Come vuoi morire?

“Quando sarebbe arrivato il momento, non sarebbe stato meglio per il mio paziente morire improvvisamente, piuttosto che lottare dolorosamente invano per respirare, mentre l’insufficienza cardiaca riempie piano piano i suoi polmoni di liquido?”

Tema difficile da affrontare con il mio paziente – come avrebbe voluto morire -, in parte perché la sua morte non era imminente. Ma con l’avvento di tecnologie come i defibrillatori impiantabili, questo è un argomento con cui medici e pazienti dovranno sempre più cimentarsi: non l’inevitabilità della morte, ma il modo in cui morire.

#RiseUpForRoe

In uno di questi eventi, Chelsea Clinton ha tenuto un interessante discorso. “Che tu sia fondamentalmente interessato ai diritti riproduttivi e ai diritti di accesso, perché non sono la stessa cosa, se ti interessi della giustizia sociale o della giustizia economica, devi preoccupartene”, ha detto Clinton, secondo CNS News. Ha poi aggiunto: “Non è un caso che le donne americane entrate nella forza lavoro dal 1973 al 2009 abbiano aggiunto 3,5 trilioni di dollari all’economia degli Stati Uniti, giusto? Non è un caso che tutto questo sia collegato al fatto che la legge che ha legalizzato l’aborto sia stata approvata nel gennaio del 1973”. Ha aggiunto: “Certo, spero che si preoccupino dei nostri diritti di donna nel fare le loro scelte ma, se questo non fosse sufficientemente persuasivo, mi auguro che alcuni di questi argomenti che ho espresso questa sera lo siano”.

Il Clinton-pensiero sui (presunti) benefici economici derivanti dalla legalizzazione dell’aborto è inquietante. Si può pensarla come si vuole, ma il fatto di sostenere l’aborto quale generatore indiretto di denaro per l’economia non è distante dall’aprovare l’eutanasia quale generatore di risparmio economico per la società. Non è altro che la riduzione dell’uomo a merce e prodotto. Portando questa logica alle sue estreme conseguenze, chi portà pensare di essere al sicuro?

Tutto dice: “Più in là!”

“Oddio, oddio, oddio, Dio santo… “. Credo che a tutti noi sia rimasta impressa nella mente e nel cuore la voce registrata in un video di un uomo mentre vede crollare davanti a sé il Ponte Morandi a Genova. Esattamente come quel camion dalle fiancate verdi, a un passo dal baratro di una immane tragedia arrivata all’improvviso eppure tanto preannunciata. Nell’orizzonte della rabbia di tutti nella ricerca dei colpevoli, del dolore di chi è rimasto, di chi tira un sospiro di sollievo perchè lì ci va un sacco di volte, non possono essere censurate le domande di senso dell’uomo.

Marina Corradi, Annalisa Teggi e Rodolfo Casadei hanno provato a mettersi su questa lunghezza d’onda. Ciascuno con il proprio stile, eppure un filo rosso li accomuna nel proprio narrare. Tre articoli diversi su tre testate diverse. Eppure se li prendi e provi a metterli insieme come in un puzzle. Ho provato a farlo. Questo è il mio risultato.

Basta poco: numero verde 800 813 000

Una giovane donna 27enne di Terni si trova nel carcere di Capanne a Perugia: è accusata di avere ucciso il figlio, abbandonandolo all’interno di una busta dietro una siepe nei pressi del supermercato Eurospin di Borgo Rivo. La busta con il corpicino del piccolo è stata ritrovata il 02 agosto 2018 e – dalle prime ricostruzioni effettuate – sembra fosse ancora vivo quando è stato messo in quel sacchetto. La giovane continua a sostenere che non avrebbe voluto uccidere suo figlio: “Ho lasciato la placenta per protezione”. Pare che nessuno fosse a conoscenza della sua gravidanza, compreso il compagno col quale pare avesse regolarmente rapporti, come entrambi hanno rivelato agli investigatori.

“Perché, per esempio, nessuno ha detto a quella mamma di Terni che in Italia – secondo il DPR 396/2000, art. 30 è possibile partorire in anonimato il proprio bambino in ospedale, garantendogli così una corretta assistenza e la tutela giuridica? E, ancora, come sarebbero andate le cose se la mamma di Terni avesse saputo dell’esistenza di almeno quattro Culle per la Vita (qui una sintesi dei circa cinquanta luoghi in cui sono presenti), dislocate a neanche 100 Km dal luogo dove ha abbandonato il suo bambino?”, una a Perugia e una a Città di Castello.

Emergenza educativa

Ci troviamo di fronte a una popolazione giovanile e non, che pensa e agisce sotto l’effetto di una sostanza stupefacente che modifica la relazione, le emozioni, le attese, i sentimenti. Spesso siamo di fronte a una persona ‘rifatta psicologicamente’ che può illuderti, deluderti, aggredirti improvvisamente, compromettere i risultati familiari, aziendali, lavorativi, professionali ottenuti attraverso il tempo, i sacrifici. Incappi in una persona a cui hai affidato le tue cure mediche, la tua difesa legale, i tuoi risparmi, ma soprattutto la tua fiducia che ti tradisce, ti manda in rovina. L’uso di questa sostanza eccitante che compromette l’equilibrio ti mette in condizione di non sapere con chi passi la serata e scambi alcune effusioni affettive. Non solo. Imbocchi l’autostrada per recarti al mare o in montagna con la tua famiglia e rimani travolto in un incidente da un imbecille che ha fatto il ‘pieno’ di cocaina prima di partire. Se per questo tossico qualcuno finisce al cimitero invece che in una stazione balneare, c’è poco da tollerare, da banalizzare il problema.

Abbiamo forse smesso di far pensare i nostri ragazzi e giovani sul bene della loro salute, sul senso del vivere?