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“Odiatore seriale” sarà chi affitta gli uteri

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Uno dei più noti politici italiani ad essersi avvalso della barbara pratica dell’utero in affitto è recentemente intervenuto a parlare (e a far parlare di sé) dichiarando che le polemiche circa i suoi crimini sarebbero state «frutto di ignoranza, di superficialità, di volgarità».

Qualunque forma di maternità surrogata, invece, suppone sempre, necessariamente, la riduzione degli esseri umani a cose e i bambini a oggetti di transazioni finanziarie

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Stop utero in #affitto, senza se e senza ma

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Lo chiedono alla comunità internazionale 250 organizzazioni senza scopo di lucro – molte di matrice femminista – di 18 Paesi (e il numero delle adesioni sale). Tutte hanno aderito al movimento che ha invitato all’Onu e ai governi di tutto il mondo una petizione di moratoria per proibire la maternità “a pagamento” in ogni sua forma. E’ stato il gruppo spagnolo Recav (Red Estatal contra el Alquiler de Vientres – Rete statale contro l’affitto di uteri) a convogliare su di sè questa rete globale contro l’utero in affitto. Poche le associazioni italiane, tutte di matrice femminista e “di sinistra”.

Non sarebbe male se per una volta – una sola volta – cattolici e laici avessero la sapiente umiltà di andare oltre i reciproci steccati e veti incrociati che impediscono di vedere quando una cosa è buona e giusta. A noi cattolici verrà chiesto conto non solo di ciò che abbiamo fatto, ma anche di ciò che avremmo potuto fare e non abbiamo voluto fare.

Lo chiedo a “La Croce” quotidiano, al “Popolo della Famiglia”, al “Forum Nazionale delle Associazioni Famigliari”, a “Generazione Famiglia”, al “Comitato Nazionale Difendiamo i Nostri Figli”, passando per le “ACLI” e la “Caritas”, lo chiedo a tutte le realtà del grande mondo cattolico impegnate nelle opere, ai parlamentari italiani, a tutte le donne e gli uomini di buona volontà: sostenete e diffondete questa petizione all’Onu.

Sarà la volta buona?

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Il diritto di avere papà e mamma

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Questa è una storia che si può narrare in molti modi. Una storia “al limite” – forse -, fuori dall’ordinaria vicenda delle faccende quotidiane. Una storia che si può prestare a mille interpretazioni, una storia che  può dire niente o forse tutto. E’ (l’incredibile) storia di una battaglia legale attorno a un bambino nato da una “maternità surrogata”.

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