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#Lambert: cronaca di una uccisione annunciata

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Vincent #Lambert: cronaca di una uccisione annunciata

di Davide Vairani

Ci sono vite che per misteriose ragioni lasciano un solco ben piantato nell'ethos di una società.

A Vincent Lambert è toccato di diventare - suo malgrado - uno spartiacque nei sistemi legislativi e giuridici europei per quanto riguarda il tema del "fine vita".

La sua vita terrena è stata soppressa il giorno 11 luglio 2019, quale esito finale di un lunga battaglia giudiziaria, che ha visto scendere in campo non solo i tribunali di ogni ordine e grado di Francia, ma anche la Commissione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e il Comitato per i diritti delle persone disabili (CRPD) dell'Onu.

Indipendentemente dalle vicende familiari che hanno innescato questo percorso, è importante non dimenticare e - al contrario - tornare a riflettere su quanto è accaduto negli ultimi sei anni, per comprenderne i possibili sviluppi e le minacce che si addensano come nubi gravide di pioggia per il destino terreno delle tante persone gravemente disabili e più in generale fortemente vulnerabili.

La cronografia puntigliosa che intendiamo offrire può essere un utile strumento iniziale per ripercorrere tappa dopo tappa quanto è accaduto da quel 2008, da quando il giovane infermiere psichiatrico francese si è trovato ad essere gravemente disabile a seguito di un incidente stradale.

  2008-2013: Vincent diventa disabile in seguito ad un incidente automobilistico

29 settembre 2008:

vittima di un incidente stradale, il 32enne Vincent Lambert, infermiere psichiatrico del Centro Ospedaliero di Châlons-en-Champagne, cade in uno stato di coma profondo.

È ricoverato in ospedale nel reparto di terapia intensiva del Centro Ospedaliero di Châlons-en-Champagne.

Esce dal coma per ritrovarsi nello “stato-pauci-relazionale” o nello stato di “coscienza minima”.

5 gennaio 2009:

Vincent viene trasferito al reparto di neurochirurgia del Centro Ospedaliero di Châlons-en-Champagne.17 marzo 2009: per 3 mesi (dal 17 marzo al 23 luglio 2009) viene sottoposto a fisioterapia motoria e stimolante, al centro per il risveglio di Berck-sur-mer.

23 giugno 2009:

7 mesi dopo il suo incidente, Vincent viene trasferito alla Residenza dei Cappuccini, al servizio della dottoressa Annie Reska, a capo dell’unità di servizio dei pazienti pauci-relazionali. Il dott. Kariger, capo della divisione per la cura dei follow-up, supervisiona per lungo tempo.

Dal 2009 al 2011, Vincent sarà sotto la responsabilità della Dott.ssa Ana Oportus, della Dott.ssa Daniela Simon e della Dott.ssa Reska. Dal 2011, in seguito a una riorganizzazione, il Dr. Kariger si assumerà la responsabilità diretta del servizio del reparto pauci-relazionale in cui si trova Vincent.

5 – 12 luglio 2011:

su richiesta della sua famiglia, Vincent è ammesso al Coma Science Group (Università di Liegi, Belgio) guidato dal professor Steven Laureys per una relazione medica. Il professor Steven Laureys è uno specialista in neurologia e medicina palliativa. È uno dei maggiori esperti mondiali nei meccanismi e nei gradi di coscienza. Il suo rapporto conclude lo stato di “coscienza minima” di Vincent. Raccomanda di provare a stabilire un codice di comunicazione con Vincent, la prova che è vivo e vegeto.

16 novembre 2011:

Vincent torna a Reims, nel reparto cure palliative dell’ospedale di Sebastopoli (CHU), il cui direttore sanitario è il Dr. Eric Kariger, geriatra. In questa unità di cure palliative, i letti sono riservati ai pazienti pauci-relazionali, incluso quello di Vincent.

Settembre 2012:

il Dr. Kariger dà il suo consenso ai genitori di Vincent di portarlo per alcuni giorni in vacanza nella casa della famiglia nella Drôme. Nessuna restrizione da parte del Dr. Kariger perché “Vincent non è un paziente complicato”.

Ottobre 2012:

il Dr. Kariger interrompe tutte le cure fisioterapiche e da allora non le ha mai più riprese, nonostante i costanti reclami della famiglia perché si tratta di cure necessarie previste dalla circolare del 2 maggio 2002 sui pazienti nello stato pauci-relazionale.

Motivo indicato per iscritto dal Dr. Kariger [per la sospensione delle cure]: la cura fisioterapica “non migliora il suo stato neurologico” .

Dicembre 2012:

il Dr. Kariger accetta di organizzare una consultazione collegiale per determinare se Vincent è oggetto di “ostinazione irragionevole”.

La moglie di Vincent, Rachel, è l’unica della famiglia a essere a conoscenza di questa iniziativa.

In questo momento, Pierre Lambert, il padre di Vincent, è operato di cardiologia a Marsiglia.

2013: Inizia la battaglia giudiziaria: Vincent è vittima di due tentativi di eutanasia

5 aprile 2013:

Viviane Lambert fa visita a suo figlio, come fa con suo marito più volte all’anno, per 15 giorni di seguito.

Come sempre, chiede di parlare con il medico per fare un bilancio.

Il 5 aprile 2013, le disse che avrebbe dovuto iniziare a pensare alla possibilità di “lasciar andare” Vincent.

Viviane propone di tornare con suo marito Pierre (in convalescenza) per parlarne di nuovo.

L’appuntamento è fissato per il 15 maggio 2013 a Reims dal Dr. Kariger.

In nessun momento le dice che è già stata presa la decisione di provocarne la morte per sospensione dell’alimentazione.

10 aprile 2013: Prima decisione medica di sospensione dei trattamenti

senza attendere l’appuntamento, l’equipe medica, con l’unico accordo di sua moglie Rachel, esegue la decisione di avviare il processo di eutanasia di Vincent sospendendo l’alimentazione e riducendo l’idratazione (200 ml/24 ore).

Per giustificare questa decisione di ucciderlo, la sua dieta è chiamata “trattamento”.

Solo Rachel è informata. Nessuno dei genitori o fratelli sono informati.

20 aprile 2013:

è per caso, durante una visita, che uno dei fratelli di Vincent scopre che non è stato nutrito per 16 giorni.

Informa i suoi genitori. Da quel momento, la fiducia con il medico di Vincent si interrompe.

26 aprile 2013:

i genitori di Vincent mandano un ufficiale giudiziario che intima al Dr. Kariger di riprendere l’alimentazione di Vincent.

Presentano un rapporto al Pubblico Ministero per tentato omicidio per far intervenire la polizia.

9 maggio 2013:

non avendo altra soluzione, dopo quasi 15 giorni di trattative e l’inflessibilità del Dr. Kariger che si rifiuta di riprendere ad alimentare Vincent, i genitori e due dei suoi fratelli e sorelle si rivolgono al Giudice di libertà in nome del diritto alla vita di Vincent, che muore di fame da 29 giorni.

Lo stesso giorno, il dott. Kariger dice ai genitori e al loro avvocato che prenderà esattamente la stessa decisione ma che, stavolta, rispetterà la procedura.

11 maggio 2013:

il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne invita l’ospedale di Reims a ripristinare una normale dieta e idratazione per Vincent Lambert, dopo 31 giorni di interruzione del cibo e riduzione dell’idratazione.

La corte contesta il dott. Kariger le modalità, perché “dimentica” di informare i genitori dell’attuazione della procedura.

Luglio 2013:

Rachel, la moglie di Vincent, fa appello al giudice per un provvedimento provvisorio per contestare la decisione presa dell’11 maggio 2013.

Viene rigettata.

9 dicembre 2013: Seconda decisione medica di sospensione dei trattamenti

nuovo “collegio”, per iniziativa del Dr. Kariger. Si conclude che la situazione è irragionevole per la seconda volta.

Il dottor Xavier Ducrocq, professore di neurologia ed etica all’Ospedale universitario di Nancy, un medico di parte nominato dai genitori di Vincent, è l’unico, durante il collegio, a discutere a favore del suo mantenimento in vita.

Ha poi affermato che “la sua condizione non richiedeva cure palliative, ma piuttosto un’istituzione specializzata nella cura di pazienti con una disabilità grave” e ha puntualizzato come il collegio fosse una “mascherata”, prima di annunciare che “la decisione sulla morte era stata presa già molto tempo prima”.

Dubitando delle pratiche del CHU di Reims, Xavier Ducrocq si rivolse all’Ordine dei Medici, per poter ricoverare Vincent nel suo ospedale.

18 dicembre 2013:

un nipote acquisito di Vincent, Francois, ricorre presso la corte amministrativa di Châlons-en-Champagne per rivedere la decisione di rialimentare Vincent.

Viene respinto.

1 Gennaio 2014: Seconda decisione di sospendere i trattamenti

Il Dr. Kariger comunica alla famiglia la decisione di interrompere la nutrizione ed idratazione di Vincent.

Dà loro 2 giorni per comunicare se intendono fare ricorso, dopodiché smetterà di nutrirlo e idratarlo.

16 gennaio 2014:

Adita dai genitori, un cognato e una sorella di Vincent Lambert, la Corte amministrativa di Chalons-en-Champagne annulla, per la seconda volta, i trattamenti di sospensione decisi dall’ospedale.

Il giudice ha rilevato che la “caparbietà irragionevole” non è provata e sconfessa nella sostanza Dr. Kariger.

Egli ha stimato che “continuare il trattamento non era né inutile né sproporzionato e che non aveva ad oggetto il solo mantenimento artificiale della vita”, e che il dottor Eric Kariger, capo del team medico responsabile di Vincent Lambert, “ha valutato in maniera erronea la volontà di Vincent Lambert credendo che egli vorrebbe opporre un rifiuto di qualsiasi trattamento che lo tenga in vita”.

17 gennaio 2014:

l’Ospedale Universitario di Reims decide di mettere sotto sorveglianza la stanza di Vincent.

L’Ospedale Universitario installa una telecamera all’ingresso della sua stanza, mette alla porta una serratura in grado di tracciare gli ingressi e le uscite, mette una finestra sulla porta in modo da poterlo osservare senza aprirla. Sono organizzati dei turni. I visitatori sono obbligati a passare da noi, noi verifichiamo la loro identità, conserviamo la loro carta d’identità durante la visita. “

Vincent ora vive in un “mondo carcerario”.

 

2014: La vicenda personale di Vincent diventa un affaire pubblico e mediatico: l'affaire Lambert

Fine gennaio 2014: L'affaire Lambert arriva al Consiglio di Stato per la prima volta

Sollecitati da Marisol Touraine, Ministro della Salute, il 16 gennaio 2014 la moglie Rachel, Francois il nipote acquisito di Vincent e l’ospedale comunicano la loro decisione di impugnare la sentenza del Tribunale amministrativo di Chalons-en-Champagne davanti al Consiglio di Stato.

Il Dr. Kariger rinuncia a fare appello.

Si noti, fatto incredibile in una questione privata, che coinvolge la vita di un uomo, che il Ministro della Salute ha dato un ordine scritto al Direttore generale di fare appello, nonostante questi avesse annunciato di non voler portare questo caso davanti al Consiglio di Stato.

Marisol Touraine chiamerà personalmente Rachel Lambert per assicurarle il suo sostegno.

6 Febbraio 2014:

audizione al Consiglio di Stato. Il giudice che ha ascoltato la domanda di provvedimenti provvisori rinvia la sentenza all’Assemblea delle controversie (collegio dei giurati di 17 giudici).

Questa è la prima volta che il più alto tribunale amministrativo francese decide sulla legittimità di una decisione medica che porta alla morte di una persona per interruzione della sua nutrizione ed idratazione.

14 febbraio 2014: Prima udienza dell’Assemblea delle controversie del Consiglio di Stato.

L’Assemblea chiede una nuova relazione medica e ordina a un collegio di tre neuroscienziati di decidere sulle condizioni di Vincent.

Dovranno pronunciarsi su:

  • l’irreversibilità delle lesioni di Vincent Lambert
  • la sua capacità di comunicare, in qualche modo con chi lo circonda
  •  il significato delle sue reazioni circa la volontà di continuare le cure o meno.

Il Consiglio di Stato dà loro 2 mesi per decidere, a decorrere dalla data della loro nomina.

La stessa formulazione di questa perizia è riprovevole: non si può decidere della vita di un uomo solo per l’irreversibilità delle sue lesioni o sulla sua capacità di comunicare. Hanno anche annunciato che avrebbero chiesto il parere del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Medici, dell’Accademia Nazionale di Medicina e del Comitato Etico Consultivo Nazionale, per ricevere le loro “osservazioni scritte” destinate a “informare utilmente sull’applicazione dei principi di ostinazione irragionevole e mantenimento artificiale della vita “. Raccoglierà anche i commenti di Jean Leonetti, relatore della legge del 2005, per comunicare i necessari chiarimenti sui concetti medici e lo spirito della legge.

7-11 aprile 2014: i tre dottori nominati dal Consiglio di Stato conducono esami approfonditi su Vincent Lambert, all’ospedale Pitié-Salpêtrière.

Gli specialisti sono:

  • Marie-Germaine Bousser, proposta dall’Accademia di Medicina, è professore emerito di università e capo di servizio onorario all’ospedale Lariboisière di Parigi, e neurologa specializzata in mal di testa e emicrania. E’ titolare dell’Accademia di Medicina ed è membro di CCNE.
  • Lionel Naccache, proposto da CCNE, di cui è membro dal settembre 2013, è professore di medicina a Parigi, neurologo e ricercatore presso l’Institute of Brain and Spinal Cord (ICM).
  • Jacques Luauté, proposto dal Collegio dei Medici, professore universitario e direttore del dipartimento di medicina fisica e riabilitazione dell’Ospedale universitario di Lione.

Questi tre esperti dimostreranno nella loro relazione preliminare e nella loro relazione la loro opposizione alla morte di Vincent Lambert.

Per loro, lo stato di Vincent non può giustificare da solo, in assenza di direttive anticipate, un’ostinazione irragionevole.

Il CHU ha affermato che li avrebbero rimossi dai loro impieghi, ma loro (i tre esperti) hanno voluto che fosse messo per iscritto.

20 giugno 2014: Seconda udienza al Consiglio di Stato.

2015: Entra in gioco la Corte Europea dei diritti dell'uomo (CEDU)

23 giugno 2014:

il giorno prima della decisione del Consiglio di Stato, in base a quanto pre-annunciato dal Consiglio di Stato e alle conclusioni del relatore pubblico, Rémi Keller, che ha chiesto la morte, i genitori Vincent Lambert, contrari alla sua eutanasia, ricorrono con urgenza alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

Fanno tre richieste:

  • la sospensione dell’esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato e la ripresa dell’assistenza
  • il trasferimento del figlio in un’unità specializzata nella ricezione di feriti cerebrali, la Maison Béthel, a Oberhausbergen (Alsazia)
  • il divieto che lasci il suolo francese, poiché Rachel Lambert si è trasferita dal 2013 in Belgio, dove l’eutanasia è legalizzata e poichè il Dr. Kariger ha detto ai genitori che se Rachel chiedesse il trasferimento di Vincent in Belgio, lui lo permetterebbe

24 giugno 2014, due eventi importanti:

  • Il Consiglio di Stato approva la decisione del CHU e la sentenza del Tribunale Amministrativo di Chalons-en-Champagne, resa il 16 gennaio 2014: la decisione del Dr. Kariger è considerata legale.
  • 4 ore più tardi, la CEDU, riconoscendo il caso come rientrante nella sua giurisdizione, ordina la sospensione temporanea di questa decisione per la durata di tutto il procedimento (giudizio sul merito). La Corte proibisce inoltre qualsiasi spostamento del paziente al fine di interrompere l’alimentazione e l’idratazione (su suolo belga, ad esempio, come aveva proposto il Dr. Kariger a Rachel Lambert).

7 gennaio 2015:

la Corte europea dei diritti dell’uomo tiene un’audizione della Grande Camera sul caso “Lambert e altri contro la Francia”. La data della decisione non è nota.

5 giugno 2015: Prima decisione della CEDU contro Vincent

la CEDU conferma la cessazione del cibo e l’idratazione di Vincent Lambert.

23 luglio 2015:

i medici decidono di non applicare la decisione di sospendere nutrizione e idratazione di Vincent Lambert e si rivolgono alla giustizia per nominare un rappresentante legale del paziente e per chiederne la messa sotto protezione.

9 ottobre 2015:

il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne (Marna) respinge la richiesta del nipote di Vincent Lambert, il quale chiede che i medici dell’Ospedale universitario di Reims applichino immediatamente la decisione di interrompere il trattamento.

La giustizia affida la tutela di Vincent Lambert a sua moglie

10 marzo 2016:

La giustizia affida la tutela di Vincent Lambert a sua moglie, Rachel Lambert.

5 Dicembre 2016:

Vincent Lambert ha tentato quattro volte di vocalizzare davanti ai suoi genitori, e la 4° volta di fronte a due ausiliari (aiuto-infermieri) che sono rimasti colpiti.

Due nuovi passaggi giudiziari

26 maggio 2016:

udienza davanti ai giudici di Nancy, su richiesta del nipote di Vincent Lambert, di annullare o confermare la decisione del Tribunale amministrativo di Chalons-en-Champagne, il quale, nel 2015, aveva rigettato una nuova richiesta di fermare l’idratazione e la nutrizione di Vincent Lambert.

09 giu 2016:

gli avvocati della signora Viviane Lambert contestano l’assegnazione della tutela di Vincent Lambert a sua moglie, Rachel Lambert, che è ancora parte del conflitto.

16 giugno 2016:

La Corte d’appello amministrativa di Nancy ha chiesto al CHU di Reims di "continuare il processo di consultazione” di esperti che potrebbero portare a una cessazione della nutrizione e idratazione di Vincent Lambert.

Febbraio 2017:

La Dr.ssa Simon si dimette dal CHU di Reims. È sostituita dal Dr. Sanchez.

2017: Si torna al Consiglio di Stato

10 luglio 2017: Il Consiglio di Stato esamina ancora una volta la situazione di Vincent Lambert, su ricorso del nipote e dei genitori di Vincent, dopo la sentenza del Tribunale amministrativo di Nancy del 16 giugno 2016.

Il relatore pubblico ha ritenuto che un medico, anche in una procedura collegiale, non è mai tenuto a svolgere le decisioni prese dal suo predecessore, ma deve prendere egli stesso una decisione medica, in seguito ad una nuova procedura collegiale.

19 luglio 2017:  il Consiglio di Stato mette fine alle richieste di François Lambert, nipote di Vincent e fervente partigiano dell’eutanasia di suo zio, per attuare la decisione di fermare l’alimentazione e l’idratazione presa nel Gennaio 2014 e ha affermato che tale decisione può essere presa solo dopo una nuova procedura collegiale.

Gli avvocati dei genitori di Vincent hanno presentato una denuncia penale per maltrattamenti, tentato omicidio nell’aprile-maggio 2013, violazione della riservatezza medica, rapimento e violazione della libertà personale nei confronti dell’ospedale universitario e dei successivi medici di Vincent; e per tentata frode al processo e falsa testimonianza contro Rachel, moglie di Vincent.

È stato nominato un giudice istruttore.

Il pubblico ministero ha affermato che le richieste dei genitori di Vincent sarebbero inammissibili, perché a suo parere non avrebbero sofferto alcun danno personale dalla situazione (sebbene siano presenti nella sua stanza tutti i giorni).

Il giudice inquirente si è rifiutato di informare e ha ritenuto che fossero inammissibili in quanto parti civili.

Contro queste decisioni è stato depositato appello dinanzi alla Camera d’appello della Corte d’appello di Reims.

2017/2018: La situazione giudiziaria precipita verso una sentenza di morte

22 settembre 2017: Quarta procedura collegiale di sospensione dei trattamenti

il dottor Vincent Sanchez, nuovo medico responsabile di Vincent presso l’Ospedale universitario di Reims, ha informato la famiglia che una nuova procedura collegiale sarebbe stata avviata su richiesta del nipote di Vincent, François Lambert.

14 novembre 2017:

i parenti di Vincent Lambert saranno ricevuti alla fine di novembre dal Dr. Sanchez che annuncerà la decisione presa in collegiata.

 9 aprile 2018: il dott. Sanchez annuncia la sua decisione di fermare la nutrizione e l’idratazione di Vincent.

È come metterlo a morte mentre molte istituzioni sono pronte a prendersene cura.

16 aprile 2018: la madre di Vincent scrive al presidente Macron.

2 maggio 2018:

il tribunale amministrativo di Châlon-en-Champagne dispone “una perizia medica preliminare, che tenga conto delle specificità di pazienti come Vincent Lambert” e nomina di tre medici.

L’ospedale CHU di Reims non può ancora interrompere l’idratazione e la nutrizione di Vincent.

24 maggio 2018:

gli avvocati dei genitori di Vincent, di un fratello e di una sorella, depositano una richiesta di ricusazione dei tre esperti nominati dal presidente del tribunale di Châlon-en-Champagne, poichè i tre medici non sono specializzati nella cura di pazienti in situazione pauci-relazionale, come Vincent.

Essi, inoltre, rifiutano un confronto con altri medici specialisti, in particolare quelli che da tempo stanno supportando la famiglia Lambert, e con gli stessi famigliari.

Viene contestata “la loro determinazione di realizzare una perizia in un solo giorno per deporre il loro rapporto in modo precipitoso”.

5 giugno 2018:

il tribunale respinge la richiesta di ricusazione dei tre esperti.

7 giugno 2018: la madre scrive una seconda lettera a Macron

In attesa della nuova decisione del Tribunale amministrativo, più di 70 medici esperti per i pazienti in stato pauci-relazionale hanno depositato un appello contro l’uccisione programmata di Vincent, affermando che “è evidente che Vincent Lambert non è in fin di vita”.

15 giugno 2018:

i 3 medici nominati dal Tribunale rinunciano all’incarico poiché non hanno le competenze per valutare Vincent. Essi sottolineano inoltre la necessità di effettuare valutazioni ripetute nell’ambito di una presa a carico specializzata e comunque altrove rispetto al servizio di cure palliative del dottor Sanchez (che è un geriatra).

Riconoscono così che la perizia prevista in un giorno e con 2 ore di esami non era adeguata allo stato di salute di Vincent.

Meglio ancora: gli esperti elencano personalità alle “competenze ineccepibili” che potrebbero occuparsi del caso, tra cui specialisti di etica medica (sottolineando che il problema non è solo medico) ed auspicano il trasferimento in un istituto adeguato.

20 giugno 2018:

Si conclude l’udienza presso il tribunale amministrativo di Chalons.

2 luglio 2018:

il tribunale amministrativo di Chalons-en-Champagne ordina una nuova expertise medico-clinica sullo stato di salute di Vincent.

22 novembre 2018:

gli esperti ritengono che la risposta ai bisogni fondamentali di base (cibo, idratazione, ...) non sia una questione di ostinazione terapeutica o di ostinazione irragionevole. D'altra parte, affermano che Vincent si troverebbe in uno stato di risveglio senza risposta, vale a dire senza manifestazione di coscienza.

Il metodo usato da questi esperti per valutare lo stato di coscienza di Vincent è contestato e i medici del settore EVC / EPR sono unanimi nel condannarlo.

2019: Gli ultimi sei mesi per Vincent

31 gennaio 2019: il tribunale amministrativo conferma la cessazione della dieta e dell'idratazione di Vincent.

24 aprile 2019: il Consiglio di Stato conferma la sentenza del tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne che porta all'eutanasia di Vincent Lambert.

30 aprile 2019: per la quinta volta, la Corte europea dei diritti dell'uomo respinge la richiesta dei genitori di Vincent.

03 maggio 2019: il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità (CRPD) chiede alla Francia di mantenere il cibo e l'idratazione di Vincent Lambert.

Il CRPD ha invitato la Francia a garantire che la dieta e l'idratazione di Vincent Lambert non siano sospeses ai sensi della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità firmata dalla Francia.

Si tratta di una "decisione provvisoria sulle misure", per consentire lo studio e l'elaborazione del fascicolo da parte del Comitato, fase preliminare che potrebbe durare anche per diversi anni.

La Francia ha deciso di ignorare il Comitato di Ginevra e dunque di violare i propri obblighi internazionali.

10 maggio 2019: il dott. Sanchez scrive alla famiglia per comunicare che la dieta e l'idratazione di Vincent sarebbero state interrotte "nella settimana a partire dal 20 maggio".

20 maggio 2019: alle 08.00 del mattino, il dott. Sanchez invia una email ai genitori di Vincent per annunciare che il loro figlio è stato sedato.

Un cambiamento che lascia speranze ormai impreviste: la sera del 20 maggio 2019 la Corte d'appello di Parigi esige la ripresa dell'assistenza.

28 giugno 2019: la Corte suprema francese spiana la strada per un nuovo procedimento di sospensione dei trattamenti per Vincent Lambert.

L'Alta Corte annulla la decisione della Corte d'appello di Parigi che, il 20 maggio, aveva ordinato la ripresa della sua nutrizione ed idratazione che erano state interrotte dall'ospedale di Reims alle prime ore della mattinata dello stesso

I giudici della Corte d'appello non avevano alcuna competenza giuridica per poterlo fare: questa in sostanza la valutazione espressa, come avevamo ampiamente previsto nei giorni scorsi.

"I trattamenti per Vincent Lambert possono finalmente essere sospesi in qualsiasi momento, anche ora", ha commentato in conferenza stampa Patrice Spinosi, l'avvocato della moglie di Lambert, Rachel.

"Non c'è più alcuna possibilità di ricorso, perché tutti i livelli giurisdizionali previsti dalla legge francese sono stati coinvolti e hanno sentenziato allo stesso modo", ha aggiunto Spinosi. "La decisione di oggi segna il punto finale per questo caso", ha concluso.

Viviane e Pierre, i genitori di Vincent, insieme ai loro avvocati, non si vogliono arrendere:

"La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d'appello di Parigi, ma solo su una questione di giurisdizione, senza pronunciarsi sulla natura obbligatoria delle misure provvisorie prescritte dalle commissioni dell'ONU",

si legge in un breve comunicato stampa sul sito del Comitato di sostegno "Je soutien Vincent".

Le misure provvisorie rimangono e si impongono al Dott. Sanchez.

Consistono nel mantenere la nutrizione e l'idratazione di Vincent Lambert fino a quando il Comitato Onu per i diritti delle persone disabili non avrà espresso il proprio giudizio in merito a possibili violazioni certificate nei confronti di un uomo che non è in fine vita quale è Vincent Lambert".

"Il Dott. Sanchez deve pertanto mantenere le misure provvisorie e se non lo fa si assumerà la responsabilità esclusiva della violazione delle misure provvisorie a svantaggio del paziente la cui situazione non presenta misure di emergenza".

Luglio 2019: gli ultimi giorni di vita

1 luglio 2019:

"Piango ad alta voce Vincent, vogliono ucciderlo. Questo è il termine corretto da usare. (...) Sono venuta a parlare con il mio cuore di mamma: Vincent non è alla fine della vita, Vincent non è un vegetale".

Viviane Lambert interviene a margine della 41a sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra.

2 luglio 2019 

Il Dr. Sanchez ha appena annunciato la morte di Vincent Lambert: il processo di eutanasia ricomincia oggi.

2 luglio 2019:

Comunicato stampa

"Abbiamo informato questo 2 luglio il CDPH del nuovo annuncio del dott. Sanchez di  interrompere questo giorno la nutrizione e l'idratazione di VIncent LAMBERT. Il servizio di richieste e indagini della CRPD ha appena sollecitato con urgenza allo Stato francese la sua richiesta di mantenere il cibo e l'idratazione del Sig. Vincent LAMBERT come misura precauzionale.

Si ricorda la natura obbligatoria delle misure di conservazione per garantire l'efficacia del ricorso alla CRPD che richiede che non sia danneggiata la vita di Vincent Lambert.

Questa natura obbligatoria delle misure protettive della CRPD è stata richiamata dal Defender of Rights stesso il 17 maggio 2019.

Abbiamo appena informato il Dr. Sanchez.

Continuiamo ad agire con ogni mezzo per far rispettare queste misure provvisorie.

Non ci saranno altri commenti nello stato".

Jérôme TRIOMPHE - Jean PAILLOT
Avvocati per genitori, fratello e sorella di Vincent Lambert

3 luglio 2019 - Nuovo intervento davanti al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite per la difesa di Vincent Lambert:

"Per favore, non permettere il ripristino dell'eutanasia per le persone con disabilità!
Ricordare urgentemente alla Francia i suoi impegni internazionali".

Intervento di Christophe FOLTZENLOGEL, del Centro europeo per il diritto e la giustizia, davanti al Comitato dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite per la difesa dei Vincent Lambert.

8 luglio 2019  - "Questa volta è davvero finita"

"Cari amici
che ci avete sostenuto tanto durante questi sei anni, questa volta è finita.
I nostri avvocati hanno moltiplicato in questi ultimi giorni i ricorsi e le azioni finali per far rispettare il ricorso sospensivo
(della decisione di sopprimere Vincent) innanzi alle Nazioni Unite che beneficiava a Vincent.
Invano.
La morte di Vincent è ormai inevitabile.
Gli è stata imposta a lui come a noi.
Se non lo accettiamo, non possiamo che rassegnarci nel dolore, nell'incomprensione, ma anche nella speranza.
Volevamo ringraziarvi tutti per la vostra amicizia,
per il vostro amore, per il vostro sostegno, per le vostre preghiere in tutti questi anni.
Non c'è più niente da fare
se non pregare e accompagnare il nostro caro Vincent, nella dignità e nel raccoglimento.
Siete con noi tutti con il pensiero e la preghiera presso Vincent.
Chiediamo ai giornalisti presenti davanti all'ospedale
di avere la decenza di rispettare la nostra privacy di famiglia in questi momenti così dolorosi".

Comunicato dei genitori, fratello e sorella di Vincent Lambert:
Pierre, Viviane, David e Anne

11 luglio 2019

"Vincent Lambert è morto questa mattina, dopo nove giorni e nove notti di agonia, privato di alimentazione e idratazione.
Pensieri e preghiere per lui e la sua famiglia"

 

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#Lambert: “non è morto a causa della sua malattia”

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#Lambert: "non è morto a causa della sua malattia"

don Roberto Colombo

docente della Facoltà di Medicina e Chirurgia Università Cattolica del Sacro Cuore membro ordinario della Pontificia accademia per la vita

“Di fronte alla morte di un uomo resta il raccoglimento, la preghiera e la carità di condividere il dolore con chi piange un proprio caro o amico che non è più visibilmente presente.
Ci stringiamo con rispetto e affetto attorno alla famiglia Lambert e alla grande famiglia della Chiesa francese di cui Vincent è un figlio amato.

Quando però la morte non è naturale, ma intenzionalmente provocata da mano d’uomo, allora non si può tacere.
Non si deve tacere né mettere a tacere la nostra coscienza.
E bisogna dire a voce alta: questo non è giusto!

Vincent Lambert non è morto questa mattina a causa della sua malattia. Un giorno, non sappiamo quale, la patologia muscolare e cerebrale cui era affetto avrebbe posto fine alla sua vita terrena. Ma fino all’inizio del protocollo eutanasico, dieci giorni fa, era clinicamente stabile e niente affatto in fin di vita.

E’ stata la privazione di idratazione e nutrizione, applicata in sedazione profonda del paziente, a condurlo alla morte e tutto questo è clinicamente evidente non solo per i medici specialisti ma a tutti: sia quelli che hanno voluto e praticato l’eutanasia omissiva, ritenendola nell’interesse di Vincent e di alcuni membri della famiglia, sia ai medici che si sono detti contrari a questo atto, considerandolo inaccettabile professionalmente ed eticamente.

Negli anni passati, il dialogo tra i medici e la famiglia, e tra questi due soggetti e la magistratura francese, è stato cercato, perseguito con tenacia e ad ogni livello.
Ma ha prevalso la cultura dello scarto e della morte su quella dell’accoglienza e della vita.

Quando si ergono muri che fermano il cammino della vita di un disabile, quando si impedisce l’accesso di un malato al porto sicuro delle cure fisiologiche essenziali e inalienabili per tutti, il dialogo si interrompe e non resta che denunciare con forza la violenza disumana dell’eutanasia, anche quella che si presenta con il volto falsamente pietoso della sospensione di idratazione e nutrizione sotto sedazione.

Non vi sono ragioni cliniche incomprensibili od oscure dietro a questa morte: è un atto non degno della medicina e umanamente aberrante”.

don Roberto Colombo

docente della Facoltà di Medicina e Chirurgia
Università Cattolica del Sacro Cuore
membro ordinario della Pontificia accademia per la vita

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Pasti esclusivi

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Pasti esclusivi

di Berlicche

Poco fa, alla televisione correvano le immagini di un cuoco che componeva il suo piatto con le pinzette.

Porzioni piccolissime e, immagino, costosissime. Il ristorante sembrava uscito da una rivista di architettura, dove una saliera costa quanto il mio stipendio di un mese.

Mi sono trovato a domandarmi se quel minuto antipasto avrebbe sfamato Vincent Lambert.

Lambert, il disabile, ve lo ricordate?

Lo stanno facendo morire di fame e di sete.

Avevano fermato tutto quando era uscito il video in cui piangeva all’annuncio che era stato condannato a morte.

Passato qualche giorno, dimenticato il filmato, come previsto hanno ricominciato ad ucciderlo.

Non posso fare a meno di pensare che le due cose siano collegate.

Che gli avventori di quel ristorante da ricchi leziosi siano gli stessi che non possono sopportare una vita inutile come quella di Lambert.

Quelli per cui la vita è uno spettacolo da gustare in poltrona VIP, con l’immondizia ben fuori dalla vista.

Chissà se il mangiare e il bere a quelle tavole esclusive lo chiamano, come per Vincent, “trattamento”. Il costo è certamente molto più alto.

Forse il mio è solo pensar male, o amarezza; perdonatemi.

Però una domanda per quelli che gioiscono della prossima morte di un innocente ce l’ho: se la sua vita è inutile, in cosa è utile la vostra?

Berlicche

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“Questa volta è davvero finita”

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"Questa volta è davvero finita"

"Cari amici

che ci avete sostenuto tanto durante questi sei anni, questa volta è finita.

I nostri avvocati hanno moltiplicato in questi ultimi giorni i ricorsi e le azioni finali per far rispettare il ricorso sospensivo

(della decisione di sopprimere Vincent) innanzi alle Nazioni Unite che beneficiava a Vincent.

Invano.

La morte di Vincent è ormai inevitabile.

Gli è stata imposta a lui come a noi.

Se non lo accettiamo, non possiamo che rassegnarci nel dolore, nell'incomprensione, ma anche nella speranza.

Volevamo ringraziarvi tutti per la vostra amicizia,

per il vostro amore, per il vostro sostegno, per le vostre preghiere in tutti questi anni.

Non c'è più niente da fare

se non pregare e accompagnare il nostro caro Vincent, nella dignità e nel raccoglimento.

Siete con noi tutti con il pensiero e la preghiera presso Vincent.

Chiediamo ai giornalisti presenti davanti all'ospedale

di avere la decenza di rispettare la nostra privacy di famiglia in questi momenti così dolorosi"

Comunicato dei genitori, fratello e sorella di Vincent Lambert:

Pierre, Viviane, David e Anne

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Vincent #Lambert: 10 falsi miti pro eutanasia

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Vincent #Lambert: 10 falsi miti pro eutanasia

di Davide Vairani

La determinazione dei genitori di Vincent Lambert nella difesa della vita del proprio figlio, nonostante il suo fortissimo handicap, suscita ammirazione, ma anche reazioni di disprezzo, soprattutto per la loro fede cristiana.

"Siamo davanti ad un chiaro caso di cristianofobia: la pratica religiosa di una persona è evidenziata pubblicamente ed utilizzata strumentalmente a fini di denigrazione", scriveva nelle scorse settimane Vivien Hoch, capo redattore de "l'Observatoire de la christianophobie" di Parigi.

Nel momento nel quale Vincent sta morendo materialmente di fame e sete, ci sembra importante smontare 10 falsi miti pro eutanasia che vediamo girare sui social e sui media francesi ed italiani.

Per amore di verità e - soprattutto - per contribuire nel far comprendere ad un pubblico il più ampio possibile che cosa sta accadendo davvero in Francia attorno alla sorte terrena del povero Vincent Lambert.

"Sua madre dovrebbe soltanto portare a casa suo figlio e prendersene cura lei stessa! "

Ai suoi genitori piacerebbe e diverse autorità mediche hanno riconosciuto che Vincent Lambert potrebbe essere ospitato nella casa dei suoi genitori.

Hanno fatto diverse richieste ai tribunali francesi e questo è stato espressamente e sistematicamente rifiutato.

Questo è il primo problema fondamentale e specifico per questo caso: Vincent Lambert non è nell'unità di cura adattata alla sua situazione. Non dovrebbe essere in un servizio di cure palliative, ma in una casa o clinica che è adattata e specializzata per la sua disabilità.

Alcuni ospedali e cliniche private specializzate in questo tipo di disabilità si sono offerti di accogliere Vincent Lambert nelle loro strutture.

Anche questo è stato sistematicamente rifiutato.

In un documento del 18 aprile 2018 pubblicato su "Le Figaro", 70 "medici e professionisti specializzati nella cura della paralisi cerebrale in uno stato vegetativo o pauci-relazionale" dicono su Vincent Lambert che "è chiaro che non è alla fine della vita".

La durata media della permanenza in una unità di cure palliative in Francia è di 16 giorni. Vincent vive in un reparto di cure palliative da 10 anni.

"È evidente che non è in fin di vita. La sua sopravvivenza nelle condizioni e nel contesto che lo circondano – disintegrazione famigliare, procedure giuridiche interminabili, scatenamento mediatico, assenza di progetto di vita con abbandono di ogni rieducazione o uscita o momento in sedia a rotelle, isolamento sensoriale e relazionale nella sua camera, dov’è rinchiuso a chiave da quattro anni… – testimonia anzi ai nostri occhi la sua tenace pulsione di vita".

Per approfondire, si veda:

"Nessuno vorrebbe vivere così, questa non è vita!"

Certamente! Nessuno vorrebbe vivere in una situazione del genere.

C'è tuttavia un sofisma per concludere che si dovrebbe dare l'eutanasia ad una persona che vive in una tale situazione.

In effetti, non è perché si soffre di un male o di diversi mali che si vorrebbe necessariamente morire.

Nessuno vuole perdere un braccio in un incidente sul lavoro e diventare disoccupato. Tuttavia, se accade una cosa del genere, una persona non perde necessariamente la volontà di vivere.

La risposta di una società solidale non dovrebbe essere quella di tenere una persona nella propria pena invitandolo a porre fine alla sua vita in modo da non soffrire più, ma prendersene cura ed aiutarlo a capire che la vita vale la pena di essere vissuta.

Inoltre, giudicare il valore della vita di una persona è pericoloso.

Quali criteri consentono di affermare che una vita vale la pena di essere vissuta? Sono universali e accettati da tutti?

"Ha detto che non avrebbe mai voluto essere tenuto in vita in un tale stato, rispettate la sua volontà "

Questo è un punto discusso in questo caso. In effetti, Vincent Lambert non ha elaborato le direttive anticipate, sebbene fosse un'infermiere e  dunque consapevole di tale possibilità.

Inoltre, solo sua moglie afferma di riferire ciò che avrebbe detto e un fratello afferma di riferire i suoi "ultimi desideri".

Tutti gli altri suoi fratelli, sorelle e persino il  nipote dissero che Vincent non aveva mai detto nulla a loro.

Tutti, comunque, hanno dedotto questo presunto desiderio di non essere tenuti in vita dalla sua personalità.

È affidabile?

La realtà è che ognuno di noi ha già detto ai nostri cari che non vorrebbero vivere con una disabilità grave o in una situazione nella quale le funzioni cognitive sono compromesse. Questo non significa che vogliamo morire per eutanasia.

Vincent Lambert ha avuto il suo incidente d'auto nel 2008. Ma  solo nel 2013, dopo una lunga conversazione con il Dott Kariger (il primo primario dell'Ospedale di Reims che aveva in cura Vincent) favorevole a "un chemin de fin de vie", Rachel Lambert dirà che questo era la volontà espressa da suo marito. Non aveva fatto commenti pubblici prima di quel momento.

Su questa base, il Dr. Kariger tentò quell'anno una prima eutanasia di Vincent Lambert.

Mentre il medico continuava a idratarlo (250-300 ml / giorno), Vincent Lambert sopravvisse alla fame per 31 giorni.

Questa resilienza -  che è stata mantenuta fino ad oggi -  è una seria indicazione di una volontà personale di vivere.

Questo è quello che dicono tutti i caregivers specializzati di questi pazienti in base alla loro esperienza, pazienti come Vincent Lambert che non vogliono più vivere o che "si lasciano andare psicologicamente" muoiono in pochi giorni, o anche poche ore, senza segnali premonitori.

"Non è più cosciente di se stesso, è un vegetale! "

La questione è dibattuta, ma le varie diagnosi stabilite durante tutto il processo giudiziario indicano che Vincent Lambert è in uno stato cronico di coscienza alterata che include stati che vanno da "vegetativo" a "pauci-relazionale".

Respira da solo, dorme e si sveglia. È alimentato da una gastrostomia. I suoi movimenti e le espressioni facciali sono difficili da interpretare a livello medico, ma non c'è dubbio che ci sia una possibile interazione con le persone, per quanto piccole possano essere.

Per esempio, gira gli occhi e si dirige verso sua madre quando lei lo chiama.

Diversi video presi da sua madre attestano reazioni alle sollecitazioni e almeno un chiaro risveglio di Vincent Lambert, dimostrando che non è un "vegetale".

Se si considera che Vincent Lambert è in uno stato vegetativo tale da non poter esprimere nulla e nemmeno essere consapevole del suo ambiente, allora non possiamo fingere di conoscere la sua vera volontà fino ad oggi e reclamare con certezza che vorrebbe morire.

Ciò rende l'eutanasia di Vincent Lambert ancora più scioccante: la saggezza tradizionale è che "nel dubbio, ci si astiene".

Qui, nel dubbio, lo uccidiamo.

E se Vincent Lambert non fosse più di un vegetale che non sente e non è più consapevole di nulla, perché provare a sedarlo perché non soffra?

"No all'accanimento terapeutico!"

Siamo totalmente d'accordo. Solo che - nel caso di Vincent Lambert - non c'è un trattamento medico.

Non prende medicine, non si sottopone a bypass regolari, non è collegato a un respiratore. Non è alla fine della vita. I

l 21 novembre 2018, i tre esperti medici incaricati dai tribunali hanno affermato che "i bisogni primari di base non sono il risultato di disordini terapeutici o di un'ostinazione irragionevole" e che la situazione medica di Vincent Lambert "non richiede alcuna misura di urgenza".

Certamente, la sua alimentazione da gastrostomia è fatta da una sonda. Il modo di amministrare la dieta è ben curato.

Ma ciò che viene somministrato non è una medicina, né un trattamento, né un artificio: è cibo, come per tutti gli esseri umani.

Inoltre, nel caso specifico di Vincent Lambert, bisogna dire che è in grado di ingoiare piccole quantità di cibo.

Tuttavia, i suoi successivi medici non hanno mai cercato di stimolare questa capacità di recupero delle sue facoltà.

Quindi, privare Vincent Lambert della sua dieta non è "lasciar andare" e "lasciarlo morire" significa ucciderlo.

È sbagliato ed estremamente serio vedere nella semplice dieta assistita di una persona handicappata "ostinazione irragionevole".

Ci sono migliaia di persone in Francia che non possono nutrirsi da soli, alcune sono persino malate e anziane.

Sarebbe legittimo lasciarli morire non nutrendoli più?

"Sono contrario all'eutanasia, ma ..."

Ma questa è un'eutanasia: la decisione di un terzo, il dottor Sanchez, di privare deliberatamente una persona di acqua e cibo con l'obiettivo finale di ucciderlo.

Rifiutarsi di nutrire e idratare una persona disabile per causare la sua morte perché si considera che la sua disabilità sia troppo grave costituisce, per un medico, una negazione del giuramento di Ippocrate.

Se uno non è fermo su un principio morale generale, allora ci si pone direttamente su un pendio scivoloso.

Certo, la situazione medica di Vincent Lambert è terribile e difficile; ma se può essere soppresso per eutanasia dalla volontà del suo tutore e del suo medico, perché le persone in coma per oltre 20 anni non dovrebbero essere accompagnate a un fine dignitoso?

E perché aspettare 20 anni? E se l'alimentazione con sondino è un trattamento, perché non fermare altre persone che non possono nutrirsi?

La direzione di questo pendio è il Belgio, che oggi consente legalmente l'eutanasia su richiesta dei minori depressi

"Sua madre è una cattolica tradizionalista che vuole imporre a suo figlio le sue convinzioni, è ignobile!"

Quando la gente dice che è meglio eutanasia perché "nessuno vorrebbe vivere in una situazione del genere", queste persone sostengono anche di imporre le proprie convinzioni a Vincent.

Poiché Vincent Lambert non può esprimere la sua volontà, le azioni intraprese su di lui sono necessariamente imposte, che si tratti di vita o di morte.

Perché un ateo o un agnostico che non crede nella vita dopo la morte dovrebbe essere più legittimato nell'imporre le proprie convinzioni su Vincent?

È abbastanza assurdo che alcuni deridano le convinzioni dei genitori di Vincent Lambert, mentre affermano che una volta morto Vincent Lambert non ne soffrirà più. Cosa ne sanno?

Come promemoria storico: solo le autorità cattoliche si sono opposte al programma di Hitler denominato "Aktion T4" istituito nel 1939 con l'obiettivo di eliminare le persone con disabilità.

Secondo il testo del decreto del programma, l'obiettivo era quello di "dare una morte misericordiosa per i pazienti che, per gli standard umani, sono stati dichiarati inguaribili dopo un esame critico della loro salute".

"Quali costi per la sicurezza sociale!"

Sì. Ma basare un giudizio sulla vita o sulla morte di una persona su considerazioni finanziarie è pericoloso per tutti.

Che dire di tutte le persone in coma? Quelli con tumori gravi, fulminei o lenti? Dovremmo stabilire un'età oltre la quale vivere sarebbe troppo costoso per la società e giustificare l'eutanasia di una persona che è troppo vecchia?

Ciò va contro il principio fondamentale del nostro sistema di sicurezza sociale: contribuire ai suoi mezzi ed essere trattato secondo i suoi bisogni.

Nel caso particolare di Vincent Lambert, che ha avuto il suo incidente d'auto nel viaggio tra la sua casa e il suo posto di lavoro, è sostenuto finanziariamente dalla compagnia assicurativa del suo datore di lavoro, e non propriamente "dalle nostre tasse".

Inoltre, le tariffe giornaliere in un istituto specializzato che sarebbero adattate a lui sono da due a tre volte inferiori rispetto a un servizio di cure palliative.

Il trasferimento richiesto per anni dai suoi genitori ridurrebbe - di conseguenza - i costi economici.

"L'ONU non ha nulla a che fare con questo caso. Le decisioni delle sue commissioni non hanno valore in Francia"

Le Nazioni Unite sono un'organizzazione internazionale che gli stessi Stati hanno creato e accettato ratificando un trattato costituente.

Secondo la Costituzione francese e la giurisprudenza del Consiglio costituzionale di Francia, i trattati internazionali ratificati dalla Francia fanno parte del nostro ordinamento giuridico e hanno una forza giuridica superiore alla legge.

In questo caso, poiché la Francia ha firmato la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e il suo Protocollo opzionale, si è impegnata, in conformità con la propria legislazione nazionale, a riconoscere "che le persone con disabilità hanno il diritto di godere il migliore stato di salute senza discriminazione sulla base della disabilità" e "prevenire qualsiasi rifiuto discriminatorio di fornire cure mediche o servizi o cibo o liquidi a causa di una disabilità".

Dal momento che i genitori di Vincent Lambert non riuscivano a vedere riconosciuto in Francia il diritto alla vita ed alle cure adeguate del figlio disabile, era legittimo per loro riferire la questione al Comitato per i diritti delle persone con disabilità per garantire il diritto alla vita.

La Francia ha l'obbligo di rispettare la richiesta di questo Comitato di non uccidere Vincent Lambert, perché ha riconosciuto a questo Comitato il potere di prescrivere le "necessarie misure di conservazione per prevenire danni irreparabili alle vittime del presunta violazione".

Inoltre, l'osservanza di queste misure è una condizione per l'efficacia del diritto di petizione individuale a questo organismo.

"Tutti questi anni spesi in battaglie legali: si tratta di accanimento giudiziario, oltre che di accanimento medico!"

Alla base di questo desiderio di proteggere la vita del loro figlio, c'è ovviamente e in primo luogo l'amore dei genitori; ma c'è anche la convinzione di soffrire un'ingiustizia, di lavorare per la protezione dei princìpi e proteggere la vita degli altri che si trovano in situazioni simili a quelle di Vincent Lambert.

È l'ingiustizia e lo scandalo che giustificano moralmente tutti i possibili ricorsi secondo il diritto francese e internazionale.

L'accanimento non è né terapeutico né giudiziario: è - piuttosto - tanatologico

Il testo è la traduzione in italiano dell'originale in lingua francese:

L'ECLJ è un'organizzazione internazionale non governativa fondata nel 1998 e dedicata alla promozione e alla protezione dei diritti umani in Europa e nel mondo.

L'ECLJ detiene uno status consultivo speciale con le Nazioni Unite/ECOSOC dal 2007.

L'ECLJ agisce in campo giudiziario, legislativo e culturale e difende in particolare il diritto alla libertà religiosa, alla vita e alla dignità delle persone davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo e, attraverso altri meccanismi offerti dalle Nazioni Unite, davanti al Consiglio d'Europa, al Parlamento europeo e all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).

L'ECLJ basa la sua azione sui "valori spirituali e morali che sono patrimonio comune dei popoli europei e la vera fonte della libertà individuale, della libertà politica e dello stato di diritto, principi che sono alla base di ogni democrazia vero" (Preambolo allo Statuto del Consiglio d'Europa).

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I congiurati della “dolce morte” hanno sentenziato

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I congiurati della 'dolce morte' hanno sentenziato

di Davide Vairani

Questa è una decisione che potrebbe essere cruciale per il destino terreno di Vincent Lambert.

La Corte suprema francese con la decisione di questo venerdì 28 giugno ha spianato la strada per un nuovo procedimento di sospensione dei trattamenti per Vincent Lambert.

L'Alta Corte ha annullato la decisione della Corte d'appello di Parigi che, il 20 maggio, aveva ordinato la ripresa della sua nutrizione ed idratazione che erano state interrotte dall'ospedale di Reims alle prime ore della mattinata dello stesso

I giudici della Corte d'appello non avevano alcuna competenza giuridica per poterlo fare: questa in sostanza la valutazione espressa, come avevamo ampiamente previsto nei giorni scorsi.

"I trattamenti per Vincent Lambert possono finalmente essere sospesi in qualsiasi momento, anche ora", ha commentato in conferenza stampa Patrice Spinosi, l'avvocato della moglie di Lambert, Rachel.

"Non c'è più alcuna possibilità di ricorso, perché tutti i livelli giurisdizionali previsti dalla legge francese sono stati coinvolti e hanno sentenziato allo stesso modo", ha aggiunto Spinosi.

"La decisione di oggi segna il punto finale per questo caso", ha concluso.

Viviane e Pierre, i genitori di Vincent, insieme ai loro avvocati, non si vogliono arrendere:

"La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d'appello di Parigi, ma solo su una questione di giurisdizione, senza pronunciarsi sulla natura obbligatoria delle misure provvisorie prescritte dalle commissioni dell'ONU", si legge in un breve comunicato stampa sul sito del Comitato di sostegno "Je soutien Vincent".

Le misure provvisorie rimangono e si impongono al Dott. Sanchez.

Consistono nel mantenere la nutrizione e l'idratazione di Vincent Lambert fino a quando il Comitato Onu per i diritti delle persone disabili non avrà espresso il proprio giudizio in merito a possibili violazioni certificate nei confronti di un uomo che non è in fine vita quale è Vincent Lambert".

"Il Dott. Sanchez deve pertanto mantenere le misure provvisorie e se non lo fa si assumerà la responsabilità esclusiva della violazione delle misure provvisorie a svantaggio del paziente la cui situazione non presenta misure di emergenza.

Cari amici, la lotta per la vita e il rispetto dei diritti di Vincent Lambert continua", conclude il comunicato stampa.

"Se il governo non fa rispettare tali misure provvisorie sarà immediatamente coinvolto un procedimento penale nei confronti dei ministri interessati", ha dichiarato alla stampa Jérôme Triomphe, uno degli avvocati dei genitori di Lambert, accusando il governo di "falsa testimonianza nei confronti dei suoi impegni internazionali. La Francia non può stare ai margini delle nazioni civili e rischiare di essere condannata dalle Nazioni Unite in futuro", ha aggiunto.

La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'appello di Parigi, ma solo su una questione di competenza giurisdizionale, senza pronunciarsi sulla natura obbligatoria delle misure provvisorie prescritte dalle commissioni delle Nazioni Unite.

Gli avvocati dei genitori #VincentLambert annunciano che invieranno una denuncia di "omicidio premeditato" contro il dottor Sanchez se smetterà di nutrire e idratare Vincent. Le misure provvisorie sono obbligatorie

"Vincent Lambert non è in stato di fine vita. Per il solo fatto di essere una persona disabile si giustifica una sospensione della nutrizione ed idratazione?
Questa sarebbe una palese discriminazione verso tutte le persone disabili", ha dichiarato Jean Paillot, uno degli avvocati dei genitori di Vincent

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#Lambert: oggi, ore 17.00

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#Lambert: oggi, ore 17.00

di Davide Vairani

Oggi - venerdì 28 giugno - la Corte di Cassazione francese deciderà, probabilmente in modo definitivo, il destino di Vincent Lambert.

Se annullerà la decisione della Corte d’Appello di Parigi, che il 20 maggio aveva bloccato l’interruzione di idratazione e alimentazione al paziente tetraplegico di 42 anni, i medici dell’ospedale Chu Sébastopol di Reims potranno di nuovo sedare Lambert e aspettare che muoia di fame e di sete.

Il 1° luglio Viviane, la madre di Lambert, che si batte dal 2008 perché il figlio possa vivere, interverrà a Ginevra al Consiglio dei diritti umani dell’Onu: sarà ancora vivo Vincent per quel giorno?

Questa la nuda cronaca degli ultimi fatti.

Sul destino terreno di Vincent pende una spada di Damocle da sei anni: l'eterno nodo diritto/etica.

Non è più una persona in carne ed ossa al centro dell'ennesima decisione giudiziaria, ma un affaire.

E come tale viene trattato da giudici, medici, media, politici ed opinione pubblica, in Francia come in Italia.

Ecco - ad esempio - come il quotidiano "La Repubblica" tratta la notizia:

"La Cassazione francese deciderà domani se sospendere le cure. I genitori, cattolici lefebvriani, contro la moglie dell'uomo in stato vegetativo"

("Al capezzale di Vincent: la battaglia sul fine vita tra familiari e medici", di Anais Ginori inviato sul posto, 26 giugno 2019).

Non c'è bisogno di perdere molto tempo per spiegare il messaggio che il quotidiano italiano di sinistra vuole veicolare: lasciate morire dignitosamente un uomo ridotto ad un vegetale e non date retta a quei catto-integralisti e fanatici religiosi che invocano il diritto alla vita per ideologia.

"Il signor Lambert non è in stato vegetativo, ma di minima coscienza, che è diverso perché presenta alcune reazioni emotive. Non abbiamo alcun mezzo tecnico ad oggi per sapere che cosa queste reazioni implicano veramente a riguardo della psiche del paziente", dichiara il dottor François Pernot, chirurgo in pensione ed esperto nella cura dei pazienti con traumi cranici, in un articolo pubblicato mercoledì sul Quotidien du Medecin, rivista sanitaria specializzata francese" (ampi stralci tradotti in italiano in "Francia. Oggi si decide il destino di Lambert: 'Interrompere le cure è omicidio', di François Pernot, "Tempi" 28 giugno 2019).

"Questi pazienti soffrono? - prosegue il Dr. Pernot - Moralmente è poco probabile perché per soffrire moralmente c’è bisogno di un grado di coscienza elevata, che senza dubbio questi pazienti non hanno, come corroborato da diversi esami. Soffrono fisicamente? È molto difficile rispondere. (…).

Il personale specializzato e le famiglie diventano capaci a causa del loro coinvolgimento di percepire nettamente quando il paziente o il proprio caro si trova in una situazione non confortevole o al contrario è calmo e in pace. Questi pazienti non sono evidentemente in fin di vita e la legge Léonetti, costruita essenzialmente per questi ultimi, si adatta molto male a questa problematica.

Alcune famiglie e non per forza per ragioni religiose (soprattutto le madri) si attaccano in modo incredibile ai loro figli vulnerabili, in tenera età o in età adulta. Non si tratta affatto di una reazione irragionevole ma è legata alla psicologia dell’attaccamento e su questo non c’è davvero niente da fare né da dire perché si esce veramente dal campo medico: avviare una procedura di fine vita in queste circostanze dà a questi genitori la certezza che si sta assassinando il loro figlio (e la parola non è troppo forte). Bisogna essere davvero molto insensibili per non comprendere questo tipo di reazione.

Quindi, io che non posso essere accusato di voler prolungare una vita in questo genere di situazione – che non auguro né a me né ai miei figli (…) – e forte di una certa esperienza, penso che il medico debba essere liberato da questa supremazia della decisione (…) e che la decisione finale spetti alla famiglia (nella cerchia ristretta di ascendenti e discendenti diretti maggiori e del consorte) e se una sola persona è per mantenere le cure, io penso che bisognerebbe mantenerle. Il ruolo del medico è quello di informare e sempre più precisamente grazie al progresso delle neuroscienze (…)".

Intanto, Vincent Lambert è da mesi prigioniero della sua stanza d'ospedale: chiusa con un codice segreto, sorvegliata da una telecamera, non può essere portato in giardino, non riceve alcun tipo di cure. Il personale medico ha ricevuto dal tribunale orari di visita scaglionati per evitare che i parenti possano incrociarsi.

Non entro nel merito della faida famigliare che sta all'origine della spada di Damocle sulla testa del povero Vincent.

Mi colpisce e mi rattrista - tuttavia - vedere l'acredine di Francois Lambert, nipote di Vincent, e da qualche anno avvocato della moglie Rachel.

In un'intervista a "France Info" nel giorno della prima udienza della Corte di Cassazione, il giovane Francois dichiarava:

"Finché Vincent non se ne sarà andato, non possiamo dire che c'è un epilogo. Sarà sempre con la spada di Damocle sopra la sua testa, i suoi genitori, che andranno a caccia di tutti i giudici della Francia sperando di trovarne uno d'accordo con le loro opinioni e non con il diritto".

Per poi aggiungere:

"Questo è un giudizio dell'assemblea plenaria, il che significa che ci sono molti giudici, una quindicina, e voi non avrete la speranza di trovarne otto fanatici come i genitori di Vincent.

Ce n'erano due alla Corte d'Appello di Parigi, non ce ne saranno otto.

Dovrebbe essere noto che i giudici della Corte d'appello di Parigi dovevano basarsi su una base costituzionale per la loro decisione.

Dalla legge Veil del 1975 sull'interruzione volontaria della gravidanza, i pro-vita hanno sistematicamente chiesto che ci fosse un diritto alla vita nella Costituzione.

Il Consiglio costituzionale ha sempre affermato che non esiste il diritto alla vita nella Costituzione, ma qui la Corte d'appello di Parigi afferma che esiste un diritto alla vita.

I magistrati hanno consegnato ai pro vita ciò che chiedono da 40 anni. Se avete voluto osare cambiare il diritto, adesso dovete tornare indietro, perchè tutto ciò è folle".

Le stesse parole usate da François Molins, Procuratore Generale, durante la prima udienza della Corte di Cassazione rispondendo all'avvocato dei genitori di Vincent che chiedeva il rispetto del diritto alla vita per ogni persona:

"Riconoscere il diritto alla vita come valore supremo nella scala dei diritti costituzionali avrebbe come effetto mettere in discussione le leggi Leonetti sul fine vita o la legislazione sull'interruzione di gravidanza".

Nelle rabbiose parole del nipote di Vincent Lambert ed in quelle del Procuratore Molins si manifesta con chiarezza ciò che stiamo sostenendo da anni.

Qui non si vuole valutare quale sia davvero il bene di una persona.

Qui si sta usando il caso Lambert per affermare la supremazia di un modello di società immolata al sacro dio dell'autodeterminazione individuale.

Una società fondata sulla menzogna, che vuole spacciare per vegetale una persona che - pur gravemente dipendente - respira da sola, non è attaccato ad alcuna macchina che lo tenga in vita, deglutisce e reagisce agli stimoli delle persone a lui care.

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I congiurati della ‘dolce morte’ uccidono solo d’estate

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I congiurati della 'dolce morte' uccidono solo d'estate

di Davide Vairani

Rimane come un mistero che - incrociando le date - solo d'estate si compiano le sentenze dei congiurati della "dolce morte".

Di giovedì del 21 giugno nell'Anno del Signore 2017 Inés Afiri, 14 anni, fu condannata a morte nell'ospedale di Nancy, nell’Est francese.

I medici avevano sentenziato che per lei non ci fossero speranze di uscire dallo stato vegetativo in cui era caduta e così hanno deciso di “staccare la spina”, nonostante le disperate resistenze dei genitori.

Era di mezzogiorno. Ve la ricordate? Forse no.

La mamma di Ines, Djamila Afiri, raccontava a 'Europe 1' quei momenti drammatici: “Aveva bisogno di ossigeno. Quando l’hanno staccata, respirava un po’ da sola. Ma dopo è diventata blu”. La madre chiese allora ai medici “di dare un po’ di ossigeno, e hanno rifiutato. Ho detto loro che non erano umani, che non avevano un cuore”.

Inés ha impiegato circa 40 ore a morire, mentre fuori 8 poliziotti dovevano garantire che la ragazzina venisse “estubata” senza che i genitori opponessero resistenza, ci raccontava Assuntina Morresi su "Avvenire".

Dopo che i medici hanno deciso che per Inès non c’erano speranze è iniziato “un contenzioso che investe prima il tribunale amministrativo competente, poi il Consiglio di Stato e infine la Corte europea dei Diritti umani, in un percorso che ripete, in salsa francese, quello dei piccoli inglesi Charlie Gard, Isaiah Haastrup, Alfie Evans".

Da allora abbiamo imparato presto a conoscere a memoria il protocollo medico-giudiziario che, come un libro scritto male, avrebbe ripetuto stancamente un finale già scritto fin dalle prime righe.

Isaiah Haastrup, un’altra raccapricciante storia di eutanasia contro un bimbo di pochi mesi, questa volta in Inghilterra, al King’s College Hospital di Londra.

Non fu propriamente un giorno d'estate, ma i congiurati della "dolce morte" a volte fanno di proposito alcune eccezioni per confermare le proprie regole.

Era il 7 marzo 2017 quando decisero di sospendergli la ventilazione. Morto ammazzato per asfissia, dopo una lenta agonia durata sette/otto ore, per la sola colpa di essere venuto al mondo attraverso un parto difficilissimo durante il quale aveva subito il danneggiamento irreversibile del cervello dopo avere patito una prolungata mancanza di ossigeno.

Anche i genitori di Isaiah, Lanre Haastrup e Takesha Thomas, hanno fatto di tutto per salvargli la vita, ricorrendo a tre corti d’appello, poi alla Corte Suprema del Regno Unito, quindi alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, la quale però, il 6 marzo di quell'anno, giudicò inammissibile la loro domanda.

I congiurati della "dolce morte" non si sono smentiti del tutto e hanno voluto strascinare fino alle soglie estive questa dolorosa vicenda. Infatti, il piccolo Isaiah dovette attendere fino al 31 maggio per potere avere almeno una degna sepoltura, inumato nel cimitero del distretto di Camberwell, nella zona sud della capitale britannica, accanto alla nonna materna.

Faceva caldo quel luglio 2017.

Piena estate, quando Charles Matthew William Gard moriva in una struttura per malati terminali di Londra.

Era il venerdì del 28 luglio 2017. Al bambino di appena undici mesi era stata diagnosticata la sindrome da deplezione del DNA mitocondriale, molto rara che causa un progressivo indebolimento muscolare.

La salute di Charlie per oltre cinque mesi fu al centro di una battaglia legale tra i genitori Christopher Gard e Constance Yates, intenzionati a salvargli la vita in tutti i modi, e i medici dell’Ospedale di Great Ormond Street, dove era ricoverato a Londra.

I congiurati della "dolce morte" non hanno una grande fantasia. Il copione è sempre lo stesso.

Ce lo ricordiamo tutti quando Chris e Connie desiderano portare il bambino negli Stati Uniti per sottoporlo a una cura sperimentale e da quel momento inizia la battaglia legale che li vede soccombere davanti a tre gradi di giudizio nazionali, per concludersi definitivamente il 28 giugno alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che si è dichiarata non competente a entrare nel merito, escludendo in ogni caso una violazione degli artt. 2 ed 8 della Convenzione Europe a dei Diritti dell’Uomo e confermando dunque, nella sostanza, la decisione dei giudici britannici.

Ci ricordiamo bene l’ultima puntata di questa vergognosa storia che coinvolge l’Ospedale Bambin Gesù di Roma, là dove la direzione, nella persona della dottoressa Mariella Enoc, si disse disposta – dopo le parole di Papa Francesco intervenuto sulla vicenda – ad accogliere Charlie per curarlo come meglio risulterà possibile, mettendo anzi a punto una nuova forma di trattamento sperimentale.

Ma un secco no, per “questioni legali” ostative allo spostamento del bambino, fu espresso dal personale sanitario londinese e dal ministro degli Esteri, Boris Johnson, in un colloquio con il suo omologo italiano Angelino Alfano.

Cambiate i nomi e le date e ci ritroverete tutta la breve vita terrena di Alfie Evans, poco più di un anno fa.

Alfie nasce all'ospedale di Liverpool da Thomas Evans, elettricista 20enne, e Kate James, estetista 19enne.

A 7 mesi viene ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool: è affetto da una patologia neurologica degenerativa non ancora conosciuta.

"Abbiamo il cuore spezzato. Grazie a tutti per tutto il vostro sostegno”: con questo post su facebook, la madre di Alfie, Kate James, ne annunciava la morte.

Erano le 2.30 del 28 aprile 2018. Alfie Evans non era arrivato a due anni di vita: li avrebbe compiuti il 9 maggio.

Domani sarà probabilmente il turno di Vincent Lambert.

I congiurati della "dolce morte" questa volta hanno deciso che dovesse essere la volta di un uomo adulto, 43 anni, francese, per cambiare strategia.

I bimbi fanno sempre tenerezza e si crea con molta facilità empatia con le loro storie di dolore.

E allora tutto diventa più complicato, perchè l'opinione pubblica si mobilita in ogni dove e così i protocolli di morte rallentano la loro inesorabile marcia, si sfarinano nel tempo, con il rischio che possano anche saltare.

Con Vincent tutto questo non può succedere.

Chi vuoi che si mobiliti per difenderne il diritto alla vita?

E' tetraplegico e cerebroleso da dieci anni, non comunica in alcun modo, è in uno stato vegetativo: chi vorrebbe trovarsi nei suoi panni e desiderare di vivere in questo modo?

Solo due fanatici integralisti cattolici come i suoi anziani genitori, Viviane, 73 anni, e Pierre, 90 anni si battono contro ogni evidenza e persino contro la moglie, Rachel, tutore legale di Vincent che chiede solo di lasciare andare quello che oggi non è altro che un "corp souffrant", un "végétal".

Domani, lunedì 25 giugno, la Corte di Cassazione francese - in seduta plenaria - dovrà decidere se ha ragione il ricorrente (il governo francese) nel sostenere che nutrizione ed idratazione devono essere sospesi legalmente in ottemperanza alle sentenze dei giudici francesi di ogni ordine e grado e della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU); oppure se ha fatto bene la Corte d'Appello di Parigi nell'ordinare il 20 maggio la ripresa del cibo e dell'idratazione per Vincent Lambert, interrotti la stessa mattina dall'Ospedale di Reims.

Insomma, la Corte di Cassazione deve decidere sulla natura obbligatoria o meno delle misure provvisorie richieste dal Comitato delle Nazioni Unite che ha richiesto il mantenimento del trattamento di Vincent Lambert, il tempo di esaminare il suo fascicolo per valutare se vi siano gravi violazioni dei diritti di Lambert quale persona disabile.

Domani sarà l'ennesima farsa, molto probabilmente l'ultima di questa assurda contesa medico-giudiziaria. Hanno già deciso che Vincent Lambert deve morire.

E sarà solo questione di tempo.

I congiurati della "dolce morte" uccidono solo d'estate.

Passeranno anche questi mesi di calura, Vincent Lambert verrà ucciso.

Arriverà settembre e poi l'inverno.

E ci dimenticheremo di questi nomi, almeno fino alla prossima estate, quando li tireremo fuori dal cassetto per dire ancora una volta le stesse identiche cose che abbiamo detto per loro: che la vita va difesa e tutelata fino alla fine, che non abbiamo il diritto di uccidere una persona che non è in fine vita, ma che respira da solo, deglutisce, reagisce agli stimoli, che è gravemente dipendente, ma è vivo, come Vincent Lambert.

"O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare..."

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