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Sarco e la morte euforica

E se potessimo avere qualcosa di più della mera dignità ad attenderci nel nostro ultimo giorno di vita su questo pianeta?

E se avessimo il coraggio di immaginare che il nostro ultimo giorno potrebbe anche essere uno dei più eccitanti mai vissuti prima?

Dato che si vive e si muore una sola volta, perché non avere il meglio? L’ultimo giorno sulla Terra è – in fondo – speciale, difficilmente ci potrà capitare una seconda volta.

Nell’adagio popolare la “buona morte” è quella che non puoi programmare e che ti prende senza che te lo aspetti, pochi minuti di sofferenza per un attacco cardiaco che metta fine alla vita. Senza farmaci, senza supporti medici, senza implicazioni etiche di sorta.

L’inghippo è che non dipende da te, non te la puoi programmare.

E – in ogni caso – cosa ci sarebbe di eccitante? Scartata.

Ci pensa Sarco.

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“Fatti i cazzi tuoi e non i miei”

Il problema è che noi cattolici per primi abbiamo in qualche modo accettato le regole del gioco imposte dal campo avverso: abbiamo scelto noi di pòrci nell’agone del dibattito pubblico con lo spirito dell’Armageddon, a suon di postulati, dogmi e princìpi troppo frequentemente branditi come sciabole, come se la partita in gioco fosse la tutela di una società cristiana (che in ogni caso non esiste più) e non anzitutto l’umano.

Anzichè accettare le sfide che la modernità impone e giocare la partita sul suo terreno, abbiamo di fatto scelto la strada contraria, quella del muro contro muro, della retroguardia, nell’illusione di una possibile restaurazione dell’Ancien Régime, contribuendo a far passare il messaggio per il quale difendere la “dignità della persona” e la “sacralità della vita” siano valori soltanto cattolici.

L’etica del “fatti i cazzi tuoi e non i miei” alla Vittorio Feltri sul tema del suicidio assistito sarà rozza e priva di nobili princìpi, ma la realtà è che Feltri ha il coraggio di dire pubblicamente e senza vergogna ciò che – temo – pensa la gran parte degli italiani.

E anche di tanti cattolici, sotto sotto. In modo meno diretto, forse, ma la sostanza non cambia.

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Qual’è il diritto più negato ai bambini?

“Qual è il diritto più negato ai bambini? Per circa un centinaio di persone tra i miei contatti su Facebook, che rispondono alla mia questione su quale sia il diritto del bambino, la discussione non inizia neppure: è certamente il diritto a venire al mondo”.

Prende le mosse da questo interrogativo nodale per un lungo articolo tutto da leggere, Rachele Sagramoso, “una donna alla quale è capitato di diventare madre di sei persone magnifiche” (come di lei scrive sul profilo Facebook).

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Posted in #Politica #VincentLambert

Vincent #Lambert e le droit à la vie

Metto le mani avanti, per avvisare i miei dieci lettori: questo è l’ennesimo, palloso, articolo attorno all’affaire Lambert, sappiatelo.

Voltate pure pagina ed andate oltre, non mi offendo.

Non sono ossessionato da Vincent, seppure non possa nascondere l’evidenza, e cioè di ritrovarmi ancora oggi in una sorta di fase da “rielaborazione del lutto” per la vile uccisione legalizzata del mio amico fragile, Vincent, ed, in fondo, anche di una parte di me.

Non è di questa dimensione personale del caso Lambert che voglio parlarvi (argomento che preferisco serbare per le prossime sedute dal mio psico-terapeuta).

Il fatto è che il tempo scorre inesorabile e si porta con se pensieri tristi  e stati d’animo angosciosi e, se questo è un bene per la sanità mentale di ciascuno di noi, al contempo si rischia di disperdere  l’eredità che ci viene consegnata direttamente da quel corpo esanime, salvo ricominciare d’accapo e poi ancora e ancora dopo a ribollire di giusta rabbia ed impotenza per le vittime innocenti che la cronaca ci porta a conoscere.

Se non vogliamo rimanere come prigionieri di reazioni meramente sentimentali ed emozionali, occorre che proviamo a fare un passo in avanti  e comprendere la vera posta in gioco, quella che prima o dopo nella vita ci interpellerà uno ad una, in Italia, in Francia e in ogni latitudine del Vecchio Continente: il diritto alla vita.

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Posted in #VincentLambert Message in a #bottle

Che cosa regge l’urto del tempo?

Procedendo a ritroso nel racconto della “Recherche”, il primo episodio narrato da Proust riguarda i pensieri suscitati al Narratore da alcune pietre difettose, identificate con la ‘pietra scartata dai costruttori’ del Salmo.

Ma Proust va più in là, evocando il ricordo del Battistero di San Marco, a Venezia.

È la pagina in cui il Narratore comprende, con chiarezza definitiva, che esiste un istante, segnato dalla grazia, nel quale il passato viene finalmente ritrovato e quindi salvato, se non addirittura risuscitato.

Il Narratore si trova a un ricevimento e, indietreggiando per fare spazio a un’auto, “inciampa in una pietra difettosa, mal squadrata, del selciato. A questo punto è invaso da una misteriosa felicità”.

Rammenta di aver vissuto una circostanza simile e una voce dentro di lui grida: “Afferrami al volo, se ne hai la forza, e cerca di risolvere l’enigma di felicità ch’io ti propongo”.

La salvezza che arriva da una “pietra di scarto”.

E’ l’incontro fortuito che spalanca la salvezza.

“Proprio, a volte, nel momento in cui tutto sembra perduto giunge l’avvertimento che può salvarci; abbiamo bussato a tutte le porte che non danno su niente, e la sola attraverso la quale si può entrare, e che avremmo cercato invano per cento anni, l’urtiamo senza saperlo, e si apre”.

Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto. Vol. 7: Il tempo ritrovato.”

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“Sentinella, quanto resta della notte?”

Fu nell’estate del 1939, quasi ottant’anni fa, che il Terzo Reich istituì il dispositivo Aktion T4 per eliminare le persone disabili fisici e mentali in Germania.

Se l’inizio ufficiale delle operazioni è il 1° settembre, all’inizio della guerra, la decisione era stata presa già in precedenza ed è probabile che la sua attuazione fosse stata preparata per tutta l’estate.

L’operazione, guidata dalla Cancelleria nazista, è stata denominata “T4” perché il nucleo principale si era insediato in una villa confiscata ad una famiglia ebrea in 4 Tiergartenstrasse (una delle vie principali) di Berlino.

“C’è un sospetto generale, confinante con la certezza, secondo cui queste molte inaspettate morti di persone malate di mente non avvengano naturalmente, ma siano intenzionalmente provocate, secondo la dottrina per la quale è legittimo distruggere una cosiddetta ‘vita senza valore’. Una terribile dottrina, che cerca di giustificare l’omicidio di persone innocenti, che legittima il massacro, che viola le persone disabili che non sono più in grado di lavorare, le persone paralizzate, gli anziani infermi e non più guaribili! […].

Se si pone e si mette in pratica il principio che gli uomini sono autorizzati a uccidere il loro prossimo improduttivo, allora guai a tutti noi, perché diventeremo vecchi e senili! Se è legittimo uccidere i membri improduttivi della comunità, guai agli invalidi che hanno sacrificato e perso nel processo di produzione la loro salute o le loro membra! […]

Se ammettiamo, una volta, che gli uomini hanno il diritto di uccidere il loro prossimo ‘improduttivo’ – anche se questo è attualmente applicato solo a pazienti pazienti poveri, indifesi e colpiti dalla malattia – allora si apre la strada per l’omicidio di tutti gli uomini e le donne improduttivi: il paziente incurabile, i disabili che non possono lavorare, gli invalidi dell’industria e della guerra.

La strada è aperta, anzi, per l’omicidio di tutti noi, quando diventiamo vecchi e infermi e quindi improduttivi”.

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Posted in #Identità #Vita

“Feto durante il travaglio è persona”: e prima, allora?

Il feto inizia a essere considerato persona dall’“inizio del travaglio”, e non già dal successivo momento del “distacco dall’utero materno”.

Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza 27539/2019, depositata giovedì sera, sostanzialmente confermando l’orientamento inaugurato nel 2008.

Una decisione storica, un ulteriore tassello nella direzione del riconoscimento giuridico dell’embrione come persona.

Nel contesto attuale “di totale ampliamento della tutela dei diritti della persona e della nozione di soggetto meritevole di tutela, che dal nascituro e al concepito si è poi estesa fino all’embrione”, il feto, “benchè ancora nell’utero”, deve essere considerato un “uomo” durante il travaglio della gestante, nel momento cioè della “transizione dalla vita uterina a quella extrauterina”.

Se giuridicamente il feto viene riconosciuto “uomo” durante la fase del travaglio, che cosa era prima se non ancora un “uomo”?

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Franco #Zeffirelli: un uomo grande

E’ morto all’età di 96 anni il grande regista italiano Franco Zeffirelli.

Scenografo e sceneggiatore, attore, regista, di film, prosa e lirica, Zeffirelli ha rappresentato un pezzo di storia del mondo dello spettacolo e della cultura per il nostro Paese e in ambito internazionale.

Un genio, senza dubbio. Un uomo grande, soprattutto, con un senso religioso che lo ha portato nella fede dei semplici, autenticamente commossa dal provare sulla propria pelle quella carezza del Nazareno.

Cosa altro sono il suo Gesù e il suo San Francesco, se non la più alta espressione di questo?

Nello scorrere su internet, mi sono imbattuto in un suo scritto del 2002 che mi ha commosso profondamente e che – forse – pennella ottimamente chi è il maestro Zeffirelli.

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