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#Vincent: tra vita e morte

#Vincent: tra vita e morte

di Davide Vairani

Tra pochi giorni, il Consiglio di Stato francese dovrà esprimere il proprio parere, o meglio, la sua decisione circa la procedura di arresto dei trattamenti vitali di Vincent Lambert decisa dall'Ospedale di Châlons-en-Champagne e confermata dal tribunale amministrativo della stessa città.

L'udienza (la prima) si è svolta venerdì 29 marzo 2019 e i giudici amministrativi supremi si sono concessi tre settimane per esprimere il loro giudizio.

Giudizio che può spaziare dall'accettazione della cessazione delle cure (e quindi condannare a morte di Vincent Lambert) alla raccomandazione di trasferire Vincent Lambert in un istituto specializzato che abbia l'esperienza e la competenza per prendersi cura del suo stato semi-relazionale (coscienza minima), stato nel quale vivono circa 1.700 persone in Francia.

I giudici amministrativi - che vengono dall’École nationale d'administration (il grande ente responsabile della formazione dell'alta funzione pubblica francese voluto da De Guaulle) - non sono ovviamente preparati a fornire un parere che avrà l'effetto di decidere la vita o la morte di una persona.

Del resto, anche se lo fossero, sarebbero formati "scolasticamente", non sarebbero mai preparati umanamente, perché nessuno può essere preparato a pianificare la morte, nemmeno i medici, le cui previsioni a volte sono fuorvianti.

Aspettando la morte.

Ogni essere umano, fin dalla nascita, attende la sua morte, in qualche modo ce la mette in conto.

Perché è - quasi - l'unica cosa certa che riguardi il nostro futuro terreno. L’attesa della morte rende la vita a volte molto assurda, deprimente o futile, ma – fortunatamente -, se questa sensazione, questa conoscenza intima e definitiva, questa garanzia che non vi è alcuna garanzia, ritorna regolarmente, la vita prevale sempre e, con essa, una certa noncuranza che alla fine si rifiuta di anticipare il futuro.

Per non sapere (o simulare di sapere) che alla fine dalla strada ci sarà sempre un cimitero o un crematorio.

Anche chi possiede una fede incrollabile nell’esistenza di una vita infinita dopo la morte, sono certo che almeno una volta nella propria vita ci ha fatto i conti con questa attesa della morte.

A me – almeno – accade molto spesso.

Nella vita quotidiana accade molto più spesso di quanto immaginiamo di vedere la morte d’appresso.

Se ci pensate, ci sono dati molti modi di fare i conti con la morte.

Ci sono persone che vedono la morte molto vicino a loro per una questione anagrafica. Per le persone di una certa età (tipo intorno agli 80 anni?), possiamo dire che la loro fine terrena non sia molto lontana. Certo, alcuni possono vivere a volte oltre 100 anni e in questi venti anni che potrebbero vivere (e che dipenderanno molto dal loro stato di salute) potrebbero assistere al divenire di un mondo tutto nuovo e diverso: nuove generazioni, forse i pronipoti, tecnologie evolute.

Può essere eccitante avere davanti del tempo in attesa della morte. Purché - ovviamente - non si abbiano nel frattempo problemi di salute, ma questi problemi, purtroppo, possiamo anche incontrarli da giovani, anche da molto giovani.

E questa è probabilmente la seconda categoria di persone che vedono la loro morte avvicinarsi rapidamente: penso in particolare a coloro che sono malati, la cui condizione di salute mostra impietosamente il count-down, mostra che sono come "condannati a morire" (brutto termine, perché nessun dottore può realmente conoscere il futuro).

L’altro giorno hanno comunicato ufficialmente ad una mia carissima vicina di casa “quattro mesi di vita”. Ha 87 anni, allettata alla Casa di Riposo, lucidissima.

Cancro. La sua prima reazione è stata pensare con preoccupazione a quale vestito indossare per il suo funerale.

Quando ti vieni a trovare in una situazione simile è possibile che questa condizione di vita diventi intollerabile per l'ammalato.

Non entro nel merito di giudizio, ma è per questo motivo che il legislatore francese ha adottato, quasi all'unanimità diverse leggi sul fine vita

L'ultima è la legge Claeys-Leonetti, promulgata il 2 febbraio 2016, oggetto di dibattiti infiniti nella società francese e in attesa di essere revisionata dal Governo francese.

L’attuale legislazione francese propone quali princìpi cardine la lotta contro la sofferenza e la libertà del paziente di decidere se curarsi o meno nelle situazioni particolarmente critiche e previa valutazione medico-clinica.

Per combattere la sofferenza esistono le cure palliative, che richiedono risorse economiche di bilancio e che rispondono alla grande maggioranza delle situazioni difficili.

Troppo poco conosciute e diffuse nel sistema sanitario francese.

Per altre situazioni, la legge prevede la possibilità di una sedazione profonda e continua che permette al paziente di "addormentarsi" senza violare barriere morali e senza violare il Giuramento di Ippocrate, vale a dire senza dare deliberatamente la morte. Facendo entrare il paziente nelle migliori condizioni possibili, cioè senza soffrire.

Altre situazioni, ovviamente, suggeriscono che la morte potrebbe essere di lì a venire, indipendentemente dalle condizioni di salute.

Per capirci, la situazione di uno come Serge Atlaoiu, condannato a morte per un crimine, in una prigione di Jakarta, che afferma di non aver commesso alcun reato (traffico di droga) e di aver esaurito tutti i suoi possibili rimedi giudiziari in un Paese nel quale vige la pena di morte per reati come questo. E’ la situazione più generale per tutti i condannati a morte, che sono più o meno in attesa della loro grazia o della loro esecuzione. È anche il caso di situazioni di guerra, di crimine, ostaggi, ecc., dove la morte violenta può accadere rapidamente.

Vincent Lambert – lui - non si trova in nessuna delle situazioni sopra descritte.

Perché è vivo, non è alla fine della sua vita, in condizioni cliniche di “fine vita”.

Sono passati sei anni da quando alcune persone avrebbero voluto interrompere la sua vita smettendo di alimentarla e idratarla (la prima procedura di arresto è datata 10 aprile 2013) e questa procedura è stata messa in atto con il pretesto che Vincent fosse “en fin de vie”.

Con il senno di poi è chiaro che Vincent non si trovasse in condizione di fine vita, perché vive ancora, nonostante tutto, nonostante diverse settimane senza cibo (mai una persona ha dimostrato di resistere così tanto in una tale situazione). Vincent sta aggrappato alla vita, non è nelle più ottimali condizioni di salute, ma vive.

E non è soltanto perché ha persone intorno a lui che vogliono aiutarlo, accompagnarlo e che lo amano.

Alcuni sostenitori della legge Claeys-Leonetti spiegano che se questa legge non fosse applicabile a Vincent Lambert, sarebbe inevitabile che presto o tardi arrivi una nuova legge che legalizzi l'eutanasia in Francia, perché significherebbe che la legge attuale non sarebbe più sufficiente per rispondere alle situazioni complicate come quella in cui si trova Vincent Lambert,

Trovo questo tipo di posizione (espressa per esempio da uno degli autori della legge, Jean Leonetti, attuale vicepresidente de “Les Républicains”, il partito gollista e liberal-conservatore francese, nel PPE europeo) particolarmente malsana, per almeno due ragioni.

La prima è che Vincent Lambert è una persona e come tale unica e ciò che verrà deciso in merito alla sua situazione, al suo futuro, alle sue opportunità di miglioramento della vita, è unico, specifico e non dovrebbe mai essere preso come modello o da esempio per farne un affaire generale.

Per certi versi è il rischio dell'eco mediatico: la situazione di Vincent è strumentalizzata da entrambe le parti, sia da coloro che ne chiedono la “cessazione delle cure” come da coloro che ne chiedono il loro mantenimento.

È inevitabilmente strumentalizzabile, perché volutamente mediatizzata.

Sarà fatto anche dai tribunali, perché questa situazione costituirà un precedente importante per la giurisprudenza francese, qualsiasi decisione essi prenderanno.

La seconda ragione, in sostanza, è che questa affermazione è falsa. Il problema non sta nelle modalità con le quali interrompere una vita dolorosa che deve essere interrotta a tutti i costi in base a qualche procedura o a qualche interpretazione di legge. La legge attuale consente di sedare profondamente, senza far soffrire la persona interessata.

Il problema è altrove: è nella libertà del paziente, il che significa che per esercitarlo, deve essere in grado di esprimere chiaramente la propria volontà.

Vincent non ha mai espresso nulla in merito, né prima dell'incidente (il 20 settembre 2008) né tanto meno dopo, perchè il suo stato fisiologico non gli consente di parlare o scrivere o fare cenni chiari con capo.

Vincent non ha redatto direttive anticipate, non ha designato alcuna persona fidata, come invece viene espressamente richiesto dalla legge attuale perché si possa parlare di sedazione profonda in maniera legale.

Certamente ora ha un tutore, sua moglie, ma questo non riguarda il campo del fine vita: il fatto di essere un tutore non si applica a questa legge Claeys-Leonetti, ma piuttosto a possibili affari amministrativi e finanziari, materiali.

Il problema è che la famiglia, l'entourage a lui molto vicino, non è d'accordo sul futuro di Vincent.

Sua moglie vuole interrompere le cure, i suoi genitori ne vogliono il mantenimento e il trasferimento di Vincent in un'unità specialistica che conosca la situazione molto specifica di Vincent (diverse strutture hanno già offerto di aprire le loro porte).

Diciamolo con franchezza ed onestà: nessuna legge può risolvere una mancanza di consenso familiare.

Possiamo pensare ciò che vogliamo.

Possiamo pensare – ad esempio – che i genitori di Vincent si oppongano perché sono dei cattolici fondamentalisti, oppure semplicemente che si oppongano perché sono genitori amorevoli nei confronti del loro figlio.

Possiamo anche pensare che la moglie di Vincent voglia staccare la spina a Vincent per poter ricostruirsi una vita, oppure che lo faccia perché non riesce a sopportare il dolore di assistere ad una situazione di vita così fragile da fargli dire che suo marito è ormai solo un corpo senza vita.

Possiamo pensarla come meglio riteniamo e possiamo anche ritenere che entrambe le posizioni siano comprensibili ed abbiano un fondo di verità.

Ma tutto questo non potrebbe giustificare l'interruzione delle cure per Vincent Lambert.

Rispondendo alle domande della giornalista Cecilia Bouanchaud il 10 giugno 2015 su “Europe 1”, il dottor Eric Kariger (colui che per primo ha avviato una procedura di sospensione delle cure per Vincent) stigmatizzò duramente la messa in onda televisiva di un breve video amatoriale girato con un cellulare da un amico di Vincent e disse:

"Si chiama manipolazione. Ho le lacrime agli occhi. È doloroso, è drammatico. È soprattutto irrispettoso per il paziente, per sua moglie e sua figlia, che non possono piangere”.

La mediatizzazione implica necessariamente una parte di strumentalizzazione e, quindi, di manipolazione da entrambe le parti.

Ciò che è drammatico - e la reazione di cui sopra del dottor Eric Kariger ne è chiaro esempio - è che lui parla di "lutto" come se Vincent fosse già morto.

È sicuro, anzi certissimo, che i parenti prossimi di persone in gravi condizioni di vita vivano un inferno: è un cambiamento radicale della vita, una trasformazione che devasta i progetti di vita, che è pesante da portare, che può anche far morire di crepacuore, ma il punto non sta qui.

La questione di fondo non è sostenere che per rimuovere le tragiche condizioni di vita di persone care si debba rimuovere la persona medesima.

È il rispetto per la persona umana e per la dignità umana che vi sono coinvolte.

La legge sul fine vita francese è per alleviare il dolore delle persone alla fine della vita, non per alleviare la coscienza dei propri cari, facilitare le loro vite devastate psicologicamente e materialmente da questa dipendenza della persona amata.

Una legge che – tra l’altro - dovrebbe fornire supporto psicologico ai caregiver, anche se troppo spesso questa parte della legge non viene applicata.

Non è il momento di piangere.

Vincent lo ha dimostrato per sei anni. Vive e probabilmente è anche in grado di vivere a lungo.

È ancora giovane. Gli esperti medici richiesti dal tribunale amministrativo nel novembre 2018 conclusero che Vincent non soffriva, che la sua vita non era in una condizione di "ostinazione irragionevole", nonostante l'irreversibilità osservata del suo stato di minima coscienza (ma questo è in realtà incerto, nessuno specialista serio è disposto a dare affermazioni definitive in questo settore).

E’ questo il tempo per fare di tutto perchè la vita di Vincent sia la più confortevole possibile.

Permettere che possa lasciare la sua stanza nella quale è attualmente rinchiuso. Che possa beneficiare delle cure di fisioterapia. Che possa muoversi su una sedia a rotelle, camminare in un giardino, vedere la vita. Che possa godere di tutte le cure di cui ha bisogno e che, ovviamente, questo ospedale di Chalons-en-Champagne non gli fornisce, perché non è competente nel campo delle sue patologie.

Questo è il motivo per cui la decisione del Consiglio di Stato è attesa con impazienza da familiari e amici.

La vita di Vincent non può rimanere così com'è.

Ma lo stato non può permettersi, nella sua regale onnipotenza, di fermare la sua vita.

Il principio di solidarietà è, al contrario, proteggere i più fragili, non sacrificarli.

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Alla Via Crucis: vegliare per Vincent #Lambert

"Nei momenti di tristezza, nella sofferenza della malattia, nell’angoscia della persecuzione e nel dolore del lutto, ognuno cerca una parola di consolazione.
Sentiamo forte il bisogno che qualcuno ci stia vicino e provi compassione per noi.
Sperimentiamo che cosa significhi essere disorientati, confusi, colpiti nel profondo come mai avevamo pensato.
Ci guardiamo intorno incerti, per vedere se troviamo qualcuno che possa realmente capire il nostro dolore.
La mente si riempie di domande, ma le risposte non arrivano.
La ragione da sola non è capace di fare luce nell’intimo, di cogliere il dolore che proviamo e fornire la risposta che attendiamo.
In questi momenti, abbiamo più bisogno delle ragioni del cuore, le uniche in grado di farci comprendere il mistero che circonda la nostra solitudine.
Quanta tristezza ci capita di scorgere su tanti volti che incontriamo.
Quante lacrime vengono versate ad ogni istante nel mondo; una diversa dall’altra; e insieme formano come un oceano di desolazione, che invoca pietà, compassione, consolazione.
Ci sono occhi che spesso rimangono fissi sul tramonto e stentano a vedere l’alba di un giorno nuovo.
Abbiamo bisogno di misericordia, della consolazione che viene dal Signore.
Tutti ne abbiamo bisogno; è la nostra povertà ma anche la nostra grandezza: invocare la consolazione di Dio che con la sua tenerezza viene ad asciugare le lacrime sul nostro volto.

Nel momento dello smarrimento, della commozione e del pianto, emerge nel cuore di Cristo la preghiera al Padre.
La preghiera è la vera medicina per la nostra sofferenza.

Anche noi, nella preghiera, possiamo sentire la presenza di Dio accanto a noi.
La tenerezza del suo sguardo ci consola, la forza della sua parola ci sostiene, infondendo speranza.
Gesù, presso la tomba di Lazzaro, pregò dicendo: 'Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto' (Gv 11,41-42).
Abbiamo bisogno di questa certezza: il Padre ci ascolta e viene in nostro aiuto.
L’amore di Dio effuso nei nostri cuori permette di dire che quando si ama, niente e nessuno potrà mai strapparci dalle persone che abbiamo amato.
Lo ricorda con parole di grande consolazione l’apostolo Paolo: 'Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? [...] Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore' (Rm 8,35.37-39).

La forza dell’amore trasforma la sofferenza nella certezza della vittoria di Cristo e della nostra vittoria con Lui, e nella speranza che un giorno saremo di nuovo insieme e contempleremo per sempre il volto della Trinità Santissima, eterna sorgente della vita e dell’amore.

Vicino ad ogni croce c’è sempre la Madre di Gesù.
Con il suo manto lei asciuga le nostre lacrime.
Con la sua mano ci fa rialzare e ci accompagna nel cammino della speranza"

Papa Francesco
Vegli di Preghiera "Per asciugare le lacrime"
5 maggio 2016

Continuiamo - vi prego - a vegliare e pregare insieme per la sorte di Vincent #Lambert:

UN'ORA DI GUARDIA: SALVATE #VINCENT

Andiamo avanti fino al 21 aprile 2019, impegniamoci a pregare per 60 minuti, da soli o in compagnia, in Chiesa o in qualsiasi altro luogo.

In compagnia di Maria, di San Giuseppe e dei Santi, grazie all’intercessione dei quali ogni cosa ci può essere accordata da Dio se è secondo la Sua Volontà e per il Bene del suo popolo.

Non ci sono limiti nella modalità se non l’impegno ad offrire una preghiera per salvare la vita di Vincent #Lambert

Prenota la tua Ora di Guardia, insieme alle 80 persone che anche anche in questa giornata stanno vegliando e pregando.

Clicca per accedere alla pagina completa:

I STAZIONE - Gesù condannato a morte

"Pilato lo diede nelle loro mani perché fosse crocifisso; presero dunque Gesù e lo condussero via" (Gv 19,16).

Il calvario di Vincent #Lambert dura da dieci anni.

Vittima di un incidente stradale nel 2008, l'ex infermiere francese - oggi 42enne - è tetraplegico e in stato di semi-coscienza, ricoverato presso l’Ospedale universitario Sébastopol di Reims.

Non può parlare e non può muoversi, ma non si trova alla fine della sua vita: è gravemente disabile, ma non è dipendente da alcun macchinario artificiale.

Il suo destino terreno è appeso al giudizio della magistratura amministrativa francese: dal 2013 Vincent si trova al centro di una complessa battaglia giudiziaria tra i genitori (che chiedono che possa continuare a vivere) e la moglie (che ne pretende invece la morte di stenti).

Diversi tribunali, fino alla Corte europea dei diritti dell'uomo nel 2015, hanno deciso convalidare le quattro procedure mediche collegiali che in questi anni hanno decretato la sospensione delle "cure" vitali", perchè lasciarlo vivere sarebbe - per medici e tribunali - "un'ostinazione irragionevole".

Fermare le "cure" - nel caso di Vincent - significherebbe cessare la nutrizione tramite un sondino e l'idratazione artificiale, cioè lasciarlo morire di fame e di sete.

Come è possibile definire "cure mediche" mangiare e bere?

Questo venerdì mattina, in due ore di udienza, il Consiglio di Stato francese ha deciso di darsi 30 giorni massimo di tempo per decidere se accogliere o meno il ricorso presentato dai genitori di Vincent a seguito della decisione della Corte Amministrativa di Chalons di convalidare la quarta procedura di arresto delle "cure" decisa dal dott. Sanchez in data 09 aprile 2018.

Ci sono molti modi di condannare a morte una persona: decidere di non scegliere è una crudele e lenta agonia.

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II STAZIONE - Gesù caricato della croce

"Ed egli, portando su di sé la croce, uscì verso il luogo detto Cranio, in ebraico Golgota" (Gv 19,17).

"Tu cammini con noi nel deserto". Solo in Francia, almeno altre 1.500 persone si trovano oggi nella stessa condizione clinica di Vincent Lambert.

Dovremmo iniziare a eliminarli? Guadagnare letti negli ospedali per i malati un po'più produttivi, più efficienti nella società, più promettenti per il loro stato futuro?

È verso una società così verso cui ci stiamo incamminando?

Certamente, a piccoli passi; certamente, in modo sommesso, sotto la copertura di una spaventosa legalità, sotto copertura di eufemismi per non parlare di eugenetica.

La legge Claeys-Leonetti francese si applica - in linea di principio - solo alle persone alla fine della loro vita e non dovrebbe applicarsi a Vincent e a quanti come lui che - pur in condizione di grave disabilità - sono vivi, esistono.

Vincent ha già dimostrato di vivere: ha già vissuto dieci anni e potrebbe viverne molti altri, se potesse continuare a nutrirsi e idratarsi.

"Tu cammini con noi nel deserto". Questa parola è vera. Il Signore non toglie il deserto che è la nostra vita, ma in questo deserto parla e questa parola è pane che ci sazia, roccia su cui costruire. Questo è il dolore della Sua Croce: Cristo è venuto a camminare con noi e noi Ti lasciamo solo. Che gli occhi nostri e il nostro cuore si commuovano nella memoria di questa Tua Presenza sacrificata, di questo Tuo camminare nel deserto.

Volontariamente Egli abbracciò la Croce. Questa volontà di sacrificio, chi tra noi l'ha resa abituale?

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III STAZIONE - Gesù cade la prima volta

"Guardai attorno e nessuno che mi aiutasse; attesi ansioso e nessuno che mi sostenesse" (Is 63,5).

“Caro Vincent, permettimi di chiamarti con il tuo nome.
Ho sentito tanto parlare di te in questi ultimi cinque anni solamente con la locuzione: 'l'affaire Vincent Lambert'.
Il 31 gennaio 2019 il Tribunale di Chalon ha nuovamente confermato l’arrêt des soins, la cessazione delle 'cure'. Ed ecco tutti prendere la penna o il microfono per esprimere la propria opinione, troppo spesso piena di passione o rabbia. Un frastuono, che ti fa venir voglia di tacere quando conosci bene tutto il dolore che questo parlare genera all’interno della tua famiglia.

C’è uno che tace e - per una evidente ragione - sei tu, caro Vincent, che continui sorprendentemente la tua strada. Più di dieci anni fa, un incidente ti ha immerso in questo stato di estrema dipendenza, senza alcun altro trattamento o supporto meccanico che una piccola sonda che ti idrata e ti nutre. Queste 'cure' (idratazione ed alimentazione) sono state interrotte per diciassette giorni nell’intervallo temporale tra due decisioni medico-giuridiche tra loro contrarie  ...

Diciassette giorni senza bere e mangiare, e tu sei ancora lì, giorno dopo giorno, ora dopo ora, silenzioso, ma lì, lontano da questo borbottio che sembra come attraversarti da una parte all’altra. Questa perseveranza del tuo corpo parla!
‘Il linguaggio del corpo’, il tuo grande corpo malato urla e ci dice: ‘Si può sussurrare o si può parlare ad alta voce, in ogni caso, ciò che decide questo è il linguaggio del corpo’.

Ed è vero. Il tuo corpo, Vincent, decide e parla. Parla ad alta voce! Tanto che ci interroga: cos'è l'uomo, la sua dignità? Cosa significa ‘esserci’, che cosa vuol dire che che siamo esseri in relazione con? Qual è il significato della dipendenza? E tante altre domande, che toccano il mistero insondabile della persona.

Grazie, Vincent, per averci portato su questi terreni, che toccano ciascuno di noi nel modo più intimo.

Scusa per la violenza che ti stiamo facendo. Senza dubbio il tuo corpo ci parla anche delle nostre ferite, delle nostre paure, delle nostre ansie che a volte ci abitano e che tu ci tiri fuori involontariamente.

È davvero molto difficile fare i conti con la nostra estrema vulnerabilità ed entrare in questo mistero dell'umano, dell’uomo e della donna così fragili, così dipendenti.

Il tuo corpo silenzioso ci invita a non cercare una risposta solo dalla nostra ragione, così povera nell’affrontare da sola queste domande profonde.

Il tuo corpo ci invita – soprattutto - alla contemplazione.

Contemplare questa estrema vulnerabilità del nostro essere, per riconciliarci con questa parte fragile che fa parte di ciascuno di noi dentro al profondo del nostro essere.

Il tuo corpo ci permette di riscoprire questa umanità che è comune a noi, a prescindere dalle nostre capacità e dalle nostre abilità.

E il tuo corpo ci permette anche di rallegrarci, perché tutti noi - così diversi - troviamo il significato ultimo delle nostre vite nella nostra capacità di prenderci cura gli uni degli altri.

Grazie, Vincent”.

Firmato:

Philippe de Lachapelle,
Direttore dell'OCH (Office chrétien des personnes handicapées)

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IV STAZIONE - Gesù incontra sua madre

"Gesù vide la Madre lì presente" (GV 19,26).

Maria era lì sotto la croce di Suo Figlio. Non c'era quasi nessuno, ma Lei era lì, in silenzio.

Viviane Lambert è lì sempre accanto a sui figlio Vincent. Non se ne sta in silenzio, urla l'innocenza di suo figlio.

Nel giugno 2018 ha scritto una seconda lettera al presidente Macron – dopo che l’appello precedente accompagnato da una petizione con più di 100.000 firme è stato ignorato – evidenziando come oggi in Francia la vita di un animale possa valere più di quella di un uomo.

"Vincent è handicappato, ma è vivo. Vive costretto nella sua camera d’ospedale, senza cure adatte alla sua condizione: non viene mai alzato, non fa sedute di fisioterapia, non viene rieducato alla deglutizione. Ora che la legge sull’agricoltura è in discussione all’Assemblea nazionale, si è parlato molto di salute degli animali, di trattamento degli animali nei mattatoi e del divieto di tenere i conigli in gabbia. Non ho potuto fare a meno di pensare a mio figlio, che è meno protetto di tanti animali".

Una madre non può lasciare solo il proprio figlio, quel figlio cresciuto nel suo utero e dal suo utero proiettato nel mondo.

Maria, Tu che hai abbracciato fino all'ultimo Tuo Figlio, intercedi perchè Viviane possa un giorno restare silente e muta davanti agli occhi di suo figlio.

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V STAZIONE - Il cireneo aiuta Gesù a portare la croce

"Or mentre lo conducevano al patibolo, presero un certo Simone di Cirene e gli posero addosso la Croce" (Lc 23,26).

C'è un fatto grosso come una montagna, che viene prima, e la tua strada ci deve passare: Dio ci ha amati per primo.

Nessuno di noi può strappare dalla trama della sua esistenza questo fatto: sei stato chiamato.

Dio ci ha scelti, siamo proprietà particolare di Dio, la nostra vita Gli appartiene.

"La loro vulnerabilità ci interpella ed esige da noi l'espressione di obblighi morali e considerazioni politiche, perchè il filo della loro esistenza è dovuta al rispetto e alla solidarietà che la loro testimonianza impone da se stessa.

La verità insospettata di una vita oltre le nostre rappresentazioni concettuali e persino di quanto possa sembrare umanamente concepibile e accettabile è emersa ai confini della pratiche di cura: queste persone ci costringono considerazione e una compassione basata riflessione più esigente"

Prof. Emmanuel Hirsch, "ÉTAT VÉGÉTATIF CHRONIQUE, ÉTATS PAUCI-RELATIONNELS", 2018.

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VI STAZIONE - La Veronica asciuga il volto di Gesù

"In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno dei più piccoli, l'avete fatta a me" (Mt 25,40).

Il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne ha condannato Vincent Lambert a morire di fame e di sete.

La decisione è altamente controversa, dal momento che il tribunale aveva fatto realizzare a fine 2018 una nuova perizia medica sullo stato di salute di Lambert, che non è attaccato ad alcuna macchina per vivere.

La perizia ha concluso da una parte che "Lambert è in stato vegetativo cronico irreversibile e non può accedere ad alcun stato di coscienza", dall’altra che non c’è alcun accanimento terapeutico e continuare a nutrirlo non si configura come "trattamento irragionevole od ostinazione irragionevole".

"C'è il desiderio di assimilare la situazione di questa persona gravemente disabile - ma stabile nella sua disabilità - ad una situazione di fine vita", ha recentemente dichiarato il Professor Xavier Ducrocq, capo del dipartimento di neurologia dell'Ospedale di Metz-Thionville, nonchè consulente medico dei genitori di Vincent fin dal 2013 -. "Mentre questo non è affatto il caso. Che Vincent Lambert abbia vissuto per 10 anni in uno stato di coscienza alterata è un dato sufficiente per dimostrare che non si trova alla fine della sua vita.  Che non ci sia una realistica speranza di miglioramento, nonostante i lavori di ricerca per progredire nella conoscenza di questi pazienti, non sarebbe un dato sufficiente per parlare di fine vita.  Questo è il destino comune di tutte le situazioni di disabilità: para e quadriplegia, autismo, disabilità motorie cerebrali, sordità, cecità ...".

Vincent deve morire, perchè non vale la pena farlo vivere.

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VII STAZIONE - Gesù cade la seconda volta

"Consegnò la sua vita alla morte, e fu annoverato tra i malfattori" (Is 52,12).

Con la presenza di Cristo, con il cuore di Cristo, la nostra vita personale spacca gli orizzonti e si apre all'Infinito, un Infinito che, come la luce del sole, penetra fin nei tuguri e nei luoghi oscuri, tutto rendendo nuovo.

Dobbiamo collaborare a ciò per cui Cristo è morto.

"Vocazione" vuol dire essere chiamati particolarmente a questo, a rendere inevitabile per noi questo: partecipare a quell'azione per cui Cristo è morto per redimere, per salvare gli uomini.

Non potremo andare per strada e guardare le facce degli altri se non sentendo uno struggimento, uno struggente desiderio di salvarli. è dentro questo struggimento che si salva se stessi.

Non so se a Vincent Lambert verrà concesso di vivere oppure se la sua vita verrà troncata per il giudizio criminale di medici e tribunali.

So solamente che ogni dolore ingiusto, ogni crimine perpetrato in nome di leggi approvate dagli uomini, ogni lacrima versata acquistano un significato solo dentro l'economia misteriosa di Cristo.

“Affido alla vostra preghiera le persone, come Vincent Lambert, in Francia, il piccolo Alfie Evans, in Inghilterra, e altre in diversi Paesi, che vivono, a volte da lungo tempo, in stato di grave infermità, assistite medicalmente per i bisogni primari.  Sono situazioni delicate, molto dolorose e complesse.  Preghiamo perché ogni malato sia sempre rispettato nella sua dignità e curato in modo adatto alla sua condizione, con l’apporto concorde dei familiari, dei medici e degli altri operatori sanitari, con grande rispetto per la vita”.

Papa Francesco, al termine della preghiera del Regina Coeli, 15 aprile 2018

“Attiro l’attenzione di nuovo su Vincent Lambert e sul piccolo Alfie Evans, e vorrei ribadire e fortemente confermare che l’unico padrone della vita, dall’inizio alla fine naturale, è Dio! E il nostro dovere, il nostro dovere è fare di tutto per custodire la vita.  Pensiamo in silenzio e preghiamo perché sia rispettata la vita di tutte le persone e specialmente di questi due fratelli nostri.  Preghiamo in silenzio”.

Papa Francesco, al termine dell'udienza generale, prima di incontrare il papà di Alfie Evans, 18 aprile 2018

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VIII STAZIONE - Gesù incontra le donne di Gerusalemme

"Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli" (Lc 23,28).

Lo sguardo a Cristo non si può portare se non nella coscienza di essere peccatori.
Che si è peccatori non è un giudizio se non emerge quando guardiamo la faccia di Colui che abbiamo contristato.
Le nostre giornate sono dominate invece dalla distrazione, così il cuore rimane arido e in quello che facciamo siamo pieni di pretesa.

Non siamo noi a salvare il mondo, non siamo noi che possiamo salvare Vincent da un destino che appare sempre di più cinico e baro.
A noi il cuore pieno di speranza, perchè siamo nati e non moriremo mai più.

Dal documento firmato da 70 medici e paramedici specializzati nel settore delle cure palliative e dell’assistenza terminale a sostegno di Vincent Lambert.

"La nostra esperienza ci porta anche ad interrogarci sul fatto che una medesima équipe di cura garantisce contemporaneamente cure a pazienti in fin di vita e a pazienti cerebro lesi: vi sono, qui e lì, due logiche antinomiche che non possono coabitare.

Su queste basi:

Noi denunciamo le condizioni di vita imposte al signor Vincent Lambert: allettamento permanente, assenza di momenti in carrozzella adeguata, assenza di uscite, reclusione a chiave nella sua stanza, assenza di programma rieducativo di manutenzione, assenza di rieducazione della deglutizione, limitazione delle visite, tutte misure che si oppongono al mantenimento di una vita sociale e affettiva, primordiale per queste persone. Tali condizioni, tanto incomprensibili quanto inammissibili, assomigliano a un’incarcerazione prolungata, indegna del suo stato, della sua persona, dei suoi prossimi. Esse ci appaiono contrarie ad ogni etica e deontologia mediche.

Non riusciamo a comprendere che in nessun momento di questa terribile storia e davanti a una decisione tanto grave sia stato sollecitato il parere di una squadra esperta. Grave perché non ha altra finalità se non quella di provocare la morte di un uomo che non è in fin di vita e il cui stato di handicap pare stabilizzato, e ciò perfino con una procedura collegiale. Né l’équipe medica che ha in carico il signor Vincent Lambert, all’inizio di questa situazione, né le diverse istanze di Giustizia – quali si vogliano, per quante ne siano state sollecitate – hanno fatto una simile considerazione, che pure è di buonsenso e comune, tra colleghi.

Auspichiamo che il signor Vincent Lambert, il quale non è in fin di vita, benefici di una presa in carico conforme allo spirito della circolare del 3 maggio 2002. Per questo, egli dev’essere trasferito in un’unità dinamica dedicata ai pazienti EVC-EPR, che gli proponga un progetto di vita di qualità con inclusione dei suoi prossimi.

Laddove sentiamo dire “accanimento terapeutico”, noi non vediamo che abbandono terapeutico e maltrattamento di persona vulnerabile; e chiediamo la ripresa delle cure fisiche e relazionali.

Laddove sentiamo dire “volontà del paziente”, apprendiamo che il nostro collega che ha preso tale drammatica decisione non formula altro che ipotesi.

Laddove sentiamo dire “staccare la spina”, noi non vediamo alcun filo, alcuna macchina da disconnettere all’infuori della flebo della nutrizione enterica per via di gastrostomia, che in simili pazienti costituisce una cura di base. Però vediamo capacità di deglutizione volontaria e domandiamo che venga intrapresa una rieducazione appropriata.

Laddove sentiamo dire “sospensione dei trattamenti” noi non vediamo che deliberata provocazione della morte, un’eutanasia che non dice il proprio nome; e chiediamo invece un vero progetto di vita: ripresa della cinesiterapia dopo trattamento delle atrofie ai tendini che si sono necessariamente venute a trovare, in più di quattro anni di sospensione di tali cure, giro in carrozzina, uscita all’aria aperta.

Laddove sentiamo “procedura collegiale” noi non vediamo che una posa partigiana, ideologica, disconnessa dalla realtà di una situazione di handicap severa, stabile, che giustifica cure e trattamenti adatti in vista del benessere della persona; e noi chiediamo che il signor Vincent Lambert sia alfine trasferito in un’unità EVC-EPR che pratichi cure attive e globali nel quadro di un progetto di vita e non di morte annunciata e programmata".

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IX STAZIONE - Gesù cade la terza volta

"Quasi esanime a terra mi ha ridotto; già mi vanno accerchiando i cani in frotta" (Sal 22,17).

Il 20 gennaio 2019 cinquantacinque medici specialisti nella cura delle persone in stato vegetativo o semi-relazionale hanno inviato una lettera ai giudici del tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne che vale la pena riprendere in mano.

“Signore e signori del Tribunale, siamo tutti specialisti nella cura di persone in uno stato di coscienza alterata, sia che si trovino in uno stato di risveglio non responsivo (chiamato anche stato vegetativo cronico o EVC) o in uno stato semi-relazionale (EPR).
La fluttuazione del loro stato di coscienza (secondo i momenti, le stimolazioni, gli operatori) è una delle caratteristiche specifiche di questi pazienti.
I nostri colleghi Xavier Ducrocq, Edwige Richer e Catherine Kieffer, che hanno preso parte alla perizia di Vincent Lambert, ci hanno spiegato la metodologia adottata per effettuare la valutazione clinica sullo stato di coscienza del sig. Lambert: Vincent Lambert è stato valutato in una sola serata dalle ore 20:30 alle 21:30 e successivamente in una mattinata per sole 1 ora e 30 minuti, alla presenza di 7 persone, per lui, totalmente sconosciute.
Queste valutazioni comportamentali non sono state reiterate in seguito. Gli esperti forensi hanno concluso così che la diagnosi medica confermasse uno stato vegetativo permanente (état végétatif permanent). Dicono anche che il signor Vincent Lambert - che riceve solamente nutrizione con una sondina e viene idratato artificialmente - non può costituire un'ostinazione irragionevole e sostengono il trasferimento del paziente presso un’altra unità medica specialistica.

Se non possiamo che concordare su questi ultimi due punti, contestiamo tuttavia il protocollo di valutazione utilizzato e - di conseguenza - gli esiti prodotti.
Data la natura fluttuante di questi pazienti, la valutazione deve essere ripetuta in diversi momenti della giornata e per diversi giorni, come raccomandato dal professor Steven Laureys del Coma Science Group di Liegi: il CRS-R deve essere applicato al paziente come minimo 5 volte in 10 giorni per i risultati da considerare affidabili (‘Evaluations comportementales chez les patients en état de conscience altérée‘– Wolff et coll – EMPR 2018 – pag. 54). Una buona valutazione richiede anche condizioni favorevoli: un ambiente stimolante ed accogliente che permetta al paziente di potere entrare a suo modo in relazione con chi lo osserva; inoltre deve essere condotta da un team multidisciplinare appositamente formato all'osservazione, devono essere presenti i familiari del paziente, in modo da facilitarne la relazione fiduciosa.
In ogni caso, la regola fondamentale che deve essere sempre tenuta presente è il fatto che un'assenza di manifestazione di coscienza in un dato momento non significa l'assenza di coscienza. Le risultanze derivanti da rilevazioni morfologiche (radiografie, ecografie, etc.) non possono in nessun caso, da sole, essere sufficiente per verificare la presenza o meno di uno stato di coscienza. La valutazione comportamentale clinica - nelle condizioni sopra esposte - rimane fondamentale. Essa può essere completata dalla diagnostica per immagini.

È in forza di tutte queste considerazioni che, ogni giorno, nelle nostre unità mediche, in conformità alla circolare 228 del 3 maggio 2002, noi ci prendiamo cura in questo modo delle persone in stato di coscienza minima e di quelle in stato di veglia non responsiva. Dal momento che il signor Vincent Lambert non è in coma, né esposto a un rischio vitale, né in fin di vita, questa circolare relativa ai diritti dei pazienti deve essere rispettata. Poiché il signor Vincent Lambert non è in coma, non è esposto a un rischio vitale e non è alla fine della sua vita, è coperto da questa circolare sui diritti dei pazienti.

Il signor Vincent Lambert non è stato valutato secondo le migliori pratiche mediche. Questo è tanto più inquietante dal momento che ciò che si applicherà a lui potrebbe, di conseguenza, riguardare anche tutti coloro che condividono la sua stessa situazione. Coscienti del carattere eccezionale di questo processo, ci sembra necessario in coscienza avvertirvi.

Vi preghiamo di accogliere questa nota, signore e signori giudici del tribunale, come l’espressione della nostra più alta considerazione per la vostra responsabilità e il vostro gravoso compito in queste circostanze”.

Se anche solo il 10% di quanto viene qui affermato corrispondesse al vero, perché continuare in questa ostinata ed irragionevole volontà di condannare a morte per fame e sete Vincent Lambert?

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X STAZIONE - Gesù è spogliato delle vesti

Divisero le sue vesti, tirarono a sorte la sua veste per sapere a chi di loro dovesse toccare" (Mt 15,24).

Dobbiamo accettare di rinnegare l'immediatezza con cui le cose ci si presentano o ci sollecitano, aderire alla via di Dio misteriosa che ci invita a seguire la sua parola, a seguire la sua rivelazione, il modo con cui Lui stesso è venuto a salvarci, per liberarci. E' andato in croce per liberarci dal fascino del nulla, per liberarci dal fascino delle apparenze, dell'effimero.

XI STAZIONE - Gesù è inchiodato alla croce

"Fu crocifisso insieme ai malfattori, uno alla sua destra e uno alla sua sinistra" (Lc 23,33).

Cristo in croce è il peccato condannato dal Padre. La croce di Cristo è l'esplosione della coscienza del male. Noi entriamo in rapporto con Cristo per la coscienza che abbiamo del peccato. Qui si attua la caduta senza fine in noi: nell'assenza della coscienza del peccato e nella coscienza falsa del peccato; perché il rimorso, lo scetticismo non sono coscienza del peccato. Chi ha coscienza del proprio peccato ha anche la coscienza della liberazione.

XII STAZIONE - Gesù muore in croce

"Quando Gesù ebbe preso l'aceto esclamò: Tutto è compiuto! Poi, chinato il capo, rese lo spirito" (Gv 19,30).

Non possiamo dimenticare a quale prezzo siamo stati salvati, ogni giorno. Il sacrificio non è un'obiezione, neanche la sconfitta umana è un'obiezione, ma è la radice della Resurrezione, è la possibilità di una vita vera.

L'avvenimento che riaccade qui ed ora, se è innanzitutto un fatto - un fatto che non si può ridurre a nulla, che non si può censurare, che non si può più cancellare -, se è innanzitutto un fatto, è un fatto per te, che ti interessa supremamente. è un fatto per te!

Per te, per me, per me! "Per te" è la voce che si sprigiona dal cuore del Crocifisso. "Per me" è l'eco che ne soffre il cuore mio, la coscienza mia.

Tutto cadrebbe nella morte senza questa voce, senza questa Presenza.

XIII STAZIONE - Gesù deposto dalla croce

"E Giuseppe d'Arimatea prese io corpo e lo avvolse in un bianco lenzuolo" (Mt 27,59).

Tutto il mondo giudica castigo il dolore, giudica l'uomo raggiunto dal dolore, costretto alla rinuncia, al sacrificio come percosso da Dio e umiliato, ma Maria no.

Come era chiaro al suo cuore, crocifisso con quello di Cristo, che il castigo che ci dà salvezza, che esalta la vita si era abbattuto su di Lui e per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome.

Fac ut ardeat cor meum in amando Christum Deum ut sibi complaceam.

Ecco la grande legge morale. Qui insorge la vera legge morale che è la scaturigine della morale: piacere al Mistero, piacere a quell'uomo crocifisso, piacere al mistero di Dio che si è reso uomo e fu crocifisso per me, e risorse perché io fossi liberato.

XIV STAZIONE - Gesù è posto nel sepolcro

"Giuseppe lo mise in un sepolcro scavato nella pietra, dove nessuno ancora era stato messo" (Lc 23,53).

La soglia della verità del sacrificio sta nella domanda: "Dio, affrettati in mio soccorso".

Il muoversi della pietra sulla tomba delle nostre azioni vuote incomincia qui.

La Resurrezione incomincia da questo aspetto di infinita impotenza nostra che è la mendicanza, da questo supremo riconoscimento che Dio solo è potente, e di suprema gratitudine perché Egli, che ha iniziato la nostra esistenza, vuol portarla a compimento.

Niente c'è di più espressivo della comunicabilità universale, cattolica, ecumenica, di un cuore reso nuovo dal "sì" a Cristo, da quella speranza in Lui per cui ognuno di noi quotidianamente riprende la ricerca, il desiderio, la domanda, il sacrificio della purità.

Sempre vivendo una pace nella mortificazione continuamente ravvivata.

Meditazioni tratte da: Luigi Giussani, "Egli solo è: Via Crucis", San Paolo, 2005

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Vegliare e pregare uniti: salvate Vincent #Lambert

Vegliare e pregare uniti: salvate Vincent #Lambert

di Davide Vairani

Domani - venerdì 29 marzo 2019 - il Consiglio di Stato francese inizia la prima udienza in merito al ricorso contro la decisione di lasciare morire di sete e di fame Vincent #Lambert

Come sapete, i genitori di Vincent hanno presentato una richiesta urgente davanti al giudice del Consiglio di Stato per cercare di sospendere la decisione collegiale del CHU di Reims, adottata il 9 aprile 2018 e convalidata alla fine di gennaio dal Tribunale amministrativo (TA) a Châlons-en-Champagne (Marna).

Vincent Lambert "al momento non ha particolari sofferenze", afferma Jean Paillot, uno degli avvocati dei genitori all’AFP. Loro "vogliono che il loro figlio - che è una persona disabile e non in condizione di fine vita - sia curato e trattato adeguatamente, cosa che sin’ora non è mai accaduta”.

Continuiamo - vi prego - a vegliare e pregare insieme: "UN'ORA DI GUARDIA: SALVATE #VINCENT"

Dal 25 marzo al 07 aprile 2019, impegnamoci a pregare per 60 minuti, da soli o in compagnia, in Chiesa o in qualsiasi altro luogo.

In compagnia di Maria, di San Giuseppe e dei Santi, grazie all’intercessione dei quali ogni cosa ci può essere accordata da Dio se è secondo la Sua Volontà e per il Bene del suo popolo.

Non ci sono limiti nella modalità se non l’impegno ad offrire una preghiera per salvare la vita di Vincent #Lambert

“I santi non si fanno a pennello, ma a scalpello: sul Tabor si abbozzano, e sul Calvario si perfezionano”
Teresa Maria della Croce

Non so predire il futuro.

Non so che cosa ne sarà della vita terrena di Vincent.

Perchè - allora - pregare insieme per lui? A che cosa serve, visto che non possiamo fare nulla per salvare la sua vita?

Non so rispondere al "perchè pregare per Vicent", se non per l'affermazione della beata Teresa Maria della Croce.

Seguire Cristo fino alla fine, costi quel che costi.

Sul Calvario e sulla Croce, come Lui.

Il calvario che stanno vivendo Vincent e i suoi genitori condividiamolo un pezzetto insieme ed offriamolo a Dio.

Prenota la tua Ora di Guardia, insieme alle 70 persone che anche anche in questa giornata stanno vegliando e pregando.

Clicca qui per accedere alla pagina completa:

QUI IL LINK

Per eventuali disguidi non esitate a contattarmi: communitylacroce@gmail.com

Come funziona?

Sull'apposita pagina web trovate un calendario con un form da compilare per prenotare data ed orario della vostra Ora di Guardia.

Prenotare la tua Ora di Guardia è semplice: compila il form con i dati obbligatori (nome, indirizzo e-mail, casella di controllo); con il mouse o il dito - se usi il dispositivo mobile - punta i giorni sul calendario (dal 25 marzo al 07 aprile) e vedrai che la casella da te indicata si colorerà di bluette.

Puoi effettuare una scelta multipla: è sufficiente che punti sul calendario altre caselle giornate.

Una volta selezionati i giorni, completa il form fleggando l'orario nel quale desideri effettuare la tua Ora di Guardia nella casella apposita a scorrimento.

Clicca invio una volta terminata l'operazione.

La tua prenotazione risulterà effettuata: il sistema la classificherà "in sospeso", per consentire di verificarne la correttezza.

La tua prenotazione diventerà effettiva quando riceverai una email in automatico da communitylacroce@gmail.com con la dicitura: "La tua prenotazione è stata approvata".

Non ci sono limiti nella modalità, se non l’impegno a pregare per salvare la vita di Vincent #Lambert.

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Continua la lotta per #Vincent

Continua la lotta per #Vincent

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 16 marzo 2019

Il sito web del Comitato “Je soutiens Vincent Lambert” sembra un bollettino di guerra con tutti i dispacci che arrivano dal fronte.

L’ultimo aggiornamento in ordine cronologico ha appena due giorni:

“il Consiglio di Stato esaminerà venerdì 29 marzo 2019 alle ore 9.30 la validità della procedura d’arresto delle cure a Vincent Lambert (cioè lasciarlo morire di fame e sete – ndr) decisa dall’Ospedale universitario di Reims e convalidata dal tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne lo scorso gennaio.

Lo scopo di questo ricorso presentato dai genitori di Vincent è quello di sospendere la decisione collegiale assunta il 09 aprile 2018 dai medici dell’Ospedale di Reims dove è ricoverato Vincent. Il Comitato di supporto rimane mobilitato e vi terrà aggiornati”.

Fine delle trasmissioni.

Si apre l’ennesima pagina di guerra per Vincent Lambert, paziente tetraplegico di 42 anni, in stato di coscienza minima da 10 anni, che una parte della famiglia vorrebbe vedere morire di fame e di sete e che l’altra (principalmente i suoi genitori) vorrebbe semplicemente vederlo in una struttura specializzata ed attrezzata a prendersi cura di lui.

Il tribunale dovrà decidere sulla base di una nuova perizia medica, realizzata da tre esperti a fine 2018, secondo la quale Lambert "è in stato vegetativo cronico irreversibile e non può accedere ad alcun stato di coscienza". La perizia attesta anche che, però, non c’è alcun accanimento terapeutico e continuare a nutrirlo non si configura come "un trattamento irragionevole o un’ostinazione irragionevole". I genitori di Lambert hanno chiesto che la perizia venga rifatta e condotta in un ambiente neutro da esperti indipendenti.

Da dodici mesi Vincent non riceve alcuna attenzione medica: se ne sta immobile sul letto d’ospedale in attesa che in qualche modo finisca la guerra fatta di carte giudiziarie, perizie mediche, attenzioni mediatiche e tattiche ideologicamente orientate.

Dodici mesi per tornare indietro al 2014, quando i genitori di Vincent fecero il primo ricorso al Consiglio di Stato dopo la terza decisione medica collegiale, sempre da parte dell’Ospedale di Reims, sempre dallo stesso direttore di reparto, il Dr. Sanchez.

Sette dispacci dal fronte di guerra ci aiutano a ricordare che cosa è accaduto in questi ultimi dodici mesi.

Giovedì 22 novembre 2018. “I tre medici esperti - nominati dal tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne - riconoscono che Vincent Lambert non si trova in una situazione di irragionevole ostinazione (obstination déraisonnable). Questa valutazione è un punto di svolta. Gli esperti dicono che la nutrizione e l’idratazione artificiali cui è sottoposto Vincent Lambert non si configura, in senso medico, come ostinazione irragionevole. Questa dichiarazione è coerente con ciò che sosteniamo dall’aprile 2013 e mette in discussione l'intero processo in corso. Gli esperti arrivano a dire che Vincent Lambert può essere curato in un centro specializzato, come ne esistono ovunque in Francia, cosa che chiediamo dal 2013. Questo corrobora l'opinione di molti medici che si erano espressi in tale direzione pubblicamente e su una testata giornalistica importante (L'appel de 70 médecins : ‘Il est manifeste que Vincent Lambert n'est pas en fin de vie’”, “Le Figaro”, 18 aprile 2018). Vincent non ha le caratteristiche di una persona che sta soffrendo e che si trova in situazione di fine vita”.

Leggi anche: "'State introducendo un’eutanasia ipocrita'. Il duro 'J’Accuse' dei 70 medici che difendono Vincent Lambert", di Giovanni Marcotullio, "Aleteia"

Lunedì 26 novembre 2018.’Sarà una condanna a morte di una persona disabile, totalmente vulnerabile, mentre gli esperti dicono che non si configura un'ostinazione medica irragionevole?’. Il professor Xavier Ducrocq, neurologo e consulente medico dei genitori di Vincent Lambert, decrittografa su “Gènéthique” le conclusioni del rapporto di valutazione sullo stato clinico di Vincent Lambert”.

Martedì 11 dicembre 2018. “L'udienza presso il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne prevista per il giorno 19 dicembre è stata posticipata a ‘data da destinarsi’, grazie agli avvocati dei genitori di Vincent. Essi chiedono il rinvio del caso a un altro tribunale per ‘legittimo sospetto’ di imparzialità. Questa è una notizia positiva per il futuro di Vincent”.

Martedì 15 gennaio 2019. “La Corte d'Appello amministrativa di Nancy dirà questo mercoledì 16 gennaio se decide di affidare ad un'altra giurisdizione la procedura riguardante Vincent Lambert!”.

Mercoledì 16 gennaio 2019. “La Corte d'Appello amministrativa di Nancy non ha ritenuto che il tribunale di Châlons-en-Champagne dovesse essere privata dell’‘affaire Vincent Lambert’. Gli avvocati dei suoi genitori faranno appello al Consiglio di Stato. Ciò che si continua a chiedere anche per il 2019 è il trasferimento di Vincent in una struttura specializzata per le persone si trovano nelle sue condizioni di semi-coscienza. Nota bene: a dispetto del ricorso presentato dinanzi al Consiglio di Stato e in violazione del diritto stesso a ricorrere, il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne ha fissato con urgenza un'udienza per lunedì 21 gennaio alle 14:30. E dire che gli avvocati dei genitori di Vincent avevano contestato proprio l’imparzialità dei giudici, imparzialità che dovrebbe essere il fondamento di un processo!”.

Lunedì 21 gennaio 2019. “L'udienza si è appena conclusa presso il Tribunale amministrativo di Châlons en Champagne. La decisione dei giudici sarà conosciuta in 10 giorni”.

Giovedì 31 gennaio 2019. “Il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne ha convalidato la decisione di causare la morte di Vincent Lambert attraverso l’arresto delle cure di base, cioè privandolo di cibo ed idratazione. Il tribunale ha respinto il parere di 55 medici specialisti che ogni giorno si prendono cura di persone nelle stesse condizioni di Vincent e che hanno scritto una nota che abbiamo presentato il giorno stesso dell’udienza. Questi medici hanno spiegato che la valutazione fatta in un solo giorno dagli esperti è contraria al protocollo medico e che gli esiti di tale valutazione così condotta non può avere alcuna affidabilità scientifica. Naturalmente, gli avvocati faranno ricorso al Consiglio di Stato e questo sospenderà temporaneamente la procedura di arresto delle cure”.

L’ultima udienza presso il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne è stata definita “ai confini della legge e dell’etica” da La Croix e “surreale” da Jean Paillot, uno degli avvocati dei genitori di Lambert. "Stiamo iniziando ad essere logorati da questa storia senza fine. Ma nostro figlio sta resistendo e noi resisteremo fino alla fine”, così aveva reagito Viviane Lambert, la madre di Vincent.

Il 20 gennaio 2019 cinquantacinque medici specialisti nella cura delle persone in stato vegetativo o semi-relazionale hanno inviato una lettera ai giudici del tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne che vale la pena riprendere in mano.

“Signore e signori del Tribunale,
siamo tutti specialisti nella cura di persone in uno stato di coscienza alterata, sia che si trovino in uno stato di risveglio non responsivo (chiamato anche stato vegetativo cronico o EVC) o in uno stato semi-relazionale (EPR). La fluttuazione del loro stato di coscienza (secondo i momenti, le stimolazioni, gli operatori) è una delle caratteristiche specifiche di questi pazienti.

I nostri colleghi Xavier Ducrocq, Edwige Richer e Catherine Kieffer, che hanno preso parte alla perizia di Vincent Lambert, ci hanno spiegato la metodologia adottata per effettuare la valutazione clinica sullo stato di coscienza del sig. Lambert: Vincent Lambert è stato valutato in una sola serata dalle ore 20:30 alle 21:30 e successivamente in una mattinata per sole 1 ora e 30 minuti, alla presenza di 7 persone, per lui, totalmente sconosciute. Queste valutazioni comportamentali non sono state reiterate in seguito.

Gli esperti forensi hanno concluso così che la diagnosi medica confermasse uno stato vegetativo permanente (état végétatif permanent). Dicono anche che il signor Vincent Lambert - che riceve solamente nutrizione con una sondina e viene idratato artificialmente - non può costituire un'ostinazione irragionevole e sostengono il trasferimento del paziente presso un’altra unità medica specialistica.

Se non possiamo che concordare su questi ultimi due punti, contestiamo tuttavia il protocollo di valutazione utilizzato e - di conseguenza - gli esiti prodotti. Data la natura fluttuante di questi pazienti, la valutazione deve essere ripetuta in diversi momenti della giornata e per diversi giorni, come raccomandato dal professor Steven Laureys del Coma Science Group di Liegi: il CRS-R deve essere applicato al paziente come minimo 5 volte in 10 giorni per i risultati da considerare affidabili (‘Evaluations comportementales chez les patients en état de conscience altérée‘– Wolff et coll – EMPR 2018 – pag. 54).

Una buona valutazione richiede anche condizioni favorevoli: un ambiente stimolante ed accogliente che permetta al paziente di potere entrare a suo modo in relazione con chi lo osserva; inoltre deve essere condotta da un team multidisciplinare appositamente formato all'osservazione, devono essere presenti i familiari del paziente, in modo da facilitarne la relazione fiduciosa. In ogni caso, la regola fondamentale che deve essere sempre tenuta presente è il fatto che un'assenza di manifestazione di coscienza in un dato momento non significa l'assenza di coscienza.

Le risultanze derivanti da rilevazioni morfologiche (radiografie, ecografie, etc.) non possono in nessun caso, da sole, essere sufficiente per verificare la presenza o meno di uno stato di coscienza. La valutazione comportamentale clinica - nelle condizioni sopra esposte - rimane fondamentale. Essa può essere completata dalla diagnostica per immagini.

È in forza di tutte queste considerazioni che, ogni giorno, nelle nostre unità mediche, in conformità alla circolare 228 del 3 maggio 2002, noi ci prendiamo cura in questo modo delle persone in stato di coscienza minima e di quelle in stato di veglia non responsiva.

Dal momento che il signor Vincent Lambert non è in coma, né esposto a un rischio vitale, né in fin di vita, questa circolare relativa ai diritti dei pazienti deve essere rispettata.

Poiché il signor Vincent Lambert non è in coma, non è esposto a un rischio vitale e non è alla fine della sua vita, è coperto da questa circolare sui diritti dei pazienti. Il signor Vincent Lambert non è stato valutato secondo le migliori pratiche mediche.

Questo è tanto più inquietante dal momento che ciò che si applicherà a lui potrebbe, di conseguenza, riguardare anche tutti coloro che condividono la sua stessa situazione. Coscienti del carattere eccezionale di questo processo, ci sembra necessario in coscienza avvertirvi.

Vi preghiamo di accogliere questa nota, signore e signori giudici del tribunale, come l’espressione della nostra più alta considerazione per la vostra responsabilità e il vostro gravoso compito in queste circostanze”.

Se anche solo il 10% di quanto viene qui affermato corrispondesse al vero, perché continuare in questa ostinata ed irragionevole volontà di condannare a morte per fame e sete Vincent Lambert?

Il Comitato "JE SOUTIENS VINCENT" ha lanciato una petizione online: "Sauver Vincent, tout simplement", salvare Vincent, semplicemente questo.

Più di 111 mila persone hanno firmato.

Un piccolo gesto di vicinanza e sostegno a chi si batte per la vita.

Basta poco: firma anche tu!