“Civiltà dello scarto” o “civiltà dell’amore”?

“L’Europa vive di una tensione e di una dialettica tra visioni dell’uomo e della società differenti, tuttavia appare centrale il ruolo della fede cristiana che ha plasmato il vissuto degli uomini e delle donne nel nostro continente, la letteratura, l’arte, il costume, in modo ancora più profondo nella nostra Italia.

Centrale perché le altre correnti di pensiero sono comunque in relazione con l’eredità del cristianesimo, valori e concetti che fanno parte dell’anima europea, magari interpretati e declinati in forme dissimili (persona, libertà, fraternità, uguaglianza, giustizia sociale, cultura, diritti del soggetto …) sono tutti radicati nella concezione cristiana dell’uomo e dell’esistenza, e possono restare vivi nella coscienza e nel modo di giudicare e di affrontare le esperienze fondamentali dell’umano (il concepimento e la generazione, l’amore, il lavoro, il dolore, la morte) a una condizione: che permanga nel tessuto delle nostre nazioni la fede cristiana, incarnata e vissuta in comunità di persone credenti, che diventano come un cuore che pulsa vita e fa scorrere il sangue buono, ben ossigenato, per il bene di tutto l’organismo.

Allora fatti come la vicenda di Vincent Lambert, come altre sfide dei nostri giorni, sono una provocazione grande per noi cristiani, per vivere innanzitutto la fede come possibilità di un’esperienza pienamente umana, per dare il nostro contributo, di testimonianza e d’idee, nel confronto con altri soggetti, nella vita sociale e politica, nel dibattito culturale e giuridico, rendendo presente l’umanesimo originale e integrale che deriva dalla concezione cristiana della vita e che può essere condiviso e riconosciuto, nella sua bellezza e ragionevolezza, anche da chi non vive espressamente la fede in Cristo e l’appartenenza alla sua Chiesa”.

Vincent #Lambert e le droit à la vie

Metto le mani avanti, per avvisare i miei dieci lettori: questo è l’ennesimo, palloso, articolo attorno all’affaire Lambert, sappiatelo.

Voltate pure pagina ed andate oltre, non mi offendo.

Non sono ossessionato da Vincent, seppure non possa nascondere l’evidenza, e cioè di ritrovarmi ancora oggi in una sorta di fase da “rielaborazione del lutto” per la vile uccisione legalizzata del mio amico fragile, Vincent, ed, in fondo, anche di una parte di me.

Non è di questa dimensione personale del caso Lambert che voglio parlarvi (argomento che preferisco serbare per le prossime sedute dal mio psico-terapeuta).

Il fatto è che il tempo scorre inesorabile e si porta con se pensieri tristi  e stati d’animo angosciosi e, se questo è un bene per la sanità mentale di ciascuno di noi, al contempo si rischia di disperdere  l’eredità che ci viene consegnata direttamente da quel corpo esanime, salvo ricominciare d’accapo e poi ancora e ancora dopo a ribollire di giusta rabbia ed impotenza per le vittime innocenti che la cronaca ci porta a conoscere.

Se non vogliamo rimanere come prigionieri di reazioni meramente sentimentali ed emozionali, occorre che proviamo a fare un passo in avanti  e comprendere la vera posta in gioco, quella che prima o dopo nella vita ci interpellerà uno ad una, in Italia, in Francia e in ogni latitudine del Vecchio Continente: il diritto alla vita.

La madre di Vincent #Lambert: “Combatterò fino alla fine”

Viviane Lambert ha raccontato a LifeSiteNews le sofferenze di suo figlio e la sua stessa tristezza e sentimenti di “shock e rabbia” nel dover assistere all’uccisione lenta e crudele di Vincent davanti ai suoi occhi.

Ma anche la sua incrollabile fede e la volontà di “combattere fino in fondo”, per le 1.500 persone che in Francia si trovano nelle stesse condizioni di suo figlio Vincent.

Che cosa regge l’urto del tempo?

Procedendo a ritroso nel racconto della “Recherche”, il primo episodio narrato da Proust riguarda i pensieri suscitati al Narratore da alcune pietre difettose, identificate con la ‘pietra scartata dai costruttori’ del Salmo.

Ma Proust va più in là, evocando il ricordo del Battistero di San Marco, a Venezia.

È la pagina in cui il Narratore comprende, con chiarezza definitiva, che esiste un istante, segnato dalla grazia, nel quale il passato viene finalmente ritrovato e quindi salvato, se non addirittura risuscitato.

Il Narratore si trova a un ricevimento e, indietreggiando per fare spazio a un’auto, “inciampa in una pietra difettosa, mal squadrata, del selciato. A questo punto è invaso da una misteriosa felicità”.

Rammenta di aver vissuto una circostanza simile e una voce dentro di lui grida: “Afferrami al volo, se ne hai la forza, e cerca di risolvere l’enigma di felicità ch’io ti propongo”.

La salvezza che arriva da una “pietra di scarto”.

E’ l’incontro fortuito che spalanca la salvezza.

“Proprio, a volte, nel momento in cui tutto sembra perduto giunge l’avvertimento che può salvarci; abbiamo bussato a tutte le porte che non danno su niente, e la sola attraverso la quale si può entrare, e che avremmo cercato invano per cento anni, l’urtiamo senza saperlo, e si apre”.

Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto. Vol. 7: Il tempo ritrovato.”

“Vincent è morto: l’affaire non si ferma”

“Vincent è morto e gli è stata data degna sepoltura. Ma l’‘affaire’ non si ferma.
Ora dovremo tirare le fila di tutto quanto e capire che cosa ci insegna questa tragedia.
Non è tanto responsabilità della legge Leonetti che oggi scopriamo tutto il male che nasconde, quanto per il processo decisionale che si è voluto intraprendere: mancanza di definizioni precise dei concetti di trattamento e cura; così come mancanza di sfumature nella declinazione di cosa si intenda per trattamenti alimentari ed idratazione artificiale; come per la sua applicazione a persone disabili senza comorbilità.
Temo che molti – che hanno visto questa legge come un punto di equilibrio – debbano ora vedere che in realtà ha aperto la strada all’eutanasia per omissione; prima, forse, di dover accettare l’eutanasia attiva. C’è come la scoperta di un inganno. E la cosa è molto preoccupante”.

Jean Paillot, avvocato dei genitori di Vincent

#Lambert: una società che ha orrore della vulnerabilità

“La morte di Vincent Lambert è presentata come una vittoria del progressismo: vogliamo far credere che lasciare morire un paziente sia un progresso nella direzione della storia.

Il progressismo permette di déculpabiliser l’abbandono. La vulnerabilità è – al contrario – la vita nella sua nudità, la cui sopravvivenza dipende dalla compassione dell’altro.

La possibilità di essere ucciso sopravviene nel momento stesso nel quale la persona vulnerabile non è più guardata come il prossimo, ma come un altro che non ha nulla a che fare con me”.

Vogliamo una società così?

La rinuncia alla vulnerabilità è stata spesso nella storia “un sombre horoscope”, avverte Redeker: “il pave les chemins d’une barbarie encore plus grande”.

La rinuncia alla vulnerabilità ci ha consegnato l’immane tragedia dei totalitarismi del ‘900.

La società contemporanea che ha il terrore degli “scarti” umani, che difende come un dogma il diritto di tutti ad avere qualsiasi diritto e nessun dovere non è che la prosecuzione dei falsi miti di progresso in forme e modalità differenti eppure terribilmente simili all’orrore del comunismo e del nazional-fascismo.

#Lambert: cronaca di una uccisione annunciata

Ci sono vite che per misteriose ragioni lasciano un solco ben piantato nell’ethos di una società. A Vincent Lambert è toccato di diventare – suo malgrado – uno spartiacque nei sistemi legislativi e giuridici europei per quanto riguarda il tema del “fine vita”.

La sua vita terrena è stata soppressa il giorno 11 luglio 2019, quale esito finale di un lunga battaglia giudiziaria, che ha visto scendere in campo non solo i tribunali di ogni ordine e grado di Francia, ma anche la Commissione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e il Comitato per i diritti delle persone disabili (CRPD) dell’Onu.

Indipendentemente dalle vicende familiari che hanno innescato questo percorso, è importante non dimenticare e – al contrario – tornare a riflettere su quanto è accaduto negli ultimi sei anni, per comprenderne i possibili sviluppi e le minacce che si addensano come nubi gravide di pioggia per il destino terreno delle tante persone gravemente disabili e più in generale fortemente vulnerabili.

La cronografia puntigliosa che intendiamo offrire può essere un utile strumento iniziale per ripercorrere tappa dopo tappa quanto è accaduto da quel 2008, da quando il giovane infermiere psichiatrico francese si è trovato ad essere gravemente disabile a seguito di un incidente stradale.