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#Intervista con Chiara Colosimo

#Intervista con Chiara Colosimo

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano,12 marzo 2019

“Purtroppo, questa coalizione di centro-destra non si sa se esista o meno: cammina insieme a giorni alterni, soprattutto sui temi etici”.

Lo ammette senza mezzi termini Chiara Colosimo, classe 1986, consigliere regionale del Lazio, eletta per la seconda volta con le votazioni del 4 marzo 2018 nella lista di Fratelli d’Italia: vice presidente della Commissione affari costituzionali e statutari, affari istituzionali e antimafia e componente della VII commissione sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria e welfare.

Dai banchi dell’opposizione, la giovane esponente di Fratelli d’Italia ha presentato una proposta di legge dal titolo inequivocabile: “Riconoscimento e tutela del diritto alla sepoltura dei bambini mai nati”.

L’obiettivo – ci tiene a sottolineare al telefono – vuole essere quello di garantire "l'obbligo di informazione per i genitori” e regolamentare per il territorio della Regione Lazio “la procedura di inumazione dei bambini mai nati, rendendola obbligatoria per tutti i feti superiori ai 3 mesi, perchè nessuna mamma debba più vivere il dramma di sapere suo figlio considerato come un rifiuto speciale".

In Lombardia – dove questo diritto era garantito da una legge del 2009 voluta da Formigoni – la giunta di centro-destra a trazione leghista guidata da Fontana ha recentemente deciso di fare un clamoroso dietro front e di farlo all’unanimità, anche con l’apporto dei consiglieri regionali di Fratelli d’Italia.

“Come le ho appena detto, prendo atto con dolore ed amarezza di quanto accaduto in Lombardia, perché non riesco a comprenderne le motivazioni e sto cercando di capire – nella fattispecie – il comportamento dei miei colleghi di partito lombardi. Detto questo, non è da oggi che il centro destra manifesta segnali di cedimento ad un certo relativismo sul piano etico-antropologico. Posso dirle solamente che Fratelli d’Italia ha sempre mantenuto posizioni chiare e ferme su queste tematiche, sia a livello nazionale che nei livelli istituzionali nei quali si trova a governare”.

Nel frattempo, il “pasticcio” combinato in Consiglio regionale lombardo è diventato ufficialmente legge regionale con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale (Supplemento n. 10 - Venerdì 08 marzo 2019): “Legge regionale 4 marzo 2019 - n. 4. Modifiche e integrazioni alla legge regionale 30 dicembre 2009, n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità): abrogazione del Capo III ‘Norme in materia di attività e servizi necroscopici, funebri e cimiteriali’ del Titolo VI e introduzione del Titolo VI bis ‘Norme in materia di medicina legale, polizia mortuaria, attività funebre’ (Approvata con deliberazione del Consiglio regionale n. XI/445 del 19 febbraio 2019).

Per la cronaca, vale la pena ricordare che tutti i consiglieri di maggioranza (13 di Forza Italia, 29 della Lega e 2 di Fratelli d’Italia) hanno approvato in quel testo di modifica un emendamento presentato dal Partito Democratico che vincola la sepoltura degli embrioni “esclusivamente alla esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione” (in caso di persone con disabilità mentale o di donne minori).

In sostanza, come spiegato su La Stampa dal consigliere regionale Simona Tironi di Forza Italia, che è anche relatrice di tutta la riforma di riforma dei servizi funerari, “abbiamo deciso di togliere l’obbligo per i comuni di seppellire i prodotti del concepimento in casi di interruzione volontaria di gravidanza - come invece è oggi in Lombardia - perché riteniamo sia una scelta che la donna deve poter fare liberamente e, in secondo ordine, anche perché abbiamo verificato che oggi questa normativa è spesso disattesa”.

Una modifica che “riconduce alla volontà e alla sensibilità personale della donna la decisione di procedere alla tumulazione, senza più imposizioni per legge da parte dell’istituzione”, come recita la relazione all’emendamento Pd.

La Giunta lombarda ora ha centottanta giorni di tempo per adeguare il regolamento regionale 9 novembre 2004, n. 6 (Regolamento in materia di attività funebri e cimiteriali) alle nuove disposizioni di legge. Staremo a vedere come se la gestirà l’Assessore al Welfare Gallera che subito sui media si è prodigato nel minimizzare il tutto ed assicurare che i prodotti abortivi saranno comunque seppelliti dalle Aziende Sanitarie e dagli Istituti Ospedalieri competenti.

“Già il temine che si continua ad utilizzare è aberrante (‘prodotti abortivi’) – commenta la Colosimo- . Pensi che in Regione Lazio non esisteva nemmeno un regolamento organico in materia di attività funebri e cimiteriali. Per questo motivo, non è stato semplice presentare un testo di proposta di legge che provasse a dare precise indicazioni per superare la totale frammentazione oggi esistente da territorio a territorio. Abbiamo dovuto fare delle forzature, in accordo ovviamente con l’ufficio legislativo regionale. Ad una vita che si spegne va sempre riservata una degna sepoltura con esequie, è una questione di dignità e civiltà”.

Le faccio notare che il governatore Zingaretti, neo segretario Pd, ha dichiarato che non ha alcuna intenzione di abbandonare la guida della Regione Lazio. Il suo è uno sforzo apprezzabile, ma rischia di restare lettera morta.

“Ne sono consapevole – ci risponde -. Ma sono sicura che questa proposta di legge verrà discussa entro l’anno. So bene di essere all’opposizione e che con soli tre consiglieri di Fratelli d’Italia e due di Forza Italia non possiamo immaginare una approvazione da parte di esponenti di sinistra che provengono dai Centri Sociali o da movimenti femministi post sessantottini. Tuttavia, ho alle spalle una positiva esperienza sul tema dell’autismo, per il quale tutto il consiglio regionale ha approvato all’unanimità una proposta di legge che ho presentato. Auspicherei lo stesso percorso. Vede, ci vuole buon senso. Qui non si tratta di attaccare la legge 194, non si tratta di cancellare il diritto di abortire: si tratta di rispettare la dignità della vita in ogni sua forma. Sono due piani distinti. E lo sostengo da cattolica che ha scelto l’impegno in politica”.

Ma da cattolica, non le sembra contraddittorio questo atteggiamento dei “due piani distinti”?

“Nel momento nel quale veniamo eletti ed entriamo nelle istituzioni pubbliche – ci risponde la Colosimo – noi cattolici ci troviamo di fronte ad una doppia responsabilità, cioè da una parte rispettare le posizioni etiche che ci derivano dalla nostra fede e dall’altra rispondere ad una funzione pubblica che per sua natura è rivolta a tutti i cittadini: due responsabilità che devono stare su due binari diversi tra loro”.

Se così fosse, significherebbe una resa incondizionata al relativismo etico. E qui torniamo al tema da cui siamo partiti, cioè un centro-destra che in campagna elettorale dichiara di difendere la vita, la famiglia, che si dichiara contro l’utero in affitto e poi - quando si trova a dovere governare - sceglie di mettere in secondo piano questi temi.

“Assolutamente no – mi ferma la Colosimo -. Ho abbandonato il Popolo delle Libertà proprio quando già allora vedevo chiaramente i primi segnali di relativismo etico. Nella mia vita mi sono sempre occupata di politica (militante tra le fila di Azione Studentesca, poi segretario giovanile alla Garbatella nel 2008; dirigente provinciale di Azione Giovani, poi presidente regionale della Giovane Italia. Per le elezioni regionali del 2010 viene inserita nel listino bloccato di Renata Polverini e dopo la vittoria, diventa il consigliere più giovane della Regione Lazio e il consigliere regionale donna più giovane d’Italia. Dopo l’esplosione del caso/scandalo Fiorito che ha travolto il Pdl e fatto cadere la Giunta Regionale, viene chiamata a ricoprire il ruolo di capogruppo regionale – ndr).

Mi sono dimessa e ho iniziato a seguire fin dall’inizio il progetto di ‘Fratelli d’Italia’, fondato da Giorgia Meloni e Guido Crosetto, spinta dalla ferma volontà di aderire ad un partito di rifondazione del centro-destra, in cui si potessero ritrovare tutti coloro che intendono la politica come servizio – e non come carriera – e dove non ci potesse essere posto per impresentabili, opportunisti ed affaristi.

Ci vuole il coraggio dei singoli nel difendere il diritto alla vita in tutte le sue forme e con ogni modo e mai come oggi occorre dare agibilità politica a chi vuole investire sulla famiglia. Diritto alla vita ed investimento sulla famiglia sono due capisaldi che i cattolici non possono ignorare facendo politica: occorre la capacità di costruire consenso, perché le leggi si fanno solo se c’è la maggioranza.

Quello che intendo dire è che per un cattolico non è possibile confinare interamente la fede nella politica, perché la fede è testimonianza e la politica esige il rispetto delle leggi, leggi che possono entrare in conflitto con l’etica derivante dalla propria appartenenza religiosa.

Le faccio un esempio. Non ho alcun dubbio nell’essere personalmente contraria all’aborto. Ma se mi chiede quale sia la posizione politica di Chiara Colosimo, consigliere regionale, le dico che la battaglia non sta nel cercare di smantellare la legge 194: pur lasciando il diritto di una donna a scegliere di abortire, occorre evitare che le donne lo evitino, cioè la responsabilità dei cattolici in politica è quella di mettere in campo tutte le azioni possibili perché l’aborto non diventi la scelta di una donna. Perché la vita è sacra, ma compito delle istituzioni pubbliche è anche quello di garantire ogni supporto concreto affinchè la vita possa davvero essere una scelta”.

Da quanto sostiene, devo dedurre che sul piano politico a Fratelli d’Italia stia un po’ stretta oggi questa alleanza di centro destra che – come lei ha detto – “cammina insieme a giorni alterni, soprattutto sui temi etici”.

“Guardi, l’unica risposta che le posso dare a questo proposito è che in politica occorre lavorare per intese ampie su principi ed ideali in cui si crede fermamente – ci risponde la Colosimo -.

Non so che cosa accadrà alla coalizione del centro-destra: posso solo affermare con certezza che Fratelli d’Italia non arretrerà mai di un passo sulla difesa della vita e sulla famiglia.

Ciò che è mancato al centro-destra quando si è trovato a governare a livello nazionale è stato proprio non avere avuto il coraggio di investire in politiche concrete a favore della famiglia, su questo non ci sono dubbi.

Sul piano personale, farò di tutto perché la Regione Lazio possa avere al più presto una legislazione che riconosca e tuteli il diritto alla sepoltura dei bambini mai nati”.

Ne abbiamo scritto qui:

Posted in #Actuality #Catholicon

Il matrimonio non va più indebolito

Il matrimonio non va più indebolito

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 12 marzo 2019

Per Matteo Salvini il diritto di famiglia "va riformato". Il ministro degli Interni lo ha dichiarato rispondendo a una domanda sul ddl Pillon durante una conferenza stampa in Senato, insieme alla ministro Giulia Bongiorno e al sottosegretario Molteni nella giornata dell’8 marzo.

Concordo.

E’ proprio il senatore leghista “papà” del disegno di legge, Simone Pillon, a postare sulla sua pagina ufficiale di facebook la dichiarazione completa di Salvini:

“Il diritto di famiglia va riformato nell’interesse delle donne, degli uomini e dei bambini, così com’è oggi non funziona. Troppi uomini furbi non pagano gli alimenti nascondendo le loro proprietà, ma troppe donne utilizzano i minori con scopo ricattatorio: va riequilibrata la situazione a favore del minore usato come merce di scambio. Il ddl Pillon è un punto di partenza non di arrivo, si può migliorare, ma la parità di ex mogli ed ex mariti, e dei nonni che perdono i nipoti, è un punto su cui bisogna lavorare: troppo spesso i bimbi sono usati per le beghe degli adulti e questo mi fa imbestialire”.

Così Salvini. E Pillon condivide: “Grazie Matteo. Realista, come sempre. Ieri abbiamo finito le audizioni. Da oggi si lavora sul testo unificato. #ripresavaloriale”.

Concordo - in linea di massima - anche su queste ulteriori affermazioni.

Detto questo, verba volant et scripta manent.

E allora cambia tutto.

Sugli spartiti made in Lega sta scritta una musica che suona tutt’altra canzone.

Il Consiglio dei Ministri n. 48 del 28 febbraio 2019, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha approvato dieci disegni di legge di delega per le semplificazioni, i riassetti normativi e le codificazioni di settore.

I testi approvati, alcuni dei quali sono collegati alla legge di bilancio per il 2019, fanno seguito e superano - ampliandone la portata - il disegno di legge in materia di semplificazione approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri n. 32 del 12 dicembre 2018.

Uno dei ddl reca la delega “per la revisione del codice civile”. All’art. 1 comma 1 lett. b) esso indica come oggetto di delega:

“consentire la stipulazione tra i nubendi, tra i coniugi, tra le parti di una programmata o attuata unione civile, di accordi intesi a regolare tra loro, nel rispetto delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell’ordine pubblico e del buon costume, i rapporti personali e quelli patrimoniali, anche in previsione dell’eventuale crisi del rapporto, nonché a stabilire i criteri per l’indirizzo della vita familiare e l’educazione dei figli”.

Si tratta né più e né meno dei cosiddetti “accordi prematrimoniali”.

Mettiamo insieme il testo del ddl n. 735 - “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità” e il testo di quest’ultimo ddl appena citato e la domanda sorge spontanea: quale concetto di famiglia ha – realmente - in testa la Lega di Salvini?

A parte il metodo - inaccettabile - con il quale l’iniziativa dell’attuale Governo sintetizza in poche battute una materia delicata e dirompente come quella del diritto matrimoniale espropriando Camera e Senato di ogni possibile approfondimento.

A sostenerlo è il Centro Studi Livatino che in una nota uscita ieri sul proprio sito web “manifesta sconcerto per la scelta del Governo, in linea con l’intento dissolutorio dell’istituto familiare, perseguito nella precedente Legislatura con le leggi sul divorzio breve, sul divorzio facile, e sulle unioni civili”.

E aggiunge: “gli accordi prematrimoniali riducono il matrimonio a un contratto come tanti altri che, come per la somministrazione di un servizio, disciplina le modalità di conclusione prima ancora di iniziare, in un’ottica di privatizzazione mercantile che penalizza la parte più debole”.

Di accordi prematrimoniali se ne era infatti discusso durante il governo Renzi con la proposta di n. 2669 depositata dagli on. Alessia Morani (PD) e Luca D’Alessandro (FI).

Peccato che – come sottolinea sempre il Centro Studi Livatino – ci siano due differenze non marginali:

  1. “quella, nella sua inaccettabilità, per lo meno si sottoponeva al confronto parlamentare, tant’è che poi non è stata approvata, mentre l’iniziativa dell’attuale Governo sintetizza in poche battute una materia delicata e dirompente, espropriando Camera e Senato di ogni approfondimento;
  2. in quella gli ‘accordi prematrimoniali’ erano volti unicamente ‘a disciplinare i rapporti dipendenti dall’eventuale separazione personale e dall’eventuale scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio’, mentre la delega attuale riguarda, oltre ai rapporti personali e patrimoniali in previsione della crisi del rapporto, anche ‘i criteri per l’indirizzo della vita familiare e l’educazione dei figli’”.

Sul ddl Pillon è come sparare sulla croce rossa. Saranno pure finite le audizioni in commissione, ma se il testo è stato stroncato e bocciato da parte del Consiglio nazionale forense, da numerosi magistrati, dall’Unione nazionale delle Camere Civili, dal Forum delle Associazioni Familiari, dallo stesso Centro Studi Livatino, dall’AIAF (Associazione Italiana Avvocati per la Famiglia e per i Minori) e – non da ultimo - dall’Associazione “Maison Antigone”, ci sarà pure motivo di seria riflessione sul fatto che trattasi di un testo totalmente da riscrivere.

A tal proposito, consiglio a tutti la lettura del dossier di 240 pagine presentato dall’Associazione “Maison Antigone” in audizione alla II Commissione Giustizia del Senato il 15 gennaio scorso che smonta pezzo dopo pezzo tutta l’impalcatura sul quale è basato il ddl Pillon, a partire dal concetto di bigenitorialità, mostrando i disastri provocati in quei Paesi nel quale si è assunto tale principio a modello (qui allegato).

Tra i numerosi contributi tecnici allegati al dossier, ve ne sono molti a firma del presidente dell’Associazione, l’Avv. Michela Nacca (Avv. della Rota Romana e dello Stato Città del Vaticano).

A margine, vi è anche un testo a firma di Assuntina Morresi, membro del Comitato nazionale di Bioetica, che sostiene:

“Questo ddl sposa un modello familiare di tipo svedese, quello secondo cui ogni componente della famiglia è un individuo autonomo che non deve dipendere dagli altri e che ha dei diritti da far valere verso gli altri. Mentre gli obiettivi del ddl sono in sé condivisibili, non è accettabile il suo tentativo di imporre il modello antropologico individualista che è poi quello che domina i nostri tempi”.

E aggiunge:

“Lo Stato non può entrare nelle modalità di svolgimento dei rapporti tra le persone. Non può essere lo Stato a dirmi, perché possa funzionare una relazione tra padre e figlio, quali sono i tempi, quali le modalità. Questo è uno Stato autoritario, uno Stato etico, ed è la pericolosità più grande del Ddl Pillon”. “I proponenti della riforma- aggiunge Morresi- parlano dei diritti relazionali, cioè del fatto che la legge può entrare nella modalità dei rapporti tra genitori e figli, sia nell’organizzazione delle tempistiche, sia negli articoli 17 e 18, quando viene previsto l’allontanamento del bambino dal genitore voluto per metterlo in una struttura dove viene rieducato alla bigenitorialità”. Un aspetto “molto pesante”, precisa la professoressa, perché vuol dire “che è lo Stato a stabilire quali sono le modalità di rapporto tra genitori e figli”.

Vorrei capire in quale provvedimento, in quale proposta di legge, in quale testo presentato dalla Lega vi si ritrovino tracce della #ripresavaloriale della quale è così convinto il Sen. Pillon.

Su famiglia, matrimonio e investimento sui figli non se ne vede neppure l’ombra.

Al contrario. Ciò che ne esce è l’idea del matrimonio visto in funzione dell’autorealizzazione dei coniugi e non in funzione della responsabilità reciproca e verso i figli.

Viene de facto riproposta la logica che regola la rivoluzione antropologica in atto nella nostra società, i vissuti umani vengono messi in discussione in base ai propri interessi, alle proprie emozioni, sentimenti, (rapporto uomo donna, procreazione staccata dalla vera maternità e paternità, la dignità e i diritti dei bambini), il desiderio coincide con la pretesa, il voler bene con il possesso, il diritto all’autodeterminazione viene a valere più della vita, la misericordia sembra negare la giustizia.

Ci aggiungiamo altre due cosucce?

Primo. Tutti zitti quando il Comitato Nazionale di Bioetica ha dato il via libera all’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) all’utilizzo della triptorelina per bambini che hanno problemi di disforia di genere (con l’unico voto contrario di Assuntina Morresi), salvo ora stracciarsi le vesti e promettere interrogazioni parlamentari urgenti perché dal 25 aprile - data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale - il medicinale in oggetto è diventato totalmente mutuabile per l’utilizzo in tali situazioni. Ricordo che i componenti del CNB sono di nomina del Presidente del Consiglio.

Secondo. Sono otto mesi che stiamo attendendo dal Ministro dell’Interno Salvini “un parere all’avvocatura di Stato” in merito alla trascrizione all’anagrafe comunale di bambini acquistati all’estero con la pratica dell’utero in affitto.

Era infatti il 09 agosto 2018 quando Riccardo Cascioli domandava: “A suo tempo, il ministro Alfano ingaggiò un braccio di ferro con i Comuni per la trascrizione dei matrimoni gay. Finora da lei non è arrivata alcuna risposta”. E così rispondeva Salvini: “Ci stiamo lavorando, ho chiesto un parere all’avvocatura di Stato, ho dato indicazione ai prefetti di ricorrere. La mia posizione è fermamente contraria (...) E’ certo che farò tutto quello che è possibile al ministro dell’Interno e che comunque è previsto dalla Costituzione. Utero in affitto e orrori simili assolutamente no”.

(in “Salvini: con noi al governo sarà difesa la famiglia”, “La Nuova Bussola Quotidiana”, 09 agosto 2018)

Allegati

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Hastag | Fontana, adesso anche basta

HASHTAG ⌋ 02 marzo 2019

Attilio Fontana, candidato dalla Lega come successore di Maroni, ha vinto le elezioni nel marzo 2018 e si è insediato alla guida della giunta regionale lombarda nell’aprile 2018, dieci mesi fa.

Nel luglio 2018 il consiglio regionale all’unanimità ha approvato la distribuzione gratuita dei preservativi agli under 24 di tutta la Lombardia, per sottolineare in maniera evidentemente positiva il record di denatalità centrato dalla regione del 2017 e poi confermato anche nel 2018.

Il 4 dicembre 2018 è stata approvata la creazione in Lombardia di un polo di produzione di “cannabis terapeutica”.

Il 5 dicembre 2018 è stata approvata da Regione Lombardia la distribuzione a partire dal 2019 della pillola abortiva RU486 nei consultori.

Il 19 dicembre 2018 Regione Lombardia ha stanziato un milione di euro per l’agenzia delle Nazioni Unite denominata Unfpa, che ha come mission il “family planning”, cioè le politiche di contraccezione e di incentivo all’aborto nel mondo.

Il 21 febbraio 2019 è stata cancellata la legge regionale del 2007 voluta da Roberto Formigoni per il seppellimento dei bambini abortiti, ora il seppellimento avverrà solo se la donna che abortisce ne farà richiesta (evento assai improbabile).

I bambini abortiti saranno trattati dunque come “rifiuti ospedalieri”.

In compenso però Attilio Fontana si è battuto per la sepoltura di cagnolini e gattini nelle tombe di famiglia con i propri padroni.

Ora, sono passati appena dieci mesi.

Forse è il caso di dire al governatore di Regione Lombardia, Attilio Fontana: adesso anche basta (ed è anche il caso di capire perché, tra Lega e PdF, tutta la vita PdF).

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Gli #aborti? Potete non seppellirli

Gli #aborti? Potete non seppellirli

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 21 febbraio 2019

Progetto di Legge n. 36: “Modifiche e integrazioni alla legge regionale 30 dicembre 2009, n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità): abrogazione del Capo III ‘Norme in materia di attività e servizi necroscopici, funebri e cimiteriali’ del Titolo VI e introduzione del Titolo VI bis ‘Norme in materia di medicina legale, polizia mortuaria, attività funebre’".

Il Consiglio regionale lombardo approva.

Firmato: consigliere Simona Tironi (Forza Italia), co-firmataria della proposta nonché relatrice della medesima (clicca qui per vedere il testo e gli emendamenti).

Dove sta la “notizia”?

Finalmente al passo con i tempi moderni! Con questo atto legislativo di riordino delle normative in materia, la Regione Lombardia diventerà la prima in Italia a permettere “agli animali di affezione di essere tumulati nello stesso loculo del defunto o nella tomba di famiglia” su volontà del defunto o su richiesta degli eredi.

Ci tiene a sottolineare la novità con matita blu la relatrice Tironi nella relazione scritta che accompagna il testo nell’aula consiliare per la sua approvazione (seduta del 19 febbraio scorso). Ah, dimenticavo: “in teca separata, previa cremazione”.

Non se la prendano a male gli amanti di cani e gatti per l’amara ironia con la quale saluto questa innovazione del progresso, addirittura in una regione di destra come è la Lombardia di Fontana (non il ministro della famiglia, pure tutti e due leghisti).

Tre righe sono la – vera – novità (e notizia) e sono contenute all’art. 75 sotto la voce “Cimiteri e spazi per i funerali”.

Il testo presentato in aula recita:

“Il comune dà sepoltura:

a) ai cadaveri dei propri residenti e delle persone morte nel territorio del comune, anche se non residenti;

b) ai cadaveri di aventi diritto al seppellimento in sepoltura privata esistente nel comune stesso;

c) ai nati morti e prodotti del concepimento, il cui parto o aborto sia avvenuto in struttura sanitaria sita nel territorio comunale;

d) dalle parti anatomiche riconoscibili, derivanti da interventi avvenuti in struttura sanitaria sita nel territorio comunale;

e) alle ossa, ai resti mortali e alle ceneri derivanti da cadaveri di cui alle lettere a), b), c) e d)”.

Al comma c) dell’articolo (“ai nati morti e prodotti del concepimento, il cui parto o aborto sia avvenuto in struttura sanitaria sita nel territorio comunale”) viene aggiunta una frase:

dopo le parole "prodotti del concepimento", inserire le parole "esclusivamente su esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione ai sensi degli artt. 12 e 13 della Legge 194/78”.

Sembra una notizia da niente.

Tutt'altro: civiltà 0 – femminismo 1, questo sarebbe il punteggio finale se fossimo in una partita di calcio.

Ad indicare che l’han fatta davvero grossa, le reazioni a caldo dell’Assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, e della stessa relatrice del progetto di legge, la forzista Simona Tironi.

Reazioni che non fanno altro che peggiorare le cose.

Il primo ci tiene a precisare: “Nel caso in cui la donna non esprima il consenso alla tumulazione dell’embrione, questo continuerà ad essere tumulato a cura delle strutture sanitarie in aree apposite come avviene da sempre e nel massimo rispetto dello stesso”.

La seconda, da mettersi le mani nei capelli:

“Noi vogliamo togliere l’obbligo di sepoltura e nei prossimi mesi lavoreremo in questa direzione. Quanto approvato in aula dovrà essere meglio spiegato e meglio definito nel regolamento che dovrà essere deliberato dalla Giunta regionale e che è previsto entro l’estate” 

(in “Lombardia, sepoltura del feto: decide la donna” di Giambattista Anastasio, “Il Giorno”, 20 febbraio 2019).

Mettiamo pure tra parentesi la scelta del termine utilizzato per definire embrioni e feti nel testo (“prodotti del concepimento”) – vergognosamente senza pudore e rispetto per la vita e di un politically correct spudorato, ma già presente (ahimè!) nel testo di legge attualmente in vigore -, ma lo avete scelto in scienza e coscienza, non vi siete distratti allora (mi riferisco ovviamente ai consiglieri regionali del centro-destra): “Noi vogliamo togliere l’obbligo di sepoltura”.

Quelle tre righe sopra riportate sono il testo di un emendamento presentato dai consiglieri dem Carlo Borghetti, Carmela Rozza, Gian Antonio Girelli, Antonella Forattini, Patrizia Baffi e Samuele Astuti e approvato all’unanimità dall’aula consigliare.

“L’attuale norma regionale – motiva il gruppo Pd firmatario - che prevede venga data sepoltura ai prodotti del concepimento, risulta disattesa. Dunque - senza impedire la facoltà di sepoltura disposta dalla norma vigente - si ritiene più coerente consentirla su richiesta esplicita della donna, o di chi per legge è titolato alla decisione sull'interruzione di gravidanza”.

Sono gli stessi esponenti del Pd – soddisfatti dell’approvazione – a rincarare la dose:

“La legge in vigore finora imponeva che venisse data comunque sepoltura ai feti.

Ora si è stabilito che venga data sepoltura agli embrioni solo se richiesto esplicitamente dalla donna.

Questa modifica conduce alla volontà e alla sensibilità personale della donna la decisione di procedere alla tumulazione, senza più imposizioni per legge da parte dell’istituzione”.

La legge regionale attualmente in vigore (voluta dall’allora Presidente Roberto Formigoni nel 2007) è stata più volte modificata.

L’ultima modifica del Regolamento, recita testualmente:

“Sono apportate le seguenti modifiche:
b) il comma 1 dell'Art. 11 è sostituito dal seguente: “1. L'autorizzazione all'inumazione o alla tumulazione di cadaveri e nati morti è rilasciata secondo la normativa nazionale vigente”;
c) dopo il comma 1 dell'Art. 11 sono aggiunti i seguenti: “1-bis. Per i prodotti abortivi di presunta età di gestazione dalle venti alle ventotto settimane complete e per i feti che abbiano presumibilmente compiuto ventotto settimane di età intrauterina, nonchè per i prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle venti settimane, la direzione sanitaria informa i genitori della possibilità di richiedere la sepoltura.
1-ter. L'ASL, informata dalla direzione sanitaria tramite invio della richiesta di sepoltura corredata dell'indicazione della presunta età del feto o prodotto abortivo, rilascia il permesso di trasporto e seppellimento direttamente al comune ove si è verificato l'evento.
1-quater. In mancanza della richiesta di sepoltura, si provvede in analogia a quanto disposto per le parti anatomiche riconoscibili”.

(Regolamento Regionale 6 febbraio 2007, n. 1 - Modifiche al regolamento regionale 9 novembre 2004, n. 6 “Regolamento in materia di attività funebri e cimiteriali”. GU 3a Serie Speciale - Regioni n.35 del 15-09-2007)

Se ancora non fosse chiaro, faccio sommessamente notare che la scelta del Consiglio regionale lombardo avrà l’effetto di non garantire alcuna degna sepoltura “ai nati morti e prodotti del concepimento, il cui parto o aborto sia avvenuto in struttura sanitaria sita nel territorio comunale”.

Se la tumulazione potrà esserci solo ed esclusivamente in relazione ad una “esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione ai sensi degli artt. 12 e 13 della Legge 194/78” (cioè di chi esercita sulla donna stessa la potestà o la tutela nelle situazioni di minore età o in casi di infermità mentale il marito della donna o il suo tutore legale), questo farà saltare l’obbligatorietà - oggi vigente - da parte delle direzioni sanitarie degli ospedali di informare i genitori della possibilità di sepoltura.

Potrà sembrare strano ai più, ma moltissime donne non sono a conoscenza di questa possibilità, anche perché troppo spesso tale obbligatorietà di informazione viene disattesa.

In questo modo, feti ed embrioni finiranno tutti nei sacchi di parti anatomiche riconoscibili, nei rifiuti speciali degli ospedali.

E questo è un segno di civiltà? E’ un segno di civiltà garantire la sepoltura di cani e gatti insieme ai propri padroni, con tanto di teca separata, e al contempo non tentare nemmeno di fornire una degna sepoltura ad embrioni e feti in nome del falso mito di progresso femminista?

A quale gioco si sta giocando in Regione Lombardia?

A livello nazionale, la Lega di Salvini non muove un passo sui temi etici e - anzi - lascia tutto il campo da gioco ai pentastellati.

Per chi avesse memoria corta cito solo due episodi.

Il primo risale al luglio dello scorso anno, quando il Comitato nazionale per la bioetica (Cnb), interpellato dall'Aifa, ha espresso un parere positivo circa l’uso della triptorelina , farmaco che bloccherebbe la pubertà nei casi di diagnosi di disforia di genere.

Un solo voto contrario, quello della prof.ssa Assuntina Morresi.

Un farmaco – come ha scritto il Centro Studi Rosario Livatino - "controverso e potenzialmente pericoloso per la salute fisica e psichica dei minori coinvolti".

Sulla scelta fatta, Massimo Gandolfini "come medico e presidente del Family Day” espresse "grande preoccupazione".

“Lo stesso Cnb - dichiarava il neurochirurgo - ha infatti evidenziato potenziali rischi legati alla incertezza delle conseguenze sulla salute fisica e psichica degli adolescenti; dai possibili danni alla crescita della struttura scheletrica e metabolica a quelli relativi allo sviluppo sessuale ed emotivo".

Gandolfini aggiungeva: "gli strazianti effetti rilevati nei Paesi che hanno fatto largo ricorso a questi farmaci. I casi di disforia di genere sono aumentati in maniera esponenziale, alimentando così un processo socio culturale che ha completamente slegato il dato biologico alla percezione di sé".

Vale la pena ricordare che i componenti del Cnb sono di nomina del Presidente del Consiglio.

Come vale la pena sottolineare il fatto che poi tutto è passato in cavalleria, senza manifestazioni pubbliche o altre iniziative da parte del Family Day - che per inciso non ho ancora capito cosa sia diventato - (in “Gli adolescenti potranno cambiare sesso con un farmaco?”, di Federico Cenci, “In Terris”, 25 luglio 2018).

Il secondo. E’ dal 04 agosto 2018 che stiamo ancora aspettando un cenno di vita istituzionale del ministro Salvini a proposito dell’iscrizione all’anagrafe di bambini avuti all’estero da parte di coppie dello stesso sesso.

"Il diritto di famiglia non può tenere in conto il riconoscimento di genitorialità di bambini concepiti all'estero da coppie dello stesso sesso, tramite pratiche vietate come la maternità surrogata o l'eterologa, non consentita a coppie omosessuali" – tuonava il ministro leghista per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana, ascoltato dalla Commissione Affari sociali della Camera sulle linee programmatiche del suo dicastero in data luglio 2018.

Aggiungendo che "va fatto rispettare il divieto". Secondo il ministro Fontana, va evitato che il ricorso all'estero di queste pratiche, definite "una visione che tradisce un'impostazione adultocentrica in conflitto con l'interesse superiore del bambino", si traduca in un aggiramento del divieto in Italia.

Dichiarazioni che una certa stampa cattolica accolgono con scrosci di applausi reiterati nel tempo (si veda ad esempio “Utero in affitto: per il ministro Fontana un divieto da far rispettare”, “La Nuova Bussola Quotidiana”, 11 novembre 2018).

09 Agosto 2018: trionfale intervista di Cascioli a Salvini.

Il quale (Salvini) a domanda risponde: “Ci stiamo lavorando, ho chiesto un parere all’avvocatura di Stato, ho dato indicazione ai prefetti di ricorrere. La mia posizione è fermamente contraria (...). Utero in affitto e orrori simili assolutamente no”.

Cascioli vuole strappargli a tutti i costi una promessa e domanda: “Anche certe ambiguità della legge sulle unioni civili generano sviluppi, ad esempio nel senso delle adozioni per le coppie gay”.

Risposta: “È vero, ma difenderemo la famiglia naturale fondata sull’unione tra un uomo e una donna. Eserciterò tutto il potere possibile”.

(in "Salvini: con noi al governo sarà difesa la famiglia", di Riccardo Cascioli, "La Nuova Bussola Quotidiana", 09 agosto 2018)

Stiamo ancora attendendo, mentre nel frattempo numerosi sindaci piddini e pentastellati proseguono indisturbati in direzione contraria alle parole del Ministro dell’Interno.

E se a Roma ìmpera il “governo di tregua” sui temi etico-antropologici, a Milano è tutto il centro-destra unito a fare quattro passi indietro.

Alcuni esempi, oltre a questo pasticciaccio vergognoso di cui stiamo scrivendo?

Fine luglio 2018. Il Consiglio regionale della Lombardia approva la proposta - firmata da Paola Bocci del Pd - di distribuire gratuitamente nei consultori della regione i contraccettivi ai ragazzi e alle ragazze sotto i 24 anni. La proposta è stata inserita nella votazione dell’assestamento di Bilancio ed è stata approvata all’unanimità. Un impegno trasversale per consentire ai più giovani di avere, nelle strutture pubbliche come in quelle private, sia la possibilità di ricevere una consulenza medica in materia di contraccezione e salute sia quella di reperire il “metodo contraccettivo più idoneo individuato” (in “Lombardia contraccettivi gratis nei Consultori, ‘impegno per la salute’”, “Gravidanzaonline.it”, 01 agosto 2018).

Che vuoi che sia?

Salvini – sempre nell’intervista citata con Cascioli – a domanda risponde: “Ho avuto qualche perplessità anch’io. Mi hanno giustificato la decisione con la necessità della tutela della salute, perché purtroppo tanti giovani sono tornati a sottovalutare il rischio delle malattie sessualmente trasmissibili, per cui in età molto giovane fanno sesso non protetto”.

Dicembre 2018. Stop al ricovero di tre giorni per l'interruzione volontaria di gravidanza farmacologica in Lombardia: la pillola Ru486 potrà essere somministrata in day hospital.

Scelta voluta dallo stesso Assessore al Welfare, Gallera, e approvata dalla Giunta lombarda nella delibera che aggiorna le regole del sistema sanitario regionale per il 2019. Con questa modifica l'interruzione farmacologica di gravidanza sarà così equiparata a quella chirurgica.

“Grazie al nostro intervento la Ru486 potrà essere somministrata in day hospital”, ha rivendicato il consigliere Paola Bocci del Pd a seguito dell'annuncio di Gallera.

“Il luglio scorso dopo aver condotto un'indagine negli ospedali lombardi che aveva evidenziato che la Lombardia era fanalino di coda nell'utilizzo dell'interruzione di gravidanza farmacologica, avevamo presentato un'interrogazione in cui chiedevamo di rivedere il regime di ricovero, previsto in 3 giorni e trasformarlo in day hospital come per l'ivg chirurgica"

"Oggi Gallera, rispondendo alla nostra sollecitazione, ha annunciato che, con la nuova delibera delle regole, la RU486 potrà essere somministrata in day hospital” ha spiegato l'esponente dem, sottolineando che “il tavolo scientifico istituito ha infatti evidenziato che l'interruzione farmacologica non comporta a breve complicanze tali da imporre un ricovero lungo, anzi ha meno conseguenze negative sulla salute e la fertilità della donna”

(in “Aborto: Lombardia, Ru486 in day hospital”, Redazione ANSA, 05 dicembre 2018).

A questa decisione della Giunta lombarda, le reazioni degli anti-proibizionisti, che vale la pena andare a riprendere e rileggere per bene.

“Dopo la bella notizia relativa alle nuove direttive in materia di cannabis terapeutica, giunta ieri con il voto positivo alla mozione proposta dal Cons. Reg. Michele Usuelli, questa è un’ennesima vittoria per i temi che stanno a cuore all’associazione Luca Coscioni in regione Lombardia”, dice Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni.

Le fa eco così la Dott.ssa Parachini, Vice Segretario dell’Associazione Luca Coscioni:

“Come Associazione Luca Coscioni, sono anni che proponiamo che la somministrazione della RU486 in regime ambulatoriale in ogni Regione: soddisfatti finalmente di aver trovato un interlocutore idoneo nella Regione Lombardia, e del lavoro della Consigliera Bocci, che ha portato avanti la proposta fin dalla sua nomina” (in “Aborto e Pillola RU486: la Lombardia in scia ad altre regioni”, “Ass. Luca Coscioni”, 06 dicembre 2018).

Da ultimo, vorrei ricordare quanto sta accadendo a livello nazionale sul tema eutanasia.

Le commissioni Affari sociali e Giustizia alla Camera hanno incardinato la proposta di legge popolare sul rifiuto di trattamenti sanitari e sulla liceità dell'Eutanasia. Relatori sono stati nominati, per la II commissione, Roberto Turri (Lega), e, per la XII commissione, Giorgio Trizzino (M5s).

I pentastellati vogliono fare in fretta approvando un testo che va dritto dritto alla piena legalizzazione dell’eutanasia.

E la Lega non solo decide di assegnare il ruolo di relatore ad uno dei suoi, ma sta silente.

Perché mi soffermo anche su questo punto?

Vorrei ricordare che l’Associazione Radicale Enzo Tortora di Milano, insieme alla Cellula Coscioni del capoluogo lombardo hanno recentemente lanciato la campagna ‘Aborto al Sicuro’, una proposta di legge regionale di iniziativa popolare (sulla scorta di quella che ha portato alla discussione della legge regionale su Testamento Biologico e Cannabis Terapeutica) proprio sull’applicazione della Legge sull’interruzione di gravidanza in Lombardia.

La proposta di legge mira a introdurre a livello regionale una serie di soluzioni che possano facilitare l’applicazione della L.194/78, tramite: la costituzione di un centro di informazione e coordinamento, prevedendo anche un adeguato monitoraggio dell’obiezione di coscienza; la conferma dell’attribuzione ai consultori familiari di una funzione centrale nel favorire il percorso di accesso ai servizi; un’adeguata presa in carico dei casi urgenti e la garanzia della continuità terapeutica per le donne che si rivolgono alle strutture pubbliche e alle private accreditate per procreazione medicalmente assistita e/o diagnosi prenatale; informazione e accesso gratuito alla contraccezione in fase post-abortiva; la formazione del personale sanitario.

“Con questa proposta di legge continuiamo chiedere alla Regione Lombardia, nonostante il passo avanti sulla RU486, che decida di intraprendere quanto prima un percorso per la piena applicazione della legge 194, tesa a tutelare il diritto alla libertà nelle scelte riproduttive di ogni donna”, dichiarava Mirella Parachini,Vice Segretario dell’Associazione Luca Coscioni.

Quale è la vera agenda politica in Regione Lombardia sui temi etico-antropologici?

A che gioco si sta giocando?

E – aggiungo – perché il mondo cattolico e pro-life tutto zitto e silente?