Tagged: #scuola

0

Il presepe della discordia

Condividi

Natale è la festività che ricorda la nascita di Gesù. Persino banale da scrivere e ribadire, se non fosse che tutti gli anni in prossimità del Natale in molte scuole di ogni ordine e grado del nostro Paese si mette in scena una sorta di gara tutta tesa – con fantasia e creatività – ad oscurarne il senso ed il significato reale.

Tra dirigenti scolastici, insegnanti e maestre, in questi ultimi anni abbiamo assistito ad un sistematico processo di snaturamento del Natale. La Festa di Natale diventa così la festa della luce o dei popoli; le canzoncine degli spettacolini di classe o di istituto passano accuratamente la censura, per cui se scappa la parola “Gesù” o la di omette o la si trasforma con esiti anche grotteschi (in un istituto comprensivo “Gesù” è stato cambiato in “Perù”); crocifissi e benedizioni con acqua santa e sacerdote sono un capitolo a parte, perchè rappresentano terreno di battaglia nelle scuole in ogni momento dell’anno.

E poi c’è il presepe, la rappresentazione popolare più fedele della Natività di Gesù, che attraversa la storia italiana da quando San Francesco d’Assisi “lo inventò” e si diffuse poi nei secoli in ogni paese e famiglia. Troppo evidente il riferimento a Gesù e per questo motivo sempre più osteggiato in molte scuole.

Le scuse le conosciamo: offende i tanti stranieri che credono in altre religioni e offende la laicità dello stato e della scuola. E guai se insisti. L’autonomia scolastica è sacra. 

L’ultimo episodio – in ordine cronologico – a Fàvaro Veneto, 23mila abitanti, località del comune di Venezia situata sulla terraferma che raggruppa alcune frazioni.

“La nostra scuola non ci sta a essere strumentalizzata da un consigliere il cui unico obiettivo è quello di farsi bello con l’assessore regionale Donazzan montandoci un presepe”.

Condividi
0

Sui segni del Natale che si avvicina

Condividi

Sui segni del Natale che si avvicina di Lucia Scozzoli, #LaCroce quotidiano, 20 novembre 2011 Recite, presepi, alberi, comete: manca più di un mese all’inizio delle vacanze natalizie e nelle scuole italiane già ci si...

Condividi

E’ (sempre) emergenza disabili a scuola

Condividi

Garantire la “continuità didattica” agli alunni disabili è un obiettivo lontano lontano da raggiungere pienamente nella scuola italiana. Lo sanno bene i genitori di bambini e ragazzi diversamente abili. E riguarda ogni ordine e grado della scuola italiana.

Un esempio? Il sostegno, questo sconosciuto. L’anno scolastico è iniziato da poco e sarà un altro anno di docenti precari con la specializzazione sul sostegno, che dovranno aspettare ancora per la stabilizzazione ed accettare una supplenza dove capita. Tutto questo a scapito degli alunni disabili e delle loro famiglie, che vorrebbero che i loro figli venissero seguiti da insegnanti preparati e che possano accompagnarli nel tempo.

“Ad oggi, risultano più di 250 mila gli alunni disabili, che necessitano di insegnante specializzato. Allo stesso tempo, gli attuali docenti con titolo di specializzazione sono sono troppo pochi, ma soprattutto in totale ci sarebbero circa 50mila precari insegnanti di sostegno, un numero troppo elevato considerando la carenza, specie al Nord Italia”, si legge in “Sostegno, ci risiamo: i docenti specializzati restano precari e la continuità didattica salta”, di Fabrizio De Angelis su “Tecnica della scuola”.

Condividi

Simone non c’è più

Condividi

Simone Dispensa non c’è più. E’ morto ieri. Simone era riuscito a conseguire la maturità quest’estate, nonostante la malattia lo avesse costretto a un nuovo ricovero in ospedale durante gli scritti. La commissione lo aveva raggiunto in reparto e lui aveva finito le prove dettando i testi a una delle sue insegnate. Il risultato era stato 80 centesimi, un successo sofferto.

Si sarebbe preso un anno per dedicarsi completamente alla lotta contro il cancro e poi avrebbe deciso cosa studiare. Simone Dispensa viveva a Novi con il papà Davide, la mamma Katia e il fratello minore. La malattia e le cure invasive avevano debilitato il fisico del ragazzo e compromesso il suo sistema immunitario.

“Ho spiegato ai ragazzi i rischi che correva Simone – raccontava la professoressa di Scienze Monica Lupori- abbiamo iniziato un percorso di consapevolezza sul funzionamento dei vaccini e sull’immunità di gregge. A parte qualche perplessità iniziale – spiegava l’insegnante – la proposta è poi stata accolta da tutti con entusiasmo e i ragazzi si sono vaccinati in blocco”.

Non mi interessa entrare nel dibattito sui vaccini obbligatori. No. Mi interessa Simone.

Mi interessa il fatto che Simone, nonostante il cancro, sia riuscito a prendere la maturità.

Mi interessa il fatto che tutti i suoi compagni di classe non abbiano voluto sentire altro che il loro cuore: Simone aveva bisogno di loro. Questo mi interessa. I dibattiti sui principi servono se non si perde mai di vista il “per chi” si fanno.

Simone ce l’ha fatta. Riposa in pace, Simone.

Condividi

Ungheria: stop agli “studi di genere” nelle università

Condividi

Viktor Orbán ha deciso di chiudere le porte delle università ungheresi agli “studi di genere”. Tutte le università ungheresi hanno ricevuto nei giorni scorsi dal Ministero delle Capacità Umane (EMMI) e dal Ministero della Giustizia (IM) una proposta di legge, affinchè nel giro di 24 ore potessero esprimere le proprie osservazioni in merito: succo del testo in oggetto la chiusura fin dal prossimo anno accademico 2018/2019 dei corsi di “studi di genere” nel Paese.

Come notato dal “The Hungary Journal”, in realtà sono solo due le università che offrono questi corsi attualmente nel paese: l’ELTE (Eotvos Lorand Università) di Budapest, pubblica, e la “Central European University”, privata, finanziata dal miliardario George Soros. La mossa è stata annunciata alla stampa in questi giorni. In una dichiarazione, il portavoce del governo ungherese, Zoltan Kovacs, ha affermato che “non esiste una domanda dimostrabile di laureati in studi sociali di genere” nel mercato del lavoro ungherese.

Condividi