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Simone non c’è più

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Simone Dispensa non c’è più. E’ morto ieri. Simone era riuscito a conseguire la maturità quest’estate, nonostante la malattia lo avesse costretto a un nuovo ricovero in ospedale durante gli scritti. La commissione lo aveva raggiunto in reparto e lui aveva finito le prove dettando i testi a una delle sue insegnate. Il risultato era stato 80 centesimi, un successo sofferto.

Si sarebbe preso un anno per dedicarsi completamente alla lotta contro il cancro e poi avrebbe deciso cosa studiare. Simone Dispensa viveva a Novi con il papà Davide, la mamma Katia e il fratello minore. La malattia e le cure invasive avevano debilitato il fisico del ragazzo e compromesso il suo sistema immunitario.

“Ho spiegato ai ragazzi i rischi che correva Simone – raccontava la professoressa di Scienze Monica Lupori- abbiamo iniziato un percorso di consapevolezza sul funzionamento dei vaccini e sull’immunità di gregge. A parte qualche perplessità iniziale – spiegava l’insegnante – la proposta è poi stata accolta da tutti con entusiasmo e i ragazzi si sono vaccinati in blocco”.

Non mi interessa entrare nel dibattito sui vaccini obbligatori. No. Mi interessa Simone.

Mi interessa il fatto che Simone, nonostante il cancro, sia riuscito a prendere la maturità.

Mi interessa il fatto che tutti i suoi compagni di classe non abbiano voluto sentire altro che il loro cuore: Simone aveva bisogno di loro. Questo mi interessa. I dibattiti sui principi servono se non si perde mai di vista il “per chi” si fanno.

Simone ce l’ha fatta. Riposa in pace, Simone.

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A proposito di vaccini

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Sui vaccini deve funzionare così. II resto è un mucchio di idiozie. Esistono certezze scientifiche sui vaccini, verificate nella pratica. Osservabili persino a occhio nudo. C’era la poliomielite e grazie a Sabin – ricordo lo zuccherino alle elementari – è sparita. Mio nonno Pasquale, sordomuto da quando aveva 7 anni, a causa della polio, mi accompagnò. Voleva vedere. Era molto commosso. Il morbillo, che per tanti bambini è una sciocchezza, ma per alcuni è la morte, pareva debellato. Finché una certa rilassatezza italica, e l’assenza di obblighi e sanzioni, ha dato fiato a pigrizia e pregiudizi stregoneschi. E ora questa malattia esantematica è tornata in Italia, e dall’Italia si è allargata all’Europa intera.

Per cortesia. Non si contrapponga il diritto individuale alla cura e quello all’istruzione, con relativo obbligo, facendoli prevalere sul bene comune. Il dovere di vaccinare i figli è in sé già un insegnamento. La scuola è insieme. È il radunarsi di una comunità. Questo comporta il rispetto dell’altro. Se sei naturista non puoi pretendere, in nome del diritto alla libertà individuale, di insegnare a scuola ignudo, o di mandarci i tuoi figli svestiti. Prima della libertà di farsi i cavoli propri, e tutto il resto vada al diavolo, c’è la libertà di piegarsi al bisogno dell’altro (che è un altro io). Invece di arrabattarsi con la dialettica, che non ha mai convinto un no-vax, mi appoggio ad una notizia di qualche mese fa molto istruttiva.

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