Posted in #Politica #uteroaffitto

“A che serve loro l’organo della maternità?”

Condividi

"A che serve loro l'organo della maternità?"

di Davide Vairani

Curioso gioco di date.

Oggi la Cgil si intrattiene amabilmente con quanti propongono di rendere legale la mercificazione del corpo femminile.

Esattamente cento anni prima, Antonio Gramsci tuonava esattamente all'opposto.

Per l'edizione torinese dell'“Avanti!”, lo storico leader della sinistra italiana, curò una rubrica di commenti intitolata "Sotto la mole".

In uno di questi, intitolato "Merce", così scriveva in data 06 giugno 1918:

"Qualche vanerello ha proclamato per l’ennesima volta la disfatta della scienza. Chimica applicata ai gas asfissianti, lacrimogeni, ulceranti; meccanica applicata ai cannoni di lunga portata...

Sì, ma anche la zappa può spaccare i crani, la scrittura può anche servire a falsificare cambiali e a stendere lettere anonime... E non perciò si proclama la disfatta dell’agricoltura e della calligrafia.

La scienza ha il compito disinteressato dì rintracciare rapporti nuovi tra le energie, tra le cose. Fallisce solo quando diventa ciarlataneria.

Gli uomini si servono dei ritrovati per straziare e uccidere invece che per difendersi dal male e dalle cieche forze naturali?

Entra in gioco una volontà che è estranea alla scienza, che non è disinteressata, ma dipende intrinsecamente dalla società, dalla forma di società in cui si vive. Il ritrovato scientifico segue la sorte comune di tutti i prodotti umani in regime capitalistico; diventa merce, oggetto di scambio e quindi viene rivolto ai fini prevalentemente propri del regime, a straziare e distruggere.

Ecco che il dottor Carrel ha aperto una via nuova alla chirurgia: le possibilità di innesti umani si moltiplicano.

Non siamo ancora giunti all’intensità prevista da Edmondo Perrier: l’innesto del cervello, l’uso degli organi sani dei cadaveri da sostituire nei viventi ai corrispondenti organi logorati.

Siamo ancora lontani dalla vittoria scientifica sulla morte promessa da Bergson: per ora la morte è la trionfatrice e per trionfare più rapidamente si serve con prodigalità della scienza e dei suoi segreti.

Ma arriveremo. La vita diventerà anch’essa una merce, se il regime capitalistico non sarà stato sostituito, se la merce non sarà stata abolita.

Secondo una comunicazione fatta all’Accademia di medicina di Parigi, il professore Laurent è riuscito a sostituire il cuore di Fox con quello di Bob, e viceversa, senza che i due innocenti cani abbiano troppo sofferto, senza turbare per nulla la vita del viscere delicato.

Da questo momento il cuore è diventato una merce: può essere scambiato, può essere comprato.

Chi vuol cambiare il suo cuore logoro, sofferente di palpitazioni, con un cuore vermiglio di zecca, povero, ma sano, povero, ma che ha sempre onestamente palpitato?

Una buona offerta: c’è la famiglia da mantenere, l’avvenire dei figli preoccupa il genitore; si cambi dunque il cuore per non apparire di esserne sprovvisto.

Il dottor Voronof ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie.

Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale.

Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote.

A che serve loro l’organo della maternità?

Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali.

Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo.

Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società.

Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto.

I figli nati dopo un innesto?

Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti.

La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere.

Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce.

La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno".

Condividi
Posted in #Identità #uteroaffitto

Utero in affitto in salsa rossa

Condividi

Utero in affitto in salsa rossa

di Davide Vairani

"Non esiste un diritto assoluto alla genitorialità: l'unico 'faro' è il supremo interesse del minore".

Ne abbiamo scritto a proposito della decisione della Corte costituzionale di respingere le istanze di due donne che volevano ricorrere alla fecondazione assistita sollevate dai tribunali di Pordenone e di Bolzano.

Il supremo interesse del minore o è - davvero - supremo (sopra e prima di tutto) oppure non è. Tertium non datur.

Anteporre ad esso (presunte o vere) libertà discriminate di un adulto significa legare un minore ad altri interessi, desideri e frustrazioni che - per quanto esistano -  mai e poi mai devono legittimare forme subdole di schiavitù.

Un punto fermo che non deve essere oltrepassato.

Se ne facciano una ragione coloro che vogliono far passare sotto l'uscio la pratica dell'utero in affitto come un gesto di solidale amore.

Vedere Associazione Luca Coscioni, Famiglie Arcobaleno, Associazione Certi Diritti, il portale di informazione giuridica Articolo29 - con il placet benedicente dell'Ufficio Nuovi Diritti della CGIL - schierati compatti sostenitori e promotori di "due bozze di regolamentazione della gestazione per altre e altri", che cosa altro dovrebbe farci supporre se non un compattamento sinistro attorno al dogma post moderno dell'autodeterminazione ad ogni costo che finisce soltanto per generare nuove forme di schiavitù?

Paradossale che sia addirittura un sindacato a cavalcare l'onda con il convegno su “Fecondazione medicalmente assistita e gestazione per altri: la possibilità di un figlio nel 2019“ nella sede centrale romana per il lancio delle proposte:

"nell’incontro del 19 - si legge sul sito dell'Ufficio Nuovi Diritti della CGIL - presenteremo i due articolati all’opinione pubblica e li metteremo a disposizione dei e delle parlamentari che riterranno di farli propri avviando il conseguente iter nelle sedi istituzionali. Discuteremo degli aspetti sociologici, legislativi e giurisdizionali connessi a questo tema e nel pomeriggio presenteremo le due bozze, con la ferma volontà di uscire dalle secche di un dibattito che negli ultimi anni è stato scomposto e urlato".

Deve essersene accorto Landini del passo falso, al punto da intervenire (maldestramente) per calmare le acque agitate di tante donne tesserate CGIL che non hanno taciuto la propria contrarietà.

"Maternità surrogata, Landini: la Cgil non promuove e non appoggia alcuna proposta di legge".

Lancio di agenzia per ribadire che “la Cgil non promuove né appoggia alcuna legge di sostegno o di regolamentazione della maternità surrogata. Simili decisioni, infatti, possono essere assunte solo dal nostro direttivo e ciò non è mai avvenuto”.

Ad affermarlo il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che prosegue:

“So che il tema è delicato. Ha implicazioni etiche, giuridiche e sociali complesse, e comprendo appieno il dramma di chi non può avere figli naturali, siano esse ragioni mediche o di genere. Personalmente ritengo il pericolo di mercificazione, di riduzione della persona a oggetto, di deprezzamento della vita una prospettiva che dobbiamo evitare anche solo di evocare e al direttivo della Cgil esprimerò la mia personale posizione”.

“Sono anche convinto - prosegue Landini - che una libera discussione su questi temi non possa in alcun modo essere interpretata come volontà di favorire un’accezione commerciale della gravidanza per altri o di precostituire decisioni che non sono state prese e che non so se lo saranno mai. Penso che sui temi etici la Cgil debba compiere il massimo sforzo di conoscenza e informazione, lasciando a ognuno la necessaria libertà di opinione”.

“Trovo pertanto fortemente pretestuose e inaccettabili molte delle critiche rivolte alla Cgil per aver avviato una discussione in molti casi avanzata in forme sbagliate e con contenuti discutibili e francamente poveri. La Cgil è interessata a confrontarsi con tutte le opinioni. Serve naturalmente la volontà, la correttezza e l’apertura di approfondire, senza preconcetti, temi che - conclude il segretario generale della Cgil - hanno implicazioni etiche di tale portata e che richiedono, come sta da molti anni facendo l’ufficio nuovi diritti della Cgil, studio, conoscenza, comprensione, non certo anatemi, stravolgimento della realtà dei fatti e delle posizioni, ridicole accuse".

Insomma, il classico cerchio bottismo per non ammettere che il suo rosso Ufficio Nuovi Diritti ha fatto una cazzata.

Glielo spiega Landini alle donne tesserate CGIL che devono sostenere l'insostenibile anche per il più trinariciuto difensore del diritto all'autodeterminazione della donna?

Dichiarazione stampa di Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni:

“Faro del nostro lavoro è in particolare il diritto alla salute, ai benefici della scienza e all’autodeterminazione e la tutela del superiore interesse del minore.

Un testo di legge completamente impostato sul concetto di solidarietà tra un genitore naturalmente fertile e un altro altrimenti impossibilitato da condizioni di fatto che configurano l'impossibilità di una gravidanza".

L'utero in affitto sotto la veste candida del dono gratuito e solidale? Ma fatemi il piacere ...

"Nello specifico - aggiunge la Gallo - si prevedono una serie di tutele volte ad assicurare che le parti ricevano adeguato monitoraggio medico e siano consapevoli e rispettose della reciproca situazione sociale, economica e giuridica.

Affermiamo il diritto umano alla scelta, all’autodeterminazione e alla felicità offerto nel pieno rispetto di tutte le persone e di tutti gli altri diritti umani coinvolti, compreso quello alla scienza, contro qualsiasi forma di sfruttamento e abuso.

Centrale nella proposta normativa è la disciplina relativa allo status del minore nato in seguito a GPA e alla redazione del suo atto di nascita. Riteniamo che solo una normativa adeguata possa evitare abusi, illegalità, situazioni che invece i proibizionismi determinano”.

E sdoganiamo anche l'abominevole pratica dell'utero in affitto: sempre e comunque nel "superiore interesse del minore".

Cosa contiene in sintesi la proposta dell'associazione Luca Coscioni, associazione Certi Diritti e Famiglie Arcobaleno
Fonte: "QuotidianoSanità.it"

Si compone di 8 articoli, in cui ogni espressione tecnica viene spiegata per evitare l’eventuale ricorso a interpretazioni distanti dalle intenzioni dei proponenti o del legislatore.

La disciplina elenca a tal fine i criteri soggettivi obbligatori per la gestante e per i genitori intenzionali, così come gli obblighi e i diritti relativi alle parti che accedono a tale percorso, compresi quelli di manifestazione e revoca del consenso; la possibilità, per la gestante per altri, di ricorrere all’interruzione di gravidanza entro i primi 90 giorni.

È previsto inoltre l’obbligo in capo ai genitori intenzionali di stipulare una polizza assicurativa in favore della gestante.

Al fine di superare ogni ostacolo al riconoscimento dello status filiationis dei minori nati in seguito a GPA, anche all’estero, il testo suggerisce l’eliminazione di tale percorso dall’alveo dei delitti contro lo stato di famiglia così come dei delitti sulle falsità personali previsti dal codice penale italiano.

I minori nati in seguito a GPA acquisirebbero infatti, sin dal trasferimento in utero dell’embrione, lo status di figli legittimi o legalmente riconosciuti del genitore o dei genitori ricorsi a GPA, nominati e indicati come genitore/i nell’atto di nascita, senza alcun riferimento alle circostanze con le quali è avvenuto il concepimento e la gestazione.

Viene lasciata alla discrezionalità delle parti la decisione relativa all’eventuale mantenimento dei contatti con la gestante anche dopo la nascita dei minori, sempre alla luce di una analisi del caso concreto e nell’ottica di tutela del benessere psico-fisico dei nati.

Cosa contiene in sintesi la proposta del portale di informazione giuridica Articolo 29:

Questa proposta mira invece a introdurre una riforma della legge n. 40 del 2004 con una parziale depenalizzazione della maternità surrogata in caso di sottoscrizione di un Patto di gravidanza, per cui viene introdotta una assai dettagliata regolamentazione sotto rigoroso controllo giurisdizionale.

Si tratta di un modello di disciplina che tenta di affrontare – alla luce delle principali soluzioni offerte dal diritto comparato – alcuni dei nodi critici dell’istituto della surrogazione di maternità, quali ad esempio: il divieto di intermediazione commerciale, che viene mantenuto; il necessario controllo pubblicistico sull’intero procedimento, che viene assicurato mediante la previsione di un intervento del giudice, in ogni sua fase, analogamente a quanto avviene in Grecia e, almeno in parte, nel Regno Unito; la particolare attenzione per la dignità della donna, riconosciuta e tutelata (come affermato da ultimo dal Tribunale costituzionale portoghese nella fondamentale decisione del 24 aprile 2018) nella sua dimensione di autodeterminazione solidale e responsabile ad assumere uno specifico compito di cura nei confronti dei genitori e della nascitura o del nascituro.

E ancora, nel testo si spiega come l’inquadramento della surrogazione di maternità nell’ambito delle relazioni familiari e di cura – che supera l’alternativa rigida tra modello commerciale e modello solidaristico, entrambi incapaci di restituire a pieno la complessità delle relazioni che la surrogazione mobilita – abbia infine consentito di elaborare un modello disciplinare che riconosce il valore di tutte le relazioni coinvolte nella fattispecie di surrogazione, ivi compresa, soprattutto, quella tra la gestante e il nato.

In conseguenza, il progetto di legge chiarisce la natura del patto come accordo di diritto di famiglia, definisce in dettaglio i requisiti oggettivi e soggettivi per l’accesso alla misura volti ad assicurare in concreto la libertà di scelta della donna, pone la donna in gravidanza al centro della fattispecie, regolamenta il procedimento di formazione e di verifica della volontà delle parti sotto il controllo del giudice, prevede un ausiliario del giudice quale soggetto preposto non solo alla verifica e al controllo ma anche all’ausilio delle parti, assicura alla donna in gravidanza il diritto al ripensamento e riconosce infine la natura familiare del legame fra la stessa e il nato, con protezione giuridica del diritto di conoscersi (diritto a conoscere le proprie origini e la verità sulla propria nascita) e del reciproco diritto di visita.

Condividi
Posted in #Identità #LaCroce #Politica #uteroaffitto

#Zingaretti, il Pd e l’utero in affitto

Condividi

#Zingaretti, il Pd e l’utero in affitto

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 14 giugno 2019

Ricordate Nanni Moretti in Aprile, quando supplicava D’Alema di dire “qualcosa di sinistra”?

Fabbriche che chiudono, ecatombi di lavoratori, periferie degradate. Ma per “le sinistre” italiane la priorità è battersi per l’autodeterminazione di ogni essere umano in ogni settore della vita pubblica.

Affermazione che - fuori dai denti e per non prestare i fianchi ad alcuna confusione sul significato dei termini – si traduce stringi stringi nella battaglia per rivendicare i (presunti) diritti individuali (presunti) violati e calpestati delle comunità LGBTQIA+.

Perché sempre lì alla fine gira che ti rigira si torna. Lo aveva fatto Renzi nel Pd 2.0 con le unioni civili, lo rilancia Zingaretti nel nuovo PD “de sinistra”.

Così ha cinguettato sulle reti sociali Zingaretti:

"Aderiamo al Mese dei Pride, all’Onda Pride, alle mobilitazioni e alle manifestazioni che si stanno tenendo in tutta Italia per garantire pari diritti e pari dignità alla comunità lgbti. Noi ci siamo!".

Immancabile campeggiava l'arcobaleno delle sinistre fucsia.

Tafazzismo quello di Zingaretti, visto la fine che ha fatto il “bullo” di Firenze? Può essere, ma non credo proprio.

Delle strategie politiche interne al campo sinistro, poco mi cala. Mi interessa di più osservare le manovre che si innescano per saldare segmenti di mondi, lobby e culture di provenienza differenti e trasversali.

Constato – ad esempio – che sulla pratica dell’utero in affitto, mentre tutta la sinistra europea si schiera in modo inequivoco contro, senza se e senza ma, in Italia sta avvenendo esattamente l’opposto.

“Fecondazione medicalmente assistita e gestazione per altri: la possibilità di un figlio nel 2019” è il titolo del convegno che si terrà a Roma il 19 giugno prossimo nella sede nazionale della CGIL.

Convegno nel quale saranno presentate ben due proposte di regolamentazione della cosiddetta gestazione per altri, frutto del sodalizio tra Ufficio Nuovi Diritti della CGIL, Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, Famiglie Arcobaleno, Associazione Certi Diritti e il portale di informazione giuridica Articolo29.

Sodalizio indicativo di quanto il tema specifico non sia affatto scollegato da aborto ed eutanasia, in nome del sacro pilastro dell’autoderminazione di ogni essere umano.

“Nell’incontro del 19 presenteremo i due articolati all’opinione pubblica e li metteremo a disposizione dei e delle parlamentari che riterranno di farli propri avviando il conseguente iter nelle sedi istituzionali – si legge nel comunicato stampa di invito al convegno -. Discuteremo degli aspetti sociologici, legislativi e giurisdizionali connessi a questo tema e nel pomeriggio presenteremo le due bozze, con la ferma volontà di uscire dalle secche di un dibattito che negli ultimi anni è stato scomposto e urlato”.

I testi non sono ancora stati diffusi pubblicamente, ma non è difficile immaginare dove andranno a parare.

“Partiremo da alcuni presupposti ineludibili”, proseguono gli organizzatori.

“In primo luogo, la necessità di tutela delle bambine e dei bambini che già da anni vengono al mondo attraverso il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita e/o a percorsi di gestazione per altri/e, esistono e necessitano del pieno riconoscimento dei propri diritti;

in secondo luogo, la consapevolezza del nesso causale tra un cieco proibizionismo e la possibilità di abuso dei diritti, superabile solo attraverso una attenta regolamentazione nel rispetto del diritto alla salute, alla scienza e all’autodeterminazione di ogni essere umano”.

Se è questa la via imboccata dalle sinistre italiane, sentite condoglianze, per quel che mi appassiona il destino dei sub-eredi del “trionfi la giustizia proletaria”.

Che abbiano almeno la dignità di piantarla con quell’atavico atteggiamento di superiorità morale!

Qualcuno mi deve spiegare come si possa rispettare ragionevolmente il principio sbandierato dell’autodeterminazione di ogni essere umano sdoganando l’abominevole pratica dell’utero in affitto.

A parte il fatto che essere contro la gestazione per altri dovrebbe essere patrimonio comune di tutti e non si capisce perché dovrebbe - al contrario – essere terreno di contesa destra e sinistra.

Che ci sia del marcio in Danimarca lo mette nero su bianco Marina Terragni, femminista e di sinistra.

“Il 50 per cento di disoccupazione femminile è un bel problema: è in questa chiave che Cgil si attiva per consentire alle donne italiane di affittare l’utero a coppie etero e gay?” – scrive la Terragni su “Quotidiano Nazionale” (“Utero in affitto, sicuri che è di sinistra?”, 12 giugno 2019).

E conclude:

“L’iniziativa Cgil offre un ulteriore spunto di riflessione sulla deriva dirittistica, radicaloide e distopica della sinistra italiana. Deriva che peraltro, a giudicare dai numeri delle urne, non sta dando grandiosi risultati”.

E’ una coincidenza del fato che le proposte in tema di sdoganamento dell’utero in affitto cadano nel bel mezzo del mese dell’orgoglio gay?

E’ una coincidenza che gli organizzatori del Milano Pride 2019 - previsto nella seconda metà di giugno -abbia deciso un documento politico di rivendicazione nel quale si legge:

Esigiamo che vi sia libero accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) per tutte le persone, abrogando quindi il divieto dell’accesso a tali percorsi da parte di coppie di donne o single.

Rivendichiamo la necessità di iniziare un percorso di riflessione che, nel pieno rispetto della libertà di autodeterminazione e nella piena tutela delle persone coinvolte, porti anche in questo paese ad un inquadramento che disciplini la gestazione per altre e altri (GPA)”.

Promozione della dignità della donna e lotta contro la mercificazione del corpo devono fare un passo indietro nell’agenda delle priorità per potere lasciare spazio alla pratica dell’utero in affitto e fare contenti le galassie LGBTQIA+.

Aborto, famiglia, utero in affitto, suicidio assistito ed eutanasia fanno parte dell’intero pacchetto e l’uno (l’utero in affitto) non è sganciabile dagli altri.

Come in un effetto domino, buttato giù uno la strada è aperta affinchè tutto ciò su cui si fonda il patto sociale di un popolo salti per aria.

Non per caso, nel già citato manifesto politico del Milano Pride si legge anche:

Pretendiamo l’estensione degli istituti del matrimonio e dell’unione civile a tutte le persone, a prescindere da sesso biologico, identità di genere e orientamento sessuale, e il pieno ed effettivo riconoscimento della genitorialità da parte dello Stato e di tutte le istituzioni. Riteniamo indispensabile una riforma delle leggi sulle adozioni, volta a permettere l’accesso a questo istituto a tutte le persone maggiorenni ritenute idonee, a prescindere dal loro orientamento sessuale o dalla loro identità di genere.

L’adozione è una possibilità con cui un individuo può diventare genitore, slegata da quell’obbligo sociale a dover costituire una famiglia in modo biologico e con il mito di una fertilità necessaria e normativa.

Crediamo sia intollerabile che ‘il preminente interesse del minore’ non venga espressamente tutelato dallo Stato; riteniamo che questo compito sia proprio dello Stato e pretendiamo una legislazione chiara e completa sul riconoscimento alla nascita, in grado di garantire pieni diritti ai nostri figli e alle nostre figlie, diritti che dovranno riguardare anche figli e figlie già nati, pure in caso di coppie separate”.

Per concludere infine:

“Oggi, è più che mai fondamentale recuperare stretti legami e profonde sinergie con i movimenti studenteschi, le istanze femministe e le rivendicazioni per la tutela delle persone migranti, nei confronti delle quali è imperativo il riconoscimento da parte delle istituzioni della loro piena dignità di persone e dei loro diritti umani, civili, sociali e politici.

Le persone LGBTQIA+ non lottano solo per i propri diritti ma per i diritti di ogni essere umano: diritto al lavoro onorevolmente retribuito, diritto alla libertà di pensiero, di parola e di stampa, diritto ad una vita autodeterminata e assistita da tutte le necessità di cui uno Stato deve farsi carico per ogni cittadino.

Tutte le persone hanno diritto ad essere tutelati da uno Stato che agisca nel segno di una piena e reale laicità, che abbatta privilegi e precarietà legate a discriminazioni economiche, sociali, politiche, religiose, etniche, o basate sul genere e sull’orientamento sessuale.

È necessario essere uniti e lottare insieme per i diritti, che mai vanno dati per scontati, per acquisiti permanentemente o automaticamente disponibili per tutt*.

I diritti rivolti a un numero limitato di persone perdono la loro qualifica e diventano esclusivamente privilegi.

Dobbiamo essere sempre uniti, per essere più visibili, più forti e per poter incidere davvero sull’opinione pubblica e sulla politica”.

Tra parentesi: l’asterisco al posto della lettera “o” dell’aggettivo sostantivato “tutti” non è un errore di battitura, ma una delle tante piccole assurde regole della neo-lingua egualitarista che per non discriminare nessuno violenta le regole della grammatica.

Se il paradigma assoluto è l’autodeterminazione di ogni essere umano, per quale motivo quello dei bambini deve sempre essere evocato a parole e calpestato nei fatti?

Lo scrive nero su bianco l’Associazione Luca Coscioni a proposito dell’utero in affitto:

“noi riteniamo che le innovazioni in campo genetico, a cui è scientificamente e socialmente lecito potersi adeguare, propongono situazioni nuove e diverse nelle quali l’evento della nascita prescinde dall’accoppiamento, in cui la fecondazione cessa anche di essere un fatto naturale e spontaneo, frutto dell’atto sessuale dell’uomo e della donna.

E in ciò è difficile ravvisare una lesione della dignità della donna che non corrisponde al diritto di proprietà sul suo corpo, ma alla sua libertà di poterne disporre in piena autonomia”.

Se è vero che "nessuno mi può costringere ad essere felice a modo suo (come egli cioè si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la sua felicità per la via che a lui sembra buona” – per usare le parole di Kant - è tuttavia altrettanto vero che dei limiti debbano essere posti:”purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo, in giusa che la sua libertà possa coesistere con la libertà di ogni altro secondo una possibile legge universale (cioè non leda questo diritto degli altri)"

Kant, Sopra il detto comune - questo può essere giusto in teoria ma non vale per la pratica, Utet, 2010, Torino.

Etica, diritto e bene comune non possono viaggiare su binari totalmente distinti e paralleli, perché il risultato che uscirebbe sarebbe da una parte l’anarchia dei doveri e dall’altra nessun diritto davvero esigibile.

I diritti non contengono in se stessi il proprio limite e, quindi, se lasciati a se stessi conducono ad una deriva inarrestabile: ci saranno sempre nuovi diritti da rivendicare perché ci saranno sempre nuove cose da fare o da avere e il diritto è, appunto, un poter fare o un poter avere.

E’ o non è un diritto del bambino avere un papà e una mamma?

Se lo è (come ritengo), che cosa fare quando il diritto dell’uno viene limitato o negato dal diritto di un altro (ad esempio, di una coppia dello stesso sesso a comprare un piccolo da una donna che non potrà mai essere sua madre se non sul piano esclusivamente biologico)?

Per questo diventa fondamentale, oggi, il tema del limite e alla politica si chiede sempre di più quale sia il limite davanti al quale essa si fermerebbe.

Davanti a quale legge che preveda quali diritti la politica farebbe obiezione di coscienza?

Condividi
Posted in #LaCroce #Politica #uteroaffitto

Utero in affitto, dalla CEDU un’operazione mirata

Condividi

Utero in affitto, dalla CEDU un’operazione mirata

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 12 aprile 2019

Il parere emesso dalla Corte europea dei diritti umani (Cedu) in data 10 aprile 2019 - per quanto formalmente di natura consultiva - ha il sapore di una operazione mirata a costringere gli Stati membri - nei quali giuridicamente la pratica dell'utero in affitto è vietata ed è un reato - a legittimarla.

Un'operazione squisitamente politica, che non compete affatto alla Corte di Strasburgo.

Operazione molto pericolosa, perchè capace di innescare effetti a catena in molti stati europei laddove potenti lobby e partiti politici spingono per legittimare una pratica abominevole quale l'utero in affitto.

Sollecitati dalla Corte di cassazione francese sul nodo specifico della trascrizione anagrafica della "madre intenzionale" non biologica, i giudici europei hanno sostenuto l’obbligo per gli Stati di un riconoscimento con soluzioni rapide di questo legame filiale, sia pure non necessariamente attraverso trascrizioni pedisseque fra registri di stato civile.

Una posizione che rischia ancor più di legittimare nei fatti la pratica dell'utero in affitto anche laddove è vietata, come in Francia e in Italia.

Francia che - è bene sottolinearlo - si accinge a modificare la lesgislazione nazionale sulla bioetica dopo due anni di dibattiti, confronti, procedure e sentenze degli organi giurisdizionali competenti, sia di natura consultiva che deliberativa.

Ho letto diverse ricostruzioni giornalistiche di questo parere della Corte di Strasburgo, spesso discordanti tra loro: motivo per il quale me lo sono scaricato e tradotto in italiano.

Anzitutto, occorre brevemente riepilogare i principali antefatti, perchè difficilmente si può comprendere il senso di questo intervento a gamba tesa della CEDU.

Tutto parte dalla scelta di una coppia francese, Sylvie et Dominique Mennesson, eterosessuale e regolarmente sposata (questo per la cronaca dei fatti), coppia che nel 2000 fa ricorso alla pratica dell'utero in affitto in California (dove è legale) per avere dei figli.

Sylvie Mennesson, a causa di una malformazione congenita, non può avere figli. Così, nel 1998, la coppia decide di "faire appel à une mère porteuse" negli Stati Uniti.

Dagli spermatozoi di Dominique e dagli gli ovociti "donati" da un amica della coppia francese, dall'utero di questa "mère porteuse" nascono due gemelle, Fiorella e Valentina, oggi maggiorenni.

Dall'altra parte dell'Atlantico, la legge riconosce i loro genitori senza problemi: Dominique è il "padre biologico" e Sylvie è la "madre legale".

I problemi della famiglia iniziano quando la coppia vuole trascrivere i certificati di nascita sui registri dello stato civile francese. La pratica dell'utero in affitto è vietata in Francia e pertanto il consolato di Los Angeles si rifiuta di produrre i certificati di nascita e di registrare le due ragazze sul libretto di famiglia.

I Mennesson tornano in Francia con le due gemelle, grazie ai passaporti americani di Fiorella e Valentina.

Nonostante i procedimenti contro la coppia a causa del motivo di "mediazione a fini di gestazione per conto di altri", l'accusa ha ordinato nel 2002 la trascrizione dei certificati di nascita degli Stati Uniti. Ma meno di un anno dopo, il 16 maggio 2003, il tribunale di Créteil ha archiviato l'accusa, sostenendo che era lui che aveva autorizzato la trascrizione degli atti, prima di cambiare idea. Una decisione confermata due anni dopo dalla Corte d'appello di Parigi, che afferma che "la mancata trascrizione dei certificati di nascita avrebbe conseguenze contrarie all'interesse superiore dei bambini". Il caso sembra chiuso.

Ma la Corte di cassazione francese annulla la sentenza della Corte d'appello, tornando al punto di partenza: i certificati di nascita non possono essere trascritti sul libretto di famiglia. Il giudice rileva che l'argomento del "supremo interesse del minore" non può essere evocato per "validare un processo condotto a posteriori", illegale in Francia.

La coppia Mennesson si appella in Cassazione. Invano. La Corte respinge il loro appello, rilevando che il certificato di nascita delle gemelle è basato su "disposizioni che colpiscono principi essenziali della legge francese".

E a questo punto, andiamo a leggere il parere della Corte di Strasburgo del 10 aprile 2019.

La CEDU riepiloga due importanti passaggi giudiziari:

"In Mennesson v. Francia (n. 65192/11) del 26 giugno 2014, due bambine nate in California tremite GPA e i 'genitori intenzionali' si lamentavano di non poter ottenere in Francia il riconoscimento di filiazione stabilito legalmente negli Stati Uniti.

La Corte aveva concluso che non vi era stata violazione del diritto dei richiedenti al rispetto della loro vita familiare, ma che vi era stata una violazione del diritto dei bambini al rispetto della sua vita privata.

Nella sua richiesta di parere consultivo, la Corte di Cassazione ha indicato che la sua giurisprudenza si era evoluta in seguito alla sentenza Mennesson.

La trascrizione del certificato di nascita di un bambino nato da GPA praticata all'estero è ora possibile, a condizione che questo atto designi il 'padre intenzionale' come il padre del bambino quando esso è il 'padre biologico'. La trascrizione rimane impossibile per quanto riguarda la maternità intenzionale.

Il 16 febbraio 2018, il tribunale civile (di Nantes - ndr) ha accolto la richiesta di riesame del ricorso in cassazione presentato contro la sentenza della Corte d'appello di Parigi del 18 marzo 2010 che aveva annullato la trascrizione sui registri dello stato civile francese dei certificati di nascita americani dei bambini dei Mennesson".

Che cosa chiede - allora - la Corte di Cassazione francese alla CEDU?

"La Corte di cassazione indirizza alla Corte le seguenti domande:

"1. Rifiutandosi di trascrivere nei registri di stato civile il certificato di nascita di un bambino nato all'estero a seguito di maternità surrogata - nel quale viene designata come sua 'madre legale' la 'madre intenzionale' -, nonostante il fatto che la trascrizione dell'atto è stato ammesso in quanto il 'padre intenzionale' corrisponde al padre biologico del bambino, lo Stato va oltre il margine di discrezionalità a sua disposizione, ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali? A tal proposito, è necessario effettuare delle distinzioni in relazione al fatto che il bambino sia stato concepito o meno con i gameti della 'madre intenzionale'?"

"2. In caso di risposta positiva a una delle due domande precedenti, la possibilità per la 'madre intenzionale' di adottare il figlio del coniuge che ne è padre biologico – quale metodo per riconoscerne la genitorialità -, soddisfa i requisiti dell'articolo 8 della Convenzione?".

Leggiamo le risposte della Corte di Strasburgo alle due precise domande poste dalla Corte di Cassazione francese.

"Sul primo punto

La Corte fa riferimento al principio essenziale secondo cui, ogni volta che è in gioco la situazione di un minore, debba prevalere l'interesse superiore del minore.

Rileva che la mancanza di riconoscimento di una relazione genitore-figlio (lien de filiation) tra un bambino nato attraverso GPA praticata all’estero e la 'madre intenzionale' abbia conseguenze negative su molti aspetti del diritto del bambino al rispetto della sua vita privata (sur plusieurs aspects du droit de l’enfant au respect de la vie privée).

E’ consapevole del fatto che, nel contesto di una GPA, il miglior interesse del minore non si limiti al rispetto di questi aspetti del suo diritto alla sua vita privata. Comprende altri elementi fondamentali, (qui ne plaident pas nécessairement en faveur de la reconnaissance d’un lien de filiation avec la mère d’intention) che non giocano necessariamente in favore del riconoscimento di una relazione di filiatione con la madre intenzionale, come la protezione contro il rischio di abusi con la GPA e l'opportunità di conoscere le proprie origini".

In considerazione delle conseguenze negative per il diritto alla vita privata del minore e del fatto che l'interesse superiore del minore include anche il riconoscimento giuridico delle persone che hanno la responsabilità di prendersi cura del bambino, di garantirne il soddifacimento dei bisogni e del benessere personale e l'opportunità di vivere e crescere all’interno di in un ambiente stabile, la Corte ritiene che l'impossibilità generale e assoluta di ottenere il riconoscimento del legame tra un bambino nato Un GPA all’estero e la 'madre intenzionale' non sia conciliabile con il miglior interesse del bambino, il che richiede almeno la valutazione caso per caso, di ciascuna situazione nelle circostanze particolari e specifiche che le caratterizzano".

E poi aggiunge:

"Per quanto riguarda il 'caso' Mennesson, la Corte ha ricordato che l'estensione del margine di discrezionalità disponibile per gli Stati varia a seconda delle circostanze. Quindi, specialmente quando – come su questo tema -, non c'è un consenso unanime negli Stati membri del Consiglio d'Europa, e quando il caso solleva delicate questioni morali o etiche, il margine di discrezionalità è ampio. Tuttavia, la Corte ha ricordato che quando - come nella fattispecie in cui si tratta del legame di genitorialità - è in gioco un aspetto particolarmente importante dell'identità di un individuo, il margine lasciato allo Stato è di solito più ristretto.

La Corte ha concluso pertanto che il margine di discrezionalità disponibile per lo Stato debba essere mitigato. Tenuto conto delle esigenze dell'interesse superiore del minore e della riduzione del margine di discrezionalità, la Corte è del parere che, in una situazione come quella per la quale la Corte di Cassazione ha sollevato i propri interrogativi, il diritto al rispetto della vita privata di un bambino nato all'estero con maternità surrogata richieda che la legge nazionale offra la possibilità di riconoscere un rapporto di filiazione tra questo bambino e la madre intenzionale, madre intenzionale che è stata designata nel certificato di nascita legalmente stabilito all'estero come '"madre legale'".

Fermiamoci un attimo su questa prima risposta della CEDU.

Ambigua e in parte contradditoria. In Francia, il riconoscimento nei registri di stato civile dei bambini nati con la pratica dell'utero in affitto all'estero e dei relativi legami filiali resta "il simbolo della frontiera sfumata fra il divieto formale della pratica e l’accettazione indiretta sempre più estesa della stessa surrogata", scrive correttamente il gioanlista Daniele Zappalà su "Avvenire" (si veda: "Utero in affitto, la sentenza ambigua della Corte europea dei diritti umani", "Avvenire", 10 aprile 2019).Infatti, come avete potuto notare, la trascrizione dei bambini allo stato civile si è parzialmente diffusa nella scia di una sentenza europea della stessa Cedu nel 2014, proprio sul caso Mennesson. Lo ammette la stessa Corte di Cassazione francese. "Ma per quanto riguarda le madri - aggiunge Zappalà -, i fori transalpini hanno difeso il principio della 'realtà del parto', ribadito nel 2017 dalla Corte di cassazione, dunque il divieto di trascrivere nei registri la 'madre intenzionale', al di là delle diciture negli atti di nascita stranieri". Faccio inoltre notare due ulteriori aspetti. La CEDU sta affermando che di fatto la pratica dell'utero in affitto sia una sorta di "male minore" se serve perchè un bambino possa avere riconosciuti legalmente padre e madre anche se non sono i genitori biologici. Pazienza se con l' utero in affitto si vadano a ledere "altri elementi fondamentali" - come la stessa CEDU ammette -, quali il "rischio di abusi con la GPA e l'opportunità di conoscere le proprie origini". Il secondo elemento è una domanda (retorica, si intende): se la pratica dell'utero in affitto fosse davvero condannata dall'Unione Europea (come lo è in tantissimi stati membri), per quale motivo dovrebbe essere prevalente un ordinamento giuridico di uno stato estero nel quale essa è legalizzata rispetto all'ordinamento comunitario?

Andiamo avanti e leggiamo le risposte della CEDU alla seconda domanda posta dalla Corte di Cassazione francese.

"Sul secondo punto

È nell'interesse del bambino nato da un GPA praticata all'estero, concepito con i gameti di un terzo donatore, che la durata dell'incertezza in cui il bambino si trova in relazione alla situazione di genitorialità con la 'madre intenzionale' sia la più breve possibile. Tuttavia, non si può da qui dedurne che gli Stati membri siano obbligati a optare per la trascrizione dei certificati di nascita legalmente stabiliti all'estero.

La Corte osserva che non esiste un consenso europeo su questa questione e osserva altresì che l'identità dell'individuo è meno direttamente in gioco quando si tratta dei mezzi da utilizzare per riconoscere la filiazione.

Ritiene pertanto che la scelta dei mezzi per consentire il riconoscimento del vincolo figlio-genitore rientri nel margine di discrezionalità degli Stati membri (le choix des moyens pour permettre la reconnaissance du lien enfants-parents d’intention tombe dans la marge d’appréciation des Etats).

La Corte ritiene inoltre che l'articolo 8 della Convenzione non imponga un obbligo generale agli Stati di riconoscere ab initio un rapporto di filiazione tra il bambino e la madre intenzionale.

Ciò di cui il bambino ha bisogno è che il legame, legalmente stabilito all'estero, possa essere riconosciuto al più tardi quando si è concretizzato.

Non spetta alla Corte, ma alle autorità nazionali valutare, alla luce delle particolari circostanze dei singoli casi, se e quando tale connessione si sia materializzata.

Non si può dedurre dal miglior interesse del bambino che il riconoscimento del rapporto genitore-figlio tra il bambino e la 'madre intenzionale' richieda agli Stati membri di trascrivere il certificato di nascita straniero che designa la madre intenzionale come madre legale.

Altre vie possono essere percorse per rispettare appieno il supremo interesse del minore, compresa l'adozione che, per quanto riguarda il riconoscimento di questo legame, 'produit des effets de même nature que la transcription de l’acte de naissance étranger', produce effetti della stessa natura quali quelli che produrrebbero la trascrizione del certificato di nascita straniero".

È importante, tuttavia, che le modalità previste dalla legislazione nazionale garantiscano l'efficacia e la rapidità della loro attuazione, nel rispetto dell'interesse superiore del minore".

Questa seconda risposta è un capolavoro di abilità politica. In un colpo solo, la Corte di Strasburgo stabilisce che non sia affatto necessario effettuare delle distinzioni in relazione al fatto che il bambino sia stato concepito o meno con i gameti della 'madre intenzionale' nell'intimare agli Stati membri di stabilire un legame di filiazione, con adozione o con qualsiasi altro mezzo, fondandosi unicamente sul fatto compiuto di una surrogata all’estero. Questa posizione ambigua ostacola la realizzazione del divieto di qualsiasi surrogata e fornisce l'escamotage a qualsiasi coppia che ne abbia fruito: basta che la coppia si presententi davanti all'ufficio anagrafico di qualsiasi comune francese con in mano questo parere e lo mette di fronte al fatto compiuto. Che succede a quel punto? Semplice: la coppia diventa a tutti gli effetti padre e madre legali e legittimi sul certificato anagrafico di famiglia dei bimbi nati con la pratica dell'utero in affitto. Non ci vuole un esperto di giurisprudenza internazionale per capirlo. Lo spiega benissimo "Le Monde" nel riportare l'esultanza di vittoria da parte della famiglia Mennesson. "Questo parere della CEDU riconosce che l'interesse superiore del minore deve essere applicato per primo e che il giudice deve assicurarsi che i mezzi per stabilire una doppia filiazione siano efficaci e rapidi", dichiara Dominique Mennesson.

"Nel caso della coppia Mennesson, la battaglia legale sarà ora quello di stabilire un'affiliazione materna, non con l'adozione - che sarebbe completamente grottesca per loro - ma attraverso il possesso di uno status che è stato loro riconosciuto [2018] dall'Alta Corte di Nantes, cioè essere a tutti gli affetti padre e madre", dichiara Patrice Spinosi, avvocato della coppia (si veda "GPA: la CEDH impose l’obligation de reconnaître une filiation avec la mère d’intention", di Solène Cordier, "Le Monde", 10 aprile 2019).

Che cosa chiede - allora - la Corte di Cassazione francese alla CEDU?

"La Corte di cassazione indirizza alla Corte le seguenti domande:

"1. Rifiutandosi di trascrivere nei registri di stato civile il certificato di nascita di un bambino nato all'estero a seguito di maternità surrogata - nel quale viene designata come sua 'madre legale' la 'madre intenzionale' -, nonostante il fatto che la trascrizione dell'atto è stato ammesso in quanto il 'padre intenzionale' corrisponde al padre biologico del bambino, lo Stato va oltre il margine di discrezionalità a sua disposizione, ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali? A tal proposito, è necessario effettuare delle distinzioni in relazione al fatto che il bambino sia stato concepito o meno con i gameti della 'madre intenzionale'?"

"2. In caso di risposta positiva a una delle due domande precedenti, la possibilità per la 'madre intenzionale' di adottare il figlio del coniuge che ne è padre biologico – quale metodo per riconoscerne la genitorialità -, soddisfa i requisiti dell'articolo 8 della Convenzione?".

Leggiamo le risposte della Corte di Strasburgo alle due precise domande poste dalla Corte di Cassazione francese.

"Sul primo punto

"La Corte fa riferimento al principio essenziale secondo cui, ogni volta che è in gioco la situazione di un minore, debba prevalere l'interesse superiore del minore.

Rileva che la mancanza di riconoscimento di una relazione genitore-figlio (lien de filiation) tra un bambino nato attraverso GPA praticata all’estero e la 'madre intenzionale' abbia conseguenze negative su molti aspetti del diritto del bambino al rispetto della sua vita privata (sur plusieurs aspects du droit de l’enfant au respect de la vie privée).

E’ consapevole del fatto che, nel contesto di una GPA, il miglior interesse del minore non si limiti al rispetto di questi aspetti del suo diritto alla sua vita privata.

Comprende altri elementi fondamentali, (qui ne plaident pas nécessairement en faveur de la reconnaissance d’un lien de filiation avec la mère d’intention) che non giocano necessariamente in favore del riconoscimento di una relazione di filiatione con la madre intenzionale, come la protezione contro il rischio di abusi con la GPA e l'opportunità di conoscere le proprie origini".

"In considerazione delle conseguenze negative per il diritto alla vita privata del minore e del fatto che l'interesse superiore del minore include anche il riconoscimento giuridico delle persone che hanno la responsabilità di prendersi cura del bambino, di garantirne il soddifacimento dei bisogni e del benessere personale e l'opportunità di vivere e crescere all’interno di in un ambiente stabile, la Corte ritiene che l'impossibilità generale e assoluta di ottenere il riconoscimento del legame tra un bambino nato Un GPA all’estero e la 'madre intenzionale' non sia conciliabile con il miglior interesse del bambino, il che richiede almeno la valutazione caso per caso, di ciascuna situazione nelle circostanze particolari e specifiche che le caratterizzano".

E poi aggiunge:

"Per quanto riguarda il 'caso' Mennesson, la Corte ha ricordato che l'estensione del margine di discrezionalità disponibile per gli Stati varia a seconda delle circostanze.

Quindi, specialmente quando – come su questo tema -, non c'è un consenso unanime negli Stati membri del Consiglio d'Europa, e quando il caso solleva delicate questioni morali o etiche, il margine di discrezionalità è ampio. Tuttavia, la Corte ha ricordato che quando - come nella fattispecie in cui si tratta del legame di genitorialità - è in gioco un aspetto particolarmente importante dell'identità di un individuo, il margine lasciato allo Stato è di solito più ristretto.

La Corte ha concluso pertanto che il margine di discrezionalità disponibile per lo Stato debba essere mitigato.

Tenuto conto delle esigenze dell'interesse superiore del minore e della riduzione del margine di discrezionalità, la Corte è del parere che, in una situazione come quella per la quale la Corte di Cassazione ha sollevato i propri interrogativi, il diritto al rispetto della vita privata di un bambino nato all'estero con maternità surrogata richieda che la legge nazionale offra la possibilità di riconoscere un rapporto di filiazione tra questo bambino e la madre intenzionale, madre intenzionale che è stata designata nel certificato di nascita legalmente stabilito all'estero come 'madre legale'".

Fermiamoci un attimo su questa prima risposta della CEDU.

Ambigua e in parte contradditoria.

In Francia, il riconoscimento nei registri di stato civile dei bambini nati con la pratica dell'utero in affitto all'estero e dei relativi legami filiali resta "il simbolo della frontiera sfumata fra il divieto formale della pratica e l’accettazione indiretta sempre più estesa della stessa surrogata", scrive correttamente il giornalista Daniele Zappalà su "Avvenire" (si veda: "Utero in affitto, la sentenza ambigua della Corte europea dei diritti umani", "Avvenire", 10 aprile 2019).

Infatti, come avete potuto notare, la trascrizione dei bambini allo stato civile si è parzialmente diffusa nella scia di una sentenza europea della stessa Cedu nel 2014, proprio sul caso Mennesson.

Lo ammette la stessa Corte di Cassazione francese.

"Ma per quanto riguarda le madri - aggiunge Zappalà -, i fori transalpini hanno difeso il principio della 'realtà del parto', ribadito nel 2017 dalla Corte di cassazione, dunque il divieto di trascrivere nei registri la 'madre intenzionale', al di là delle diciture negli atti di nascita stranieri".

Faccio inoltre notare due ulteriori aspetti.

La CEDU sta affermando che di fatto la pratica dell'utero in affitto sia una sorta di "male minore", se serve perchè un bambino possa avere riconosciuti legalmente padre e madre anche se non sono i genitori biologici.

Pazienza se con l' utero in affitto si vadano a ledere "altri elementi fondamentali" - come la stessa CEDU ammette -, quali il "rischio di abusi con la GPA e l'opportunità di conoscere le proprie origini".

Il secondo elemento è una domanda (retorica, si intende): se la pratica dell'utero in affitto fosse davvero condannata dall'Unione Europea (come lo è in tantissimi stati membri), per quale motivo dovrebbe essere prevalente un ordinamento giuridico di uno stato estero nel quale essa è legalizzata rispetto all'ordinamento comunitario?

Andiamo avanti e leggiamo le risposte della CEDU alla seconda domanda posta dalla Corte di Cassazione francese.

"Sul secondo punto

"È nell'interesse del bambino nato da un GPA praticata all'estero, concepito con i gameti di un terzo donatore, che la durata dell'incertezza in cui il bambino si trova in relazione alla situazione di genitorialità con la 'madre intenzionale' sia la più breve possibile.

Tuttavia, non si può da qui dedurne che gli Stati membri siano obbligati a optare per la trascrizione dei certificati di nascita legalmente stabiliti all'estero.

La Corte osserva che non esiste un consenso europeo su questa questione e osserva altresì che l'identità dell'individuo è meno direttamente in gioco quando si tratta dei mezzi da utilizzare per riconoscere la filiazione.

Ritiene pertanto che la scelta dei mezzi per consentire il riconoscimento del vincolo figlio-genitore rientri nel margine di discrezionalità degli Stati membri (le choix des moyens pour permettre la reconnaissance du lien enfants-parents d’intention tombe dans la marge d’appréciation des Etats).

La Corte ritiene inoltre che l'articolo 8 della Convenzione non imponga un obbligo generale agli Stati di riconoscere ab initio un rapporto di filiazione tra il bambino e la madre intenzionale.

Ciò di cui il bambino ha bisogno è che il legame, legalmente stabilito all'estero, possa essere riconosciuto al più tardi quando si è concretizzato.

Non spetta alla Corte, ma alle autorità nazionali valutare, alla luce delle particolari circostanze dei singoli casi, se e quando tale connessione si sia materializzata.

Non si può dedurre dal miglior interesse del bambino che il riconoscimento del rapporto genitore-figlio tra il bambino e la 'madre intenzionale' richieda agli Stati membri di trascrivere il certificato di nascita straniero che designa la madre intenzionale come madre legale.

Altre vie possono essere percorse per rispettare appieno il supremo interesse del minore, compresa l'adozione che, per quanto riguarda il riconoscimento di questo legame, 'produit des effets de même nature que la transcription de l’acte de naissance étranger', produce effetti della stessa natura quali quelli che produrrebbero la trascrizione del certificato di nascita straniero.

È importante, tuttavia, che le modalità previste dalla legislazione nazionale garantiscano l'efficacia e la rapidità della loro attuazione, nel rispetto dell'interesse superiore del minore".

Questa seconda risposta è un capolavoro di abilità politica.

In un colpo solo, la Corte di Strasburgo stabilisce che non sia affatto necessario effettuare delle distinzioni in relazione al fatto che il bambino sia stato concepito o meno con i gameti della 'madre intenzionale' nell'intimare agli Stati membri di stabilire un legame di filiazione, con adozione o con qualsiasi altro mezzo, fondandosi unicamente sul fatto compiuto di una surrogata all’estero.

Questa posizione ambigua ostacola la realizzazione del divieto di qualsiasi surrogata e fornisce l'escamotage a qualsiasi coppia che ne abbia fruito: basta che la coppia si presententi davanti all'ufficio anagrafico di qualsiasi comune francese con in mano questo parere e lo mette di fronte al fatto compiuto.

Che succede a quel punto?

Semplice: la coppia diventa a tutti gli effetti padre e madre legali e legittimi sul certificato anagrafico di famiglia dei bimbi nati con la pratica dell'utero in affitto.

Non ci vuole un esperto di giurisprudenza internazionale per capirlo.

Lo spiega benissimo "Le Monde" nel riportare l'esultanza di vittoria da parte della famiglia Mennesson.

"Questo parere della CEDU riconosce che l'interesse superiore del minore deve essere applicato per primo e che il giudice deve assicurarsi che i mezzi per stabilire una doppia filiazione siano efficaci e rapidi", dichiara Dominique Mennesson.

"Nel caso della coppia Mennesson, la battaglia legale sarà ora quello di stabilire un'affiliazione materna, non con l'adozione - che sarebbe completamente grottesca per loro - ma attraverso il possesso di uno status che è stato loro riconosciuto [2018] dall'Alta Corte di Nantes, cioè essere a tutti gli affetti padre e madre", dichiara Patrice Spinosi, avvocato della coppia (si veda "GPA: la CEDH impose l’obligation de reconnaître une filiation avec la mère d’intention", di Solène Cordier, "Le Monde", 10 aprile 2019).

L'escamotage fornito dalla CEDU è quello di continuare a giocare su ricorsi giuridici sia a livello di stato membro che ricorrendo di nuovo alla CEDU.

Mi si permetta un'ultimo interrogativo (sempre retorico).

Premessa.

L'adozione rende a tutti gli effetti padre e madre legali la coppia che - risultata idonea, secondo le modalità stabilite da ogni stato membro dell'UE - giunga al termine di un lunghissimo iter burocratico di azione di un minore. Diventano padre e madre, indipendentemente dallo status biologico del legame genitoriale.

Mi spiegate - dunque - come si può chiudere gli occhi e sostenere che il ricorso ad altre vie, come l'adozione, possa essere equiparabile al ricorso alla pratica dell'utero in affitto?

Perchè questo sostiene la CEDU:

"Altre vie possono essere percorse per rispettare appieno il supremo interesse del minore, compresa l'adozione che, per quanto riguarda il riconoscimento di questo legame, 'produit des effets de même nature que la transcription de l’acte de naissance étranger', produce effetti della stessa natura quali quelli che produrrebbero la trascrizione del certificato di nascita straniero".

Allora ha pienamente ragione Nichi Vendola nello spottone sull'utero in affitto fornitogli da "La7" in due recenti interviste Tv, una a "Piazza Pulita" di Formigli e una a "L'Aria che tira" di Myrta Merlino.

In un articolo a firma dello stesso Formigli apparso su "Elle" in data 04 aprile 2019 dal titolo "Tobia figlio dell'amore", testuali parole:

"Raramente mi è capitato di ricevere reazioni più forti che dopo aver intervistato Nichi Vendola sulla sua paternità, giovedì scorso a Piazzapulita - scrive Formigli -.

Si era alla vigilia del Congresso internazionale sulla famiglia di Verona e Nichi, assente da molto tempo dalla scena politica, ha accettato il mio invito per raccontare la sua vicenda personale.

Sposato con Ed, è diventato padre attraverso la gestazione per altri: una donna ha donato l’ovulo da fecondare, un’altra ha tenuto il feto in grembo.

Così è nato Tobia, con due mamme (americane) e due papà, all’incrocio fra natura, tecnologia e desiderio".

"Vendola ha spiegato di aver accettato la gestazione per altri a patto che le due donne continuassero a vedere il bambino. Tobia, appena sarà un po’ cresciuto, conoscerà tutto di loro.

Ho chiesto a Nichi cosa pensasse dell’espressione 'utero in affitto', mi ha risposto che lui e suo marito non hanno affittato un utero ma costruito una relazione con due donne con le quali si scambiano foto, videochiamate e presto anche visite.

Che cosa pensa, ho insistito, del fatto che molti, anche nella sinistra laica alla quale lui appartiene, sono contrari alla gestazione per altri (Gpa) per il suo spirito mercantile, per il fatto di prevedere uno scambio di denaro?

La sua risposta è una domanda: 'Perché si parla dello scambio di soldi nelle Gpa e non nelle adozioni internazionali quando si acquistano bambini dalle famiglie dei Paesi più poveri?'.

La ragione per Nichi è semplice: perché nelle Gpa sono coinvolti quei gay che si vuole ancora discriminare".

Se fossi una associazione che si occupa di adozioni internazionali o una famiglia che dopo lunghe trafile burocratiche e spendendo di tasca propria decine di migliaia di euro giunge finalmente ad adottare un bambino, non avrei alcuna remora a denunciare Nichi Vendola per diffamazione.

Non è accettabile, no, paragonare l'utero in affitto con l'adozione internazionale: è un insulto, oltre che una volgare menzogna.

E' la stessa ratio utilizzata dalla CEDU.

Chiunque abbia anche una semplice infarinatura di che cosa sia una adozione (nazionale od internazionale, non sposta la questio), sa benissimo che trattasi - questa sì- di un atto d'amore e di un dono nei confronti di minori che non hanno i propri genitori.

Che c'azzecca l'utero in affitto con l'adozione?

C'azzecca, se si vuole a tutti i costi sdoganare la pratica dell'utero in affitto come una pratica tutto sommato accettabile.

Condividi
Posted in #Politica #uteroaffitto

Nichi Vendola: mente sapendo di mentire

Condividi

Nichi Vendola: mente sapendo di mentire

di Davide Vairani

Nichi Vendola, giacca e cravatta, non brandisce cartelli e non incita con slogan, parla con pacatezza.

Sotto i riflettori degli studi di La7, rilascia due interviste, a breve distanza l'una dall'altra e tra loro collegate: da Corrado Formigli - una ventina di minuti - per “Piazza Pulita”, puntata del 28 marzo 2019: da Myrta Merlino, poco più di sei minuti, "Aria che Tira", puntata del 03 aprile 2019.

Le date non sono scelte a caso. Il 28 marzo si stava per girare il ciak di “quell’adunanza di spettri, pomposi come i restauratori dell’ancien regime del Congresso di Vienna del 1815” – come affettuosamente definito il Congresso mondiale delle famiglie di Verona da Michele Santoro.

Da un punto di vista mediatico, Vendola buca molto di più delle contro-manifestazioni veronesi del "love is love" pensiero.

Le piazze non hanno l'obiettivo di convincere qualche dubbioso, ma di confermare una identità per chi i dubbi non se li pone. Sia per chi vi partecipa che per chi le osserva da spettatore non rappresentano altro che occupare uno spazio pubblico, sul piano fisico e culturale. Un po' come per i cani - mi si perdoni il paragone - che per affermare il proprio dominio territoriale urinano attorno al perimetro che ritengono di loro proprietà.

Nichi Vendola - giacca e cravatta - non ha ospiti a fargli da contro altare e la sua narrazione di fronte a giornalisti più o meno compiacenti si fa persuasiva. E - dunque - per questo più efficace.

"Utero in affitto è un’espressione molto violenta".

E spiega: "Il mio compagno ed io non abbiamo affittato un utero, abbiamo costruito una relazione con due donne e una di loro ha portato nel proprio grembo Tobia. Le nostre famiglie sono intrecciate e andremo a trovarle presto in California".

Rafforza il concetto dalla Merlino: "La mia famiglia è molto tradizionale. Perché siamo una minaccia?".

"Famiglia è una parola che va declinata al plurale - spiega da Formigli - . Ci sono moltissime famiglie, la Famiglia con la maiuscola, con tutta la sua retorica e il suo mito, è un’invenzione. Ogni famiglia è una storia a parte. Ciò che conta è la qualità dell’investimento di amore, la capacità di crescere, proteggere, accudire, un bambino, di non considerarlo un oggetto".

"Salvini interpreta la parte di un radicalismo di destra, che ha come obiettivo polemico i gay, le donne, i diritti di libertà, cioè l’autodeterminazione degli individui. Salvini, per motivi di investimento culturale, costruisce questo tipo di campagna. Accanto a lui ci sono persone che ci credono come Lorenzo Fontana, devoto di quel clericalismo che immagina un Dio servo della Chiesa, e non il contrario".

"Il ministro Fontana dice che non esistono le famiglie arcobaleno - riprende Vendola da Formigli -. La mia famiglia esiste. Tobia è un bambino sereno e da qualche mese sono padre anche legalmente.

Io mi alzo ogni mattina e faccio colazione con mio figlio, lo accompagno a scuola e lo vado a prendere. Giriamo per le strade, siamo accolti in generale con affetto. Siamo una famiglia e mio figlio è sereno.

Da qualche mese sono anche suo padre legalmente, c’è stata un’istruttoria durata quasi un anno. Sono venuti gli assistenti sociali, dovevano interrogare me e Ed per farci avere la custodia legale. Alla fine si sono anche scusati con noi. Dicono che entrano in famiglie a prima vista 'tradizionali' ma che girano intorno alla violenza, al degrado. Questo perché la famiglia tradizionale è una menzogna, una bugia".

Ad "Aria che tira", Vendola riprende la questio utero in affitto. Parla di "donatrice" di ovulo. Nessun  riferimento alla salute delle due donne che per condurre l'impresa sono state bombardate di ormoni. Rifiuta l'espressione "violenta" utero in affitto: quelle donne vogliono bene a Tobia.

Alla domanda di Myrta Merlino: "Ma perché l'hanno fatto?" la risposta non è "perché avevano bisogno di soldi", ma "perché Britney e Charlene avevano un desiderio di dono".

La "donatrice era curiosissima di fare questa esperienza",  mentre la gestante è una che "ama partorire, è un genio del partorire" (giuro, ha detto proprio così!).

L'esponente di "Sinistra Italiana" aggiunge anche: "Avrei adottato, se la legge lo consentisse ai genitori omosessuali".

E infine l'attacco al Congresso della famiglia di Verona: "A Verona sarà il raduno dei bulli di tutto il mondo, e la presenza più grave è il ministro dell’Istruzione. Nelle scuole va contrastato il fenomeno del bullismo, e il bullismo omofobico è una questione seria.

Tra le principali cause di suicidio tra gli adolescenti c’è la paura dello stigma legato alla diversità. Bullismo e omofobia nella scuola sono un problema serio, e siccome questo sarà un raduno di bulli da tutto il mondo, perché sono dei bulli quelli che andranno a Verona a parlare di famiglia tradizionale.

Verranno personalità nei cui Paesi vige il carcere, la tortura, in cui si teorizza la legittimità della pena di morte per i gay.

Credo sia molto grave. Credo che il Governo, in questo caso, stia raccontando di un occidente che vuole liberarsi di quello che aveva promesso, della democrazia liberale, sulla difesa e sulla tutela intransigente della libertà di ognuno. Il rischio è proprio quello di arretrare".

La storia della relazione tra Vendola ed Ed Testa è diventata cosa pubblica per scelta dello stesso Nichi Vendola. Ha deciso lui di rendere mediatico ogni passaggio ed ogni scelta, momenti di tenerezza con il piccolo Tobia, foto ed immagini curate e scelte per mostrare una famiglia, una famiglia come tante, una famiglia con un figlio che come tante vive, soffre e gioisce e che come tante altre chiede solamente di essere rispettata.

Nichi sceglie "Vanity Fair" e "Chi" per annunciarne i momenti decisivi, cioè quotidiani e settimanali popolari e di gossip, per poi approfondire dal vivo con apparizioni mirate in studi televisivi.

E' noto ai più - dunque - che Vendola e il suo compagno si siano rivolti all’Agenzia "Extraordinary Conceptions" di Sacramento in California per affittare un utero.

E' noto che l'atto di nascita del piccolo Tobia (il cui padre biologico è solo ed esclusivamente Ed Testa) sia stato compilato all'anagrafe californiana, dove "la legge consente di scrivere quello che vuoi" (parole testuali di Vendola in una intervista a "Vanity Fair").

"In questo modo - spiegava Vendola a "Vanity Fair" - Tobia è più tutelato e non solo perché Ed è canadese e italiano e dunque assicura a Tobia altri due passaporti". Il cognome? "È Testa e non Vendola".

E' noto che il tribunale dei minori di Roma nel 2018 abbia accettato l’istanza di stepchild adoption presentata da Nichi Vendola nei confronti del figlio biologico del compagno Ed e che Tobia sia stato ufficialmente riconosciuto dall’anagrafe capitolina con il cognome "Testa Vendola", come rivelato dallo stesso Vendola in un’intervista rilasciata al settimanale "Chi".

“Tobia è sempre stato mio figlio, ma il tribunale di Roma mi ha riconosciuto l’adottabilità e quindi da ora in poi porterà anche il mio cognome. Per me e il mio compagno è innanzitutto una grande gioia. Poi, certo, è anche una battaglia vinta. Le polemiche sono state frutto di ignoranza, di superficialità, di volgarità. Viviamo nell’epoca degli odiatori seriali. Che cosa diremo a Tobia quando sarà grande? In realtà lui conosce sia la donna che ci ha donato l’ovulo sia la donna che lo ha portato in grembo. Ci scambiamo foto, video e telefonate. Mio figlio saprà tutta la verità su come è venuto al mondo“, dichiarava Vendola in quell'intervista.

Se siete giunti fino a qui, significa che avete letto ciò che ho scritto sinora e che potete rivedere e riascoltare direttamente dalle parole di Nichi Vendola nelle due interviste che ho citato: non ho inventato, truccato o modificato nulla.

Vendola racconta un mucchio di menzogne sapendo benissimo di mentire.

Personalmente, non mi importa un fico secco del fatto che Vendola sia gay, che abbia un compagno, che vivano sereni e felici la loro relazione. Così come non mi importa replicare in merito ai suoi personali giudizi su Salvini, Fontana, il Congresso di Verona: libero di pensare ciò che crede. Ma a tutto c'è un limite e in queste due interviste Vendola vi è andato molto oltre, anche se in pochissimi lo hanno sottolineato (questo è ciò che preoccupa).

Se non fosse stato per due donne attente e coraggiose, probabilmente non me ne sarei reso conto neppure io.

Monica Ricci Sargentini, giornalista del "Corriere della Sera" e Marina Terragni, giornalista e scrittrice, che subito hanno notato la scelta di Formigli di non fare a Vendola l'unica vera domanda che da giornalista avrebbe dovuto fargli, quanto meno sul piano deontologico: "quanto vi è costata la pratica dell'utero in affitto?".

"L’intervista a Nichi Vendola andata in onda su La7 giovedì 28 marzo ha veicolato ancora una volta l’idea che l’utero in affitto possa essere una pratica gratuita e solidale, una bella storia di amore relazionale" - scrivono in una petizione dal titolo "Piazza Pulita dica la verità sull'utero in affitto" lanciata online con il supporto della rete "Stop Surrogacy Now" -. Eppure è noto che Vendola e il suo compagno per avere Tobia si sono rivolti all’agenzia Extraordinary Conceptions di Sacramento dove i prezzi variano tra i 130mila e i 160mila dollari.

E’ anche un fatto che le madri surrogate firmano dei contratti in cui abdicano al diritto di decidere del proprio corpo e non possono mai cambiare idea. Viene del tutto omesso che nel mondo milioni di donne e femministe si battono per la messa al bando della maternità surrogata e che la Gpa è permessa solo 18 paesi su 206.

Chiediamo, dunque, a Piazza Pulita di fare chiarezza con una puntata che dia voce anche alle voci contrarie, madri surrogate pentite comprese".

Firmato:

  • Jennifer Lahl, Stop Surrogacy Now USA
    Monica Ricci Sargentini,Rete Italiana contro l’utero in affitto
    Marina Terragni, RUA (Resistenza all’utero in affitto)

Ovviamente, non solo Formigli non fornisce alcuna risposta, ma risponde a distanza (senza citarle) con un articolo a sua firma apparso su "Elle" in data 04 aprile 2019 dal titolo:"Tobia figlio dell'amore".

Non so se sia più menzognera e vigliacca l'intervista di Vendola o questa "replica" di Formigli.

"Raramente mi è capitato di ricevere reazioni più forti che dopo aver intervistato Nichi Vendola sulla sua paternità, giovedì scorso a Piazzapulita - scrive Formigli -. Si era alla vigilia del Congresso internazionale sulla famiglia di Verona e Nichi, assente da molto tempo dalla scena politica, ha accettato il mio invito per raccontare la sua vicenda personale. Sposato con Ed, è diventato padre attraverso la gestazione per altri: una donna ha donato l’ovulo da fecondare, un’altra ha tenuto il feto in grembo. Così è nato Tobia, con due mamme (americane) e due papà, all’incrocio fra natura, tecnologia e desiderio".

"Vendola ha spiegato di aver accettato la gestazione per altri a patto che le due donne continuassero a vedere il bambino. Tobia, appena sarà un po’ cresciuto, conoscerà tutto di loro.

Ho chiesto a Nichi cosa pensasse dell’espressione 'utero in affitto', mi ha risposto che lui e suo marito non hanno affittato un utero ma costruito una relazione con due donne con le quali si scambiano foto, videochiamate e presto anche visite.

Che cosa pensa, ho insistito, del fatto che molti, anche nella sinistra laica alla quale lui appartiene, sono contrari alla gestazione per altri (Gpa) per il suo spirito mercantile, per il fatto di prevedere uno scambio di denaro?

La sua risposta è una domanda: 'Perché si parla dello scambio di soldi nelle Gpa e non nelle adozioni internazionali quando si acquistano bambini dalle famiglie dei Paesi più poveri?'.

La ragione per Nichi è semplice: perché nelle Gpa sono coinvolti quei gay che si vuole ancora discriminare".

Una balla così non si può dire.

Se fossi una associazione che si occupa di adozioni internazionali o una famiglia che dopo lunghe trafile burocratiche e spendendo di tasca propria decine di migliaia di euro giunge finalmente ad adottare un bambino non avrei alcuna remora a denunciare Nichi Vendola per diffamazione.

Non è accettabile, no, paragonare l'utero in affitto con l'adozione internazionale: è un insulto oltre che una volgare menzogna che non merita neppure di sprecare una sillaba per spiegarne le differenze sostanziali.

"Per quest’intervista, vi dicevo all’inizio, ho ricevuto reazioni forti - prosegue Formigli -. C’è chi applaude la paternità conquistata, chi si scandalizza e avrebbe voluto ascoltare posizioni diverse. Ci sta. A me resta, nella settimana che ha visto marciare a Verona dietro il simulacro della famiglia tradizionale una destra nostalgica ('Dio, Patria e Famiglia!', scandiva Giorgia Meloni dal palco), la sensazione che Vendola abbia conosciuto con Tobia la felicità senza recar danno ad altri. Dando alla luce con due donne un bambino che non sarebbe altrimenti nato. Il dibattito resta aperto. E l’Italia, con i suoi giornali e le sue tv, un Paese ancora libero di ospitare opinioni diverse".

Il settimanale "Oggi" ricostruiva dettaglio - in un articolo del 2016 - i passaggi, i costi e le procedure legali per avere un figlio da madre surrogata nell’agenzia californiana "Extraordinary Conceptions" a cui si sono rivolti l’ex governatore della Puglia Nichi Vendola e il suo compagno Eddy Testa.

Partendo dall’iscrizione al sito, l’articolo descrive e illustra i cataloghi on line delle 2.090 ragazze donatrici di ovuli e delle 280 portatrici del feto, radiografate in ogni minimo dettaglio fisico ed esistenziale, attraverso dati anagrafici, tratti e caratteristiche fisiche, approfondimenti su storia familiare e condizioni di salute, interviste su studi, impiego, abitudini, religione, interessi, passioni ed eventuali vizi, per finire con un album fotografico dall’infanzia all’età adulta.

Partendo da un preventivo di 140 mila dollari per un parto singolo, "Oggi" scompone il costo di un figlio da madre surrogata in tutte le voci più importanti.

Come hanno fatto Nichi Vendola e il compagno, gli aspiranti genitori devono aprire un conto fiduciario presso un istituto finanziario americano, per sostenere via via i costi della creazione dell’embrione e del suo impianto nell’utero della madre surrogata, i compensi alla donatrice e alla portatrice, le spese legali e il rilascio del passaporto americano per il neonato.

Per la fase iniziale di espianto dell’ovulo, donazione del seme dell’aspirante genitore e creazione dell’embrione si spendono circa 25 mila dollari, suddivisi tra diritti di agenzia (6.250), spese legali (1.750), assicurazioni mediche, spese di viaggio e compenso della donatrice, in media sui 10 mila dollari.

Il conto si fa più salato nella fase di impianto dell’embrione, gestazione e parto.

Prima occorrono 5.000 dollari per gli esami clinici più 1.500 per i test di idoneità psicologica della portatrice e degli aspiranti genitori.  Poi si passa a 25 mila dollari per diritti d’agenzia, indennità mediche e consultazioni psicologiche. Terza fase: 35 mila dollari di compenso che sarà versato alla portatrice in 10 rate mensili.

L’ultimo esborso, di 40 mila dollari, serve metà per le spese mediche e pratiche legali di costituzione del legame parentale e metà a titolo di indennizzo della madre surrogata per eventuali assenze dal lavoro, premi assicurativi, rimborsi, spese di baby sitter e di guardaroba pre-maman.

Le cifre sono frutto di una stima e possono variare anche a seconda dello stato di residenza della madre surrogata.

“Le eresie consistono sempre nell'indebita concentrazione su di una singola verità, o mezza verità. È pertanto giusto insistere sulla onniscienza di Dio, ma è un'eresia insistervi, come fece Calvino a scapito dell'Amore divino; è giusto desiderare una vita semplice, ma è un'eresia desiderarla a costo di rinnegare la benevolenza e le buone maniere”, scriveva Gilbert Keith Chesterton in "La Nonna del Drago ed altre serissime storie - L'Uomo Comune".

L'eresia per G.K. è  una verità che trascura le altre verità, e perciò non è mai una verità "intera", completa, quindi alla fine è una "mezza verità", cioè non è la verità.

"La verità intera è in genere alleata della virtù, una mezza verità è sempre alleata di un vizio", aggiunge in "Illustrated London News" del 1910.

In altre parole, la verità "vera", cioè quella intera e comprensiva del tutto, va a braccetto con la virtù, mentre la mezza verità genera solo vizi, cioè fonti ulteriori di peccato.

E infatti "la menzogna non è mai tanto falsa come quando si avvicina molto alla verità. È quando la pugnalata sfiora il nervo delle verità che la coscienza cristiana urla di dolore", come scrive in "San Tommaso d'Aquino".

Per Chesterton,  la dottrina e la virtù non possono che andare a braccetto, altrimenti la virtù non può fiorire. La virtù fuori della verità è impossibile.

Che ci sia amore ed affetto tra Vendola e il suo compagno, che ci sia affetto ed amore verso il piccolo Tobia, che esistano quelle che lui definisce "famiglie arcobaleno" sono verità, nel senso che corrispondono al vero della sfera dei fatti, dei sentimenti e delle emozioni. Che non esista la famiglia come concetto, ma esistono le famiglie è altra verità. Che ci siano tante famiglie nelle quali si consumano violenze ed orrori è altro elemento di verità.

Spacciare l'utero in affitto per una relazione di dono, spacciare come normale comprare un bambino come è normale una adozione internazionale sono entrambe delle bestemmie. Spacciare una relazione di coppia dello stesso sesso con al proprio interno un bambino figlio biologico senza una madre o un padre per famiglia è una menzogna.

"Sono nato in un tempo in bianco e nero, in cui avevo paura di essere l’unico al mondo. In cui scoprivo la frase che Oscar Wilde aveva usato per descrivere la propria omosessualità: 'l’amore che non osa pronunciare il proprio nome' - dice Vendola in un passaggio dell'intervista a Formigli -. Poi proprio 50 anni fa, in una via di New York, in un bar che si chiamava Stonewall, l’ennesima aggressione della polizia scatenò una battaglia da parte della comunità LGBT.

Dice il poeta Allen Ginsberg, che non si sa chi vinse e chi perse, ma sa che rimase ucciso lo sguardo ferito dei gay.

Da quel momento ogni gay nel mondo imparò a rifiutare il vittimismo, e nacque l’espressione Pride, Orgoglio, cioè volersi nominare, io non mi posso vergognare dell’amore che ho, e voglio nominarlo.

A quel tempi quelli come me erano una minaccia perché non potevano fare figli, ora invece sono una minaccia perché un figlio l’ho fatto.

È ironico vero? I guardiani della morale, che sono poi tutti sepolcri imbiancati, non cambiano mai".

Non esiste il diritto ad avere un figlio: esiste il diritto del bambino ad avere un papà ed una mamma che lo hanno generato per un atto d'amore.

Condividi
Posted in #uteroaffitto

L’utero in affitto e i bambini in regalo

Condividi

L’utero in affitto e i bambini in regalo

"Di questa vicenda, mi colpisce un fatto. L’espressione 'utero in affitto' non compare mai. Perché? 'Utero in affitto' non è un’espressione neutrale. E’ trasparente. Dice ciò che accade. Ma affittare la pancia di una donna è disturbante. Impone un’immediata domanda morale.

Sempre più spesso, l’espressione 'utero in affitto' viene così censurata. La sostituisce un acronimo: 'Gpa', Gestazione per altri. Un acronimo non vuole dire nulla, in sè. Non disturba. Non offende. La 'Gpa', sul momento, pare una procedura come un’altra, tra le tante della procreazione assistita. E invece 'Gpa' è una parola trabocchetto. Se dico 'Gpa', focalizzo l’attenzione sul bambino. Spengo i riflettori sul modo in cui questo bambino è venuto al mondo. E io non credo che sia corretto trattare l’utero in affitto come una delle tante modalità che la scienza ci fornisce per procreare.

Non credo che sia corretto dire che questi bambini nascono 'grazie all’aiuto di una donna o di due donne'. L’utero in affitto è qualcosa di differente. E’ una rivoluzione morale. Stabilisce che in nome di un generico 'amore' (da dare e da ricevere da un figlio non adottivo) si possano sfruttare le donne. Trattarle come tessere di un puzzle. Il cui risultato finale è un neonato. Un bambino è un oggetto? E dunque si può regalarlo?"

Antonella Boralevi

Lato Boralevi - Il versante emotivo dell’attualità
"La Stampa", 13 marzo 2019



Condividi
Posted in #uteroaffitto

“Odiatore seriale” sarà chi affitta gli uteri

Condividi

“Odiatore seriale” sarà chi affitta gli uteri

di Davide Vairani, #LaCroce quotidiano, 06 dicembre 2018

"Tobia è sempre stato mio figlio, ma il tribunale di Roma mi ha riconosciuto l'adottabilità e quindi da ora in poi porterà anche il mio cognome", spiega raggiante, in un'intervista esclusiva a "Chi" in edicola da mercoledì 5 dicembre, Nichi Vendola, che tre anni fa scelse di avere un figlio insieme al suo compagno Ed Testa mediante la gestazione per altri in California.

"Il tribunale di Roma mi ha riconosciuto l'adottabilità, per me e il mio compagno è una grande gioia e una battaglia vinta" - ha aggiunto l'ex presidente della Regione Puglia.

Già, una "battaglia vinta".

Il problema è capire chi ha vinto la battaglia e - soprattutto - chi sono i vinti e gli sconfitti.

Ne scrive Cristiano Puglisi sul suo Blog in un pezzo dal titolo: "L’utero in affitto è schiavismo. Nonostante Vendola e tribunali".

“Le polemiche sono state frutto di ignoranza, di superficialità, di volgarità. Viviamo nell’epoca degli odiatori seriali”.

Così Nichi Vendola ha liquidato le critiche ricevute sulla pratica dellutero in affitto, utilizzata per concepire il figlio Tobia, la cui adozione è stata recentemente confermata all’ex governatore pugliese, gay dichiarato, e al suo compagno, da una sentenza del Tribunale di Roma.

La notizia arriva qualche giorno dopo la decisione del Tribunale di Milano, che ha imposto al Comune capoluogo lombardo di registrare l’atto di nascita dei figli di una coppia gay, fatti nascere negli USA proprio con maternità surrogata, nonostante ciascuno avesse solo il 50% del patrimonio genetico di uno dei due padri.

L’ufficiale preposto dal Comune si era infatti rifiutato di trascrivere l’atto, perché contrario all’ordine pubblico, ossia contrario ai principi costitutivi del diritto italiano, che (fortunatamente) non riconosce questa pratica.

Insomma, poche storie, se ci sono di mezzo i capricci del “progresso”, i principi costituzionali possono anche andare a quel paese.

E, mai come in questo caso, l’evoluzione giuridica procede di pari passo con l’evoluzione sociale e culturale, ossia entrambe nel solco di quella che potremmo chiamare “antropologia liberal-capitalista”.

Perché, come ha spiegato anche ieri in un’intervista al quotidiano cattolico Avvenire la studiosa indiana Sheela Saravanan, di fondo c’è uno sfruttamento del corpo femminile che non ha differenze con lo sfruttamento dei lavoratori sottopagati nei Paesi in via di sviluppo (ma, ormai, anche in quelli sviluppati…).

Già, perché la GPA (Gestazione per altri), nonostante le dichiarazioni tutte fiori e amore di Vendola, non ha nulla a che vedere con l’emancipazione.

Anzi. Un interessante saggio in materia, pubblicato dalle edizioni rEvoluzione e proprio dal titolo “Utero in affitto”, è stato scritto da Enrica Perucchietti, già giornalista televisiva, scrittrice e saggista torinese con all’attivo diverse pubblicazioni e docente presso la Libera Università Italiana degli Studi Esoterici “Achille D’Angelo – Giacomo Catinella“, dipartimento dell’UniMoscow Imperial Academy of Russia – Saint Nicolas Moscow University.

“Si tratta – spiega la Perucchietti – di una pratica classista riservata solo ai ricchi.

Il commercio dei bambini è un mercato in costante crescita che nonostante le restrizioni (o proibizioni) vigenti in molti Paesi frutta miliardi di dollari l’anno a livello internazionale.

Affittare una madre surrogante ha ovviamente costi diversi a seconda del luogo: fino a 150 mila dollari negli USA, alcune decine di migliaia di euro nell’Est Europa, un prezzo che si riduce man mano che ci si sposta negli Stati asiatici del cosiddetto Secondo Mondo.

Qua le donne firmano contratti tra le parti che non prevedono nessun supporto medico o economico in caso di malori post parto e vengono spinte a parti cesarei per non mettere a rischio la nascita dei bambini. In alcuni casi vengono sottoposte a trattamenti ormonali pericolosi per la salute, con l’obiettivo di aumentare la percentuale di successo del concepimento.

Si sfrutta cioè il corpo di una donna per ottenere il massimo profitto, proprio come nell’industria.

Perché è esattamente questo: una fabbrica fordiana di bambini”.

E, infatti, sono paradossalmente proprio i Paesi più poveri o con larghi strati di popolazione in situazioni di indigenza, come anche l’India, a varare leggi per tutelarsi.

“Questi Paesi – prosegue l’autrice – stanno finalmente emanando leggi per proteggere le proprie donne dallo sfruttamento.

Dietro questo mercato globale si nascondono spesso tragedie umane, morti, abbandoni, condizioni di vita devastanti che non vengono rese note.

In Oriente il servizio costa molto meno perché le madri surroganti non hanno una copertura sanitaria e rischiano persino la vita (ma questo è un problema collaterale per chi “compra” un bambino se si può risparmiare).

In India, per esempio, lo sfruttamento delle donne ha raggiunto una dimensione di schiavismo ‘coloniale’ che frutta un giro d’affari in costante aumento stimato intorno ai 400 milioni di dollari all’anno.

Sempre più occidentali affittano l’utero di donne indiane e fanno ricorso a ‘cliniche-fabbriche’.

Ogni anno vengono reclutate giovani ‘volontarie’ senza alcuna tutela medica nelle aree più povere producendo così più di 1.500 bambini l’anno con ovuli impiantati. Il governo indiano aveva già iniziato a regolamentare il mercato della GPA: nel 2013 aveva vietato il reclutamento selvaggio delle volontarie da parte di scout che agivano indisturbati al soldo delle cliniche private.

Si è cercato anche di limitare il fenomeno delle madri surroganti ‘seriali’ che si sottopongono cioè a gestazioni per conto terzi a scadenza regolare.

Il problema è che ora le cliniche si stanno trasferendo nella vicina Cambogia dove non esiste ancora una legge specifica.

Si dovrebbe sensibilizzare l’opinione pubblica sui retroscena di questa pratica e abbattere la domanda, perché si troveranno sempre donne disperate e gente avida pronta a sfruttarle. Invece c’è chi lucra su questa pratica e la promuove grazie alla complicità dei media, della politica e dello spettacolo”.

Eppure, tra Tribunali e media, sembra che ormai la strada sia tracciata. Come se fosse vietato opporsi a un destino ormai segnato.

[proseguite la lettura - se volete - sul Blog "Il Ghibellino" di Cristiano Puglisi cliccando qui]

“Giovani donne economicamente disperate si sottopongono per denaro a devastanti bombardamenti ormonali ai fini della produzione massiva di ovuli. Per poche centinaia di dollari rischiano letteralmente la vita. Pubblicità ingannevoli girano anche sui social network tipo Facebook: “Se sei alta, attraente e magra… e hai il desiderio di aiutare qualcuno, fai la differenza, dona i tuoi ovuli”

Enrica Perucchietti
"Utero in affitto. La fabbricazione di bambini, la nuova forma di schiavismo. I retroscena della maternità surrogata, dalle derive dell’eugenetica agli interessi delle lobby"

Condividi