Tagged: #vita

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Te Deum

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Te Deum laudamus:
te Dominum confitemur.
Te aeternum patrem,
omnis terra veneratur.

Te Deum laudamus perchè ho imparato ad essere vivo. Grato e commosso. Tardi vi sono giunto. Prima sopravvivevo. Ora vivo.

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Scriverti una lettera non è cosa facile

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Jase Hyndman vive a Blackburn, in Scozia. Quattro anni fa ha perso il papà, James Hyndman. Quest’anno, il piccolo Jase ha fatto quello che tutti noi facciamo quando papà o mamma sono lontani per lungo tempo o per cause di lavoro o per altre ragioni: ha deciso di scrivergli una cartolina di auguri per il suo compleanno.  Non si aspettava di ricevere alcuna risposta, probabilmente: invece no.  Un giorno apre la buca delle lettere e ci trova una lettera indirizzata proprio a lui, consegnata dalla Royal Mail, il servizio postale del Regno Unito.

“Caro Jase – si legge nella lettera – abbiamo consegnato con successo la tua lettera a tuo papà in Paradiso. È stata una sfida complicata, evitare le stelle e gli altri oggetti della galassia trovati nel nostro viaggio verso il paradiso”. “Ti assicuriamo che questa importante lettera è stata consegnata – si conclude la pagina – e continueremo a fare tutto ciò che possiamo per assicurare che le tue lettere per il Paradiso saranno sempre consegnate”.

Il desiderio di infinità felicità è inscritto nel cuore dell’uomo e tutto dentro e fuori di noi urla: “più in là”.

Se ci guardiamo dentro, ci accorgiamo che tutte le novità – anche quelle a gettito continuo di oggi – non bastano a saziare le nostre attese. Rimaniamo sempre affamati di novità sempre più nuove, perchè in fondo non ci saziano.

E’ come sempre manchi sempre “qualcosa” per soddisfarci pienamente.

E se poi ci guardiamo ancora più nel profondo, ci accorgiamo che al tempo stesso il bene, il bello il buono che abbiamo sperimentato – non fosse altro che legato alle persone che abbiamo amato – non ci lasciano. Non scompaiono nel nulla, nonostante lo scorrere del tempo che sbiadisce i ricordi e le immagini.

Non sono consolazioni che ci fabbrichiamo per anestetizzare il dolore di una scomparsa, sono “di più”. Sono indizi seminati nel nostro cuore, indizi che puoi vedere se vivi in attesa, non di attese.

Lo sa bene il piccolo Jese che non si vergogna a scrivere una cartolina d’auguri al suo papà morto quattro anni prima. E che si sorprende nel ricevere di contro una lettera del postino con scritto: “Consegnata”.

Vivere l’Avvento è una occasione per allenare il nostro cuore a vedere questi indizi, questi segni che ci mostrano l’evidenza che tutto non finisce qui: “optare per l’inedito”, per il nuovo, è accettare il buon scompiglio di Dio.

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Legge bioetica, la Francia deve decidere

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Gli “Stati generali” hanno avuto luogo, protraendosi per mesi in tutto il Paese. I documenti finali non si sono sbilanciati, restando declinabili in senso estensivo o restrittivo, rispetto all’attuale stato della legislazione francese in merito di inizio- e fine-vita. Entro la fine dell’anno solare, però, l’esecutivo guidato da Emmanuel Macron – che in patria deve fronteggiare una forte crisi di consenso – dovrà comunque pronunciarsi quanto alla riforma dei testi.

Merce rara scovare sulle prime pagine dei quotidiani francesi voci dissonanti. Eppure ci sono. E non sono poche. E non sono solamente nel “perimetro cattolico”.

Più di 175 associazioni di volontariato che si occupano di cure palliative in Francia hanno recentemente messo in piedi un mini-sito multimediale: laviepaslamort.fr

Un invito a promuovere il sostegno alla vita fino alla fine e dire “no” all’eutanasia.

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Arriverà il momento per riaprire un nuovo dibattito sull’aborto?

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All’interno del cimitero del Laurentino c’è il “Giardino degli angeli” – voluto dal Comune di Roma e inaugurato nel 2012 -, unʼarea dedicata ai bambini non nati per un aborto volontario oppure naturale.

Papa Francesco ha voluto andarci, dopo avere celebrato al Laurentino la Santa Messa per la commemorazione dei defunti. Bergoglio è il primo Papa in visita al Cimitero Laurentino.

Il Pontefice passeggia per alcuni minuti tra le piccole tombe dei “piccoli angeli”, in silenzioso raccoglimento, deponendo anche un diversi mazzi di fiori sulle lapidi.

Poi, il saluto ad alcune famiglie in un momento di forte commozione.

E’ lo stesso Pontefice che poco più di venti giorni prima aveva detto: “Io vi domando: è giusto fare fuori una vita umana per risolvere un problema?”.

E ancora, le parole più dure: “È come affittare un sicario”.

“Tutto il male operato nel mondo si riassume in questo: il disprezzo per la vita. La vita è aggredita dalle guerre, dalle organizzazioni che sfruttano l’uomo, leggiamo sui giornali o vediamo sui telegiornali tante cose, dalle speculazioni sul creato e dalla cultura dello scarto, e da tutti i sistemi che sottomettono l’esistenza umana a calcoli di opportunità, mentre un numero scandaloso di persone vive in uno stato indegno dell’uomo. Questo è disprezzare la vita, è uccidere”.

In quella occasione, Papa Francesco si è soffermato a lungo sull’aborto, parlando del comandamento “Non uccidere”.

Ha parlato in particolare dell’aborto terapeutico, e ha affermato: “Ogni bambino malato è un dono”. “La violenza e il rifiuto della vita – ha osservato – nascono in fondo dalla paura. L’accoglienza dell’altro, infatti, è una sfida all’individualismo”.

“Pensiamo – ha continuato il Papa – a quando si scopre che una vita nascente è portatrice di disabilità, anche grave.  

I genitori, in questi casi drammatici, hanno bisogno di vera vicinanza, di vera solidarietà, per affrontare la realtà superando le comprensibili paure. Invece spesso ricevono frettolosi consigli di interrompere la gravidanza”.

“Un bimbo malato – ha insistito Bergoglio – è come ogni bisognoso della terra, come un anziano che necessita di assistenza, come tanti poveri che stentano a tirare avanti: colui, colei che si presenta come un problema, in realtà è un dono di Dio che può tirarmi fuori dall’egocentrismo e farmi crescere nell’amore”.

“La vita vulnerabile – ha poi concluso – ci indica la via di uscita, la via per salvarci da un’esistenza ripiegata su sè stessa e scoprire la gioia dell’amore”.

Toni e contenuti che aveva usato nel giugno scorso incontrando il Forum delle Famiglie:

“Il secolo scorso – disse – tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso ma con i guanti bianchi: è di moda, abituale, quando in gravidanza si vede che forse il bambino non sta bene o viene con qualche cosa: la prima offerta è `lo mandiamo via?´ L’omicidio dei bambini. Per risolvere una vita tranquilla si fa fuori un innocente”.

In Italia ci sono circa 21 cimiteri di questo tipo, ad ogni nuova apertura si solleva la polemica, perché i bambini non nati non sono solo quelli morti nel grembo spontaneamente, ma anche quelli abortiti volontariamente.

Non hanno un nome, né un volto, ultimi fra gli ultimi, dimenticati nell’abisso della storia.

Chi rivendica il diritto all’aborto vede in questi cimiteri una mancanza di rispetto nei confronti delle donne che hanno dovuto o voluto abortire, ma come la mettiamo per quel bambino che, di fatto, ha pagato il prezzo più alto? Se gli è stato tolto il diritto di nascere ha almeno il diritto di essere sepolto e di ricevere un ricordo in questo giorno di silenzio?

Mi ricordo quando, il 7 maggio 2010, ci fu il primo corteo funebre di un “piccolo angelo” nella mia Cremona. I viali del cimitero finirono sotto i riflettori e furono sommersi dalle polemiche.

Dal maggio 2010 è stata piantata una lapide per ogni mese con la stessa scritta: “O Maria, di tutti i viventi, noi ci affidiamo a te”.

Segno che il bisogno di avere un luogo fisico dove venire esiste.

Dietro l’aborto esiste sempre un dramma nascosto, dramma che non solo va sempre rispettato, ma soprattutto accolto. Così come vanno accolti i “bimbi non nati”.

Non si può fronteggiare e convivere con il dolore, se non affrontando la realtà, senza pre-giudizi o ideologia.

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Sgreccia: “Necessaria una campagna internazionale per l’abolizione dell’#aborto”

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Cardinale Elio Sgreccia, Presidente Emerito della Pontificia Accademia per la Vita.

“Condivido pienamente quanto ha detto. Non possiamo mai dimenticare che la soppressione di un embrione è già un omicidio. La vita umana, infatti, comincia dal momento della fecondazione. Da quell’ istante si assume la dignità di essere umano e dunque persona e allora che si venga fatti fuori da embrione, a dieci anni, o cinquanta non cambia niente, è sempre un oltraggio alla vita e alla sua sacralità, un omicidio”.

Il Papa ha invocato il no alla scelta abortiva anche nel caso di bambini malformati o con gravi disabilità accertate…

“La malformazione non deve incidere sul rispetto alla vita. Anzi, in questi casi, che pur sono dolorosi, la vita ha bisogno di maggior sostegno e misericordia. Chi invece frettolosamente incoraggia ad abortire non rende un buon servizio. La donna e la famiglia, invece, dovrebbero essere sorrette in questi momenti e sostenute a non compiere tali scelte. In caso contrario, ricadiamo nella strage degli innocenti o quella infausta di regimi del passato”.

Sottoscrive dunque, le parole del Papa?

“Le condivido pienamente e le approvo. In un certo senso, la vera notizia è che queste affermazioni, scontate e chiare in ottica cattolica, siano diventate la notizia del giorno su alcuni media”.

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