interrogarono su cosa fare.

Noi dobbiamo affrontare le macerie della crisi e della disillusione che sembrano sconsigliare sogni, impegno, iniziativa. Allora lo fecero con tanta sapienza cristiana, intelligenza e laicità.

È la stessa sfida che abbiamo oggi per difendere e costruire l’umanesimo che essi ci hanno affidato, confrontandoci con tante macerie di disillusione e di logiche individualiste che si rivelano contro la persona.

È su questa capacità che i credenti si interrogano perché i valori e la capacità di dialogo aiutino tutti a vivere nell’unica casa comune mettendo sempre al centro la persona come Cristo ci ha insegnato.

Buon lavoro e sempre tanta umile ma ferma speranza”.

Nessuna diretta streaming e dunque impossibile esprimere alcun giudizio. Radio Radicale ha trasmesso una parte dei lavori.

Se avete pazienza, potete rivedere o riascoltare il dibattito.

22 Settembre 2018 - Cristiani in politica tra passato e futuro
DIBATTITO | - Poppi - 15:15 Durata: 2 ore 39 min

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il PdF perde i pezzi: ma va’ tutto bene …

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Il PdF perde i pezzi. Ma va' tutto bene ...
di Davide Vairani

Gianfranco Amato abbandona il Popolo della Famiglia. Questa la notizia di oggi. Socio fondatore insieme a Mario Adinolfi e presidente del partito stesso, dopo due anni di militanza, l'Avv. Amato articola e motiva la propria scelta dalle colonne del quotidiano "La Verità" del 28 giugno 2018, in un lungo articolo intitolato "Per chi crede nei valori cristiani questo Governo è un argine".

Notizia che - probabilmente - interesserà a pochi o che forse non è nemmeno una notizia, in mezzo a ben altre questioni della politica nostrana.

Per chi - come me - dopo i due Family Day sognava la nascita di un grande popolo di resistenza culturale alla deriva antropologica che viviamo, per chi - come me - sognava la nascita di un movimento plurale e territoriale capace di riportare una testimonianza di vita, per chi - come me - si è sentito attaccato duramente per avere sostenuto fin dall'inizio l'errore madornale di tentare l'avventura politica con la costruzione di un partito di cattolici (o d'ispirazione cattolica), bhè, per me è una notizia sulla quale vale la pena soffermarsi.

"Chi si ostinasse a ragionare come se fossimo ancora al 3 marzo 2018, commetterebbe un grave errore di prospettiva e, se cristiano, un tradimento del dovere morale di non privilegiare uno schema mentale rispetto all’osservazione intera, appassionata, insistente dei fatti, della realtà" - scrive Gianfranco Amato su "La Verità".

"[...] L’avventura del Popolo della Famiglia ha fallito non solo l’obiettivo di superare soglia di sbarramento del 3%, ma soprattutto quello di andare oltre la soglia psicologica dello 'zero virgola'. Trend confermato, purtroppo, anche nelle successive elezioni amministrative, che hanno coinvolto 761 comuni, di cui 109 con più di 15.000 abitanti, e che hanno visto la presenza del Popolo della Famiglia limitata a qualche decina di competizioni elettorali, in molti casi senza neppure riuscire a formare una lista autonoma. Non prendere atto di questa oggettiva evidenza significa essere incapaci di leggere la realtà secondo un uso cristianamente corretto della ragione".

"[...] Ora, io sono onestamente stanco di tutti coloro – mi riferisco ad amici, ecclesiastici, politici, intellettuali e imprenditori – che dopo la débâcle elettorale continuano a ripetermi di invitare Mario Adinolfi a fare un passo indietro, e che continuano a rinfacciarmi gli evidenti ed oggettivi limiti del Popolo della Famiglia.

Il passo indietro, quindi, ho deciso di farlo io. Io posso farlo tranquillamente, perché non ho, né ho mai avuto, alcuna ambizione personale, perché non ho, né ho mai avuto, alcun progetto personale da difendere, perché non traggo, né ho mai tratto, alcun vantaggio personale dalla politica (anzi), perché ho sempre visto il Popolo della Famiglia come un semplice mezzo per combattere sul fronte parlamentare l’attuale dittatura del Pensiero Unico. E perché, in coscienza, non credo più che il Popolo della Famiglia possa essere oggi lo strumento più adeguato per una simile lotta".

"[...] Continuerò, comunque, nella mia missione tornando a fare quello che ho sempre fatto: testimoniare senza paura la Verità, in Italia e all’estero, fino agli estremi confini del mondo. Continuerò anche a lavorare perché si ricomponga la frattura all’interno del popolo del Family Day, quella che ancora tanti partecipanti all’indimenticabile esperienza del Circo Massimo vivono con dolore, come 'un punto di sutura eternamente mal cucito', per citare Charles Peguy. L’esperienza di questi ultimi due anni ha dimostrato che proprio l’unità di quel popolo può essere oggi l’unica garanzia e la sola condizione per una reale incidenza a livello sociale, culturale e politico".

Una fuoriuscita che ha l'evidente sapore di una presa di distanza da una strada - quella ostinatamente in mano ad Adinolfi - che, più passa il tempo, e più mostra l'evidenza di un vicolo cieco.

"L’esperienza del Popolo della Famiglia è nata da una felice intuizione che io mi sento di rivendicare: quella di dare una 'casa politica' a quella parte del popolo italiano che chiede di essere rappresentata da parlamentari non disponibili ad alcun compromesso sui principi che derivano da una visione antropologica cristiana. Insomma, una forza politica valoriale e identitaria, presente in parlamento e capace di condizionare un governo di centrodestra. Questo obiettivo, purtroppo, non è stato realizzato, anche se al progetto deve essere comunque ascritto il merito di aver certificato il fatto che gli italiani non avvertono l’esigenza di una simile presenza, quantomeno nella formula offerta dal Popolo della Famiglia. Questo è un fatto innegabile e oggettivo. A nulla sono valsi, purtroppo, i duecentoventimila votanti che hanno creduto nel progetto e che io, in coscienza, mi sento di ringraziare singolarmente, uno per uno".

E aggiunge: "Qualcuno mi rinfaccerà che il 24 febbraio 2018 al Teatro Sala Umberto di Roma io definii il progetto del Popolo della Famiglia come un processo a lunghissimo termine, simile alla costruzione di una cattedrale. Citai, infatti, l’esempio proprio della cattedrale di Praga che richiese ben seicento anni per la sua realizzazione. Anticipo l’obiezione, rivendicando la bontà della metafora in linea di principio, ma precisando che oggi non ci sono più le pietre per continuare a costruire. Il Popolo della Famiglia – e lo dico con il dolore nel cuore – ha subìto il medesimo destino della cattedrale incompiuta di Venosa, la cui realizzazione si è interrotta proprio per il venir meno dei materiali e dei monaci. La costruzione non si è fermata per l’espressa volontà dei costruttori ma per l’oggettiva impossibilità sopravvenuta. Oggi la si può rimirare nello splendido complesso della Santissima Trinità presso la cittadina lucana che ha dato i natali al poeta romano Orazio. Dopo novecentodiciotto anni è ancora lì maestosa pur nella sua incompletezza a dimostrare ai posteri, come imperituro monito, che sempre 'homo proponit, sed Deus disponit'".

Il co-fondatore del Popolo della Famiglia motiva la scelta di abbandonare quel percorso con un giudizio sullo scenario politico che si è aperto dopo le ultimi elezioni nazionali.

"L’esito elettorale del 4 marzo 2018 - scrive - ha determinato nel panorama politico italiano un vero e proprio tzunami. Un cataclisma che ha spazzato via certezze, progetti, accordi e sogni. Tutti davamo quasi per certa la riedizione del patto tra Renzi e Berlusconi – il cosiddetto 'Nazareno bis' –, i quali non a caso si erano confezionati una legge elettorale ad hoc. Nessuno avrebbe immaginato che due partiti come Forza Italia e PD, sarebbero stati letteralmente travolti al punto da rischiare l’estinzione o l’insignificanza politica"

"Oggi lo scenario è completamente mutato, ed è con questo nuovo scenario che occorre fare i conti". Ne segue una riflessione argomentata (sulla quale si potrebbe discutere):

"Una visione realistica ci impone, quindi, la necessità di elaborare alcune riflessioni sull’attuale quadro politico:

  1. dalla Chiesa e dal cosiddetto mondo cattolico (associazioni, imprenditori, intellettuali, movimenti), non giunge nessun segno concreto e tangibile di uno sforzo per costituire una presenza politica di dichiarata matrice cristiana. Con l’attuale presidenza della C.E.I., al di là delle frasi di circostanza sulla necessità di un non meglio precisato 'impegno politico', non pare si profilino all’orizzonte barlumi di un realistico progetto di partito. Occorre anche essere realisti nel tener conto che qualora il suddetto mondo cattolico decidesse, nei prossimi anni, di scendere dichiaratamente in campo, è assai improbabile che lo faccia attraverso quello che, purtroppo, continua ad essere percepito come il 'partito di Adinolfi'. Tra l’altro, anche lo stesso concetto di 'voto cattolico' penso non esista più: oramai un cristiano (laico o clerico che sia) si sente libero, dal punto di vista morale, di votare indifferentemente Lega o Partito Democratico.
  2. l’attuale governo Lega-M5S non rappresenta certamente il massimo delle aspirazioni del popolo del Family Day, ma deve essere letto per quello che oggettivamente è dal punto di vista valoriale: un governo di tregua. Non si potrà abrogare la legge Cirinnà e forse chiudere l’UNAR, ma almeno sarà possibile arrestare la deriva antropologica del non-pensiero grillino. Agli amici schizzinosi ricordo che l’alternativa a questo governo sarebbe stata l’alleanza Cinque Stelle-Partito Democratico. In tale denegata ipotesi avremmo avuto, nell’ordine, il matrimonio egualitario, l’adozione gay, l’utero in affitto, la legge sull’omofobia, e via degenerando;
  3. il cosiddetto “centrodestra”, ovvero la coalizione formata da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, di fatto non esiste più. Nel futuro scenario politico italiano appare sempre di più verosimile l’ipotesi di due forze politiche aggreganti destinate a confrontarsi non più sul piano ideologico dei vecchi schemi novecenteschi (destra/sinistra), ma sul piano antropologico (vita, famiglia, educazione), economico (euro si/euro no), internazionale (UE/Russia), europeo (sovranismo/Stati Uniti d’Europa), sociale (popoli/élite), sulla sicurezza (legittima difesa si/legittima difesa no), e così via. Su quei temi si misurerà davvero il consenso, e sarà sempre più ridotto lo spazio per piccole forze politiche 'di testimonianza' su ogni singolo tema;
  4. l’attuale legge elettorale – il famigerato 'Rosatellum' – non verrà modificata. Questo significa che la Lega punta a proseguire l’attuale 'cavalcata delle Valchirie' in termini di consenso elettorale ben oltre il 40%. Questo può concretamente accadere se Salvini gioca bene le sue carte, ossia vince la battaglia dei porti costringendo l’Europa ad affrontare una volte per tutte il problema immigrazione; modifica la Legge Fornero agevolando chi è stato stritolato dall’incomprensibile rigore di quelle norme; migliora i rapporti tra Fisco e cittadini con la cosiddetta “pace fiscale”; porta la pressione tributaria ad una misura sostenibile; ridà dignità all’Italia in sede europea allentando i vincoli che stanno strozzando l’economia del nostro Paese; riesce a generare un maggior senso di sicurezza tra i cittadini. Se le suddette condizioni si realizzassero prima della scadenza naturale della legislatura, la tentazione di andare all’incasso con nuove elezioni sarebbe irresistibile per la stessa Lega. Questo significa concretamente, che gli italiani tra un anno o due potrebbero tornare al voto e dover scegliere tra la Lega e il Movimento Cinque Stelle. Ogni alternativa verrebbe vista come una pericolosa sottrazione di voti ad una di quelle due forze politiche. L’idea di non far vincere i grillini e la loro devastante visione antropologica, avrebbe a quel punto un indiscutibile appeal nel popolo del Family Day;
  5. la Lega di Salvini, oggi, non è più la Lega di Bossi e dell’illusione secessionista. Per questo sbaglia chi oggi si ostina ad identificarla ancora con gli 'adoratori del dio Po';
  6. un ministro della Famiglia come Lorenzo Fontana, un ministro dell’Istruzione come Bussetti e un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri come Giancarlo Giorgetti, rappresentano oggettivamente un baluardo a difesa dei principi non negoziabili. Avere soggetti a presidio delle caselle più delicate per il popolo del Family Day (vita, famiglia ed educazione), non può essere archiviato come un fatto irrilevante".

La reazione di Mario Adinolfi non si fa attendere. Sul suo profilo facebook pubblica un post con questo incipit:

"Ho letto l’articolo di Gianfranco Amato su La Verità. Io non credo che questo governo sia 'una tregua per i cattolici'. E non credo che il Popolo della Famiglia sia una cattedrale incompiuta, perché non si può dire un giorno che serviranno anni o 'la pazienza del contadino' e poi per la frustrazione di un risultato non immediatamente ottenuto, mollare subito la barca". 

E continua poi:

"Comunque, a Gianfranco dico un grazie per tutto. E, semplicemente, confermo che il progetto del PdF va avanti per stanare le contraddizioni evidenti di questo esecutivo e costruire il soggetto politico cristianamente ispirato di cui l’Italia ha bisogno. Noi siamo all’opposizione del governo grillino-leghista e recuperiamo l’ispirazione sturziana che sembra essere cara anche alla Chiesa, di cui è miope sottovalutare i segnali. Essendosi resa vacante la carica di segretario del Popolo della Famiglia, sarà avviato un percorso congressuale per individuare il sostituto di Gianfranco, percorso di cui discuteremo insieme alla festa nazionale de La Croce a Camaldoli. Di certo questa è anche una grande occasione per fare chiarezza".

"Per compiere la traversata del deserto occorrono persone determinate e non ondivaghe: segnali importanti arrivano dalla Chiesa e le amministrative del 10 giugno hanno dimostrato dove lavoriamo bene otteniamo risultati molto incoraggianti. Chi è stanco, ha cambiato idea, pensava di fare subito il deputato o il senatore, ha voglia di saltare sul carro dei vincitori leghisti, segua l’esempio di Gianfranco. Il Popolo della Famiglia vive di un progetto più alto, un progetto che continua. Nei prossimi giorni indicherò l’elenco dei cento dirigenti con cui costruiremo la presenza sul territorio, liberata dagli elementi di disturbo, per gli obiettivi immediati che ci proponiamo: regionali di autunno, europee di maggio. Senza coltivare rancori, perché ora nel PdF ci deve stare solo chi alla testuggine crede veramente. Risparmiamoci il chiacchiericcio, tanto interessa pochissimi: il nostro vizio della polemica da cortile cattolico va stavolta evitato".

"Chi ha ancora voglia di lavorare al Popolo della Famiglia, lavori. Agli altri, buona rincorsa al carro del vincitore. Ambiguità, da oggi in poi, non saranno più possibili né tollerate. Ora, più che mai, uniti nel cammino".

 

Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire. "Chi è stanco, ha cambiato idea, pensava di fare subito il deputato o il senatore, ha voglia di saltare sul carro dei vincitori leghisti, segua l’esempio di Gianfranco. Il Popolo della Famiglia vive di un progetto più alto, un progetto che continua".

Peccato. Di fronte ad un fatto eclatante come questo, si dovrebbe forse fermarsi un attimo e riflettere sulla strada che si è percorsa. La coerenza - di per sè - non è  una virtù, soprattutto quando si traduce nell'ostinazione a perseguire una strada senza ascoltare nemmeno chi ti ha seguito fin dal primo giorno.

"L’aggettivo cattolico non è un aggettivo del politico. E' più importante, è un aggettivo dell’impolitico. In politica il mondo cattolico non c’è. In politica ci sono i cattolici che scelgono di occuparsene, quelli che scelgono di non occuparsene e ci sono quelli che se occupano in un modo e altri in un modo diverso.E si qualificano così non perché sono cattolici" - Mino Martinazzoli.

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