Sylviane Agacinski à la guerre della “PMA pour tous”

Nel dibattito francese sul nuovo testo di legge sulla bioetica che prevede – tra le varie proposte – l’apertura della PMA a coppie di donne e a donne single, si alza la voce “da sinistra” di Sylviane Agacinski.

Ex compagna del filosofo decostruzionista Jacques Derrida e moglie dell’ex primo ministro socialista Lionel Jospin, femminista, Sylviane Agacinski – filosofa e psicoanalista francese  – spiazza il dibattito, dichiarandosi a favore delle nozze gay, ma contro l’adozione dei figli, la teoria gender e pratiche come la maternità surrogata.

La Agacinski scende in campo nell’attualità del dibattito in Francia con una interessante intervista a Valentine Arama per il quotidiano “Le Point”.

Una intervista che vale la pena di leggere, per la capacità di usare la ragione con onestà e lealtà nel mettere a nudo le aporie e le contraddizioni che i falsi miti di progresso generano ogni qualvolta di mette mano alle legislazioni nazionali su temi eticamente sensibili.

Ci potrete trovare una felice e per certi versi sorprendente convergenza di visione dell’umano con il pensiero di ispirazione cattolica.

A ulteriore conferma del fatto che la difesa della persona al centro della politica e del mercato non sia una pretesa confessionale e dogmatica, ma una questione anzitutto di ragione e di affezione per l’umano.

Per questi motivi, vogliamo proporvela integralmente con una nostra traduzione dal francese.

“A che serve loro l’organo della maternità?”

Curioso gioco di date. Oggi la Cgil si intrattiene amabilmente con quanti propongono di rendere legale la mercificazione del corpo femminile.

Esattamente cento anni prima, Antonio Gramsci tuonava esattamente all’opposto.

Per l’edizione torinese dell‘“Avanti!”, lo storico leader della sinistra italiana, curò una rubrica di commenti intitolata “Sotto la mole”.

In uno di questi, intitolato “Merce”, così scriveva in data 06 giugno 1918.

Utero in affitto in salsa rossa

Deve essersene accorto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, del passo falso, al punto da intervenire (maldestramente) per calmare le acque agitate di tante donne tesserate CGIL che non hanno taciuto la propria contrarietà.

“La Cgil non promuove né appoggia alcuna legge di sostegno o di regolamentazione della maternità surrogata. Simili decisioni, infatti, possono essere assunte solo dal nostro direttivo e ciò non è mai avvenuto”.

Insomma, il classico cerchio bottismo per non ammettere che il suo rosso Ufficio Nuovi Diritti ha fatto una cazzata.

Glielo spiega Landini alle donne tesserate CGIL che devono sostenere l’insostenibile anche per il più trinariciuto difensore del diritto all’autodeterminazione della donna?

#Zingaretti, il Pd e l’utero in affitto

Ricordate Nanni Moretti in Aprile, quando supplicava D’Alema di dire “qualcosa di sinistra”?

Fabbriche che chiudono, ecatombi di lavoratori, periferie degradate. Ma per “le sinistre” italiane la priorità è battersi per l’autodeterminazione di ogni essere umano in ogni settore della vita pubblica.

Affermazione che – fuori dai denti e per non prestare i fianchi ad alcuna confusione sul significato dei termini – si traduce stringi stringi nella battaglia per rivendicare i (presunti) diritti individuali (presunti) violati e calpestati delle comunità LGBTQIA+.

Perché sempre lì alla fine gira che ti rigira si torna. Lo aveva fatto Renzi nel Pd 2.0 con le unioni civili, lo rilancia Zingaretti nel nuovo PD “de sinistra”.

Utero in affitto, dalla CEDU un’operazione mirata

Il parere emesso dalla Corte europea dei diritti umani (Cedu) in data 10 aprile 2019 – per quanto formalmente di natura consultiva – ha il sapore di una operazione mirata a costringere gli Stati membri – nei quali giuridicamente la pratica dell’utero in affitto è vietata ed è un reato – a legittimarla.

Un’operazione squisitamente politica, che non compete affatto alla Corte di Strasburgo.

Operazione molto pericolosa, perchè capace di innescare effetti a catena in molti stati europei laddove potenti lobby e partiti politici spingono per legittimare una pratica abominevole quale l’utero in affitto.

Nichi Vendola: mente sapendo di mentire

Nichi Vendola, giacca e cravatta, non brandisce cartelli e non incita con slogan, parla con pacatezza.

Sotto i riflettori degli studi di La7, rilascia due interviste, a breve distanza l’una dall’altra e tra loro collegate: da Corrado Formigli – una ventina di minuti – per “Piazza Pulita”, puntata del 28 marzo 2019: da Myrta Merlino, poco più di sei minuti, “Aria che Tira”, puntata del 03 aprile 2019.

Le date non sono scelte a caso. Il 28 marzo si stava per girare il ciak di “quell’adunanza di spettri, pomposi come i restauratori dell’ancien regime del Congresso di Vienna del 1815” – come affettuosamente definito il Congresso mondiale delle famiglie di Verona da Michele Santoro.

Da un punto di vista mediatico, Vendola buca molto di più delle contro-manifestazioni veronesi del “love is love” pensiero.

Le piazze non hanno l’obiettivo di convincere qualche dubbioso, ma di confermare una identità per chi i dubbi non se li pone. Sia per chi vi partecipa che per chi le osserva da spettatore non rappresentano altro che occupare uno spazio pubblico, sul piano fisico e culturale. Un po’ come per i cani – mi si perdoni il paragone – che per affermare il proprio dominio territoriale urinano attorno al perimetro che ritengono di loro proprietà.

Nichi Vendola – giacca e cravatta – non ha ospiti a fargli da contro altare e la sua narrazione di fronte a giornalisti più o meno compiacenti si fa persuasiva. E – dunque – per questo più efficace.

L’utero in affitto e i bambini in regalo

“Di questa vicenda, mi colpisce un fatto. L’espressione ‘utero in affitto’ non compare mai. Perché? ‘Utero in affitto’ non è un’espressione neutrale. E’ trasparente. Dice ciò che accade. Ma affittare la pancia di una donna è disturbante. Impone un’immediata domanda morale.

Non credo che sia corretto dire che questi bambini nascono ‘grazie all’aiuto di una donna o di due donne’. L’utero in affitto è qualcosa di differente. E’ una rivoluzione morale. Stabilisce che in nome di un generico ‘amore’ (da dare e da ricevere da un figlio non adottivo) si possano sfruttare le donne. Trattarle come tessere di un puzzle. Il cui risultato finale è un neonato. Un bambino è un oggetto? E dunque si può regalarlo?”

Antonella Boralevi

“Odiatore seriale” sarà chi affitta gli uteri

Uno dei più noti politici italiani ad essersi avvalso della barbara pratica dell’utero in affitto è recentemente intervenuto a parlare (e a far parlare di sé) dichiarando che le polemiche circa i suoi crimini sarebbero state «frutto di ignoranza, di superficialità, di volgarità».

Qualunque forma di maternità surrogata, invece, suppone sempre, necessariamente, la riduzione degli esseri umani a cose e i bambini a oggetti di transazioni finanziarie