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27 marzo 1993

Ventisei anni fa' un pugno di italiani espugnò il mitico Wembley. O forse no. Almeno, non solo quello.

L'U.S. Cremonese guidata da mister Gigi Simoni il 27 marzo del 1993 battè 3 a 1 il Derby County e si aggiudicò la Coppa Anglo-Italiana. Una partita rimasta nella leggenda per i grigiorossi, che in quel momento alzavano al cielo l’unico trofeo internazionale vinto dal club fino ad oggi.

Il punto più alto della gloriosa e ultracentenaria storia della Cremonese, il preludio degli anni d’oro della Serie A (tre campionati consecutivi in massima serie dal 1993 al 1996).

Quel giorno nello spogliatoio di Wembley si sentivano solo lo scricchiolio dei tacchetti sul pavimento e lo strappo del nastro isolante messo attorno alle caviglie.

Tra decise pacche sulle spalle e sguardi che s’incrociavano, nessuno parlò prima di entrare in campo. Restò in silenzio anche l'allenatore. Essere lì voleva dire entrare a far parte della storia del calcio e questo contava più di ogni parola.

Cinque minuti al calcio d’inizio: 30.000 persone sugli spalti, tra i quali un migliaio di tifosi grigiorossi. Nel tragitto dallo spogliatoio al terreno di gioco i calciatori della Cremonese continuarono a guardarsi attorno: ad attirare la loro attenzione le immagini sulle pareti di campioni, squadre nazionali e club che, come il Milan nel ‘63, a Wembley conquistarono la Coppa dei campioni.

Solamente tre giorni prima la società aveva festeggiato 90 anni di storia, nonostante gli addii del calibro di Favalli, Marcolin e Bonomi (il trio delle meraviglie), Rampulla e il magico Alviero Chiorri (di lui che dire, se non che ogni volta che mi ritornano alla mente i suoi tocchi di classe unici mi commuovo ...), la Cremonese aveva allestito una rosa di tutto rispetto, in grado non solo di conquistare il trofeo a fine marzo, ma anche di conquistare la promozione in Serie A.

Era la Cremo del presidentissimo Attilio Luzzara, di uno dei più grandi allenatori italiani come Gigi Simoni, del dirigente Giuseppe Miglioli, del segretario Nedo Bettoli, il medico Bruno Anselmi, il massaggiatore Luigi Rivetti e il fisioterapista Bigio Rossi.

Figure che sono diventate leggende del calcio grigiorosso (e non solo), uomini che - a parte Simoni, classe 1939 - ci hanno lasciato e che restano indelebili nei cuori della città del Torrazzo.

E permettetemi allora di divagare, perchè mi corre il dovere di andare ad Emiliano Mondonico.

Aveva compiuto 71 anni esattamente 20 giorni prima di quel fatidico 29 marzo 2018 nel quale la Bestia (come chiamava lui il cancro che lo aveva divorato) ce lo portò via.

Il "Mondo", cremonese di Rivolta d'Adda, classe 1947, non lo puoi raccontare se non lo hai vissuto. Allenatore "pane e salame", come si autodefiniva, partito da ragazzino dando calci al pallone nell'oratorio di Rivolta d'Adda, dove la famiglia gestiva una trattoria in riva al fiume e dove da anni tornava per allenare ogni mercoledì una "squadra speciale", persone a cui insegnare come prendere a calci le proprie dipendenze.

Come puoi dimenticare le 5 promozioni in Serie A con la Cremonese (1983-1984), le due con Atalanta (1987-1988 e 1994-1995), con il Torino (1998-1999) e la Fiorentina (2003-2004)

Ma anche le fantastiche cavalcate europee con i bergamaschi e i granata. Memorabile la sedia alzata per protesta contro l'arbitro nella finale Uefa '92 tra Toro e Ajax.

Nel mese di gennaio 2018, dopo aver subito un delicato intervento chirurgico per l’asportazione di un tumore all’addome, nell’ultima conferenza stampa, mentre annunciava le sue dimissioni per "problemi di salute" dichiarava: "Tra due settimane saprete se ci sarò ancora o no".

"Ma sono tranquillo e ho fede" - dichiarò a "Il Giornale" -. "La fede, quella certezza morale che fa vivere anche la malattia come una promessa, una circostanza immersa nel grande disegno misterioso di ognuno".

"La fede che mi viene dai salesiani, dal collegio di Treviglio. Servivo messa, il momento critico era quello del Sanctus, dovevo raggiungere l’altare a fianco del quale stava appoggiata l’asta con il campanello e poi tornare al posto, senza che si sentisse il minimo trillo, avevo imparato la sacralità del passo lento, la massima cura di ogni movimento.

Una volta servii messa con Angelo Roncalli, era cardinale in visita al collegio di Treviglio, sarebbe diventato Giovanni XXIII. La fede è stata una compagna preziosa, con Dio ho un rapporto personale, silenzioso.

Ogni tanto l’ho usato. Mi spiego: ho pregato che mi aiutasse a vincere una partita, poi mi sono chiesto: ma se aiuti me allora fai perdere il mio avversario, che Dio della giustizia sei? Ero io che dovevo vincere, io soltanto".

Quel giorno la Rai iniziò il collegamento con Wembley sette minuti dopo il fischio d'inizio. Tra gli strafulmini pensati e anche detti, eravamo tutti davanti al televisore: un evento, per noi squadra di provincia, più abituata a frequentare le serie inferiori del campionato italiano piuttosto che misurarsi con i giganti del football. E così ci sembrava di respirare un'altra atmosfera quel giorno.

Non importava il risultato, ma che i colori grigio-rossi in terra inglese tenessero alto l'onore del calcio italiano.

O forse non era nemmeno quello che ci entusiasmava così tanto. E forse i ricordi acquistano un gusto più intenso e ci portano in altre direzioni, arrivando persino a sfocare fatti, parole e gesti, mischiando nostalgia e rimpianti, non fosse altro per tornare ad avere 26 annni di meno.

Una Cremonese in grande spolvero che parte subito in attacco. Dopo 10 minuti la partita già si sblocca in favore della Cremonese: corner dalla sinistra di Florijančič, Gualco non ci arriva, ma il capitano Corrado Verdelli sì, anticipando il portiere Taylor e infilando sul secondo palo.

Tripudio sugli spalti per il migliaio di tifosi grigiorossi accorsi a Wembley per seguire da vicino la squadra di mister Simoni e del presidentissimo Luzzara.

Dopo il pareggio del Derby County con Marco Gabbiadini al 22' - uno che in carriera ha segnato più di 220 gol -, la Cremonese ha la chance per tornare immediatamente in vantaggio.

Intervento del difensore Forsyth sulle gambe di Giandebiaggi, lanciato a rete, e l’arbitro Velasquez fischia il rigore per i grigiorossi. Alla battuta va l’esperto Eligio Nicolini, arrivato l’estate precedente dall’Atalanta, che però tira forte, centrale e rasoterra, permettendo la risposta del portiere Taylor. I fischi hanno intimorito il centrocampista piemontese, ma non tutto è perduto.

Diversamente accade per l’altro rigore assegnato alla Cremonese dopo soli 4′ dall’inizio del secondo tempo. Questa volta concesso per l’intervento del portiere Taylor su Tentoni, che era scappato via sulla destra con un’iniziativa personale. Dagli 11 metri si presenta Ricky Maspero: mancino forte e preciso che stavolta Taylor non riesce a intercettare, pur indovinando ancora la traiettoria del pallone. Esultanza sfrenata sua e dei tifosi, Cremo ancora avanti nel punteggio.

E allora tocca a lui, ad Andrea Tentoni, 1,90 di altezza, da poco arrivato nelle fila grigiorosse: 43 goals in 4 stagioni in grigiorosso. Centravanti forte fisicamente e nel gioco aereo, dotato di una progressione che lo rendeva particolarmente abile nelle ripartenze, tanto da essere definito dal suo allenatore Gigi Simoni "il più forte centravanti d'Italia se si gioca in contropiede".

Contropiede, lancio dalla sinistra, aggancio perfetto, scatto verso la porta avversaria e mancino docile in diagonale che trafigge Taylor: 3-1 per la Cremo a 7 minuti dalla fine, è fatta!

Ventisei anni dopo il calcio è cambiato e non sarà mai più come lo è stato allora.

Tutto cambia. Restano le emozioni vissute, l'attaccamento alla maglia e ai colori sociali.

O forse no. Forse non è - solo - questo.

Ci sono immagini e momenti che ti restano dentro e che per misteriose ragioni ogni volta che li riporti alla mente tornano potentemente in vita. Ma non sono più quei fatti e quei momenti, perchè tornano a vivere portandosi dentro mille altri pezzetti di vita.

Quel 27 marzo del 1993 avevo 22 anni, secondo anno di Filosofia alla Cattolica di Milano. Ricordo benissimo che cosa stavo vivendo in quel periodo e che cosa sarebbe accaduto poi.

Rievoco le immagini della coppa alzata a Wembley, ma mi tornano insieme la Renault 4 rossa del 9 maggio in via Caetani, la stage di Capaci e di Via D'Amelio, il piccolo Alfredino, il viso di mio padre al Niguarda poche settimane prima di morire, quella volta che a Milano rischiai di non ritrovare più mia moglie, il primo attacco di panico, la laurea, la scomparsa di Augusto Daolio, i Nomadi, CL e don Giussani.

Era la stagione 1988/1989 quando riuscii ad andare allo Stadio Zini. Non ci ero mai stato, non ero mai andato allo stadio.

Infanzia e adolescenza giocata tutta in un perimetro casa-scuola-parrocchia. Avevo vissuto dentro una specie di bolla (apparentemente) rassicurante, nella quale tutto aveva una risposta. La scuola era il mestiere che dovevo fare ovviamente;  la Parrocchia e l'Oratorio erano la mia città e fuori da quel perimetro non esisteva nulla per il quale valesse la pena metterci piede, un mondo richiuso in se stesso, una sorta di cittadella autosufficiente che si sovrapponeva alla società civile, al sociale, alla politica locale, insomma che rubava i confini al mondo reale confinandolo in qualcosa di lontano.

Una bolla che poteva anche permettersi di nascondere sotto il tappeto fatti inquietanti senza che nessuno si lasciasse squotere dal torpore, perchè era una bolla (apparentemente) rassicurante. Paese di provincia lontano dall'impero, 9.000 anime che in fondo sapevano tutto di tutti e fingevano di rappresentare la parte dell'"io non c'ero e se c'ero dormivo".

Lo stadio? Va bene essere tifosi di una squadra di calcio, ma ti fermi alla radiolina e 90 minuto.

Quel giorno scoprii che fuori c'era il mondo reale, con tutte le sue contraddizioni, bellezze e nefandezze, ma il mondo era lì fuori ed era molto di più di quello che avevo immaginato fino a prima. E - comunque - non era poi così differente da quella bolla (apparentemente) rassicurante) nella quale avevo vissuto mio malgrado.

Cremonese - Padova allo stadio Zini di Cremona: 3 a 0, con goal di Edi Bivi su rigore e doppietta di Gianfranco Cinello. Allenatore: Bruno Mazzia.

Ci andai con due miei amici del liceo e al ritorno con il treno rischiammo pure di essere menati da un gruppo di ultras padovani che ci attendevano alla fermata di Olmeneta.

Edi Bivi restò a Cremona solo quell'anno. Ma quella non fu una stagione normale, fu quella del ritorno in A, dopo 3 anni consecutivi di serie cadetta. Edi Bivi fu uno dei protagonisti  segnando 14 reti (molte su rigore), decisive per il quarto posto finale. Per salire in A bisognava passare da uno spareggio.

Ma a Pescara contro la Reggina, in quel memorabile 25 giugno 1989, la palla non voleva entrare. Si andò ai rigori ed Edi Bivi, cecchino infallibile, non sbagliò segnando il primo tiro della serie dopo l’errore di Onorato per i calabresi. Fu una rete pesantissima, come quelle decisive in campionato nei derby contro Piacenza e Brescia (a segno sempre su rigore) oppure le doppiette contro Licata e Taranto.

Le strade di Bivi e della Cremonese però si separarono: così come Mazzia, l’allenatore della promozione, fu lasciato libero e scelse di andare a Pescara, squadra che 2 anni dopo porterà in A.  Bivi è rimasto comunque nella storia della Cremonese. Era uno che segnava e lo faceva anche nelle partite importanti. Lo sanno bene anche i tifosi di Bari e Catanzaro, squadre di cui fu idolo e lo sapeva bene anche Enzo Bearzot.

Infatti nella stagione 1981/82, all’esordio in A, a 21 anni, con la maglia del Catanzaro, stupì tutti segnando 12 reti (secondo solo a Pruzzo nella classifica marcatori), tra cui quella decisiva a San Siro contro il Milan. Bearzot, allora allenatore della nazionale, lo mise nei papabili per i Mondiali di Spagna, credendo nel suo potenziale. Non divenne campione nel mondo perché gli fu preferito Selvaggi. I destini del mondo reale, le occasioni perse e quelle guadagnate, i traguardi che sembrano lì a portata di mano e poi svaniscono.

Al termine della sua carriera calcistica, Edi Bivi disse così in una intervista a chi gli domandava se avesse dei rimpianti:

"Se proprio vogliamo chiamarlo così, credo che ho vissuto la mia carriera pensando troppo poco al vil denaro.

Non dico che non contasse, però di certo il fattore economico non era predominante nelle mie scelte.

Se vedo com'è cambiato questo mondo, quasi quasi mi rammarico.

Però alla fine dei conti, credo di essere soddisfatto di quello che ho fatto.

Ho una moglie che mi vuol bene, dei figli meravigliosi, non ci manca nulla, ed è per questo che posso dire che sono contento così".

Ventisei anni fa' un pugno di italiani espugnò il mitico Wembley.

Era il 27 marzo 1993.

Quel giorno scoprii che fuori c'era il mondo reale, con tutte le sue contraddizioni, bellezze e nefandezze, ma il mondo era lì fuori ed era molto di più di quello che avevo immaginato fino a prima.

Ho ancora la forza che serve a camminare
picchiare ancora contro per non lasciarmi stare
Ho ancora quella forza che ti serve
quando dici, "Si comincia"
E ho ancora la forza di guardarmi attorno
mischiando le parole con due pacchetti al giorno
di farmi trovar lì da chi mi vuole
Sempre nella mia camicia
Abito sempre qui da me
in questa stessa strada che non sai mai se c'è
E al mondo sono andato
dal mondo son tornato sempre vivo

Us Cremonese – Derby County 3-1 (Finale Trofeo Anglo-Italiano 1993)

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Il concepito diventerà soggetto giuridico?

Il concepito diventerà soggetto giuridico?

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 27 marzo 2019

La Lega propone un piano per diminuire il numero degli aborti in Italia.

Come? Puntando sulle adozioni.

Il partito di Matteo Salvini ha presentato alla Camera una proposta di legge (primo firmatario Stefani, deputato vicino al ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana) sottoscritta da una cinquantina di parlamentari "in cui non si chiede di rimuovere la 194, ma di riconoscere 'soggettività giuridica al concepito' al fine dell'adozione e di mettere in relazione già al momento della gravidanza famiglia del concepito con quella che potrebbe adottarlo".

A scriverlo è "Il Messaggero", in un articolo uscito lunedì dal titolo "Lega, mossa anti-aborto: 'Patto per adozioni prima del parto'".

In realtà, si sta parlando - ad oggi - di una proposta di legge depositata in data 04 Ottobre 2018 dal titolo "Disposizioni in materia di adozione del concepito" (1238), assegnata alle Commissioni riunite II Giustizia e XII Affari sociali in sede Referente il 15 marzo 2019.

Dunque, un testo che è ancora agli inizi del lungo iter previsto prima di potere approdare al voto deliberativo (e non è affatto scontato che giunga fino a tale approdo).

In ogni caso, andiamo a vedere sommariamente l'articolato, per comprenderne meglio obiettivi e modalità di attuazione.

"La presente proposta di legge - si legge nella Relazione introduttiva al testo - si prefigge di individuare le modalità più efficaci, sul piano delle scelte politiche, di prevenzione dell’aborto quale obiettivo primario delle scelte di sanità pubblica nonché di coniugare l’elevato numero di concepiti 'indesiderati' e il desiderio reale di coppie disponibili all’adozione nazionale. A tali fini alla donna che abbia deciso di abortire a causa delle sue condizioni economiche, sociali o familiari, alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, ovvero a causa di previsioni di anomalie o di malformazioni del concepito, è data la possibilità di evitare l’IVG in considerazione dell’immediato inserimento del nascituro in una famiglia adottiva; alle coppie, disponibili all’adozione nazionale, il cui accesso all’adozione è di fatto precluso a causa di un insufficiente numero di bambini adottabili, è data una maggiore possibilità di adottare".

I capisaldi della proposta di legge sono tre, così come vengono elencati sempre nella Relazione introduttiva:

  • "la donna, in alternativa all’IVG per le ipotesi previste dalla legge n. 194 del 1978, può ottenere lo stato di adottabilità del concepito, che è disposto, con rito abbreviato, con decreto del tribunale per i minorenni prima della nascita del concepito;
  • la donna, fino al momento della nascita e nei sette giorni successivi, può sempre e liberamente revocare il proprio consenso allo stato di adottabilità del concepito;
  • il tribunale per i minorenni, entro sette giorni dalla nascita del concepito dichiarato adottabile, sceglie la coppia tra un apposito elenco di coppie la cui residenza è posta a una distanza non inferiore a 500 chilometri dal luogo di nascita del concepito e dispone l’affidamento preadottivo, ai fini della successiva adozione".

L'obiettivo e il senso di questa proposta di legge appare chiaro fin da subito: non si tocca la Legge 194, non si entra nel tema "abortò sì, aborto no". L'articolato va nella direzione di dare pieno compimento allo spirito della norma, in particolare con gli Art.li 1 e 2:

  • "Art. 1.Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.
  • "Art. 2I consultori familiari istituiti dalla legge 29 luglio 1975, n. 405 (2), fermo restando quanto stabilito dalla stessa legge, assistono la donna in stato di gravidanza: informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio; informandola sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante; attuando direttamente o proponendo all’ente locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera a); contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza".

Negli Art. 1 e 2, la proposta di legge ne articola sommariamente le modalità di attuazione.

Le coppie disponibili all'adozione nazionale dovranno presentare apposita domanda al tribunale per i minorenni (la domanda ha una validità di 5 anni e può essere rinnovata) specificando "l'eventuale disponibilità all'adozione anche qualora sussistano previsioni di anomalie o di malformazioni del concepito".

La donna fino al momento della nascita del concepito e nei sette giorni successivi, "può sempre e liberamente revocare il proprio consenso allo stato di adottabilità".

Lo stato di adottabilità del concepito "viene disposto con rito abbreviato, con decreto del tribunale".

Il tribunale per i minorenni "sceglie la coppia in un apposito elenco di coppie la cui residenza è posta a una distanza non inferiore a 500 chilometri dal luogo di nascita del concepito e dispone l'affidamento preadottivo" alla coppia.

La struttura socio-sanitaria alla quale si rivolge una donna che vuole abortire deve informare obbligatoriamente (anche per iscritto) dell'esistenza di misure alternative alla interruzione volontaria di gravidanza.

Il tribunale per i minorenni che ha disposto l'affidamento preadottivo, decorsi due anni dall'affidamento, eventualmente prorogabili di altri due con ordinanza motivata, decide poi sull'adozione con sentenza adottata in camera di consiglio.

"Le misure proposte - si sottolinea nel testo - non costituiscono forme di riduzione della possibilità di accedere alle disposizioni della legge n. 194 del 1978" ma solo "forme alternative all'IVG".

Permettono inoltre "un'efficace azione di prevenzione dell'aborto", garantiscono "una più ampia possibilità di accesso all'adozione" e "non comportano aumenti di spesa".

Insomma, la linea leghista è chiara: politicamente contraria all'aborto come scelta, tuttavia non mette in discussione il diritto della donna ad abortire come previsto dalla norma, ma intende offrire una possibilità concreta e praticabile perchè le donne possano scegliere la vita.

"La legge n. 194 del 1978 si proponeva di legalizzare l’aborto in alcuni casi particolari (violenza carnale, incesto, gravi malformazioni del nascituro, eccetera) e di contrastare l’aborto clandestino, mentre, ad avviso dei proponenti - si legge nella relazione introduttiva alla proposta di legge - , ha contribuito ad aumentare il ricorso all’aborto quale strumento contraccettivo e non ha affatto debellato l’aborto clandestino.

Infatti, l’articolo 1 della legge n. 194 del 1978 è stato in gran parte disatteso, come dimostra la scarsità delle iniziative pubbliche promosse per 'evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite' (terzo comma) e anche l’articolo 2 è risultato di limitata applicazione, in particolare laddove consente al volontariato di collaborare con i consultori, anche informando la donna sulle possibili alternative all’aborto (adozione in anonimato, aiuti economici, assistenza psicologica, ricerca di un lavoro, eccetera); tale attività viene spesso ostacolata, senza considerare che talvolta basta un piccolo aiuto economico o l’offerta di un lavoro per restituire a una donna in difficoltà la serenità necessaria per accogliere il suo bambino.

La legge n. 194 del 1978 voleva impedire il ricorso all’aborto dopo i primi novanta giorni dal concepimento, tranne nel caso di 'serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna' (articolo 4): questo limite è stato ampiamente superato, come dimostra l’analisi delle relazioni annuali sullo stato di attuazione della legge predisposte dal Ministero della salute, dalle quali risulta che, nel periodo 1990-2010, gli aborti oltre la dodicesima settimana sono cresciuti del 182 per cento e costituiscono il 27 per cento di tutti gli aborti.

Gli aborti legali, effettuati dal 1978 ad oggi, sono circa 6 milioni, senza contare le 'uccisioni nascoste' prodotte dalle pillole abortive e dall’eliminazione degli embrioni umani sacrificati nelle pratiche della procreazione medicalmente assistita. Le statistiche annuali degli aborti mostrano un leggero calo negli anni, ma non tengono conto delle varie pillole abortive: manca all’appello una popolazione di 6 milioni di bambini, che avrebbero impedito il sorgere dell’attuale crisi demografica".

Le reazioni?

Tensione nella maggioranza sui temi etici anche in vista del discusso congresso delle Famiglie che si terrà a Verona nel prossimo weekend e che vedrà la partecipazione del ministro leghista della Famiglia Lorenzo Fontana e del leader della Lega Matteo Salvini. Arriva un altolà dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

"Non ci sono dubbi che la legge 194" sull'aborto "sia una conquista del nostro Paese: mi guarderei bene dall'intervenire", ha detto a Radio Capital interpellato sul convegno di Verona sulla famiglia, e ha aggiunto: "E' medioevo, l'ho detto e lo ribadisco. Poi un conto è la partecipazione ad eventi, a Verona non andrei nè come Alfonso Bonafede né come uomo delle istituzioni, un altro è chiedermi come si fa a governare con la Lega, con cui governiamo benissimo".

La domanda sulla 194 riguardava una proposta di legge di una cinquantina di parlamentari della Lega a proposito del riconoscimento del nascituro come soggetto giuridico ai fini dell'adozione, proposta che qualcuno interpreta come un grimaldello per modificare la legge sull'interruzione volontaria di gravidanza.

"Non conosco la proposta in questione - ha detto Bonafede - il parlamento la analizzerà, ma non ci sono dubbi che la 194 è stata una conquista di civiltà giuridica e sociale del nostro paese e mi guarderei bene dall'andare a rivederla. Poi si possono sempre migliorare le situazioni, ma i principi non sono in discussione".

"Polemiche inesistenti. Noi tuteliamo le famiglie italiane. Ma divorzio, aborto, parità di diritti tra donne e uomini, libertà di scelta per tutti non sono in discussione", dice il vicepremier Matteo Salvini intervenendo sulla proposta della Lega sull'aborto e sul conseguente "no" del M5S.

"Parlare della 194 non ha senso, è un falso problema. Inutile discutere su queste cose - taglia corto Luigi Di Maio - è evidente che parliamo di una legge indiscutibile.

Pensiamo a sostenere le famiglie, a mettere in condizione le mamme di portare avanti una gravidanza, di aiutare le giovani coppie con incentivi.

Dobbiamo ispirarci al modello francese: servono rimborsi per asili nido, incentivi per l'acquisto di pannolini e baby sitter, l'Iva agevolata per prodotti neonatali, per infanzia e terza età. Come governo dobbiamo lavorare a questo per sostenere le famiglie italiane".

E dalle opposizioni? Forza Italia e Fratelli d'Italia -  per ora - non pervenuti.

E' il nuovo Pd sinistra-sinistra di Zingaretti a sparare a zero.

"Nella società urta anche un radicalismo di questa destra. Rispetto all'evento di Verona, ho visto degli spot inquietanti, un passo indietro nella storia della civiltà", ha detto Nicola Zingaretti alla Direzione del Pd a proposito del Congresso delle famiglie.

Ieri conferenza stampa Dem contro la proposta presentata da 50 parlamentari della Lega con le deputate.

"La Lega di Salvini ha presentato una proposta di legge per rendere adottabili i feti. Un obbrobrio giuridico che ci riporta a tempi antichi, che mina la libertà delle donne, attacca la legge 194, non aiuta la maternità".

Lo scrive su Facebook Ettore Rosato, vice-presidente della Camera.

"Meno che mai limiterà le interruzioni di gravidanza che per fortuna nel nostro paese diminuiscono ogni anno. Insomma invece di investire sulla sanità, di aiutare le famiglie concretamente, di riformare la legge sulle adozioni, Salvini sceglie la strada più semplice che anche quella più oscurantista, violenta e maschilista", conclude.

"La Lega continua la sua crociata sul corpo delle donne. Per fare campagna elettorale non risparmia di diffondere fake news sulla base delle quali costruisce addirittura proposte di legge. Questa volta la provocazione leghista arriva a teorizzare l'adottabilità del concepito già durante la gravidanza", ha replicato Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Partito Democratico.

"La legge 194, su cui si sta abbattendo la scure della Lega - prosegue Rotta - ha permesso di salvare tante vite umane; non solo le donne non muoiono più di aborti clandestini, ma le interruzioni volontarie di gravidanza sono nettamente diminuite. Ora però, per pura foga ideologica, cercano di andare a minare una legge che ha dimostrato di non essere 'pro aborto' ma di tutela delle donne, e di contro non si rendono neppure contro che mettono a repentaglio la legge sulla procreazione assistita e aprono all'utero in affitto. Mi auguro che questa sia solo un'ennesima provocazione e non corrisponda a un reale progetto. Se così fosse la Lega è avvisata: non permetteremo che continuino la campagna elettorale sul corpo delle donne".

Alberto Gambino, giurista e presidente di Scienza &Vita e Prorettore dell'Università Europea di Roma, si dice favorevole: "L'idea di introdurre nell'iter procedimentale che porta all'interruzione della gravidanza l'alternativa volontaria dell'attribuzione in adozione del bambino appena nato, rappresenta una valida alternativa all'aborto che non può che essere presa in considerazione da chiunque abbia a cuore la vita nascente e la stessa salute psico-fisica della madre".

Né vale obiettare, come sollevato da taluno - prosegue il giurista - che tale possibilità aprirebbe la strada al cosiddetto utero in affitto o attribuirebbe diritti al feto così da impedire alle donne di accedere all'interruzione volontaria della gravidanza".

"In realtà - conclude il presidente di Scienza & Vita - la proposta ripercorre quella di alcuni deputati centristi della scorsa legislatura (Sberna e Gigli) che si muove anche nella prospettiva di ridurre l'impatto sulla psiche della donna le ripercussioni che il dramma dell'aborto spesso provoca, assegnando alla stessa una possibilità meno devastante della soppressione della vita che si ha in grembo".

Non so - francamente - se l'articolato di questa proposta di legge rischi di aprire un varco per legittimare l'abominevole pratica dell'uterto in affitto. Per ora, mi fido di Gambino, che so essere persona onesta nonchè un giurista attento e preparato (ma mi riservo ulteriori approfondimenti nel merito).

Sul piano politico, tuttavia, è innegabile che la Lega di Salvini abbia ora in mano una formidabile arma per sostenere nei fatti la tutela della vita fin dal concepimento. Fuori dalle isteriche reazioni contrarie, Salvini ha davanti a sè una pista che può percorrrere fino in fondo senza ingaggiare un corpo a corpo durissimo contro la Legge 194 e il totem che essa rappresenta.

Una formidabile arma oggettivamente rivoluzionaria, perchè - se approvata - significherebbe sancire nero su bianco l’evidenza e cioè riconoscere soggetività giuridica al feto e quindi riconoscere giuridicamente come persona l’embrione.

Allegati

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#Intervista con Chiara Colosimo

#Intervista con Chiara Colosimo

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano,12 marzo 2019

“Purtroppo, questa coalizione di centro-destra non si sa se esista o meno: cammina insieme a giorni alterni, soprattutto sui temi etici”.

Lo ammette senza mezzi termini Chiara Colosimo, classe 1986, consigliere regionale del Lazio, eletta per la seconda volta con le votazioni del 4 marzo 2018 nella lista di Fratelli d’Italia: vice presidente della Commissione affari costituzionali e statutari, affari istituzionali e antimafia e componente della VII commissione sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria e welfare.

Dai banchi dell’opposizione, la giovane esponente di Fratelli d’Italia ha presentato una proposta di legge dal titolo inequivocabile: “Riconoscimento e tutela del diritto alla sepoltura dei bambini mai nati”.

L’obiettivo – ci tiene a sottolineare al telefono – vuole essere quello di garantire "l'obbligo di informazione per i genitori” e regolamentare per il territorio della Regione Lazio “la procedura di inumazione dei bambini mai nati, rendendola obbligatoria per tutti i feti superiori ai 3 mesi, perchè nessuna mamma debba più vivere il dramma di sapere suo figlio considerato come un rifiuto speciale".

In Lombardia – dove questo diritto era garantito da una legge del 2009 voluta da Formigoni – la giunta di centro-destra a trazione leghista guidata da Fontana ha recentemente deciso di fare un clamoroso dietro front e di farlo all’unanimità, anche con l’apporto dei consiglieri regionali di Fratelli d’Italia.

“Come le ho appena detto, prendo atto con dolore ed amarezza di quanto accaduto in Lombardia, perché non riesco a comprenderne le motivazioni e sto cercando di capire – nella fattispecie – il comportamento dei miei colleghi di partito lombardi. Detto questo, non è da oggi che il centro destra manifesta segnali di cedimento ad un certo relativismo sul piano etico-antropologico. Posso dirle solamente che Fratelli d’Italia ha sempre mantenuto posizioni chiare e ferme su queste tematiche, sia a livello nazionale che nei livelli istituzionali nei quali si trova a governare”.

Nel frattempo, il “pasticcio” combinato in Consiglio regionale lombardo è diventato ufficialmente legge regionale con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale (Supplemento n. 10 - Venerdì 08 marzo 2019): “Legge regionale 4 marzo 2019 - n. 4. Modifiche e integrazioni alla legge regionale 30 dicembre 2009, n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità): abrogazione del Capo III ‘Norme in materia di attività e servizi necroscopici, funebri e cimiteriali’ del Titolo VI e introduzione del Titolo VI bis ‘Norme in materia di medicina legale, polizia mortuaria, attività funebre’ (Approvata con deliberazione del Consiglio regionale n. XI/445 del 19 febbraio 2019).

Per la cronaca, vale la pena ricordare che tutti i consiglieri di maggioranza (13 di Forza Italia, 29 della Lega e 2 di Fratelli d’Italia) hanno approvato in quel testo di modifica un emendamento presentato dal Partito Democratico che vincola la sepoltura degli embrioni “esclusivamente alla esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione” (in caso di persone con disabilità mentale o di donne minori).

In sostanza, come spiegato su La Stampa dal consigliere regionale Simona Tironi di Forza Italia, che è anche relatrice di tutta la riforma di riforma dei servizi funerari, “abbiamo deciso di togliere l’obbligo per i comuni di seppellire i prodotti del concepimento in casi di interruzione volontaria di gravidanza - come invece è oggi in Lombardia - perché riteniamo sia una scelta che la donna deve poter fare liberamente e, in secondo ordine, anche perché abbiamo verificato che oggi questa normativa è spesso disattesa”.

Una modifica che “riconduce alla volontà e alla sensibilità personale della donna la decisione di procedere alla tumulazione, senza più imposizioni per legge da parte dell’istituzione”, come recita la relazione all’emendamento Pd.

La Giunta lombarda ora ha centottanta giorni di tempo per adeguare il regolamento regionale 9 novembre 2004, n. 6 (Regolamento in materia di attività funebri e cimiteriali) alle nuove disposizioni di legge. Staremo a vedere come se la gestirà l’Assessore al Welfare Gallera che subito sui media si è prodigato nel minimizzare il tutto ed assicurare che i prodotti abortivi saranno comunque seppelliti dalle Aziende Sanitarie e dagli Istituti Ospedalieri competenti.

“Già il temine che si continua ad utilizzare è aberrante (‘prodotti abortivi’) – commenta la Colosimo- . Pensi che in Regione Lazio non esisteva nemmeno un regolamento organico in materia di attività funebri e cimiteriali. Per questo motivo, non è stato semplice presentare un testo di proposta di legge che provasse a dare precise indicazioni per superare la totale frammentazione oggi esistente da territorio a territorio. Abbiamo dovuto fare delle forzature, in accordo ovviamente con l’ufficio legislativo regionale. Ad una vita che si spegne va sempre riservata una degna sepoltura con esequie, è una questione di dignità e civiltà”.

Le faccio notare che il governatore Zingaretti, neo segretario Pd, ha dichiarato che non ha alcuna intenzione di abbandonare la guida della Regione Lazio. Il suo è uno sforzo apprezzabile, ma rischia di restare lettera morta.

“Ne sono consapevole – ci risponde -. Ma sono sicura che questa proposta di legge verrà discussa entro l’anno. So bene di essere all’opposizione e che con soli tre consiglieri di Fratelli d’Italia e due di Forza Italia non possiamo immaginare una approvazione da parte di esponenti di sinistra che provengono dai Centri Sociali o da movimenti femministi post sessantottini. Tuttavia, ho alle spalle una positiva esperienza sul tema dell’autismo, per il quale tutto il consiglio regionale ha approvato all’unanimità una proposta di legge che ho presentato. Auspicherei lo stesso percorso. Vede, ci vuole buon senso. Qui non si tratta di attaccare la legge 194, non si tratta di cancellare il diritto di abortire: si tratta di rispettare la dignità della vita in ogni sua forma. Sono due piani distinti. E lo sostengo da cattolica che ha scelto l’impegno in politica”.

Ma da cattolica, non le sembra contraddittorio questo atteggiamento dei “due piani distinti”?

“Nel momento nel quale veniamo eletti ed entriamo nelle istituzioni pubbliche – ci risponde la Colosimo – noi cattolici ci troviamo di fronte ad una doppia responsabilità, cioè da una parte rispettare le posizioni etiche che ci derivano dalla nostra fede e dall’altra rispondere ad una funzione pubblica che per sua natura è rivolta a tutti i cittadini: due responsabilità che devono stare su due binari diversi tra loro”.

Se così fosse, significherebbe una resa incondizionata al relativismo etico. E qui torniamo al tema da cui siamo partiti, cioè un centro-destra che in campagna elettorale dichiara di difendere la vita, la famiglia, che si dichiara contro l’utero in affitto e poi - quando si trova a dovere governare - sceglie di mettere in secondo piano questi temi.

“Assolutamente no – mi ferma la Colosimo -. Ho abbandonato il Popolo delle Libertà proprio quando già allora vedevo chiaramente i primi segnali di relativismo etico. Nella mia vita mi sono sempre occupata di politica (militante tra le fila di Azione Studentesca, poi segretario giovanile alla Garbatella nel 2008; dirigente provinciale di Azione Giovani, poi presidente regionale della Giovane Italia. Per le elezioni regionali del 2010 viene inserita nel listino bloccato di Renata Polverini e dopo la vittoria, diventa il consigliere più giovane della Regione Lazio e il consigliere regionale donna più giovane d’Italia. Dopo l’esplosione del caso/scandalo Fiorito che ha travolto il Pdl e fatto cadere la Giunta Regionale, viene chiamata a ricoprire il ruolo di capogruppo regionale – ndr).

Mi sono dimessa e ho iniziato a seguire fin dall’inizio il progetto di ‘Fratelli d’Italia’, fondato da Giorgia Meloni e Guido Crosetto, spinta dalla ferma volontà di aderire ad un partito di rifondazione del centro-destra, in cui si potessero ritrovare tutti coloro che intendono la politica come servizio – e non come carriera – e dove non ci potesse essere posto per impresentabili, opportunisti ed affaristi.

Ci vuole il coraggio dei singoli nel difendere il diritto alla vita in tutte le sue forme e con ogni modo e mai come oggi occorre dare agibilità politica a chi vuole investire sulla famiglia. Diritto alla vita ed investimento sulla famiglia sono due capisaldi che i cattolici non possono ignorare facendo politica: occorre la capacità di costruire consenso, perché le leggi si fanno solo se c’è la maggioranza.

Quello che intendo dire è che per un cattolico non è possibile confinare interamente la fede nella politica, perché la fede è testimonianza e la politica esige il rispetto delle leggi, leggi che possono entrare in conflitto con l’etica derivante dalla propria appartenenza religiosa.

Le faccio un esempio. Non ho alcun dubbio nell’essere personalmente contraria all’aborto. Ma se mi chiede quale sia la posizione politica di Chiara Colosimo, consigliere regionale, le dico che la battaglia non sta nel cercare di smantellare la legge 194: pur lasciando il diritto di una donna a scegliere di abortire, occorre evitare che le donne lo evitino, cioè la responsabilità dei cattolici in politica è quella di mettere in campo tutte le azioni possibili perché l’aborto non diventi la scelta di una donna. Perché la vita è sacra, ma compito delle istituzioni pubbliche è anche quello di garantire ogni supporto concreto affinchè la vita possa davvero essere una scelta”.

Da quanto sostiene, devo dedurre che sul piano politico a Fratelli d’Italia stia un po’ stretta oggi questa alleanza di centro destra che – come lei ha detto – “cammina insieme a giorni alterni, soprattutto sui temi etici”.

“Guardi, l’unica risposta che le posso dare a questo proposito è che in politica occorre lavorare per intese ampie su principi ed ideali in cui si crede fermamente – ci risponde la Colosimo -.

Non so che cosa accadrà alla coalizione del centro-destra: posso solo affermare con certezza che Fratelli d’Italia non arretrerà mai di un passo sulla difesa della vita e sulla famiglia.

Ciò che è mancato al centro-destra quando si è trovato a governare a livello nazionale è stato proprio non avere avuto il coraggio di investire in politiche concrete a favore della famiglia, su questo non ci sono dubbi.

Sul piano personale, farò di tutto perché la Regione Lazio possa avere al più presto una legislazione che riconosca e tuteli il diritto alla sepoltura dei bambini mai nati”.

Ne abbiamo scritto qui:

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Prometto di esserti fedele sempre

Prometto di esserti fedele sempre

di Davide Vairani

"Con la grazia di Cristo
prometto di esserti fedele sempre,
nella gioia e nel dolore,
nella salute e nella malattia,
e di amarti e onorarti
tutti i giorni della mia vita"

Nel giorno del matrimonio non hai messo bene a fuoco la promessa che ti stai assumendo e - forse - è proprio una certa dose di sana incoscienza che ci permette di pronunciare quel "sì".

E' quando cominci a camminare insieme che ne scopri la libertà. Puoi decidere di rimangiarti tutto e chiudere la porta. Puoi rassegnarti a vivere tutti i giorni della tua vita con una persona che non riesci più a sopportare. Puoi scoprire con stupore e gioia che si può vivere così come hai promesso quel giorno.

Karl Von Schwarz, 85 anni, e sua moglie Donna, 82, hanno il cuore giovane come allora, quando nel 1956 decidono di sposarsi. Si conoscono da sempre, fidanzati alle superiori, da quel giorno del fatidico "sì" si sono trasferiti a Youngstown, nell’Ohio, dove hanno vissuto sempre fianco a fianco, senza spararsi neppure per una giornata.

Sessantatrè anni dopo, il 02 marzo 2019 Karl ha un anello in mano. L'ha appena comprato in un JCPenny locale e davanti a passanti stupiti e familiari con le lacrime agli occhi di commozione si inginocchia davanti a Donna e rinnova le promesse matrimoniali: "Will you marry me?". Donna sorride e si schermisce, mentre pronuncia di nuovo il suo "certo che sì" seduta su di una carrozzina a rotelle.

"È stato un momento fantastico - ha dichiarato per telefono alla televisione locale WFAA -, perché è una ragazza che amo da tutta la mia vita". "E' stato molto facile, sai, siamo stati insieme così tanto tempo insieme che non possiamo restare separati", ha aggiunto Karl.

"È stato davvero bellissimo," ha replicato Donna Van Schwarz con una risata.

La nipote dei nonni innamorati, Christina Von Schwarz, ha ripreso tutto con il cellulare e ha condiviso il video sui social, incantando gli utenti del web con la dolcezza di quella situazione. "Mia nonna è stata molto malata in questi ultimi tempi e non sappiamo quanto tempo le sia rimasto per vivere". "Dopo oltre 65 anni di matrimonio, mio ​​nonno le ha procurato un nuovo anello e le ha proposto di sposarlo di nuovo". Quando il tweet ha iniziato a diventare virale, Christina ha aggiunto il video di quel minuto.

A partire dallo scorso maggio, le condizioni di salute di Donna sono diventate precarie: ha avuto diversi ictus, un’emorragia cerebrale, un intervento a cuore aperto, e ora è costretta sulla sedia a rotelle. Se l'è vista davvero brutta.

“Le ultime due volte che l'ha vista l'ho salutata come se fosse l'ultima volta, è stato davvero un periodo difficile per tutti", ha scritto Christina, che vive in Texas, facendo eco ai sentimenti di tutta la famiglia.

E' stato proprio durante l'ultimo delicato intervento chirurgico che Karl ha deciso di fare una promessa a sua moglie: se Donna fosse sopravvissuta al suo intervento al cuore, le avrebbe comprato un anello di fidanzamento nuovo di zecca. E così ha fatto.

Guardate il loro sguardo e i loro occhi: pieni di luce e di gioia, come quelli dei bambini che si affidano alla mamma.

Fonti: